Immigrazione, in Italia è donna


(Roma) Arrivano da Cina, Marocco, Nigeria, Albania, Perù, da Ucraina, Filippine, Polonia ed Ecuador le donne immigrate che arrivano in Italia in cerca di un lavoro autonomo, e sono la metà  degli immigrati nel nostro Paese.
Addirittura in sette regioni - Umbria, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Liguria e Sardegna ' così come in 42 capoluoghi di provincia, le immigrate sono la maggioranza.

In 40 gruppi nazionali presenti in Italia l'incidenza delle donne supera il 70% e in alcuni casi anche l'80%. In 18 gruppi, a prevalente tradizione musulmana, la percentuale delle donne è invece inferiore al 30%.

Attualmente, le immigrate inserite nell'assistenza alle famiglie - il lavoro più praticato dalle straniere - sono 1.300.000, cui si aggiungono i circa 1.700.000 irregolari con un reddito sommerso di 8 miliardi di euro.

Di tematiche legate all'immigrazione femminile a Roma, alle politiche ed alle proposte governative se n'è parlato ieri nel corso del convegno Donne in cerca di futuro. Le donne immigrate a Roma: quali percorsi di cittadinanza?" organizzato dall'Associazione Cristiano Sociali del Lazio all'Università degli Studi Roma Tre, Facoltà  di Scienze della Formazione-Aula Volpi (via del Castro Pretorio, 20)

Hanno preso parte ai lavori l'On Marcella Lucidi, Sottosegretaria di Stato all'Interno, Paola Busato del gruppo Donne Cristiano Sociali del Lazio, l'Assessora alle Politiche Sociali del Comune di Roma, Raffaela Milano, il dott. Franco Pittau, Coordinatore Dossier Caritas sull'Immigrazione, Francesco Susi, preside della Facoltà  di Scienze della Formazione dell'Università  Roma Tre, Francesca Brezzi, docente di Filosofia Morale all'Università  Roma Tre, il dott. Aldo Morrone, Direttore del Reparto di Medicina delle Migrazioni del San Gallicano. Chato Basa, presidente del Philippine Women's Council, e Margherite Lottin Welly, presidente dell'associazione interculturale Griot, hanno testimoniato l'impegno in questo campo di enti locali ed associazioni.

Una lettura più attenta dell'immigrazione femminile l'ha fatta Franco Pittau, che ha presentato il dossier statistico immigrazione Caritas/migrantes: le immigrate che hanno scelto l' Italia lo hanno fatto (i dati lo ricordiamo, sono riferiti al 31 dicembre 2005) non solo per il lavoro (il 46,3%) e per motivi famigliari (il 44.9%) ma anche per motivi di cura o studio. Queste ultime sono il 2,3% e sono concentrate in sedi di prestigiose università . Molte giungono per motivi religiosi (1,8%) e sono concentrate prevalentemente a Roma.

'Donna vuol dire anche famiglia e porta a pensare all'immigrazione come ad un insediamento stabile della popolazione immigrata, che invece ' ha sottolineato Pittau - facciamo fatica a inquadrare, nonostante la consistenza degli immigrati sia aumentata di ben 22 volte a partire dal 1970, con un ritmo di incremento unico nei paesi industrializzati''.

'La donna, per il fatto di emigrare, si trova ' continua - a svolgere nei fatti una forte funzione di mediazione: esistenziale, perché da un ruolo assegnato dalle convenzioni del paese di origine passa ad un ruolo riformulato secondo le proprie esigenze, di ridefinizione della sua posizione all'interno della famiglia per quanto riguarda le rigide subordinazioni gerarchiche al partner maschile, di collegamento della cultura di origine con quella di accoglienza, come anche di mediazione tra la famiglia e la società  ospitante''.

Eppure, ha evidenziato ancora, ''il livello di integrazione raggiunto dalle immigrate è spesso più basso rispetto a quello degli uomini per quanto riguarda l'inserimento lavorativo, economico, familiare, abitativo e relazionale. E' però anche vero che le donne immigrate sono un elemento più forte, perchè caratterizzate da una maggiore tenacia nel tessere relazioni per i motivi che qui sono stati riportati.

Le politiche migratorie, pertanto, se si mostreranno maggiormente attente alle donne immigrate, saranno per ciò stesso più promettenti''.

Il permesso di soggiorno per lavoro rappresenta per le immigrate da un lato un'affermazione, ma dall'altro anche un aggravio, perchè hanno dovuto coniugare ' e con molta più difficoltà  delle native - impegni familiari con quelli professionali, mentre per i paesi di origine il beneficio è notevole a seguito dell'invio delle rimesse, spesso il perno principale dell'economia familiare''.

''Come Università Roma Tre - ha spiegato Francesca Brezzi- abbiamo sviluppato molte iniziative sul tema dell'immigrazione, in generale, e su quella femminile in particolare. Occorre rendere cittadine a pieno titolo le donne immigrate, evitando chiusure, inserendole nei posti di lavoro facendo anche un lavoro culturale su di noi, per superare tutti gli stereotipi ancora purtroppo presenti''.

Concorde con Brezzi la Sottosegretaria Lucidi. "Colgo l'occasione di questo convegno - ha dichiarato Lucidi - per iniziare dagli aspetti più problematici della migrazione femminile. Il legame tra irregolarità  e sfruttamento colpisce anche molte donne straniere in Italia.

Per questo una nuova disciplina dell'immigrazione che implementi i percorsi di immigrazione regolare rappresenta per le donne immigrate un forte sostegno al loro inserimento e anche una tutela alla loro dignità  di genere, perchè accade che la vulnerabilità , che spesso si lega alle condizioni di irregolarità , esponga le donne anche a violenze fisiche o sessuali".

"Contrastare con forza i sistemi di sfruttamento che lucrano sulla pelle degli immigrati, come si intende fare con il testo all'esame della Commissione Affari Costituzionali del Senato - ha aggiunto ancora Lucidi - significa anche indicare alle donne che ne sono vittime una diversa strada per trovare un posto nella nostra società .

In questo l'art. 18 della legge sull'immigrazione si è rivelato un valido strumento di tutela e promozione delle donne immigrate. Un articolo che intendiamo potenziare, valorizzando di più il percorso sociale e la collaborazione tra le Questure e le associazioni già  impegnate.

E' anche necessario individuare forme di tutela estese ai familiari delle vittime di sfruttamento che spesso sono oggetto di minacce, di ritorsioni pur rimanendo nei paesi di origine".


Link in argomento
Donne straniere e assistenza sanitaria
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Pagina pubblicata il 13 aprile 2007

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