Vitadidonna News

Le News di Vitadidonna.it Salute e benessere, politica e diritti

16 febbraio 2010

Sindrome coronarica, uno su cinque torna in ospedale

Secondo un'indagine realizzata da Cineca, il maggior centro di calcolo italiano e tra i più importanti a livello mondiale, il 21% dei pazienti colpiti da sindrome coronarica acuta (Sca) torna in ospedale in seguito a un secondo evento cardiaco. Il dato emerge da uno studio svolto su un campione di 2.877 pazienti italiani rappresentativi dei 135 mila pazienti colpiti ogni anno da Sca, di cui erano note le ricette di prescrizione farmaceutica territoriale erogate dal Ssn al singolo cittadino, aggiornate mensilmente. 
 
In particolare sono stati seguiti, per 12 mesi, i pazienti che hanno ricevuto una prescrizione di farmaci antiaggreganti (aspirina, clopidogrel, ticlopidina) con doppia aggregazione. È stato notato che solo il 52% dei pazienti segue la terapia antiaggregante come indicano le linee guida. 
 
Una percentuale che risulta già alta nei primi sei mesi in cui è il 34% delle persone a non aderire perfettamente al trattamento consigliato. E, come spiega Aldo Maggioni, direttore del Centro studi dell'Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri (Anmco), a margine della presentazione di un nuovo antiaggregante, prasugrel, da poco disponibile in Italia: «Una delle cause di riospedalizzazione per una recidiva può essere anche ricercata nella non corretta aderenza alla terapia considerata ottimale». 
 
Nella valutazione dei costi, distinti in ospedalizzazione e terapia farmacologica, emerge che un paziente colpito da Sca costa in media 11.500 euro l'anno, di cui l'83% riguarda proprio la spese sostenute all'interno delle struttura ospedaliera, mentre la terapia farmacologica, nell'anno successivo alla Sca, rappresenta il 13,6% e l'uso degli antiaggreganti incide per il 2,2% sulla spesa totale (S.Z.).

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04 febbraio 2010

Fazio, la ricerca può salvare due cuori su tre

Due armi potenti in difesa della salute. "La ricerca e la prevenzione dei fattori di rischio possono ridurre a un terzo la mortalità causata da problemi cardiovascolari". Lo ha detto il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, durante la presentazione oggi a Roma della campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi 'Per il tuo cuore', voluta per il secondo anno dalla Fondazione del celebre cardiologo Attilio Maseri
 
Obiettivo, individuare i segreti celati dietro i casi insoliti di cardiopatie, per offrire ai pazienti approcci innovativi e davvero 'su misura'. "In Usa - ha ricordato il ministro - nel 1975 c'erano 1 milione e 330 morti cardiovascolari, nel 2000 questo numero è sceso a 516 mila decessi. Dunque le morti si sono ridotte a un terzo, proprio per effetto della ricerca e della prevenzione". 
 
Non stiamo parlando di stanziamenti impressionanti. "Gli Stati Uniti spendono 3,76 dollari per americano in ricerca cardiovascolare. Ma l'effetto di campagne come questa si sente". "Il cuore degli italiani sta abbastanza bene - ha aggiunto Fazio - anche perché la nostra sanità è una delle migliori del mondo. Ma si può sempre migliorare". Alleati della salute del cuore sono "uno stile di vita corretto, una sana alimentazione, attività fisica e - ha concluso - attenzione alla prevenzione".

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Cento cuori misteriosi sotto inchiesta

Sono già 100 i casi inusuali finiti sotto la lente dei cardiologi-detective: il pool di 'cervelli' impegnati da un anno nello studio dei pazienti più insoliti, per scoprire i misteri del cuore ancora irrisolti. Un progetto voluto dalla Fondazione 'Per il tuo cuore onlus', che ieri a Roma ha presentato la seconda campagna Rai di sensibilizzazione e raccolta fondi. "Lavoriamo come veri e propri detective - spiega Attilio Maseri, cardiologo di nomi celebri, dalla regina Elisabetta a Papa Giovanni Paolo II, e presidente della Fondazione - perché la curiosità è fondamentale per aprire nuove via alla scienza". 
 
Obiettivo, svelare finalmente cosa c'è dietro quegli infarti che arrivano come fulmini a ciel sereno, ma anche il segreto di fumatori incalliti, che a tavola non si negano nulla, ma nonostante tutto superano le 90 primavere. "Vogliamo fotografare gli angeli custodi del cuore, che regalano ad alcune persone una protezione in più", dice il cardiologo. Una ricerca ambiziosa che parte da anni di osservazione dei pazienti: "I cuori non sono tutti uguali. Dopo avere standardizzato le cure per offrire trattamenti uniformi in tutto il Paese, ora dobbiamo personalizzare davvero i trattamenti. Anche perché ancora non ci spieghiamo perché alcuni malati hanno problemi nonostante le terapie, e altri godono di buona salute sebbene siano a rischio". Grazie alla prima campagna sono stati finanziati due progetti di giovani 'cervelli', che hanno già dimostrato l'esistenza di curiose differenze. 
 
"Uno studio retrospettivo su soggetti sottoposti a coronarografia con Tac multistrato per una diagnosi precoce - racconta Maseri - ha mostrato che il 20% aveva le coronarie assolutamente pulite. La metà di queste persone, oltre tutto, presentava almeno tre fattori di rischio per coronaropatie". Insomma, un piccolo gruppo di soggetti insoliti, un po' come il celebre statista britannico Winston Churchill: nonostante l'inseparabile sigaro, la mole, lo stress e la passione per l'alcol, spense più di 90 'candeline'. "Accanto a questi pazienti, c'è un 15% di soggetti con coronarie disastrate, ma nessun fattore di rischio. Ebbene, da questi due gruppi possono arrivare i dati più interessanti".

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25 gennaio 2010

Benefici al cuore con meno sale

Modeste riduzioni di sale nella dieta possono contribuire ad abbassare, in maniera sostanziale, l'incidenza di malattie cardiovascolari e, conseguentemente, i costi sanitari. La conferma arriva da uno studio apparso su New England Journal of Medicine, che ha consentito di stabilire che diminuendo di 3 grammi al giorno il contenuto di sodio nella dieta si ridurrebbe annualmente il numero di nuovi casi di patologie coronariche di un valore compreso tra 60 e 120mila. Per quanto riguarda infarto del miocardio e mortalità generale, ogni anno, si registrerebbero tra i 54 e i 99mila e tra i 44 e i 92mila casi in meno, rispettivamente. 
 
E di ciò beneficerebbero tutti. In particolare, le donne andrebbero incontro a minori episodi di ictus; gli anziani a minori eventi coronarici e i giovani a meno decessi. Secondo gli autori, i vantaggi per la salute cardiovascolare derivanti da un minore consumo di sale sarebbero paragonabili a quelli conseguenti a ridotto uso di tabacco, minori casi di obesità e ipercolesterolemia. "Diminuire l'incidenza di problemi cardiovascolari nella popolazione generale attraverso la riduzione dell'apporto dietetico di sale significherebbe, per il sistema sanitario, un notevole risparmio, più conveniente rispetto all'impiego di farmaci antiipertensivi" ha dichiarato Lee Goldman coordinatore dello studio. (L.A.)

N Engl J Med. 2010 Jan 20.

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22 ottobre 2009

Visita cardiologica per tutti gli sportivi

L'appuntamento dal cardiologo, attualmente obbligatorio per coloro che praticano un'attività sportiva agonistica, dovrebbe essere esteso anche alle persone che fanno sport amatoriale. Lo chiedono a gran voce gli esperti della Società italiana di cardiologia (Sic), che ieri a Roma hanno presentato la campagna 'Battiti per il tuo cuore', un'iniziativa volta a sensibilizzare i più giovani sui rischi cardiovascolari. Questa misura - assicurano gli esperti - sarebbe fondamentale per prevenire eventuali casi di morte improvvisa giovanile, che oggi ha un'incidenza negli under 35 di un caso ogni centomila l'anno. "La campagna - spiega Paolo Marino, presidente Sic - vuole mettere i giovani al centro del progetto, sono loro i protagonisti del loro futuro". Non solo cinema, però. Lo spot sarà diffuso anche allo stadio Olimpico di Roma l'8 novembre, in occasione della partita Lazio-Milan. E ulteriori informazioni saranno pubblicate su un sito ad hoc. "Cinema, stadio e internet - sottolinea Francesco Fedele, past president Sic - sono tre mondi che appartengono ai ragazzi. E' giusto informarli in questi ambienti affinché il messaggio sia chiaro".

"Nello sport - sostiene Gaetano Thiene, consigliere Sic e componente del Comitato scientifico della Fondazione - esiste un rischio di morte improvvisa tre volte superiore rispetto a quello dei giovani sedentari. Si tratta di arresti cardiaci da fibrillazione ventricolare". Non è chiaramente lo sforzo fisico che mette a repentaglio la vita dei giovani, "ma il fatto che il cuore - spiega l'esperto - sottoposto ad un aumento di prestazione cede improvvisamente per colpa di una malattia 'silenziosa'. Consiglio quindi a tutti, anche a coloro che non praticano sport a livello agonistico, una visita cardiologica con elettrocardiogramma a riposo e da sforzo". In Italia un giovane su 10 fa sport agonistico, "ma per gli altri 9 non c'è difesa - prosegue Thiene - perché sono molti quelli che fanno attività fisica per hobby, a livello amatoriale o nelle scuole". Nel 1980, per legge, fu inserita la visita cardiologica per lo sport agonistico. Da quella data a oggi c'è stato un calo del 90% dei casi di morte improvvisa. "Sono dati che tutto il mondo ci invidia - conclude Thiene - non vedo perché questa misura non debba essere estesa anche alle attività sportive non agonistiche".

Durante la conferenza stampa è stato proiettato un decalogo ideato da Thiene e che può essere utile distribuito ai cittadini per far comprendere come vivere al meglio l'esperienza sportiva. Gli interessati possono scaricarlo in formato PDF cliccando QUI

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01 settembre 2009

Mortalità post-infarto: -44% con gli ICD

I defibrillatori impiantabili per cardioversione (Icd) riducono del 44% la mortalità per qualsiasi causa quando sono impiantati nei pazienti in seguito ad attacco cardiaco, anche in presenza di funzione cardiaca gravemente ridotta.

Questi i dati a lungo termine del Registro per la prevenzione della morte cardiaca improvvisa II (PreSCD II) annunciati ieri da Boston Scientific Corporation. L'analisi dei dati è stata presentata dal professor Heinz Völler, della Klinikum am See di Ruedersdorf (Germania), al congresso annuale della European Society of Cardiology (Esc) di Barcellona. PreSCD II, tra il 2002 e il 2005 - informa una nota - ha arruolato in 19 centri in Germania 10.612 pazienti sopravvissuti a un attacco cardiaco.

Il registro ha ottenuto l'appoggio della Società tedesca di cardiologia e della Società tedesca di prevenzione e riabilitazione, ed è stato supportato da Boston Scientific. "I dati del PreSCD II - afferma Völler - confermano nel mondo reale le conclusioni degli studi clinici randomizzati, che hanno mostrato come gli Icd riducano la mortalità in seguito ad attacco cardiaco.

Inoltre, il registro conferma che i tassi effettivi di impianti di Icd per il sottogruppo maggiormente a rischio erano inferiori a quelli consigliati dalle linee guida attuali e dai risultati di altri studi.

Questo elemento desta particolare preoccupazione, poiché la riduzione della mortalità associata a un Icd era più elevata proprio in questo sottogruppo di pazienti. È stato interessante anche osservare come il beneficio in termini di sopravvivenza aumentasse con l'aumentare dell'intervallo di tempo trascorso tra l'attacco cardiaco e l'impianto di Icd".

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Cardiologia, vincente il numero verde italiano

In meno di sei mesi ha già ricevuto oltre 1.300 chiamate il 'numero verde del cuore'. La scommessa della Fondazione Anna Maria Sechi per il cuore, un punto di ascolto gratuito per pazienti e familiari, si è rivelata vincente.

E oggi l'Europa guarda all'iniziativa italiana, presentata al Congresso europeo di cardiologia (ESC) in corso a Barcellona, come a un'esperienza pilota esportabile in altre nazioni, i cui punti di forza sono - si legge in una nota - la sinergia fra associazione e comunità scientifica e l'attenzione alla prevenzione. "Questo numero verde colma un bisogno tuttora inevaso, e le cifre lo dimostrano", afferma Roberto Ferrari, presidente della Fondazione e dell'Esc.

"Molti pazienti infatti sono anziani - continua Ferrari - e non hanno la possibilità o le competenze per accedere a internet. Trovare risposte esaustive, da parte di operatori competenti e a titolo gratuito, è una soluzione concreta.

Uno strumento su cui investire: è paradossale che a un infartuato venga offerta oggi la più sofisticata tecnica, ma non si sia in grado di attuare una politica utile per smettere di fumare e ridurre il colesterolo.

Ho fortemente voluto il numero verde perché lo ritengo uno strumento indispensabile di questa strategia integrata di promozione della prevenzione". Il numero verde è attivo tutti i giorni feriali dalle 15 alle 17, e offre un servizio di ascolto e counselling.

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15 giugno 2009

Infarto: dispnea connessa a esiti negativi

La dispnea è comune a seguito di un infarto miocardico, ed è fortemente associata ad un certo numero di esiti negativi. Sia l'angina che la dispnea sono sintomi prevalenti fra i pazienti infartuati, e data la loro frequente sovrapposizione, non si sa molto sulla misura in cui questi sintomi forniscano informazioni indipendenti in questa popolazione.

La più importante implicazione di quanto rilevato consiste nel fatto che il medico dovrebbe prestare maggiore attenzione alla mancanza di respiro nei pazienti coronaropatici: i cardiologi sanno che la dispnea ha un profondo impatto sulla qualità della vita dei pazienti con insufficienza cardiaca, e pertanto questi sintomi andrebbero riconosciuti come indicazioni per l'intensificazione della terapia medica e potenzialmente anche per la rivascolarizzazione coronarica.

Il prossimo passo sarà sviluppare parametri più sensibili e specifici per la valutazione della dispnea che possano essere facilmente incorporati nei metodi assistenziali di routine: a lungo termine, questi parametri potrebbero portare ad un miglioramento dell'assistenza e della salute per questi pazienti, sia in termini di qualità della vita che di sopravivenza.

(Am Heart J 2009; 157: 1042-9)

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07 giugno 2009

Pochi accetterebbero il cuore nuovo da un killer

Cuore nuovo sì, a patto però che il donatore non sia un assassino. La maggior parte delle persone, infatti, ha una forte avversione all'idea di ricevere un organo salvavita da un killer. Mentre non avrebbe problemi nel dover ricorrere a un trapianto da qualcuno che, nel corso della vita, non ha avuto comportamenti criminali. Lo rivela un'indagine presentata al Cheltenham Science Fest, in corso in Gran Bretagna.

Lo studio è stato condotto dopo che un'altra ricerca aveva svelato che un terzo dei trapiantati crede di aver preso, insieme al nuovo organo, anche qualche aspetto della personalità del donatore. Il team di Bruce Hood, neuroscienziato dell'Università di Bristol, ha testato l'effetto della conoscenza della moralità di un potenziale donatore su 20 studenti, che dovevano mettersi nei panni di un paziente in attesa di un trapianto di cuore salvavita. Ai giovani sono state mostrate foto di perfetti sconosciuti, chiedendo loro di dare un voto alla propria contentezza nel ricevere un organo dai diversi potenziali donatori.

Poi i ricercatori hanno fatto vedere nuovamente le foto agli studenti, dicendo ai ragazzi anche se il soggetto ritratto era 'buono' o 'cattivo'. Ebbene, il punteggio negativo dei candidati cresceva in modo drammatico quando i ragazzi scoprivano che appartenevano al secondo gruppo. Mentre sapere di trovarsi di fronte a una brava persona moltiplicava il punteggio positivo. Non solo: il record negativo è andato all'idea di un trapianto di cuore da un assassino. Lo stesso Hood ha spiegato, alla conferenza, di aver parlato con pazienti convinti di essere in connessione psichica con i donatori, di cui possedevano anche alcuni ricordi. Insomma, per molti un trapianto non è solo una questione di cellule, organi e vasi, ma c'è di più. "Alcuni dei cambiamenti psicologici in cui incorrono i pazienti dopo un trapianto hanno ottime spiegazioni fisiologiche.

Ma secondo uno studio ad hoc - ricorda Hood - circa un trapiantato su tre attribuisce queste alterazioni al fatto di aver preso alcune delle caratteristiche psicologiche del donatore. Anche se la scienza tradizionale - avverte - rifiuta l'idea di un simile trasferimento". Non solo, il medico ricorda il caso di un'adolescente inglese sottoposta a forza a un trapianto di cuore, che lei rifiutava perché temeva "sarebbe stata differente con il cuore di qualcun altro".

Ecco perché "la maggioranza delle persone trova repellente il pensiero di ricevere un trapianto da un killer", dice il neuroscienziato. Essenzialmente, precisa, queste persone credono che in qualche modo potrebbero 'ereditare' le caratteristiche peggiori del donatore. Dunque, il fatto che le donazioni siano anonime aiuta a evitare anche possibili problemi psicologici per i riceventi.

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26 febbraio 2009

Rabbia aumenta rischio aritmico

Nell'ambito di uno studio osservazionale, un gruppo di pazienti portatori di defibrillatori impiantabili hanno presentato picchi nell'alternanza dell'onda T (TWA), un elemento elettrocardiografico connesso ad un aumento del rischio di morte improvvisa, nel momento in cui provavano rabbia in condizioni controllate.

Nel corso dei tre anni successivi, i pazienti nel quartile superiore della TWA indotta dalla rabbia sono andati incontro ad un aumento di 11 volte nel rischio di aritmie ventricolari richiedenti un intervento sull'apparecchio. Quanto rilevato suggerisce che l'instabilità della ripolarizzazione indotta dalle emozioni potrebbe essere uno dei meccanismi che collegano lo stress alla morte improvvisa.

Diverse ricerche dimostrano che lo stress emotivo possa aumentare il rischio di aritmie ventricolari o morte improvvisa per cause cardiache, ed altre indicano che la rabbia ed altre emozioni negative possano aumentare il rischio di shock connesso ai defibrillatori impiantabili. Pochi piccoli studi avevano collegato lo stress mentale alla TWA, ed altri hanno suggerito che essa possa essere meccanicamente correlata a tachicardia e fibrillazione ventricolari.

In base a quanto rilevato, la valutazione della TWA potrebbe anche rappresentare un'alternativa per i pazienti che non possono sottoporsi ad esercizio ai fini della stratificazione del rischio di morte improvvisa. Se questi risultati verranno replicati in studi più ampi, essi potrebbero anche puntare all'uso di terapie non farmacologiche volte a limitare la risposta corporea alle emozioni negative nei pazienti portatori di defibrillatori impiantabili.

(J Am Coll Cardiol 2009; 53: 774-8 e 779-81)

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Più attenzione al cuore delle donne

Trascurato dai medici, esposto a stress e rischi dal gentil sesso, ignorato dalla farmaceutica e dal Governo. Il cuore delle donne è vittima della 'sindrome di cenerentola' e diventa sempre più fragile, mettendo a dura prova il mito della longevità femminile. Parola di cardiologa.

L'altra metà del cielo "dovrebbe darsi da fare per proteggerlo. E invece i dati dell'Istituto superiore di sanità parlano di una realtà diversa", avverte Maria Grazia Modena, direttore della cattedra di cardiologia al Policlinico di Modena, a Milano per presentare una campagna di informazione e prevenzione per il cuore delle over 40.

In Italia una donna in menopausa su due è ipertesa, il 38% ha il colesterolo alto, il 48% non fa sport, il 14% fuma più di 12 sigarette al giorno. Ma il gentil sesso è troppo impegnato ad accudire il proprio compagno di vita per accorgersi che le malattie cardiovascolari non hanno i pantaloni. Anzi, "sono la prima causa di morte e disabilità per le donne e uccidono più dei tumori, essendo responsabili del 55% dei decessi femminili".

Per alzare il velo su un killer silenzioso "che uccide e non fa notizia", il Policlinico di Modena, con la collaborazione di Merck Sharp & Dohme (Msd), lancia la campagna 'Prenditi a Cuore': una 'maratona sulla medicina di genere' che si apre con un convegno sulla salute declinata al femminile (in programma il 6 e il 7 marzo) e prosegue con una giornata, l'8 marzo, in cui verrà offerto, alle prime 200 donne che si prenoteranno entro la fine del mese, un check-up completo e gratuito nel Centro benessere del Policlinico di Modena.

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15 febbraio 2009

Forte associazione contro il colesterolo

I dati del Progetto Cuore dell'Istituto Superiore di Sanità parlano chiaro. In Italia il colesterolo è una minaccia in crescita ma non sempre è trattato come dovrebbe. Il risultato è che i pazienti ad alto rischio cardiovascolare possono incorrere in eventi severi.

"In questi pazienti - dice Gian Franco Gensini, ordinario di Medicina interna e Cardiologia all'Università di Firenze - per tenere il colesterolo sotto controllo sono necessari i farmaci.

In particolare, le statine. I risultati degli studi DIALOGUE e LEAD, condotti in Italia su pazienti italiani, hanno evidenziato come l'associazione fissa in un'unica compressa di ezetimibe/simvastatina sia più efficace, rispetto a una dose doppia di sola simvastatina, nella riduzione dei valori di colesterolo LDL, permettendo di raggiungere valori ambiziosamente bassi in una percentuale di circa l'80% dei pazienti".

"Nei diabetici - ha affermato Carlo Maria Rotella ordinario di Endocrinologia all'Università di Firenze, past-president della Società Italiana dell'Obesità e Coordinatore dello studio LEAD - valgono i medesimi obiettivi terapeutici che si adottano per chi ha già avuto un infarto: 100 mg/dL in presenza del solo diabete, 70 mg/dL se oltre al diabete sono presenti altri fattori di rischio cardiovascolare. In questi pazienti è dimostrato che l'associazione ezetimibe/simvastatina è molto più rapida ed efficace del solo raddoppio della statina.

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09 febbraio 2009

Premiati gli scienziati degli studi Gissi

Un premio del Quirinale all'eccellenza medica italiana per la salute del cuore. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, consegnerà venerdì 13 febbraio un riconoscimento ai ricercatori che con gli studi Gissi (Gruppo italiano per lo studio della sopravvivenza nell'infarto) hanno ottenuto risultati scientifici di rilievo internazionale.

Il capo dello Stato, riferisce una nota dell'Istituto Mario Negri di Milano, consegnerà una targa di riconoscimento ai primi fondatori del Gissi, in rappresentanza di tutti gli scienziati coinvolti: Fausto Rovelli, primario cardiologo emerito del Centro De Gasperis dell'ospedale Niguarda del capoluogo lombardo, e Gianni Tognoni, attuale direttore del Consorzio Mario Negri Sud.

Il Gissi è nato 25 anni fa come collaborazione tra l'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri e l'Anmco (Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri), ed è considerato uno dei più importanti e qualificati team di ricerca al mondo in campo cardiovascolare - ricorda il comunicato - Ha prodotto importanti avanzamenti nella terapia di malattie cardiovascolari diffuse come l'infarto e lo scompenso cardiaco.

Tra gli altri risultati, ha dimostrato la possibilità di ridurre del 20% la mortalità da infarto con l'impiego della trombolisi; ha dimostrato che l'utilizzo precoce di Ace-inibitori nell'infarto può migliorare ulteriormente la sopravvivenza, e che l'assunzione di una capsula al giorno di acidi grassi polinsaturi omega-3 può ridurre del 15% la mortalità e il verificarsi di un secondo infarto in pazienti che hanno avuto un infarto e di quasi il 10% nei malati di scompenso cardiaco.

Durante la cerimonia verranno consegnate anche le prime borse di studio a giovani ricercatori che saranno impegnati nella nuova serie di studi Gissi Outliers, volti ad aprire nuovi orizzonti terapeutici per identificare nuovi obiettivi di terapia e di prevenzione per migliorare la personalizzazione delle cure. L'iniziativa è sostenuta dalla Fondazione onlus Per il tuo cuore- Heart Care Foundation, impegnata nella lotta alle malattie cardiovascolari. La Fondazione, presieduta da Attilio Maseri, ha lanciato giovedì la campagna 'Per il tuo cuore' (5-15 febbraio).

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01 febbraio 2009

Curare meglio il cuore delle donne

Quando il sesso fa la differenza: i trattamenti migliori per il cuore sono riservati agli uomini, ma le discriminazioni scompaiono quando il medico è una donna. "Potremmo cercare una spiegazione nel presunto timore di usare dosaggi di farmaci elevati nelle donne.

Ma dal punto di vista scientifico non è una giustificazione valida". A commentare i risultati di uno studio condotto in Germania su 1.857 pazienti e 829 medici (di famiglia nel 65% dei casi, internisti nel 27% e cardiologi nel 7%) è Roberto Ferrari, presidente della Società europea di cardiologia (Esc).Le donne con scompenso cardiaco sono dunque curate peggio degli uomini. Non solo. A influenzare la qualità dei trattamenti è anche il sesso del medico: i camici bianchi maschi curano meglio i pazienti del proprio genere, seguendo le direttive indicate dalle linee guida, discriminazione che invece non avviene quando a indossare il camice è una donna.

È quanto emerge dall'indagine, pubblicata sull"European Journal of Heart Failure'. "Si è visto anche che, quando il medico è di sesso femminile - prosegue Ferrari - cura meglio anche i pazienti uomini rispetto ai colleghi maschi. Vanno quindi elogiate le donne medico. Credo che i risultati di questo studio condotto in Germania possano essere estesi al nostro Paese, anche se in Italia non disponiamo di dati così approfonditi".

E' dunque ancora lunga la strada da percorre per migliorare la cardiologia al femminile. "Da un alto - continua l'esperto - è importante attivare campagne di comunicazione perché le donne siano consapevoli di non essere immuni dalle malattie cardiovascolari. Se fino alla menopausa sono protette, superati i 60 anni hanno un livello di rischio cardiovascolare identico a quello degli uomini e oltre i 70 anni ancor più elevato.

Va inoltre sottolineata la scarsa considerazione della comunità scientifica nei confronti delle donne malate. Per esempio i trial clinici sono eseguiti su pazienti di età compresa tra i 50-60 anni con malattie cardiovascolari, quindi in prevalenza uomini".

Per aumentare la sensibilità su questi temi, l'Esc ha promosso 'A Woman's Heart', una campagna rivolta ai cardiologi per educarli a porre maggiore attenzione nei confronti delle pazienti, "e durante i nostri congressi - conclude Ferrari - si svolgono sempre simposi dedicati ai problemi cardiologici femminili e promuoviamo trial clinici che coinvolgano le donne".

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14 dicembre 2008

Troppa politica in cardiologia

La lunga mano della politica arriva fin nelle divisioni di cardiologia degli ospedali italiani

"In sei casi su dieci è infatti il politico che sceglie il primario della Divisione di cardiologia negli ospedali", denuncia Francesco Romeo, direttore della cattedra di Cardiologia all'università di Tor Vergata a Roma, intervenendo alla presentazione del 69.mo congresso della Società italiana di cardiologia (Sic) in corso a Roma.

"Mi rendo conto che è una denuncia destinata a fare scalpore. Ma non si può tacere: per i politici ormai - dice il cardiologo - gli ultimi fortini da espugnare sono l'università e la cardiologia. Così hanno voluto la gestione totale della sanità scegliendo i primari".

I concorsi ospedalieri "sono gestiti con un meccanismo di cooptazione politica, senza che si sia l'obbligo di una graduatoria di medico da rispettare.

A scegliere, alla fine, è in piena discrezionalità il direttore generale".

"E' sconcertante vedere politici, politicanti e media scandalizzarsi per la gestione accademica dei concorsi universitari e rimanere in silenzio di fronte alla cooptazione politica di chi andrà a dirigere come primario una divisione di cardiologia", aggiunge il medico.

Insomma, "giù le mani dalla cardiologia", ha concluso Romeo.

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10 dicembre 2008

Cardiologia Cattolica nel gotha europeo

Un riconoscimento 'di cuore', unico in Italia, per l'istituto di cardiologia dell'Università Cattolica di Roma. 'Circulation', la principale rivista americana di cardiologia, organo dell'American heart association ha infatti scelto l'istituto romano come uno degli otto centri di eccellenza europei del 2008.

Nel numero del 16 dicembre - riferisce una nota dell'Università Cattolica di Roma - la rivista pubblicherà un profilo sul lavoro clinico svolto dai centri europei e sulle loro attività di ricerca. "Il pensiero va a tutte le persone che lo hanno reso possibile - spiega Filippo Crea, direttore del Dipartimento di medicina cardiovascolare del Policlinico universitario Agostino Gemelli - evidentemente 'Circulation' ha premiato la serietà e la rilevanza scientifica del lavoro dei nostri ricercatori.

Il riconoscimento - continua Crea - fa piacere, soprattutto perché siamo un istituto relativamente giovane e la competizione scientifica è, in Europa, ad altissimo livello. Continueremo a lavorare per mantenere alta la qualità dei risultati da noi ottenuti mettendoli però sempre in discussione. Solo così - conclude Crea - possiamo far fare importanti passi in avanti alla ricerca". Fanno parte dell'Istituto di cardiologia diretto da Gianfederico Possati - continua la nota - 30 fra professori ordinari e associati, 30 specializzandi e 12 studenti di dottorato.

I campi di ricerca in cui l'istituto è impegnato riguardano i meccanismi infiammatori e trombotici delle sindromi coronariche acute, la fisiopatologia del microcircolo coronarico, la risposta miocardica alla necrosi e, più di recente, lo studio delle cellule staminali. Secondo la classifica di 'Circulation' - conclude la nota - gli altri centri d'eccellenza europei del 2008 sono in Scozia (Edimburgo), Svizzera (Zurigo), Svezia (Stoccolma), Repubblica Ceca (Praga), Belgio (Leuven), Inghilterra (Oxford) e Russia (Mosca).

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16 novembre 2008

Ipertensione: poco sonno danneggia il cuore

Periodi di sonno troppo brevi sono associati al rischio di malattie cardiovascolari incidenti nei pazienti ipertesi.

Era già stato dimostrato che essi fossero correlati ad obesità, diabete, ipertensione ed apnea nel sonno negli anziani, ma non era finora noto se fossero anche predittivi di eventi cardiovascolari futuri nei soggetti con ipertensione.

E' stato riscontrato che la combinazione di breve durata del sonno con il cosiddetto "riser pattern", un particolare assetto dell'andamento del sonno, è la condizione maggiormente predittiva di malattie cardiovascolari future, indipendentemente dai valori pressori ambulatoriali.

I medici dovrebbero dunque investigare la durata del sonno in sede di valutazione del rischio dei pazienti ipertesi.

(Arch Intern Med. 2008; 168: 2225-31)

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14 ottobre 2008

Insufficienza cardiaca: utile ecografo portatile

Nei pazienti con insufficienza cardiaca, lo status volumetrico può essere determinato in modo rapido ed accurato anche tramite personale non esperto al letto del paziente mediante apparecchi ecodoppler portatili ed un algoritmo semplificato.

La gestione dello status volumetrico è di importanza cruciale nell'insufficienza cardiaca onde migliorare i sintomi congestizi e tenere il paziente lontano dall'ospedale, ma spesso la sua valutazione nell'ambito della medicina generale rappresenta una sfida.

Sulla base dell'algoritmo proposto, assetti riempitivi pseudonormali e restrittivi predicono ipervolemia, e profili di rilassamento normali ed anomali predicono euvolemia.

In futuro, l'ecocardiografia portatile potrebbe costituire un utile strumento nella valutazione dello status volumetrico nei pazienti con insufficienza cardiaca residenti in comunità, laddove la maggior parte di questi pazienti viene in ultima analisi trattata.

(Am Heart J 2008; 156: 537-42)

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13 ottobre 2008

Obesità connessa ad infarti precoci

Sussiste una forte correlazione lineare inversa fra BMI ed età all'atto di un primo infarto non-STEMI, ed in questo senso le donne sono particolarmente a rischio.

L'obesità ha superato il fumo quale causa primaria degli attacchi cardiaci prematuri: dato che una buona percentuale della popolazione presenta un eccesso di grasso corporeo, è lecito attendersi un exploit nel tasso degli attacchi quando questa fascia di popolazione giungerà ai 40-50 anni.

Questi dati preoccupanti dovrebbero suonare un campanello di allarme per tutti i soggetti che sono aumentati di peso dall'età di 18 anni, onde rivalutino il proprio stile di vita e prendano provvedimenti immediati per riportare il proprio peso nel range di normalità.

(J Am Coll Cardiol 2008; 52: 979-85)

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08 ottobre 2008

Vaccino anti-pneumococco allontana l'infarto

Il rischio di infarto miocardico nei pazienti a rischio viene dimezzato dalla vaccinazione contro Streptococcus pneumoniae.

Diverse serie di dati suggeriscono che le infezioni pneumococciche acute possano aumentare il rischio di eventi cardiovascolari, mentre l'immunità dal batterio possa limitarne il rischio.

Se confermata, questa associazione potrebbe generare interesse nell'esplorazione dei meccanismi putativi e potrebbe offrire un nuovo razionale per promuovere la vaccinazione anti-pneumococco.

Le infezioni del tratto respiratorio superiore, d'altro canto, possono scatenare sindromi coronariche acute: durante quasi tutte le epidemie e le pandemie influenzali, infatti, si ha una mortalità da cause cardiache doppia rispetto a quella da polmonite.

Questi dati, comunque, vanno confermati in studi prospettici randomizzati: fino ad allora, i medici dovranno aderire alle attuali linee guida promuovendo in ogni caso la vaccinazione nei soggetti ad alto rischio.

(CMAJ 2008; 179: 749-50 e 773-7)

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31 marzo 2008

Il 50% degli infartuati non segue terapie

Pillole dopo l'infarto, un 'optional' per il 50% dei pazienti, che non segue le terapie prescritte dal medico a un anno dall'attacco. E questa percentuale sale addirittura al 70% fra le donne, le più indisciplinate quando si tratta di prendersi cura del proprio cuore.

E' il principale risultato di uno studio italiano in corso, che verrà presentato a settembre durante il Congresso europeo di cardiologia.

Ad anticiparne alcuni risultati, a margine del Congresso dell'American College of Cardiology a Chicago, è il cardiologo Raffaele Bugiardini, dell'Università di Bologna.

"La ricerca - spiega l'esperto - è stata condotta su 5.000 pazienti per un anno e i primi dati ci parlano di una bassissima aderenza alle terapie: uno su due abbandona la cura, esponendosi a un grande rischio per la propria salute.

I motivi di questo fenomeno allarmante - sottolinea Bugiardini - sono molteplici, ma anche il medico ha la sua parte di responsabilità: a volte, ad esempio, i cardiologi sono restii a prescrivere i farmaci nei casi meno gravi, portando il paziente a limitare le terapie".

Ma a 'scoraggiare' i malati è spesso anche la complessità delle cure, la loro numerosità, con una manciata di pillole da assumere in momenti diversi ogni giorno, o gli effetti collaterali che queste possono causare, come per esempio la tosse nel caso dei betabloccanti.

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07 marzo 2008

Infarto, le difese del cuore affogano nell'alcol

L'assunzione eccessiva di alcol (l'equivalente di mezza bottiglia di vino) peggiora il danno cardiaco causato da un infarto, in quanto blocca le difese naturali che il nostro cuore utilizza nel tentativo di ridurre tale danno.

Questo risultato è stato dimostrato da uno studio pubblicato di recente sul Journal of the American College of Cardiology da un gruppo di ricercatori coordinato da Filippo Crea, direttore dell'Istituto di Cardiologia dell'Università Cattolica di Roma.

"Se un paziente nelle ore precedenti a un infarto - spiega Crea - ha uno o più brevi episodi di angina pectoris (ciò che capita in almeno metà dei casi), il danno provocato dall'infarto quasi si dimezza: muoiono cioè meno cellule di quanto accadrebbe in assenza di angina". Questo meccanismo di protezione naturale del cuore prende il nome di precondizionamento ischemico. Studi epidemiologici precedenti avevano suggerito che l'abuso di alcol può raddoppiare la mortalità per infarto.

"Ma è la prima volta - aggiunge Crea - che viene dimostrato che il meccanismo biologico che spiega questo effetto dannoso dell'eccesso di alcol è il blocco del precondizionamento ischemico, fornendo una spiegazione biologicamente plausibile alle osservazioni epidemiologiche".

"Abbiamo studiato trenta pazienti, di cui otto donne, di età media 65 anni", racconta ancora il direttore dell'Istituto di Cardiologia. Lo studio è stato condotto nel corso di un'angioplastica, che viene impiegata per dilatare le arterie quando sono occluse.

"Siamo noi stessi, quindi, a creare per un paio di minuti una piccola ischemia controllata che non lascia nessuna traccia, simile all'angina prima dell'infarto", continua Crea. "Utilizzando quest'approccio abbiamo studiato gli effetti dell'assunzione di alcol - in questo caso 40 grammi di etanolo, somministrati sotto forma di 150 ml di Gin mezz'ora prima dell'ischemia a metà dei pazienti, mentre l'altra metà assumeva una quantità equivalente di acqua.

Ebbene abbiamo osservato che solo nei pazienti che avevano assunto alcol il cuore perdeva la capacità di attivare il meccanismo del precondizionamento in risposta alla breve ischemia". L'alcol interferisce dunque, a queste dosi, con i complessi meccanismi fisiologici di difesa del cuore. Ma, come in tutte le cose, sottolinea Crea, "l'importante è non esagerare: dosi moderate di alcol non fanno male. Basta non superare uno, massimo due bicchieri di vino a pasto".

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14 febbraio 2008

In Europa 4 Mln di morti per cause cardiache

Due Mln di decessi nella sola UE. I dati alla vigilia di San Valentino

Il mal di cuore uccide ogni anno 4,3 milioni di cittadini in Europa, 2 milioni solo nella Ue. Ma questa volta non si tratta di sentimenti, bensì delle malattie cardiovascolari, che rappresentano oggi la prima causa di morte nel Vecchio continente.

Per richiamare l'attenzione su questo reale e serio problema di salute pubblica, l'European Heart Network e le associazioni che ne fanno parte in ogni Paese, hanno deciso di pubblicare questi numeri preoccupanti proprio alla vigilia del giorno del cuore per antonomasia, San Valentino. Tra le associazioni di questa rete, anche l'Alt (Associazione per la lotta alla trombosi in Italia).

"Patologie come infarto o ictus, trombosi ed embolia - rivela il network europeo - non uccidono però in modo omogeneo: in Bulgaria le malattie cardiovascolari causano il 62 per cento dei decessi negli uomini e il 71 per cento nelle donne, in Francia il 26 per cento degli uomini e il 31 per cento delle donne.

Ci sono notevoli differenze anche fra Nord e Sud Europa: si muore meno nei Paesi dell'Europa settentrionale, meridionale e occidentale, mentre si continua a morire nei Paesi dell'Europa centrale e orientale. Per fare un esempio - dati alla mano - tra il 1995 e il 2005 il tasso di mortalità per infarto del miocardio si è dimezzato (-53 per cento) negli uomini in Irlanda, mentre in Romania è sceso solo del 18 per cento.

L'ictus cerebrale (ormai a pieno titolo inglobato dal termine malattie cardiovascolari data la stretta connessione fra cuore, cervello e circolazione del sangue) è diventato meno aggressivo per le donne in Irlanda (il tasso di mortalità è diminuito del 57 per cento) ma non in Romania (-29 per cento). In Ucraina addirittura è aumentato del 13 per cento negli uomini e del 12 per cento nelle donne".

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14 gennaio 2008

Creato in laboratorio un cuore che batte

C'è un cuore che batte nei laboratori dell'Università del Minnesota. Gli scienziati del Centro di riparazione cardiovascolare dell'ateneo americano hanno creato e fatto crescere tessuto cardiaco funzionante, utilizzando come punto di partenza cuori di maiale e ratto morti, poi fatti 'ripartire' con una mistura di cellule vive.

Un processo complesso, chiamato decellularizzazione di un organo intero, che ha come obiettivo quello di "sviluppare - spiega Doris Taylor, responsabile del centro, sulla rivista Nature Medicine - vasi sanguigni o un cuore completo, a partire dalle cellule del paziente, da trapiantare".

La tecnica consiste nel rimuovere tutte le cellule da un organo - in questo caso un cuore prelevato da animali morti - lasciando intatta solo la matrice extracellulare. I ricercatori hanno mischiato le cellule prelevate in questo modo con una mistura di cellule progenitrici estratte dal muscolo cardiaco di topi appena natie le hanno fatte crescere in laboratorio in ambiente sterile. "I risultati sono stati molto promettenti", sottolinea Taylor. Solo dopo quattro giorni l'organo creato in laboratorio si contraeva, dopo otto giorni batteva.

"Siamo rimasti senza parole - commenta Harald Ott, coautore dello studio - Abbiamo semplicemente smontato un organo, un 'prodotto' della natura, per costruirne uno nuovo". L'equipe spera che il processo di decellularizzazione possa essere concretamente utilizzato per ottenere organi da trapiantare, supplendo alla carenza di donatori rispetto al fabbisogno. "Guardando avanti - anticipa Taylor - il nostro prossimo obiettivo è utilizzare le cellule staminali di un paziente per costruirgli un cuore nuovo".

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14 novembre 2007

Sanità, scompenso cardiaco assorbe 1,4% l'anno della spesa sanitaria

Un milione di pazienti italiani, quasi 180 mila ricoveri l'anno, che gravano sul Ssn assorbendo l'1,4% della spesa sanitaria. Sono i numeri dello scompenso cardiaco, una delle più complesse patologie cardiache protagonista dell'ultimo incontro annuale dell'American Heart Association a Orlando.

Obiettivo degli esperti internazionali: combattere il 'fantasma' della mortalità che grava sullo scompenso cardiaco, andando a caccia di nuovi approcci terapeutici in grado di ridurre gli eventi cardiovascolari e di conseguenza l'ospedalizzazione di questi pazienti.

Un fronte sul quale sembra siano stati compiuti passi avanti, secondo quanto emerso dagli ultimi risultati dello studio clinico Corona, resi noti a Orlando. E le conferme dovrebbero arrivare grazie anche al contributo della ricerca 'made in Italy'.

Anni di lavoro che si nascondono dietro l'acronimo Gissi, Gruppo italiano per lo studio della sopravvivenza nell'infarto miocardico che a dicembre-gennaio concluderà uno studio condotto su circa 7 mila pazienti poco selezionati, affetti da insufficienza cardiaca e reclutati su una rete nazionale di oltre 300 strutture cardiologiche e di medicina interna.

Il lavoro dei ricercatori italiani punta a dimostrare che una terapia a lungo termine con acidi grassi polinsaturi (omega -3) o con una statina di terza generazione in pazienti con insufficienza cardiaca riduce la mortalità totale o il ricovero per motivi cardiovascolari, rispetto ai pazienti trattati con placebo.

"Siamo tutti in attesa dei risultati dello studio che verranno resi noti ad agosto", spiega Luigi Tavazzi, direttore dell'Unità operativa di cardiologia del Policlinico San Matteo di Pavia, durante un incontro promosso ieri a Milano da AstraZeneca.

Link in argomento:
Colesterolo sotto controllo con gli steroli e gli stanoli vegetali
Dieta mediterranea

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10 luglio 2007

Il cioccolato fondente riduce la pressione arteriosa

Un semplice quadrato di cioccolato fondente è in grado di ridurre la pressione di alcuni mmHg nei soggetti sani con una pressione a valori al di sopra di quelli ottimali. Si tratta del primo studio a dimostrare i benefici del cacao nel cioccolato fondente a lungo termine. Tale effetti si deve probabilmente ai polifenoli del cacao, anche se il meccanismo esatto non è noto. Il presente studio comunque fornisce abbastanza dati da presumere che lievi quantità di cioccolato ricco in polifenoli quale aggiunta ad una dieta sana possa causare una riduzione progressiva della pressione sistolica e diastolica nei soggetti anziani con preipertensione senza indurre aumento di peso o altri effetti collaterali. (JAMA. 2007; 298: 49-60)

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28 maggio 2007

Dopo l'infarto alte dosi di acidi grassi omega-3 riducono il rischio di morte improvvisa

Durante la somministrazione di olio di pesce ad alte dosi, gli acidi grassi omega-3 vengono incorporati rapidamente nei fosfolipidi miocardici, e ciò rende questi integratori particolarmente utili nei pazienti infartuati durante il periodo ad alto rischio dei 30 giorni successivi all'infarto. L'incremento del consumo di olio di pesce è associato alla riduzione della mortalità per cause cardiache, e soprattutto della morte improvvisa: questo effetto viene attribuito appunto all'incorporazione degli acidi grassi omega-3 a catena lunga nei fosfolipidi cardiomiocitari. I sopravvissuti ad un infarto sono esposti ad un aumento del rischio di morte improvvisa nel primo mese dopo l'infarto stesso: ne emerge che questi integratori potrebbero essere di aiuto durante questo periodo di vulnerabilità alle aritmie letali. (Am J Clin Nutr 2007; 85: 1222-8)

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18 maggio 2007

Cardiologia, Insufficienza cardiaca ed apnea nel sonno diminuiscono sopravvivenza

I soggetti con insufficienza cardiaca ed apnea nel sonno vanno incontro ad un aumento del rischio di morte rispetto a quelli con insufficienza cardiaca ma senza disturbi della respirazione nel sonno, che di fatto potrebbero sopravvivere anche il doppio. Se i soggetti con apnea nel sonno hanno già una pressione diastolica bassa, essi potrebbero ulteriormente danneggiare il riempimento ventricolare tramite la circolazione coronarica. Si hanno contemporaneamente scompenso cardiaco congestizio, ipertensione polmonare, apnea nel sonno centrale, danni a carico del ventricolo destro ed ipotensione diastolica che si alimentano l'un l'altro in un circolo vizioso che mina il flusso dall'aorta ai ventricoli e determina ischemia, aritmie e potenzialmente anche attacchi cardiaci. I cardiologi dunque dovrebbero indirizzare i pazienti sospetti verso uno studio delle dinamiche del sonno, ed in casi trattarli appropriatamente. (J Am Coll Cardiol. 2007; 49: 2028-34)

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16 aprile 2007

Obesità: fattori di rischio cardiaco migliorano se il peso è costante

Il profilo di rischio cardiaco potrebbe in qualche modo migliorare nei soggetti obesi che mantengono costante il proprio peso negli anni.

Benché il messaggio a livello di salute pubblica rimanga che l'obesità e l'eccessivo aumento di peso debbano essere evitati onde ridurre il rischio cardiovascolare, è utile sapere che le variazioni nei fattori di rischio cardiovascolare non siano necessariamente più favorevoli negli adulti normali che in quelli obesi: ciò è valido per quanto riguarda livelli lipidici e pressione.

E' comunque importante tener presente che i livelli assoluti di rischio di malattie cardiovascolari rimane meno favorevole nei pazienti obesi rispetto a quelli di peso normale.
Am J Epidemiol 2007; 165: 890-900)


Link in argomento:
La dieta: cosa ci fa sentire pieni?
Le diete: miti e realtà delle diete veloci

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