Vitadidonna News

Le News di Vitadidonna.it Salute e benessere, politica e diritti

18 marzo 2010

Sesso, maschi più attivi fino a tarda età

Attività sessuale, buona qualità della vita sessuale e interesse per l'altro sesso. Questi i tre aspetti che, secondo alcuni ricercatori americani, nelle persone di mezza età e anziane sono direttamente associati allo stato di salute. 
La ricerca, pubblicata su British medical journal, ha indagato i comportamenti sessuali d'individui non più giovanissimi, facendo una stima degli anni di vita sessuale in relazione al sesso e alle condizioni fisiche. Due i campioni analizzati: il Midus (the national survey of midlife development in the United States, 1995-6) e il Nshap (the national social life, health and ageing project, 2005-6). 
Tra i dati principali, è emerso un maggiore interesse per la sessualità da parte degli uomini, rispetto alle donne, differenza che diventa ancora più evidente con l'età. In particolare, nella fascia d'età compresa tra 75 e 85 anni, il 38,9% degli uomini e il 16,8% delle donne è sessualmente attivo e, tra questi, il 70,8% contro il 50,9% ha una buona qualità di vita sessuale e il 41,2% contro l'11,4% mostra attrazione per l'altro sesso. Soggetti in buona ed eccellente salute sono più attivi sessualmente di coloro che lamentano disturbi fisici (odds ratio = 2,2 e 1,6 per uomini e donne di mezza età; 4,6 e 2,8 per uomini e donne anziani). Infine, anche l'aspettativa di vita sessuale attiva è maggiore nel sesso maschile: 34,7 e 30,7 anni, rispettivamente, per uomini e donne trentenni e 14,9-15,3 e 10,6 anni, per uomini e donne cinquantacinquenni. Queste differenze si attenuano nella popolazione felicemente sposata.

BMJ.

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10 giugno 2009

Fazio, creare rete banche del seme per malati

Mettere a sistema le banche del seme per proteggere il diritto alla procreazione dei malati di cancro. E' quanto ha proposto ieri a Roma il viceministro alla Salute, Ferruccio Fazio, intervenendo alla presentazione del libro 'Fertilità e oncologia', di Giuseppe Luigi Banna, Francesca Catalano, Rosaria Condorelli e Fedro Peccatori.

"La riproduzione - ha sottolineato Fazio - è un modo per perpetuare la vita e un malato di tumore spesso si trova a subire il doppio smacco di rischiare la vita e di non poter mettere al mondo dei figli", a causa degli effetti delle terapie che spesso inducono la menopausa precoce o l'infertilità.

"A disposizione abbiamo tre strumenti per migliorare la qualità e la quantità di vita di questi pazienti: le banche dei tessuti, su cui abbiamo già investito 15 milioni di euro per quanto riguarda la conservazione del materiale cordonale, muscolo-scheletrico e di cellule staminali. Nei prossimi anni si può pensare di implementare le banche del seme, con un costo limitato. Se le Regioni vorranno farlo, le sosterremo.

Il volontariato è la seconda risorsa, ma deve essere messo a sistema e trovare spazi riconosciuti. Il terzo strumento è la costruzione di un percorso che metta al centro, assieme al malato, il medico di medicina generale, che deve diventare il fulcro della cura clinica. Bisogna ricondurre l'assistenza sul territorio - ha concluso il viceministro - con passaggi brevi in ospedale e solo se necessario".

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27 maggio 2009

Fecondazione, nuove linee guida in autunno

"E' realistico dire che entro l'autunno, al massimo a dicembre prossimo, saranno pronte le nuove linee guida" sulla procreazione medicalmente assistita (Pma).

Lo assicura il sottosegretario al Welfare, con delega ai temi della bioetica, Eugenia Roccella, nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Chigi sul tema. Finora le linee guida non sono state messe a punto "perché abbiamo voluto aspettare la sentenza della Corte Costituzionale". Sentenza che ha 'bocciato' parte della legge 40.

Le nuove direttive "saranno sostanzialmente diverse - assicura Roccella - da quelle precedenti", emanate quando a capo del ministero della Salute c'era l'esponente del Pd Livia Turco. E saranno il prodotto di un gioco di squadra con "i Centri italiani di Pma e le Regioni", che dovranno dare il proprio contributo "per la creazione di una Rete che assicuri una serie di requisiti minimi".

Con questo obiettivo, che passa attraverso "l'assoluta trasparenza, l'indicazione delle buone pratiche e i 'bollini' per i Centri migliori", sono stati istituiti al ministero del Welfare una Commissione di studio sui problemi legati alla crioconservazione degli embrioni e un osservatorio sull'applicazione del decreto 191 del 2007, ovvero quel provvedimento con cui l'Italia ha recepito la direttiva europea contenente disposizioni di qualità e sicurezza per la donazione, l'approvvigionamento, il controllo, la lavorazione, la conservazione, lo stoccaggio e la distribuzione di tessuti e cellule umane.

"Non sono contraria in linea di principio - ha aggiunto il sottosegretario - all'adozione di embrioni abbandonati per quelle coppie in cui entrambi i partner sono infertili. "Con tutte le garanzie del caso - ha spiegato Roccella ai giornalisti che la incalzano sulla questione - se ne può parlare". Sui disegni di legge depositati alle Camere con l'obiettivo di regolare la questione, il sottosegretario fa notare che "il Parlamento è libero di operare".

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02 aprile 2009

Sigo, legge 40 necessita di manutenzione

"La legge 40 merita un intervento di 'manutenzione', anche sulla base di queste più recenti interpretazioni della Corte costituzionale". Lo afferma Giorgio Vittori, presidente della Società italiana di ginecologia e ostetricia (Sigo), intervenendo nel dibattito dopo la sentenza della Consulta, che ha dichiarato parzialmente illegittima la normativa italiana sulla procreazione medicalmente assistita.

Una modifica della legge, secondo Vittori, "è necessaria per renderla più appropriata a cogliere le esigenze delle coppie infertili e le indicazioni della letteratura scientifica. In particolare, bisogna considerare la condizione di particolare vulnerabilità in cui queste donne si trovano, già gravate dal peso di una fertilità compromessa, e ulteriormente esposte a difficoltà e ostacoli, che le hanno spesso costrette a recarsi all'estero".

Il presidente della Sigo sottolinea poi "la necessità di integrare una legge così complessa con la forza dell'evidenza scientifica, che da tempo aveva sottolineato almeno tre questioni problematiche.

Da un lato la determinazione di un numero fisso di embrioni da formare è complessa, nel momento in cui non è possibile prevedere con certezza se e quanti ovociti si feconderanno. Il fallimento del tentativo terapeutico costringerà poi la donna a subire ulteriori stimolazioni ormonali, che sarebbero evitabili.

In secondo luogo, la prescrizione dell'impianto di tutti gli embrioni formati comporta un più elevato rischio di gravidanza multipla, grave sia per la madre che per i neonati".

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29 marzo 2009

Certificazione dei centri di riproduzione

Certificazione di qualità per i centri italiani di procreazione medicalmente assistita. Ci sta lavorando il ministro del Welfare, che spera di chiudere la partita "entro un paio d'anni".

A spiegarlo è il sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella, presentando sabato ai giornalisti i dati della Relazione annuale al Parlamento sullo stato di attuazione della legge 40.Scattare una 'fotografia' dei singoli centri, 342 tra pubblici e privati, non è cosa semplice per gli evidenti contrasti con la privacy.

Ma alla luce dei dati presentati, da cui emergono, ad esempio, differenze di ben 13 punti percentuali tra un centro e l'altro sul fronte delicatissimo delle gravidanze trigemine, "sarebbe un vero delitto - afferma Roccella - non fornire alle donne informazioni più complete. Ci sono problemi da superare, ma siamo al lavoro e contiamo di farcela tra un paio d'anni".

A far gioco, del resto, c'è anche una direttiva europea, recepita dall'Italia nel novembre 2007, contenente norme di qualità e di sicurezza per lo stoccaggio e la distribuzione di cellule e tessuti umani. E anche i centri di Pma, naturalmente, rientrano in tale direttiva.

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13 marzo 2009

Un curatore speciale per gli embrioni? No grazie.

La fecondazione assistita e la legge 40 tornano sotto i riflettori dei tribunali. Ieri, è stata resa nota una nuova ordinanza del Tribunale civile di Firenze. Rigettata l?istanza di Mario Palmaro, presidente del comitato Verità e Vita, che un anno fa aveva chiesto di essere nominato "curatore speciale" di alcuni degli embrioni, che una giovane donna milanese, infertile, ma anche malata di esostosi multipla (una malattia degenerativa delle ossa), aveva chiesto, al Tribunale di Firenze,di non trasferire, qualora fossero risultati malati, dopo la diagnosi genetica degli embrioni.


L?esito non era scontato e l?avvocato Gianni Baldini, dell?associazione Madre Provetta, che ha assistito la coppia per oltre un anno, solo oggi può tranquillizzarsi. L?ordinanza, ancora una volta del Tribunale civile di Firenze è netta:
"nessun interesse attuale e concreto" da parte del professore, filosofo e presidente di Verità e Vita verso quegli embrioni.

In sintesi, non può essergli riconosciuto un interesse più rilevante di quello che non abbiano i genitori, trattandosi di un terzo del tutto estraneo alla famiglia. Inoltre, cosa di meglio avrebbe potuto offrire il signor professore a quegli embrioni malati, se non di restare congelati? Forse di farli guarire o di farli nascere senza il consenso della madre?.

"Il buon senso è stato ristabilito con questa sentenza". Afferma l'avvocato Gianni Baldini, che sta conducendo con successo la coppia fuori dal tunnel. " La richiesta del professore Palmaro, se accolta, avrebbe avuto conseguenze gravissime e paradossali allo stesso tempo?. Sarebbe diventato ?uno di famiglia?, ma contro i genitori. Che avrebbero dovuto condividere con lui ogni fase della fecondazione in vitro e del trattamento medico. Un vero incubo ed una violazione senza precedenti della libertà di entrambi i genitori.

Ma cosa aveva chiesto la giovane madre milanese, oltre un anno fa al magistrato fiorentino, Isabella Mariani? Di non costringerla ad abortire in corso di gravidanza. La donna, infatti, che conosce la gravità dell?esostosi multipla, non si sarebbe mai perdonata di farla ereditare al figlio tanto desiderato.

Un rischio, stimato per la coppia, al 50%. Il magistrato fiorentino, con una articolata e motivata ordinanza l?aveva ascoltata e le aveva detto si, il 19 dicembre 2007. Quando il magistrato Isabella Mariani ordinò al centro medico Demetra di Firenze, a cui la coppia si era rivolta, di procedere con la diagnosi genetica per l'esostosi e di congelare gli embrioni, eventualmente malati, in barba ai divieti espliciti della legge 40 (art. 14). Poi, rinviata, nel luglio 2008 al vaglio della Corte Costituzionale per una valutazione sulla violazione degli artt 3 e 32 della Costituzione. Ma, pochi giorni dopo, inaspettatamente, la coppia aveva dovuto fare i conti con un nuovo processo. "Un vero e proprio attacco ed oserei dire un atto intimidatorio con l?obiettivo di dissuadere i miei assistiti? commenta l'avvocato Gianni Baldini.

Il nuovo fronte fu aperto dal presidente del comitato Verità e Vita, che chiese di essere nominato curatore speciale degli embrioni, contro i genitori. "E' come se fosse stato chiesto di sottrarre un minore a dei genitori incapaci o indegni. Per intenderci violenti o peggio." Solo questi, infatti, potrebbbero essere i casi in cui il nostro Ordinamento giuridico prevede l'istituto del curatore speciale. "Un incubo, che ci riconduce indietro nel tempo, al diritto romano". Quando il frutto del ventre della donna era sotto tutela dello stato, in assenza di una figura maschile (marito o padre o fratello). Infatti, si partiva dalla considerazione che la donna, per definizione, fosse inferiore all?uomo e dunque incapace giuridicamente. Con questo obiettivo nel diritto romano esisteva il curatore del ventre, a tutela del futuro cittadino romano. Ieri, per fortuna, la storia non si è ripetuta. "Ora attendiamo che la Corte Costituzionale, il 31 marzo prossimo, valuti tutte le ordinanze di rinvio, che si sono succedute, dopo quella del Tribunale di Firenze del luglio scorso", conclude Baldini.

Monica Soldano

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08 marzo 2009

Le anomalie introdotte dalla legge 40

Da esperti italiani e stranieri riuniti a Venezia per il XIII XIII Congresso mondiale della International Academy of Human Reproduction arriva un preoccupato bilancio sulla legge 40. Secondo i dati esposti durante il convegno, la legge penalizza le donne italiani incrementando il numero dei parti gemellari ma, paradossalmente diminuendo il numero delle gravidanze

Le coppie italiane che ricorrono alla fecondazione assistita avranno, in un caso su 4, due gemelli. E per il 5% il parto sarà trigemellare, con rischi per la donna e i bambini. Un trend opposto a quello degli altri Paesi europei, dove ogni anno si registra una lenta ma costante diminuzione delle nascite multiple, tanto che l'incidenza di gravidanze trigemine è ridotta quasi allo 0%. L'anomala situazione della Penisola è conseguenza della legge 40 sulla fecondazione assistita, in vigore dal 2004, sottolineano gli esperti, italiani e stranieri riuniti a Venezia per il XIII Congresso mondiale della International Academy of Human Reproduction, che si è concluso ieri.

Questa normativa "penalizza le italiane - sottolinea Pasquale Patrizio, direttore del Centro della fertilità dell'Università di Yale, negli Usa - e ha effetti paradossali: sono in crescita i parti multipli nelle donne giovani (under 37) ed è aumentato il numero di cicli necessari per ottenere le stesse chance di successo, soprattutto nelle aspiranti mamme con più di 38 anni. Si tratta di un'anomalia che ci vede da soli fra tutti i Paesi occidentali e che costringe le donne ad un vero e proprio 'esilio riproduttivo'", spiega l'esperto. A un anno dall'entrata in vigore, il numero delle coppie che avevano varcato i confini nazionali era quasi triplicato (3.610) e a fine del 2006 era cresciuto ulteriormente (4.173).

"Il nostro obiettivo è partire dai dati e dal raffronto con altri Paesi per portare al legislatore elementi concreti in base a cui valutare l'impatto delle norme adottate", afferma Andrea Genazzani, direttore della cattedra di Ostetricia e ginecologia all'Università di Pisa e presidente del Congresso, occasione di confronto fra esperti italiani e stranieri su questi temi. "Stamattina - racconta ancora Genazzani - abbiamo attivato un collegamento in diretta con il Parlamento europeo per seguire la discussione sulle sfide della medicina riproduttiva in Europa. Un dibattito su cui, da esperti, possiamo portare un contributo determinante per indirizzare le scelte di politica sanitaria.

All'estero - prosegue - si utilizzano tecniche di selezione degli embrioni estremamente avanzate, tanto che le percentuali di successo, anche con l'impianto di uno solo, raggiungono il 50%. In Italia, invece, è vietato il congelamento degli embrioni". Un vantaggio, per gli specialisti, la legge comunque l'ha avuto.

"Unico aspetto positivo di questa norma - spiega Paolo Artini, segretario scientifico del Congresso e presidente della Società italiana di embriologia - è che ha spinto i nostri ricercatori ad affinare la ricerca sui gameti (spermatozoi e ovuli) e a sviluppare in particolare la vitrificazione degli ovociti.

Tecnica che mostra i primi incoraggianti risultati, su cui il resto del mondo guarda all'Italia come avamposto". Si potrebbe arrivare allo sviluppo di 'banche' di ovociti, sia eterologhe che omologhe, per preservare la fertilità. Le coppie sterili in Italia sono circa tre milioni: di queste, in circa il 35,4% dei casi è l'uomo a presentare il problema, nel 35,5% dei casi la causa è femminile, nel 15% di entrambi i partner e nel 13,2% è inspiegata.

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13 gennaio 2009

Incontrovertibili criticità legge 40

"Le criticità della legge 40 sono incontrovertibili". Con queste parole l'ex ministro della Salute Livia Turco risponde al sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella, che ieri mattina ha sostenuto la mancanza della necessità di modificare la legge sulla procreazione medicalmente assistita, alla luce dei risultati ottenuti dalla sua applicazione.

"Mi auguro - dice Turco partecipando al convegno 'Legge 40 e turismo riproduttivo: vale ancora la pena?', organizzato a Roma dall'Italia dei valori (Idv) - che il sottosegretario Roccella abbia con la legge 40 lo stesso rapporto che ho avuto io. Cioè l'applicazione e la valutazione scrupolosa dei risultati. Risultati che - continua - provengono dall'Istituto superiore di sanità e dimostrano in maniera incontrovertibile, nelle relazioni al Parlamento sull'applicazione della legge, che sono diminuite le gravidanze e aumentati, invece, i parti plurigemellari.

E tutto ciò - enfatizza la parlamentare del Pd - a scapito della salute della donna e della tutela degli embrioni rivendicata dall'articolo 1 della legge. Quindi forse un qualche ritocco la legge dovrebbe averlo, anche perché nessuna norma è intoccabile e santa".

Se dunque per l'ex ministro della Salute una eventuale modifica della normativa "non deve essere un tabù", le possibili modifiche dovrebbero "riguardare l'articolo 14, comma 2 e 3, cioè laddove si stabilisce che gli embrioni debbano essere al massimo tre e impiantati contestualmente nell'utero della donna".

Nel frattempo l'ex ministro della Salute chiede al Governo "di continuare ad applicare la legge 40 in maniera scrupolosa e rispettosa e di proseguire con i dati sulla sua applicazione in Parlamento. In modo da poter valutare laicamente - conclude - se la legge non abbia bisogno di essere ritoccata in alcuni punti".

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15 dicembre 2008

Sterilità, intervista a Carlo Flamigni

I problemi clinici e psicologici, la diagnosi e le cure ordinarie. La fecondazione assistita. Tutto questo in una vera e propria antologia: il Primo ed il Secondo libro della Sterilità, di Carlo Flamigni, edito dalla UTET.

Se qualcuno fosse interessato a capire meglio come funziona la fisiologia della riproduzione, sia dell?uomo che della donna, e, quindi, a comprendere cosa fare quando ?un bambino non arriva? e quali opportunità o meno possano offrire le metodiche della riproduzione assistita, di certo non potrà che leggere la prima opera completa sulla sterilità.

L?autore, Carlo Flamigni, ginecologo e già professore ordinario di Ginecologia all?Università di Bologna, membro del Comitato Nazionale di Bioetica è considerato il padre della salute riproduttiva e della fecondazione assistita nel nostro Paese. Non solo, ma le sua passione per la scrittura e la divulgazione scientifica riescono a restituirci il suo sapere con piacevolezza. Chiare e documentate le informazioni fornite, arricchite da dati, studi scientifici e da una utilissima bibliografia.

In particolare, il tracciato del percorso diagnostico, per verificare la presunta sterilità, offerto nel Primo libro di quest? opera, non manca di sorprenderci. Modifica i tanti luoghi comuni, le false e confuse domande, che con il professore CarloFlamigni, abbiamo cercato di approfondire.

Professore, è difficile diagnosticare la sterilità?

Innanzitutto partirei dalle definizioni. Fare chiarezza è importante anche per il loro valore medico-legale.La sterilità è l?incapacità di.iniziare una gravidanza, mentre l?infertilità è la incapacità di dare alla luce un bambino vitale e sano .

Quali e quante sono le cause della sterilità?

Le cause della sterilità, oggi, non sono infinite, ma pochissime. Infatti, alcune sono state escluse definitivamente anche dai libri di testo. Mi riferisco a quelle immunologiche e all?insufficienza luteale o ai follicoli non rotti, perché sono cose solo occasionali. Le cause sono fondamentalmente tre: quella maschile, che si sintetizza nella inadeguatezza del seme e nell?incapacità a fertilizzare l?ovocita; quella femminile, che può avere origine ormonale e/o meccanica.

Come si possono diagnosticare?

Per la sterilità ormonale, gli esami sono semplici. Alcuni si possono escludere. Ad esempio, se una donna ha un ciclo di 28 giorni dall?età di 12 anni, potrei escludere la mancata ovulazione. Comunque basta un test del sangue che dosi alcuni ormoni. Più complicata è la sterilità meccanicache deriva da: problemi infiammatori, endometriosi, tube che non catturano il follicolo.Molto frequente ed importante, tanto più quando la gravidanza è cercata in un età più avanzata. In questo caso gli esami sono molti. Più sono semplici, più sono fallaci. Meno sono fallaci, più sono complessi ed invasivi.

Può farci degli esempi?

Ad esempio, la più semplice è l?insufflazione tubarica. Serve per capire se le tube sono aperte o chiuse. Ma spesso la metà delle donne con una sterilità tubarica ha le tube aperte. Quindi, l?informazione che ricevo è modesta.

Poi, l?isterosalpingografia. Se dice che c?è un problema e lo indica, l?errore è modesto, circa l?8%. Ma se non lo indica, i falsi positivi raggiungonoil 40%, davvero alto.Recentemente, i medici si sono inventati un altro esame per verificare se le tube sono aperte, ma con l?ecografo.

L?utilità per la paziente?

Nessuna. Serve solo a sottrarre lavoro e denaro ai radiologiche fanno l?insufflazione. Invece, io in molti casi suggerisco un esame invasivo, ma efficace, la laparoscopia.

Dovrebbe essere fatto sempre come primo esame?

Probabilmente no, ma in molti casi, si.

In quali casi?

Quando ci sono esami precedenti dubbiosi, ci aiuta a capire meglio se ci sono sorprese. Sempre, quando c? è stato un intervento chirurgico sulla pelvi, un fatto infiammatorio o una endometriosi.

La conclusione è che, se io utilizzo un protocollo in cui gli esami sono semplici, l?infertilità idio patica (ovvero inspiegata) è il 20%. Mentre, con la laporoscopia l?errore è del 5%, la differenza del 15%, nell?accertamento della causa, la guadagno con l?esame ottico. Devo scegliere con i pazienti, dopo averli informati su tutto. I protocolli possono essere semplici, ma più approssimativi, oppure più complessi e più invasivi sul piano tecnico, ma più esatti. Ai pazienti lascerei l?opzione.

Gli esami inutili?

Quelli che non hanno evidenza scientifica. Ad esempio quelli della tossicità.

Quale messaggio finale manderebbe alle coppie che desiderano un figlio ?che non arriva??

E? importante che uomini e donne siano informati per tempo. Se c?è un problema di ipofertilità, è affidata al caso. Al contrario, se il problema è di sterilità, non si può perdere tempo. I luoghi comuni sono pericolosi, come: ?Siete stressati, rilassatevi. State tranquilli, poi verrà?.

E gli aspetti psicologici?

Nel Primo libro gli dedico un capitolo importante, ma non possono essere banalizzati così.

Tanto più quando l?età è avanzata, rispetto alla fertilità, occorre intervenire al più presto.

DI MONICA SOLDANO
Vita di Donna Community

Link in argomento:
Sterilità: quante sono le coppie che hanno il problema
Associazione MADRE PROVETTA, il primo portale sulla fecondazione assistita

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08 luglio 2008

Fecondazione: Scaravelli (ISS), entro il 2008 centri PMA saranno istituti di tessuti

L'Italia recepirà la direttiva UE, le ispezioni saranno almeno biennali

Barcellona, 8 lug. (Adnkronos Salute) ? Novita? positive in arrivo entro l?anno per le coppie che hanno bisogno della fecondazione assistita per diventare genitori.

?Entro la fine del 2008 infatti ? anticipa all?ADNKRONOS SALUTE Giulia Scaravelli, direttore del Centro operativo legge 40 e del Registro nazionale Pma (procreazione medicalmente assistista) dell?Istituto superiore di sanita? (Iss) ? l?Italia recepira? la direttiva europea che riguarda le cellule e I tessuti.

E che prevede che tutti i centri di Pma vengano equiparati a ?istituti di tessuti??.

I vantaggi, spiega la ricercatrice che e? stata nominata competent authority nazionale per la medicina riproduttiva, ?saranno proprio per i cittadini.

Perche? gli istituti a cui verranno equiparati i centri di Pma sono sottoposti a ispezioni di controllo almeno ogni due anni. In piu? gli stessi dati prodotti saranno controllati con maggiore rigore.

A tutto vantaggio della sicurezza delle coppie?. Una piccola rivoluzione che pero?, aggiunge l?esperta, ?non eliminera? il cosiddetto turismo procreativo a cui sono costrette le coppie che hanno bisogno di accedere a tecniche che in Italia restano vietate dalla legge 40 del 2004, come la fecondazione eterologa?, conclude.

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07 luglio 2008

Aborto, più rischi se l'uomo e un over 40

L'età, è ritenuta da sempre un vero incubo per le donne che aspirano alla maternità e che hanno superato i 35 anni

I ginecologi ed i biologi sono pronti con il pollice verso il basso a decretare l'ingresso nella zona grigia, quella che in pochi anni, progressivamente, traghetterà verso l'ipofertilità e, per una coppia non feconda, la strada sarà sempre più in salita anche con la fecondazione in vitro.

?Oggi, lo scenario si deve ampliare?, afferma la dottoressa Stephanie Belloc, del centro di riproduzione assistita Eylau di Parigi, In Francia, : ?Anche l'età dell'uomo ha la sua importanza e questa informazione deve essere comunicata alla coppia che cerca una gravidanza?. Il dubbio esisteva da tempo, ma mancavano le evidenze cliniche.

La novità e che, nel corso del 24° Congresso della Società Europea di Embriologia e Ricerca, in corso a Barcellona, un gruppo francese, capitanato dalla dottoressa Belloc, ha posto la prima pietra. Sono state presentate alcune evidenze scientifiche sul rapporto tra l?età del maschio ed i risultati delle inseminazioni intrauterine (IUI), ottenute con l? osservazione e l?elaborazione statistica di un numero molto significativo di IUI, ben 21239 di coppie che si sono rivolte al Centro Eylau, di Parigi, dal gennaio 2002 al dicembre 2006.

La scoperta è che la percentuale delle gravidanze interrotte spontaneamente aumenta, mentre la percentuale di successo nel concepimento diminuisce, quando il maschio ha superato i 40 anni. Questo dato e stato per anni controverso, rispetto, non tanto alla cosiddetta conta degli spermatozoi e alla loro qualità , quanto agli effetti diretti sulla infertilità della coppia, ovvero sull?esito della gravidanza.

Alcuni studi recenti, ad esempio, hanno evidenziato la relazione tra i danni al DNA e l? età del maschio sempre rispetto alla tecnica più semplice, quella della inseminazione. Poche, tuttavia, le conferme cliniche definitive. ?La conclusione dovrebbe condurre, afferma Belloc, a suggerire alle coppie di ricorrere subito alla fecondazione in vitro, se il maschio ha superato i 40 anni, non perché si possano avere certezze sull?esito, ma per correre meno rischi di aborto spontaneo ed avere più opportunità di successo?.

MONICA SOLDANO
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04 luglio 2008

Fecondazione assistita: il successo è scritto in un test

Metti insieme due donne, ricercatrici, partecipanti ad un net europeo di eccellenza, l?immunologa italo-francese, Marie Pierre Piccinni, dell?Università di Firenze e la ginecologa francese, Nathalie Lédée, dell?ospedale di Poissy, ed ecco un interessante studio sull?origine della vita.

Quella prima dell?embrione ed anche prima del concepito. Infatti, Marie Pierre e Nathalie Lédée sono ripartite dalla cellula uovo, come dimostra lo studio pubblicato su Human Reproduction, il 24 maggio scorso pronto per la presentazione al prossimo congresso internazionale della Società Europea di Riproduzione ed Embriologia Umana (ESHRE), che si terrà a Barcellona (dal 6 al 9 luglio) www.eshre.com. Le due ricercatrici hanno analizzato 132 liquidi follicolari, prelevati con gli ovociti, al momento del transfer, di routine in un ciclo di fecondazione in vitro. La scoperta, che ha già il suo brevetto, ripropone al centro dell?osservazione le citochine, veri e propri fattori di crescita cellulare, che stimolano la produzione delle cellule del sistema immunitario. Le citochine si troverebbero, dunque, proprio nel liquido follicolare.

Da oggi in poi, conservare ed analizzare quel liquido, può essere predittivo. Marie Pierre Piccinni ha individuato 28 tipi di questi fattori e da lì è partita, per capire se vi fosse una correlazione con l?esito, non solo dell?impianto dell?embrione, ma anche del parto. Il risultato è stato positivo.La diversa quantità di queste componenti incide in modo statisticamente significativo. Infatti, se si passa da meno di 20 a 24 pg/ml, la percentuale di successo della gravidanza si modifica dal 6% al 15%, raggiungendo quota 44%, quando la concentrazione è superiore ai 24pg/ml.

Lo studio ha confermato anche l?incidenza dell?età della donna, sul buon esito della gravidanza. Infatti, dopo i 37 anni o, quando si ha una bassa risposta alla stimolazione ormonale, le citochine diminuiscono sensibilmente. ?A maggior ragione, ha confermato Marie Pierre Piccinni, questo test può essere prezioso per le donne meno giovani?. Aiuterà a selezionare la cellula uovo migliore e ad ottenere così, con molta probabilità, quell?unico embrione capace di svilupparsi e di impiantarsi. La tappa successiva del progetto sarà abbattere i costi di questo test, semplificandolo, perché tutti possano usufruirne. E? già in cantiere l?ulteriore verifica dei risultati, attraverso uno studio multicentrico,che coinvolga i migliori centri di fecondazione assistita d? Europa.

di MONICA SOLDANO
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27 giugno 2008

Fecondazione assistita, medico nega la prescrizione obbligatoria

Firenze, il medico di famiglia nega la certificazione obbligatoria per accedere al centro di fecondazione in vitro. Intervista al presidente dell'Ordine dei medici, dott. Antonio Panti

Desiderare un figlio, diventare padre, per un uomo infertile, può essere la esperienza più attesa, ma anche la più sofferta.

Quando, poi, alle difficoltà oggettive e alle basse probabilità di successo delle tecniche di fecondazione assistita, confermate dalle statistiche, si aggiunge il veto etico di un medico di famiglia alla certificazione obbligatoria per accedere al centro di fecondazione in vitro e, non di uno qualunque, ma di quello che ti ha in cura da venti anni, allora, la storia si tinge di grigio e la scena potrebbe farsi più cupa.

E? accaduto a Firenze, ad un uomo, infertile, per prostatite cronica e con alle spalle una recente e dolorosa esperienza di aborto spontaneo della moglie, dopo una inseminazione semplice. L?aspirante padre, si è ritrovato di fronte ad un rifiuto, dopo aver fatto richiesta al suo medico di famiglia di compilare il modello utile per certificare l?infertilità, ed obbligatorio per poter accedere alla fecondazione in vitro, presso la struttura ospedaliera della sua città L?uomo, protagonista della vicenda, aveva confidato, in un lungo colloquio, al suo medico di fiducia, il dolore provato per l?avvenuto aborto della moglie, ma anche la loro determinazione a proseguire con il programma di fecondazione in vitro. Da qui la necessità della certificazione.

La risposta è arrivata dopo pochi giorni, con una lettera. In cui il medico scrive: ?In merito all?ipotizzato ricorso a procedure di fecondazione, cui lei accederà nel prossimo mese, per mie recenti riflessioni e scelte personali, che non si riferiscono ai suoi problemi di salute, ho scelto di non effettuare prescrizioni in merito?; e prosegue: ?..Mi permetto di avvertirla perché possa rivolgersi per tempo ad altri colleghi?. Dopo l?incredulità e la delusione l?uomo decide che ?non ci sta?. Si arma di passione civile, brandisce la spada della tutela del diritto alla salute e si precipita a testimoniare la sua storia alle associazioni più note per la tutela dei cittadini infertili (Madre Provetta, Amica cicogna, l?Altra Cicogna, Luca Coscioni ed altre), a cui chiede un supporto morale e legale. Si reca, poi, all?Ufficio Relazioni con il Pubblico della Ausl di appartenenza e consegna un reclamo scritto contro il medico.

Decorso il termine di trenta giorni, riceve una lettera del presidente dell?Ordine dei medici di Firenze, Antonio Panti. Un veterano degli Ordini ed anche della deontologia medica, che nel frattempo, ha avuto notizia dei fatti ed ha ricevuto il carteggio tra il medico ed il paziente.

Ecco perché lo abbiamo intervistato per conoscere il suo punto di vista sulla vicenda.


MONICA SOLDANO
Vita di Donna Community

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24 giugno 2008

Fecondazione e aborto sotto esame

Il Governo è già al lavoro su temi, "come le linee guida per la legge sulla procreazione assistita e le politiche di prevenzione dell'aborto". Lo assicura in una nota il sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella, aggiungendo che le sollecitazioni dell'associazione Scienza e Vita sulle priorità di una politica che "tuteli la vita dal concepimento alla morte naturale, sono in linea con gli indirizzi programmatici del Governo".

"L'impegno dell'esecutivo - afferma il sottosegretario - è quello indicato dallo stesso primo ministro nel discorso d'insediamento alla Camera dei deputati: varare un grande piano nazionale per la vita. Su molti dei punti critici individuati da Scienza e Vita abbiamo trovato una situazione già fortemente compromessa dal precedente Governo.

E' ormai impossibile, per esempio, riattivare la minoranza europea di blocco che impediva il finanziamento alla ricerca sugli embrioni, dopo che nel 2006 il ministro Mussi ha ritirato la firma dell'Italia". Sugli altri temi, "come le linee guida per la legge sulla procreazione assistita e le politiche di prevenzione dell'aborto, siamo già al lavoro - assicura Roccella - In entrambi i casi, si tratta di interpretare e applicare la legge con coerenza e rispetto.

Accogliamo pienamente anche l'invito a promuovere la ricerca sulle cellule staminali adulte, che ha già dato buoni frutti e in cui il nostro Paese è all'avanguardia. E la raccomandazione a una maggiore cautela e informazione sui test genetici, affinché il loro uso non apra le porte a forme 'morbide' di eugenetica". Le tematiche proposte da Scienza e Vita, insomma, sono "al centro della nostra attenzione, e siamo certi - conclude la Roccella - che con l'associazione il dialogo sarà continuo e proficuo".

Intervista a Eugenia Roccella: La legge 194: noi non obiettiamo agli obiettori

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12 giugno 2008

Fecondazione assistita: le linee guida della discordia

di MONICA SOLDANO

?Annullare le linee guida della legge 40?, aggiornate, a fine mandato, dall?ex ministra Livia Turco. Questa la richiesta, raccolta ieri in una mozione, presentata al Governo, firmata da 130 parlamentari di PDl, Lega e UDC. Sostenuta dall?onorevole teodem Paola Binetti, che si è detta pronta a non ostacolarla, nonostante la posizione contraria del PD.

Il tema è ormai ricorrente dall?inizio di questa legislatura. Una controversa priorità politica, in un complesso scenario di emergenze. Un falso problema, a nostro avviso, che suonerebbe come un monito squisitamente ideologico: ?l? embrione non si tocca, anche se malato?. L?oggetto politico del contendere è, infatti, in buona parte, la questione della liceità o meno della diagnosi genetica sull?embrione.

Per fare chiarezza, occorre specificare che le linee guida, emanate in extremis, dall?allora ministro alla salute, Livia Turco, non contengono nero su bianco, che la diagnosi genetica sull?embrione si può fare. Inoltre, l?operazione di aggiornamento fu certosina, un po? ipocrita, ma rigorosa per quel poco che ha tentato di modificare.

L?ex ministro Livia Turco cancellò il testo ?E? permessa la sola diagnosi osservazionale?, per recepire, come dovuto, la sentenza, del TAR del Lazio, ma mantenne invariata la dicitura, dell?art. 13 della legge 40, ?E? vietata ogni forma di selezione a scopo eugenetico?. La partita ora si giocherà tutta sul significato di ?eugenetica?. Una carta, molto cara, al Vaticano ed ai politici che ne onorano i diktat, indipendentemente dai riferimenti costituzionali del nostro ordinamento.

Per alcuni, infatti, è eugenetica qualsiasi decisione che non permetta ad un embrione di essere trasferito in utero e, forse, di nascere. Anche in quei casi in cui l?embrione non abbia alcuna possibilità di sviluppo o possa evolversi in un feto gravemente malato.

Secondo altri, ed il diritto positivo prevalente, il limite da non oltrepassare, risiede nell?effetto che la notizia della grave malattia genetica dell?embrione (acquisita con la diagnosi genetica) avrebbe sulla salute psicofisica della madre. Se la madre ne fosse turbata fortemente, la selezione ed il mancato trasferimento dell?embrione, potrebbero essere leciti. In questo caso, non si potrebbe parlare di selezione eugenica.

Questa la spiegazione che l?ex ministro Livia Turco offrì nel presentare le nuove linee guida ed il suo fondamento è nella legge 194. Infatti, la maternità responsabile e la tutela della salute psicofisica della madre prevarrebbero sul nascituro (non dimentichiamo che il nostro codice civile gli attribuisce la capacità giuridica solo alla nascita).

Un passaggio logico, a questo punto, evidenzia la forte relazione tra la legge 194 e la legge 40. Tuttavia, in futuro altre sentenze, potrebbero elaborare in modo non univoco la definizione di eugenetica.

Pertanto, assumerà una straordinaria rilevanza l?attesa sentenza della Corte Costituzionale, forse in autunno, chiamata a pronunciarsi dal TAR del Lazio sull?incostituzionalità della legge 40, in alcuni punti. Una pronuncia che potrebbe divenire il faro per il legislatore e l?unico strumento per orientare e riaprire il dibattito politico-legislativo, su di un tema tabù, la fecondazione medicalmente assistita.

Dall?altra parte e, coerentemente con il nostro ragionamento, si preannuncia una battaglia politica tutta incentrata sulla revisione dell?interpretazione della legge 194, in funzione anche di una lettura ancora più restrittiva degli spazi di libertà della donna e del suo partner nella fecondazione assistita. Ecco, perché, per molto tempo ancora, non sentiremo tanto parlare di aborto e di fecondazione assistita, ma di principi da introdurre o da indurre nelle leggi, che avrebbero dovuto organizzare e governare la risposta a questi fenomeni socio-sanitari, ma che vogliono fare altro.

Tratto da vitadidonna.org

Link attinenti:
Sterilità, guida alle soluzioni possibili

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05 giugno 2008

Da correggere linee guida legge 40

Le linee guida alla legge 40 del 2004, rinnovate in extremis dall'ex ministro della Salute Livia Turco, saranno corrette.

Lo ha ribadito ieri il ministro del Welfare Maurizio Sacconi nel corso dell'audizione in Commissione Igiene e sanità del Senato. Il riferimento è alla recente apertura del testo alla diagnosi preimpianto. "Dobbiamo risolvere - dice Sacconi - un problema di carattere giuridico-formale, dietro un profilo sostanziale.

E io me ne devo occupare. Mi riferisco - chiarisce - agli interventi diagnostici preimpianto, con possibili fini eugenetici. L'interpretazione della legge fu alla base dell'iniziativa referendaria che aveva unanimemente dato una lettura in senso restrittivo della diagnosi preimpianto.

E' paradossale poi - rileva Sacconi - che si ritenga oggi da parte dell'ex ministro della Salute Turco che la legge la consenta.

Sulle linee guida - chiarisce - sono in atto verifiche, che credo non potranno che condurre a un intervento correttivo". Diversamente, Sacconi pensa che sia compito del ministero del Lavoro, salute e politiche sociali "rafforzare le politiche di prevenzione della sterilità e dell'infertilità e la ricerca sulla crioconservazione dei gameti".

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04 maggio 2008

Menopausa regolare dopo la fecondazione

Nessun rischio di menopausa precoce né di sintomi più pesanti una volta entrate nel periodo post-fertilità, per le donne che si sono sottoposte a fecondazione artificiale.

Uno studio effettuato su 200 donne che hanno avuto un figlio grazie alle tecniche di fertilizzazione in vitro dimostra per la prima volta che i trattamenti per stimolare le ovaie in laboratorio non hanno conseguenze indesiderabili a lungo termine: le pazienti arruolate dagli esperti della Bourne Hall Clinica (Gb) sono entrate in menopausa in età che rientrano nella media nazionale britannica.

L'idea secondo cui la fertilizzazione in vitro potrebbe provocare la menopausa precoce, nasce dall'ipotesi che la stimolazione delle ovaie possa velocizzarne il declino biologico.

Facendole 'invecchiare' prima del tempo. Ma il gruppo di volontarie che hanno partecipato allo studio e che erano ricorse alla fecondazione assistita nel 1980, quando peraltro i farmaci utilizzati erano più pesanti di quelli impiegati oggi - riporta la rivista 'Reproductive Bio Medicine Online' - pur non essendo stata effettuata un'analisi con campione di controllo, non è entrato in menopausa in anticipo rispetto al normale.

In realtà, fra i medici, pochi credevano nella possibilità che la fecondazione artificiale potesse nuocere realmente in tal senso e questo perché l'ipotesi contraria dovrebbe essere applicata alla pillola.

Vedi:
Sterilità, maschile, femminile e di coppia

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01 maggio 2008

Le linee guida piacciono ma?

"Le nuove linee guida alla legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita rispettano la cultura della vita e un approccio scientifico. E correggono in maniera positiva alcune delle contraddizioni antiscientifiche contenute nella legge stessa. Una legge che rappresenta tutto il contrario di una norma che funziona, che viene applicata con semplicità e chiarezza e con successo". In poche parole, è una legge che non funziona".

Ignazio Marino, senatore del Pd e chirurgo di fama mondiale, ha commentato così le innovazioni contenute nel decreto del ministro della Salute Livia Turco da poco in Gazzetta Ufficiale. Il politico-medico sottolinea le novità contenute nelle nuove linee guida, a cominciare da un tema che gli sta molto a cuore, cioè l'estensione della possibilità di accedere alle tecniche di fecondazione anche alle coppie in cui l'uomo è sieropositivo o ha l'epatite. Condizioni equiparate alla sterilità per via dei rischi di trasmissione della malattia.

"Finalmente si è superata l'intollerabile discriminazione nei confronti delle persone sieropositive, che finora erano escluse da qualsiasi progetto di famiglia. Una limitazione che era profondamente contraria alla cultura della vita da tanti propagandata senza poi far seguire fatti concreti".

"Finalmente il ministro della Salute Livia Turco ha deciso il ritorno della legalità emanando le nuove linee guida alla legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita, pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale, dopo oltre sette mesi di illegalità a causa del mancato rinnovo". E' il commento dell'associazione Luca Coscioni, fra le più attive, in questi ultimi mesi, nel pressing sul ministro per il rinnovo delle linee guida. Nei dettagli, il giudizio al momento è sospeso.

"Ci riserviamo di esprimere un parere nel merito del provvedimento - spiega l'associazione - quando avremo a disposizione il testo completo, che ci auguriamo elimini una volta per tutte le proibizioni ulteriori aggiunte dalle linee guida scadute, e fatte decadere - perché illegittime - dal Tribunale amministrativo regionale del Lazio". L'associazione Luca Coscioni ricorda di aver "intrapreso in questi mesi numerose iniziative rivolte a sollecitare la Turco: l'azione non violenta di digiuno e dialogo, inizialmente avviata il 31 gennaio a mezzanotte, che ha attraversato diverse fasi di sospensione e ha coinvolto oltre sessanta persone, in particolare Lucio Bertè, Marco Cappato, Mina Welby, Dominique Velati, Rocco Berardo, Rita Bernardini, Maria Antonietta Coscioni e altri compagni dell'associazione Coscioni. Ma anche diverse manifestazioni davanti alla sede del ministero e un appello rivolto alla Turco firmato da oltre mille persone, di cui la maggioranza donne".

Commenti positivi arrivano anche dal ginecologo Severino Antinori che definisce l'emanazione delle linee guida: "Un trionfo della giustizia, e anche una mia vittoria personale, giunta purtroppo in forte ritardo". Antinori presidente dell'Associazione mondiale di medicina Riproduttiva è diviso tra soddisfazione e amarezza. "Probabilmente il pronunciamento del Tar del Lazio ha convinto la ministra della Salute, Livia Turco, a non perdere altro tempo. Spesso infatti, quando si tratta di temi delicati, si ha paura di prendere decisioni - aggiunge lo specialista all'AdnKronos Salute. Certo, si tratta di una buona notizia, arrivata quasi in extremis. Adesso mi impegnerò in una battaglia contro il limite. "A questo punto - aggiunge il medico, 'papà' di oltre 10 mila bimbi in provetta - mi batterò contro il limite dell'impianto di 3 soli embrioni, altro grosso punto dolente del testo.

"Un gap colmato, ma in forte ritardo". Così la senatrice Donatella Poretti, parlamentare radicale eletta per il Partito Democratico, commenta le nuove linee guida alla Legge 40. "Se quelle precedenti si erano arrogate il compito di 'guidare' anche questioni che la legge non prendeva in considerazione, diventando di fatto nuove norme, ora il gap e' stato sanato.

Ma con un ritardo che la dice molto lunga". Bocciate dalle sentenze dei Tribunale di Cagliari (settembre 2007) e Firenze (dicembre 2007) e fatte decadere dal Tar del Lazio (gennaio 2008) "lì dove vietavano la diagnosi preimpianto, ora le linee guida hanno anche eliminato il divieto di ricorrere a tecniche di fecondazione assistita per chi, fertile, ha malattie sessualmente trasmissibili", rileva la Poretti.

"Il ministro Livia Turco - sottolinea la senatrice - ha preferito attendere la fine di tutte le tornate elettorali per non turbare gli animi e gli equilibri interni al proprio partito, mostrando ancora una volta come, sull'altare della politica si e' disposti a sacrificare tutto, inclusa la pelle e i diritti dei cittadini. Ma plaudo limitatamente, perché la legge 40 rimane con tutto il suo bagaglio di incongruenze e divieti, tra cui emerge in modo scandaloso il divieto alla ricerca con le cellule staminali embrionali". Una ricerca "che sta facendo passi da gigante in tutti i Paesi del mondo, avendo praticamente superato tutti quegli scogli etici che, solo nel Paese del potere temporale della Chiesa Vaticana, riescono ancora - conclude - a tradursi in norma e leggi".

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16 gennaio 2008

Legge 40, le linee guida terranno conto delle sentenze

Le nuove linee guida sull'applicazione della legge 40 in materia di fecondazione assistita, in arrivo entro gennaio, "non possono non tenere conto" delle sentenze emesse dai tribunali di Cagliari e di Firenze a favore della diagnosi pre-impianto nel caso di coppie con malattie genetiche trasmissibili ai figli.

Lo spiega il ministro della Salute, Livia Turco, intervenuta ieri a 'Viva Voce' su Radio 24. Nella messa a punto delle linee guida, dice Turco, "confermo che abbiamo fatto un lavoro molto, molto accurato".

Ma sui contenuti nessuna anticipazione, aggiunge, "perché mi sono presa l'impegno di parlarne alle commissioni parlamentari competenti. E questo anche se si tratterà di un decreto ministeriale, che in quanto tale io posso teoricamente mandare immediatamente alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. Posso solo dire - continua - che con il Consiglio superiore di sanità (Css) abbiamo fatto un lavoro molto accurato e che manterrò l'impegno che mi ero assunta davanti alle Camere, cioè di presentare un testo giuridicamente ineccepibile".

Quanto appunto alle due sentenze, "non possono non essere tenute in conto - ammette il ministro - Ma questo non appartiene alla discrezionalità personale - puntualizza - bensì all'esercizio dell'azione di governo, che nel momento in cui compie un atto amministrativo non può non tenere conto di tutte le componenti dell'ordinamento. E sentenze ripetute non possono essere ignorate", precisa Turco.

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08 luglio 2007

Procreazione medicalmente assistita: la legge 40 peggiora le cose

La legge, famigerata, per alcuni che ha introdotto nuovi paletti e regole sulle pratiche di procreazione medicalmente assistita, torna a far parlare di se dopo la pubblicazione, da parte del Ministero della Salute dei dati di confronto tra il periodo precedente e quello successivo all'introduzione della Legge 40

I numeri parlano di un aumento dei centri, delle gravidanze e delle donne trattate. Tuttavia c'è un dato che preoccupa: si tratta della percentuale di successo che mentre nel 2003 andava a buon fine il 24,8% degli interventi, nel 2005 la percentuale è scesa al 21,2%. Secondo la relazione del ministero questo 3,6% in meno corrisponde a 1041 gravidanze perse. La discesa è spiegata in un'altra parte della relazione in cui si evidenzia come sia aumentata, dal 22,7% del 2003 al 24,3% del 2005, la percentuale di parti plurimi (gemellari, trigemini e multipli) e sono aumentati dal 23,4% nel 2003 al 26,4% nel 2005 gli esiti negativi delle gravidanze, per aborti spontanei, morti intrauterine, gravidanze ectopiche correlate all'obbligo di impianto di tutti gli embrioni previsto dalla legge 40/2004". In una parola, grazie alla Legge si "lavora" peggio e quanto questo sia funzionale a un paese che dà la caccia all'errore in corsia, che vuole limitare le prestazioni inutili, e compagnia cantante, chiunque lo può giudicare.

Furente il commento di Carlo Flamigni, ginecologo, pioniere della PMA in Italia e membro del Comitato nazionale di bioetica. "Una dichiarazione di fallimento'' ha detto Flamigni ''dati cattivi, soprattutto perché la casistica dei centri italiani è selezionata. Le donne in condizioni più difficili e quelle in età più avanzata infatti si rivolgono ancora ai centri di fecondazione esteri". Insomma, il peggio non lo si vede nemmeno. Ma l'Istituto superiore di sanità tende a minimizzare "Nonostante i limiti imposti dalla legge 40/2004 sulla procreazione medicalmente assistita, il calo del 3,6% delle gravidanze dimostra che il servizio offerto dai centri italiani è di buon livello" ha detto Giulia Scaravelli, responsabile del Registro nazionale sulla procreazione medicalmente assistita all'Istituto superiore di sanità. "Infatti, la qualità del servizio è alta. I centri che effettuano le tecniche, e gli operatori sono esperti. Si tratta di un settore all'avanguardia in Italia. Per cui - aggiunge - non c'è motivo di andare all'estero a meno che le coppie non abbiano bisogno di tecniche che sono vietate dalla legge, come la fecondazione eterologa o la diagnosi pre-impianto".

I dati negativi però ci sono, ammette Scaravelli. "Le gravidanze calano indubitabilmente, anche se non quanto ci si sarebbe aspettato per i divieti imposti dalla legge". Secondo l'ISS anche i dati sui fallimenti vanno considerati negativi, ma non sarebbero eclatanti. Sì, d'accordo, ma se prima erano migliori... Quanto alla qualità del servizio, la stessa relazione dice chiaramente che "esistono, anche dopo l'applicazione della legge 40, ancora molti centri di II e III livello che svolgono un numero ridotto e in alcuni casi ridottissimo di procedure nell'arco di un anno. Per questo - commenta il documento - occorre migliorare la qualità dei servizi da offrire alle coppie, giacché l'esperienza nell'applicazione delle tecniche riveste un ruolo determinante. Inoltre - continua la relazione - data l'esistenza di differenze territoriali Nord-Centro-Sud da parte dei centri pubblici o privati, si evidenzia la necessità di un'ulteriore valutazione sui costi a carico delle coppie e sul fenomeno della migrazione delle coppie, da centro a centro, da regione a regione".

E per una volta, niente ideologia: "Questa legge in realtà è un vero e proprio statuto dell'embrione, restrittivo e punitivo nei confronti della donna. E delle coppie, costrette a migrare nei centri esteri". L'ha detto Stefania Prestigiacomo, deputato di Forza Italia ed ex Ministro del governo Berlusconi.

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03 luglio 2007

Procreazione assistita, Turco: riflettere sugli esiti della legge 40

Riflettere "con grande rigore e sobrietà" sugli esiti dell'applicazione della legge 40/2004 sulla procreazione medicalmente assistita per "garantire alle donne e alle coppie la migliore efficacia e sicurezza delle tecniche, e garantire al meglio proprio i principi ispiratori dichiarati dalla legge, che sono la tutela della salute delle donne e la tutela degli embrioni". Questo il commento del ministro della Salute Livia Turco alla relazione sullo stato di attuazione della legge. trasmessa oggi ai presidenti di Senato e Camera. Un documento che per la prima volta confronta i dati ufficiali del Registro nazionale dell'Iss relativi all'applicazione delle tecniche di Pma effettuate nel nostro Paese nel 2005 con quelli relativi al 2003, cioè prima dell'entrata in vigore della legge 40. "Auspico che, a tre anni dall'applicazione della legge - conclude il ministro - si continui a riflettere sulla legge medesima, a partire dagli esiti dell'applicazione delle tecniche".

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23 maggio 2007

Infertilità di coppia, a Milano un numero verde

(Milano) L'infertilità di coppia, un problema grave che colpisce un numero sempre maggiore di donne e uomini. Esistono cure che risolvono molti casi di infertilità maschile e femminile. Ma imbarazzo, pregiudizi e cattive informazioni sulla medicina riproduttiva impediscono a molte persone di realizzare il sogno di diventare genitori.

Queste le motivazioni che hanno portato, ormai un anno fa alla collaborazione tra l?Osservatorio Donna della Provincia di Milano e l'Associazione SOS Infertilità che il martedì e il giovedì pomeriggio, forniscono a uomini e donne attraverso il Numero Verde 800.097.999 dell'Osservatorio Donna, risposte alle loro domande attraverso la consulenza di esperti dell'Associazione SOS Infertilità per un supporto psicologico, un'informazione o un parere medico

Dati e riflessioni su questo primo anno di attività Verranno illustrati oggi, Mercoledì 23 maggio 2007 ? alle ore 17.00 al Nuovo Spazio Guicciardini ? (Via Macedonio Melloni 3). Interverranno: Arianna Censi, consigliera delegata alle Politiche di genere della Provincia di Milano, Barbara Tommasi, responsabile dell?Osservatorio Donna della Provincia di Milano, Rossella Bartolucci, presidente dell'Associazione SOS Infertilità Onlus, Carlo Flamigni, componente del Comitato Nazionale per la Bioetica, Marina Mengarelli, sociologa dell'Università di Urbino

Durante la serata verrà presentato il libro "Mamma raccontami come sono nato. Perchè spiegare ai bambini la procreazione medicalmente assistita con una favola?" (ed. Mammeonline), raccolta di fiabe e filastrocche per spiegare ai bambini la procreazione assistita.

Saranno presenti: Lorenzo Benaglia, andrologo, Istituto Clinico Humanitas di Rozzano (MI), Giuliana Di Nola, responsabile pma, Policlinico San Matteo di Pavia, Alessandra Vucetich, specialista fisiopatologia della riproduzione, Tecnolab S.r.l. (MI), Lia Lombardi, sociologa della medicina e della salute dell?Università degli Studi di Milano
Per informazioni: tel 02/7740.3441 - mail osservatorio_donna@provincia.milano.it

(Delt@ Anno V° N. 118 del 23 Maggio 2007)

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