Vitadidonna News

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31 agosto 2009

Febbre suina, 3 nuovi casi ogni due malati

Due persone colpite dalla nuova influenza possono generare tre nuovi casi, anche prima che appaiano sintomi come tosse e febbre. Sono le conclusioni di uno studio della Preparedness Modeling Unit dei Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) americani, pubblicato sulla rivista 'Influenza and Other Respiratory Viruses'.

Il rapporto è, infatti di 1,5 nuovi contagi ogni infezione. Il primo caso di influenza A - ricordano gli esperti - è stato registrato a La Glora, nello stato messicano di Veracruz, agli inizi di marzo. Da lì, il virus H1N1 si è spostato a Città del Messico e poi in tutto il mondo. Secondo gli ultimi dati dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), attualmente si è arrivati a quasi 210 mila casi, con oltre 2.180 morti.

E si tratta di numeri sottostimati, come ammette l'Oms. Gli autori dell'indagine si sono concentrati proprio sui contagi avvenuti nella capitale del Messico dal 15 al 25 aprile, per rilevare il tasso di trasmissione del virus fra gli uomini.

I dati sui malati e sulle persone venute a contatto con loro, sono stati incrociati con quelli relativi all'insorgenza dei sintomi e dei ricoveri. Ebbene, secondo le loro conclusioni, l'H1N1 si starebbe diffondendo a ritmi comparabili con quelli registrati durante le pandemie influenzali del 1957 e del 1968 e in occasione dello scoppio della Sars nel 2003. Per Nathaniel Hupert, codirettore della Cornell University e capo del Preparedness Modeling Unit dei Cdc, "questo virus comincia a trasmettersi entro uno o due giorni dall'infezione".

Ma secondo Dean Blumberg, pediatra della University of California, ciò significa che possiamo stare tranquilli: "se ogni persona infetta contagia meno di un'altra persona, il virus probabilmente scomparirà. Se la stima fosse stata di due persone, la situazione sarebbe stata diversa.

Per non parlare se si fosse trattato di 10: ci saremmo trovati davanti a un'epidemia esplosiva". Per la pandemia del 1918, ad esempio, la stima fu di 2,5, mentre l'influenza stagionale si aggira attorno a 1,3.

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A/H1N1: WHPA, prepararsi al peggio

Contro la nuova influenza da virus A/H1N1 "è necessario che tutti i Paesi si preparino al peggio".

E' l'appello lanciato dall'Alleanza mondiale delle professioni sanitarie (Whpa, World Health Professions Alliance), che riunisce in tutto il pianeta 23 milioni di operatori rappresentanti delle principali organizzazioni internazionali di categoria.

In un documento intitolato 'Call to Action', la Whpa sottolinea che "la futura evoluzione della pandemia non può essere prevista".

Per evitare di farsi cogliere impreparati, quindi, bisognerà attrezzarsi pensando all'ipotetico scenario più grave.

Il documento ribadisce una serie di principi chiave anti-emergenza già elaborati e diffusi da Organizzazione mondiale della sanità (Oms), Unicef, Croce Rossa internazionale, Mezzaluna Rossa e Ufficio Onu per il coordinamento degli affari umanitari.

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Oms, costi proibitivi chiudere scuole in questa fase

La chiusura delle scuole nelle prime fase di un'epidemia "si è rivelata efficace nel ridurre le trasmissioni del virus all'interno delle scuole stesse, ma non necessariamente efficace per ridurre la trasmissione generale del virus nella comunità".

E soprattutto ha avuto "costi proibitivi". Lo rileva un documento dell'Organizzazione mondiale della sanità, diffuso in seguito a una consultazione svoltasi nei mesi scorsi per analizzare le misure attuate per mitigare l'impatto della nuova influenza nei Paesi più colpiti dalla prima ondata di casi, in primavera.

Fra queste misure, appunto, la chiusura delle scuole di cui tanto si discute in questi giorni in Italia. Ogni Paese sentito dall'Oms (Canada, Giappone, Messico, Spagna, Usa e Gb) aveva presentato specifici esempi di epidemie nelle scuole o nelle università, illustrando le misure prese per mitigare la diffusione dell'H1N1.

In molti casi la decisione di sospendere le lezioni era stata decisa dalle autorità locali, piuttosto che nazionali. Con l'eccezione del Messico, che a maggio stabilì lo stop alle lezioni in tutto il Paese per due settimane.

Tutti gli Stati coinvolti dalla consultazione hanno concordato sul fatto che la sospensione scolastica è stata efficace nel mitigare la diffusione del virus, ma spesso proibitiva dal punto di vista dei costi.

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Fimp, mai chiesto rinvio apertura scuole

"La Fimp, Federazione italiana dei medici pediatri, non ha mai chiesto né formalmente, né informalmente, in alcuna sede, di posticipare l'apertura dell'anno scolastico per contrastare la diffusione del virus della nuova influenza A H1N1".

E' quanto afferma in una nota ufficiale il presidente della Fimp, Giuseppe Mele. L'eventuale chiusura di uno o più istituti scolastici - continua il numero uno della Federazione pediatri - è una delle tante misure previste dall'Oms (Organizzazione mondiale della sanità) nel momento in cui si debba intervenire in comunità di tipo 'chiuso' (come appunto una scuola) per circoscrivere un eventuale diffusione infettiva".

Mele sottolinea quindi che "la Fimp, interpellata nei giorni scorsi anche su questo tema, ha semplicemente affermato di condividere questa come le altre raccomandazioni della massima autorità sanitaria mondiale.

Ma non ha mai chiesto - assicura il presidente - che l'apertura dell'anno scolastico nel nostro Paese venga posticipata. Misura che, peraltro, al momento non avrebbe alcun effetto a meno di non considerare l'apertura delle scuole una variabile a data da destinarsi", riflette.

"La Fimp, invece - conclude Mele - ha auspicato che, anche in sede di confronto nel tavolo tecnico istituito presso il ministero della Salute, partecipino rappresentanti del ministero dell'Istruzione per valutare insieme ogni misura possibile e necessaria per contrastare la diffusione del virus A/H1N1".

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31 luglio 2009

H1N1, vaccinazione per metà degli statunitensi

Circa il 50% della popolazione americana dovrebbe essere vaccinato contro la nuova influenza. Con donne incinte e operatori sanitari al top della priorità.

Lo ha reso noto un comitato di esperti governativi, secondo il quale le autorità sanitarie si dovrebbero preparare a vaccinare 160 milioni di persone. La campagna vaccinale, che prevede due dosi di siero a persona, dovrebbe iniziare a metà ottobre.

Nel caso non fosse disponibile un quantitativo di vaccino sufficiente, sarà data priorità al gruppo a più alto rischio, che include anche le persone che occupano dei bimbi, i lavoratori sanitari, i bambini tra 6 mesi e 4 anni.

"Il messaggio principale è che la metà della popolazione" sarà vaccinata, ha spiegato alla Bbc online Kathy Neuzil dell'Advisory Committee on Immunization Practices. I giovani adulti tra i 19 e i 24 anni e le persone con problemi medici ad alto rischio sono fra le fasce di popolazione cui sarà data priorità.

Mentre sembra che gli anziani abbiano i più elevati livelli di immunità naturale contro il virus. I casi di H1N1 stanno calando nel Paese, dove il picco è stato registrato 10 settimane fa. Ma gli specialisti si aspettano una nuova fiammata in autunno.

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28 luglio 2009

Gli italiani non temono l'H1N1

La nuova influenza contagia poco il nostro Paese, almeno finora, e non lo spaventa. Tre italiani su quattro non sono "affatto" preoccupati, o lo sono "minimamente". E, in una sorta di classifica dei 19 Paesi di tutto il mondo analizzati, la Penisola si colloca all'ottavo posto, tutto sommato in linea con gli altri.

E' quanto emerge da un'indagine del gruppo WIN (Worlwide Indipendent Network Of Market Research), di cui Doxa è la rappresentante italiana, per conoscere lo stato d'animo dei cittadini di una ventina di Paesi in tempi dei pandemia.

Gli italiani sono tutto sommato concordi nel dire che il proprio Paese è "abbastanza preparato per far fronte a un'epidemia di massa di influenza suina". Convinzione che colloca l'Italia al quarto posto in classifica considerando questo aspetto. In generale emerge una scarsa preoccupazione sulla propagazione del virus A/H1N1, che è ancor più blanda in media in Europa. Solo in due Paesi, Cina e Bolivia, più della metà degli intervistati si è detta "abbastanza o molto preoccupata" per la pandemia che si sta diffondendo. In tv e sui giornali non si parla d'altro, ma solo il 28% degli intervistati nei Paesi esaminati si è dichiarato "abbastanza o molto preoccupato".

I maggiori timori li hanno le donne e i giovani, soprattutto quelli con meno di 35 anni. Riguardo al livello di preparazione del proprio Paese ad affrontare un'epidemia di massa, dalla ricerca emerge che la maggior parte degli intervistati si sente pronta, primi fra tutti i cittadini di Svizzera e Austria, che sono anche quelli con il livello di preoccupazione più basso.

Viceversa, in Argentina e Bolivia le persone non solo sono quelle più in ansia, ma si sentono anche le meno pronte. Non brillano per fiducia nemmeno gli americani, che sui 19 Paesi coinvolti, si piazzano al 16.esimo posto, dopo Regno Unito e Giappone, non del tutto convinti della strategia messa in atto dai loro Governi.

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23 luglio 2009

Francia, la suina si cura dal medico di famiglia

In Francia dovrà rivolgersi al medico di famiglia e non più all'ospedale chi teme di avere l'influenza, anche se sospetta che si tratti del virus H1N1.

I pazienti con sintomi influenzali da oggi non saranno più trasferiti nelle strutture specializzate, come era come previsto dal piano nazionale contro l'emergenza pandemica. La misura ha l'obiettivo di decongestionare i 450 ospedali che finora hanno accolto le persone contagiate.

I camici bianchi di medicina generale dovranno, in primo luogo, stabilire se il malessere sia legato ad altre malattie, come per esempio l'angina. Il paziente dovrà poi essere sottoposto ad esame del sangue per confermare la presenza del virus, e il risultato sarà consegnato in giornata nel caso di positività alla nuova influenza.

Solo in questo caso il camice bianco prescriverà antivirali. Anche le mascherine per proteggere familiari e conviventi potranno essere prescritte e saranno consegnate gratuitamente in farmacia.

I malati, inoltre, riceveranno dai medici di famiglia tutti i consigli necessari per evitare di contagiare altri e saranno costantemente monitorati per verificare l'eventuale aggravamento dei sintomi, caso in cui la palla passa di nuovo ai centri specialistici.

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H1N1, ipotesi vaccinazione per 15,4 mln di italiani

Le autorità sanitarie italiane stanno considerando di vaccinare anche 15,4 milioni di italiani tra i 2 e i 27 anni contro il virus H1N1.

"La vaccinazione pandemica sarà offerta prioritariamente al personale sanitario - ha precisato il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, intervenendo ieri al Question Time alla Camera - che dovrà assistere i malati, e ai soggetti a rischio per patologie: per un totale di 8,5 milioni di soggetti entro la fine del 2009.

Poiché i bambini e i giovani sono più facilmente suscettibili di tale infezione, e quindi potenziali serbatoi di diffusione, si sta considerando di vaccinare anche la fascia di popolazione, 15,4 milioni di soggetti tra 2 e 27 anni da gennaio 2010".

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19 luglio 2009

Influenza A, test vaccini anche su bambini

"Le ditte produttrici del vaccino contro la nuova influenza ci hanno comunicato che sono in corso i test sui bimbi dai 6 mesi in su".

Lo dice all'ADNKRONOS SALUTE il viceministro alla Salute, Ferruccio Fazio, aggiungendo che, "quando saranno pronti i risultati, penseremo se vaccinare anche i bambini dai 6 mesi in poi" contro il virus, come chiesto ieri dal presidente della Federazione italiana medici pediatri Giuseppe Mele che aveva anche richiesto un incontro urgente al viceministro alla Salute.

Incontro che, dice Fazio, "avverrà la settimana prossima". E sugli allarmi che rimbalzano dalla Gran Bretagna, dove ormai la situazione sembra fuori controllo, Fazio aggiunge: "Siamo nella fase 6 della pandemia" e, anche se la situazione in Italia non è paragonabile a quella britannica, "i contagi arriveranno anche da noi - conclude - ma siamo preparati".

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Oms, diffusione virus H1N1 senza precedenti

La pandemia di nuova influenza si sta propagando a una velocità 'senza precedenti', secondo una nota dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms).

Il virus H1N1, infatti, ha fatto in sei settimane quello che altri virus fecero in sei mesi, diffondendosi a una ritmo mai visto prima.

Questa situazione - precisa l'Oms - rende impossibile per i Paesi coinvolti confermare con esami di laboratorio tutti i casi segnalati. Ed è per questo che la stessa Oms non fornirà più i consueti bollettini con tutti i casi registrati nei vari Paesi, ma si limiterà a dare informazioni sulle zone recentemente interessate dall'infezione.

A questo punto un'ulteriore diffusione del virus è considerata inevitabile, fa notare l'organismo, sia all'interno di Paesi già colpiti che in nuovi Paesi.

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08 luglio 2009

Febbre suina, nuovo ceppo isolato in Canada

Un nuovo ceppo del virus responsabile della febbre suina è stato isolato in due operai, già guariti, che lavorano in una porcilaia

Scoperto un nuovo ceppo del virus influenza A H1N1 nella provincia canadese del Saskatchewan. Il nuovo virus è stato identificato in due operai che lavorano in una porcilaia.

I due uomini hanno avuto una leggera influenza ma si sono ristabiliti presto.

Intanto il Governo canadese sta collaborando con le autorità regionali per valutare eventuali rischi legati al nuovo ceppo, ha indicato in una nota l'Agenzia di sanità pubblica canadese (Apsc).

I ricercatori spiegano che il virus identificato conterebbe geni dell'influenza umana stagionale e geni dell'influenza suina. Ma non ci sono motivi di allarme per la salute pubblica.

Secondo le autorità canadesi, inoltre, le persone vaccinate contro la normale influenza sarebbero immunizzate, in parte, contro questo nuovo virus.

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05 luglio 2009

Oms, l'H1N1 è inarrestabile

"Al momento, con ben oltre 100 Paesi colpiti, la diffusione internazionale della nuova influenza è inarrestabile". Lo ha detto Margaret Chan, direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms, aprendo a Cancun (messico) una 'due giorni' di lavoro con esperti e ministri della Sanità da tutto il mondo per fare il punto sulle strategie mirate a combattere il virus.

Cancun, riferisce la Bbc online, è stata una scelta non casuale. Si voleva dimostrare fiducia nel Paese in cui ha avuto origine la pandemia. "Il Messico è sicuro, oltre a essere un posto piacevole da visitare", ha detto infatti la Chan.

La responsabile dell'Oms ha sottolineato, inoltre, che la maggioranza dei casi registrati nel mondo è caratterizzata da sintomi lievi, e per lo più i pazienti si sono ripresi in una settimana, spesso senza bisogno di trattamento medico.

Le eccezioni, ha ricordato la Chan, sono composte per lo più da donne in gravidanza e persone con problemi medici preesistenti. "Per una pandemia di moderata severità questa è una delle più grandi sfide - ha detto l'esperta - aiutare cioè le persone a capire quando non devono allarmarsi, e quando invece devono andare urgentemente dal medico".

Dl meeting è arrivato l'allarme delle autorità britanniche, che prevedono un'esplosione dell'epidemia, con oltre 100.000 nuovi casi al giorno per la fine dell'estate.

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29 giugno 2009

Italiani stanano virus stagionali a rischio pandemia

I ceppi influenzali H1 e H3 di origine animale potrebbero avere un potenziale pandemico in grado di superare le barriere immunitarie dell'uomo. I risultati di una ricerca congiunta condotta da un team di ricercatrici guidato da Ilaria Capua dell'Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie di Padova ed Elisa Vicenzi dell'Istituto scientifico universitario San Raffaele di Milano, pubblicata venerdì su 'Plos Pathogens', rivoluzionano uno dei capisaldi delle conoscenze sulla genesi delle pandemie influenzali.

Era opinione consolidata, e fino ad oggi indiscussa, che gli anticorpi indotti dai virus dell'influenza stagionale sarebbero stati protettivi nei confronti di virus H1 e H3 di origine animale. E' noto, infatti, che la maggior parte della popolazione mondiale possiede anticorpi contro i sottotipi H1 e H3 a causa di precedenti esposizioni a virus stagionali o grazie alle vaccinazioni. La ricerca dimostra invece che queste difese non proteggono dai virus H1 e H3 di origine animale. Per diffondersi nella popolazione, un virus pandemico deve trovare degli ospiti 'scoperti' dal punto di vista immunitario; proprio per questo il virus dell'aviaria ha preoccupato molto la comunità scientifica. Infatti, pur essendo di un sottotipo diverso (H5) rispetto ai virus influenzali umani stagionali (H1 e H3), questo microrganismo avrebbe trovato una popolazione vulnerabile dal punto di vista immunitario e perciò avrebbe potuto generare una pandemia. Ciò fino ad oggi non si è verificato perché il virus H5 non ha 'imparato' a trasmettersi da uomo a uomo, mentre è stato recentemente dichiarato pandemico, seppur a bassa mortalità, il virus H1N1 di origine suina.

Questo studio sfata il dogma che solamente alcuni sottotipi d'influenza animale siano potenzialmente pericolosi - spiega Vicenzi, capo dell'Unità di patogeni virali e biosicurezza dell'istituto San Raffaele di Milano - In realtà, dobbiamo aprire i nostri orizzonti di ricerca sui virus influenzali animale del sottotipo H1 e H3 per non essere colti impreparati a fronteggiare potenziali future pandemie d'influenza", avverte. "La chiave di volta della collaborazione con Ilaria Capua - aggiunge la scienziata - è stata unire le competenze della ricerca biomedica umana del San Raffaele a quelle della ricerca veterinaria dello Zooprofilattico di Padova".

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H1N1, 60 mila casi e 263 morti in 112 paesi

Il bilancio ufficiale della nuova influenza segna 59.814 casi e 263 morti in 112 Paesi del mondo, secondo l'ultimo aggiornamento fornito venerdì dall'Organizzazione mondiale della sanità. In Italia sono 102 i casi confermati dall'Oms, con nessuna morte registrata.

Gli Stati Uniti rimangono il Paese più colpito con 21.449 casi confermati e 87 morti, seguiti dal Messico con 8.279 casi e 116 morti, e dal Canada con 6.732 casi e 19 morti. Le altre nazioni in cui il virus H1N1 è arrivato sono: Algeria (2 casi), Antigua e Barbuda (2), Argentina (1.391 casi, 21 morti), Australia (3.280 casi, 3 morti), Austria (12 casi), Bahamas (4), Bahrain (15), Bangladesh (1), Barbados (10), Belgium (36), Bermuda (1), Bolivia (47), Brasile (399), Isole Vergini britanniche (1), Brunei Darussalam (11), Bulgaria (7), Cambodia (5), Capo Verde (3), Isole Cayman (9), Cile (5.186 casi, 7 morti), Cina (1.089). E ancora. Colombia (72 casi, 2 morti), Costa Rica (222, una morte), Costa d'Avorio (2), Cuba (34), Cipro (9), Repubblica Ceca (9), Danimarca (41), Repubblica Domenicana (108, 2 morti), Dominica (1), Ecuador (125), Egitto (43), El Salvador (160), Estonia (8), Etiopia (2), Fiji (2), Finalndia (26), Francia (191), Polinesia francese (1), Martinica (2), Germania (333), Grecia (73), Guatemala (254 casi, 2 morti), Honduras (118 casi e una morte), Ungaria (8), Islanda (4), India (64), Indonesia (2), Iran (1), Irlanda (29), Israele (405).L'elenco prosegue con Giamaica (19 casi), Giappone (1.049), Giordania (15), Repubblicana di Corea (142), Kuwait (30), Laos (3), Latvia (1), Libano (25), Lussemburgo (3), Malesia (68), Montenegro (1), Marocco (11), Olanda (116), Antille Curaçao (3), Antille San Martin (1), Nuova Zelanda (453), Nicaragua (265), Norvegia (22), Oman (3), Panama (358), Papua Nuova Guinea (1), Paraguay (79), Perù (252), Filippine (445, una morte), Polonia (13), Portogallo (7), Qatar (10), Romania (19), Russia (3).Infine Samoa (1), Arabia Saudita (48), Serbia (2), Singapore (315), Slovacchia (7), Slovenia (3), Sudafrica (1), Spagna (541), Sri Lanka (7), Suriname (11), Svezia (61), Svizzera (47), Thailandia (774), Trinidad e Tobago (25), Tunisia (2), Turchia (26), Ucraina (1), Emirati Arabi Uniti (7), Regno Unito (3.597, una morte), Uruguay (195), Vanuatu (2), Venezuela (153), Vietnam (63), West Bank e Striscia di Gaza (9), Yemen (6).

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18 giugno 2009

Allevamenti separati per polli e maiali

Per evitare che la pandemia influenzale diventi più aggressiva è fondamentale, in tutto il mondo, tenere separati gli allevamenti di suini da quelli di volatili.

Lo ha sottolineato il viceministro alla Salute Ferruccio Fazio, a margine di un incontro a Roma sulla valutazione in sanità, ricordando che però l'Italia non è toccata da questo problema perché queste misure di prevenzione sono già da tempo acquisite.

"Il problema reale, che non riguarda l'Italia - ha ribadito Fazio - è che gli allevamenti devono essere assolutamente disgiunti.

Il grosso rischio infatti è quello di un 'riassortamento' del virus dell'aviaria con quello del suino. E' un problema che riguarda tutto il pianeta, ma soprattutto l'Oriente".

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11 giugno 2009

Fazio, si teme nuova aviaria aggressiva

Uno dei rischi a lungo termine della diffusione della nuova influenza A, per cui l'Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato lo stato di pandemia, "è che il virus possa essere ritrasmesso ai maiali, riassortirsi con ceppi dell'aviaria H5N1 e dare vita a una nuova forma di influenza aviaria trasmissibile all'uomo e aggressiva".

Lo ha sottolineato il viceministro della Salute Ferruccio Fazio, commentando le prime notizie dell'innalzamento a 6 del livello di allerta da parte dell'Oms. Il riassortimento del virus con altri ceppi è "uno dei principali motivo di preoccupazione - afferma Fazio - anche se non si tratta di un rischio immediato.

L'aviaria è caratterizzata da un'elevata tossicità polmonare", per cui la comparsa di una nuova forma trasmissibile all'uomo "sarebbe un grosso problema". Un rischio più immediato della pandemia di influenza A è quello per l'economia.

"Vista l'elevata trasmissibilità del virus - spiega il viceministro - se ci fosse una recrudescenza in Italia, come in altri Paesi, senza misure di contenimento efficaci (antivirali e vaccini), la malattia potrebbe bloccare per un certo periodo di tempo alcune fasce della popolazione e creare danni all'economia".

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08 giugno 2009

Febbre suina, 50 i casi confermati in Italia

Sono 50 i casi di nuova influenza A/H1N1 in Italia. Ne dà notizia il ministero del Welfare, che ieri attraverso una nota ha confermato altri due casi di positività.

Il primo caso riguarda una donna di 42 anni rientrata con un volo da Montreal a Roma il 29 maggio. Ha accusato i sintomi influenzali il primo giugno.

Attualmente è ricoverata in ospedale in trattamento.

L'altro caso confermato è di un turista di 51 anni, arrivato a Firenze il 28 maggio. L'uomo ha viaggiato su un volo da Miami a Zurigo e via treno è giunto a Firenze.

Anche lui ha iniziato ad accusare i sintomi influenzali il primo giugno. Attualmente è ricoverato in ospedale in trattamento.

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07 giugno 2009

Febbre suina, Oms: 21.940 casi con 125 morti

Sono arrivati a 21.940 i casi confermati di influenza A/H1N1 in 70 Paesi, con 125 morti. E' il bollettino diffuso venerdì dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms ). In particolare, in Messico - riferisce l'agenzia ginevrina - si registrano ormai 5.563 casi confermati, con 103 morti. Negli Stati Uniti il bilancio è salito a 11.054 casi con 17 morti, mentre in Canada si segnalano 1.795 e tre vittime, e in Costa Rica 68 casi con un decesso.

Quaranta gli italiani colpiti dalla nuova influenza (ma nel rapporto Oms il totale è ancora fermo a 38), senza morti. Casi confermati, senza decessi, sono segnalati inoltre in Argentina (147), Australia (876), Austria (2), Bahamas (1), Bahrain (1), Barbados (1), Belgio (13), Bolivia (3), Brasile (28), Bulgaria (1), Cile (369), Cina (89), Colombia (24), Cuba (4), Cipro (1), Danimarca (4), Repubblica Ceca (2), Repubblica dominicana (33), Ecuador (43), Egitto (1), El Salvador (49), Estonia (3), Filippine (29), Finlandia (4), Francia (47), Germania (43), Grecia (5), Guatemala (23), Honduras (34), Kuwait (18), India (4), Irlanda (8), Islanda (1), Israele (39), Giamaica (2), Giappone (410), Repubblica di Corea (41), Libano (3), Lussemborgo (1), Malesia (2), Paesi Bassi (4), Nuova Zelanda (11), Nicaragua (5), Norvegia (9), Panama (173), Paraguay (5), Perù (47), Polonia (4), Portogallo (2), Romania (8), Russia (3), Arabia Saudita (1), Spagna (218), Singapore (12), Slovacchia (3), Svezia (13), Svizzera (10), Thailandia (8), Turchia (8), Regno Unito (428), Uruguay (15), Ungheria (3), Venezuela (4) e Vietnam (3).

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26 maggio 2009

Febbre suina: 13 mila casi e 92 morti

Sono quasi 13 mila i casi confermati di nuova influenza A/H1N1 nel mondo. Secondo il bollettino di ieri, diffuso dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), si contano ormai 12.954 pazienti in 46 Paesi, con 92 morti.

Nelle ultime 24 ore si sono registrati 116 casi in più in Canada, mentre negli Usa oltre a 212 nuove infezioni c'è stato un decesso. In particolare, in Messico - riferisce l'agenzia ginevrina - si registrano 4.174 casi confermati, con 80 morti.

Negli Stati Uniti 6.764 casi con 10 morti, in Canada 921 e una vittima, in Costa Rica 33 casi con un decesso. Ancora 19, secondo l'Oms, gli italiani colpiti dalla nuova influenza (ma il ministero ieri ha confermato il 23esimo paziente).

Casi confermati, senza morti, sono segnalati inoltre in Argentina (5), Australia (19), Austria (1), Belgio (7), Brasile (9), Cile (74), Cina (20), Colombia (16), Cuba (4), Danimarca (1), Ecuador (24), El Salvador (6), Filippine (1), Finlandia (2), Francia (16), Germania (17), Grecia (1), Guatemala (4), Honduras (1), India (1), Irlanda (1), Islanda (1), Israele (8), Giappone (350), Repubblica di Corea (21), Kuwait (18), Malesia (2), Paesi Bassi (3), Nuova Zelanda (9), Norvegia (4), Panama (76), Perù (27), Polonia (3), Portogallo (1), Russia (2), Spagna (136), Svezia (3), Svizzera (3), Thailandia (2), Turchia (2) e Regno Unito (137).

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24 maggio 2009

H1N1 colpirà paesi in via di sviluppo

"Il mondo, in particolare i Paesi in via di sviluppo, dove le popolazioni sono più vulnerabili, deve essere preparato ad affrontare un numero maggiore di casi gravi di influenza suina". A lanciare il monito è il direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), Margaret Chan, chiudendo la 62esima Assemblea mondiale della salute a Ginevra.

"Nei luoghi dove il virus A/H1N1 è molto diffuso e circola ormai nella comunità - ha precisato Chan - ci si devono aspettare più casi gravi e infezioni fatali. Non si tratterà comunque di un balzo drammatico e immediato. Ma specialmente nelle aree povere bisogna essere preparati".

Chan si attende anche "una diffusione del virus in Paesi finora non toccati dall'infezione e un aumento di casi in quelli già raggiunti. Abbiamo a che fare con un virus molto contagioso e anche subdolo, che non annuncia la sua presenza o il suo arrivo in un nuovo Paese - ha avvertito - Le autorità devono mettere in moto sofisticati sistemi di monitoraggio per seguire le sue tracce.

E non si sa quanto a lungo tutto ciò potrà essere sostenibile. In più, fino ad ora, l'A/H1N1 è circolato nell'emisfero Nord del pianeta e si dovrà monitorare attentamente il suo passaggio nella parte meridionale della Terra, dove potrà essere soggetto a mutazioni imprevedibili".

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13 maggio 2009

Febbre suina: Oms, oltre 5700 casi e 61 decessi

Si avvicinano rapidamente a quota sei mila i pazienti colpiti dal nuovo virus.

Secondo l'ultimo aggiornamento dell'Organizzazione mondiale della sanità, che fotografa la situazione a ieri mattina presto, sono 5.728 i casi di influenza A/H1N1 in 33 Paesi, 61 i decessi.

Sono 3.009 i contagi accertati negli Usa, 3 i morti; 2.059 in Messico e 56 decessi; 358 in Canada, dove si è registrata anche una vittima del virus.

Questa la mappa negli altri Paesi: 8 casi e un decesso in Costarica; 1 in Argentina, 1 in Australia, 1 in Austria, 8 in Brasile, 3 in Cina, 6 in Colombia, 1 a Cuba, 1 in Danimarca, 4 a El Salvador, 2 in Finlandia, 13 in Francia, 12 in Germania, 3 in Guatemala, 1 Irlanda, 7 in Israele, 9 in Italia, 4 in Giappone, 3 in Olanda, 7 in Nuova Zelanda, 2 in Norvegia, 29 a Panama, 1 in Polonia, 1 Portogallo, 3 in Corea, 98 in Spagna, 2 in Svezia, 1 in Svizzera, 2 in Tailandia, 68 in Gran Bretagna.

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A/H1N1 creato in laboratorio?

Potrebbe essere stato creato in laboratorio, magari per errore, il virus responsabile dell'influenza A/H1N1. Lo sostiene uno scienziato australiano, il virologo in pensione Adrian Gibbs. Sulla sua teoria, non ancora pubblicata sulle riviste scientifiche, ma riportata dai principali siti della stampa internazionale, stanno indagando l'Organizzazione mondiale della sanità e alcuni esperti internazionali in materia di influenza.

Secondo Gibbs, che studia l'evoluzione dei virus, il microrganismo non sarebbe un prodotto della natura. I geni del nuovo H1N1, sostiene, mostrano di essersi evoluti troppo rapidamente di quanto ci si aspetterebbe trattandosi di un virus 'cresciuto' nei maiali.

Potrebbe aver trascorso del tempo in un ospite intermedio, prima di passare all'uomo, come volatili o mammiferi marini, ma potrebbe anche essere stato coltivato in uova di laboratorio - è la tesi dello scienziato australiano - e questo spiegherebbe l'insolita rapidità della sua evoluzione.

Per sopravvivere in questo ambiente nuovo, spiega, il virus deve adattarsi rapidamente, cosa che invece non farebbe a tale velocità crescendo in un 'ospite' che già ben conosce. Il risultato sono le mutazioni genetiche identificate dagli scienziati nel nuovo H1N1.

Le uova sono usate nei laboratori e nei siti di produzione di vaccini, per far crescere i virus influenzali. Gibbs, che ha presentato le sue conclusioni a una rivista scientifica per la pubblicazione, ha informato della sua teoria l'Oms nel week end appena trascorso. "Non c'era alcun segnale - ha affermato il virologo, secondo quanto si legge sul 'Canadian Press' - che le autorità stessero seriamente prendendo in considerazione la possibilità che il virus fosse un prodotto di laboratorio. Mi è sembrata una buona idea venire allo scoperto e dire 'i dati mi fanno pensare questo. Sarebbe ora di indagare'".

L'Oms ha chiamato a raccolta i ricercatori dei principali laboratori di virologia per verificare se quest'ipotesi ha fondamento. Gli esperti stanno ancora lavorando, ma le prime analisi non supporterebbero la teoria di un'origine del virus in laboratorio.

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11 maggio 2009

Febbre suina: Oms, situazione in evoluzione

"Siamo di fronte a un quadro in evoluzione. La nuova influenza A si sta diffondendo in diversi Paesi, tanto che oggi sono 30 quelli in cui sono stati registrati casi confermati".

Lo ha detto Keiji Fukuda, vicedirettore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), in una conferenza stampa telefonica ieri pomeriggio da Ginevra, sottolineando l'importanza di avere un quadro esatto e completo della situazione, che "nelle ultime due settimane sta evolvendo".

"Lavoreremo duramente per essere sicuri che tutti Paesi siano preparati il più possibile, monitorando anche l'evoluzione della situazione sui diversi territori", ha assicurato Fukuda. Anche perché al momento attuale non è il caso di sottovalutare il virus.

"Quando cerchiamo di definire la severità di una malattia dobbiamo considerare non solo il numero dei morti, ma anche quello delle complicanze", aggiunge l'esperto. Tenendo conto delle condizioni specifiche dei diversi Paesi.

E ancora, "occorre considerare - dice Fukuda - i diversi modi in cui queste epidemie possono influire su un Paese: diminuisce, infatti, il numero di persone che si recano a lavoro perché malate o spaventate all'idea di un contagio.

E si riducono gli scambi commerciali, perché molti non escono di casa sempre per timore di un contagio". Insomma, un virus può infettare anche l'economia di uno Stato. Ecco perché, ha concluso l'esperto, "occorre essere consapevole del fatto che la severità non è solo legata ai decessi. Finora abbiamo avuto molti che si sono ammalati, alcuni che hanno avuto complicanze, altri che sono morti".

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Strategia contro H1N1 entro giugno

La strategia vaccinale da adottare contro la nuova influenza da virus A/H1N1 verrà definita entro una decina di giorni, o al più tardi entro l'inizio di giugno.

Lo annuncia il viceministro al Lavoro, salute e politiche sociali, Ferruccio Fazio, ieri a Milano a margine delle celebrazioni per i 30 anni dalla fondazione dell'ospedale San Paolo. Il viceministro ribadisce la possibilità che il virus potenzialmente pandemico possa riservare nuove sorprese il prossimo autunno, in concomitanza con l'influenza stagionale.

Per preparare l'Italia all'eventualità di un'epidemia più aggressiva del solito, dunque, "stiamo studiando delle strategie vaccinali" e sono al vaglio numerose ipotesi. Ma la linea da seguire sarà definita a breve, assicura Fazio: "Dobbiamo decidere entro una decina di giorni - spiega - perché poi bisogna entrare in produzione" in modo da 'coprire' la popolazione in tempo utile. "E dovremo decidere insieme alla Comunità europea, quindi l'ultima data" utile "è il Consiglio dei ministri Ue in programma ai primi di giugno a Bruxelles", puntualizza.

Le ipotesi all'esame di autorità sanitarie e aziende farmaceutiche, conferma il viceministro, sono "tecniche: la possibilità, per esempio, di utilizzare un unico vaccino tetravalente", efficace sia contro la nuova influenza sia contro quella classica, "oppure un vaccino trivalente per l'influenza stagionale più un monovalente" diretto contro quella nuova. E ancora: "Potremmo decidere di impiegare vaccini 'rinforzati' o meno da sostanze adiuvanti, o vaccini prodotti in modo tradizionale o con tecnica del Dna ricombinante", conclude.

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05 maggio 2009

Veronesi, l'influenza? Un falso allarme

La nuova influenza da virus A/H1N1? "Mi pare che sia un falso allarme", anche se "tutto può succedere".

E' l'opinione di Umberto Veronesi, direttore scientifico dell'Istituto europeo di oncologia (Ieo) di Milano, intervenuto ieri nel capoluogo lombardo alla presentazione della quinta Conferenza mondiale sul Futuro della scienza (Venezia, 20-22 settembre), promossa dalla Fondazione Umberto Veronesi e dedicata quest'anno al tema "The Dna Revolution".

Interpellato dai giornalisti a margine dell'evento sulla nuova infezione che sta allarmando le autorità sanitarie internazionali, Veronesi butta acqua sul fuoco: "i dati sono molto tranquillizzanti", sottolinea.

E nonostante l'Organizzazione mondiale della sanità abbia dichiarato un'allerta 5 su un massimo di 6, l'oncologo evidenzia che "per adesso non c'è nessuna pandemia". E in futuro? "Sembra non sia questo il virus candidato.

Dico sembra - conclude Veronesi - perché niente è prevedibile ed è d'obbligo essere sempre cauti".

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Febbre suina, quali i costi della quarantena?

La "quarantena" di sette giorni raccomandata dal sottosegretario Ferruccio Fazio a chi rientra dal Messico, "potrebbe essere trascurata nel pubblico impiego, dove le assenze per malattia comportano ritenute significative".

A farlo notare è il Sindacato nazionale autonomo medici italiani (Snami) che scrive al ministro della Pubblica amministrazione e l'innovazione, Renato Brunetta, per chiarimenti. "Le misure consigliate per affrontare la possibile pandemia di influenza A/H1N1, al di là della reale portata dell'infezione sul piano clinico, potrebbero creare difficoltà ai pubblici dipendenti", rileva lo Snami.

I lavoratori che hanno frequenti contatti con il pubblico negli uffici e nelle scuole, a cui si rivolge in particolare la raccomandazione, appartengono in maggioranza al pubblico impiego, "ma proprio questa categoria è oggi soggetta alle nuove disposizioni sulle assenze per malattia, predisposte dal ministro Renato Brunetta".

Per questo il presidente dello Snami, Mauro Martini, ha chiesto chiarimenti al ministro, in una lettera dove si fa presente che i lavoratori che si assentino per il periodo indicato "possono avere ritenute economiche tali da vanificare questo suggerimento di profilassi".

In sostanza c'è il rischio, secondo i medici di famiglia, che "a fronte di pesanti decurtazioni della retribuzione venga di fatto trascurata questa misura cautelare".

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04 maggio 2009

Influenza, occhio ai rimedi bufala

Occhio alle 'bufale' che circolano soprattutto su Internet, in questi giorni di allarme causato dalla nuova influenza. L'agenzia del farmaco Food and Drug Administration (Fda) e la Federal Trade Commission (Ftc) americane lanciano un appello a diffidare da tutti quei prodotti che promettono di diagnosticare, prevenire, mitigare o trattare l'influenza

A. Il messaggio è indirizzato sia ai consumatori che ai gestori di siti web, che dovranno rimuovere dai loro spazi in Rete qualsiasi forma di promozione che riguardi questi articoli. "

I cittadini che hanno acquistato un prodotto non approvato ufficialmente dagli enti preposti per la cura dell'influenza da virus H1N1 - sottolinea in una nota Michael Chappell, commissario Fda per gli Affari regolatori - sappiano che se lo utilizzano mettono a rischio la loro salute e quella dei loro familiari.

La Fda e la Ftc stanno preparando un'aggressiva strategia per identificare e punire chi promuove questi falsi, approfittando della paura che le persone hanno del nuovo virus". L'offerta è molto varia: dagli integratori alimentari ai farmaci, dai device ai vaccini, tutti rigorosamente inefficaci.

"L'ultima cosa di cui i consumatori hanno bisogno - evidenzia Jon Leibowitz, direttore della Ftc - è di essere truffati da persone che vendono rimedi fraudolenti contro la febbre suina. La Commissione agirà contro tutte quelle organizzazioni che mettono in circolazione pubblicità mistificatorie".

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Tutti i casi italiani erano sullo stesso volo

Gli ultimi due giovanissimi pazienti romani colpiti dal virus A/H1N1 "erano rientrati dal Messico sullo stesso aereo, in cui aveva viaggiato il ragazzo già diagnosticato in precedenza nella Capitale".

Lo spiega all'ADNKRONOS SALUTE Gianni Rezza, direttore del reparto di Epidemiologia e malattie infettive dell'Istituto superiore di sanità.

L'Iss ha attivato i 27 laboratori della rete Influnet per raccogliere e processare i campioni prelevati dai casi sospetti, e arrivare alla conferma della diagnosi. "Da noi arrivano solo i campioni sospetti - precisa - che necessitano di una conferma.

Gli ultimi due positivi sono relativi a una ragazza di 16 anni, ricoverata all'Istituto per le malattie infettive Spallanzani di Roma, e a un bambino di 11 anni" all'ospedale Bambino Gesù di Roma. In ambedue i casi i primi accertamenti diagnostici erano stati eseguiti all'Istituto Spallanzani. "I campioni che erano arrivati da noi per l'analisi, oltre una ventina, sono stati tutti analizzati.

Ora - conclude Rezza - aspettiamo la consegna di quello di Firenze", relativo a un uomo di 32 anni rientrato da Città del Messico e ricoverato in isolamento nel reparto di malattie infettive del Careggi.

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Febbre suina, 1025 casi con 26 morti

Cresce velocemente il numero di casi di febbre suina confermati da esami di laboratorio e notificati all'Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Dai 1003 di ieri mattina si è infatti già passati a 1025, mentre le morti rimangono stabili a 26. A fare il punto della situazione, durante una conferenza stampa a Ginevra, è stato Keiji Fukuda, vicedirettore generale dell'Oms. "I paesi più colpiti - ha ribadito Fukuda - sono il Messico, gli Stati Uniti e il Canada. In generale il virus si è diffuso nella parte Nord del pianeta, dove fra l'altro è alle porte la stagione estiva che ostacola la diffusione dell'infezione. Non siamo comunque certi dell'evoluzione della situazione.

E' importantissimo mantenere alto il livello di sorveglianza". Quanto all'intensità della nuova influenza, Fukuda evidenzia: "sono moltissimi i casi di media intensità, anche se alcuni si sono rivelati mortali. Abbiamo osservato anche, nel quadro di sintomi respiratori prevalenti, un'alta incidenza di disturbi intestinali, che solitamente non appaiono con l'influenza stagionale".

"Siamo ancora incerti sull'innalzamento del livello di allerta dalla fase 5 a 6. In ogni caso è bene - ha aggiunto Fukuda ricordare che il passaggio al livello più alto non corrisponde a un aumento della gravità della malattia, bensì alla sua diffusione nel mondo".

Fukuda ha rivelato alcuni nuovi dettagli emersi dalle analisi effettuate sul virus A/H1N1: "se il periodo di incubazione di quello dell'influenza stagionale è di cinque giorni, questo virus ne ha uno più lungo: sei, sette, otto giorni". Per approfondire questo e altri argomenti, l'Oms sta preparando per domani un nuovo summit fra esperti, che si tiene "per affrontare le questioni di salute più importanti, dunque anche quella della febbre suina, senza dover aspettare la pubblicazione degli studi sulle riviste scientifiche".

Il vicedirettore dell'Oms fa notare poi che "quando si parla di pandemia, tutti si aspettano che il virus si diffonda ovunque, nello stesso momento. Mentre invece ci aspettiamo momenti di quiescenza, alternati a picchi. Il fatto che si sia passati velocemente dalla fase 3 alla 4 e poi alla 5 non riflette i tempi del virus.

Come insegnano le altre pandemie della storia, i virus hanno un'identità mista". Per limitare le infezioni, "quello della quarantena, che non significa isolamento, è un metodo che in alcuni casi può essere ragionevole ed efficace. Ad esempio quando si tratta di un nucleo familiare. Ma ogni Paese ha il suo sistema di contenimento delle infezioni - ha concluso Fukuda - che viene deciso autonomamente".

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29 aprile 2009

Virus A, ancora nessuno caso in Italia

"Nessun caso di influenza suina confermato per il momento in Italia".

Lo ha assicurato il sottosegretario al Welfare, Ferruccio Fazio, prima di prendere parte alla riunione con gli assessori alla Sanità regionali nella sede del dicastero in Lungotevere Ripa. - Nei due casi di Lodi che avevano destato i maggiori sospetti "si tratta di un virus A/H1N1 - ha precisato Fazio - sembra, infatti, che ci sia una coda di influenza umana stagionale ancora in California (Usa).

E' un fenomeno, questo, che si chiama co-circolazione dei virus, e non si può escludere che alcuni dei casi segnalati in Usa possano essere riclassificati".

Il sottosegretario ha comunque ribadito che la virulenza del patogeno al momento "si è dimostrata blanda".

"La situazione - ha concluso il sottosegretario - è sotto controllo: abbiamo tecniche molto accurate" per stanare la presenza del virus.

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OMS, il virus non sta rallentando

"Il virus si diffonde e non ci sono evidenze attuali che stia rallentando". Lo ha affermato Keiji Fukuda, vicedirettore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), durante una conferenza stampa a Ginevra.

"La priorità - ha aggiunto - è ora capire come si sta evolvendo la situazione e se il virus arriverà in zone finora non raggiunte.

Soprattutto in Canada si sta lavorando a un possibile vaccino". A proposito dell'iniziativa presa in Egitto che sta pensando di abbattere tutti i maiali presenti sul proprio suolo Fukuda ha ricordato che: "Abbiamo davanti un virus che si trasmette da uomo a uomo anche se ha avuto origine nei maiali, ed è per questo che ha raggiunto, attraverso i viaggiatori, un numero così alto di Paesi diversi.

Non ci sono evidenze scientifiche che dimostrino che le persone possono essere infettate dai maiali".

"Al contrario dell'influenza aviaria, dove le persone venivano infettate dai polli - ha aggiunto Fukuda - in questo caso i dati non mostrano alcuna infezione dovuta al contatto con maiali o al consumo di carne suina".

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28 aprile 2009

Sacconi, situazione sotto controllo

"La situazione è assolutamente sotto controllo e non è per nulla sottovalutata, ma nemmeno enfatizzata oltre la sua giusta misura". Così il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, a margine dell'audizione in commissione d'inchiesta sulle morti bianche al Senato, riferendosi alla febbre suina. L'Italia è pronta a gestire l'eventuale emergenza febbre suina. Il Paese è pronto e attrezzato. Oggi (ieri ndr) presenterò un'informativa in Aula al Senato più dettagliata sui farmaci. Ma già prima dell'emergenza sono state assunte ulteriori decisioni che ci fanno dire di essere pronti. Veramente credo che sia colpevole il comportamento di chi adombra che l'Italia non sia sufficientemente preparata". "Ad oggi - ha aggiunto il ministro - nessun caso sospetto riscontrato in Italia è stato ricondotto all'infezione dovuta al ceppo A-H1N1".

Intanto il sottosegretario Ferruccio Fazio ha inviato ieri una Circolare alle regioni per incrementare le misure di prevenzione e controllo per "fare fronte al possibile ingresso dell'infezione da virus dell'influenza suina A/H1N1 nel nostro Paese". Lo rende noto un comunicato del ministero del Welfare. In particolare, nella circolare vengono date indicazioni alle Regioni "per definire i casi sospetti e la loro gestione a livello di diagnosi e di trattamento, nonché le modalità di notifica degli stessi casi alle autorità competenti". Sono illustrate, inoltre, anche le misure già messe in atto "a livello degli Uffici di sanità marittima, area e frontaliera (Usmaf) dal ministero nei confronti dei viaggiatori". Le indicazioni contenute nella circolare, precisa la nota, "subiranno aggiornamenti in relazione alle indicazioni degli organismi europei e internazionali con cui il ministero è in continuo contatto".

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Febbre suina, i dati dell'OMS

Da ieri 40 casi sono stati registrati negli Stati Uniti, 26 in Messico, sei in Canada, due in Spagna, due in Gran Bretagna e tre in Nuova Zelanda, gli ultimi due Paesi a riportare dei casi. Solo sette i decessi che si sono verificati in Messico

Questi i dati della febbre suina resi noti in una conferenza stampa dal vicedirettore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), Keiji Fukuda, ieri pomeriggio. La situazione è in continua evoluzione ed è bene specificare - ha spiegato - che i casi registrati in pazienti di rientro da viaggi nelle zone più colpite non significano che il Paese di arrivo è stato raggiunto dal virus, almeno a livello epidemiologico.

Stiamo lavorando a stretto contatto con tutte le autorità dei Paesi coinvolti e per il momento abbiamo deciso di non innalzare l'allerta da 4 a 5". Per Fukuda, "il passaggio da 3 a 4 effettuato ieri mostra già la serietà della situazione, che continuiamo a monitorare. Dobbiamo comunque essere preparati all'eventualità di una pandemia, che se si verificasse andrebbe a colpire soprattutto i Paesi poveri.

Si passerà all'allerta 5 solo quando il virus sarà trasmesso da uomo a uomo in maniera stabile in più Stati". La portata definitiva dell'eventuale pandemia è ancora tutta da valutare "Le ipotesi che sono state fatte e che parlano di entità media non possono essere confermate: l'influenza ha un'evoluzione assolutamente imprevedibile".

"La storia - ha evidenziato Fukuda - ci ricorda che le precedenti pandemie sono iniziate tutte con un livello medio, per poi rivelarsi molto gravi. L'ipotesi di una media intensità è la migliore che ci possiamo augurare. Manteniamo un alto stato di allerta e lavoriamo di continuo per monitorare la situazione". "Non guardiamo con positività - ha concluso Fukuda - al modo in cui la situazione si sta evolvendo. L'ipotesi di una pandemia non è inevitabile, ma dobbiamo prepararci a questa evenienza".

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27 aprile 2009

Farmacisti: inutile la corsa ai farmaci

E' inutile e pericolosa la corsa ai farmaci per 'proteggersi' da un ipotetico rischio di influenza suina. Non è disponibile, infatti, nessun vaccino specifico e non è stato raccomandato l'impiego di antivirali.

Attenzione dunque ai messaggi ingannevoli, soprattutto via Internet, che raccomandano l'uso di questo o quel medicinale. A mettere in guardia gli italiani è la la Federazione degli Ordini dei farmacisti italiani (Fofi), che invita ad attenersi alle raccomandazioni del ministero del Welfare e rinnova la disponibilità dei farmacisti a collaborare con tutte le iniziative di informazione e comunicazione che il ministero vorrà attuare al riguardo.

I farmaci "oseltamivir e zanamivir, spesso citati dai giornali in queste ore - si legge in una nota - non sono vaccini ma antivirali. E per ora, in Europa, nessuna istituzione sanitaria ne ha raccomandato l'assunzione in via profilattica. Infine, vista la confusione riscontrata in alcuni articoli di giornale che hanno definito 'antibiotici' i due farmaci antivirali, ricorda che nessun antibiotico è efficace contro i virus e che l'impiego scorretto di antibiotici genera soltanto pericoli per il singolo e per la collettività".

"Raccomandiamo a tutti - ha detto il presidente della Fofi Andrea Mandelli - di mantenere la calma e di evitare l'uso improprio di farmaci senza indicazioni del medico. Mettiamo in guardia, soprattutto, dal dar credito a eventuali messaggi pubblicitari via Internet che sollecitino all'uso di questo o quel medicinale in funzione preventiva, fenomeno che si ripresenta a ogni emergenza sanitaria: dall'allarme antrace a quello per l'influenza aviaria".

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Cauta attenzione all'influenza suina

Giusto instaurare un coordinamento Ue nell'affrontare l'emergenza della febbre suina, ma per l'Italia i rischi sono, per il momento, ridotti

I casi di febbre suina segnalati aumentano e "siamo ormai a livelli di allerta internazionale più vicini al 4 che al 3 (su un massimo di 6)". Lo ha affermato il sottosegretario alla Salute, Ferruccio Fazio, parlando ai giornalisti ieri a Milano a margine di un convegno sulla tomoterapia in corso all'Irccs San Raffaele. Le indicazioni delle autorità internazionali "sono che, dal passaggio maiale-uomo al passaggio interumano, il virus potrebbe essersi indebolito. In America - ha ricordato infatti il sottosegretario - le infezioni sono state molto ben gestite e sono stati sufficienti i farmaci antivirali. Questo è fonte di cauto ottimismo, ma sappiamo bene che i virus possono ritrasformarsi successivamente", ha precisato Fazio. "Da un punto di vista della trasmissione - ha aggiunto - rispetto all'influenza aviaria siamo forse a un livello più alto". Il sottosegretario torna comunque a tranquillizzare i cittadini: "siamo più pronti a fronteggiare il virus. I Paesi più a rischio sono quelli con sistemi sanitari meno evoluti".

Questa è anche la posizione del ministro degli Esteri Franco Frattini che, arrivando a Lussemburgo per partecipare al Consiglio affari generali e relazioni esterni con i colleghi Ue, ha dichiarato: "E' positivo il coordinamento Ue nell'affrontare l'emergenza della febbre suina, ma per l'Italia i rischi sono "insignificanti". Ieri mattina a Bruxelles la Commissione ha annunciato di aver chiesto una riunione straordinaria dei Ventisette dedicato all'emergenza, a Lussemburgo è atteso il commissario alla Sanità Androulla Vassiliou. "Tuttavia, ha aggiunto, "sottolineo che per l'Italia i rischi sono insignificanti, anche se è stata attivata un'unità di crisi al ministero della Salute". Comunque, ha ribadito, "tutto quello che serve al coordinamento a livello europeo è assolutamente ben accetto".

Intanto, da questa mattina, è attivo il numero di pubblica utilità 1500 del ministero del Welfare, a cui i cittadini e i viaggiatori si potranno rivolgere per ricevere informazioni sull'influenza suina. Al 1500, che sarà attivo tutti i giorni dalle 8 alle 20 - si legge in una nota ministeriale - risponderanno medici ed esperti del dicastero appositamente formati. Il ministero "sin dal 24 aprile ha riunito in seduta permanente una Task force di esperti e continua a monitorare ora per ora l'evolversi della situazione in collegamento con gli organismi europei e internazionali. Si comunica che al momento - si legge ancora nella nota - non sono stati segnalati casi confermati di influenza suina nel nostro Paese, e non si è ravvisata la necessità di assumere iniziative relative a controlli alle frontiere".

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26 aprile 2009

Febbre suina: Italia allerta rete di controllo

Allertata la rete di controllo del ministero della Salute dopo i casi di influenza suina verificatisi in Messico e negli Stati Uniti

Dall'Oms si invita intanto ad evitare viaggi nei due Paesi. Il ministero della Salute, del Lavoro e delle Politiche Sociali rende noto "che è stata allertata la rete di controllo Influnet del ministero stesso, in collaborazione con l'Istituto Superiore di Sanità, e altre strutture per la sorveglianza del virus sul territorio".

"Si segnala che l'Italia - si legge in una nota - dispone di un preciso Piano concordato con gli altri Stati dell'Unione Europea di preparazione e risposta ad un'eventuale pandemia influenzale e di ampie scorte di farmaci antivirali da utilizzarsi in caso di necessità".

Intanto, riferisce il comunicato, "il sottosegretario Ferruccio Fazio in queste ore sta anche valutando l'opportunità di assumere iniziative relative a controlli alle frontiere". Walter Pasini, direttore del Centro di Global Health dell'Oms, raccomanda invece di evitare viaggi in Messico e di valutare, se il biglietto aereo è già in tasca, se partire alla volta degli Stati Uniti.

"Se fosse confermato che la trasmissione del virus dell'influenza suina è avvenuta da uomo a uomo - spiega all'ADNKRONOS SALUTE Pasini - questo indicherebbe un salto di specie compiuto dal ceppo influenzale H1N1: il virus potrebbe quindi essere capace di infettare e propagarsi nell'uomo innescando il rischio di pandemia, non solo in Messico e Stati Uniti, ma anche in Europa".

Quanto all'Italia, le scorte di antivirali accumulate negli ultimi anni per mettersi al riparo dal pericolo di una possibile pandemia di influenza aviaria "sono assolutamente scarse - sostiene, diversamente dal ministero, Pasini - rispetto a quelle degli altri Paesi europei.

Per di più - aggiunge - le scorte italiane sono composte dal principio attivo, ovvero dal farmaco in polvere. E' necessario dunque trasformarlo in capsule al più presto per prepararci a qualsiasi evenienza". Rassicurazioni arrivano, intanto, dalla associazioni del settore agricolo per quanto riguarda la qualità della carne suina. Da una analisi della Coldiretti, sulla base dei dati Istat relativi al 2008, emerge che l'Italia non ha importato suini o carne di suino dal Messico.

"Occorre evitare inutili allarmismi e adottare subito - sottolinea la Coldiretti - le misure già sperimentate con successo nel caso dell'influenza aviaria a partire dall'obbligo di indicare della provenienza sulle etichette della carne di maiale al pari di quanto è stato già fatto per quella di pollo e per quella bovina rispettivamente dopo le emergenze aviaria e mucca pazza". In Italia, assicura anche la Cia-Confederazione italiana agricoltori, "non c'è alcun pericolo". Né dal Messico e né dagli Usa importiamo maiali. Oltretutto i nostri allevamenti "sono supercontrollati e i produttori operano da anni nell'ottica della sanità e della qualità".

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26 marzo 2009

Irreale combattere l'Aids con l'astinenza

L'idea di combattere la diffusione dell'Aids solo con l'astinenza è "ingenua e irrealistica", e la fedeltà non ha aiutato molte delle persone colpite dall'epidemia. A intervenire nell'acceso dibattito di questi giorni, relativo all'uso o meno del condom nella battaglia contro l'infezione e alla sua reale efficacia, è Medici senza frontiere (Msf), Ong impegnata negli interventi sanitari nei Paesi poveri.

Con un'intervista diffusa ieri da Kalpana Sabapathy, esperto di Hiv-Aids di Msf, l'organizzazione critica la posizione di quanti promuovono appunto l'astinenza come una delle strade privilegiate per fermare la diffusione della malattia. Fra questi ultimi, come è noto, c'è anche il Vaticano. "L'utilizzo del preservativo - spiega il medico - è la chiave del sesso sicuro. Non solo previene l'Hiv, ma anche molte malattie sessualmente trasmissibili. E previene anche le gravidanze indesiderate.

I rapporti sessuali sono una realtà della condizione umana. Promuovere solamente l'astinenza per controllare l'epidemia Hiv-Aids è un approccio ingenuo e irrealistico. Un obiettivo più realistico è quello di assicurarsi che le persone abbiano un comportamento sicuro". I medici di Msf, "che lavorano con le persone colpite dall'Hiv-Aids - continua - sono dolorosamente consapevoli che la fedeltà non ha aiutato molti dei loro pazienti. L'Hiv è un'infezione cronica che può impiegare anni a manifestarsi come malattia.

Di conseguenza, persone apparentemente in salute, nel pieno della loro vita riproduttiva, potrebbero inconsapevolmente diffondere un'infezione che si sono presi anni prima. L'astinenza è praticata da alcuni, ma è impraticabile per molti adulti. La promozione del sesso sicuro è la sola scelta responsabile", avverte. In conclusione, "accettare le diverse realtà della vita delle persone che curiamo è parte fondamentale del processo per promuovere la loro salute e il loro benessere effettivi.

Msf promuove l'utilizzo del preservativo per gli individui sessualmente attivi nelle comunità dove lavoriamo. Allo stesso tempo, continuiamo la lotta per aumentare l'accesso alle cure mediche e ai farmaci antiretrovirali per le persone colpite dalla malattia".

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12 ottobre 2008

Promettente nuovo vaccino antiinfluenzale

Un nuovo vaccino candidato a basse dosi per l'influenza A (H5N1) risulta sicuro ed immunogeno negli adulti sani.

La specie umana ha una immunità naturale scarsa o nulla nei confronti dell'influenza H5N1, e sono necessarie almeno due dosi di vaccino per inizializzare ed indurre risposte immunitarie protettive, ma i vaccini pandemici devono essere efficaci anche a basse dosi antigeniche, per via dei limiti della capacità di fabbricazione.

E' stato dimostrato che l'aggiunta di una emulsione olio-acqua porta a significativi effetti immunogenici incrociati ed ad una significativa riduzione delle dosi nei vaccini candidati per le pandemie influenzali: nell'ottica di una pandemia, ciò potrebbe avere un importante impatto sul numero di persone che potrebbero venire protette con ciascuna scorta di vaccino.

(J Infect Dis 2008; 198: 642-9)

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10 ottobre 2008

Consulenti contro le malattie sessuali

L'USPSTF ha recentemente raccomandato di intensificare le consulenze comportamentali per la prevenzione delle infezioni a trasmissione sessuale (STI) per tutti gli adolescenti sessualmente attivi e gli adulti a maggior rischio di contrarre queste malattie.

Nonostante i progressi in campo preventivo e terapeutico, le STI rimangono un'importante causa di morbidità e mortalità. I medici di base possono identificare adolescenti ed adulti maggiormente a rischio, e vi sono prove del fatto che questo tipo di intervento risulti altamente efficace nella riduzione del rischio stesso.

I fattori di rischio individuali per l'acquisizione di STI si basano su comportamenti a rischio: questi comportamenti in teoria sono influenzati da conoscenze, abitudini, capacità e presenza a sé stesso del paziente, nonché dalla presenza di fattori ambientali che promuovono, rinforzano o inibiscono i cambiamenti. Per questa ragione, i fattori di rischio basati sui comportamenti a rischio individuali sono generalmente considerati modificabili.

La maggior parte dei dati disponibili indica una modesta riduzione delle STI a 12 mesi nei soggetti adulti ad alto rischio sottoposti a sessioni di consulenza multiple, ed anche negli adolescenti sessualmente attivi. Questi interventi incrementano anche l'aderenza alle raccomandazioni terapeutiche nelle donne e l'uso generale di contraccettivi negli adolescenti di sesso maschile, diminuendo al contempo i comportamenti a rischio di tipo non sessuale ed i tassi di gravidanza nelle adolescenti sessualmente attive. Essi peraltro non portano ad alcun sostanziale danno comportamentale o biologico.

(Ann Intern Med. 2008; 149: 497-508)

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16 settembre 2008

Influenza: raccomandazioni per la profilassi

Ieri il sottosegretario al Welfare con delega alla salute, Ferruccio Fazio, ha inviato alle Regioni la circolare per la prevenzione e il controllo dell'influenza per la stagione 2008-2009 "con l'obiettivo di avviare in modo tempestivo le procedure per la profilassi antinfluenzale per la prossima stagione invernale".

Fazio, "ha firmato e inviato alle Regioni il documento in cui sono riportate le raccomandazioni per la prossima stagione influenzale". Nella circolare anche "la composizione del vaccino antinfluenzale, le raccomandazioni sul suo impiego e sull'uso dei farmaci antivirali" oltre a "cenni sull'epidemiologia della malattia nel mondo e in Italia".

In più nel testo vengono ricordate alle Regioni anche "le recenti misure di igiene e protezione individuale indicate dall'Ecdc (il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie) per ridurre la trasmissione del virus".

Infine, "in accordo con gli obiettivi specifici indicati dalla pianificazione sanitaria nazionale, la circolare - informa il ministero del Welfare - indica i gruppi di popolazione per cui l'offerta attiva e gratuita di vaccinazione è prioritaria da parte dei servizi territoriali di prevenzione, direttamente o attraverso servizi collegati (medici di famiglia, ospedali, datori di lavoro)". Il testo integrale del documento inviato alle Regioni è sul sito del ministero all'indirizzo web www.ministerosalute.it.

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Vicina la pandemia influenzale

Secondo l'OMS la prossima pandemia è vicina è causerà 2,2 milioni di ricoveri nei paesi occidentali

"La prossima pandemia di influenza potrebbe essere imminente", firmato Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Il monito dell'agenzia ginevrina è fra gli argomenti al centro della Terza Conferenza europea sull'influenza, in corso a Vilamoura, in Portogallo. L'Oms avverte: "In corso di pandemia i sistemi sanitari nazionali rischiano di essere sopraffatti". Modelli predittivi stimano infatti che, durante un'epidemia globale, i soli Paesi industrializzati potrebbero ritrovarsi a fare i conti con 57-132 milioni di pazienti da visitare e 1-2,2 milioni di ricoveri in ospedale. Per evitare il tilt, "questo è il momento di agire", è il monito degli specialisti a convegno. "Se non verranno adottate le misure necessarie nelle fasi prepandemiche, cioè contro l'influenza stagionale, non saremo in grado di rispondere con successo a un'emergenza pandemica" quando sarà il momento, avverte il presidente del Gruppo di lavoro europeo sull'influenza (Eswi), Albert Osterhaus.

"Gli operatori sanitari giocano un ruolo chiave nella vaccinazione delle fasce di popolazione a rischio (anziani e malati cronici) - continua Osterhaus - Tuttavia, per varie ragioni", precisa, gli stessi camici "non riconoscono completamente l'importanza del proprio compito nella lotta all'influenza". Raggiungere almeno la copertura vaccinale minima del 75% dei gruppi a rischio, come auspicato dalle autorità sanitarie internazionali, è invece anche un modo per prepararsi al meglio alla pandemia che verrà.

Il rischio di un'epidemia globale di influenza rientra ormai da alcuni anni nell'agenda degli esperti. Sono infatti passati 40 anni dall'ultima pandemia, nata a Hong Kong nel 1968, che seguiva quella Asiatica del 1958 e la famigerata Spagnola del 1918. Le parole d'ordine per prepararsi ad affrontare la prossima maxi-emergenza, dunque, sono prevenzione e 'allenamento': fare scorta di farmaci antivirali e di cosiddetti vaccini prepandemici - insegna l'Oms - per somministrarli ai milioni di pazienti attesi nei primi mesi di pandemia, quando ancora le aziende farmaceutiche non avranno distribuito sufficienti dosi di vaccino pandemico.

Perché un siero ad hoc, ricordano gli specialisti, si potrà produrre soltanto quando, a pandemia dichiarata, le autorità sanitarie internazionali fotograferanno l'identità del supervirus responsabile.

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19 maggio 2008

Il morbillo non è un emergenza

Non c'è nessuna epidemia di morbillo in Italia, solo qualche caso in più rispetto ai 'numeri' registrati ogni anno nel nostro Paese.

Lo assicura Alberto Ugazio, pediatra e presidente della Commissione vaccini della Società italiana di pediatria (Sip). "Non siamo di fronte ad un allarme: il leggero aumento dei casi accresce sicuramente l'attenzione dei pediatri, ma tutto resta nella norma", spiega l'esperto all'ADNKRONOS SALUTE, smentendo così notizie riportate ieri dalla stampa.

Il morbillo, sottolinea Ugazio "è una malattia da non sottovalutare, perché ogni mille bambini si ha una complicazione importante, l'encefalite. E c'è una mortalità legata al morbillo".

La vaccinazione però funziona. "E' importante mantenere la copertura vaccinale più alta possibile - raccomanda Ugazio - perché questa è la migliore arma per tenere sotto controllo l'infezione e scongiurare epidemie".

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11 luglio 2007

AIDS connesso ad aumento del rischio del tumore polmonare

Indipendentemente dal fumo, l'infezione da Hiv è associata ad un elevato rischio di sviluppare tumori polmonari. Man mano che i soggetti con Hiv sopravvivono di più, è possibile osservare che gli esiti non correlati all'AIDS sono la causa primaria di morbidità e mortalità in questi pazienti: il presente studio suggerisce che il rischio di questi esiti potrebbe essere modulato dall'infezione da Hiv. E' necessario accertare se l'effetto biologico del fumo differisca in base allo status dell'infezione, ed in caso se ciò sia correlato al grado di immunosoppressione o al trattamento antiretrovirale. Ciò sarà importante sia per il mantenimento di un elevato livello di sospetto nei pazienti con Hiv che per lo sviluppo di approcci per la riduzione del rischio, come la cessazione del fumo. (Clin Infect Dis 2007; 45: 103-10)

Link in argomento:
Aids: le donne rischiano di più

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08 luglio 2007

Aids, partita a Roma la campagna " a luglio il Test HIV ti aspetta in strada"

(Roma) 40enne, benestante, vita di coppia sostanzialmente stabile e rapporti occasionali non protetti. Non ricorre al test perché non si considera a rischio. Questo e' il nuovo e preoccupante profilo del sieropositivo che emerge dagli ultimi dati relativi al secondo semestre 2007 sui casi di Aids notificati in Italia e sulle nuove infezioni da Hiv forniti dal COA-Centro Operativo Aids dell'Istituto Superiore di Sanita'.

Sessantamila casi di Aids segnalati in Italia dal 1982 al 31 Dicembre 2006, di cui trentacinquemila mortali. Il tasso di letalità è drasticamente diminuito, dal 100% del 1984 all'8,8% di oggi. Sono infatti molte le persone che convivono con la malattia grazie all'uso dei farmaci antiretrovirali, che hanno prolungato di molto l'intervallo tra l'infezione e l'esordio della malattia.

Nel 2006 i casi notificati al COA (Centro Operativo Aids dell'Istituto Superiore di Sanità) sono stati 1052 diagnosticati nell'ultimo anno e 400 riferiti a diagnosi effettuate negli anni precedenti, praticamente le stesse cifre del 2005. Le regioni più colpite sono, nell'ordine: Liguria, Lombardia, Emilia Romagna e Lazio. Proprio in quest?ultima regione, a Roma ha preso il via ieri, mercoledì 4 luglio, e proseguirà il 12 e il 21 rispettivamente a Piazza Farnese, Piazza Cinecittà e Piazza dei Ravennati ad Ostia), A luglio il Test HIV ti aspetta in strada, una campagna contro l'Aids, con volontari, medici e psicologi che saranno a disposizione dei cittadini per dare informazioni, distribuire materiale ed offrire consulenza.

Per chi lo vorrà inoltre sarà possibile, grazie al personale medico e infermieristico presente sul Camper attrezzato, effettuare il test HIV, anonimo e gratuito. Ricordiamo che il Comune di Roma e' impegnato sul tema dell'AIDS sul fronte dei servizi, con l'assistenza domiciliare, e su quello della prevenzione e dell'inclusione sociale grazie alla collaborazione con il Coordinamento Romano HIV.

La tre giorni di test HIV nasce appunto dal dibattito in seno al Coordinamento, in cui si è ribadita la necessità di diagnosi precoce per affrontare in tempo la malattia e assumere - se si e' contratto il virus - comportamenti socialmente responsabili. In particolare il progetto e' stato promosso dall' Assessorato alle Politiche Sociali e Promozione della Salute del Comune di Roma da NPS-Network Italiano Persone Sieropositive in collaborazione con il Coordinamento Romano HIV, la Regione Lazio, l'ASP Lazio, l'Ospedale IRCCS L. Spallanzani, il Policlinico Tor Vergata, l'Istituto Superiore di Sanità, Farmacap e il Policlinico Umberto I con l'obiettivo di offrire informazione e fare concretamente prevenzione sul 'campo'.

All'iniziativa sarà data visibilità anche grazie ad una campagna informativa cittadina ideata e realizzata gratuitamente dalla Saatchi & Saatchi. Un 'classico' armadietto del pronto soccorso, con la croce disegnata però in uno stile che richiama quello dei writers, a sottolineare come la sanità si avvicina al territorio L?iniziativa - ha dichiarato l'assessora alle Politiche Sociali Raffaela Milano - vuole mettere in evidenza l'importanza della diagnosi precoce dell'HIV, decisiva per assicurare il rapido avvio delle cure e tutelare la persona che ha la malattia e chi gli sta accanto.

Per noi e' anche l'occasione per ribadire, in questo periodo estivo, l'importanza della prevenzione perché, se e' vero che i farmaci oggi consentono di contrastare il progredire della malattia, non bisogna abbassare la guardia circa i rischi dell'infezione?.
(Delt@ Anno V°, N. 155 del 5 Luglio 2007

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21 giugno 2007

HPV, il "Progetto 100 domande" sul Papilloma virus

Perché fare le 100 domande sull?HPV?
Da gennaio 2008 partirà la campagna di vaccinazione gratuita per le ragazze nel 12° anno di vita. Per quanto riguarda l?uso del test, questo è raccomandato solo in alcuni contesti particolari, ma non ancora come test di screening.

Ma nel 2006 e nel 2007 il test e il vaccino HPV sono stati oggetto di una pesante campagna mediatica, non sempre corretta e non ancora sopita. Sempre di più il test HPV è presentato come un?alternativa al ?vecchio? pap test e il vaccino HPV come un farmaco ?salvavita?.

Sempre più spesso sia le utenti che gli operatori degli screening si devono confrontare con domande sull?HPV, non tutte di facile risposta. A parte poche eccezioni, non è facile trovare in rete un?informazione di qualità e in lingua italiana sul papillomavirus.

L?HPV comporta anche sfide comunicative non indifferenti, legate a due tematiche difficili come le malattie sessualmente trasmissibili e i tumori. Studi recenti evidenziano che, comunque utilizzato, il test HPV tende ad indurre un preciso carico d?ansia, aggiuntivo rispetto a quello legato alla diagnosi di pap test anormale.

Come è nato il Progetto 100 domande?
L?Osservatorio Nazionale Screening ha tra i suoi scopi quello di promuovere la qualità della comunicazione. Nel 2003 ha favorito la nascita del Gruppo di Lavoro Interscreening sulla comunicazione (GDLIS), che raccoglie operatori del GISCi, GISMa, e GISCoR
Tra gli obiettivi del GDLIS c?è quello di sviluppare una informazione di qualità sugli screening oncologici. I primi due progetti riguardano l?HPV e lo screening del carcinoma del colon retto.

Da chi è formato il gruppo di lavoro delle 100 domande HPV?
È formato da 11 operatori con diversi profili professionali: infermieri, ostetriche, biologi, ginecologi, patologi, oncologi, epidemiologi, la maggior parte membri del GISCi.

Gli operatori sono coinvolti nello screening citologico con varie modalità: dal contatto diretto con le utenti nei Front Office telefonici e negli ambulatori di 1° e di 2° livello alla gestione dei programmi di screening e alla partecipazione a studi sull?HPV.

Il lavoro è coordinato da Carla Cogo (coordinatrice del progetto 100 domande) e Anna Iossa (coordinatrice del progetto 100 domande HPV).

I membri del gruppo sono: Debora Canuti, Screening AUSL Rimini; Tiziana Capriotti, Screening AUSL Rimini; Francesca Carozzi, CSPO Firenze; Carla Cogo, Istituto Oncologico Veneto, Padova; Teresa Dalla Riva, ULSS 16 Padova; Annarosa Del Mistro, Istituto Oncologico Veneto, Padova; Paolo Giorgi Rossi, ASP Lazio; Anna Iossa, CSPO Firenze; Maria Mancini, CSPO Firenze; Gioia Montanari, CPO Piemonte; Giovanna Tasinato, ULSS 16 Padova.

Che tipo di donne hanno partecipato ai gruppi focus?
In totale 62 donne hanno partecipato a otto gruppi focus. L?età media era di 46 anni (25 la più giovane e 73 la più anziana). Il 41% era inferiore ai 45 anni.

Il 3% aveva completato le elementari, il 21% le medie inferiori, il 56% le medie superiori. Il 20% erano laureate.

Il 71% aveva una occupazione, il 25% erano casalinghe, il 2% pensionate e un altro 2% studentesse.

Sono davvero 100 le 100 domande?
No, ma continuano a crescere e potrebbero diventare molte di più.

Leggi le domande e le risposte

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13 giugno 2007

Vaccino anti-hpv, da luglio in Basilicata gratis per 4 fasce età

Sarà la Basilicata la prima regione italiana a tenere a battesimo dal primo luglio la campagna di vaccinazione gratuita contro il Papillomavirus umano (Hpv), principale responsabile del cancro al collo dell'utero. Un'iniziativa importante, che promuove il vaccino quadrivalente, con diverse novità rispetto alle indicazioni del ministro della Salute Livia Turco, che aveva chiesto la vaccinazione, a partire dal primo gennaio 2008, per tutte le dodicenni. In Basilicata, invece, il vaccino coinvolgerà anche altre 3 fasce d'età (15, 18 e 25enni). La campagna è stata presentata ieri a Potenza, nella sede della Regione lucana.

Ogni anno, per tre anni, saranno vaccinate circa 13.600 donne. Successivamente, per 4 anni, saranno interessate solo 2 coorti d'età (12 e 25enni per un totale di 6.700 donne). Dal 2014, infine, il vaccino sarà somministrato solo alle dodicenni. Obiettivo della Regione è arrivare, in 7 anni, alla copertura totale delle donne lucane tra i 12 e i 32 anni, e prevenirle dal rischio di sviluppare il tumore al collo dell'utero, causato dai tipi di Hpv contenuti nel vaccino.

Tutte le ragazze che a luglio, o entro la fine del 2007, avranno compiuto 12, 15, 18 e 25 anni d'età potranno quindi accedere alla vaccinazione gratuita. Una possibilità che potrà essere sfruttata anche dalle altre ragazze della Regione che, nei prossimi anni, compiranno il 12esimo, 15esimo, 18esimo o 25esimo compleanno.

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05 giugno 2007

Hpv: vaccinazione su vasta scala efficace e praticabile

Le campagne di vaccinazione contro l'Hpv dirette alle ragazze preadolescenti ed alle giovani donne riducono l'incidenza del tumore cervicale su scala mondiale. L'efficacia della profilassi è risultata uniforme in tutte le regioni del mondo. Diverse questioni comunque richiedono ulteriori approfondimenti: la durata della protezione dall'Hpv, l'età dei soggetti a cui dovrebbe essere rivolta, l'eventuale necessità di inoculare anche gli uomini ed il modo di superare la barriera costituita dai costi per l'applicazione diffusa del vaccino nelle zone in via di sviluppo. Altri ostacoli all'applicazione mondiale di questa strategia consistono nell'assenza di infrastrutture sanitarie nelle regioni più povere e nella paura del fatto che la vaccinazione contro l'Hpv possa incoraggiare la promiscuità. (Lancet 2007; 369: 1837-9 e 1861-8)

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01 giugno 2007

Vaiolo, distruzione rimandata

Distruggere o no l'ultima riserva esistente di virus del vaiolo? Una scelta difficile, da alcuni sostenuta da altri avversata: l'OMS conferma ora i precedenti pronunciamenti a favore dell'eliminazione, ma rimanda la decisione su quando questo dovrà avvenire alla prossima assemblea del 2011. Ventisette anni dopo da data ufficiale dell'eradicazione (ultimo caso conosciuto nel 1977 in Somalia) riserve del virus sono mantenute solo in due laboratori di alta sicurezza negli Stati Uniti e in Russia, paesi che fanno resistenza all'eliminazione nel timore che l'agente patogeno possa tornare ancora a colpire da qualche parte e occorra riprendere a vaccinare. Paure riaccese dal rischio bioterrorismo dopo l'attacco dell'11 settembre 2001 a New York (la precedente deadline per la distruzione era il 2002), tanto che sono state prodotte nuove dosi e nel 2003 vaccinati gli americani impegnati nella guerra in Iraq; riserve di vaccino sono comunque disponibili attraverso l'OMS. La vaccinazione, sospesa in tutti i paesi tra gli anni Settanta e Ottanta, in mancanza di una terapia è l'unica arma contro il virus, che causa una malattia fatale nel 30% dei casi.

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Belgio e Svezia rimborsano il vaccino anti-HPV

L'Alto consiglio della Salute del Belgio (Conseil Supérieur de la Santé), invece, ha deciso di raccomandare la vaccinazione universale contro il Papilllomavirus umano per una coorte di giovani ragazze tra i 10 e i 13 anni. E' previsto poi un programma di vaccinazione di recupero per le altre coorti di giovani a partire dai 15 anni. I medici potranno, inoltre, suggerire la vaccinazione alle ragazze e alle donne tra i 14 e i 26 anni che non sono state ancora vaccinate e non hanno avuto rapporti sessuali. Le autorità federali e regionali, nel frattempo, stanno proseguendo nella loro valutazione sul rimborso della vaccinazione. "Questa storica decisione presa dal Board svedese, insieme a quella appena annunciata dall'Alto Consiglio della Salute belga - ha commentato Didier Hoch, presidente di Sanofi-Pasteur MSD - rispecchia il grande valore che ha Gardasil* per la salute delle donne, un valore riconosciuto già attraverso le raccomandazioni della vaccinazione spesso associate ai rimborsi in Francia, Germania, Italia, Austria, Norvegia, Lussemburgo, Stati Uniti, Australia e Canada. Ancora oggi, 15mila donne continuano a morire a causa del cancro del collo dell'utero ogni anno in Europa nonostante lo screening per la diagnosi precoce. E questo vaccino può salvare la vita di molte di loro".

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26 maggio 2007

Hiv: anomalie cervicali prevalenti nelle adolescenti

Le adolescenti sessualmente attive con infezione perinatale da Hiv presentano tassi preoccupantemente elevati di infezioni cervicali ed anomalie della citologia cervicale, ed inoltre anche i tassi di gravidanza appaiono ridotti. Ricerche estensive hanno esaminato gli esiti relativi alla salute riproduttiva delle adolescenti con infezione da Hiv acquisita perinatalmente, ma il presente studio è il più ampio ed il primo a pubblicare dati sui tassi di infezioni genitali, lesioni intraepiteliali squamose e gravidanza nelle ragazze che hanno convissuto con l'Hiv sin dalla nascita. I bassi tassi di gravidanza possono essere correlati al fatto che alcune di queste pazienti presentano uno stato di salute gravemente compromesso che rende difficile lo sviluppo della gravidanza. In questo gruppo di pazienti, inoltre, la PAP risulta particolarmente rara. (Am J Public Health online 2007, pubblicato il 26/4)

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02 maggio 2007

Varicella: la seconda dose prolunga l'immunità

L'immunità alla varicella dopo la vaccinazione diminuisce nel tempo e questo lascia le porte aperte alla malattia. Si può così determinare un incremento della suscettibilità al contagio più tardi della vita, quando il rischio di gravi complicanze può essere più elevato che durante l'infanzia. In base alle conferme derivanti dal presente studio, la raccomandazione è di somministrare una seconda dose di vaccino anti-varicella ai bambini fra i quattro e i sei anni di età, così come a qualsiasi altro soggetto che ne abbia ricevuto una dose in precedenza. Quando l'intervallo dalla vaccinazione supera i cinque anni, infatti, i bambini mostrano il doppio delle probabilità di andare incontro alla malattia di grado da moderato a severo, definito dalla presenza di 50 o più lesioni, e i casi severi sono associati a complicanze quali la polmonite e le sovrainfezioni cutanee.

N Engl J Med 2007; 356: 1121-9

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Lazio contro morbillo e rosolia

Al via la Campagna straordinaria di vaccinazione contro il morbillo e la rosolia congenita (biennio 2006-2007), grazie allo stanziamento della Giunta regionale del Lazio di 416 mila e 418 euro. L'agenzia di Sanità Pubblica (Asp) svolgerà un'attività di coordinamento tra le Asl, per l'attuazione nel territorio regionale del Piano nazionale di vaccinazione, recepito dalla Giunta. Le Asl dovranno monitorare gli interventi per l'attuazione della campagna, aggiornando mensilmente le coperture raggiunte.

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HPV, richiesto un maggiore impegno

Tre mozioni, una firmata da Alleanza Nazionale, una da Forza Italia e una dall'Unione, per chiedere al Governo un maggiore impegno nella lotta al cancro della cervice uterina. Ampliando le campagne di prevenzione ma, soprattutto, estendendo almeno a tutte le adolescenti la vaccinazione gratuita contro il papillomavirus umano (Hpv), principale causa della neoplasia. Al momento la vaccinazione gratuita è prevista solo per le dodicenni. "I documenti - ha detto il 16 aprile Ignazio Marino, presidente della commissione Igiene e sanità di Palazzo Madama, a margine della presentazione di una campagna per lo screening del tumore al colon-retto - saranno presentati e votati domani in aula al Senato". "Le mozioni - ha spiegato Marino - anche se in termini diversi, contengono lo stesso messaggio: puntano a una campagna di prevenzione contro il cancro al collo dell'utero che metta in campo un maggiore sforzo per esaminare e visitare più di donne, visto che ogni anno ne muoiono ancora circa 1.700 per questa malattia. E chiedono l'estensione della campagna di vaccinazione gratuita che per adesso, data la limitata disponibilità di fondi pari a circa 85 milioni di euro, riguarda solo le dodicenni. Il dato scientifico ci mostra che il beneficio dovrebbe essere esteso almeno a tutte le adolescenti". La mozione dell'Unione è stata messa a punto dallo stesso Marino e dal senatore Gianpaolo Silvestri.

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03 aprile 2007

SARS, identificati fattori di rischio diffusione ospedaliera

E' stato identificato un certo numero di fattori che facilitano la comparsa di focolai nosocomiali di ARDS: tali fattori di rischio comprendono distanza fra i letti e necessità di ventilazione a pressione positiva bi-livello. Durante l'epidemia di SARS è stato osservato che gli ospedali possono rappresentare un terreno di crescita per le malattie infettive: le infezioni nosocomiali possono amplificare i focolai delle malattie infettive, ed è pertanto molto importante garantire spazi adeguati nei reparti ospedalieri ed implementare misure di controllo efficaci contro le infezioni onde evitare contaminazioni. I dati del presente studio sono di rilievo non soltanto per la SARS, ma anche per altre infezioni trasmesse per via aerea, come l'influenza. (Clin Infect Dis 2007; 44: 1017-25)

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