Rischio disuguaglianze senza riforme coraggiose


In un saggio sul SSN i punti deboli e i pericoli di ritorno al passato

Un sistema sanitario a rischio di collasso, con il pericolo crescente di disuguaglianze nella fruizione del diritto alla salute.

Sempre più condizionato da una spesa che aumenta e non riesce comunque a fornire risposte soddisfacenti ai bisogni di salute.

Un quadro che rischia di peggiorare senza un progetto riformatore coraggioso, insomma un 'pensiero forte' della sanità che archivi il 'pensiero debole' imperante, basato su strategie moderate, ispirate alla buona gestione, alla razionalizzazione e al governo regionale.

Si potrebbe tentare di sintetizzare così la complessa analisi del sistema sanitario italiano - e le 'ricette' proposte - nel saggio, da lunedì in libreria, "Il pensiero debole della sanità" (Edizioni Dedalo ), di Ivan Cavicchi, docente di Sociologia dell'organizzazione sanitaria e consigliere del ministro della Salute Livia Turco.

A distanza di trent'anni dalla nascita del sistema sanitario nazionale Cavicchi sottolinea, infatti, come al 'pensiero forte' del cambiamento dei modelli assistenziali, avanzato negli anni '70, si é sostituito a poco a poco il 'pensiero debole'. Una 'filosofia' oggi è necessario superare per rispondere alle nuove esigenze di tutela della salute.

Per l'esperto, nel nostro Paese, l'art. 32 della Costituzione - che tutela come fondamentale il diritto alla salute - sembra "declassato" al rango di petizione di principio, perché i cittadini non hanno, di nuovo come prima del '78, lo stesso diritto alla salute nelle diverse Regioni.

"Le disuguaglianze - spiega Cavicchi - sono il segno di una pessima relazione tra cittadini e sanità pubblica....e sono anche il sintomo di un cambiamento profondo intervenuto nei rapporti tra etica ed economia.

Da un rapporto di compatibilità si è passati a un rapporto di subalternità, dove il diritto da razionalizzato è diventato razionato". E senza un cambiamento 'forte' di rotta c'è il rischio di un ritorno al passato.

"Oggi - dice Cavicchi - il problema più grande per la sanità non è l'invecchiamento della popolazione, la crescita della spesa o la crescita delle malattie croniche, ma è il pensiero debole, che da anni sta esponendo il sistema ai rischi dell'ingovernabilità, dell'insostenibilità, delle ingiustizie e delle disuguaglianze. Per il bene di tutti è di questo pensiero che ci si deve occupare, in tutti i modi possibili e anche con una certa tempestività".

Per Cavicchi è necessario puntare tutto sull'autonomia e sulla responsabilità degli operatori, recuperando qualità e umanità.

Il personale sanitario non deve essere dipendente ma 'autore' del sistema. Per quanto riguarda i camici bianchi, per esempio, "i medici - dice Cavicchi - devono avere più autonomia professionale e, in cambio, devono garantire più responsabilità; si deve superare la distinzione tra compito e impegno e offrire al medico una retribuzione nel pubblico sia per l'uno che per l'altro".

Il saggio offre, a fronte dell'analisi rigorosa, spunti e proposte per una reale svolta del sistema a 360 gradi: dalla necessità di integrazione tra ospedale e territorio, oggi possibile grazie alle nuove tecnologie, all'esigenza di migliorare i sistemi di prevenzione e promozione della salute per realizzare un modello di tutela sostenibile a lungo termine, basato anche sul 'dovere del cittadino a non ammalarsi', in una nuova visione della sanità in cui tutti hanno sia diritti sia responsabilità.


Pagina pubblicata il 20 febbraio 2008

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