Vittime della tortura: il 26 giugno importante iniziativa di Amnesty a Roma


(Roma) Domani, martedì 26 giugno, si celebra la Giornata internazionale per le vittime di tortura.

Per tortura si intende ogni atto mediante il quale siano inflitti intenzionalmente a una persona dolori e sofferenze gravi, sia fisici che mentali, allo scopo di ottenere da essa o da un'altra persona informazioni o una confessione, per punirla per un atto che essa o un'altra persona ha commesso o è sospettata di aver commesso, per intimidirla o sottoporla a coercizione o intimidire o sottoporre a coercizione un'altra persona o per qualunque ragione che sia basata su una discriminazione di qualsiasi tipo, a condizione che il dolore o la sofferenza siano inflitti da o su istigazione o con il consenso o l'acquiescenza di un pubblico ufficiale o altra persona che svolga una funzione ufficiale.

Non comprende il dolore o la sofferenza che risultino esclusivamente da, o siano inerenti o incidentali rispetto a sanzioni lecite." (Art. 1.1 della Convenzione dell'ONU contro la tortura del 1984) La scelta di questa data specifica non è stata casuale, infatti, il 26 giugno 1987 è entrata in vigore la Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura.

Questo documento internazionale, che ha reso il divieto all'utilizzo della tortura un diritto inderogabile, è stato firmato da 132 dei 193 paesi membri dell'ONU; un numero assolutamente inadeguato se si pensa che questa pratica criminale rappresenta una delle più crudeli violazioni dei diritti umani. Chiunque ha diritto a vivere libero dalla minaccia della tortura e per questo il sistema giuridico internazionale proibisce il suo utilizzo in qualsiasi circostanza.

Malgrado la sua stigmatizzazione ufficiale, però, la tortura non é ancora stata sconfitta e continua ad infliggere sofferenze fisiche e psichiche a numerosi individui. L'eliminazione della pratica della tortura nel mondo costituisce una della maggiori sfide della comunità  internazionale, da affrontare su diversi piani. A livello giuridico con la creazione di un sistema internazionale di prevenzione e repressione davvero efficace; a livello sociale tramite il sostegno alle vittime e l'informazione. Una della azioni di maggiore portata nella battaglia contro la tortura è "far sapere".

Per questo motivo il 26 giugno è diventato, a livello internazionale, un momento di aggregazione, durante il quale associazioni e gruppi organizzano e partecipano a eventi di sensibilizzazione e di denuncia di questo crimine. In occasione della celebrazione, a Roma Amnesty International e la casa di distribuzione e produzione cinematografica Fandango organizzano in Piazza di Pietra, una manifestazione per chiedere la chiusura del centro di detenzione di Guantanamo Bay.

La manifestazione, condotta dal palco dal Trio Medusa, inizierà  alle ore 19.30 con la proiezione di una parte dellevideo-petizioni con cui migliaia di persone in Italia hanno chiesto la chiusura di Guantanamo.

Nel corso della serata, oltre a rappresentanti di Amnesty International e di Fandango, interverranno attori e testimonial tra cui Cinzia Leone, Savino Zaba, gli Acustimantico e Chiarastella (vincitrice del premio della critica all'edizione 2006 del concorso musicale 'Voci per la libertà . Una canzone per Amnesty')

Alle 21.30 verrà proiettato, in anteprima nazionale, il documentario 'Gitmo. La legge di Guantanamo di Erik Gandini e Tarik Saleh, distribuito in dvd da Fandango, col patrocinio di Amnesty International. Il centro di detenzione di Guantanamo è stato aperto l'11 gennaio 2002. Da allora vi sono entrati 750 prigionieri, di più di 45 nazionalità .

Da allora il centro è finito per diventare il simbolo di quanto si siano rivelate vuote le promesse del governo Usa che il rispetto dei diritti umani e della legge sarebbe stato al centro della risposta agli attacchi dell'11 settembre 2001' ha dichiarato Paolo Pobbiati, presidente della Sezione Italiana di Amnesty International.

Torture, umiliazioni, discriminazione, aggiramento dei tribunali e disprezzo per i trattati internazionali, nella quasi totale impunità  hanno caratterizzato cinque anni e mezzo di vita di Guantanamo. Anzichè rafforzare la sicurezza, queste pratiche hanno indebolito i diritti umani e la legge, che rappresentano il migliore antidoto all'insicurezza. Chiudere Guantanamo è doveroso e urgente'.

Pagina pubblicata il 25 giugno 2007

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