Legge 194 all'ospedale San Camillo di Roma, un posto dove si lavora per le donne


Amari e troppo numerosi i commenti di tutti i giornali su un caso problematico di interruzione di gravidanza al reparto della 194 al San Camillo.

Riceviamo e pubblichiamo

Dopo un raschiamento può succedere che si debba reintervenire. In una visita recente al "Fate Bene Fratelli" ho notato un reparto affollato di donne che per motivi evidentemente assolutamente diversi dalla 194,  erano state sottoposte ad un secondo raschiamento.

Si tratta quindi di un incidente abbastanza usuale, tutti i ginecologi lo sanno, ma fa notizia e diventa un buon motivo per continuare a mettere sotto processo la legge 194 che al San Camillo, nonostante i molti obiettori di coscienza, viene attuata per moltissime donne  grazie al personale sanitario e in particolare alla responsabile del reparto.

Raccontare poi e raccogliere tutte le testimonianze di come le donne sono lasciate sole, non assistite  psicologicamente, andrebbe meglio in un clima non avvelenato dagli attacchi continui contro la legge che regola l'interruzione di gravidanza.

Queste storie per quanto commoventi sono relative alla coscienza di oggi, ma perché non raccontiamo anche come era la situazione prima della 194?

Le donne purtroppo hanno sempre abortito. Per le signore,  le donne di un certo livello sociale, le signorine di buona famiglia c'era il ginecologo compiacente, il cosiddetto cucchiaio d'oro, che   nella parcella includeva anche il rischio penale  della  violazione della legge.

Per le donne  che non se lo potevano permettere per motivi economici o di discrezione c'erano pratiche terrificanti che potevano avere conseguenze gravi sulla loro   salute e sulla  loro vita, come racconta il film inglese "Il segreto di Vera Drake".

Interruzioni di gravidanza praticate sul tavolo di cucina delle cosiddette "mammana" o più semplicemente delle ostetriche,  mentre l' amica che ti aveva accompagnato si sentiva mancare per  l' inadeguatezza e la carenza delle più elementari misure igieniche.

Allora nessuno diceva niente, in caso di emorragia scattava la denuncia. Si cercava mettere tutto a tacere con un smodato uso di penicillina e antibiotici. Se c'era qualcosa di più grave le donne se lo tenevano fino a quando  scoprivano di non poter avere più figli o che avevano un tumore.

Altro che sofferenza psicologica perché non la consolavano o non le tenevano la mano!

Quello che tutti e, purtroppo, anche molte donne  si dimenticano rispetto alla 194 è che questa legge ha sconfitto, o almeno molto ridimensionato, l'aborto clandestino nemico delle donne e della civiltà.

L'equipe della 194 del San Camillo, nonostante gli attacchi periodici e l'obiezione di coscienza diffusa, continua ad applicare con determinazione la legge e non si fa intimidire.

Patrizia Bonelli

Circolo SEL Roma 12

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