Vitadidonna News

Le News di Vitadidonna.it Salute e benessere, politica e diritti

08 marzo 2010

Cancro al seno, screening tarato sul rischio

Rischio cancro al seno alto, intermedio o basso. Presto le donne potrebbero essere catalogate così e 'smistate' a percorsi di screening su misura', a seconda della predisposizione a sviluppare un tumore al seno. È l'idea del ministro della Salute Ferruccio Fazio che, ieri a Milano nel corso di un simposio scientifico sulla salute in rosa promosso dalla Fondazione Bracco, parla di alcune «strategie innovative» in cantiere per l'attività di prevenzione dedicata al gentil sesso. 
«Pensiamo a strategie personalizzate in base ai fattori di rischio e all'età», per rivoluzionare un sistema che oggi prevede «un'unica strategia per una precisa fascia d'età con controlli ogni due anni». Invece, sottolinea Fazio, «a seconda del livello di rischio e dell'età si possono individuare strategie che combinano non solo la mammografia, ma anche l'ecografia e la risonanza magnetica». 
L'ipotesi è: «In presenza di rischio alto, cioè genetico e familiare, si potrebbero fare una risonanza magnetica e un'ecografia nelle donne dopo i 29 anni, ogni anno. Per quelle che rientrano nella fascia intermedia, si potrebbe pensare a un'ecografia annuale obbligatoria dopo i 40 anni, per evitare il rischio di falsi negativi, e per le donne con rischio basso solo la mammografia biennale». Su questo fronte, spiega Fazio, «stiamo facendo queste valutazioni, poi decideremo. C'è anche l'idea di affiancare il medico al tecnico che esegue l'esame, se questo può servire a rassicurare la donna».

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Fazio, servono linee guida per la medicina 'in rosa'

Donne e uomini, due mondi totalmente diversi che anche in sanità hanno esigenze diverse. Tanto che il ministero della Salute sta valutando l'idea di «percorsi 'rosa' negli ospedali». Ad annunciarlo è il ministro Ferruccio Fazio, intervenuto ieri a Milano a un simposio scientifico su 'Diagnostica e prevenzione amiche della donna', organizzato dalla Fondazione Bracco. 
 
La differenza fra uomo e donna, riflette Fazio, «è sicuramente un aspetto importante. Anche le strategie diagnostiche vanno adeguate, e per questo servono delle linee guida». Si è parlato a lungo, ricorda, «di ospedale della donna. Non so quanto questa ipotesi sia percorribile, perché va in direzione opposta all'attuale tendenza alla specializzazione degli ospedali per patologie. Ma sicuramente l'idea di un percorso rosa può essere presa in considerazione». 
 
Le donne, prosegue il ministro, «vivono più degli uomini, ma vanno incontro a un maggior numero di anni in cattiva salute. Nella donna è maggiore la prevalenza di alcune malattie. Basti pensare alla cataratta (80% in più rispetto all'uomo), all'ipertensione (30% in più), alle cefalee che la colpiscono il 123% in più rispetto all'uomo, ma anche ansia e depressione (il 138% in più) e malattie della tiroide (500% in più rispetto al sesso forte)». 
 
A preoccupare Fazio è anche «l'aumento delle donne che hanno problemi di peso, e di quelle che bevono e fumano. Anche le violenze sessuali sono un'emergenza che si amplifica per via delle patologie che scaturiscono in un secondo momento, dalla depressione ai disturbi sessuali e ginecologici».

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15 dicembre 2009

Tumore al seno: soia riduce mortalità e recidive

L'introduzione nella dieta di prodotti alimentari a base di soia ridurrebbe il rischio di morte e recidive in donne affette da carcinoma mammario. La conferma arriva da Shanghai Breast Cancer Survival Study, un ampio studio pubblicato su Jama che ha finalmente fatto chiarezza sulle proprietà anticancerogene degli isoflavonoidi, una classe di fitoestrogeni, oggetto di precedente controversia. 
 
L'indagine, conclusasi in giungo 2009, ha previsto il reclutamento di oltre 5.000 donne, di età compresa tra 20 e 74 anni, a cui tra marzo 2002 e aprile 2006 era stato diagnosticato un tumore alla mammella. In sintesi, elevati consumi di soia sono apparsi associati a una minore incidenza di mortalità e di recidive, rispetto a consumi più bassi (hazard ratio = 0,71 e 0,68, rispettivamente). In aggiunta, il tasso di mortalità e di recidive a quattro anni è risultato di 10,3% e 7,4% e di 11,2% e 8,0%, per assunzioni elevate e basse di soia, rispettivamente. 
 
Questa correlazione inversa è evidente per tumori con recettori estrogeno-positivi ed estrogeno-negativi e si riscontra sia nelle donne trattate sia in quelle non trattate con tamoxifene. (L.A.)

Jama 2009;302(22):2437-2443

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02 ottobre 2009

Ru486. Le ragioni di una scelta

Ru486. Le ragioni di una scelta. Questo il titolo del convegno aperto al pubblico, che l'associazione Vita di Donna e la sua Community sul web, il 10 ottobre, dalle 9 alle 14, porterà a Roma, nella sala e, se occorrerà, nel cortile, della Casa Internazionale delle donne, in via della Lungara, 19.

Le protagoniste? Innanzitutto le donne.

Donne medico, ginecologhe che operano quotidianamente nelle strutture di IVG per l'applicazione della legge 194, donne delle istituzioni e della politica, che dovranno dirimere la matassa di una polemica tutta interna ai palazzi, scoppiata negli ultimi mesi, da quando l'Agenzia Italiana del Farmaco ha autorizzato l'ingresso del farmaco in Italia ed è per questo stata sospesa e rallentata, di fatto, dai lavori di una commissione d'indagine parlamentare, convocata d'urgenza.

"Una polemica scontata per certi versi, ma che rischia di sovrapporre il ragionamento scientifico e sanitario con esigenze di scontri politici, che brandendo come spade la presunta solitudine o il rischio per la salute delle donne, ad oggi non hanno fatto altro che privarle di una corretta informazione, silenziandole e lasciandole fuori da qualsiasi dibattito pubblico e politico", commenta Monica Soldano, direttore responsabile del giornale on line Vita di Donna Community, che ha ormai conquistato i fedelissimi di Google, divenendone una delle fonti di news accreditate.

"Ripartiamo dai fatti", suggerisce anche la ginecologa Lisa Canitano, presidente di Vita di Donna, impegnata da anni nel servizio di Ivg dell'ospedale Grassi di Ostia, ed i fatti sono sia i numeri della sperimentazione realizzata da alcune strutture come dalla dottoressa Del Bravo all'ospedale di Pontedera, sia dalle donne che quella esperienza l'hanno già fatta.

Dopo il successo del servizio telefonico S.o.S Pillola del giorno dopo, Vita di Donna lancerà in occasione del convegno, anche un servizio informativo sulla RU486, che sarà coordinato da Gabriella Pacini, ostetrica e vicepresidente di Vita di Donna (www.vitadidonna.it).

Scarica il programma del convegno

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09 settembre 2009

Sigo, proteggiamo donne da infertilità e violenza

La donna è "la nostra prima casa, ma oggi è una casa sotto assedio: la fertilità è in calo, la violenza in aumento, il suo peso sociale viene continuamente ridimensionato. È urgente e necessaria un'inversione di marcia e una riflessione collettiva".

Parole appassionate, quelle di Giorgio Vittori, presidente della Società italiana di ginecologia e ostetricia (Sigo), che questa ieri sera ha promosso - presso il Circolo Ufficiali di Marina 'Caio Duilio' di Roma - la presentazione del libro 'La prima casa' (Poletto Editore), scritto da Salvatore Mancuso, presidente del Comitato etico dell'Ospedale Universitario Agostino Gemelli di Roma, e dalla giornalista Mariella Zezza. "Assistiamo ad una grave devalorizzazione delle problematiche femminili: nei Paesi in via di sviluppo, dove ogni 8 minuti una donna muore per complicanze correlate ad aborti compiuti in condizioni di non sicurezza, e ogni 40 una viene uccisa dal partner, ma anche qui, in Italia", dice il ginecologo. E basta guardare i numeri per avere un quadro della situazione. La percentuale di infertilità continua a crescere: una coppia su cinque ha difficoltà legate al concepimento. Anche perché, sostengono gli specialisti, nessuno spiega alle donne come proteggere il loro apparato riproduttivo.

La violenza continua a rappresentare la principale minaccia al benessere, fisico e psichico femminile: sono più di mezzo milione (520mila) le donne dai 14 ai 59 anni che nel corso della vita hanno subito una violenza tentata o consumata, il 3% del totale in quella classe d'età. E ancora oggi la salute femminile ha un peso diverso, e inferiore, rispetto a quella maschile, "come si deduce dallo scarso valore economico attribuito alle prestazioni di ginecologia e ostetricia. Oggi il loro rimborso, misurato in DRG, è stato ridotto in media del 25-30%, con il risultato di ipotecare il futuro della attività del materno infantile.

Ci auguriamo che questo libro, in vendita nelle librerie, possa rappresentare una guida utile ma anche uno spunto per promuovere una riflessione più profonda. Anche, e soprattutto, fra le Istituzioni", auspica Vittori.

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23 luglio 2009

Carfagna firma protocollo per lotta a endometriosi

Promozione di campagne di sensibilizzazione, informazione e comunicazione pubblica sull'endometriosi. Istituzione di un tavolo tecnico presso il ministero delle Pari opportunità per la verifica e la valutazione di strumenti normativo-istituzionali per promuovere pratiche di sostegno alle donne affette da endometriosi o esposte al rischio di malattia.

Infine, supporto alla ricerca per poter individuare nuovi test diagnostici e cure farmacologiche contro la patologia. Questi i punti principali del protocollo d'intesa contro l'endometriosi siglato ieri a Roma dal ministro delle Pari opportunità, Mara Carfagna, dall'Inps, dall'Inail, dall'Istituto per gli affari sociali e dalla Fondazione italiana endometriosi.

La priorità - si legge nel documento - sarà data al tentativo di aumentare la consapevolezza che la corretta informazione e la prevenzione sull'endometriosi rappresentano lo strumento per combattere la patologia. Sarà favorita la sinergia con tutte le realtà locali interessate al fine di diffondere una presa di coscienza dei problemi che la patologia può avere nella vita delle donne e sarà posta attenzione ai luoghi di lavoro e ai fattori che possono avere un ruolo nella progressione dell'endometriosi.

Verrà infine stimolato un maggiore interesse per la ricerca scientifica con l'obiettivo di stimare il reale impatto della malattia sulla vita delle donne. "Vogliamo accendere i riflettori su questa patologia - ha sottolineato il ministro Carfagna - che è fortemente invalidante e i cui sintomi rendono davvero difficile la vita di chi ne è colpito".

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15 luglio 2009

Continua disputa su numeri cancro seno under 45

Botta e risposta tra ricercatori sui 'numeri' del tumore al seno. La disputa scientifica era partita dal uno studio del Centro di ricerche oncologiche di Mercogliano (Crom), affiliato alla Fondazione Pascale di Napoli, secondo il quale sarebbero sottostimati i dati ufficiali del cancro alla mammella tra le donne under 45.

Un'indicazione contestata da Franco Berrino, epidemiologo dell'Istituto nazionale dei tumori di Milano e Eugenio Paci, segretario nazionale dell'Associazione italiana registri tumori (Airtum), in una dettagliata analisi sulla metodologia utilizzata dai colleghi.

Altrettanto dettagliata, in 5 fitte pagine a cui se ne aggiungono due di bibliografia, la risposta degli autori dello studio - Incidence of breast cancer in Italy: mastectomies and quadrantectomies from 2000 to 2005 (Journal of Experimental & Clinical Cancer Research 2009, 28:86 (19 June 2009) - guidati da Antonio Giordano (presidente della Sbarro Health Research Organization di Philadelphia, professore di anatomia e istologia patologica all'università di Siena e presidente del Comitato scientifico del Crom), che difendono la loro tesi: "in Italia ogni anno i casi di tumore al seno sono molti di più di quelli riportati dalle stime ufficiali".

Per saperne di più clicca QUI

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12 luglio 2009

Screening seno riduce mortalità di un terzo

Difesa a spada tratta dei programmi di screening per stanare il tumore al seno. "Guai se non ci fossero", afferma Francesco Cognetti, responsabile dell'Oncologia medica A dell'Istituto nazionale tumori Regina Elena Irccs di Roma, commentando così lo studio apparso sulle pagine del British Medical Journal, che getta qualche ombra sui test per stanare il cancro al seno.

Un terzo delle diagnosi, secondo lo studio danese, riguarderebbe forme tumorali potenzialmente innocue, inducendo tuttavia le donne colpite a sottoporsi a terapie di cui potrebbero fare a meno.

"Non conosco lo studio - precisa Cognetti all'ADNKRONOS SALUTE - ma quel che è giusto sottolineare è che i programmi di screening, di fatto, hanno diminuito del 30% la mortalità per cancro al seno", uno dei big killer del gentil sesso. "Per questo - aggiunge l'oncologo - bisogna continuare a investire" nella diagnosi precoce e, anche se il dato dello studio danese corrispondesse a realtà, "occorre ricordare - fa notare - che nei due terzi dei casi restanti i test salvano la vita".

In futuro, grazie ai progressi della ricerca, si potranno poi evitare quelle cure a cui le donne potrebbero non sottoporsi, perché colpite da una forma tumorale che difficilmente potrebbe svilupparsi minacciandone la vita.

"Grazie ai progressi della biologia molecolare - sottolinea - oggi già diffusamente usata nella fase di prognosi e scelta delle cure. Ma ci vorrà ancora qualche anno prima che questa possa guidare la prevenzione secondaria", schivando così cicli di chemio e interventi evitabili.

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Tumore al seno sovradiagnosticato?

Una ricerca destinata a far discutere, tant'è che sta già sollevando polemiche sui programmi di screening per il cancro al seno.

I test per stanare uno dei nemici giurati delle donne salvano ogni anno migliaia di vite, ma in circa un terzo dei casi - sostiene lo studio pubblicato sul British Medical Journal e condotto in 5 Paesi, Regno Unito compreso - vengono diagnosticate forme tumorali potenzialmente innocue.

Con il risultato che molte donne vengono operate e sottoposte a chemioterapia benché non ne abbiano reale bisogno, poiché il tumore identificato, stando almeno alla ricerca del Nordic Cochrane Centre, in Danimarca, difficilmente potrebbe svilupparsi e minacciarne la vita. I sostenitori dei programmi di screening puntano il dito contro lo studio, che rischia di generare diffidenza e dubbi su test salva vita.

Nella sola Inghilterra, fanno notare sul sito della Bbc online, questi programmi salvano ben 1.400 vite ogni anno, strappando dalla morte quasi quattro donne al dì. Ma secondo i ricercatori danesi, i risultati dello studio mostrano che gli screening possono condurre a una "sovra-diagnosi" dei casi.

E lo stesso Gilbert Welch, un esperto del Dartmouth Institute for Health Policy, in un editoriale che accompagna lo studio ammette che, benché le mammografie aiutino senz'altro le donne, "possono avere anche la conseguenza di portarne alcune a sottoporsi a trattamenti nonostante non ne abbiano reale necessità.

E non si tratta - ricorda - di terapie leggere". Mentre a difendere a spada tratta i test stana-cancro è Julietta Patnick, a capo proprio del Programma di screening per i tumori del Servizio sanitario britannico (Nhs), che con una nota polemica ricorda che "una donna su otto sarebbe morta senza il test".

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05 luglio 2009

Numeri controversi sul cancro al seno

DoctorNews33, nel numero 118 dello scorso primo luglio, ha riportato i dati di uno studio condotto dal Centro di ricerche oncologiche di Mercogliano (Crom), che riportava evidenze di un "drastico aumento del cancro al seno nelle donne under 45 sottostimato dai dati ufficiali".

Ora a contestare i dati interviene Franco Berrino, epidemiologo dell'Istituto nazionale dei tumori di Milano: "quando trova discrepanze notevoli tra i suoi dati e quelli già disponibili, uno scienziato dovrebbe per prima cosa controllare di non avere commesso errori nella raccolta e nell'analisi dei dati", dice l'esperto che si fa portavoce, insieme a Eugenio Paci, segretario nazionale dell'Associazione italiana registri tumori (Airtum), di "molti epidemiologi che da decenni si occupano di tumore del seno".

"Sono dati che non trovano alcun riscontro in quelli raccolti dalla rete dei Registri tumori", Paci. "Secondo le nostre rilevazioni, infatti, tra il 2000 e il 2005 non c'è stata alcuna variazione nell'incidenza del tumore della mammella tra le donne italiane di età compresa tra 0 e 84 anni che si è mantenuta stabile attorno alle 111 nuove diagnosi ogni 100.000 donne (tassi standardizzati per la popolazione europea)".

"Non si capisce perché gli autori dello studio non abbiano ritenuto di confrontarsi con i dati Airtum - nota Berrino - visto che la rete dei Registri tumori è la fonte più valida per quanto concerne l'incidenza e gli andamenti delle malattie oncologiche".

Considerato, aggiunge Paci, "che gli aggiornamenti forniti periodicamente dall'Airtum non si basano su dati stimati, ma sui casi 'osservati', quindi contati uno a uno da personale specializzato. Certo, la rete Airtum non copre tutto il territorio nazionale, ma riguarda più del 30% della popolazione della Penisola, ed è largamente rappresentativa delle realtà del Centro e Nord Italia".

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01 luglio 2009

Cancro al seno sottostimato

Più di 40 mila nuovi casi di cancro al seno ogni anno, con un aumento del 13,8% in 6 anni. Questi i numeri nazionali del primo tumore femminile, secondo uno studio del Centro di ricerche oncologiche di Mercogliano (Crom), affiliato alla Fondazione Pascale di Napoli

A detta degli autori, in Italia le cifre reali del big killer al femminile sono "sorprendentemente maggiori" rispetto ai dati ufficiali. In particolare, allarmano i dati relativi alle donne under 45: in 6 anni si calcola un +28,6% di casi nella fascia d'età 25-44 anni.

"Una popolazione generalmente esclusa dalle campagne di screening mammografico", fa notare il coordinatore della ricerca Antonio Giordano, presidente della Sbarro Health Research Organization di Philadelphia, professore di anatomia e istologia patologica all'Università di Siena e presidente del Comitato scientifico del Crom.

I dati dello studio, già pubblicato online sul 'Journal of Experimental and Clinical Cancer Research', sono stati annunciati da Giordano in occasione della consegna del premio Confindustria 'Napoletani eccellenti nel mondo' al Teatro San Carlo del capoluogo campano, alla presenza del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Ed è proprio al premier che Giordano ha consegnato i risultati della ricerca, insieme a "interrogativi che attendono rapide risposte da parte delle Istituzioni deputate alla tutela della salute dei cittadini e delle donne in particolare", si legge in una nota. Finora, ricorda il comunicato, le uniche informazioni disponibili sui numeri del cancro al seno nella Penisola si basavano su una metodica di stima indiretta, sviluppata sulla base dei dati di mortalità Istat e dei dati sopravvivenza dello studio Eurocare.

Giordano e colleghi - un'equipe multidisciplinare del Crom, dell'Istituto tumori 'Fondazione Pascale' e della Seconda Università di Napoli, composta da epidemiologi, chirurghi, radiologi, patologi clinici e genetisti - hanno invece 'contato' i casi di tumore al seno nel nostro Paese passando in rassegna "le schede di dimissione ospedaliera del ministero della Salute - puntualizza Prisco Piscitelli, epidemiologo e docente a Philadelphia - conteggiando il numero esatto di interventi chirurgici demolitivi (mastectomie) o conservativi (quadrantectomie) realmente eseguiti nelle sale operatorie italiane dal 2000 fino al 2005 (ultimo anno disponibile per la consultazione)".

Secondo lo specialista, "ciò impone indubbiamente la necessità di considerare un abbassamento dell'età di esecuzione della prima mammografia, ma deve anche farci interrogare sulle cause che stanno determinando un così sorprendente aumento dei tumori al seno nelle donne più giovani". I fattori imputati?

"Probabilmente l'assunzione di estrogeni attraverso gli alimenti o preparati farmacologici, il fumo di sigaretta, l'inquinamento ambientale e in particolare quello da diossina (cancerogeno di classe I che si deposita proprio nei tessuti grassi come il seno delle donne)". Giordano evidenzia infine "la necessità di reperire fondi per la ricerca sul cancro".

Da qui la decisione di rivolgersi direttamente al presidente del Consiglio, al quale l'esperto ha consegnato anche "un dossier sulle proiezioni demografiche negative del nostro Paese per i prossimi 10 anni - conclude la nota - che rendono indifferibile l'adozione di programmi di sostegno economico alle famiglie, finalizzati ad incentivare la natalità".

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16 giugno 2009

Tipo 2, eccesso di peso e incontinenza urinaria

L'incontinenza urinaria è altamente prevalente nelle donne obese ed in sovrappeso con diabete di tipo 2, superando ampiamente tutte le altre complicazioni del diabete.

Recenti dati epidemiologici suggeriscono che l'incontinenza urinaria sia associata al diabete di tipo 2, e sia più frequente del 50-200 percento nelle donne con questa malattia che nelle altre con livelli glicemici normali.

Il legame eziologico fra incontinenza e diabete risiede probabilmente nel danno microvascolare, simile al processo patologico implicato nello sviluppo di retinopatia, nefropatia e neuropatia; pochi studi tuttavia hanno esaminato sia la prevalenza che i fattori di rischio di incontinenza di ogni tipo fra differenti gruppi etnici o razziali di donne con diabete di tipo 2.

In
base a quanto rilevato, queste sono simili a quelle delle donne non diabetiche: l'incontinenza interessa più le donne di razza bianca non ispaniche che le asiatiche o le afroamericane.

L'incremento dell'obesità è il più forte fattore di rischio modificabile di incontinenza urinaria in questo gruppo di pazienti, ma rimane da determinarsi se la perdita di peso abbia anche un impatto sulla riduzione di questo fenomeno.

(Diabetes Care online 2009, pubblicato l'1/6)

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08 giugno 2009

Solo 1 donna su 2 pensa alla mammografia

Nonostante le campagne di sensibilizzazione e i progressi scientifici, il cancro alla mammella preoccupa ancora le donne, che però non fanno molto per saperne di più e per prevenire la malattia. "Soltanto il 28% si dice informata.

E solo una donna su due ha eseguito la mammografia a fini di prevenzione, per la prima volta dopo i 35 anni nel 75% dei casi. La cadenza d'effettuazione diviene poi regolare, ma con frequenza comunque ridotta: almeno una volta all'anno soltanto per il 40% del campione". Sono i dati resi noti ieri a Roma da Massimo Sumberesi, dell'istituto di ricerca Tomorrow Swg, che ha intervistato 1.000 donne dai 18 ai 64 anni. Sentimenti contrastanti quelli che suscita il cancro nelle italiane: molte (27%) si definiscono preoccupate, il 31% interessato all'argomento, il 12% confuso. "Il livello informativo sulle terapie attuali, poi - ha proseguito Sumberesi - è assai modesto: si dicono del tutto o molto informate soltanto 13 donne su 100. Sui costi dei medicinali non hanno un'idea precisa.

Il campione li considera elevati, ma quattro donne su dieci non sono in grado di esprimere alcuna opinione. Nonostante ciò, l'auspicio di sei donne su dieci è che le terapie più innovative siano comunque impiegate anche per le pazienti in fase terminale e senza speranza di guarigione, e che sia lo Stato a provvedere al rimborso integrale del loro costo". "A sembrarmi più preoccupante - ha commentato Francesco Cognetti, direttore dell'Oncologia medica A dell'Istituto Regina Elena di Roma - è il dato sulla metà delle donne che non fa prevenzione, per una diagnosi precoce della malattia. C'è ancora molto da fare in Italia sotto questo aspetto: deve far allarmare che anche gli screening ormai considerati standard siano così disattesi".

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31 maggio 2009

Polmone, aumentano i casi di cancro nelle donne

Sono 35mila i nuovi casi di tumore ai polmoni ogni anno in Italia. Nell'85% dei casi si tratta di tumori non a piccole cellule, e il 90% di questi colpisce i fumatori. Proprio la passione per le 'bionde' e' alla radice dell'aumento di questa neoplasia fra le donne. "Oggi sono il 25-30%, ma l'incidenza e' in rapido aumento e il distacco rispetto agli uomini si sta assottigliando", ammonisce dal meeting dell'Asco (American Society of Clinical Oncology) a Orlando (Florida) l'oncologo Federico Cappuzzo dell'Istituto Humanitas di Milano, alla vigilia della Giornata mondiale senza tabacco. Insomma, "oggi gli uomini fumano meno, ma le donne lo fanno di più.

E se il 10% dei malati non ha mai acceso una sigaretta, "non c'e' dubbio che il fumo sia un nemico: prima si inizia, e più bionde si accendono ogni giorno, maggiore e' il pericolo di ammalarsi", spiega. Meno del 5% dei pazienti con tumore avanzato non a piccole cellule sopravvive per cinque anni. E nel mondo ogni giorno oltre 3000 persone muoiono per un carcinoma polmonare. "Occhio poi all'inganno delle sigarette light: hanno solo modificato il killer che attacca i polmoni.

Oggi, infatti, i veleni penetrano nella parte più alta dei bronchi, causando adenocarcinomi un tempo poco diffusi". Cappuzzo presenta in Usa i risultati di uno studio su un nuovo trattamento 'due in uno', che abbina bevacizumab ed erlotinib come terapia di mantenimento nei pazienti con tumore ai polmoni avanzato non a piccole cellule. "Abbiamo visto che la terapia taglia i rifornimenti al tumore e lo colpisce meglio, tanto che i pazienti hanno sperimentato un miglioramento del 39% nella sopravvivenza senza progressione della malattia rispetto a quelli in cura solo con bevacizumab", dice l'oncologo.

Non solo: a Orlando e' stato presentato un nuovo test che può aiutare gli specialisti a individuare i pazienti con tumore ai polmoni che beneficeranno di più della chemio. Al centro di tutto ci sono due proteine MSH2 ed ERCC1. La prima e' usata dalle cellule tumorali per riparare i danni da chemio con cisplatino. E la seconda ha un ruolo analogo.

I malati con bassi livelli delle due sostanze sopravvivono più a lungo se fanno la chemio, spiega Pierre Fouret dell'Institut Gustave Roussy di Villejuif (Francia). E se le cure e gli approcci sempre più mirati stanno aumentando la sopravvivenza dei malati, le casse dello Stato italiano continuano a guadagnare dalla vendita delle sigarette. "Ma è bene che si sappia che lo Stato spende più per curare il cancro di quanto non guadagni dalla vendita dei pacchetti di bionde - avverte Cappuzzo - Oggi i farmaci sono sempre più costosi e personalizzati. E il fumatore e' destinato ad ammalarsi, non solo di cancro ma spesso anche di altre patologie".

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Dolore, semplificazione importante per le donne

Sarà un aiuto "particolarmente importante per le donne" il decreto, annunciato dal viceministro alla Salute Ferruccio Fazio, per semplificare la prescrizione dei farmaci per la terapia del dolore.

"Questo semplicemente perché il dolore è un disturbo tipicamente femminile, presente infatti nell'85% delle donne. Il 16% di queste ne soffre in modo estremamente severo". Lo ha sottolineato l'Osservatorio sulla salute della donna (Onda), in occasione della settima Giornata nazionale del sollievo che si è svolta ieri.

Francesca Merzagora
, presidente dell'Osservatorio, si augura che questa settima giornata nazionale "sia davvero una svolta per le donne, perché il dolore, contro il quale Onda sta lavorando da anni, mina la loro indipendenza e la loro qualità di vita molto più che per gli uomini. Secondo una nostra recente indagine il dolore cronico colpisce decisamente più le donne (40%) degli uomini (30%), ma il dolore delle prime viene sempre sottostimato".

Poter disporre di farmaci antidolore, come la morfina, con una ricetta del medico di medicina generale o dello specialista - sottolinea Merzagora - apre una nuova stagione in questo campo dopo anni di veti contrapposti.

Ma non tutto è risolto. "I punti da toccare - continua la presidente di Onda - sono moltissimi, a cominciare dai finanziamenti, non solo per i farmaci ma anche per le strutture destinate ai malati terminali. Non dimentichiamo infatti che le donne non solo sono maggiormente predisposte degli uomini al dolore cronico, ma sono anche le figure che, per tradizione e necessità, si dedicano all'assistenza dei familiari malati.

Che siano genitori, mariti o figli. Invitiamo dunque il viceministro a non fermarsi qui, a ripensare di concerto con il Governo ai previsti tagli sui Livelli essenziali di assistenza e a portare in Aula il testo unificato, licenziato oltre un mese fa dalla Commissione Affari sociali della Camera". Intanto Onda, dopo due indagini sul dolore cronico femminile, a breve ne avvierà una terza, che approfondirà il tema puntando sul dolore oncologico causato dal tumore del seno metastatico.

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19 aprile 2009

Mammografia su misura

Uno screening, ritagliato sulla base della storia personale per contrastare al meglio un nemico giurato delle donne: il cancro al seno

Non più quindi un esame standard - la celeberrima mammografia - fra i 50 e i 69 anni d'età come avviene oggi, bensì uno screening che tenga conto della storia personale di ciascuna donna, dividendole in tre categorie di rischio (normale, medio, altro).

Resta invariato l'iter per chi non presenta i cosiddetti fattori critici, ad esempio presenza di uno o più casi di neoplasia al seno in famiglia, particolari caratteristiche della mammella, sovrappeso e l'aver o meno avuto figli.

Per tutte le altre donne, invece, andranno previste corsie preferenziali e l'uso di strumenti più sensibili per stanare il tumore, come la mammografia digitale. E non è tutto. Per combattere la neoplasia più temuta dal gentil sesso lo screening verrà esteso anche alle 40enni e alle over 70. E' questa una delle misure messe a punto dagli addetti ai lavori chiamati a raccolta dal ministero del Welfare per riscrivere la mappa degli screening per la diagnosi precoce dei tumori.

Ad annunciarla è lo stesso relatore della Commissione ministeriale prevenzione e screening Alessandro Del Maschio, del San Raffaele di Milano, nel corso dell'International Meeting on New Drugs in Breast Cancer all'Istituto Regina Elena di Roma. "Lo screening ha consentito di ridurre del 50% la mortalità, ma ora è arrivato il tempo di rinnovare i criteri - spiega Francesco Cognetti, direttore dell'oncologia medica A del Regina Elena e presidente del convegno che si è svolto venerdì e sabato a Roma che vede riuniti 300 fra i massimi esperti mondiali - Le nuove indicazioni sono ormai condivise dal mondo scientifico, e sono già allo studio della Commissione.

La proposta di Del Maschio diventerà al più presto operativa". Una misura che mira a ridurre le 12 mila vittime che il tumore del seno causa ogni anno nel nostro Paese su 38 mila nuovi casi. La diagnosi precoce è una delle armi più affidabili di cui disponiamo per sconfiggere la malattia. Con una sopravvivenza che si attesta al 98% se si interviene nei primissimi stadi.

"Merito - sottolineano gli esperti riuniti a Roma - della prevenzione ma anche delle terapie mirate, sviluppate negli ultimi anni, in grado di agire solo sulle cellule malate".L'incidenza del tumore della mammella è simile in tutte le Regioni italiane: una connazionale su 11 rischia di ricevere una diagnosi di cancro al seno nel corso della propria vita. Varia tuttavia drammaticamente l'adesione ai programmi di screening tra un estremo e l'altro dello Stivale. "Esiste una grave differenza - conferma infatti Cognetti - fra Centro-Nord, Sud e Isole. Se nel settentrione 8 donne su 10 dichiarano di essersi sottoposte almeno a una mammografia preventiva, la percentuale scende a una su 2 nell'Italia meridionale".

L'estensione dei programmi di screening attivi al 2007 è pari all'82,9% al Nord, al 73,3% al Centro e solo al 27,6% al Sud. E la sopravvivenza cambia di conseguenza: nel settentrione è del 10% più elevata. "Anche su questo tema si sta impegnando la Commissione prevenzione e screening del ministero - assicura Cognetti, che fa parte dell'organismo chiamato a riscrivere la mappa non solo dello screening per il tumore del seno, ma anche per prostata, colon retto, cervice e polmone - con proposte e progetti concreti per garantire pari accesso all'assistenza sanitaria a tutti i cittadini".

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16 aprile 2009

La Montalcini e il pensiero non convenzionale

Compie 100 anni, mercoledì prossimo.

I migliori auguri dalla redazione di Vita di donna al premio Nobel Rita Levi Montalcini, pietra miliare della ricerca e tuttora pienamente impegnata.

?A me nella vita è riuscito tutto facile. Le difficoltà me le sono scrollate di dosso, come acqua sulle ali di un?anatra?. (Wired n.1)

Parole che rivelano un?umiltà ed insieme una determinazione inimmaginabili, soprattutto se si pensa che chi le ha pronunciate eccelle da oltre 70 anni nelle scienze, è stata insignita di un nobel nel ?86, è senatrice a vita ed è responsabile di una fondazione per far studiare le giovani africane e dell?EBRI (European Brain Research Institute), oltre ad aver pubblicato numerosi libri e ricevuto diversi riconoscimenti.

Una vita straordinaria, quella dell?emerita professoressa che nasce a Torino nel 1909, dove studia e si laurea in medicina nel 1936, caratterizzata dall?amore per la scoperta e dal duro lavoro.

Di famiglia ebrea, con le leggi razziali del 1938, si deve trasferire a Bruxelles per un periodo e poi di nuovo in Italia, nascosta; è qui, vicino ad Asti, che cominciano quegli esperimenti, come lei stessa ricorda, che la porteranno, nel 1951, alla scoperta del NGF (Nerve Growth Factor) per il quale riceverà il Nobel: «Quando cominciai il mio lavoro negli anni ?40 [?] la spesa più impegnativa fu uno stereo microscopio per operare gli embrioni e un microscopio bioculare .[?] La mia piccola camera da letto fu trasformata in laboratorio. [?] L?inverno del ?40 e la primavera del ?41 trascorsero nell?esecuzione degli esperimenti» (repubblica 11-04-09).

Finita la guerra, accetta l?offerta della Washington University, nel Missouri, dove insegnerà fino al 1977, di continuare il suo lavoro al Dipartimento di Zoologia.

In questo trentennio rimane una figura di spicco nella ricerca anche in Italia, dirigendo dal 61 al 69 il Centro di Ricerche di Neurobiologia del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Roma, in collaborazione con l'Istituto di Biologia della Washington University e dal 1969 al 1979 il Laboratorio di Biologia cellulare.

Dopo essersi fatta da parte nella direzione per «Raggiunti limiti di età», come ha affermato, continua a lavorare come ricercatore e guest professor (79-89) e presso l'Istituto di Neurobiologia del CNR (89-95).

Nel 2005 crea l?EBRI, un centro di ricerca di 25.000 mq basato a Roma, con una concentrazione di ricercatori e di attrezzature di altissimo livello.

Ha ricevuto numerose lauree ad honorem e riconoscimenti mondiali.

Una donna che ?è sempre bastata a se stessa?, come racconta ad Aldo Cazzullo (Corriere della sera 12-04-09): «Ero ancora adolescente quando decisi che non mi sarei sposata. Dissi a me stessa che non avrei mai obbedito ad un uomo come mia madre obbediva a mio padre. Eravamo una famiglia vittoriana. Mamma dipendeva dalle decisioni che venivano da mio padre».

E così, prossima ai 100 anni, Rita Levi-Montalcini, che ?non ha mai fatto un?assenza per malattia? (Riccardo Chiaberge dal Sole 24 ore 12-0-09) dorme 2-3 ore a notte e mangia una volta al giorno, ogni mattina va in laboratorio ed il suo cervello ? assicura - funziona meglio di quando aveva vent?anni; il segreto? «Mantenere il cervello in attività» afferma la Senatrice, al momento impegnata nella stesura di un libro che descrive le caratteristiche dei nostri due cervelli, quello arcaico e quello cognitivo.

Alla domanda di Luca Giordano (La solitudine dei numeri primi, Mondadori 2008) se la situazione delle ricercatrici sia ancora quella rovinosa degli anni ?80 descritta in Elogio dell?imperfezione (Garzanti, 1987) essa risponde: «Dall?epoca di Ipazia (IV sec. d.C.) ad oggi si è detto che il maschio è geneticamente superiore alla donna nelle scienza, ma non è così. Geneticamente uomo e donna sono identici. Non lo sono dal punto di vista epigenetico, di formazione cioè, perché lo sviluppo della donna è stato volontariamente bloccato. [?] Ora la situazione è migliorata. Non come vorrei, ma è migliorata. Però solo in quella parte di mondo che possiamo considerare civilizzata. In Africa ci sono migliaia di donne intelligenti che non hanno la possibilità di usare il cervello. Ecco perché con la Fondazione Rita Levi Montalcini il mio impegno in Africa è sull?istruzione. [?] A vent?anni volevo andare in Africa a curare la lebbra, ci sono andata da vecchia, ma per curare l?analfabetismo, che è molto più grave della lebbra» (Wired n.1).

Segnalo tra le sue tante pubblicazioni, due testi in particolare:

  • Le tue antenate. Donne pioniere nella società e nella scienza dall?antichità ai giorni nostri, Gallucci 2008, Roma.

In quest?opera si vuole ridare visibilità a 70 donne straordinarie che per diversi motivi la storia ha voluto seppellire: ?Con il riconoscimento alla donna della piena parità di ruolo si auspica che gli appartenenti alle nuove generazioni, indipendentemente dal sesso, vedano realizzato il diritto di utilizzare liberamente le proprie capacità intellettuali. Un diritto che è stato negato alle loro antenate? (pag. 12).

  • Eva era africana, Gallucci 2005, Roma.

Viene esplorata la contraddizione di aver scoperto l?origine della specie umana proprio nel continente dove oggi regna la povertà più profonda: ?Veniamo tutti dall?Africa. Lo hanno scoperto gli scienziati percorrendo a ritroso la storia genetica dell?umanità, trasmessa solo per via femminile. Oggi in quel continente le ragazze subiscono più che altrove le conseguenze della miseria e dell?ignoranza. Con la scuola, internet e il loro entusiasmo il futuro sarà migliore? (quarta di copertina).

Elis Helena Viettone
Vita di Donna Community

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14 aprile 2009

Pillola abortiva: le italiane sono le sole a non poter scegliere

La RU486, il farmaco che permette l'interruzione precoce e non chirurgica della gravidanza, utilizzato da 10 anni in Europa e USA, di fatto in Italia ancora non c'è .


Le donne che possono permetterselo preferiscono andare all?estero per poterla prendere, ma sono solo una minoranza, per le altre c?è solo la sala operatoria.

Alcuni ospedali italiani hanno organizzato un servizio che prevede l?uso del mifepristone, ma le difficoltà tecniche, che prevedono sia l?ordinazione del farmaco ad personam che l?attivazione di complicate procedure

organizzative con conseguente lievitazione dei costi (ogni singola dose deve essere ancora ordinata dalla Francia attraverso un corriere), non hanno permesso che il progetto fosse esteso ad una porzione più vasta della popolazione, lasciando senza risposta la grande maggioranza delle richieste.

Il padre della RU486, il dott. Emile-Etienne Baulieu sostiene che "La Ru486 è un simbolo che il Vaticano non ama perché rappresenta la scienza che si è alleata con il femminismo". In Francia, dove la Ru486 è commercializzata dal 1989, metà delle donne (il 49%) sceglie l'aborto chimico, ma la pillola abortiva, contrariamente a quanto sostengono i suoi detrattori, non ha spostato le statistiche dell'aborto che sono stabili da 30 anni.

?Il successo clinico è del 95% - spiega ancora Baulieu - e i rischi di complicazioni vengono considerati minimi, comunque non superiori a quelli che comporta l'asportazione chirurgica dell'embrione. Non dico certo che sia piacevole, né facile: nessuna pillola e nessun medico potranno alleviare il dramma di un aborto. Io - continua Baulieu - ho voluto soltanto offrire la possibilità di scegliere. ?

Un recente documento lancia l?allarme sul ?turismo abortivo? in Svizzera: nel 2008 quasi il 30% delle interruzioni eseguite nel Canton Ticino è stato richiesto da donne italiane.

?In quei numeri vedo semplicemente la voglia di abortire lontano da casa, di nascosto?sostiene il dott. Basilio Tiso, direttore sanitario della clinica milanese Mangiagalli.

Il dott. Silvio Viale , ginecologo del S.Anna di Torino che da anni si batte per introdurre nel nostro paese il farmaco abortivo, riferisce che il fenomeno della migrazione non è nuovo. Molte piemontesi si spostano in Francia, così come le liguri. ?E chi si muove lo fa per richiedere l?aborto farmacologico, anche a costo di pagarlo , tra i 400 e i 600 euro?.

I dati svizzeri confermano che la pillola abortiva è stata richiesta dal 90% delle donne, solo il 10% ha scelto il percorso chirurgico. Dunque l?accesso al metodo farmacologico sembra la vera motivazione della migrazione.

Al telefono di Vita di Donna sono tante le donne che chiedono informazioni sulla RU486, da ogni parte d?Italia, ma sono poche quelle che possono affrontare il costo del viaggio e del farmaco.

Per le altre non rimane che affrontare un percorso di 3 settimane, tra analisi, visite e liste d?attesa, prima di arrivare in sala operatoria.
E questo quando va bene: in alcuni momenti, in particolare nel periodo estivo, l?attesa arriva facilmente ai 30 giorni, contro i 4-5 giorni della pillola abortiva.

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01 aprile 2009

Tumore mammario: test predice metastasi

Un nuovo marcatore per i tumori mammari potrebbe portare al primo test in grado di prevedere la probabilità di metastasi di questi tumori dal sangue circolante.

Il marcatore, noto come microambiente tumorale di metastasi (TMEM), risulta doppiamente denso nelle pazienti che sviluppano metastasi rispetto a quanto riscontrato in quelle le cui lesioni rimangono localizzate.

L'uso di questo marcatore potrebbe migliorare le attuali pratiche di previsione delle metastasi da tumore mammario: esse tradizionalmente si basano su dimensioni e differenziamento del tumore e diffusione linfatica.

Benché si tratti di parametri utili, la densità del TMEM riflette direttamente il meccanismo di metastasi tramite il flusso ematico, e pertanto potrebbe rivelarsi più specifico e direttamente rilevante.

Si tratta di un marcatore immunoistochimico che analizza le cellule tumorali invasive, i leucociti perivascolari e le cellule endoteliali dei vasi sanguigni: se la sua utilità clinica venisse confermata, sarebbe possibile stratificare le pazienti per il trattamento risparmiando costi e tossicità, considerando anche che il 40 percento delle pazienti va incontro a recidive o metastasi.

(Clin Cancer Res online 2009, pubblicato il 24/3)

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10 marzo 2009

Ssn è donna ma solo una su 10 ai vertici

Molte donne in corsia, ma ancora troppo poche nella stanza dei bottoni. A fotografare un Ssn in rosa, ma solo quando non si guardano le posizioni apicali, è il sottosegretario al Welfare Francesca Martini, in un incontro ieri a Palazzo Chigi su 'La femminilizzazione della sanità'.

"Ormai nel Ssn le donne sono la maggioranza, intorno al 60% circa del totale. Ma nella distribuzione dei ruoli costituiscono il 33% dei medici e il 73% del personale infermieristico. A fronte, quindi, di un medico donna ogni 3 camici bianchi - sottolinea la Martini - ancora oggi solo una donna su dieci occupa un posto di dirigente medico di struttura complessa, cioè gli ex primari. La stessa proporzione si rileva nell'ambito dei manager delle aziende sanitarie.

Mentre le cose vanno ancora peggio se guardiamo alle università. E queste nonostante ormai le donne si laureano in Medicina prima e meglio". Proprio per dare voce alle operatrici della sanità italiana, evidenziandone le problematiche e i nodi che le tengono lontane dai vertici, il ministero lancia il primo Forum sul web pensato ad hoc.

Un luogo di discussione dove le dirette interessate possono portare le proprie esperienze e suggerire proposte operative, stabilendo un filo diretto con il ministero. Il Forum 'La voce alle donne della sanità' è attivo da ieri fino al 10 aprile su www.ministerosalute.it. Le proposte concrete figlie di questa iniziativa saranno presentate a giugno alla prima conferenza nazionale 'Ssn: un sistema sempre più al femminile', in programma a Roma.

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26 febbraio 2009

Più attenzione al cuore delle donne

Trascurato dai medici, esposto a stress e rischi dal gentil sesso, ignorato dalla farmaceutica e dal Governo. Il cuore delle donne è vittima della 'sindrome di cenerentola' e diventa sempre più fragile, mettendo a dura prova il mito della longevità femminile. Parola di cardiologa.

L'altra metà del cielo "dovrebbe darsi da fare per proteggerlo. E invece i dati dell'Istituto superiore di sanità parlano di una realtà diversa", avverte Maria Grazia Modena, direttore della cattedra di cardiologia al Policlinico di Modena, a Milano per presentare una campagna di informazione e prevenzione per il cuore delle over 40.

In Italia una donna in menopausa su due è ipertesa, il 38% ha il colesterolo alto, il 48% non fa sport, il 14% fuma più di 12 sigarette al giorno. Ma il gentil sesso è troppo impegnato ad accudire il proprio compagno di vita per accorgersi che le malattie cardiovascolari non hanno i pantaloni. Anzi, "sono la prima causa di morte e disabilità per le donne e uccidono più dei tumori, essendo responsabili del 55% dei decessi femminili".

Per alzare il velo su un killer silenzioso "che uccide e non fa notizia", il Policlinico di Modena, con la collaborazione di Merck Sharp & Dohme (Msd), lancia la campagna 'Prenditi a Cuore': una 'maratona sulla medicina di genere' che si apre con un convegno sulla salute declinata al femminile (in programma il 6 e il 7 marzo) e prosegue con una giornata, l'8 marzo, in cui verrà offerto, alle prime 200 donne che si prenoteranno entro la fine del mese, un check-up completo e gratuito nel Centro benessere del Policlinico di Modena.

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18 febbraio 2009

Donne in bikini, per l'uomo sono "cose"

Gli uomini tendono ad associare le donne seminude ad oggetti piuttosto che ad esseri umani, ha rivelato di recente un studio della Princeton University.

La notizia non dovrebbe stupire né accendere polemiche: non sapevamo forse già che la donna seminuda o in atteggiamenti sessuali rievoca nella mente maschile un oggetto sul quale agire, invece che una persone con la quale interagire?

Ma la novità sta nella conferma scientifica di questa percezione comune, arrivata lunedì da ?American Association for the Advancement of Science?.

Susan Fiske, nota psicologa dell?Università di Princeton, New Jersey, ha condotto un esperimento su 21 ragazzi dell?istituto, che si identificavano come eterosessuali.
Ai ragazzi venivano mostrate diverse foto di donne vestite, seminude, o in atteggiamenti provocanti, (alcune prive di testa) mentre il team di Fiske ne monitorava l?attività celebrale.

Le foto delle donne in bikini attivavano regioni associate ad oggetti o a ?Cose che puoi maneggiare? ha affermato Fiske.
Successivamente la memoria dei ragazzi sulle foto veniva testata: ?Questi uomini ricordavano meglio i corpi femminili sessualizzati - senza testa - nonostante li avevano osservati solo per 0,2 secondi.? Ha continuato la psicologa dichiarandosi perplessa sulle implicazioni di questi risultati per la società: essi mostrano, infatti, come immagini di questo tipo possono deumanizzare le donne e incoraggiare gli uomini a pensarle in termini di oggetti.

Fiske ci è andata cauta, non ha voluto accusare o muovere critiche, ma la logica conseguenza dell?oggettificazione di un essere umano (come abbiamo anche visto in tante propagande belliche) è la giustificazione di violenze o ingiustizie attuate nei suoi confronti.
Mi viene in mente uno libro del ?99 di Jean Kilbourne, esperta di media, intitolato ?Deadly Persuasion: why women and girls must fight the addictive power of advertising?.

L?autrice arrivava a simili conclusioni: ?Le pubblicità non provocano direttamente la violenza [?] ma le immagini violente contribuiscono ad uno stato di terrore [?] La trasformazione di un essere umano in una cosa, un oggetto, è quasi sempre il primo passo verso la giustificazione della violenza contro quella persona [?] questo passo è stato già compiuto con le donne. La violenza, l?abuso, è in parte l?agghiacciante ma logico risultato di quell?oggettificazione? (Kilbourne 1999:278)
Lei si riferiva in particolare alla consuetudine dei pubblicitari, per noi tristemente scontata, a rappresentare il corpo femminile come un insieme di problematiche, ognuna riguardante una parte (cellulite, pelle grassa, capelli secchi, unghie fragili, denti gialli?etc.) a cui dover trovare soluzioni; donne come insiemi di pezzi, quindi, non umani.

Per tornare al nostro esperimento, nella fase finale agli studenti veniva chiesto di rispondere ad un questionario per valutare quanto fossero sessisti; il monitoraggio celebrare ha mostrato che gli uomini che esprimevano le più forti tendenze sessiste utilizzavano meno la corteccia prefrontale, quella responsabile della comprensione dei sentimenti e delle intenzioni altrui.

In parole povere, gli uomini più sessisti erano anche quelli che mostravano meno empatia nei confronti di queste immagini, reagendo come se quelle donne non fossero completamente umane.
?Le uniche volte in cui assistiamo ad una disattivazione della corteccia prefrontale, è quando la gente guarda le foto di senza tetto o tossicodipendenti, dei quali non vuole conoscere veramente le emozioni, perché queste la disturberebbero nel profondo.? Ha spiegato Fiske.

La studiosa di Princeton ha sottolineato che il problema sorge nella vita di tutti i giorni, dove donne reali si devono incontrare con le immagini di donne mercificate, ad esempio ?Quando si hanno foto sessualizzate di donne nei posti di lavoro, è difficile non pensare alle colleghe donne in questi termini.?
Discusso e ridiscusso, adesso provato scientificamente, questo aspetto rimane centrale nella nostra vita, confermando retaggi del dominio patriarcale tradizionale.

Viviamo in una società nella quale le donne hanno dimostrato di saper fare tutto meglio dei loro colleghi e che, forse per questo, ha paura di un cambiamento culturale che ridefinisca i rapporti di eguaglianza e potere tra generi.
La cosa più divertente, devo ammetterlo, è stato leggere sui vari blogs e siti le reazioni a questa scoperta: tra le soluzione sventolate: ?Tornare alle spiagge separate (per uomini e donne, nda)?, ?Coprirsi di più? (per le donne, nda) etc.

Il problema è nella rappresentazione mediatica delle donne, non nelle donne reali: gli uomini sono stati educati per decenni dai pubblicitari a rispondere a quelle immagini (come alla pornografia) in un in una determinata maniera.
Essa però risulta nociva per tutti perchè in grado di attentare quei principi di inviolabilità tra esseri umani che dovrebbero informare i nostri modi di vivere e sentire quotidiani.

Bene, è arrivato il momento di attuare un?inversione di tendenza: il sessismo fa male a tutti e le società hanno bisogno di maturare e trovare nuove soluzioni a problemi globali, insieme.

Elis Helena Viettone
Vita di Donna Community

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16 febbraio 2009

Primo centro multidisciplinare anti-HPV

L'Istituto nazionale dei tumori (INT) di Milano dichiara guerra al Papillomavirus umano (HPV), vecchia conoscenza per un italiano su due, e lo fa schierando un team di specialisti nel primo centro multidisciplinare italiano dedicato interamente all'HPV e alle malattie correlate.

Il centro, presentato a Milano, sarà attivo da domani nell'istituto di via Venezian e si occuperà della ricerca e della formazione, della diagnosi e della cura, ma soprattutto dell'informazione rivolta alle donne. Obiettivo: renderle coscienti delle armi a loro disposizione per difendersi dai rischi. Il Papillomavirus è infatti responsabile del 100% dei tumori dell'utero, del 90% dei tumori dell'ano, del 40% dei tumori della vagina, della vulva e del pene.

Ma non risparmia neanche l'orofaringe (12%) e il cavo orale (3%). Per questo gli specialisti messi in campo dall'Irccs milanese sono 5 ginecologi, 4 otorinolaringoiatri, due urologi, tre endoscopisti-proctologi e uno psicologo. Un team che potrà contare anche sulla collaborazione di altri consulenti, dal virologo al pediatra, fino allo specialista di medicina delle migrazioni e ai mediatori linguistico-culturali.

La decisione di concentrare le forze contro il Papillomavirus, spiega Francesco Raspagliesi, direttore della Struttura complessa di Oncologia e Ginecologia dell'Int, è supportata anche dal risvolto economico della patologia: "Per dare un'idea dell'impatto sociale, in Usa l'Hpv consume circa la metà dei fondi stanziati per le malattie sessualmente trasmissibili".

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03 febbraio 2009

Cancellare il cancro al seno

Il cancro al seno va cancellato "dal corpo della donna, ma anche dalla sua mente"

Sradicare l'immagine di devastazione fisica e dolore che ancora oggi viene associata a questo big killer 'in rosa' è l'obiettivo principale della campagna pubblicitaria presentata ieri a Milano da Oliviero Toscani, promossa dal marchio di calzature Manas per sostenere il progetto 'Mortalità Zero' della Fondazione Umberto Veronesi (Fuv).

In un'iniziativa di sensibilizzazione sul cancro al seno, che ogni anno colpisce quasi 40 mila italiane con oltre 10 mila morti, il coinvolgimento di una personalità come Oliviero Toscani dà un valore aggiunto "grandissimo", ritiene l'ex ministro della Sanità, impossibilitato a partecipare all'incontro con la stampa perché richiamato d'improvviso in sala operatoria. "Disporre di un grande comunicatore come Oliviero per un tema così delicato e complesso è un aiuto fondamentale - commenta - perché, come dico sempre, la malattia va tolta dal corpo della donna ma anche dalla sua mente. Oliviero si conferma un uomo di grande creatività e soprattutto di impegno nei confronti dei grandi problemi sociali e umani, come ha dimostrato nelle sue campagne sulla lotta al razzismo e all'anoressia", dice Veronesi.

"Quella del tumore al seno - ricorda - è la storia di una malattia che si può battere. Se trent'anni fa 4 donne su 10 ammalate non ce la facevano, oggi sono meno della metà. Più di un terzo delle pazienti, poi, arriva alla diagnosi con lesioni così piccole che le percentuali di guarigione sfiorano il 100%. Si è fatto molto - continua lo scienziato - migliorando la diagnosi precoce e sviluppando terapie sempre più mirate, ma c'è spazio per andare oltre. Se è vero che oggi guarire da questa malattia è una possibilità sempre più concreta, bisogna creare le condizioni perché questa possibilità sia davvero alla portata di tutte le donne". Un sono realizzabile: la 'mortalità zero' entro 10 anni.

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Donne, non c' è salute senza libertà

A 50 anni dalla pillola anticoncezionale, a 40 anni dalla rivoluzione sessuale e a 30 dalla legge 194, venti donne famose parlano di sè in un libro, Acrobate, destinato soprattutto alle donne meno libere e più a rischio, ma soprattutto alle giovani e ai giovani di oggi.

La Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia dalla parte delle donne. Lo conferma, ancora una volta, l'iniziativa editoriale Acrobate, presentata oggi a Roma, a Palazzo Madama, da Giorgio Vittori, presidente della SIGO, da Alessandra Graziottin,ginecologa e sessuologa, insieme ad alcune delle venti protagoniste del volume, tutte determinate, oltre che bellissime, a testimoniare che qualcosa oggi nella storia delle donne rischia di fare passi indietro.

Le cause? Una cultura bigotta sulla sessualità e pavida nell'informazione sull'amore, come ha ricordato l'attrice Monica Bellucci, in prima fila tra le testimonial presenti, oltre alla ginecologa Valeria Dubini, all'atleta Josefa Idem e non da ultima alla giornalista Ilaria D' Amico. Venti voci e venti donne che in Acrobate, raccontano la loro esperienza di vita, in bilico fra la voglia di volare e il frigo da riempire. Un' operazione culturale in cui le intervistate fanno il punto sulla pillola anticoncezionale, sulla rivoluzione sessuale e sulla legge 194, che ha festeggiato i suoi 30 anni.

"Non c' è dubbio che la salute delle donne passi per la libertà delle donne", ha detto Ilaria D'amico. Tutte concordi, anche l'attrice Monica Bellucci, che ama presentarsi come donna e madre, ma che ha aggiunto una riflessione sulla cultura dell'informazione nel nostro Paese. " A Parigi, racconta Bellucci, ho visto una pubblicità per strada. Cartelloni bellissimi in bianco e nero. che ritraevano due donne nude insieme, due uomini nudi insieme, una donna ed un uomo nudi e un bel preservativo. Queste cose in Italia sono impensabili, ecco perchè l'aborto è usato ancora come un anticoncezionale.

Questo è un problema culturale, politico o di uno sfruttamento politico della religione?", ha concluso l'attrice, che da quattro anni non ha mai perso neanche l'occasione per dire la sua sulla legge 40, sulla fecondazione assistita. Che non esita a definire, "Una legge da Torquemada, che costringe la donna ad impiantare tre embrioni contemporaneamente, senza aver avuto nemmeno la possibilità di verificare che siano sani."

Continua a leggere l'articolo di Monica Soldano su Vita di Donna Community

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01 febbraio 2009

Curare meglio il cuore delle donne

Quando il sesso fa la differenza: i trattamenti migliori per il cuore sono riservati agli uomini, ma le discriminazioni scompaiono quando il medico è una donna. "Potremmo cercare una spiegazione nel presunto timore di usare dosaggi di farmaci elevati nelle donne.

Ma dal punto di vista scientifico non è una giustificazione valida". A commentare i risultati di uno studio condotto in Germania su 1.857 pazienti e 829 medici (di famiglia nel 65% dei casi, internisti nel 27% e cardiologi nel 7%) è Roberto Ferrari, presidente della Società europea di cardiologia (Esc).Le donne con scompenso cardiaco sono dunque curate peggio degli uomini. Non solo. A influenzare la qualità dei trattamenti è anche il sesso del medico: i camici bianchi maschi curano meglio i pazienti del proprio genere, seguendo le direttive indicate dalle linee guida, discriminazione che invece non avviene quando a indossare il camice è una donna.

È quanto emerge dall'indagine, pubblicata sull"European Journal of Heart Failure'. "Si è visto anche che, quando il medico è di sesso femminile - prosegue Ferrari - cura meglio anche i pazienti uomini rispetto ai colleghi maschi. Vanno quindi elogiate le donne medico. Credo che i risultati di questo studio condotto in Germania possano essere estesi al nostro Paese, anche se in Italia non disponiamo di dati così approfonditi".

E' dunque ancora lunga la strada da percorre per migliorare la cardiologia al femminile. "Da un alto - continua l'esperto - è importante attivare campagne di comunicazione perché le donne siano consapevoli di non essere immuni dalle malattie cardiovascolari. Se fino alla menopausa sono protette, superati i 60 anni hanno un livello di rischio cardiovascolare identico a quello degli uomini e oltre i 70 anni ancor più elevato.

Va inoltre sottolineata la scarsa considerazione della comunità scientifica nei confronti delle donne malate. Per esempio i trial clinici sono eseguiti su pazienti di età compresa tra i 50-60 anni con malattie cardiovascolari, quindi in prevalenza uomini".

Per aumentare la sensibilità su questi temi, l'Esc ha promosso 'A Woman's Heart', una campagna rivolta ai cardiologi per educarli a porre maggiore attenzione nei confronti delle pazienti, "e durante i nostri congressi - conclude Ferrari - si svolgono sempre simposi dedicati ai problemi cardiologici femminili e promuoviamo trial clinici che coinvolgano le donne".

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11 gennaio 2009

Al lavoro dopo il parto

Sì alle super-mamme che tornano a lavoro subito dopo il parto, come ha fatto la ministra francese Rachida Dati, rientrata al suo posto dopo 5 giorni dal lieto evento. Purché, però, non si rinunci all'allattamento al seno e a stare vicino al bebè.

E' il parere del presidente della Società neonatologi italiani (Sin) Claudio Fabris, convinto che "tutte le mamme debbano essere in condizioni di poter stare con il proprio bambino nei primi mesi della nascita, soprattutto per non privare il bambino di un alimento fondamentale per lo sviluppo".

E non vedono controindicazioni al lavoro 'immediato' nemmeno i ginecologi che sottolineano, però, che si tratta di "un lusso per le poche donne che hanno le tutele necessarie sia dal punto di vista sociale che medico", dice Giorgio Vittori, presidente della Società italiana di ginecologia e ostetricia (Sigo).

Oltre alla necessità di avere a disposizione persone che si occupano delle cure pratiche del bebè, infatti, ci sono anche problemi 'tecnici' nel post-parto. "Un taglio cesareo fatto con anestesia in peridurale su una paziente sana - spiega Vittori all'ADNKRONOS SALUTE - permette di tornare a casa dopo pochi giorni.

Ma il taglio cesareo è comunque un'incisione chirurgica di 7-10 cm. Per chiudersi necessita di 8 giorni, ma per stabilizzarsi realmente sono necessari 30 giorni. Lavorare 5 giorni dopo il parto, come ha fatto la ministra francese, significa decidere di lavorare, su propria decisione, con una ferita che va tenuta adeguatamente sotto controllo. Nel caso di Rachida Dati si tratta di una situazione protetta e tutelata che, però non è possibile per tutte le donne".

I neonatologi, invece, sottolineano l'importanza per il bambino di stare "con la propria madre e di avere l'opportunità di essere allattato al seno. Il latte materno, infatti - spiega Fabris - ha mille effetti benefici: sull'apparato gastrointestinale, sullo sviluppo neurocomportamentale, sulla prevenzione delle allergie e di tante altre malattie.

Non solo. L'allattamento naturale permette di stabilire un buon rapporto madre figlio. Se una donna ha la fortuna di avere il latte, è giusto che offra al figlio questa opportunità di salute, anche se non bisogna drammatizzare se il latte non c'è", conclude il pediatra.

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17 dicembre 2008

Mini-punti nascita da chiudere

Pieno sostegno di pediatri e neonatologi alla proposta del sottosegretario al Welfare, Ferruccio Fazio, di chiudere i mini-punti nascita in Italia, quelli che effettuano meno di 300 parti l'anno.

"La chiusura dei punti nascita con solo poche centinaia di parti l'anno - precisano in una nota il presidente della Società italiana di pediatria, Pasquale Di Pietro, e quello della Società italiana di neonatologia, Claudio Fabris - non risponde solo a ragioni di tipo economico.

Ma, cosa più importante, a motivi di sicurezza sia per quanto riguarda la mamma che il bambino. Le strutture piccolissime non possono infatti garantire livelli di competenza e attrezzature in grado di gestire le emergenze che possono verificarsi nel parto". "Inoltre - prosegue Fabris - è statisticamente provato che nei piccoli reparti è percentualmente molto maggiore, rispetto a quanto accade nei centri di terzo livello, il numero di cesarei.

Interventi effettuati probabilmente per ragioni iperprudenziali, anche quando non ci sarebbe una reale esigenza". La Sip, aggiunge Di Pietro, ha di recente presentato al proprio Congresso nazionale i risultati di una ricerca per una mappa completa di tutte le unità di pediatria presenti sul territorio.

"Ne è emerso un quadro composto da decine di piccoli reparti, inevitabilmente inadeguati per la gestione di problematiche impegnative, e quindi sempre soggetti a dover trasferire i piccoli degenti in ospedali più attrezzati". "Naturalmente - sottolineano Di Pietro e Fabris - l'auspicabile chiusura dei punti nascita con pochi parti non deve essere a danno dei cittadini e per rispondere solo a ragioni di tipo economico.

Ma deve essere quantomeno controbilanciata da un indispensabile rafforzamento del trasporto neonatale d'urgenza, che oggi in molte aree del Paese è lacunoso".

In particolare proprio "in molte zone del sud dove, come sottolinea anche il sottosegretario Ferruccio Fazio, è maggiore la presenza di piccolissimi punti nascita - concludono gli specialisti - il trasporto neonatale d'urgenza non ha le caratteristiche idonee a svolgere un servizio adeguato per la sicurezza della mamma e del bambino.

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09 dicembre 2008

Donne e lavoro: una risorsa per il welfare di tutti

Ripartire dalle donne. Questo lo slogan bipartisan, con cui tutti gli schieramenti partitici ed i politici più svezzati sono ormai concordi da qualche anno. Ciò che li divide, lo sappiamo, è capire come e cosa possa funzionare di più. Qualche buona idea ed un ricco dibattito è venuta oggi dall?affollato convegno ?In pensione quando, al lavoro come?? promosso dai Radicali italiani di Senato e Camera ed introdotto alla sala Bologna del Senato, da Emma Bonino (vicepresidente del Senato) e da Antonella Casu (segretaria di Radicali italiani).

La prima è che occorre fare chiarezza ed informazione sullo scenario effettivo di crisi economica e su ciò che, in particolare, aspetta le donne. La seconda è, che potrebbe non essere sufficiente ripartire dalla proposta secca e chiara dei Radicali, di ripristinare la pari età pensionabile tra uomini e donne, dipendenti pubblici, per riequilibrare il livello retributivo finale del lavoro, per restituire potere di acquisto, per incrementare il pil. Il cuore della proposta, lo spunto del convegno, è stato anche quello di recepire la recente sentenza della Corte Suprema di Giustizia Europea, che chiede omogeneità, quindi pari trattamento, nel sistema pensionistico tra uomini e donne.

La Corte, che si è pronunciata a partire da una istanza del 2004, di un funzionario, dipendente pubblico, ha respinto la difesa e le motivazioni dell?Italia, dichiarando che la fissazione per andare in pensione ad un? età diversa in base al sesso, ha violato l?art. 141 della Corte stessa. Pertanto, la Repubblica italiana è stata condannata a pagare le spese processuali, ma potrebbe aver giovato per ridare slancio ad un dibattito pubblico, che rischiava di restare un tabù, quello dell?età pensionabile. Non c? è una indicazione specifica sull?età nella citata sentenza, ma in Italia l?emancipazione femminile sul lavoro ha in realtà prodotto una disparità: l?età per le donne è anticipata rispetto a quella degli uomini.

Recepire la direttiva europea su questo, che è una indicazione, non implica sanzioni e lascia ai singoli stati membro le modalità. Tuttavia, ?La direttiva europea va letta con attenzione. E? infatti il frutto di molti anni di battaglie contro le discriminazioni che le donne vivono soprattutto nel nostro Paese, dove regna la cultura familistica, seconda la quale è più utile una donna a casa che al lavoro?, ha messo in guardia la sindacalista CGIL, Valeria Fedeli. Ecco perché, per recepire quella direttiva, occorre rispondere che dentro alla crisi attuale, noi affrontiamo una trasformazione.

?Questa crisi non è uguale alle altre, ecco perché le modalità sono importanti?. La sindacalista della Cgil, Valeria Fedeli, ha, inoltre, ricordato che le prime discriminazioni da affrontare sono nel lavoro femminile, ma non partirebbe dall?età pensionabile, quanto dagli ammortizzatori sociali. ?Estendiamoli a tutte le figure professionali per sostenere il futuro, perché le misure in atto non sono sufficienti?. Fino a qualche anno fa si diceva che raggiungere gli obiettivi di Lisbona, senza due redditi in famiglia non sarebbe stato possibile e che il lavoro femminile avrebbe permesso di incentivare dell?1% il pil nell?arco di un anno. Eppure, continua Valeria Fedeli, occorre rileggere lo scenario. ?Dai luoghi di lavoro vengono cacciate le donne, perché se arrivi a 60 anni e non hai maturato i contributi, nessuno ti permette di raggiungerli?.

Ma uscendo dai luoghi di lavoro, nel grand?angolo c? è anche altro. La società deve crescere culturalmente ed anche il richiamo alle politiche di conciliazione tra i tempi del lavoro femminile e quelli del lavoro maschile va superato. Non è più attuale pensare i servizi (asili nido, scuole) solo in funzione delle donne, ma della società tutta. La responsabilità va condivisa in ogni aspetto, si parla oggi di cooperazione tra i sessi.

?Diamoci una mappatura delle priorità. Se partiamo dall?età pensionabile, facciamo un errore di impianto. E? auspicabile una discussione a Camera e Senato con donne ed uomini.. Se passano parole sbagliate nella comunicazione, facciamo un danno. Non facciamo derivare il lavoro delle donne da quello degli uomini, auspica la sindacalista.? Renata Polverini, dell? UGL condivide molte delle cose dette e sottolinea che ?Non si può lavorare di fantasia in un Paese che ha una crisi strutturale. L?Europa ci richiama alla parità in campo pensionistico, ma ci aveva dato già indicazioni per raggiungere gli obiettivi di Lisbona (flessibilizzare il lavoro; rimodulare o riscrivere un sistema di welfare con ammortizzatori sociali), tuttavia occorrono risorse?.

Oggi, la flessibilità del lavoro, un tempo risorsa per lo sviluppo, si è trasformata in precariato. Che fare, dunque, rispetto a questa nuova sentenza della Corte Europea? ?Non è un tabù per me aumentare l?età pensionabili delle donne, ma occorre stabilire che sia riconosciuta una diversità che lo Stato deve valorizzare. La donna dà un contributo diverso. Guardiamo l?età alla fine. Cominciamo a riconoscere alle donne che fanno figli, un bonus previdenziale. Diamo loro la possibilità di scegliere.? L?altra battaglia, per Renata Polverini, è la maternità.

?Questa è una questione di tutti. Cerchiamo di farne una battaglia di tutti, almeno in termini fiscali. Non lasciamola esclusiva materia delle donne.? Possibili soluzioni? Far scegliere alle donne cosa fare nella propria vita, potrebbe essere una buona idea. Oltre alla defiscalizzazione e al ragionamento sullo strumento del ?quoziente familiare?, ragionato anche in un intervento di Pietro Ichino, senatore PD, la sindacalista UGL non ha dubbi: ?Il libro verde del ministro Maurizio Sacconi e del Governo, per le donne è lasciato totalmente bianco.?

MONICA SOLDANO
Vita di Donna Community

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01 dicembre 2008

Ospedali a misura di donna

Identificare gli ospedali più all'avanguardia e pronti a rispondere alle esigenze delle donne, per facilitarle nella scelta di dove andare a curarsi. Questo l'obiettivo del progetto 'Ospedale donna' di Onda (Osservatorio nazionale sulla salute della donna), che ha pubblicato ieri il bando per la terza edizione, quella del 2009, rivolto alle strutture sanitarie che intendono ottenere i 'bollini rosa'.

Il bando è disponibile sul sito www.ondaosservatorio.it e deve essere compilato e inviato entro il 31 marzo all'indirizzo e-mail relazioniesterne@ondaosservatorio.it. Si tratta di un bando rinnovato e migliorato - informa una nota di Onda - grazie alla maggiore esperienza accumulata anche con le visite di verifica svolte quest'anno. A questo si aggiungono nuovi criteri di selezione, una griglia più severa per la classificazione degli ospedali, ma soprattutto una Commissione di valutazione integrata dalla presenza del sottosegretario al Welfare Francesca Martini.

Infine è stata prevista la possibilità di partecipare anche per circa 40 ospedali esteri di lingua italiana presenti in tutto il mondo (Argentina, Brasile, Paraguay, Perù, Uruguay, Canada, Egitto, Eritrea, Giordania, Israele, Marocco, Siria e Turchia). "Il progetto - spiega la presidente di Onda, Francesca Merzagora - non mira a premiare solo le strutture che già possiedono caratteristiche a misura di donna, ma a incentivare anche le altre ad adeguarsi nel tempo ai parametri definiti dall'Osservatorio. Alle strutture sanitarie che possiedono tali requisiti vengono assegnati bollini rosa che attestano il loro impegno nei confronti delle malattie femminili". I principali requisiti per ottenerli sono: la presenza di unità operative (da una a tre) che curano patologie femminili specifiche, la corretta applicazione dei Livelli essenziali di assistenza (Lea) con particolare riferimento all'appropriatezza delle prestazioni, l'accreditamento e la certificazione per i requisiti alberghieri e strutturali.

Per ottenere due bollini rosa è necessario che il centro disponga poi di un Comitato etico con almeno tre componenti femminili, di più donne in posizione apicale, di caratteristiche multietniche, di personale infermieristico prevalentemente femminile e di servizi a misura di donna. Per ottenere il massimo del punteggio, tre bollini rosa - prosegue il comunicato - ai criteri precedenti si deve aggiungere la presenza di pubblicazioni scientifiche su patologie femminili, l'applicazione della normativa vigente sull'ospedale senza dolore e il controllo del dolore nel parto e l'analgesia ostetrica.

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12 ottobre 2008

L'Autovisita alla Casa Internazionale delle donne

Che cos?è l?autovisita? L?autovisita è un momento speciale in cui donne di diverse età e differenti gruppi sociali si riuniscono per superare le barriere inibitorie della conoscenza del proprio corpo nell?ambito sessuale.

A Roma, tra il 1978 e il 1980 l?autovisita è stata praticata da molte donne anche una sola volta. E? facoltativa, chi non vuole attuarla su se stessa può osservare un?altra donna che, avendola praticata varie volte, più facilmente può donare la propria esperienza alle altre.

Con l?autovisita vediamo l?interno della nostra vagina e c?è l?incontro con il collo dell?utero che, già prima che lo scrivesse Dan Brown sul Codice da Vinci, veniva da alcuni definito ?Il sacro Graal?.

Affrontando l?autovisita ci troviamo ad abbattere il muro di inibizioni che rende i nostri organi genitali un argomento tabù.

Con questa pratica potremo rivalutarli e imparare ad usare i muscoli della nostra vagina, conoscere meglio la nostra femminilità ed esprimere noi stesse in maniera più intima e spontanea. Viverci in modo indipendente.

Chiunque sia interessato può presentarsi all?incontro L?entrata è di 5 euro a persona.

Casa internazionale delle donne, Martedì 28 ottobre 2008 h 21.00
Per informazioni Augusta 338 5772988 (mattina e sera)
Gabriella 347 7706736
Via della Lungara 19, Roma - stanza 107

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23 settembre 2008

Lo sfratto del consultorio di Via della Magliana, la Asl Roma D difende le donne

La notizia dell'ultima: il Direttore Generale, Giusy Gabriele, ha ottenuto rassicurazione dal proprietario dell'immobile che nella giornata di domani non chiederà l'intervento dell'Ufficiale giudiziario

COMUNICATO
?La Asl Roma D a fianco dell?Assemblea delle donne del Consultorio della Magliana per impedire lo sfratto?

Apprendiamo l?iniziativa dell?assemblea delle donne del consultorio della Magliana tesa ad impedire lo sfratto del Consultorio punto di riferimento fondamentale per tutte le donne del territorio. Sono intercorsi nelle ultime ore rapporti tra la Asl e la nuovo proprietà dei locali, in quanto, come il responsabile della Ragioneria, dott. Ionta, ribadisce, l?Azienda non è morosa ed ha sempre ottemperato al pagamento del canone mensile di affitto.

Le difficoltà si sono determinate proprio perché i locali sono stati venduti dal precedente proprietario ed il nuovo ne vuole entrare in possesso. Attualmente non risulta né alla Asl né al proprietario la presenza dell?ufficiale giudiziario.

In ogni caso, la dott.ssa Astrid Lun, responsabile del consultorio della Magliana dichiara: ?Venuti a conoscenza a mezzo stampa dell?arrivo nella giornata di domani 24 settembre 2008 dell?Ufficiale Giudiziario presso il Consultorio di via della Magliana 256, per la comunicazione di sfratto esecutivo con l?intervento della forza pubblica, i Dirigenti tutti, dei Consultori del Distretto, si mobilitano accanto alle donne dell?Assemblea ed alle operatrici, per garantire la prosecuzione dei lavori di un servizio così essenziale per la tutela della salute della popolazione.?

La dott.ssa Patrizia Musacchio, Dirigente dell? Area Tutela della Donna e del Bambino, si associa alle proteste delle donne del consultorio di Magliana e domani mattina alle 8 sarà presente in via della Magliana 256 in solidarietà con le donne e le operatrici del Consultorio.

Anche la dott.ssa Milena Cuccu, Direttore del Distretto del XV Municipio sarà presente a fianco delle donne dell?assemblea del consultorio, alle operatrici e all?utenza per impedire qualsiasi azione a discapito del servizio, precisando che lo stesso non potrà essere sfrattato fino a quando non saranno state trovate adeguate soluzioni alternative.

Per informazioni: Azienda USL Roma D Ufficio stampa - Monica Scifoni tel 06/522877648 ? 329 0283275 fax 06/522677635 monica.scifoni@aslromad.it

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16 giugno 2008

Sos pillola del giorno dopo, primo giorno di attività

Primo week end di reperibilità per la pillola del giorno dopo, partenza sabato.

Veramente cominciano a chiamare fin da venerdì mattina, stupendosi dello stupore dell'ostetrica che risponde.

"Chiami dopo le tre..."
"Ma come non siete ancora attivi?"
"No, no, da domani.., ma se ha bisogno chiami più tardi"
"Ma dall'annuncio sembrava da subito.." Un po' seccati..

Non ci riesce di spiegare che è anche un'azione dimostrativa, che vogliamo smuovere le acque, avere segnalazioni, denunce.

Anche durante il week end le coppie che verranno (tutte coppie, solo delle adolescenti, sabato, in gruppo e un'infermiera di un ospedale cattolico, domenica, da sola) saranno interessate solo a ricevere il servizio e scappare.

E sì che da incuriosirsi ce ne sarebbe parecchio. Sabato vengono a studio, ancora regge, ma domenica li ricevo a casa, in camicia da notte e zoccoli...

Non si fanno capaci, si scusano per il disturbo, si guardano intorno, pensavano che fosse un ambulatorio.

Sono giovani, non hanno visto il '68, il '77, gli anni '80... per loro una femminista è una madre che non cucina...

Solo una coppia sulla trentina, che ha aspettato un'ora al San Giovanni per sentirsi rispondere di no, ha voglia di denunciare, prende il numero dell'associazione Luca Coscioni, anche se poi non telefonerà.

Gli ultimi di sabato chiamano all'una, da Cinecittà, ma poi non arrivano e i primi di domenica, alle cinque e mezza, chiamano perchè non trovano il numero di Milano.

Chiamano dalla Sicilia, se conosciamo gli ospedali che la prescrivono, e da Verona, dopo aver ricevuto un rifiuto dalla guardia medica.

Spieghiamo che comunque il medico li deve vedere, che non può invocare l'obiezione di coscienza.
La sera con una coppia ci diamo appuntamento davanti al cinema, e all'una, quasi in chiusura, uno squillo mi induce a richiamare. Mi risponde una ragazza, voleva solo capire se eravamo veri. Mi viene da ridere, "si, si, siamo veri, ma stiamo per chiudere per stanotte, a domani".

Domani è il turno della pediatra. E' lunedì....

Siamo contenti di come è andata, ci rimarrebbe la voglia di chiedere se hanno capito, se sanno perchè siamo lì, cosa gli resta di questo gesto di solidarietà-

Restiamo col dubbio di fare un volantino da accompagnare alla ricetta.. non chiediamo nulla, ma forse una riflessione sì.

LISA CANITANO
Presidente Vita di Donna

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Pillola del giorno dopo, la prescrive Vita di Donna
Pillola del giorno dopo, come funziona

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14 giugno 2008

Pillola del giorno dopo, la prescrive Vita di Donna

Mentre la magistratura, su denuncia di una donna, dispone degli accertamenti per la mancata prescrizione della pillola del giorno dopo al S. Eugenio, l?associazione romana corre in soccorso delle donne messe in difficoltà dal reiterato diniego dei medici obiettori che operano nelle strutture sanitarie pubbliche.

Il servizio, che vede impegnati decine di medici di diverse specializzazioni, sarà disponibile a Roma tutti i giorni, festivi compresi dalle 9 alle 19 e soprattutto dalle 9 del sabato mattina fino alle 9 del lunedì (le ore in cui si concentrano le maggiori richieste). Sarà sufficiente chiamare il numero: 333/9856046

Vita di Donna da anni tutela il diritto alla salute delle donne e facilita con questa sua iniziativa il ricorso alla pillola del giorno dopo che mette al riparo la donna da ?incidenti e situazioni a rischio?, e soprattutto da una eventuale interruzione di gravidanza.

Vita di Donna rammenta inoltre che, secondo l?OMS, non vi sono controindicazioni all?utilizzo della pillola del giorno dopo ed in particolare: non è necessaria una visita medica; non è necessario un test di gravidanza; non sono necessari esami di laboratorio.

L?iniziativa, frutto di un lungo lavoro portato a termine dalle volontarie dell?Associazione Vita di Donna, è stata presentata ieri in una conferenza stampa congiunta con l?Associazione Luca Coscioni.

Quest?ultima, che ha organizzato un servizio simile a Milano, si occuperà della tutela legale delle donne che decideranno di denunciare i sanitari pubblici che rifiuteranno la prescrizione.

La pillola del giorno dopo o contraccezione "post-coitale", è un metodo occasionale da utilizzare nelle ore successive al rapporto a rischio. Esempi di rapporti a rischio: il preservativo che si rompe o male indossato; coito interrotto (quando ritenuto inefficace, causa di molte gravidanze indesiderate); l'espulsione della spirale (completa o parziale); l'assunzione non corretta della pillola anticoncezionale (dimenticanza o episodi di diarrea o vomito); dopo una violenza sessuale; scivolamento del diaframma o del cappuccio cervicale.

A cura della Redazione di Vitadidonna.it

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13 giugno 2008

Lettere rosa anticancro

Ben 380 mila lettere per dichiarare guerra al cancro alla mammella e a quello del collo dell'utero. A riceverle saranno altrettante donne laziali, ciascuna invitata a sottoporsi a test gratuiti nella propria Asl di riferimento.

Obiettivo stanare eventuali neoplasie in stato embrionale, e difendere così il gentil sesso da questi due temibili "big killer". Le lettere, in cui vi è anche un appuntamento prefissato per far sì che le destinatarie si sottopongano allo screening, sono destinate a tutte le donne tra i 50-69 anni per la mammografia, e a quelle tra i 25-64 anni per il pap test.

Oltre alle missive - firmate dal presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo - locandine, volantini e lettere di presentazione dell'iniziativa verranno indirizzate a tutte le farmacie laziali, medici di famiglia, distretti delle Asl, municipi del Comune di Roma, nonché ai 378 comuni della Regione.

"Obiettivo - spiega l'assessore alla Sanità del Lazio Augusto Battaglia - è che lo screening coinvolga il 100% della popolazione bersaglio". "In regione - ricorda il direttore generale dell'Asp del Lazio, Claudio Clini - ogni anno i casi di nuovi tumori alla mammella sono circa 4 mila, con mille decessi.

Per la cervice uterina, invece, si verificano 276 nuovi casi l'anno con 102 morti". "Questo è il mezzo che abbiamo - sottolinea Marrazzo - per sconfiggere la solitudine in cui le donne che hanno avuto una diagnosi di cancro si sono trovate".

"Firmando quella lettera - aggiunge - ho rivisto la paura che ho colto negli occhi di tante donne malate di tumore".

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Cure su misura per il seno

Test genetici per cure contro il cancro del seno su misura, efficaci e meno tossiche possibili. E' questa la nuova frontiera per terapie anti-cancro personalizzate, su cui ha posto l'accento Luca Gianni, direttore del Centro di oncologia medica dell'Istituto nazionale tumori di Milano, al congresso della Società americana di oncologia clinica (Asco) a Chicago.

Negli Stati Uniti sono due i test approvati, che però non si effettuano in Italia dove non sono rimborsati dal Servizio sanitario nazionale. Analizzando il tessuto prelevato durante l'intervento, è possibile predire il rischio di metastasi o di un nuovo tumore, risparmiando alle pazienti la chemioterapia quando non serve perché le probabilità di riammalarsi sono basse, meno del 5%. "Oncotype" - spiega Gianni - analizza 21 geni e viene ormai prescritto negli Usa a ben 25 mila pazienti l'anno con tumore del seno Her2 positivo, per quantificare il rischio di recidiva nell'arco di 10 anni e identificare i casi che non hanno bisogno della chemio, perché è sufficiente la terapia ormonale.

I tessuti vengono esaminati in un laboratorio specializzato a San Francisco, dove vengono inviati dopo l'intervento per asportare il tumore". L'altro test, battezzato "Mammaprint" e sviluppato in Europa, "caratterizza l'espressione di 70 geni, anche in questo caso per misurare il rischio di recidiva".

Se negli States, dopo il via libera della Food and Drug Administration, sono sempre più diffusi nella pratica clinica, con i costi coperti dalle assicurazioni sanitarie, "entrambi i test - afferma l'oncologo -non sono stati approvati dalle autorità europee. Dunque, il nostro sistema sanitario non li rimborsa".

I campioni di tessuto tumorale possono essere inviati nei laboratori d'Oltreoceano per l'analisi, ma i costi sona carico delle pazienti: circa 2.500-3.000 dollari per il test.

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02 giugno 2008

Violenza, non si fa cassa sulla pelle delle donne

La violenza sulle donne è una dolorosa e amara questione la cui valutazione e ripugnanza dovrebbe unire, invece che dividere, nel trovare una soluzione adatta e duratura. Non è così nel nostro Paese, in cui il tanto decantato clima di dialogo ritrovato, che dovrebbe portare a decisioni comuni per il bene dell?Italia, non esiste per questioni tanto importanti che riguardano i diritti umani delle donne.

Ecco che così vediamo proprio le donne contrapporsi sul da farsi in una materia che inevitabilmente le riguarda tutte da vicino. Ieri le polemiche tra le figure femminili di maggioranza e opposizione sono state forti a seguito dei dati riportati dal Sole 24 ore sulla copertura del taglio dell'Ici.

I discorsi di Mara Carfagna non sono serviti a placarle. Proprio ieri la Ministra delle Pari Opportunità ha annunciato che il fenomeno della violenza contro le donne non sarà dimenticato dal nuovo governo, evidenziando la propria intenzione a chiedere fondi da stanziare come mezzo di sussidio ?all'attuazione di una normativa che attualmente è allo studio dei tecnici?.

Ciò che servirebbe, secondo Carfagna, sono ?norme che garantiscano misure di protezione integrale contro la violenza di genere, pene severe e processi più veloci?. La Ministra si è quindi detta pronta a impegnarsi per ?fare in modo che questa normativa e i fondi, che a essa verranno collegati, si traduca in azioni concrete per le donne?'. Secondo alcune esponenti del Pd, però, i fatti smentirebbero le parole e le promesse riguardo una risoluzione efficace del fenomeno della violenza sulle donne. Barbara Pollastrini, ex Ministra delle Pari Opportunità del precedente governo, si è detta ?indignata, ma anche amareggiata per i livelli di cinismo che, con questa destra, può raggiungere la politica?.

Secondo Pollastrini, "durante la campagna elettorale hanno fatto promesse sull'onda di delitti efferati e di drammi che hanno annichilito le donne. In concreto, vediamo il trionfo dell'indifferenza". In particolare lo sdegno è indirizzato al taglio al Fondo istituito dalla Finanziaria 2008 con 20 milioni di euro per il sostegno alle vittime e per la prevenzione.

Questa intenzione della maggioranza è definita da Pollastrini una ?vergogna?: ?si intende tagliare il Fondo destinato alla prevenzione, ai numeri verdi, all'informazione a quante si sentano minacciate, ai centri antiviolenza, alle case per le donne maltrattate e offese, al monitoraggio delle molestie?. Tuttavia, secondo le parole della parlamentare del Pd, l?opposizione non farà passare inosservata questa possibile misura del governo, anzi agirà facendo pressione sulla maggioranza. ?In Parlamento e nella società, con una rete di donne e uomini consapevoli sveleremo una dopo l'altra le cattive intenzioni del governo e incalzeremo perchè vengano riparati errori e malefatte. Tanto più quando in discussione sono le donne e i loro diritti umani?.

Dura nei confronti del governo anche Vittoria Franco, ministra ombra delle Pari Opportunità. Franco appare dubbiosa sulla reale considerazione delle donne da parte del governo Berlusconi. La ministra ombra delle pari opportunità ha infatti così commentato: ?il primo atto del governo contro la violenza sulle donne? Un bel taglio al Fondo istituito dalla Finanziaria 2008 con 20 milioni di euro per il sostegno alle vittime e la prevenzione. E' un atto gravissimo che, a parte gli annunci, chiarisce la reale intenzione dell'esecutivo Berlusconi sulle donne e sulle politiche sociali in genere?. Per Franco ?è davvero molto grave che per coprire il taglio indiscriminato dell'Ici a vantaggio anche delle fasce più abbienti il governo abbia tagliato i fondi a tutta una serie di politiche sociali.

Tra queste c'e' il fondo, istituito con la Finanziaria 2008, che stanziava 20 milioni di euro per il sostegno alle vittime della violenza di genere e la prevenzione contro i reati sulle donne. Si tratta di un fondo molto importante, istituito in risposta ai dati drammatici sulla violenza contro le donne che vedono 14 milioni di vittime in Italia?. Vittoria Franco vede inoltre, da parte del governo, una riduzione della questione della violenza sulle donne a fenomeno legato alla sicurezza e all?immigrazione: ?si vuole ricondurre il problema della violenza contro le donne all'immigrazione, quando il fenomeno è molto più' complesso e riguarda per lo più' la violenza familiare?.

Per tutti questi motivi Franco si dice determinata a presentare ?un'interrogazione parlamentare rivolta alla ministra Carfagna, al ministro dell'Economia Giulio Tremonti e al Presidente del Consiglio''. Ma il governo non era l'alfiere della sicurezza?". "Dove sono finite le belle intenzioni e le prediche contro il lassismo che ripetevano quotidianamente in campagna elettorale? Sono finite in fumo, aggiungono le deputate del Pd Emilia De Biasi, Manuela Ghizzoni e Carmen Motta, ricordando che "la violenza alle donne e' un fenomeno preoccupante e in ascesa.

E un paese civile dovrebbe combatterla senza esitazioni e con il massimo dispiegamento di risorse economiche, politiche e culturali. Purtroppo- concludono- constatiamo che dopo le autostrade e le televisioni la nuova priorità del governo è proprio l'abolizione dei 20 milioni di euro per il Piano contro la violenza alle donne". Si tratta di "un assurdo abbassamento della guardia che riporta il fenomeno della violenza sulle donne nel segreto delle famiglie mentre, come è noto, la maggior parte delle violenze alle donne avviene proprio in ambito familiare?.

Gli ultimi tre casi venuti alla luce, ieri: a Sommantino, in provincia di Caltanissetta un uomo per vendicarsi della fidanzata che lo aveva lasciato la sequestra e legata a un albero la minaccia di farle fuoco. Il giovane, ora in carcere, non si era rassegnato alla fine del rapporto e l'aveva più volte minacciata, anche davanti alle sue amiche. In un'occasione aveva cercato di strozzarla con una sciarpa che la ragazza teneva al collo. In un'altra aveva cercato di investire la ragazza e un amica con la propria autovettura, e le due donne si erano spostate repentinamente evitando il peggio. Un altro giovane di Bordighera, che da tempo perseguitava l'ex fidanzata (schiaffi, minacce per telefono e via sms -''ti uccido'', ''ti ho visto uscire con un altro'' - e appostamenti sotto casa), è da ieri agli arresti domiciliari dopo che il magistrato ha emesso un'ordinanza di custodia cautelare per minacce, ingiurie e violenza privata nei confronti del giovane, dopo che la ragazza, spaventata dall?ennesima minaccia non si è decisa a ricorrere alle forze dell?ordine.

Nelle Marche un marocchino di 28 anni ha incominciato a violentare l'ex compagna, minacciandola che se avesse parlato le avrebbe portato via il bambino, nato da un'altra relazione. Ma la donna ha trovato la forza di parlare, recandosi direttamente alle forze dell'ordine di Fermo: dopo il racconto gli agenti hanno verificato direttamente sul campo la violenza perpetrata del magrebino. Immediatamente sono scattate le manette.

Ora l'imputato dovrà rispondere delle pesanti accuse di violenza sessuale, violenza privata e minacce aggravate. Tre casi emblematici, a testimonianza di quanto il problema sia prioritario, ma il governo sembra non volerlo recepire, senza contare ? aggiungono ancora Sandra Zampa deputata del Partito Democratico e Albertina Soliani senatrice dello stesso partito. - che"Al danno si aggiunge la beffa nel sapere che quei fondi verranno molto probabilmente destinati alla copertura del tanto pubblicizzato taglio dell'Ici peraltro già previsto dalla finanziaria del 2008 per le famiglie meno abbienti". "La destra italiana ? concludono Zampa e Soliani - pur riempiendosi la bocca con il bisogno di sicurezza va a sottrarre risorse proprio ad un ambito come quello della violenza sulle donne quanto mai importante in questo momento". ?Viene quasi il dubbio, e spero che non sia così, che la ministra Carfagna ? è ancora il commento di Silvana Mura, Idv - non se ne sia neppure accorta.

Il fenomeno della violenza sessuale ai danni delle donne continua ad essere una delle urgenze da risolvere e tagliare tutti i fondi destinati dal governo Prodi a progetti di prevenzione e sostegno è un segnale molto preoccupante che va nella direzione opposta. La ministra Carfagna batta un colpo e dia prova della sua esistenza". Chiamata in causa Mara Carfagna giudica quello sollevato a sinistra un ?polverone inutile?, e promette che i fondi che chiederà di stanziare serviranno per il sussidio all'attuazione di una normativa che attualmente è allo studio dei tecnici". "A dispetto dei polveroni della sinistra, che guarda più alla forma che alla sostanza, sarà mia cura - conclude la ministra - fare in modo che questa normativa e i fondi, che a essa saranno collegati, si traduca in azioni concrete per le donne".

?Per contrastare il doloroso fenomeno della violenza contro le donne servono norme che garantiscano misure di protezione integrale contro la violenza di genere, pene severe e processi più veloci", continua Carfagna. Le sue parole però non tranquillizzano e non soddisfano la senatrice Vittoria Franco, ministra ombra delle Pari Opportunità, che rispondendo a Mara Carfagna, ribatte: "Noi non facciamo polveroni ma ?fatti" avendo destinato soldi ai centri antiviolenza e alla prevenzione con la Finanziaria 2008".

"Il taglio dell'Ici indiscriminato, anche a vantaggio dei ceti più abbienti non era certo un'emergenza - incalza Vittoria Franco - specie a scapito di politiche sociali e interventi importantissimi. Questo atto del governo è e rimane molto grave, a prescindere dalle promesse della ministra Carfagna".

"Su un tema così drammatico come quello della lotta alla violenza contro le donne è vietato fare il gioco delle tre carte?, aggiunge infine Pollastrini. "Quante parole, quanto fumo, per cercare di negare l'evidenza - prosegue l?esponente del Pd -. E cioè che s'intende cancellare quel che già c'era, ovvero lo stanziamento di 20 milioni di euro che permetteva di sostenere il Piano nazionale di contrasto alla violenza. "L'onorevole Pollastrini ama le critiche ma dimentica di essere la prima responsabile del mancato utilizzo dei fondi per combattere la violenza sulle donne.

Se il ministro Tremonti ha potuto impegnare questo stanziamento per non far pagare l'Ici sulla prima casa dei cittadini, è soltanto perché l'ex ministro non e' stato in grado di utilizzarlo?, afferma Barbara Saltamartini, esponente del Pdl e responsabile del Dipartimento Pari opportunità di An. "Il nostro obiettivo -prosegue Saltamartini- è individuare politiche corrette e mirate cui far corrispondere i relativi finanziamenti. Perciò occorre ripartire da una proposta legislativa che da un lato contempli inasprimento e certezza della pena, dall'altro assicuri un più efficace controllo del territorio, così come previsto -conclude - nel pacchetto sicurezza presentato durante il primo Consiglio dei ministri".

A ribadire, ancora, che, la scelta del governo di adottare iniziative efficaci e strumenti adeguati, non è un?operazione meramente propagandistici o di facciata". Infatti, sostiene la leghista Carolina Lussana, occorre che i fondi non siano solo previsti, ma che le risorse siano effettivamente utilizzate a favore di progetti e iniziative per prevenire e contrastare il fenomeno della violenza sulle donne, prima causa di morte fra i 16 e 44 anni".

Secondo la parlamentare leghista, proprio contro la violenza che colpisce le donne italiane "avrà una grandissima importanza, il pacchetto sicurezza Maroni che prevede un contrasto severo all'immigrazione clandestina, proprio per colmare quel deficit di legalità di cui molto spesso le donne sono le maggiori vittime". Quindi, conclude, "la sinistra apre una polemica strumentale su un argomento estremamente grave mentre su questi temi bisognerebbe essere seri e concordi".

(Delt@ Anno VI, N. 123 - 124 del 30 - 31 Maggio 2008

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