Vitadidonna News

Le News di Vitadidonna.it Salute e benessere, politica e diritti

19 aprile 2010

Roccella, linee guida Ru486 entro fine mese

Potrebbero essere pronte entro un mese le linee guida sull'uso della pillola abortiva Ru486 a cui sta lavorando una commissione ministeriale, che poi dovranno passare al vaglio della Conferenza Stato-Regioni. «Avremo tempi abbastanza veloci. Cercheremo di darci scadenze molto brevi», ha detto il sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella, a margine di un incontro venerdì a Roma sulla donazione del sangue da cordone ombelicale. Le linee guida «sono una proposta, spiega la Roccella - che noi facciamo alle Regioni. A
partire da due pareri, quello del Consiglio superiore di sanità» che indica l'uso del farmaco solo in ospedale, «e quello del ministro Maurizio Sacconi sulla compatibilità» con la legge sull'aborto. Roccella è tornata a sottolineare, inoltre, la necessità di un monitoraggio costante sull'aborto, «che compete al ministero della Salute secondo la legge 194». Ad oggi funziona bene ma solo, ha spiegato, «per quanto riguarda l'aborto chirurgico».  
Va invece studiata una forma di monitoraggio ad hoc dell'aborto chimico, per evitare, ha detto il sottosegretario, «ciò che succede in altri Paesi, dove il 20-30% delle donne non si presenta alla visita finale dopo l'intervento». Per Roccella c'è il chiaro rischio di un aborto in casa. E proprio a proposito del monitoraggio «stiamo costruendo - ha detto - un modello di questionario per la raccolta dati che possa funzionare anche con la Ru486. Non è facilissimo. 
Ma se tutto avviene come prevede il parere del Css sotto controllo medico, potrebbe invece essere semplice», ha concluso Roccella, sottolineando che non va favorita la richiesta di dimissioni delle donne che usano il farmaco per abortire. «È come se si lasciasse l'ospedale durante l'intervento». Quella di evitare le dimissioni anticipate «è una responsabilità che le Regioni e tutti i livelli amministrativi di governance della sanità devono prendersi».

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08 aprile 2010

Aborto: si sfoga primario barese, difficile non obiettare

«Nella realtà in cui lavoro è difficile essere non obiettore di coscienza, perché sono solo. Devo ringraziare le mie colleghe specializzande, future ginecologhe, che mi aiutano. 
 
Senza di loro sarebbe ancora più difficile». Così si sfoga Nicola Blasi, responsabile delle interruzioni di gravidanza della I Clinica ostetrica del Policlinico di Bari, che ieri ha somministrato la prima pillola abortiva Ru486 dopo l'approvazione del farmaco in Italia. 
 
«Collaborerò sicuramente anche alla stesura delle linee guida generali per l'assessorato alla Salute della nostra Regione - spiega Blasi AdnKronos Salute - L'assessore Tommaso Fiore è una persona su cui posso contare, ma devo anche dire che non ho mai avuto problemi nemmeno con la direzione generale, né con la farmacia, né con il mio direttore», tiene a precisare.

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31 marzo 2010

Ru486 negli ospedali italiani, ordini dal 1 aprile

Ci siamo: altre 48 ore e la pillola abortiva Ru486 sbarcherà anche in Italia. «Dal primo aprile la Nordic Pharma, su mandato dell'azienda produttrice Exelgyn, aprirà gli ordini di vendita. Dopodiché nel giro di un paio di giorni, il tempo tecnico per la consegna, il farmaco approderà negli ospedali italiani». Lo riferisce all'AdnKronos Salute il ginecologo Marco Durini, direttore medico della Nordic Pharma Srl. Il viaggio verso l'Italia della pillola 'della discordia' sembra quindi giunto al suo porto d'arrivo. 
 
Non senza polemiche. Divisioni e contrasti ne hanno contraddistinto il cammino sin dalla sua sperimentazione e anche dopo il via libera alla commercializzazione, datato 30 luglio 2009, da parte dell'Agenzia italiana del farmaco. L'ultimo capitolo della 'saga' si è consumato il 18 marzo scorso, giorno in cui il Consiglio superiore di sanità ha confermato che l'unica modalità di erogazione della Ru486 è il ricovero ordinario, e non il day hospital. «Noi siamo pronti», sottolinea Durini. 
 
«Per la distribuzione aspettavamo la stampa delle etichette. Ora è tutto a posto, possiamo partire. Dal primo aprile apriremo gli ordini e i contatti con quei Centri che avevano già utilizzato la pillola per uso compassionevole».

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04 marzo 2010

Roccella, Ru486 affievolisce consapevolezza

Con i nuovi metodi abortivi, «per esempio con la pillola Ru486, la consapevolezza del gesto compiuto si affievolisce, e l'aborto diventa sempre più un diritto individuale, e non un'emergenza sociale da affrontare e prevenire». 
 
Così il sottosegretario al ministero della Salute Eugenia Roccella, in una nota commenta i dati sull'aborto in Europa dell'Istituto per le Politiche familiari spagnolo, che «mostrano - scrive il sottosegretario - una preoccupante crescita delle interruzioni volontarie di gravidanza negli ultimi dieci anni».  «In particolare, gli aumenti più consistenti - fa notare Roccella - riguardano Paesi che hanno conosciuto, nello stesso periodo, una fase economica positiva, come la Spagna o l'Inghilterra. 
 
Questo indica - secondo il sottosegretario - che l'aborto è diventato più che mai un problema culturale». «Siamo contenti però - sottolinea Roccella - che l'Italia rappresenti un'eccezione positiva: da noi le interruzioni volontarie di gravidanza sono in costante diminuzione».

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04 febbraio 2010

Fazio, chiederò parere su linee guida Ru486

"Lunedì si insedia il nuovo Consiglio superiore di sanità, interamente riformato e composto da membri altamente qualificati. Come ministro la prima cosa che chiederò è la valutazione della situazione attuale della RU486. In particolare, in relazione a disomogeneità a livello regionale. 
 
E se e come studiare linee guida uniformi a livello nazionale". Lo ha annunciato il ministro alla Salute Ferruccio Fazio, a margine della presentazione ieri a Roma della campagna 'Per il tuo cuore'. In riferimento alle recenti notizie sulla vendita online della pillola abortiva, Fazio ha detto che "attualmente" il problema del commercio sul web della RU486 "non c'è in maniera massiccia. 
 
I Nas stanno svolgendo un lavoro puntuale di monitoraggio e di controllo del problema".

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06 dicembre 2009

Sacconi: Ru486 non in day hospital

La pillola abortiva Ru486 va somministrata, secondo il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, in ricovero ospedaliero ordinario e non in day hospital. Alcune Regioni stanno pensando a questa seconda via, dice, ma "stiamo cercando di evitare ogni contenzioso e di chiarire in modo inequivoco quali sono i modi per rispettare la legge dello Stato". 
 
E' il monito del ministro, intervistato questa mattina da Maurizio Belpietro nella rubrica 'La telefonata' durante la trasmissione 'Mattino 5'. Sacconi ribadisce la presenza di "un margine di ambiguità" nella delibera con cui l'Agenzia italiana del farmaco ha autorizzato il 30 luglio scorso l'immissione in commercio della pillola Ru486, delibera che il Cda dell'Aifa ha deciso di mantenere invariata nonostante le richieste del Governo. "A nostro avviso - ricorda il ministro - c'è un solo modo, perché il processo farmacologico abortivo sia compatibile con la legge 194 sull'interruzione di gravidanza: il ricovero ospedaliero ordinario. 
 
La delibera dell'Aifa dice che tutto deve svolgersi sotto controllo sanitario ospedaliero, quindi sembra intendere la stessa cosa. Ma qualche Regione - precisa - ha già dichiarato che vorrebbe risolvere la cosa anche con la forma del day hospital, che a nostro avviso non corrisponde alle esigenze di salute della donna per un processo che non è semplice", bensì "molto complesso" e che "può dare luogo a molte complicanze", ripete.

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26 novembre 2009

Roccella, parere Governo su Ru486 in 24 ore

Il parere del Governo sulla compatibilità della legge 194 con la pillola abortiva Ru486 sarà pronto "in 24 ore, e il ministero della Salute è già al lavoro". Lo afferma il sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella a margine del convegno in corso a Roma sul diritto alla salute nel modello federale. A poche ore dallo stop della delibera dell'Aifa che apriva le porte degli ospedali italiani alla 'pillola della discordia', il sottosegretario con delega alla bioetica si dichiara "perfettamente d'accordo con quanto deciso da Sacconi e dalla commissione Sanità del Senato". 
 
Dunque si lavora al parere, mentre per i tempi della nuova delibera che dovrà essere emessa dall'Aifa "dipende - spiega Roccella - dall'agenzia, che potrebbe giungere a una nuova delibera già entro una settimana". Il parere del governo sulla questione "riguarda - precisa il sottosegretario - solo la compatibilità della Ru486 con la legge sull'aborto". "Non c'è una pregiudiziale ideologica - assicura - ci sono solo alcune criticità inerenti alla metodologia rispetto alla legge. E ci sono profili di sicurezza da rispettare".

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Ru486, interpretazione della Roccella artefatta e capziosa

Il relazione allo stop del Senato all'iter della pillola abortiva Ru486, il sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella ha dichiarato a Sky Tg24:

"Noi abbiamo sempre espresso perplessità sulla compatibilità del metodo con la legge 194 che impone di abortire all'interno delle strutture sanitarie pubbliche. Questo è un metodo che nel mondo si è affermato come metodo domiciliare, un metodo lungo perché sono 15 giorni, e anche doloroso perché è una sorta di piccolo travaglio che viene indotto chimicamente. Con l'indagine parlamentare si è chiarito che l'Aifa avrebbe dovuto chiedere un parere al governo proprio sulla compatibilità".

La presidente di Vita di Donna, Elisabetta Canitano, sostiene:
"La legge ha previsto che l'interruzione di gravidanza si svolgesse anche fuori dall'ospedale per quello che si poteva immaginare allora, cioè nei poliambulatori. Il legislatore, per quelle che erano le conoscenze mediche dell'epoca, ha alleggerito il più possibile indicando sia l'ospedale che i poliambulatori come luoghi dove si poteva svolgere l'interruzione di gravidanza.

E proprio immaginando che sarebbero state introdotte nuove scoperte ha scritto all'art.15 della legge 194: Le regioni, d'intesa con le università e con gli enti ospedalieri, promuovono l'aggiornamento del personale sanitario ed esercente le arti ausiliarie sui problemi della procreazione cosciente e responsabile, sui metodi anticoncezionali, sul decorso della gravidanza, sul parto e sull'uso delle tecniche più moderne, più rispettose dell'integrità fisica e psichica della donna e meno rischiose per l'interruzione della gravidanza.

Il legislatore non ha mai inteso che la donna dovesse restare ricoverata per tutta la procedura dato che il problema allora non si poteva porre. Quindi l?interpretazione che dà l'on Roccella è artefatta e capziosa. Non si vuole lasciare alle donne il diritto di scegliere fra le varie procedure come nel resto d'Europa e in buona parte del mondo".

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25 novembre 2009

Ru486 al momento problema non ministeriale

"La questione è sul tavolo della Commissione Sanità del Senato, non del ministero. Attualmente, dunque, è un problema della Commissione. Quando diventerà un problema del ministero, sarà un problema del ministero". 
 
Così il viceministro alla Salute Ferruccio Fazio, incalzato dai giornalisti, interviene sulla pillola abortiva Ru486, mentre è attesa già nelle prossime ore la votazione della Commissione Sanità di Palazzo Madama sul documento conclusivo che chiude l'indagine avviata tra le polemiche sul contestato farmaco.  
 
Un documento in cui si chiede lo stop alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della determina tecnica per la commercializzazione della pillola, in attesa di un parere del ministero sulla compatibilità tra aborto farmacologico e legge 194. "Ad oggi - ribadisce Fazio a più riprese - non è un problema nostro. 
 
Quello che la Commissione di Palazzo Madama chiede al ministero "è un parere del Governo - precisa Fazio - Il sottosegretario delegato è l'onorevole Eugenia Roccella, che si occupa per conto del Governo di questa questione".

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24 novembre 2009

Tomassini, fermare il via libera a Ru486

Rivedere la procedura che dà il via libera alla pillola abortiva in Italia. Lo ribadisce Antonio Tomassini, presidente della commissione Igiene e sanità del Senato, al termine della riunione della stessa commissione per discutere la bozza conclusiva dell'indagine conoscitiva sul tema. 
 
Bozza ancora da votare, ma che chiede lo stop dell'immissione in commercio della Ru486 nel nostro Paese. "I dubbi sulla procedura - sostiene Tomassini, relatore del documento - derivano da ciò che ci ha detto il direttore degli Affari legali dell'Emea, l'agenzia europea del farmaco, e dal documento presentato dal presidente del Consiglio superiore di sanità (Css) Franco Cuccurullo
 
Voglio rispettare l'accordo iniziale di concludere la discussione entro il 25 novembre. Ribadisco assolutamente il mio appoggio allo stop della procedura e credo sia anche opinione della maggioranza". La discussione in Commissione proseguirà nella seduta di oggi, a partire dalle 14.30.

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23 novembre 2009

Poretti, su Ru486 il Senato fa ostruzione all'Aifa

"L'obiettivo era, e resta, quello di interferire e ostacolare il lavoro dell'Aifa. Infatti, nonostante le rassicurazioni, l'Agenzia italiana del farmaco ancora non ha pubblicato in Gazzetta Ufficiale la delibera di immissione in commercio del Mifegyne* (Ru486) dello scorso 30 luglio, nonostante il direttore generale dell'Aifa Guido Rasi sia stato incaricato dal Cda lo scorso 19 ottobre". 
 
Così Donatella Poretti, radicale eletta nelle fila del Pd e segretario della Commissione Sanità del Senato, sull'indagine conoscitiva avviata per tirare le somme sull'aborto farmacologico e verificarne la compatibilità con la legge sull'aborto. "Dalla ripresa dei lavori dopo la pausa estiva - sottolinea Poretti in una nota - la commissione Igiene e sanità del Senato su un totale di 24 sedute, ben 16 le ha dedicate all'indagine conoscitiva sulla Ru486. 
 
Da domani (oggi ndr) altre 4 sedute sono già previste, perfino una notturna, e monopolizzeranno i lavori della settimana. Davvero - chiede polemica la senatrice radicale - non c'erano altri temi da trattare inerenti alla salute e alla sanità?". "Oltre 700 giorni per una procedura di mutuo riconoscimento di un farmaco che solitamente ne impiega 90 - fa notare Poretti - una situazione che espone il nostro Paese a rischio di una apertura di infrazione a livello di Unione Europea, o di una immissione forzata in base alla direttiva del mutuo riconoscimento. 
 
Trattasi di uso improprio delle istituzioni. Anche di questo - conclude la senatrice con un'ultima stilettata - sarà bene si discuta in Commissione, giunta finalmente nella fase conclusiva di questa indagine ideologica".

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Senato chiede nuova istruttoria Ue su Ru486

Una nuova istruttoria e deliberazione dell'Emea, l'Agenzia europea del farmaco, sulla pillola abortiva Ru486. E' questa una delle proposte avanzate dalla Commissione igiene e sanità del Senato - nella bozza di documento diffusa dall'Aduc - a conclusione dell'indagine conoscitiva avviata per tirare le somme sull'aborto farmacologico e verificarne la compatibilità con la legge sull'aborto. I pareri espressi dalla Commissione di Palazzo Madama non sono comunque vincolanti. 
 
"Rispetto ai dubbi sui decessi a seguito di assunzione di Ru486 o delle prostaglandine associate, e di fronte alle difficoltà di disporre di dati certi - si legge nella bozza di documento conclusivo - si auspica una richiesta di arbitrato che riapra la discussione di merito sul rapporto rischi/benefici e ponga in essere una nuova istruttoria e deliberazione dell'Emea". 
 
Il cosiddetto arbitrato, previsto dalla procedura di mutuo riconoscimento adottata dall'azienda produttrice della Ru486 per approdare sul mercato italiano, può essere attivato quando uno o più Stati membri, avendo rilevato possibili rischi per la sanità pubblica, non intendano procedere al riconoscimento del farmaco in questione. In questo modo, l'intera questione viene deferita al Cpmp (Comitato per la valutazione delle specialità medicinali dell'Emea), la cui decisione finale deve essere recepita da tutti gli Stati interessati.

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20 ottobre 2009

Cgil, obiezione coscienza non limiti scelta donna

E' "forte il rischio di una grave limitazione della utilizzazione clinica della pillola abortiva Ru486 a causa dell'obiezione di coscienza, arrivata a oltre il 70% tra i ginecologi. E chi non obietta rischia di essere emarginato e penalizzato nella carriera".

Lo sottolinea Massimo Cozza, segretario nazionale Fp Cgil medici, all'indomani del via libera definitivo del Cda dell'Agenzia italiana del farmaco alla pillola abortiva, mentre da più parti si levano appelli all'obiezione di coscienza dei medici.

"Chiediamo alle Regioni - spiega - di attenersi rigorosamente alle legge 194 anche per quanto concerne l'articolo 9, con l'obbligo per tutti gli ospedali di assicurare l'effettuazione degli interventi di interruzione della gravidanza, anche attraverso la mobilità del personale.

Ci permettiamo comunque di ricordare - prosegue Cozza - che l'obiezione di coscienza non esonera dall'assistenza antecedente e conseguente all'intervento, e auspichiamo che la guida delle strutture pubbliche interessate, dai consultori alle unità ospedaliere, sia affidata a chi non obietta".

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Sacconi soddisfatto per decisione Aifa su Ru486

"Sono soddisfatto dalla decisione di ieri. Ho sempre detto che il percorso abortivo deve svolgersi tra le mura ospedaliere", perché "si tratta di un percorso che presenta molti rischi per la salute della donna".

Ad affermarlo, intervenendo alla trasmissione televisiva 'Mattino 5', è il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, in merito al via libera definitivo dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) sulla pillola abortiva Ru486.

La decisione, rileva Sacconi, "è stata quella di fare rispettare la legge 194".

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02 ottobre 2009

Ru486: non è obbligatorio il ricovero in ospedale. Art. 8 della legge 194

La legge 194 verrebbe rispettata anche qualora l'interruzione di gravidanza con la Ru486 venisse eseguita negli ambulatori pubblici. E' quanto previsto dall'articolo 8 della legge stessa.

Questa è la diversa valutazione espressa dalla presidente di Vita di Donna, Elisabetta Canitano, che contraddice quanto dichiarato dal ministro Sacconi nel corso dell'audizione presso la Commissione Sanità del Senato.

Il ministro del Welfare ha auspicato che l'Aifa formuli una disciplina per l'utilizzo della Ru486 "in regime di ricovero ordinario e così teoricamente coerente con la legge 194".

Rammenta la Canitano, che per essere coerenti con la legge 194 significa prevedere che l'interruzione di gravidanza, eseguita con l'assunzione della pillola Mifegyne, possa essere praticata anche in ambiente extraospedaliero.

"Stando all'articolo 8 della legge 194 - dice la ginecologa romana - non c'è alcun obbligo di eseguire l'Ivg in ospedale, che può anche essere effettuata, e cito testualmente, presso poliambulatori pubblici adeguatamente attrezzati, funzionalmente collegati agli ospedali ed autorizzati dalla regione".

"Non metto in dubbio la buona fede del ministro Sacconi - conclude Canitano - ma se gli sta a cuore il rispetto della legge 194 è necessario che aggiorni le informazioni in suo possesso".

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28 settembre 2009

Pecorelli, su ru486 Aifa lavora senza ideologi

Massimo riserbo dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) sui tempi per l'effettiva immissione in commercio della pillola abortiva Ru486. Dopo il via libera al medicinale a base di mifepristone (Mifegyne*), il 30 luglio scorso da parte del Consiglio di amministrazione dell'ente regolatorio nazionale, "resta solo da pubblicare in Gazzetta ufficiale la cosiddetta 'determina'" dell'autorizzazione all'immissione in commercio (Aic), afferma il presidente dell'Aifa Sergio Pecorelli, ieri a Milano a margine della presentazione di AZ Salute online, quotidiano italiano telematico di biomedicina e sanità.

Alla vigilia della riunione di mercoledì 30 settembre, in cui il Cda dell'Aifa parlerà anche di Ru486, i tempi della pubblicazione in G.U. non possono essere previsti, dice Pecorelli. Tenendo però a precisare che l'Aifa ha fatto il proprio dovere senza ideologie.

Il via libera alla pillola abortiva "è stato deliberato attraverso la procedura europea di mutuo riconoscimento - ricorda il presidente dell'Aifa - Abbiamo fatto il nostro dovere", puntualizza. "Non dobbiamo essere ideologici - aggiunge - Abbiamo il dovere di trattare questo farmaco come un qualsiasi altro medicinale.

Come se si trattasse, ad esempio, di un farmaco anticancro". Quanto all'indagine conoscitiva sulla Ru486, votata dalla Commissione Igiene e sanità del Senato, "si tratta di un'indagine parallela della quale siamo stati informati con estrema cortesia e rispetto". Secondo Pecorelli, "non c'è l'intenzione di interrompere nulla". In ogni caso, continua, "mercoledì durante la riunione del Cda leggerò la lettera del Senato, che ovviamente non è stata resa pubblica".

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23 settembre 2009

Dompè, Aifa corretta su Ru486

In relazione all'iter registrativo in Italia" della pillola abortiva Ru486, "l'Aifa (Agenzia italiana del farmaco) ha doverosamente ottemperato agli obblighi derivanti dall'attuale normativa recependo il dossier europeo con procedure autorizzative e tempi che non possono essere modificati a livello nazionale

Così il presidente di Farmindustria, Sergio Dompé, interviene nel dibattito sul farmaco al centro di un'indagine conoscitiva del Senato.

"La Ru486 - ricorda Dompé in una nota - è commercializzata da anni in tutti i principali Paesi europei e in Italia è stata oggetto di valutazione da parte dell'Agenzia a partire dal 2007.

Il recepimento è stato effettuato dalla Commissione tecnico-scientifica dell'Agenzia" stessa, "composta dai massimi esperti nel campo delle Autorizzazioni all'immissione in commercio, nominati sia dal ministero della Salute sia dalle Regioni", precisa.

"L'elevato profilo scientifico dell'Aifa - il cui operato ha sempre rappresentato la garanzia più alta per la tutela della salute - ha permesso di individuare modalità di uso" della Ru486 "che ne consentano l'attento monitoraggio e il confinamento in ambiente ospedaliero", conclude Dompé.

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Ru486, presa di distanza del Pd da Dorina Bianchi

Il voto favorevole all'indagine sulla Ru486, formulato dalla capogruppo del Pd in commissione Sanità , Dorina Bianchi, è motivo di tensione nel Pd.

Anna Finocchiaro, presidente dei senatori (Pd) ha convocato una riunione per discutere dell'iniziativa, non condivisa, di Dorina Bianchi. La stessa Finocchiaro, appena appresa la notizia, aveva commentato: "strumentale, pretestuoso e poco serio che il Governo abbia bisogno di un'indagine parlamentare per emanare le sue linee guida quando, invece, sa cosa fare" .

Presa di distanza dalla decisione di Dorina Bianchi anche da parte della senatrice Vittoria Franco, responsabile nazionale Pari Opportunità del Pd: "Ero e resto convinta - ha dichiarato Vittoria Franco - dell'inopportunità di un'indagine di questo tipo che ha come unico e vero obiettivo porre restrizioni alla legge 194". In ogni caso, prosegue la senatrice, "Dorina Bianchi ha espresso una posizione del tutto personale, non condivisa dalla grande maggioranza del gruppo Pd al Senato e in commissione Sanità

La situazione ha richiesto l'intervento del segretario Pd Dario Franceschini, che ha scritto una lettera alla senatrice Finocchiaro in cui concorda, nel caso dell'indagine sulla pillola abortiva, di arrivare ad una decisione anche attraverso una votazione. Decisione, una volta presa, a cui tutti "dovranno attenersi".

Anna Paola Concia, non fa sconti: "Sappiamo tutti bene nel Partito democratico che, quando Dorina Bianchi sostituì Ignazio Marino in commissione Sanità in un momento delicato come quello del caso Englaro, abbiamo perso milioni di voti".

Dal fronte delle associazioni femminili le critiche alla decisione di avviare una indagine conoscitiva sulla Ru486, non si sono fatte attendere. "Inutile farsa contro le donne", ha dichiarato la presidente di Vita di Donna, Elisabetta Canitano.

"Non c'è nulla da indagare ? ha aggiunto Canitano - i dati sull'uso della Ru486 esistono già, basterebbe telefonare all'amministrazione sanitaria di uno dei paesi europei che la utilizzano da decenni. Scoprirebbero che dove viene usata gli aborti non aumentano e che il rischio legato al farmaco è lo stesso legato a tutte le procedure che si eseguono in gravidanza".

"C'è bisogno di fare chiarezza e informazione - ha concluso la ginecologa romana ? per questo motivo abbiamo organizzato un incontro alla Casa internazionale delle donne proprio sul tema della Ru486. I medici dell'Ospedale di Pontedera metteranno in comune l'esperienza di 350 aborti praticati con l'ausilio della pillola abortiva. Chi sa e fa racconta, chi indaga, come la senatrice Dorina Bianchi, può venire ad ascoltare di persona".

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Turco, su Ru486 il Governo perde tempo

"La conclusione dell'indagine conoscitiva sulla pillola Ru486 è già scritta.

E' noto, infatti, grazie anche alla vasta esperienza di altri Paesi europei, che questo farmaco può essere somministrato tranquillamente: per questo il parlamento perderà tempo prezioso che andrebbe utilizzato meglio di fronte ai gravi problemi della sanità pubblica".

Lo afferma in una nota Livia Turco, capogruppo del Pd in commissione Affari sociali di Montecitorio, commentando la decisione della commissione sanità di Palazzo Madama di avviare un'indagine parlamentare sulla pillola Ru486.

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Ru486, al via l'indagine del Senato

Si parte subito con l'audizione del ministro del Welfare Maurizio Sacconi e dei vertici dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa), dunque il direttore generale Guido Rasi e il presidente Sergio Pecorelli

L'indagine conoscitiva sulla pillola abortiva Ru486, a cui ieri l'ufficio di presidenza della Commissione Sanità del Senato ha dato parere favorevole all'unanimità, muoverà i passi da qui, per poi "articolare l'ulteriore lista delle persone da audire, un compito per cui i due relatori, ovvero io e il capogruppo del Pd in Commissione Dorina Bianchi abbiamo 60 giorni".

Lo spiega all'ADNKRONOS SALUTE Raffaele Calabrò, 'capo squadra' del Pdl in Commissione Sanità. E' stato proprio Calabrò ad avanzare la richiesta di un'indagine conoscitiva, "raccogliendo gli interrogativi - spiega - sollevati da molti" su quella che ormai viene diffusamente etichettata come la pillola della discordia.

Tra i punti da chiarire, "le 29 morti legate all'uso del farmaco, i pericoli di emorragia, l'utilizzo della Ru486 al di fuori dei canali definiti dalla legge 194", che disciplina l'aborto in Italia. E sulla possibilità che l'indagine finisca per rallentare l'approdo della pillola in Italia, Calabrò non ha dubbi. "Si tratta di due binari differenti - precisa - L'Aifa ha dato il suo via libera, ha seguito il proprio percorso tecnico. L'esigenza del Senato è quella di capire caratteristiche, rischi, pericoli, vantaggi".

Ne seguirà un "documento, una relazione che tuttavia non avrà valore cogente per nessuno", conclude. La stessa Aifa ha fatto sapere che per "essendo consapevole dei limiti legati al proprio ambito tecnico di competenza è pronta a fornire tutti i necessari chiarimenti per un tema di così alta tensione etica certa del rigore scientifico, del rispetto delle procedure e dell'ottemperanza alla metodologia regolatoria che ha seguito per addivenire alla propria decisione".

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17 settembre 2009

Interrogazione Pdl a Sacconi su Ru486

Interrogazione al ministro del Welfare Maurizio Sacconi sulla contestata pillola Ru486, che lo scorso 30 luglio ha avuto il via libera dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa). A presentarla i senatori del Pdl Michele Saccomanno, Laura Bianconi, Raffaele Calabrò e Luigi D'Ambrosio Lettieri.

Nella premessa, gli esponente del Pdl richiamano le notizie riportate dalla rivista 'Tempi' del 10 settembre scorso, secondo cui una donna avrebbe abortito due anni fa utilizzando la Ru486 con esperienze drammatiche sia dal punto di vista fisico che emotivo.

Inoltre, come precisano i senatori nella premessa, secondo tali notizie di stampa, le conseguenze subite dalla donna in questione sarebbero da ricondurre alla somministrazione incontrollata del farmaco, avvenuta in ambiente non ospedaliero. Da qui i senatori Saccomanno, Bianconi, Calabrò e D'Ambrosio Lettieri chiedono al ministro "se sia a conoscenza di episodi simili e, in caso affermativo, l'epoca a cui questi si riferiscono.

Inoltre se, in caso affermativo, siano stati presi in considerazione gli eventi avversi provocati dall'assunzione della pillola non all'interno di strutture ospedaliere, e quali siano state le valutazioni tecnico-scientifiche. Infine se e in quali modi il ministero ritenga opportuno intervenire al fine di tutelare la salute delle donne in seguito alla libera commercializzazione della pillola Ru486".

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10 settembre 2009

Ru486: audizioni di governo, Regioni e Aifa

"Abbiamo chiesto, durante l'ufficio di presidenza della commissione Affari sociali di oggi (ieri ndr), che rappresentanti di Governo, Regioni e agenzia del farmaco (Aifa) vengano ascoltati dal Parlamento per un aggiornamento sulla commercializzazione della pillola abortiva".

Lo afferma in una nota Livia Turco, capogruppo del Pd in commissione Affari sociali, tornando sulla questione Ru486.

"Dopo un dibattito estivo confuso e troppo spesso ideologico - sottolinea - credo che sia utile stabilire alcune verità di fatto, in vista delle linee guida per l'applicazione di questo farmaco largamente utilizzato nel resto d'Europa".

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02 settembre 2009

Roccella, su ru486 necessaria indagine parlamentare

"L'inchiesta di 'Tempi', con la registrazione delle risposte degli operatori sanitari alle richieste di informazioni telefoniche di una donna che chiede di abortire con la Ru486, dimostra quanto sia necessaria un'indagine parlamentare sul tema.

La pillola abortiva nella prassi quotidiana degli ospedali italiani che già l'hanno utilizzata in questi ultimi anni è identificata con l'aborto a domicilio, come dimostrano con chiarezza molte risposte". Lo afferma, in una nota, il sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella, commentando l'inchiesta del settimanale 'Tempi', in edicola domani, sulla pillola abortiva in cui si sottolinea che in Italia il farmaco viene utilizzato a domicilio.

"Il timore che attraverso la diffusione della pillola abortiva una parte delle forze politiche punti a smontare le garanzie offerte dalla legge 194 - dice Roccella - è dunque ampiamente giustificato. Non è in discussione la scelta delle donne, ma piuttosto la scelta tutta politica se considerare l'aborto solo una questione privata femminile da sbrigare in ambito domestico con un margine di rischio molto maggiore o un fatto di cui la società deve farsi carico anche sul piano della prevenzione".

Per quanto riguarda l'uso della pillola in Europa, "va ricordato - continua Roccella - che delle morti europee dovute alla Ru486, anche delle ultime avvenute in Francia e in Inghilterra, la stampa ha sempre taciuto. Per fare luce sia sui pericoli effettivi legati alla pillola sia sulla compatibilità con la legge 194 e il rispetto dei pareri espressi nel merito dal Consiglio superiore di sanità è bene che l'indagine parlamentare prospettata dalla commissione Sanità al Senato si faccia e che ogni scelta avvenga in piena trasparenza".

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31 luglio 2009

RU486, finalmente anche in Italia

L'AIFA ha approvato a maggioranza, 4 contro 1, la commercializzazione della pillola RU486. Nonostante gli attacchi del Vaticano e del sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella, l'Agenzia italiana del farmaco, dopo oltre quattro ore di riunione, ha deliberato a favore della commercializzazione.

La giornata è stata scandita dagli assalti provenienti dal versante cattolico. Avvisi di scomunica, di decessi causati dal farmaco, dubbi sulle procedure adottate e sui dati forniti. Tutto pur di impedire l'introduzione in Italia di un farmaco che da un decennio è utilizzato, e ampiamente sperimentato, nel resto dei paesi europei.

"E' inspiegabile l'accanimento del sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella - afferma Gabriella Pacini dell?Associazione Vita di Donna - contro un farmaco usato da anni in Europa, su milioni di donne e che viene considerato un metodo sicuro ed efficace per l'interruzione della gravidanza".

E ancora: "Perché proibire alle donne italiane di scegliere tra aborto farmacologico e aborto chirurgico? Quello di cui si parla oggi non è più un argomento di discussione nel resto d?Europa da un decennio, ma è un diritto riconosciuto e, per i vantaggi che presenta, è la scelta preferita dalla maggioranza delle donne che vuole fare un'interruzione di gravidanza".

Ma i fulmini e le saette non hanno impedito all'AIFA di pronunciarsi a favore dell?introduzione della RU486.

"La decisione dell'AIFA di registrare l'RU486 in Italia - ha commentato l'AIED - ci allinea con i paesi europei, recuperando un ritardo che ha penalizzato le donne italiane, precludendo loro una valida alternativa all?intervento chirurgico, peraltro riconosciuta sicura dall'OMS e praticata in Europa e negli USA secondo rigorosi protocolli prescritti dalla comunità scientifica internazionale"

Silvio Viale, il ginecologo che ha Torino ha dato il via alla sperimentazione della RU486, si espresso in termini entusiastici: "Prima di tutto è una vittoria per le donne italiane, che da oggi sono più libere e hanno un?opportunità in più".

Sul versante opposto le reazioni sono scontate. Luca Volontè (Udc) ha parlato di "pillola assassina" e di "cultura di morte". Il Vaticano, con le parole di monsignor Sgreccia, ha condannato la decisione alludendo a "pressioni politiche ed economiche" che avrebbero influenzato la decisione dell'AIFA.

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30 luglio 2009

Ru486 in arrivo tra le polemiche

"Non è scontato" il via libera del Consiglio d'amministrazione dell'Agenzia italiana del farmaco alla pillola abortiva Ru486.

Lo scatto del semaforo del Cda dell'Aifa è atteso per oggi e, incalzata dai giornalisti nel corso di una conferenza stampa in cui sono stati presentati i dati sull'aborto in Italia, il sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella riconosce che l'ok "non è scontato, ma non possiamo certo essere noi a dirlo".

Se il via libera del Cda dovesse arrivare, il ministero non potrebbe comunque fare granché. "Con l'ultima legge - risponde Roccella ai giornalisti - a decidere sull'immissione in commercio dei farmaci è solo l'Aifa, senza possibilità di interventi esterni.

Dunque all'Agenzia vanno tutti gli oneri e gli onori". Sul tema dell'approvazione della Ru486 è intervenuto anche l'ex ministro della Salute Livia Turco che ha replicato: "Ancora una volta dobbiamo ricordare al sottosegretario Roccella che i temi come quello della Ru486 non sono temi da crociata ideologica.

La validità di un farmaco è stabilita da organismi tecnici a ciò deputati e non da un sottosegretario".

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15 luglio 2009

Roccella, moratoria inversione di tendenza

"Le mozioni approvate oggi (ieri) alla Camera, contro l'uso dell'aborto come fondamentale strumento di controllo demografico da parte di alcuni governi e alcune organizzazioni internazionali, possono segnare un'importante inversione di tendenza della concezione del rapporto fra sviluppo e demografia su cui da decenni sono impostate le politiche di aiuto ai Paesi terzi".

Così il sottosegretario al Welfare con delega alla bioetica, Eugenia Roccella, plaude al via libera di Montecitorio alla moratoria internazionale sull'aborto obbligatorio, che impegna il Governo italiano a promuovere una risoluzione delle Nazioni unite. "Almeno dagli anni '60, infatti - fa notare il sottosegretario - si è diffusa la convinzione secondo cui la sovrappopolazione è la principale causa del mancato sviluppo economico dei Paesi poveri; questo ha portato organizzazioni internazionali, anche legate all'Onu, a legittimare e spesso finanziare interventi autoritari di controllo demografico da parte di alcuni Governi.

L'aborto è stato spesso elemento cardine di queste politiche, presentato come scelta di libertà femminile ma in realtà utilizzato per integrare le campagne contraccettive". "Oggi il fallimento di questa impostazione - prosegue Roccella - è evidente e accertato dagli studiosi, eppure le politiche impositive di controllo demografico resistono spesso nella pratica.

Impegnarsi contro l'utilizzo dell'aborto come strumento di controllo delle nascite vuole dire prima di tutto fare una scelta in favore della libertà di essere madre, ma anche di un modello di sviluppo fondato sul rispetto della persona e sull'apertura alla vita.

L'impegno dell'Italia in questo senso - conclude - anche grazie a un'iniziativa parlamentare trasversale, rafforza la scelta del Governo in favore di uno sviluppo pienamente umano".

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Aborto: approvata mozione di moratoria

Approvata alla Camera la mozione Buttiglione sulla moratoria internazionale dell'aborto obbligatorio

La mozione impegna il governo italiano a promuovere una risoluzione delle Nazioni Unite "che condanni l'uso dell'aborto come strumento di controllo demografico ed affermi il diritto di ogni donna a non essere costretta o indotta ad abortire".

L'Udc ha già avviato un analogo percorso al Parlamento europeo. "Siamo tutti d'accordo che l'aborto è comunque un male, ma ci dividiamo sempre tra chi è per la vita e chi è per la scelta.

È ora - sottolinea il presidente dell'Udc Rocco Buttiglione - di contrastare tutti insieme chi nel mondo è sia contro la vita sia contro la scelta".

Questo il dispositivo approvato: "La Camera impegna il governo a promuovere, ricercando a tal fine il necessario consenso alla presentazione, una risoluzione delle Nazioni Unite che condanni l'uso dell'aborto come strumento di controllo demografico ed affermi il diritto di ogni donna a non essere costretta ad abortire, favorendo politiche che aiutino a rimuovere le cause economiche e sociali dell'aborto".

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10 luglio 2009

AIFA, RU486 in CDA prima delle ferie

Sarà in consiglio d'amministrazione dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) prima della pausa estiva il protocollo sulla pillola abortiva Ru486.

Entro agosto, dunque, dovrebbe giungere il presunto via libera del Cda, che aprirà le porte del nostro Paese alla contestata pillola. A spiegarlo all'ADNKRONOS SALUTE, a margine dell'incontro in corso a Roma sulle attività del Centro di ricerca della Sapienza per la sperimentazione clinica, Sergio Pecorelli, fresco di nomina a presidente dell'Aifa.

"Il 16 luglio - precisa - ci sarà la seduta d'insediamento del nuovo Cda", che tuttavia si limiterà ad avviare i lavori del nuovo consiglio d'amministrazione. "Poi, nella seduta successiva, che sarà calendarizzata senz'altro prima della pausa estiva - sottolinea Pecorelli - verranno affrontati tutti i protocolli su cui il Comitato tecnico scientifico si è già pronunciato, compresa la Ru486".

Escludendo che sulla strada dell'immissione in commercio sorgano nuovi ostacoli, la pillola dovrebbe pertanto giungere presto negli ospedali italiani. Solo nei nosocomi perché il farmaco potrà essere utilizzato esclusivamente attraverso canale ospedaliero, quindi come farmaco classificato in fascia H.

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08 luglio 2009

De Lillo, moratoria internazionale contro l'aborto

"A breve presenterò anche in Senato la mozione per una moratoria internazionale contro l'aborto".

Lo annuncia il senatore Pdl Stefano De Lillo. "Proprio oggi (ieri ndr) - spiega in una nota il parlamentare - l'enciclica 'Caritas in veritate' ci ricorda che spesso gli aiuti ai Paesi poveri sono condizionati dalla accettazione di politiche di controllo delle nascite che prevedono aborto ed eutanasia".

"In un momento in cui il dibattito internazionale sull'utilizzo delle risorse del pianeta è orientato a riconoscere la centralità della persona umana e i suoi diritti fondamentali - conclude - una moratoria internazionale contro l'aborto è quanto mai opportuna e auspicabile, perché il primo dei diritti dell'uomo è il diritto alla vita".

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07 giugno 2009

Scontro in Vaticano sull'aborto terapeutico

Non si sono placate le polemiche all'interno della Chiesa e del mondo cattolico sul delicato tema dell'aborto terapeutico

L'argomento di scontro più recente è stato il clamoroso caso della bambina brasiliana di 9 anni che, in seguito alla violenza sessuale subita dal patrigno, ha abortito all'inizio di marzo: era incinta di due gemelli e secondo i medici rischiava la vita.

Il vescovo della diocesi brasiliana dove è avvenuto il fatto, monsignor José Cardoso Sobrinho di Olinda e Recife, scomunicò pubblicamente i medici che avevano condotto l'intervento, ma la Santa Sede, attraverso il presidente della Pontificia accademia per la vita, monsignor Rino Fisichella, prese con durezza le distanze dal vescovo attraverso un intervento pubblicato sulla prima pagina dell"Osservatore romano'. Monsignor Sobrinho era accusato di essere privo di misericordia e incapace di riconoscere la gravità di altri peccati, come quello della violenza sessuale.

Le divisioni, a quanto apprende l'ADNKRONOS, sono arrivate fin dentro il Vaticano e nella stesa Pontificia accademia per la vita, mentre le associazioni pro-life americane fanno sentire la loro voce. Judie Brown, presidente dell'American Life League, ha scritto una lettera di protesta a monsignor Fisichella e allo stesso segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone, chiedendo "di chiarire la questione". Da sottolineare che la Brown è membro per l'appunto della Pontificia accademia per la vita.

Da parte sua monsignor Sobrinho non solo rivendica la scelta compiuta, ma sostiene di avere dalla sua la maggioranza dei vescovi brasiliani; riferisce inoltre, in un'intervista pubblicata dal giornale cattolico francese 'Present' e rilanciata dai siti Internet pro-life d'Oltreatlantico, che alcuni dei suoi confratelli vescovi hanno parlato con monsignor Fisichella a proposito del caso brasiliano, chiedendogli le ragioni della posizione assunta. A costoro, afferma Sobrinho, Fisichella ha detto di avere "seguito le indicazioni di suoi superiori".

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23 dicembre 2008

Pillola abortiva, imminente la commercializzazione

Puoi chiamarla pillola abortiva, Ru486, IVG medica o killpill, (pillola assassina, come la chiamano i suoi nemici) si tratta sempre del Mifepristone, il farmaco che permette a chi decide di abortire di farlo senza l?intervento chirurgico.

In pratica riproduce artificialmente quello che succede con l?aborto spontaneo, con gli stessi sintomi.

Può essere utilizzata nell?interruzione fino a 7 settimane di gravidanza, quando l?embrione misura tra i 2mm e i 7mm. Generalmente sono presenti dolori alla pancia e perdite di sangue, come un?abbondante mestruazione, la pillola viene somministrata in ospedale ma non è previsto ricovero.
L?aborto chirurgico viene praticato solo a partire dalle 7 settimane di gravidanza, prevede mediamente 3 settimane di attesa e costringe la donna ad un intervento in sala operatoria.

La RU486 viene somministrata quando la gravidanza è ancora in fase iniziale evitando così una penosa attesa a chi ha già deciso di abortire e ha il vantaggio di essere una procedura meno invasiva in quanto non è previsto un intervento in sala operatoria .

E? utilizzata da 20 anni in Francia e da molti anni in 21 paesi europei, nei paesi occidentali è già stato usata da 2 milioni di donne. In Svizzera non prevede ricovero ne' sorveglianza, viene somministrata nello studio del medico in cambio di 600 euro e vai a casa. Tutto qui.

E? stata inserita dall?O.M.S. (organizzazione mondiale della sanità) nella lista dei farmaci essenziali ed è approvata dalla F.D.A. (Food and Drug Amministration, l?organo di controllo dei farmaci statunitense).

In Italia la prima richiesta è del 2001 e da allora sono state portate avanti numerose sperimentazioni, fino alla sospensione nell?agosto del 2006.

Nei giorni scorsi 40 deputati (Luca Volontè UDC, Alessandro Pagano PDL, Massimo Polledri Lega e tanti altri) hanno firmato una mozione trasversale per sospendere l?iter di registrazione della pillola abortiva: ?Il governo non può restare indifferente e sposare una linea soft rispetto ai tanti dubbi scientifici e morali sull?utilizzo della RU486??, sollevando anche dubbi sulla ?tutela della vita nascente? e l?utilizzazione di questo ?strumento di morte?.

Come spesso accade si cerca di decidere sulla testa delle donne, senza offrire loro la possibilità di scegliere.

In Francia un terzo di tutte le interruzioni di gravidanza avvengono mediante la somministrazione dell'Ru486.

I vari oppositori invocano la salute delle donne, ricorrendo a opposte motivazioni: da una parte dicono che e' pericoloso e crudele, dall'altra che così si banalizza...

Ma allora l'aborto chirurgico e' meglio o e' una giusta punizione che serve a riflettere? Bisognerà prendere una posizione, temo. Come diceva una vecchia storia che raccontava mia madre:
Un tale prestò un orcio di terracotta ad un amico che glielo restituì rotto. Chiamato di fronte al giudice a risponderne dichiarò:
Primo: non mi ha mai prestato nulla;
Secondo: gliel'ho restituito sano;
Terzo: era già rotto quando me lo ha prestato.

Bisognerà prendere una posizione, temo. La nostra e' molto chiara. Le donne devono poter scegliere.

Ecco, tanto per farsi un?idea, il consenso informato che un medico svizzero invia alle pazienti che vogliono andare a Lugano a prendere l?Ru486... qualcosa non torna, eh?Giustifica
GABRIELLA PACINI
Vita di Donna Community

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16 dicembre 2008

Ru486 in vista dell'approvazione

Si avvicina l'approvazione definitiva, anche in Italia, della pillola abortiva Ru486 anche se non è da escludere qualche ostacolo finale anche di natura economica.

Lo stesso Guido Rasi, direttore generale dell'Agenzia italiana del farmaco (AIFA), conferma che la registrazione, in questo caso, rappresenta un mutuo riconoscimento, essendoci già stato un via libera da parte dell'agenzia europea.

Due riunioni, una del comitato tecnico scientifico e l'altra consiglio di amministrazione dell'AIFA rappresentano i passaggi finali del procedimento. Exelgyn, azienda francese produttrice della pillola abortiva RU486 ha inviato il primo agosto scorso all'AIFA la documentazione sui prezzi del medicinale in vista di una trattativa sul prezzo.

"La prossima somministrazione della pillola Ru486 in Italia impone il dovere di informare correttamente le donne italiane che intenderanno farne uso - sottolinea Giorgia Meloni, ministro della Gioventù - si tratta "di un farmaco potenzialmente pericoloso per la loro salute, la cui vendita è stata autorizzata dall'agenzia farmaceutica in virtù di un accettabile rapporto costi-benefici purché il suo impiego sia coerente con la legge 194 e purché sia previsto esclusivamente in ambito ospedaliero.

Ciò vuol dire che si è ritenuto questo farmaco non più pericoloso della tecnica normalmente usata per gli aborti, ma sempre di aborto si tratta".

Vedi: Mifegyne (RU 486) Metodo farmacologico per l'interruzione precoce di gravidanza

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La Ru486 non trovi ostacoli

"Mi auguro che non si frapponga nessun ostacolo per autorizzare la registrazione anche in Italia della pillola abortiva Ru486. Si tratta infatti di un atto dovuto, basato sull'autonoma valutazione dell'autorità europea del farmaco".

Lo dice Livia Turco, capogruppo Pd in commissione Affari sociali della Camera. "La pillola è ampiamente collaudata e utilizzata in tutti i Paesi europei - prosegue Turco - e l'Italia arriva per ultima a causa di pregiudizi ideologici.

Sarebbe grave adesso se venisse vietata la diffusione e ancor più grave è l'ingerenza della politica nell'ambito clinico farmacologico. La Ru486 deve essere utilizzata nel rispetto della legge 194, cioè in ambito ospedaliero dove saranno la donna e il medico a decidere la metodica abortiva più idonea. Sono del tutto immotivate le campagne terroristiche contro i presunti danni di questo medicinale.

La procedura di valutazione medico-scientifica è conclusa definitivamente: adesso il Governo non si intrometta in scelte scientifiche". Piuttosto, sollecita l'ex ministro della Salute, l'esecutivo "metta fine al silenzio che da mesi si è diffuso sulla 194.

Con il governo Berlusconi sono sparite di colpo le politiche di prevenzione, il potenziamento dei consultori e la tutela della maternità.

Le uniche misure del Governo, scritte nel decreto 112 e nella Finanziaria, sono i pesanti tagli alla sanità e al sociale e persino la cancellazione del progetto per il potenziamento dei consultori, che avevo attivato con l'ex ministro Rosi Bindi stanziando le risorse necessarie", conclude.

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02 dicembre 2008

L'aborto non è un diritto

Non si può usare come contraccettivo. L'Onu dovrebbe ripensare le proprie politiche

L'aborto "non può essere considerato un diritto".

Così il sottosegretario al Welfare, Eugenia Roccella, ha commentato ieri la posizione di monsignor Celestino Migliore, osservatore della Santa Sede presso le Nazioni Unite, sulla discussione a cui sarà chiamata l'Assemblea generale dell'Onu per decidere se aggiungere l'aborto ai diritti universali dell'uomo.

"Penso al fatto che l'aborto è stato utilizzato in Paesi come India e Cina come mezzo di regolazione della natalità sulla pelle delle donne - ricorda la Roccella, a margine della presentazione oggi a Roma del Libro bianco sull'invalidità civile in Italia - Ma penso anche ai 180 milioni di donne sterilizzate nel mondo.

La sterilizzazione, l'aborto forzato e quello selettivo non possono essere usati come mezzo contraccettivo.

L'Onu - conclude la Roccella - dovrebbe riconsiderare le sue politiche del passato, e modularne di differenti sulla questione dell'aborto".

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13 novembre 2008

Aborto, vescovi USA in rivolta

Si chiama 'Freedom of Choice Act' ed è il grande spauracchio per i vescovi cattolici degli Stati Uniti all'indomani dell'elezione del nuovo presidente Barack Obama alla Casa Bianca. Si tratta, in pratica, di un provvedimento che liberalizza l'aborto in tutti gli Stati americani.

Per questo la Conferenza episcopale degli Stati Uniti, chiudendo ieri i lavori della propria assemblea plenaria, ha redatto un documento conclusivo nel quale di manifesta in termini espliciti la netta contrarietà a una legge "diabolica" che avrebbe "l'effetto di dividere il nostro Paese". Inoltre i vescovi spiegano che le elezioni presidenziali dello scorso 4 novembre non sono state un "referendum sull'aborto" fra i pro choice e i pro life.

I vescovi sottolineano poi che "politiche aggressive pro-aborto alieneranno decine di milioni di americani" dal governo. Ancora, il 'Freedom of Choice Act' viene temuto dai vescovi in quanto di fatto permetterebbe una sorta di deregulation "dell'industria dell'aborto" negli Stati Uniti, una prospettiva temuta dalle gerarchie cattoliche anche perché i democratici con l'ultima tornata elettorale hanno il rafforzato la loro maggioranza al Congresso.

Ancora, si riafferma che le istituzioni cattoliche che si occupano della salute non potranno collaborare nella distruzione della vita umana e che simili politiche possono avere "conseguenze letali sulla vita umana prenatale".

Lo stesso Obama a suo tempo aveva annunciato il proprio appoggio al 'Freedom of Choice Act'. In ogni caso il testo finale dell'assemblea è stato redatto sotto la supervisione del cardinale Francio Geroge, presidente della Conferenza episcopale e arcivescovo di Chicago, la città di cui è originario Obama e nella quale era stato eletto senatore.

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21 luglio 2008

La pillola RU486 si compra online

Ancora una volta Internet diventa il grande contenitore occulto per soddisfare le richieste di chi cerca farmaci non registrati o di difficile reperimento.

La pillola abortiva, RU486, infatti, si può acquistare sul web, quando non è venduta nel proprio paese.

A lanciare l'allarme è stata la BBC online che rivela come le donne irlandesi, ma anche di altre 70 nazioni dove il farmaco abortivo RU486 non è in commercio, Italia compresa, si approvvigionano via computer.

Evidenti i rischi per la salute come conferma che l'11% delle donne che hanno optato per l'acquisto della pillola online sono poi state costrette a ricorrere all'ospedale per l'interruzione di gravidanza chirurgica.

In alcuni casi, infatti, il feto non è stato completamente espulso o si è verificata un'emorragia.

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18 luglio 2008

Il medico rifiuta l'antidolorifico durante un aborto terapeutico

8 luglio, aborto terapeutico al Niguarda di Milano, tra i più importanti ospedali della città. Una struttura i cui vertici fanno riferimento a Comunione e Liberazione.

Durante le contrazioni procurate dai farmaci un medico anestesista, obiettore di coscienza, si rifiuta di soccorrere la donna che accusa forti dolori, una giovane ucraina di 30 anni. L?intervento richiesto al medico era quello di somministrare semplicemente un antidolorifico.

Il marito, un italiano, si ribella e scoppia il caos. Interviene il primario di ostetricia, Maurizio Bini, che assiste la paziente: «Prima l´ho curata e poi mi sono scusato con lei - spiega - il marito era così infuriato che la voleva portare in un altro ospedale. Ma si è calmato quando ha visto che dopo un´iniezione di morfina sua moglie stava meglio. Certo, non era compito mio fare quella iniezione, ma i medici abortisti nel mio reparto sono così pochi che spesso mi capita di rimboccarmi le maniche e fare da solo».

E Dio creò l'uomo a sua immagine e somiglianza... A noi viene da pensare che a volte sia l'uomo a creare Dio a sua immagine e somiglianza, e il risultato non è un gran che. Sono sicura, più che sicura, che, ammesso che esista, Dio (o Javeh, o Allah, o Chi per Lui, tutti rigorosamente maiuscoli) non hai mai nemmeno pensato di dire a un essere umano "rifiuterai la terapia per il dolore a una peccatrice".

Penso che oltre alle Associazioni Femminili, all'Ordine dei Medici, alla Direzione dell'Ospedale, e a quant'altri, dovrebbe intervenire il Papa in persona, visto che il medico presumiamo sia cattolico. Se veramente il Papa è il rappresentante in terra dell'Entità Suprema (tutto maiuscolo, sempre...), che lo difenda da questo affronto.

Il dolore fisico è la più aberrante delle sensazioni, la più umiliante delle esperienze. A meno che non possa essere integrata nello spirito (come se mi fa male una scarpa, ma sto correndo la maratona e insisto), l'esperienza del dolore fisico scompone l'anima, distrugge l'io, ci rende schiavi impotenti di una carne senza pietà, ci priva di ogni pudore e dignità.

Ben lo sanno coloro che usano la tortura. Il dolore fisico abita le regioni più oscure della nostra anima e ci dice cose di noi stessi che avremmo voluto non sapere mai. In queste regioni oscure e spaventose abitano i torturatori, che sono stati medici, più di una volta nella storia.

I medici, coloro che dovrebbero aiutare, e quindi, servire. Dovrebbero raggiungere i malati nei luoghi oscuri dove abitano e aiutarli a tornare alla luce e, se non possono, restare con loro per confortarli. Diceva Murri, famoso medico dell?800, se potete curate, se non potete alleviate, se non potete consolate. Temo però, purtroppo, che fosse ateo..

Il medico che ha rifiutato la terapia antidolorifica è proprio sicuro che quando andrà di là, (visto che ci crede) il figliolo di Dio, quel simpatico capellone palestinese che si faceva strofinare i piedi dalla Maddalena, gli darà un posto di favore al suo fianco perché integerrimo?

Peccato, peccato, noi non ci crediamo, all'al di là, e a occhio e croce se c'è davvero saremo all'inferno....
Ma magari ci incontriamo il collega, chissà.

ELISABETTA CANITANO

Link attinenti:

L'obiezione di coscienza categoria per categoria
Aborto, il 60 per cento dei ginecologi è obiettore
Il Papa, i farmacisti e l'obiezione di coscienza
«I laici non fanno carriera. Non ci sono sanzioni per chi non consente l'Ivg>>

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07 luglio 2008

Aborto, più rischi se l'uomo e un over 40

L'età, è ritenuta da sempre un vero incubo per le donne che aspirano alla maternità e che hanno superato i 35 anni

I ginecologi ed i biologi sono pronti con il pollice verso il basso a decretare l'ingresso nella zona grigia, quella che in pochi anni, progressivamente, traghetterà verso l'ipofertilità e, per una coppia non feconda, la strada sarà sempre più in salita anche con la fecondazione in vitro.

?Oggi, lo scenario si deve ampliare?, afferma la dottoressa Stephanie Belloc, del centro di riproduzione assistita Eylau di Parigi, In Francia, : ?Anche l'età dell'uomo ha la sua importanza e questa informazione deve essere comunicata alla coppia che cerca una gravidanza?. Il dubbio esisteva da tempo, ma mancavano le evidenze cliniche.

La novità e che, nel corso del 24° Congresso della Società Europea di Embriologia e Ricerca, in corso a Barcellona, un gruppo francese, capitanato dalla dottoressa Belloc, ha posto la prima pietra. Sono state presentate alcune evidenze scientifiche sul rapporto tra l?età del maschio ed i risultati delle inseminazioni intrauterine (IUI), ottenute con l? osservazione e l?elaborazione statistica di un numero molto significativo di IUI, ben 21239 di coppie che si sono rivolte al Centro Eylau, di Parigi, dal gennaio 2002 al dicembre 2006.

La scoperta è che la percentuale delle gravidanze interrotte spontaneamente aumenta, mentre la percentuale di successo nel concepimento diminuisce, quando il maschio ha superato i 40 anni. Questo dato e stato per anni controverso, rispetto, non tanto alla cosiddetta conta degli spermatozoi e alla loro qualità , quanto agli effetti diretti sulla infertilità della coppia, ovvero sull?esito della gravidanza.

Alcuni studi recenti, ad esempio, hanno evidenziato la relazione tra i danni al DNA e l? età del maschio sempre rispetto alla tecnica più semplice, quella della inseminazione. Poche, tuttavia, le conferme cliniche definitive. ?La conclusione dovrebbe condurre, afferma Belloc, a suggerire alle coppie di ricorrere subito alla fecondazione in vitro, se il maschio ha superato i 40 anni, non perché si possano avere certezze sull?esito, ma per correre meno rischi di aborto spontaneo ed avere più opportunità di successo?.

MONICA SOLDANO
Vita di Donna Community

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24 giugno 2008

Fecondazione e aborto sotto esame

Il Governo è già al lavoro su temi, "come le linee guida per la legge sulla procreazione assistita e le politiche di prevenzione dell'aborto". Lo assicura in una nota il sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella, aggiungendo che le sollecitazioni dell'associazione Scienza e Vita sulle priorità di una politica che "tuteli la vita dal concepimento alla morte naturale, sono in linea con gli indirizzi programmatici del Governo".

"L'impegno dell'esecutivo - afferma il sottosegretario - è quello indicato dallo stesso primo ministro nel discorso d'insediamento alla Camera dei deputati: varare un grande piano nazionale per la vita. Su molti dei punti critici individuati da Scienza e Vita abbiamo trovato una situazione già fortemente compromessa dal precedente Governo.

E' ormai impossibile, per esempio, riattivare la minoranza europea di blocco che impediva il finanziamento alla ricerca sugli embrioni, dopo che nel 2006 il ministro Mussi ha ritirato la firma dell'Italia". Sugli altri temi, "come le linee guida per la legge sulla procreazione assistita e le politiche di prevenzione dell'aborto, siamo già al lavoro - assicura Roccella - In entrambi i casi, si tratta di interpretare e applicare la legge con coerenza e rispetto.

Accogliamo pienamente anche l'invito a promuovere la ricerca sulle cellule staminali adulte, che ha già dato buoni frutti e in cui il nostro Paese è all'avanguardia. E la raccomandazione a una maggiore cautela e informazione sui test genetici, affinché il loro uso non apra le porte a forme 'morbide' di eugenetica". Le tematiche proposte da Scienza e Vita, insomma, sono "al centro della nostra attenzione, e siamo certi - conclude la Roccella - che con l'associazione il dialogo sarà continuo e proficuo".

Intervista a Eugenia Roccella: La legge 194: noi non obiettiamo agli obiettori

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18 giugno 2008

Aborto ed adolescenti: quali strategie per contrastarlo?

di Monica Soldano

Mentre la politica discute dell'opportunità di ?fare il tagliando? alla legge 194, come ha più volte dichiarato la Sottosegretaria del Ministero del Lavoro, Salute e Politiche sociali, l?on Eugenia Roccella, i dati ufficiali forniti dal Ministero della Salute e da quello della Giustizia testimoniano una continua decrescita del numero degli aborti (-3 per cento nel 2007 rispetto all'anno precedente). Un dato confortante che però, se analizzato, svela una situazione non uniforme.

Infatti, a ricorrere meno all'interruzione volontaria di gravidanza sono le italiane adulte, mentre fra le minorenni si registra un tendenziale aumento (calcolato sulla base delle richieste al giudice: 1360 nel 2006 contro le 1214 del 1999). Le giovanissime sono quindi, insieme alle donne straniere di tutte le età, le più fragili, quelle che sono meno informate e hanno più difficoltà ad accedere ai servizi. Come fare per aiutarle? Se ne è discusso a Roma, al convegno ?Politiche per un contrasto all?interruzione volontaria di gravidanza nelle donne a rischio? lo scorso 9 giugno, promosso dalla Società Italiana di Ginecologia ed Ostetricia (SIGO) e dai ginecologi ospedalieri (AOGOI).

Secondo i dati del sondaggio che ha coinvolto 616 medici iscritti alla SIGO e alla SIMG, la Società Italiana di Medicina Generale, il ricorso ai consultori è ancora basso ? se ne serve solo il 36,9 per cento della popolazione -, specialmente nel Sud e nelle isole. Questo potrebbe dipendere anche dalla loro scarsità e dalle carenze organizzative (orari di apertura o giorni limitati): non è mai stato raggiunto il rapporto ideale tra popolazione e consultori stabilito dalla legge istitutiva dei consultori che è di uno ogni 20.000 abitanti.

Siamo fermi allo 0,7 e con grandi disparità tra le regioni. Inoltre, sono più utilizzati per le certificazioni dalle cittadine straniere (il 51,3 degli utenti), che dalle italiane. Tuttavia, Antonio Bel piede, ginecologo dell?ospedale civile di Canosa, propone di ?passare ad una proposta attiva verso i giovani. Non possiamo aspettare che vengano in consultorio, dobbiamo andare da loro. L?informazione sulla contraccezione e la prevenzione vanno offerte la sera, magari davanti alle discoteche?, esorta Belpiede. Uno di quei ginecologi che sulla contraccezione d? emergenza ha fatto una campagna informativa specifica, ma solo ?perché sia il primo passo per poter avvicinare i giovani e cercare di parlargli?.

E proprio ai giovani maschi, oltre che alle giovani, si rivolge Alessandra Graziottin, direttore del centro di Ginecologia e Sessuologia medica dell?ospedale San Raffaele Resnati di Milano Nella sua relazione si sottolinea l? esigenza irrinunciabile della ?corresponsabilità?. ?I maschi stanno usando sempre meno i profilattici, come dimostra l?andamento delle vendite dal 1997 al 2005. Ce lo conferma la crescita delle infezioni da clamydia in tutta Europa, da 6 a 10 volte negli ultimi 10 anni. La fascia di età più esposta è quella delle ragazze tra i 15 ed i 24 anni.

Un motivo in più per ricominciare con campagne di sensibilizzazione dei maschi, venute meno dopo l?allarme sull'Hiv/Aids, è poi quello della prevenzione dell'infertilità. Ma non basta, anche i genitori devono fare la loro parte.? Solo il 40% delle madri parla con le proprie figlie di sessualità? (I rapporti tra madri e figlie in Italia. Una mamma per amica, il Pensiero Scientifico Editore, Roma, 2007. www.alessandragraziottin.it) ?Basta con le madri che vogliono fare le amiche. Impegnate a comunicare solo per dare consigli su cosa scrivere negli sms ai propri fidanzati, o su quale rossetto acquistare?, ribatte Raffaella Michieli, Segretario Nazionale Società Italiana di medicina Generale.

Tutti concordi i medici della SIGO e della AOGOI nel ripartire dai genitori, perché le istituzioni, scuola o consultori che siano, non bastano Ed è così che Alessandra Graziottin espone due strategie in uso già in alcuni paesi europei: ?La comunicazione da pari a pari, tra coetanei, di cui alcuni siano stati formati prima. Da mettere a confronto in alcune giornate informative, nelle ultime classi delle scuole medie superiori.

Il coinvolgimento dei genitori, per i minorenni. ?È fondamentale restituirgli un ruolo. proprio nel momento in cui si presentano loro i materiali didattici per l?approvazione. Un? occasione importante per responsabilizzarli e formarli al tempo stesso, aiutandoli ad aprire gli occhi verso i figli?. ?Ciò che colpisce di più dai recenti studi internazionali è, infatti, prosegue Graziottin, proprio la sottovalutazione da parte dei genitori dei comportamenti a rischio dei propri figli, soprattutto dei minorenni, con riferimento all?uso degli alcolici e delle droghe leggere.?

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La legge 194: noi non obiettiamo agli obiettori

Intervista all?on. Eugenia Roccella, sottosegretario del Ministero del Lavoro, Salute e Politiche sociali.

di Monica Soldano

Sottosegretario Eugenia Roccella, lei in queste ultime settimane ha partecipato ad alcuni convegni pubblici, ricordo quello a Roma della Società Italiana dei Ginecologi ed Ostetrici (SIGO) il 9 giugno scorso o, a Fiuggi, la prima Conferenza Nazionale della Professione Medica ?I medici per una buona sanità?, promosso dalla Federazione Nazionale degli ordini dei medici, il 14 giugno scorso. In entrambi, il suo intervento è stato incentrato sul proverbiale ?tagliando? da fare alla legge 194, espressione ricorrente dall?inizio di questa Legislatura, cosa intende?

Innanzitutto, è chiaro che l? aborto non può essere identificato con la legge 194. Non è la legge che lo ha inventato. Di certo, il nostro obiettivo ideale è portare l?aborto in prossimità dello zero, e per fare questo dobbiamo concentrarci sulle strategie di prevenzione.

Quindi ?il tagliando? non sono della modifiche alla legge 194?

No, non è questo. Ma una rilettura della legge, una valutazione della sua efficacia ed il tentativo di ragionare per attuare quelle parti, come la prevenzione, su cui si è fatto poco.

L?Italia, rispetto ad altri Paesi europei come si colloca, in relazione all? interruzione volontaria di gravidanza?

Il caso italiano è un? anomalia. Vi è un alto tasso di delega ai maschi nella contraccezione, ma questi usano poco i profilattici, quindi possiamo dire che i metodi più utilizzati sono poco corretti. Eppure, in altri Paesi, penso alla Francia, in cui c?è tutto al meglio: l?informazione, la contraccezione, la comunicazione, l?aborto è ancora un problema ed alla fine in Italia si abortisce di meno.

Come mai?

Probabilmente una cultura italiana, di fondo meno permissiva, dove alcuni valori tengono di più, dove c? è più famiglia, ma la cosa andrebbe studiata ed approfondita meglio.

Cosa vuol dire fare prevenzione, quali strategie?

Innanzitutto dobbiamo parlare di più di maternità e sostenerla. In secondo luogo, è bene che nell?aborto intervengano tutti, almeno quelli motivati a prendersi cura delle donne in questa fase della loro scelta. Molti medici sono frenati dalla certificazione, che per gli obiettori è un problema etico. A questo punto andrebbero separati i percorsi, utilizzando anche il personale obiettore, prima e dopo l?aborto, senza obbligare nessuno, ma come proposta.. Alla donna andrà offerto tutto: il colloquio e la certificazione, dunque un? opzione in più. A Modena e a Forli, in particolare, questo protocollo sta già dando i suoi frutti. Gli aborti diminuiscono. Infatti, l?assessore della Sanità della Regione Emilia Romagna si è già impegnato a portare questo modello in tutta la regione, pur nel rispetto dei ruoli e della libertà di ciascuno. Questo coinvolgimento degli obiettori potrebbe essere una ricchezza ed aiutare a superare steccati ideologici.

Come si fa quando il servizio della IVG, il servizio sanitario pubblico, rischia di essere interrotto per mancanza di operatori, perché magari il numero degli obiettori di coscienza supera il 50 per cento (pensiamo ai dati del Ministero della Salute del 2007, che evidenziano percentuali dell? 80 per cento in Basilicata o in Lombardia?). In questi casi, non si potrebbe valutare politicamente l?opportunità di attribuire facoltà ai direttori generali di trasferire gli obiettori ad altri servizi e magari di sostituirli?

Io non vedo una correlazione diretta tra il tasso degli obiettori e la funzionalità della legge. Basta dire che in Emilia Romagna ci sono più obiettori che in Lombardia. A volte l?obiezione degli infermieri o di altre figure è più disfunzionale di quello dei medici, per l?applicazione della legge. Tutto questo va affrontato con le Regioni e studiato con tutti i soggetti interessati. A questo punto, è importante elaborare delle linee guida sulla legge 194. Occorre una interpretazione più omogenea, nelle parti più labili del testo, che confermi il diritto all?obiezione di coscienza, ma anche l?applicazione della legge 194.

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11 maggio 2008

In Europa 1 milione di aborti l'anno

Sono oltre un milione (1,16 mln) gli aborti eseguiti ogni anno in Europa. Più dell'intera popolazione di Cipro, che ammonta a 790 mila abitanti.

Lo rivela il rapporto 'The Evolution of the Family in Europe 2008' redatto dall'Istituto per le politiche familiari, un ente indipendente con base in Norvegia, che vuole fare pressioni per ottenere sul Vecchio continente una maggiore attenzione per le politiche a favore della famiglia.

Secondo il documento, "le interruzioni volontarie di gravidanza (Ivg) eseguite in Gran Bretagna, Francia, Romania, Italia, Germania e Spagna da sole rappresentano il 77% del totale degli aborti eseguiti entro i confini europei".

Dati alla mano, ogni anno si determinano 6,4 milioni di gravidanze ma una su cinque termina con una Ivg. Più o meno un aborto ogni 27 secondi. Sempre in base ai numeri, l'ente norvegese ha calcolato che le Ivg sono più numerose di ogni altra causa di morte accidentale o esterna, come gli omicidi o gli incidenti, anche se in Europa resta più alto il numero di decessi per malattie cardiovascolari o tumori.

L'analisi dell'organismo indipendente enfatizza "la bomba a orologeria demografica innescata nel Vecchio Continente dove, accanto alle alte percentuali di aborti, si registrano tassi di natalità criticamente bassi e il costante declino dei matrimoni".

Le coppie europee non sembrano molto solide alla luce del rapporto: "in media restano unite 13 anni, e ogni 30 secondi si celebra un divorzio o una separazione". Da qui la conclusione: "L'Europa è in un inverno demografico ed è un continente troppo vecchio".

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22 aprile 2008

Applicare meglio la 194

La legge 194 ha permesso un cambiamento sostanziale del fenomeno abortivo nel nostro Paese, nonostante la sua applicazione possa essere ulteriormente migliorata

Parola del ministro della Salute uscente, Livia Turco, che con queste parole commenta la Relazione annuale sull'attuazione della normativa sull'aborto, trasmessa ieri al Parlamento.

"Assumendo la piena applicazione della legge 194/1978 come priorità delle scelte di sanità pubblica - sottolinea la Turco - non si ravvisa la necessità di una sua modifica, ma viceversa si sottolinea la necessità di un rinnovato impegno programmatorio e operativo da parte di tutte le istituzioni competenti e delle operatrici e operatori dei servizi". Ecco dunque una serie di raccomandazioni alle Regioni per migliorare l'applicazione della normativa.

"Il dettato della legge - ribadisce infatti Turco - affida alle Istituzioni centrali e regionali il compito del governo del sistema. La relazione al Parlamento non intende essere un atto formale, ma lo strumento istituzionale per indirizzare coerentemente le scelte programmatorie di sanità pubblica, per correggere e risolvere le criticità, pianificare gli interventi più adeguati di prevenzione, raccomandare le procedure più appropriate in termini di maggiore tutela della salute della donna e di maggiore efficienza.

Come ministro della Salute ho dunque il compito di promuovere specifiche raccomandazioni alle Regioni su alcuni aspetti salienti". In particolare, "si raccomanda di adottare specifici interventi di prevenzione rivolti alle donne straniere, attraverso la formazione degli operatori socio-sanitari finalizzata ad approcci interculturali per la tutela della salute sessuale e riproduttiva; di organizzare i servizi per favorire l'accesso e il loro utilizzo; di promuovere una diffusa e capillare informazione per la popolazione immigrata".

Inoltre, "si raccomanda di promuovere il potenziamento dei consultori, quali servizi primari di prevenzione del fenomeno abortivo e di adottare misure idonee a ridurre ulteriormente la morbilità da Ivg e per il miglioramento dell'appropriatezza degli interventi, anche attraverso l'aggiornamento del personale, come previsto dall'articolo 15 della legge 194/78".

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09 aprile 2008

Medici cattolici a politici, modificate la 194

Modificare la legge 194 sull'interruzione di gravidanza, incentivare la ricerca sulle cellule staminali adulte e favorire il più possibile la diffusione delle cure palliative e degli hospice.

Sono alcune richieste che l'Associazione medici cattolici italiani (Amci) di Milano rivolge ai candidati politici d'ispirazione cristiana e a quanti ricercano il voto dei cattolici. "Chiediamo a questi politici - spiega l'Amci Milano in una nota - di modificare la 194, potenziando le iniziative di prevenzione basate su un solido sostegno alla madre, ed evitando l'uso di mezzi farmacologici dannosi per la salute della donna.

Un impegno che non deve essere vissuto come un limite o una condanna della donna che, liberamente, intende compiere un'interruzione di gravidanza".

L'Associazione chiede inoltre di favorire con finanziamenti adeguati la ricerca sulle cellule staminali adulte che, "rispetto alle staminali provenienti da embrioni o feti umani abortiti, presentano più realistiche applicazioni nella medicina rigenerativa".

I medici cattolici chiedono di infatti di "non approvare" ricerche che possano mettere a repentaglio la vita e la dignità della persona umana, come, ad esempio, gli esperimenti su feti abortiti ed embrioni chimera.

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31 marzo 2008

Regioni contribuiscano ad applicazione 194

"Sono fiduciosa sul fatto che non sarà facile mettere in discussione la legge 194. Una legge così equilibrata, saggia, lungimirante ed efficace, ma che deve essere molto ben applicata.

E ciò spetta ai governi regionali. Per questo è importante l'atto di indirizzo in materia che, sono sicura, sarà applicato da tutte le Regioni che lo hanno condiviso".

Lo ha detto il ministro della Salute, Livia Turco, candidata nelle liste del Pd, intervistata ieri nello 'Speciale elezioni 2008' dell'AdnKronos.

Turco ha ricordato, dunque, "l'importanza delle Linee guida di indirizzo elaborate per la piena applicazione della 194.

Atto di indirizzo - ha ricordato - che potenzia i consultori, prevede la presenza di medici non obiettori almeno in ogni distretto sanitario, un programma straordinario per le donne immigrate e l'aiuto alle donne che vogliono tenere il figlio ma sono in condizioni economiche disagiate.

Linee di indirizzo importanti che - ha concluso il ministro - saranno sicuramente applicate da tutte le Regioni che le hanno condivise".

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26 marzo 2008

Saltano le linee guida della 194

La Regione Lombardia non fa nessun passo indietro, conferma il suo 'no' alle linee guida per l'applicazione della legge 194 e salta così definitivamente l'intesa in Conferenza Unificata.

Ad annunciarlo, al termine della riunione, il sottosegretario alla Salute Serafino Zucchelli. "Le Regioni non hanno cambiato la loro posizione - ha detto - non c'è accordo, ognuno resta sulle proprie posizioni".

Sfuma così l'approvazione documento proposto dal ministero della Salute per dare delle linee guida, a livello nazionale, per la piena applicazione della legge sull'aborto. Sul mancato accordo, che di fatto lascia chiuse nel cassetto le linee guida, ha pesato il 'no' della Lombardia.

Un 'no' che, secondo il sottosegretario Zucchelli, ha motivazioni prettamente politiche: "l'agone elettorale - ha detto- ha tolto serenità al giudizio. Le linee guida della Lombardia sono valide e non erano lontane da quelle nazionali che noi abbiamo proposto".

Come ha spiegato Zucchelli, il ministero voleva dare impulso anche a quelle Regioni che ancora non si erano 'date da fare' per l'attuazione della 194. "C'era un sostanziale accordo con i tecnici della Lombardia poi la politica ha bloccato l'accordo", ha aggiunto il sottosegretario.

"Si tratta di temi 'strumentalizzati' per la campagna elettorale", ha concluso.

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24 marzo 2008

Aborto e minori a Pordenone, un?occasione per riflettere

di Elisabetta Canitano

Fa causa ai genitori per tenere il bambino? innanzitutto una precisazione.
Nessuno può essere operato contro la sua volontà, a parte i neonati e i bambini così piccoli da non poter capire il senso di quello che gli viene fatto. Lo sanno benissimo i pediatri, che sempre di più parlano chiaramente con i bambini, che hanno diritto come gli adulti a sapere ?del proprio corpo?.

Questo in generale. Certo, quando la chirurgia è una cura, si parla, si convince, si chiede ai genitori di spiegare al bambino. Ma quando la chirurgia è una scelta della donna, come nella legge 194, la minore sceglie, chiede.
Nessuno è il suo padrone, nessuno può imporle nulla. Il fatto che i giornalisti dicano che ha bisogno dell?avvocato per non abortire, dimostra solo la facilità con cui crediamo alla possibilità dell?oppressione degli esseri umani gli uni sugli altri.

La minore ha dalla sua, come tutti i minori, il giudice tutelare, quando non è d?accordo con i genitori, e a lui può rivolgersi per difendersi da indebite pressioni sulla sua vita, a lui può chiedere di andare in una casa famiglia.

Lo Stato, nella sua versione più nobile, quella di difensore della libertà individuale, accoglie il minore che ha bisogno, che non è proprietà dei genitori, ma di sé stesso, con un poco di aiuto.
Certo, il bambino che nasce è a sua volta un minore e il giudice può, nell?interesse di ambedue i minori, separarli, se non vi è garanzia che possano vivere insieme protetti, e così evidentemente è stato la prima volta, per la ragazzina di Pordenone.

Ma lei ci ha riprovato, è di nuovo incinta, non vuole abortire, questa volta vuole tenere con sé il bambino (e qui, forse, può avere un senso la presenza dell?avvocato, non certo per non abortire).
La scelta di mandarla sui giornali, certo, è irrispettosa e violenta, che l?Ordine censuri l?avvocato che lo ha fatto, come richiede giustamente Silvio Viale.

Ma proviamo ad ascoltarla questa ragazzina, invece, convinta come Giulietta, come Elena di Troia, come la Francesca Dantesca, (ma certo, gli esempi letterari ci piacciono di più...) che l?amore sia tutto ciò che conta nella vita.

E più è completo, più è assoluto, più è totale, e meglio è. Cosa meglio dunque, di un figlio?
Certo, non è un ragazzo italiano, che ha ben altri pensieri (nel bene e nel male), che potrebbe dar seguito a questo suo desiderio. Allora un operaio albanese, un uomo che viene da quei paesi in cui una ragazza di 15 anni è già una donna, qualcuno che ti guarda come un essere umano finito, completo, responsabile, non come un abbozzo di un domani di là da venire.

Chi di noi non ha avuto un filarino (come diceva mia madre), a 13 anni, con il piccolo pizzaiolo, l?apprendista bagnino, il ragazzino che portava il pane? chi non si ricorda il fascino che avevano questi ragazzi italiani già pronti a vivere, mentre noi negli ozi scolastici, eravamo trascinate alla laurea, al matrimonio, ma dopo, dopo, dopo.

Allora, noi che avremmo fatto il liceo, venivamo tenute ben lontane da questi ragazzi, accompagnate e prese a scuola, controllate sull?orario, tutti ben consci che, se fossimo state lasciate libere, probabilmente anche noi, ci saremmo lasciate trascinare da quel fascino. O forse no. Forse il controllo faceva parte del gioco, e noi eravamo ben contente di essere costrette a rientrare presto, a mettere come scusa quei cerberi dei nostri genitori, perché oscuramente intuivamo che la vita che facevano le madri di questi ragazzi, le loro sorelle, non era quella che volevamo per noi.

Ora l?attività sessuale è stata sdoganata. Dai tempi, dalla televisione, dalla liberazione delle donne. Ne andrebbero prevenuti i rischi, come si guida con la cintura di sicurezza?
Occorre ricordare che in Olanda, paese a tasso bassissimo di aborto, il preservativo viene consegnato alle ragazze a ai ragazzi al richiamo adolescenziale delle vaccinazioni?

Ma torniamo alla nostra ragazzina. Il primo valore è il suo diritto a scegliere. E? proteggerla dalle conseguenze. Mandarla a scuola, parlare con i professori, pensare a chi terrà il bambino mentre lei finisce il liceo. Negli Stati Uniti il fenomeno delle gravidanze fra le minori è così diffuso che alcune scuole superiori hanno annesso l?asilo nido, per permettergli di finire il corso di studi.

Certo, vorremmo che le donne studiassero, sappiamo che il livello scolare delle donne è indice del progresso di un paese, meno studiano le donne, più si muore di fame.
Non possiamo negarci che non saremmo contenti se fosse nostra figlia, a tornare incinta a 14 anni di un albanese, lieta e piena di progetti per il futuro.

Le guardiamo, queste ragazze, con ?gli ormoni impazziti?,?la tempesta ormonale?, la ?turba adolescenziale?, sperimentare posizioni estreme, assolute, mitologiche (ma quando capita a noi di sperimentarle non ci sembrano più così strane).

La cubista, la sex symbol, la donna di tizio o caio, la ragazza del clan, la donna perduta (e, per le ragazze con l?anoressia, la sapientissima, la disincarnata, e forse è anche peggio).

Qualcuno ha voglia di rivedere ?La voglia matta?, film degli anni 60, in cui Tognazzi s?infatua di un?adolescente e viene preso in giro da tutta la comitiva? Adulti, molto più adulti dei giovani di adesso, ma quanto siamo noi genitori a mantenerli giovani, a mantenerli nell?immaturità che li renda pronti ad ubbidire ai professori, ai capi, per assicurargli un futuro. E quanto quest?immaturità è poi è la prima a negarglielo?

Vorremmo che prima o poi fossero sedotte dall?attività intellettuale? loro, che da bambine erano ricche di fantasia, sembrano in questo periodo essere dominate da una fissazione (mia madre mi racconta che ai suoi tempi si pettinavano tutte come la Garbo, e venivano chiamate, ?le gretine?? ma allora è vero che il passato si ripete?)

Per non parlare dei loro compagni maschi. Ma attenzione, per loro l?identità maschile comporta l?affermazione di sé. Fra essere un famoso condottiero e diventare un premio nobel per la fisica non c?è poi tutta questa differenza, mentre se l?equivalente di Cleopatra è Britney Spears siamo messe malissimo.

C?è un lato cieco, oscuro, primitivo, temibile, nell?identità sessuale? Temo proprio di sì, sia per i maschi che per le femmine. Allora, nell?adolescenza, tempo di sperimentazioni, è facile che venga fuori, per quanto a noi non faccia piacere vederlo.

Ascoltiamoli, cerchiamo di proteggerli dalle conseguenze sul corpo e sull?anima (ahimè non tutto si ripara completamente), ma senza impedirgli di vivere, il danno sarebbe peggiore del guadagno.
Un ultima parola per questi genitori. La speranza che la realtà, con il suo lato oscuro, stia fuori dalla nostra porta e non si abbatta su di noi, è umana e comprensibilissima.

Ma a volte non si può. A volte irrompe nonostante i buoni insegnamenti, nonostante i controlli, nonostante gli esempi che cerchiamo di dare.

Noi, la comunità dei laici, capiamo benissimo il desiderio di proteggere il vostro bambino (la ragazza), anche contro quell?altro, il figlio dell?albanese. E? una debolezza umanissima, e noi, che non crediamo in un altro mondo, ma solo in questo, con tutti i suoi limiti, vi siamo vicini.

Pensate a noi, quando i benpensanti vi guardano male perché vostra figlia è una donnaccia incinta due volte di un extracomunitario. Pensate alla rivoluzione sessuale, alla liberazione delle donne, al diritto di scelta. Se la comunità bigottina del paese vi emargina pensate a noi, noi siamo con voi, e con la vostra figliola esagerata.

Benvenuti.

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13 marzo 2008

Aborto, boicotta chi decide per te

(Bologna) Dopo la notizia delle diciassette denunce arrivate in seguito all'azione di denuncia pubblica di venerdì pomeriggio 7 marzo, davanti alla farmacia S. Antonio di via Massarenti, che si rifiuta di vendere la pillola del giorno dopo, contraccettivo d'emergenza, incorrendo nel reato di rifiuto d'atti d'ufficio (art. 38 del R.D. 30 settembre 1938, n. 1702), è stato indetto per martedì 18 marzo, alle ore 21.00, al cs TPO

Le accuse che ci vengono mosse ? informa una nota stampa - sono di interruzione di servizio di pubblica necessità, danneggiamento e imbrattamento, per il semplice fatto di aver denunciato chi rifiuta di vendere la pillola del giorno. Abbiamo sanzionato ? riversando due sacchi di palline di polistirolo all'ingresso dell'esercizio e distribuendo materiale informativo ? quella che per noi è una sovradeterminazione che si gioca sulla nostra volontà di decidere sui nostri corpi e sulle nostre forme di vita.

Eravamo lì per ribadire che non tolleriamo che medici, preti e politici si arroghino il diritto di decidere per noi. E che non riconosciamo a queste categorie lo status di obiettori, quando il loro vero ruolo è quello di meri controllori di un ordine in cui non ci riconosciamo.

Le reazioni spropositate di curia, media ed esponenti di partiti di centro destra seguite repentinamente all'azione di venerdì rivelano che forse abbiamo toccato un nervo scoperto: la farmacia non è un luogo neutro, bensì un luogo centrale attraverso il quale si esprime sul territorio l'onnipresenza della cura medica nella cultura occidentale, ma è anche un vero e proprio dispositivo di potere con un compito ben preciso: far circolare pratiche di controllo e disciplina attraverso il corpo sociale. L'accanimento con cui ci perseguono, nonostante l'evidenza dei fatti smentisca le accuse, sta ad indicare che il percorso di disvelamento intrapreso mette in luce che quello in atto non è solo un attacco da parte delle autorità ecclesiastiche, ma anche un preciso tentativo di alcune potenti autorità non elettive di misurare sui nostri corpi il peso della propria influenza su questa campagna elettorale.

Così come riconosciamo dietro l'isterica reazione del farmacista una potente comunità epistemica dai toni neo\teocons. Non a caso sui giornali del 12 marzo la FOFI (Federazione ordine farmacisti italiani) dichiarava l'intenzione di riscrivere un testo di legge che tuteli il diritto all'obiezione anche per i farmacisti: di fatto le connessioni scienza medica-formazione-dispositivi di potere sono oggi più strette che mai e trovano nel controllo dei corpi e della sessualità un loro prescelto terreno di scontro.

Non si tratta quindi solo di repressione ma anche di normazione. Non saranno infatti le diciassette denunce a fermare la nostra campagna: quello che ci preoccupa è come le pratiche di espressione che vanno al di là dei semplici movimenti di opinione siano immediatamente tacciate di terrorismo attraverso campagne mediatiche e simultaneamente vengano tradotte da parte della procura di Bologna in procedimenti giudiziari. Il fine è di isolare pratiche conflittuali quali la promozione di campagne pubbliche di boicottaggio, capaci di consegnare a tutti la possibilità di riprodurre quotidianamente comportamenti di dissenso.

E tutto questo avviene in uno specifico momento politico sia nazionale che cittadino: un momento caratterizzato da una parte da una campagna elettorale che più farnetica sul diritto alla vita più omette le soggettività e i corpi reali, i quali autonomamente esprimono protagonismo e radicalità; e dalla stigmatizzazione di quelle soggettività che a Bologna esprimono e praticano conflitto su questi terreni.

Per tutte queste ragioni oggi ci vogliono zittire. E per tutte queste ragioni invitiamo tutte e tutti a partecipare all? incontro del 18 marzo al cs Tpo. Come Alice che inseguiva il bianconiglio noi abbiamo seguito i nostri desideri e ci siamo ritrovate/i in un deserto popolatissimo: da una parte le nostre "macchine" desideranti, dall'altro gli apparati di cattura e di trascrizione di normazione e controllo.

Li abbiamo scoperti nel momento stesso in cui provavano a nascondersi. Di fronte a questo ennesimo tentativo di normarci "adesso ridiamo con la risata di chi gli ordini li ignora". Guai a chi ci tocca - Tpo
(Delt@ Anno VI°, N. 57 del 12 Marzo 2008)

Leggi: Il Papa, i farmacisti e l'obiezione di coscienza

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