Englaro, OmceoMi: no al medico per sentenza


Dopo la sentenza del Tar della Lombardia sul caso Englaro, il rischio è che nasca una nuova figura e cioè quella di un "medico per sentenza: l'acritico esecutore di volontà sanitarie altrui"

Lo evidenzia l'Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri di Milano (OmceoMi), convinto che la sentenza con cui il tribunale amministrativo lombardo ha accolto il ricorso della famiglia Englaro contro la Regione Lombardia - invitando quest'ultima a indicare una struttura che possa accompagnare nel suo ultimo viaggio Eluana Englaro, la donna lecchese in stato vegetativo permanente da 17 anni - rappresenti "un ulteriore passo in avanti lungo una via sbagliata, quale è quella giudiziaria, per risolvere un caso che attiene al sentire più profondo dell'animo umano", sottolinea.



Precisando che "la Federazione regionale degli Ordini dei medici chirurghi e odontoiatri Lombardia, riunitasi sabato scorso a Milano, ha espresso la propria totale condivisione" con l'Ordine dei medici cittadino. "L'OmceoMi - si legge in una nota - è convinto che le soluzioni di questioni che costituiscono i fondamenti stessi dell'esistenza non possano essere delegate alla sentenza di un Tribunale amministrativo. Sorprende come nella suddetta sentenza il significato di concetti quali dignità, autonomia, disponibilità della vita venga dato univocamente per acclarato, facendone discendere impegnative conseguenze e superando d'un balzo il lacerante dibattito che investe la nostra società".

L'Ordine dei medici di Milano "è anche molto preoccupato dalla pretesa di un organo amministrativo di definire il confine tra ciò che è, nell'ambito dell'atto medico, terapia e sostentamento". E ancora: "E' altrettanto preoccupato dal ruolo che, in questo quadro generale, viene delineato per il medico nel momento in cui gli obblighi professionali, e soprattutto deontologici, vengono concettualmente subordinati a quelli giuridici. Preoccupazione ancora più sentita se si aggiunge il divieto all'obiezione di coscienza".

L'Ordine "invita a riflettere sui principi che di fatto vengono spazzati via, in primis quelli di libertà in scienza e coscienza e di alleanza terapeutica, senza i quali non esisterebbe la medicina". L'OmceoMi denuncia quindi che "in questo modo si creerebbe una nuova figura di esecutore sanitario molto lontana dal medico: una figura che deve acriticamente limitarsi a prendere atto di ciò che 'rientra a pieno titolo nelle funzioni amministrative di assistenza sanitaria'", conclude il comunicato

Pagina pubblicata il 02 febbraio 2009

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