La Banca Mps esternalizza ma sarà battaglia legale


Si sta consumando, tra l’indifferenza dei media, quella della politica e delle istituzioni, l’esternalizzazione di 1.066 dipendenti della Banca Mps. Telefonate di donne che chiedono: “Il solito stratagemma per fare soldi messo in atto dagli squali dell’alta finanza, protetti dai politici collusi?”.

Da alcuni mesi riceviamo al numero della nostra associazione telefonate di donne terrorizzate per il loro futuro occupazionale. Sono madri di famiglia che lavorano per la Banca Mps e, tra sentimenti di rabbia e di paura, ci raccontano la loro condizione di “esternalizzande”.

Considerato che il numero dei contatti è aumentato nell’ultimo periodo, abbiamo deciso di interessarci contattando i sindacalisti Fisac Cgil impegnati nella vicenda, reperendo poi alcune informazioni sulla Rete.

Sono 1.066, tra uomini e donne, i dipendenti Mps che dal 1° gennaio 2014 saranno esternalizzati.

Un presidente rinviato a giudizio?

La prima cosa che ci è saltata agli occhi, è che il presidente della Banca, Alessandro Profumo, è un manager rinviato a giudizio nel 2012 per una presunta frode fiscale perpetrata quando era amministratore delegato di Unicredit. L'uomo, dopo aver percepito 40 milioni di euro come buonuscita è approdato alla guida dell'istituto senese.

Non ci è sfuggito che dal 2012 quel rinvio a giudizio è diventato una specie di balletto tra procure, è necessario stabilire quella di competenza per lo svolgimento del processo. Così da Milano il fascicolo, va a Bologna e da lì ancora non è chiaro quale altro passo di danza farà. La cosa preoccupa l’Adusbef (l’Associazione Difesa Utenti Servizi Bancari e Finanziari) a tal punto che il 18 novembre scorso fa un comunicato in cui paventa il rischio prescrizione. Insomma, cosette già viste.

Siamo certamente garantiste ma, e lo chiediamo alla politica, non si poteva evitare la nomina di manager rinviato a giudizio? Così, solo per recuperare il senso dell’estetica in un Paese come il nostro, in cui di cose limpide se ne vedono sempre meno. “Siamo nelle mani di un presunto evasore fiscale – ci ha raccontato una delle donne al telefono – che decide dei nostri destini, quelli miei e della mia famiglia”.

I politici

Certo, quando i diritti dei lavoratori vengono messi a rischio è difficile pensare di rivolgersi ad esponenti politici di centrodestra. Il pensiero va immediatamente a chi racconta una visione del mondo in cui i più deboli devono essere protetti dai soprusi. Quindi si chiede aiuto a sinistra.

Claudio Buccilli è il sindacalista della Fisac Cgil di Roma che ci racconta di un avvicinamento avuto, insieme ad altri colleghi, prima con Cesare Damiano del Pd (Presidente della Commissione lavoro della Camera), poi con Stefano Fassina (Pd), viceministro all'economia. Quest’ultimo ha dichiarato che la “banca va salvata quindi i lavoratori e le lavoratrici sono sacrificabili” (davanti a testimoni altrimenti anche noi avremmo fatto fatica a crederci).

Antonio Damiani, segretario generale della Fisac Cgil del Gruppo Mps, ha spiegato che“da parte nostra abbiamo cercato più volte un'interlocuzione istituzionale chiedendo di incontrare ad esempio il Ministro dello Sviluppo Economico On. Zanonato (PD)”. Come si può immaginare, non è pervenuta nessuna risposta.

Insomma sembra che nel Pd nessuno se ne voglia occupare, o peggio. Affascinante comportamento meritevole di un approfondimento antropologico. Che c’è sotto?

Chi invece si sta impegnando in modo genuino e fattivo è il senatore Dario Stefàno (SEL) che ha incontrato la Fisac Gcil del Mps, ed ha firmato, insieme ai senatori Urras e De Petris (anche questi di SEL) un Ordine del Giorno sulla vertenza della Banca Mps presentato in occasione della discussione del Decreto Legge sulla Manovra di Stabilità.

L'operazione di esternalizzazione

E' una operazione che esala cattivo odore. Per i precedenti vertici del Mps (Mussari e Vigni) è stato richiesto il rinvio a giudizio per aver comprato una banca (Antonventa) pagandola 10 mld di euro, circa 3 miliardi in più del suo reale valore effettivo. Così... una facezia che ha portato l'istituto senese al disastro.

Si insedia così il nuovo vertice (Profumo e Viola) che prima ottiene dallo Stato (quindi anche dai dipendenti Mps) un prestito di 4,2 mld e poi, con l'alibi di risanare i conti, partorisce un Piano Industriale che prevede anche l'esternalizzazione di migliaia di persone. A nulla sono servite le proposte alternative (prevedono sacrifici per i lavoratori) formulate dalla Fisac che potrebbero rispondere adeguatamente all'esigenza di riduzione dei costi senza ricorre alle esternalizzazioni che, come si sa, sono l'anticamera del licenziamento.

Nulla da fare, l'azienda non risponde, non tratta e va avanti. Sembra proprio che se non sbatteranno fuori i 1.066 lavoratori i due (Profumo e Viola) rischino di perdere la virilità.

Così, dopo mesi di assoluta mancata informazione, Profumo e Viola s'inventano una società, la Fruendo Srl, costituita dall’azienda senese Bassilichi (60%) e dalla Accenture (40%). I primi sono tra i finanziatori di Matteo Renzi, i secondi sono una multinazionale americana fondata nelle Bermuda (mette già i brividi). In barba a quanto annunciato precedentemente, il Mps non fa parte della nuova società di cui non si conosce nemmeno il capitale sociale.

Per carità, non vogliamo passare per le solite pasionarie che difendono gli ultimi della terra e, nonostante ci si sia evolute, i cosiddetti conti della serva li sappiamo ancora fare.

Intanto chiariamo che i dipendenti interessati passeranno alla nuova società senza alcuna forma di garanzia che tuteli il loro posto di lavoro. Nessuna clausola di reintegro in Mps se il duo Bassilichi/Accenture dovesse fallire.

Ma veniamo ai conti. Il Mps, secondo quanto appreso, assicurerà alla Fruendo Srl un contratto di fornitura di servizi, pare decennale, del valore di circa 1 miliardo di euro. Se i 1.066 dipendenti rappresentano attualmente per il Mps un costo, ora a quel costo si dovranno aggiungere gli utili che vorranno realizzare Bassilichi e Accenture (non stanno lì a distribuire caramelle, direbbe l’ex ministro Fornero).

E’ quindi legittimo chiedersi dove sia il vantaggio reale per la banca.  Per realizzarlo la Fruendo Srl dovrà operare dei tagli su quei 1.066 (licenziamenti?).

Insomma, non c’è chiarezza in questa vicenda. L’unica cosa chiara è che intorno a questa operazione gira un miliardo di euro, praticamente un cerbiatto nella tormenta di neve in mezzo ad un branco di lupi.

Ma le donne che ci telefonano hanno detto che daranno battaglia, a centinaia hanno già intrapreso un'azione legale. Noi siamo con loro, pronte ad assisterle anche con le nostre avvocatesse e con tutti i mezzi di cui disponiamo.

5 dicembre 2013

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