Prostituzione: libera professione?


(Roma) Per capire cos'è oggi la prostituzione basta leggere lo splendido "Le ragazze di Benin City". Dalla Nigeria ai marciapiedi d'Italia, volume nel quale Laura Maragnani, giornalista di Panorama ha raccolto i sogni infranti delle tante donne che inseguendo il sogno di un lavoro decoroso giungono ogni anno nel nostro paese scontrandosi con la dura realtà  di "schiave del marciapiede".

 

Le ragazze di Benin City "lavorano" Sette giorni la settimana. Per cinquantadue settimane. Per dodici mesi. Per tre o quattro anni. Non conoscono ferie le ragazze di Benin City, né Natale né Pasqua, né febbre né malattia. Sono sempre lì in cerca di clienti, tutte le sere di tutti i giorni che il Signore manda su questa terra. Col caldo e col gelo. Con la pioggia e con la neve. Sempre lì, le vedi, coi loro tacchi ridicoli e la carne di fuori.

"Sognavo un lavoro come commessa in Italia. Per averlo, avevo giurato di pagare 30mila euro". Ma quando Isoke Aikpitanyi,nigeriana di Benin City, è arrivata a Torino, nel dicembre del 2000, ha scoperto che il 'posto di lavoro' che le avevano promesso non era affatto in un negozio: ''Era in mezzo a una strada, anzi un marciapiede ed erano schiave del marciapiede'' racconta oggi Isoke.

''In Italia ne arrivano a migliaia, e tra queste ci sono anche ragazzine di 12-13 anni, cedute dai genitori alle 'maman'. Per pagare i 30-60 mila euro del viaggio sono costrette a prostituirsi. E quelle che provano a ribellarsi vengono picchiate, violentate, uccise in modo terribile per dare l'esempio alle altre''' Ha un grande merito il libro di Maragnani, ed è quello di essere riuscito a far toccare con mano l'odissea di queste ragazze, a far si che quando si parla di loro si capisca veramente cosa si cela oggi dietro la parola prostituta, il 'mestiere più bello del mondo''Quello che oggi spacca in due il nostro Parlamento: da una parte i riformatori, i liberalizzatori, dall'altra gli intransigenti.

Questi ultimi trovano un alleato nel ministro dell'Interno Giuliano Amato, che ha rilanciato la proposta di rendere illegale la prostituzione sanzionando anche il cliente, ma soprattutto possono contare su 6 delle 13 proposte di legge presentate in Parlamento, tra cui una di iniziativa popolare, decisamente orientate verso la repressione. Gli alfieri della tolleranza zero si trovano soprattutto nello schieramento di centrodestra, ma anche dall'altra parte non mancano i fautori del pugno di ferro.

Tra il cliente e lo sfruttatore non vi è alcuna differenza. Perciò, multa da 1.000 fino a 5mila euro per chi si avvale di prestazioni sessuali in cambio di denaro. In caso di reiterazione di reato la pena aumenta: reclusione fino ad un anno ' due se il fatto è compiuto in luogo pubblico - e multa fino a 5mila euro. Sono alcune delle sanzioni previste dalla proposta di legge di iniziativa popolare presentata nella scorsa legislatura e riproposta in questa, che mirano a colpire quei 9 milioni di clienti che annualmente in Italia comprano prestazioni sessuali per esseri umani utilizzati come semplici oggetti privi di dignità ".

Lo pensano da Fi Maria Burani Procaccino e Elisabetta Gardini, per le quali, 'Lo Stato deve dare un forte segnale di condanna soprattutto per rispetto delle giovani generazioni". Due le proposte di legge della Lega, simili alle precedenti, ma con una sola variante: fermo restando il divieto dell'esercizio della prostituzione in luoghi pubblici o aperti al pubblico, Carolina Lussana propone che il mestiere possa essere esercitato (in abitazioni private, previa l'autorizzazione del questore) nei comuni con più di 10mila abitanti. Vicina alle tesi del Carroccio e' la proposta di legge depositata alla Camera da Teodoro Buontempo (An), per il quale la prostituzione "può essere esercitata solo come prestazione resa da un lavoratore autonomo e ne è vietato lo sfruttamento sotto qualsiasi forma".

Si può esercitare, dunque, ma solo "in luoghi non aperti al pubblico e non esposti al pubblico", e comunque stabiliti dalle autorità  locali. Le generalità  di ogni 'sex worker' devono essere registrate in un apposito elenco, insieme alle schede sanitarie. Chi non si registra rischia da uno a tre anni di carcere ed una multa da 2mila a 20mila euro. Se si tratta di un cittadino straniero, in caso di recidiva, scatta la revoca del permesso di soggiorno.

Se l'extracomunitario è un 'sans papier' viene espulso. Sanzioni dure per chi si prostituisce senza la necessaria documentazione sanitaria: da tre a cinque anni di carcere e multa da 10mila a 100mila euro. La pena detentiva può arrivare fino a 6 anni se la persona fermata risulta affetta da una patologia a trasmissione sessuale e rifiuta le necessarie cure. Infine, e' vietata la pubblicità  di prestazioni sessuali a pagamento. Sulla sponda opposta, invece, le iniziative per la legalizzazione,con sette proposte, tutte più o meno orientate verso una legalizzazione 'compiuta' della prostituzione.

Prevedendo, ad esempio, come nel caso dell'iniziativa legislativa depositata dalla deputata verde Luana Zanella, l'abolizione del reato di adescamento e del reato di favoreggiamento che la legge Merlin prevede per coloro che decidono di mettere a disposizione locali a chi si prostituisce. "Anche se prostituirsi oggi non è una attività vietata esplicitamente -spiega Zanella - essa e' ugualmente perseguita e resa insicura da una serie di contraddittorie disposizioni legislative, dalla mancanza di strumenti giuridici a tutela dei diritti delle persone che esercitano la prostituzione, e, paradossalmente, da alcune di quelle norme volte a scoraggiare lo sfruttamento della prostituzione previste dalla stessa legge Merlin". Una tendenza che si va affermandosi in Europa, ancorando al lavoro i diritti di cittadinanza attraverso il riconoscimento statuale della prostituzione come attività  lavorativa a pieno titolo.

Anche per questo, per Zanella, appare "improrogabile avviare una politica di decriminalizzazione della prostituzione quando essa sia frutto di una libera scelta individuale". Per il deputato Ds Franco Grillini, firmatario insieme ad altri dieci parlamentati del centrosinistra di un'altra proposta di legge, la prostituzione è un fenomeno ineliminabile, che non va criminalizzata, ma affrontata seriamente e con sensibilità . I parlamentari chiedono, così, maggiore rispetto, ossia - nessuna discriminazione per chi sceglie di esercitare la prostituzione, esclusivamente da intendersi come attività  personale e individuale -. Tali dichiarazioni fanno pensare ad un lavoro autonomo sottoposto, anche se non in modo obbligatorio a prelievi fiscali, versamenti contributivi previdenziali e assistenziali. In ogni caso, niente Iva sul reddito. Aggiungono i firmatari- meglio se il mestiere si esercita in un'abitazione privata, con le adeguate condizioni logistico-sanitarie. Le autorità  comunali provvederanno, comunque, a predisporre degli spazi all'aperto, purché lontani da scuole e chiese.

Katia Bellillo, esponente del Pdci, chiede che i comuni predispongano zone attrezzate e sicure. Una prostituzione libera a patto, però, che -chiunque con violenze, minacce, inganni o abusando della propria autorità , induca una persona maggiorenne a prostituirsi, sia condannato ad un periodo detentivo tra i 6 e i 10 anni. Con un raddoppiamento della pena, nel caso in cui il reato sia commesso ai danni di una persona permanentemente o temporaneamente incapace di intendere e di volere. Anche la deputata della Rosa nel pugno Donatella Poretti, per una risoluzione del fenomeno della prostituzione, propone che venga riconosciuta come attività lavorativa da tassare, da mantenere, però, sotto continuo controllo perchè vengano rispettate norme igieniche e sanitarie.

Nella proposta di legge di Rifondazione comunista, di cui è prima firmataria Graziella Mascia, invece, si pone un forte accento di critica al sistema delle "bonifiche poliziesche delle strade. Il problema prioritario, continua Mascia, è la condizione di sfruttamento di queste donne. L'obiettivo da perseguire è quello della loro emancipazione, per garantire un ritorno alla libertà . Nonostante i numerosi dibattiti in corso sul tema, spesso discordanti, tutti sono convinti della necessità  di confermare, e in qualche caso aumentare, le sanzioni penali contro lo sfruttamento della prostituzione minorile.

Pagina pubblicata il 12 giugno 2007

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