Vitadidonna News

Le News di Vitadidonna.it Salute e benessere, politica e diritti

09 marzo 2010

Radiologi col lutto al braccio in difesa precari

Sfilata di medici con il lutto al braccio, in segno di cordoglio per tutti i camici bianchi precari. È l'iniziativa messa in scena da una delegazione del Sindacato nazionale radiologi (Snr), che ha partecipato ieri mattina a Roma alla 'Vertenza salute', la manifestazione promossa dai sindacati della dirigenza medica e veterinaria in difesa della sanità pubblica. 
 
«È stata tutta nostra - spiega in una nota il segretario Snr Francesco Lucà - l'idea di partecipare al corteo di con la fascia nera in segno di cordoglio per tutti i medici precari. Professionisti - sottolinea Lucà - ancor più bistrattati dopo l'approvazione della legge che, prolungando la permanenza al lavoro dei dirigenti fino a 70 anni di età, di fatto rende più difficile l'inserimento e la stabilizzazione dei giovani camici bianchi all'interno del Ssn». 
 
«Ancora una volta - aggiunge Lucà - centinaia di medici sono stati costretti a scendere in piazza per ribadire il loro diritto a un lavoro stabile, con orari adeguati e libero dai condizionamenti della politica e per affermare la necessità di una sanità adeguatamente finanziata, pubblica e uguale per tutti da Nord a Sud della penisola».

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Medici, rinvio elezioni regionali sarebbe dannoso

I medici italiani dicono no all'ipotesi di un rinvio delle prossime elezioni regionali. L'idea di uno slittamento, paventato in queste ore per risolvere il problema legato al caos delle presentazione delle liste in Lombardia e nel Lazio, non piace ai camici bianchi. 
Per i rappresentanti sindacali dei 130 mila medici dirigenti del Ssn, riuniti ieri a Roma per la 'vertenza salute', «le regole vanno rispettate. Il rinvio delle elezioni sarebbe un ulteriore danno alla sanità pubblica, che ha bisogno invece di risposte urgenti ai tanti problemi». 
«Quando i termini sono scritti le regole vanno rispettate», spiega Carlo Lusenti, segretario nazionale dell'Anaao Assomed, il principale sindacato della dirigenza medica. «Se è stata fissata una data si deve votare. Altrimenti si diventa il Paese del cavillo, della leggina, dove tutto diventa opinabile, interpretabile, riscrivibile». 
Dello stesso avviso il segretario nazionale della Fp Cgil medici, Massimo Cozza. «Il rinvio delle elezioni - sottolinea - sarebbe un danno anche per la sanità pubblica. Soprattutto per i migliaia di precari, medici e operatori, che hanno bisogno di risposte immediate».

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Medici in protesta a Roma

Centinaia di medici in protesta a Roma per chiedere a politica e istituzioni di prendere l'impegno di affrontare e risolvere i tanti problemi della sanità pubblica. 
Una 'catena' di camici bianchi ha circondato la sede della Conferenza delle Regioni, in via Parigi: sotto una pioggia battente, i rappresentanti dei circa 130 mila medici del Ssn consegneranno simbolicamente una lettera indirizzata a tutti i candidati alle prossime elezioni regionali. 
Nella missiva i sindacati di categoria chiedono ai prossimi presidenti delle Regioni l'impegno a difendere e migliorare la sanità pubblica senza tagli indiscriminati di servizi e personale; migliorare le condizioni di lavoro; superare le norme che penalizzano il lavoro nella sanità pubblica. 
E ancora: eliminare la cattiva politica dalla sanità, coinvolgere i sindacati nelle scelte di programmazione regionale, attuare un percorso di stabilizzazione per i medici e gli altri professionisti precari della sanità.

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Martini, saremo garanti della legge su palliazione

Il ministero della Salute «avrà un ruolo fondamentale nella concreta attuazione della legge» sulle cure palliative e la terapia del dolore, appena approvata dall'aula di Montecitorio. Lo sottolinea, in una nota, il sottosegretario alla Salute Francesca Martini, esprimendo «soddisfazione» per il via libera definitivo della Camera. «Abbiamo approvato una legge innovativa - commenta Martini - che ritengo importantissima perché pone il tema del dolore quale parte integrante e irrinunciabile del percorso terapeutico del paziente. 
 
E che tiene conto del valore, della dignità e dell'integrità della persona assicurando l'equità nell'accesso all'assistenza e l'appropriatezza rispetto alle specifiche esigenze dei malati. Voglio sottolineare in particolare che il testo, nell'articolo 7, prevede la rilevazione del dolore e della somministrazione di farmaci antalgici in cartella clinica». 
 
«Altri punti della legge che ritengo fondamentali - prosegue il sottosegretario - sono le reti della terapia del dolore e delle cure palliative che garantiranno risposte assistenziali su base regionale ai pazienti, facilitando così l'accesso sia alle cure palliative che alla terapia del dolore. Fondamentale anche la semplificazione della prescrizione dei farmaci oppiacei non iniettabili, prevista dalla legge, che consentirà ai medici del Servizio sanitario nazionale di prescrivere tale classe di farmaci non più su ricettari speciali ma utilizzando il semplice ricettario bianco», conclude.

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Approvato dalla Camera il Ddl sulle palliative

Via libera della Camera, in terza lettura, al Ddl sulle cure palliative e le terapie del dolore. Obiettivo del disegno di legge creare una rete di hospice e strutture, partendo da quelle già esistenti sul territorio. Nel provvedimento, inoltre, importanti novità per la prescrizione dei farmaci antidolore, tra cui gli oppiacei 
Medicinali più facili da prescrivere, dunque, con il ricettario ordinario che prende il posto di quello speciale per oppioidi e cannabinoidi. Il Ddl prevede infatti che i farmaci antidolore vengano prescritti anche mediante ricettario rosso, quello, per intenderci, in uso presso i medici di famiglia. Ma riconosce questa possibilità ai soli medici dipendenti del Ssn, lasciando 'fuori' i camici bianchi che operano all'interno di strutture private.  Si stabilisce, inoltre, che le Regioni adeguino i propri livelli di assistenza, con criteri uniformi da un estremo all'altro dello Stivale, vincolando le risorse ad esse destinate per la realizzazione della rete di hospice e strutture. Si tratta di circa 150 milioni di euro per il triennio 2010-2012. Finanziamenti troppo esigui, lamenta l'opposizione, che si è infatti astenuta dal voto all'articolo 12 del provvedimento, quello che regola, appunto, i capitoli di spesa.

Compiacimento dall'opposizione: «Finalmente la Camera ha approvato definitivamente la legge sulle cure palliative e le terapie del dolore, attesa da molti anni e tenacemente voluta dal Pd. Siamo riusciti a sconfiggere la demagogia della destra che non ha esitato ad usare cinicamente il dolore a fini di propaganda ideologica». Lo afferma Livia Turco, capogruppo Pd in Commissione affari sociali della Camera, dopo il via libera dell'aula di Montecitorio al provvedimento. Secondo l'ex ministro della Salute, «questa legge si propone sostanzialmente di realizzare due diritti fondamentali: la libertà di scegliere il luogo in cui concludere la propria vita, sia esso la casa, l'hospice, l'ospedale o la casa di riposo; e la continuità di cura, per assicurare in tutto il percorso di avvicinamento alla morte una presenza qualificata in grado di dare risposte tempestive e adeguate. È una legge che merita certamente di più - conclude - in termini sia di risorse economiche, che di formazione degli operatori e del necessario riconoscimento delle loro professionalità».

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08 marzo 2010

Vertenza medici, oggi manifestazione a Roma

Prosegue la protesta, promossa dalle organizzazioni sindacali dei medici, veterinari e sanitari in difesa della sanità pubblica

Oggi a Roma, alle 10.30, si terrà una manifestazione nazionale «per chiedere a Governo, Regioni e Istituzioni di mettere in campo politiche di buona sanità per salvare il Servizio sanitario nazionale dall'invasione della cattiva politica, di amministratori incapaci e di affaristi», spiegano le sigle in una nota. 
 
Non solo. Alla vigilia delle elezioni le organizzazioni sindacali chiederanno a tutti i candidati alla presidenza delle Regioni di sottoscrivere «un impegno per la sanità pubblica per conoscere se, al di là degli slogan propagandistici, esiste la volontà di dare adeguate soluzioni ai problemi della sanità del nostro Paese». 
 
E i camici bianchi si rivolgeranno direttamente agli interessati: a mezzogiorno la sede della Conferenza delle Regioni nella Capitale, in via Parigi, verrà circondata da una catena umana in camice bianco, che simbolicamente consegnerà alla Regioni l'impegno per la sanità pubblica.

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07 marzo 2010

Il 12 marzo sciopero generale anche per Fp Cgil

Incroceranno le braccia anche i medici della Fp Cgil per lo sciopero generale nazionale indetto dalla Cgil il 12 marzo. I camici bianchi del sindacato si asterranno dall'intero turno di lavoro e scenderanno in piazza nelle manifestazioni territoriali insieme a tutti gli altri lavoratori pubblici e privati, riferisce Massimo Cozza, segretario nazionale Fp Cgil Medici. Il Governo, dice Cozza, «nega la crisi e promette che nessuno 'verrà lasciato indietro'. Intanto cresce la disoccupazione, si licenziano i precari della scuola e della pubblica amministrazione, tra i quali a rischio oltre 12.000 medici. La prima richiesta è fermare i licenziamenti». 
 
E' necessario, secondo il sindacalista, «ridurre le tasse per dipendenti e pensionati, attraverso la lotta all'evasione e all'elusione fiscale, la tassazione come in Europa delle rendite finanziare, dei grandi patrimoni e delle stock option, attraverso l'abbassamento della prima aliquota al 20%. 
 
Basti pensare alle differenze tra il lordo delle buste paga e degli aumenti contrattuali e il netto realmente percepito». Ed è anche necessario, continua Cozza, «costruire un futuro per il Paese attraverso politiche di accoglienza e lotta alle nuove schiavitù. Fondamentale è la regolarizzazione dei migranti che lavorano, la sospensione della Bossi-Fini per i migranti in cerca di rioccupazione, abolire il reato di clandestinità, riconoscendo la cittadinanza alla nascita nel nostro Paese. 
 
I medici si sono battuti per non fare le spie e continuano nel loro impegno per garantire il diritto alla salute per tutti». Ma lo sciopero è anche contro la nuova legge di controriforma del diritto e del processo del lavoro. «E' inaccettabile l'introduzione di una specie di contratto individuale, tramite cui poter demandare ad un arbitro, che decide secondo 'equità' ma a prescindere dalle leggi e dai contratti collettivi, le eventuali controversie. Per i medici, già sottoposti alle leggi disciplinari di Brunetta, verrebbe a mancare anche la tutela della giustizia ordinaria».

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Fazio, informazioni appropriatezza Asl presto in rete

Mettere in rete le informazioni sui criteri di appropriatezza delle Asl italiane. E' un progetto al quale sta lavorando, già da qualche tempo, il Ministero della Salute e che presto sarà avviato 

Lo ha annunciato ieri a Roma il ministro della Salute Ferruccio Fazio, intervenuto a Palazzo Valentini a un incontro sulle malattie rare. 

«Come ministero - spiega Fazio - intendiamo mettere in rete tutte quelle informazioni sugli indicatori di appropriatezza dei trattamenti terapeutici riferiti a tutte le Asl italiane». 

Si tratta di indicazioni che «abbiamo già dato alle Regioni: appropriatezza dei ricoveri ospedalieri, uso farmaci, diagnostica ambulatoriale, vaccinazioni». Il progetto è in fase di studio e «sarà attivo entro un mese, un mese e mezzo».

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04 marzo 2010

Funzione pubblica sorpresa da protesta su 'pagelle'

«Appare sorprendente la levata di scudi delle organizzazioni sindacali contro l'applicazione del protocollo sottoscritto con Fiaso. Saranno comunque le aziende sanitarie e ospedaliere a dover attivare tutte le procedure di relazioni sindacali e contrattuali per l'applicazione del sistema di valutazione e incentivante». E' la replica del dipartimento di Funzione pubblica alla richiesta, avanzata da alcune organizzazioni sindacali del settore sanitario, di sospendere l'applicazione del protocollo sulla valutazione del personale sanitario del Ssn, firmato lo scorso 20 gennaio dal ministro Renato Brunetta e dal presidente della Fiaso (Federazione italiana delle aziende sanitarie e ospedaliere). «Il testo dell'intesa - riferisce il dipartimento in una nota - è in linea con analoghi protocolli sottoscritti dal ministero con diverse altre associazioni di datori di lavoro (Anci, Upi, Unioncamere) al fine di accompagnare l'applicazione concreta di quanto disposto dal decreto legislativo 150 del 31 ottobre 2009, la cosiddetta riforma Brunetta della pubblica amministrazione. Questi protocolli sono ovviamente conformi alla legislazione vigente e alle norme contrattuali».

Il dipartimento della Funziona pubblica ricorda quindi gli obiettivi stabiliti dal protocollo: effettuare preventivamente la valutazione e l'analisi degli effetti dei decreti di riforma del lavoro pubblico nelle Asl; stimolare la partecipazione delle aziende del Ssn all'iniziativa 'Mettiamoci la faccia', attraverso l'attività di sperimentazione e rilevazione della soddisfazione dei pazienti basata sull'utilizzo di 'emoticon'; migliorare la rilevazione di dati e la sperimentazione di modelli di innovazione tecnologica applicati al campo sanitario; stimolare la partecipazione delle amministrazioni al progetto 'Linea Amica', il contact center multicanale della pubblica amministrazione. «Come si vede - sottolinea il dipartimento - si tratta di azioni che mirano esclusivamente a migliorare l'efficacia della pubblica amministrazione nella fornitura al cittadino-cliente di beni e servizi pubblici nel settore sanitario. Se qualche organizzazione sindacale ne ha paura, non ha che da confessarlo esplicitamente».

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Medici chiedono impegno a candidati regionali

Sottoscrivere un impegno per la sanità pubblica, siglando prima delle elezioni un documento messo a punto dai medici. Lo chiedono ai candidati alla presidenza delle Regioni i camici bianchi che - all'interno della 'vertenza salute' promossa dalle organizzazioni sindacali dei medici, veterinari e sanitari - manifesteranno il 9 marzo a Roma per chiedere a Governo, Regioni e istituzioni di «mettere in campo politiche di buona sanità per salvare il Servizio sanitario nazionale dall'invasione della cattiva politica, di amministratori incapaci e di affaristi». 
 
Il documento di 'impegno per la sanità pubblica' sarà presentato durante la manifestazione, in programma al cinema Fiamma alle 10.30. E sarà consegnato simbolicamente ai governatori regionali da una catena umana in camice bianco, che circonderà alle 12 la sede della Presidenza delle Regioni.

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Smi conferma stato agitazione su convenzione Mmg

Il Sindacato dei medici italiani (Smi) conferma lo stato di agitazione, legato ai dissensi sul rinnovo della Convenzione di medicina generale, dopo il fallimento del tentativo obbligatorio di conciliazione, ieri al ministero del Lavoro con la Sisac 
 
Per lo Smi, inoltre, le posizioni sull'accordo convenzionale «sono sempre più lontane», considerando l'incontro di ieri con la parte pubblica durante il quale anche gli altri sindacati hanno rifiutato di firmare l'intesa. «La Sisac non ha sentito ragioni e rimane ferma su posizioni inaccettabili», spiega Maria Paola Volponi, dirigente nazionale dello Smi e componente della delegazione trattante. «Per la controparte pubblica - dice Volponi - è 'prendere o lasciare'. Non è in corso una trattativa. Non basta - aggiunge - c'è pure un'ultima novità: si intende vincolare il già scarso incremento del 2% su base nazionale non alla quota capitaria, ma ai pazienti ultrasettantacinquenni. 
 
Un ulteriore vincolo ai medici, ma anche una scelta che sminuisce una questione sacrosanta come quella dell'assistenza alla cronicità che, invece, ha bisogno di investimenti seri». «Vorremmo che si recuperasse uno spirito unitario - conclude Volponi - e che si facesse fronte unico rispetto alla Sisac, invece di inseguire accordi impossibili e coltivare interessi particolari. 
 
Dobbiamo chiedere a Regioni e Governo un vero investimento sul territorio e sui professionisti che vi operano e non accontentarci di scarse risorse vincolate ad una miriade di compiti aggiuntivi: non siamo cottimisti, siamo medici. Per tutte queste ragioni abbiamo confermato lo stato di agitazione e invitiamo ad una grande iniziativa di protesta in tutta Italia».

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La Fimp ha firmato

La Federazione italiana medici pediatri (Fimp) ha siglato, ieri alla Sisac, l'accordo per la convenzione nazionale di pediatria per il secondo biennio economico 2008-2009. Lo rende noto il presidente della Fimp Giuseppe Mele, spiegando che è stato «rigettato ogni tentativo di diluire i diritti acquisiti della categoria». «Oggi - spiega - possiamo dire che l'intesa appena siglata garantisce la piena autonomia delle scelte professionali, secondo scienza e coscienza, ivi compresa la valutazione di effettuare o meno la visita domiciliare», spiega. «Abbiamo semplicemente inserito, rispetto alle patologie croniche gravi, indicazioni di massima che lasciano intatta, e in mano al pediatra, la possibilità di valutare e, conseguentemente, di effettuare le visite. E questo non certo per gentile concessione ma grazie al fatto che la pediatria di famiglia è formata da una categoria di professionisti responsabili, sono i dati a confermarlo». Mele si dice «soddisfatto soprattutto perché, senza che nessuno abdicasse al proprio ruolo, sindacato e parte pubblica hanno chiuso nel migliore dei modi possibile un confronto complesso sul fronte degli equilibri in campo». Ma il difficile, ammette, «inizia adesso, c'è da stare dietro agli accordi regionali, che entro 12 mesi dovranno essere perfezionati in ogni Regione», aggiunge il leader sindacale che spera, nelle prossime ore, «anche la medicina generale chiuda il suo accordo. La nostra non può considerarsi una tappa definitiva e positiva senza la sottoscrizione della convenzione di medicina generale».

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Rinviata la firma della convenzione Mmg

È stata rinviata la firma all'accordo sulla convenzione di medici di famiglia per il secondo biennio economico 2008-2009, attesa per ieri. La chiusura dell'accordo arriverà probabilmente martedì prossimo, data in cui è stato riconvocato il tavolo di trattativa 
 
A 'frenare' l'accordo il nodo del 'patient summary', una sorta di scheda informatica che riassume i dati del paziente che la Sisac, inizialmente, avrebbe voluto fosse compilata obbligatoriamente dai medici per tutti i pazienti, mentre i sindacati chiedevano un periodo di sperimentazione su un numero limitato di assistiti. Alla fine si è arrivati alla mediazione. «La parte pubblica - spiega all'AndKronos salute Mauro Martini, responsabile della medicina generale del Sumai - ha accettato l'idea della sperimentazione. Ma ci siamo dati qualche giorno di tempo per valutare la tempistica e la metodologia».  Nonostante le difficoltà, però, «l'incontro di oggi (ieri ndr) è stato positivo - continua Martini - perché vediamo una volontà della parte pubblica di arrivare a conclusione in tempi brevi». Ma anche perché «sono state accettate alcune nostre richieste. In particolare quella di non prevedere l'incompatibilità con gli specialisti, che avrebbe impedito di ospitare medici specializzati nei nostri studi. Ma è stata abbassata anche la percentuale economica che viene 'persa' dai medici nel caso non si chiudano nei tempi previsti gli accordi regionali». Su quest'ultimo punto sindacati e Sisac non hanno ancora raggiunto un accordo sui tempi consentiti per firmare gli accordi regionali dopo la convenzione nazionale: i medici vorrebbero 'stringere' a 6 mesi, mentre la parte pubblica propone 12 mesi. «Ma credo non sarà difficile trovare un accordo su questo», conclude Martini.

Giacomo Milillo, segretario nazionale della Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg), ha confermato che: «Pur registrando importanti progressi nella formulazione dell'accordo, che ha tenuto conto delle proposte fatte dal nostro sindacato - spiega - non ci sono ancora le condizioni per arrivare alla firma». Due in particolare i punti critici: alcuni «aspetti del 'patient summary' e della quantificazione delle risorse da destinare agli accordi regionali». Su questi punti, «a fronte della ferma posizione assunta dalla Fimmg - precisa Milillo - la Sisac ha proposto alle parti una pausa di riflessione ed una convocazione a tempi strettissimi del tavolo di trattativa». E la Fimmg «ha ritenuto doveroso, per l'impegno assunto con la categoria, di accettare anche questa ultima possibilità», conclude.

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03 marzo 2010

Lo Smi non firma rinnovo Convenzione ambulatoriale

Non c'è la firma del Sindacato dei medici italiani (Smi) sulla preintesa per il rinnovo della Convenzione della specialistica ambulatoriale, per il biennio economico 2008-2009, chiusa ieri alla Sisac. La delegazione di Federazione Medici, di cui fa parte lo Smi, ha infatti deciso di non siglare, al tavolo delle trattative con la parte pubblica, il documento. 
 
Anche se si riserva, si legge in una nota, «un'ulteriore valutazione solo una volta ricevuta la bozza definitiva di preintesa».  «Il nostro giudizio - spiega Cosimo Trovato, responsabile nazionale specialistica ambulatoriale dello Smi - è negativo. Non concordiamo, quindi, con le valutazioni espresse dalle altre organizzazioni sindacali». Il problema, secondo Trovato, è che «rimane invariata la ripartizione degli incrementi e la destinazione dell'1,2% alle trattative decentrate ed è bene ricordare che in questi ultimi anni queste contrattazioni regionali sono state dei veri e propri 'buchi neri': basti pensare che alcune realtà hanno firmato gli ultimi accordi integrativi solo qualche mese fa, cioè in ritardo di due anni, con in vigore già una nuova convenzione. Non ha senso. Ma, cosa più grave, si continuano a prevedere sanzioni non per le Regioni ritardatarie e inadempienti, bensì per i professionisti che sono le vittime di questo malcostume», precisa.

«Sempre rimanendo sul piano economico - continuato il dirigente dello Smi - non è chiaro se verrà concesso lo 0,8% di risorse regionali, già accordato alla dirigenza medica. Nessun cenno, infine, alla richiesta di un completo riallineamento tra tutte le professionalità che afferiscono a questa area. Non è più pensabile avere 'figli e figliastri' dentro lo stesso accordo collettivo nazionale». Infine, conclude Trovato, «rimane invariato il nodo della medicina penitenziaria. La nostra richiesta è che si stabilizzi questa realtà: è importante garantire a questi colleghi il transito nella nostra area e in quella di medicina generale. Ci riserviamo un'ulteriore valutazione una volta ricevuto il testo definitivo della preintesa dalla Sisac».

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Fp-Cgil, oggi incontro decisivo per convenzione

Preiti, «Sarà un incontro comunque risolutivo quello di oggi, alla Sisac, tra i sindacati di medicina generale e la parte pubblica per il rinnovo delle convenzioni dei medici di famiglia». 
Non lascia spazio a mezze misure Nicola Preiti, coordinatore nazionale Fp Cgil Medici - Medicina convenzionata, che però ammette: «non sappiamo quanto la Sisac voglia, e soprattutto possa, venire incontro alle richieste dei sindacati. E non sappiamo fino a che punto le associazioni di categoria possano accettare le imposizioni già confezionate pregiudizialmente con l'atto di indirizzo». Sono due, comunque, secondo il sindacalista, i 'paletti' che devono orientare i rappresentanti dei camici bianchi: «il riconoscimento economico non può essere inferiore a quello già ottenuto dalla dirigenza e dal comparto. E la parte normativa non può peggiorare le condizioni di lavoro dei medici». Questi paletti, continua, «non possono essere trascurati, in particolare dal sindacato maggiormente rappresentativo, su cui ricade anche la maggiore responsabilità della eventuale firma. E non servono (sempre alla categoria) sterili diatribe tra sindacati: non si può fare a gara a chi si agita prima e di più, per guadagnare una fugace e irrisoria visibilità. 
Le guerre preventive non portano bene».  Secondo Preiti, «bisogna decidere guardando alle reali esigenze della categoria: se il rinnovo, con tutti i suoi limiti, porta benefici ed effettivo ristoro economico bisogna fare ogni sforzo per concludere positivamente e subito la trattativa. In caso contrario la firma dell'accordo sarebbe dannosa, incomprensibile». Se dunque le organizzazioni sindacali «non riusciranno a ottenere un dignitoso rinnovo sarà meglio denunciare tutti insieme il fallimento politico del Comitato di settore ed aspettare quello nuovo, dopo le elezioni», conclude.

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01 marzo 2010

Toscana, parte bene il numero verde chirurgico

Circa 200 chiamate al numero verde regionale per la lista unica degli interventi chirurgici (800-556060), in un mese di attività. È il primo bilancio di un servizio voluto dalla Regione Toscana e avviato con la delibera 638 - 'Direttiva della gestione unica delle liste degli interventi chirurgici e dei tempi massimi di attesa in regime istituzionale sia ordinario che libero-professionale. 
 
Tutela del diritto di accesso dell'assistito' - entrata in vigore il 1 febbraio. La delibera - si legge sul sito della Regione Toscana - istituisce la lista di attesa unica per gli interventi sia in intramoenia che in regime ordinario, e il numero verde a cui tutti possono rivolgersi. In queste settimane numerose aziende sono già in grado di annunciare significativi aumenti dell'attività chirurgica. 
 
Gli operatori del numero verde lavorano in collaborazione con i referenti degli uffici di programmazione chirurgica istituiti in ogni azienda alle dirette dipendenze del direttore sanitario, con il compito di unificare le varie liste di attesa provenienti dai reparti e compilare la lista unica. Questa rete di sostegno e accompagnamento migliora la comunicazione con il cittadino e cerca di individuare le soluzioni più rapide e appropriate ai problemi che vengono segnalati. Il cittadino ha il diritto di ottenere un intervento chirurgico entro 90 giorni. Se non trova soddisfazione, può telefonare al numero verde attivo dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 15. Gli operatori che rispondono prendono in carico il caso e si impegnano a trovare una soluzione entro 7 giorni. La soluzione viene cercata nel pubblico o nel privato accreditato, all'interno dell'Area vasta, o comunque entro i confini regionali. 
 
Se non viene trovata, il cittadino può rivolgersi alla struttura che preferisce e ottenere dalla Regione il rimborso in base alle tariffe regionali. Per l'attuazione di questo nuovo regime, la Regione ha stanziato 25 milioni di euro. I 90 giorni massimi di attesa per l'intervento chirurgico, previsti dalla Delibera regionale 638/2009, valgono a partire dal 1 febbraio, cioè per tutte quelle visite chirurgiche effettuate dopo questa data. Il cittadino che è in lista per l'intervento chirurgico antecedentemente al 1 febbraio, può ottenere dagli operatori del numero verde informazioni più precise sulla sua posizione.

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Lombardia rinnova impegno per centro Nerviano

«Azioni concrete ed efficaci» a favore del Nerviano Medical Sciences (Nms), perché il centro oncologico alle porte di Milano «continui a essere tra i più grandi centri di ricerca e sviluppo farmaceutico in Italia, e uno dei maggiori poli integrati di individuazione e sviluppo di farmaci oncologici in Europa». Così il presidente lombardo Roberto Formigoni, ieri durante un convegno sulla ricerca anticancro in Italia, organizzato a Nerviano dalla Cgil Ticino Olona, ha rinnovato l'impegno della Regione per il polo che ha rischiato il fallimento. 
 
Un impegno «testimoniato con i fatti», innanzitutto tramite il finanziamento da 60 milioni di euro di Banca Unicredit, sottolinea il Pirellone in una nota. «Posso confermare che le risorse ci sono e arriveranno - ha assicurato Formigoni - Inoltre stiamo trattando con Pfizer sulla rinegoziazione dell'accordo che lega il centro con la società americana, e anche su questo siamo sulla buona strada: Pfizer ha riconosciuto con atteggiamento di responsabilità la necessità che il centro di Nerviano abbia uno sviluppo autonomo, libero da alcun tipo di patronato. Ci stiamo impegnando e abbiamo chiesto a Pfizer di chiudere velocemente la trattativa». Il presidente ha poi ricordato l'approvazione, da parte della Giunta regionale lo scorso dicembre, di un progetto triennale da 15 milioni per promuovere un accordo tra il network di ricerca preclinica e clinica della Rete oncologica lombarda (Rol) e il Nms, attraverso programmi di ricerca coordinati dalla Fondazione Irccs Istituto nazionale dei tumori di Milano. Proprio questa alleanza, secondo Formigoni, permette di guardare con ottimismo al futuro. Attraverso la sinergia Rol-Nms, evidenzia ad esempio la Regione, «si ha la possibilità di testare i nuovi farmaci antitumorali in maniera appropriata, ovvero secondo un modello traslazionale che presuppone una stretta integrazione fra laboratorio ed attività clinica, fondamentale per poter trasferire in tempi brevi al letto del paziente i risultati della ricerca stessa». 
 
Il centro di Nerviano potrà quindi contare su prodotti sempre più competitivi e potrà assumere nuovi giovani ricercatori. «L'obiettivo è proprio quello di creare una leva per lo sviluppo», ha aggiunto il governatore lombardo. «Sono certo - ha concluso - che Nerviano abbia tutte le caratteristiche per diventare il braccio operativo capace di far fruttare un'eccellenza accademica nota in tutto il mondo. Tutto ciò in prospettiva futura non potrà che avere un effetto moltiplicatore sullo sviluppo della ricerca scientifica del centro e di conseguenza sull'occupazione. Regione Lombardia non farà mancare il suo appoggio».

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Gsk, tavolo interministeriale positivo

«Per GlaxoSmithKline, l'incontro al ministero dello Sviluppo economico per discutere del Centro ricerche di Verona è stato positivo». Lo scrive in una nota la stessa azienda britannica, che nei giorni scorsi aveva annunciato l'intenzione di chiudere il sito. 
«Per la prima volta - prosegue la nota - tutte le parti interessate hanno potuto riunirsi, condividere con la massima trasparenza tutte le informazioni disponibili e fare alcune prime valutazioni al di fuori del clamore suscitato dall'annuncio di chiusura, che ha portato alcuni a interrogarsi sul futuro dell'azienda nel Paese».   
Luc Debruyne, presidente e amministratore delegato di Gsk Italia, ha ribadito che «la riorganizzazione della ricerca in Gsk comporta la chiusura di altri cinque, importanti centri in tutto il mondo e non mette in discussione la presenza dell'azienda, che conferma peraltro la propria massima disponibilità a cooperare con tutte le parti sociali per trovare alternative che consentano la migliore tutela dei lavoratori interessati e la salvaguardia di questo polo scientifico sviluppatosi negli anni».

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Fp-Cgil cambiare testo Ddl su Governo clinico

Cozza: «La legge sul Governo clinico è un importante obiettivo per migliorare la qualità del servizio pubblico valorizzando le professionalità ma il testo in discussione deve essere cambiato» 
 
L'impianto del Ddl approvato giovedì dalla Commissione Affari Sociali della Camera «va cambiato» perché «presenta diverse ombre e colpisce i cittadini, i medici e tutti gli operatori sanitari, con una devastante deregulation della libera professione e la fine sostanziale della esclusività del rapporto di lavoro senza alcuna rivalutazione». A dirlo è Massimo Cozza, segretario nazionale Fp Cgil Medici. «La scelta dei direttori di struttura complessa - spiega Cozza - rimane nelle mani dei direttori generali nominati dalla politica, nell'ambito di una gattopardesca terna indicata dalla commissione esaminatrice. E', inoltre, evidente una mancanza di trasparenza e di obiettività nelle norme che prevedono le modalità di nomina degli altri incarichi sia di struttura che professionali. 
 
La facoltà per i dirigenti di rimanere in servizio fino a 70 anni rappresenta uno schiaffo per migliaia di precari e specializzandi e chiude ogni prospettiva di carriera per decine di migliaia di medici e veterinari con incarichi professionali».  «Le uniche note positive, più volte da noi richieste, sono rappresentate dal riconoscimento del Collegio di Direzione come organo aziendale e della centralità del Dipartimento, dai migliori criteri per la scelta dei direttori generali e dal divieto di utilizzare in modo improprio l'art. 15 septies per ricoprire gli incarichi dirigenziali senza concorso. Troppo poco». Per questo La Fp Cgil Medici «continuerà a battersi per cambiare questo provvedimento».

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25 febbraio 2010

Martini, 'fotografare' stato riabilitazione in Italia

'Fotografare' la realtà italiana della riabilitazione, «con le sue luci ma anche le sue ombre, per far sì che si possa investire in futuro in maniera equilibrata e corretta su quella che è ormai considerata una vera e propria emergenza sociale». È l'obiettivo del sottosegretario alla Salute, Francesca Martini, indicato dopo la riunione, ieri nella sede del ministero all'Eur, del Gruppo di studio per la revisione delle Linee guida sulla riabilitazione, al quale hanno partecipato i rappresentanti delle Regioni. La riabilitazione, spiega Martini in una nota, è «un bisogno in espansione». Oggi, infatti, «più che mai lo stato di salute e di benessere di una persona è strettamente collegato al grado di autonomia che questa riesce a mantenere nel corso della vita, in presenza di patologie o relativamente ai processi naturali di invecchiamento». E l'aumento della vita media impone «una strategia rinnovata sulla riabilitazione - continua Martini - come perno per la sostenibilità presente e futura del nostro Servizio sanitario nazionale. Per questi motivi abbiamo istituito presso il ministero della Salute un gruppo di lavoro mirato» che, grazie al lavoro fatto anche on line, permette «un'operatività e uno scambio scientifico praticamente costante con migliaia di contatti».

Secondo Martini «in una visione legata all'applicazione del federalismo fiscale, della responsabilità per le Regioni nei confronti dei propri cittadini, di applicazione dei costi standard e di equità nell'erogazione delle cure, la risposta ai bisogni riabilitativi in aumento deve rappresentare una strategia condivisa e ragionata di corretto utilizzo delle risorse. Bilanciata scientemente su di una organizzazione equilibrata delle necessità di cura, legate alla ospedalizzazione dedicata alle acuzie e delle prestazioni da erogare sul territorio. Il tutto in una reale capacità di presa in carico globale del paziente con una visione di multidisciplinarietà e continuità assistenziale», conclude la nota.

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Malattie rare: Fini, non lasciare soli i pazienti

«È necessario non lasciare mai sole le persone affette da malattie rare: tutta la società deve farsi carico in modo responsabile delle molte difficoltà che si trovano ad affrontare». Lo scrive il presidente della Camera Gianfranco Fini in un messaggio di saluto rivolto agli organizzatori del convegno 'Figli di un male minore?', promosso dalla Fondazione Barbareschi e in corso a Roma, in occasione della Giornata mondiale delle malattie rare. 
 
Secondi Fini l'incontro di ieri «costituisce un segnale significativo di una maggiore consapevolezza della rilevanza sociale e sanitaria delle malattie rare, che richiamano tutti, istituzioni, associazioni, imprese, studiosi e cittadini alla necessità di rivolgere un'attenzione sempre più ampia a questo tema, sostenendo la ricerca scientifica, promuovendo la prevenzione e creando reti di informazione e di solidarietà a favore dei malati e delle loro famiglie. 
 
La vostra Fondazione - conclude Fini - dimostra di portare avanti l'impegno per far comprendere l'importanza di sostenere con continuità nuove ed efficaci terapie per curare queste patologie».

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Smi su convenzione, serve unità medici famiglia

«Fare polemiche inutili non serve, abbiamo bisogno di unità, di iniziative forti e condivise per rispondere adeguatamente alle richieste della categoria». Così Salvo Calì, segretario generale dello Smi, replica alle dichiarazioni del segretario della Fimmg (Federazione medici famiglia) Giacomo Milillo, che mercoledì in merito alla partita legata al rinnovo della convenzione di medicina generale ha detto che «non c'è nessun motivo per scioperare». 
 
Calì ribadisce invece «la necessità dello stato di agitazione contro la proposta delle Regioni e l'assenza di intervento del ministero della Salute». Per Calì, la proposta della Sisac «è povera e insufficiente economicamente: una percentuale elevata degli incrementi (l'1,2%) è ingiustificatamente stornata alle trattative decentrate, non c'è traccia dello 0,8 regionale già concesso agli ospedalieri. Con una mano - aggiunge - si danno briciole, con l'altra si elimina l'indennità informatica. 
 
E, sugli aspetti normativi il giudizio è ugualmente negativo». Lo Smi fa quindi appello all'unità della categoria. «Noi crediamo - conclude Calì - che con l'unità e la determinazione è possibile tutelare gli interessi dei medici. Si può fare, ma serve una netta inversione di marcia».

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Cooperative Mmg e Asl per migliorare i servizi

Le cooperative di medici di medicina generale e le aziende sanitarie aderenti a Federsanità Anci insieme per migliorare i servizi ai cittadini. A partire proprio dalla valorizzazione delle esperienze di cooperazione tra camici bianchi: sul piano dell'integrazione sociosanitaria, ma anche per aumentare la vigilanza sull'appropriatezza delle prestazioni, valutare la loro sostenibilità economica, 'misurare' i servizi offerti. Sono questi alcuni punti dell'accordo tra la Federsanità Anci, confederazione di 166 Asl, ospedali e Comuni, e l'Associazione nazionale cooperative mediche (Ancom) che rappresenta, ad oggi, quasi 10 mila medici di medicina generale riuniti in cooperative su tutto il territorio nazionale. 
 
Il protocollo d'intesa, presentato ieri mattina a Roma, prevede la nascita di un gruppo di lavoro che avrà il compito, tra l'altro, di elaborare ed esaminare progetti da mettere in rete che consentano di migliorare la qualità dell'assistenza - attraverso prevenzione, integrazione sociosanitaria, 'misurazione' dei risultati, uso di tecnologie e delle banche dei dati clinici dei medici di famiglia - su tutto il territorio nazionale, anche guardando a esperienze oltreconfine. Un'iniziativa che parte dall'idea che la sanità federata deve comunque puntare sul rispetto delle specificità regionali e che nel prossimo futuro sarà sempre maggiore il peso dell'assistenza ai malati cronici e quindi della medicina del territorio. «L'accordo con l'Ancom - aggiunge Attilio Bianchi, vice presidente di Federsanità Anci - è uno strumento che può dare gambe all'idea di una salute capillarmente diffusa con livelli diversi di accesso alle cure a seconda della gravità delle patologie e, quindi, con una pratica dell'appropriatezza delle cure più allargata sul territorio. 
 
Il federalismo in sanità può rappresentare una grande opportunità, una spinta a migliorare e diffondere modelli regionali che hanno dato buoni risultati sul piano dell'efficienza e della qualità dei servizi». Il nuovo scenario epidemiologico a cui siamo di fronte , con l'aumento delle patologie cronico-degenerative, induce a puntare sempre più su rapporto di alleanza e di responsabilità tra i 'decisori' e gli 'erogatori' di assistenza sul territorio, hanno spiegato gli esperti durante la presentazione del protocollo, approfondendo il confronto sul ruolo delle cooperative e la necessità di regole per il settore.

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Fimmg su convenzione, nessun motivo per scioperare

Sul rinnovo per la convenzione di medicina generale «non c'è nessun motivo per scioperare. E «mettersi adesso a pestare i piedi serve solo, naturalmente, a fare demagogia 
 
Ne è convinto Giacomo Milillo, segretario nazionale della Federazione nazionale dei medici di famiglia (Fimmg), che commenta così le iniziative di protesta dei altri due sigle di categorie, Smi e Snami. I due sindacati hanno proclamato lo stato di agitazione, minacciando anche lo sciopero, per contestare la 'disattenzione' della parte pubblica alla medicina del territorio. «Non ci sembra così logico 'agitarsi' - spiega Milillo a margine di un incontro a Roma sull'assistenza primaria e le cooperative mediche - perché siamo in trattativa. Siamo seduti ai tavoli, stiamo affrontando i problemi. Ci sono posizioni molto distanti e problemi già risolti. E ci si incontra un'altra volta il 3 marzo». Per Milillo si tratta di «uno sciopero contro altri sindacati e non contro la parte pubblica. Chi sciopera sa benissimo che in questa situazione le uniche possibilità sono: o chiudere l'accordo e firmare, oppure non firmare. In quest'ultimo caso va bene programmare scioperi per avere la convenzione tra un anno o due. Noi non riteniamo che si debba fare una protesta ora».

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23 febbraio 2010

Madri in rivolta contro business staminali cordonali

Una madre ha lanciato una dolorosa denuncia: esistono banche di sangue cordonale che potrebbero essere utili a molti bambini malati ma l'ombra di un business o peggio, di una truffa, potrebbe bloccare la loro speranza di guarigione 
 
Luca, bolognese, 6 anni il prossimo agosto, dall'autunno del 2008 lotta contro il cancro. Soffre di leucemia ma continua a sorridere nonostante la chemio, la nausea, i capelli che cadono, gli occhi rimasti senza ciglia. Per i bimbi come lui un trapianto di staminali da cordone, stoccate in biobanche grazie alla generosità di genitori che al momento del parto accettano la donazione solidaristica di queste cellule, può fare la differenza tra la vita e la morte. 
 
«Ma le difficoltà sono tante», denuncia la madre Barbara Bettucchi, 39 anni, maestra elementare. «In Italia la rete di raccolta ha troppi 'buchi' e la disinformazione dilaga», veicolata da mamme vip che «nelle interviste raccontano di come conserveranno all'estero il cordone del loro bimbo», per poterlo usare nel caso in cui il figlio si dovesse ammalare un giorno, e «di come questo gesto sia assolutamente da imitare se si è dei genitori responsabili». Barbara non ci sta e affida all'AdnKronos Salute la sua disperazione, quella del marito Fabrizio e di tutte le madri che combattono contro il tumore dei figli. Giovani vite che rischiano di spezzarsi nelle corsie di un ospedale. «Queste signore, spesso ricche, madri di bambini che probabilmente e per fortuna non si ammaleranno mai, non hanno la più pallida idea di quello di cui parlano. 
 
Perché anche nella sfortunatissima ipotesi che ai loro bimbi accada ciò che è accaduto a Luca - avverte Barbara - di quel cordone», negato a persone già malate che potrebbero beneficiarne subito, «non se ne farebbero proprio niente». E mentre è ancora calda la denuncia lanciata negli Usa da Irving Weissman, esperto di medicina rigenerativa all'università di Stanford in California, convinto che dietro il business della raccolta di cellule cordonali per uso autologo si nasconda «una grande truffa», un business che può costare alle famiglie «fino a 150 mila dollari», contro i 'signori delle staminali' le mamme italiane si alleano su Facebook. «Sulla mia pagina ho pubblicato una lettera - dice la madre coraggio - In Rete ho raccolto tante storie come la nostra», ma anche vicende «altrettanto drammatiche» di persone che si sono ammalate in età adulta. «Altri genitori li ho conosciuti in reparto, al Centro di oncoematologia pediatrica 'Lalla Seragnoli' del Policlinico Sant'Orsola-Malpighi di Bologna, dove Luca è in cura. Cerchiamo di fare informazione per un futuro migliore, perché la nostra sofferenza possa servire a qualcuno».

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22 febbraio 2010

Fp Cgil, troppe pretese e poche risorse

«Troppe pretese e poche risorse» nelle proposte della parte pubblica per il rinnovo della convenzione di medicina generale. Almeno secondo la Fp Cgil, che in una nota lamenta come «per il rinnovo della convenzione di medicina generale, già scaduta da 26 mesi, dalla Sisac arrivano troppe pretese, poche risorse e in parte rinviate a livello regionale». 
 
E invita: «Per il prossimo incontro, convocato per il 3 marzo, si cambi». La Sisac, nell'ultimo incontro del 19 febbraio, «ha premesso che non vi era possibilità di ricevere tutto l'incremento a livello nazionale e che lo 0,8% rimaneva in sostanza una chimera. Una soluzione penalizzante per i medici convenzionati rispetto alla dirigenza e al comparto - fa notare il sindacato - anche alla luce dei diversi costi di produzione che il settore deve sopportare. 
 
Già questo - secondo Fp Cgil - sarebbe stato sufficiente a fermare la trattativa. Non riteniamo accettabile che l'informatizzazione sia in sostanza scaricata in modo indefinito sui medici». «Si vincola l'indennità informatica, già insufficiente per le attuali incombenze, all'invio delle informazioni del 'patient summary', che richiede un ulteriore e non indifferente impegno professionale e medico-legale al medico di famiglia. Sempre allo stesso prezzo si richiede l'invio di uno specifico prospetto informativo sui pazienti cronici in carico, e si obbliga all'uso della posta elettronica certificata per tutte le comunicazioni», incalza il sindacato. 
 
«C'è poi una vera beffa», secondo la Fp Cgil, nelle proposte avanzate dalla parte pubblica. «Non solo manca lo 0,8 % in più, come previsto dalla dirigenza, ma la parte che si vuole rinviare agli accordi regionali (l'1,2 % del 3,2 % complessivo) diventa sempre più incerta. Si prevede infatti una penalizzazione del 30 % di questa quota, che i medici perderanno, semplicemente se le Regioni non faranno l'accordo entro un anno».

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La protesta coinvolge anche lo Snami

«Il rinnovo della convenzione, le certificazioni di invalidità le certificazioni di malattia sono gli ultimi atti di atteggiamenti ostili ai medici di famiglia ai medici di continuità assistenziale e ai medici del 118. Adesso basta, non ne possiamo più». 
 
Ad affermarlo è Angelo Testa, presidente nazionale Snami che proclama lo stato di agitazione e valuta l'ipotesi di una giornata di sciopero nazionale che coinvolga tutta la medicina del territorio. «Queste azioni - sottolinea Testa - saranno l'inizio di una guerra sindacale senza precedenti, nel rispetto delle regole. Sono anni che siamo presi in giro, con la complicità dei soliti noti. Con giochi di prestigio e senza risorse si crede di poter prendere in giro ancora una volta i medici del territorio. 
 
Con la scusa di affidare parte dei compensi e delle attività alle Regioni, si procede al gioco delle tre carte. Non è più tempo di giochi. È in itinere - conclude Testa - un coinvolgimento intersindacale di quelle forze sane che ancora oggi popolano il mondo sindacale sanitario».

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Convenzione, lo Smi prepara lo sciopero

Sciopero in vista per i medici di famiglia. Lo Smi (Sindacato medici italiani), contrario alle proposte presentate dalla Sisac riguardo al rinnovo delle convenzioni di medicina generale, ha indetto lo stato di agitazione e ha verificato la disponibilità ad una iniziativa comune intersindacale 
 
«Sono state avviate le procedure per una giornata di sciopero nazionale della categoria. Uno stop di 24 ore di oltre 65 mila medici di medicina generale e del territorio». A riferirlo sono Salvo Calì, segretario nazionale Smi, e Maria Paola Volponi, responsabile nazionale del settore e componente della delegazione trattante.  «Il documento della controparte pubblica - spiega Calì - dimostra la volontaria 'disattenzione' del Governo e delle Regioni ai problemi della sanità del territorio e alla riorganizzazione delle cure primarie. Non sono previsti investimenti adeguati sul territorio e - aggiunge - si fanno pure dei giochi prestigio: si impegnano, infatti, per questo settore le già scarse risorse, prima destinate ai medici. 
 
Non solo: da un lato un taglio di stanziamenti e dall'altro un ulteriore stimolo alla 'deregulation' attuata in questi anni dalle Regioni con la previsione di stornare l'1,2% di incrementi alla trattative decentrate e di mantenere solo il 2% a quelle nazionali. Non c'è traccia inoltre dello 0,8% già riconosciuto a livello regionale per i medici dirigenti e per il comparto. Infine, scompare ogni investimento sull'innovazione tecnologica e si elimina l'indennità informatica: altro che incentivo alla trasmissione online di dati, delle ricette e delle certificazioni». 
 
Calì fa quindi un'osservazione: «Se non si completano le trattative decentrate in un tempo stabilito, perché si prevede un sistema sanzionatorio per i medici e non per le Regioni?»  Il documento Sisac non convince lo Smi neanche dal punto di vista normativo. «È inaccettabile - spiega la Volponi - che la piattaforma Sisac non accenni alle figure mediche a rapporto orario (continuità assistenziale, emergenza territoriale, medicina dei servizi), alla loro collocazione all'interno dei progetti di riorganizzazione, alla tutela della pari dignità con tutti gli attori della sanità territoriale».

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21 febbraio 2010

In carcere malattie infettive per 40% dei detenuti

«Quattro detenuti su 10 in Italia soffrono di malattie infettive. E il 35% di loro è colpito dall'epatite C, la principale patologia che colpisce i carcerati nel nostro Paese». La stima arriva da Evangelista Sagnelli, presidente della Società italiana di malattie infettive e tropicali. L'esperto è intervenuto ieri al carcere romano di Regina Coeli, a un convegno organizzato per parlare della riforma sanitaria che ha trasferito, 18 mesi fa, le competenze dell'assistenza penitenziaria dal ministero di Giustizia a quello della Salute. «Il 6-7% della popolazione carceraria - sostiene Sagnelli - ha l'epatite B, mentre il 2-3% l'Hiv. 
 
Per le malattie infettive succede sempre così: appena si abbassa la guardia loro tornano a riaffacciarsi, e in questi ultimi anni la guardia è stata abbassata troppo spesso». Il problema, conferma Sagnelli, «è anche quello del sovraffollamento nelle carceri, perché si tratta di malattie facilmente trasmissibili. Nel Lazio la prevalenza maggiore è dell'Hiv, così come avviene in Liguria e Lombardia. In Campania è, storicamente, diffusissima l'epatite. Per quanto riguarda le malattie infettive, comunque, la situazione è impegnativa e pesante, ma non drammatica». L'esperto promuove con qualche riserva la riforma avviata 18 mesi fa. 
 
«Il trasferimento delle competenze e delle finanze - afferma - non è stato completato del tutto nel nostro Paese. In alcune parti, come in Emilia Romagna, il trasferimento è già avvenuto. Altrove, come nel meridione, ancora ci sono delle lentezze, ma credo - conclude - che nel giro di un paio di anni si possa partire tutti in maniera uniforme».

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Marino, vigileremo ancora sui trapianti

«Il decreto milleproroghe, sul quale peraltro il Governo si appresta a chiedere l'ennesima fiducia in Senato, contiene norme che non servono al Paese, ma ai soliti noti. È però apprezzabile la novità introdotta grazie ad un emendamento della senatrice Bianconi, ovvero la possibilità di introdurre nella carta di identità indicazione del consenso o del diniego della persona a donare i propri organi in caso di morte». 
 
È positivo il giudizio di Ignazio Marino, senatore Pd e presidente della Commissione d'inchiesta sul Servizio sanitario nazionale, rispetto alla novità introdotta nel decreto in tema di donazione d'organi. Marino però avverte: «La Commissione vigilerà». «Considero importante, come avviene da anni in molti Paesi, avere la possibilità di indicare il proprio consenso alla donazione di organi nel documento di identità», sottolinea in una nota Marino.
 
«Questo atto - aggiunge - potrà far aumentare la consapevolezza che con un gesto di generosità possono essere salvate molte vite dopo la nostra morte». Il tema dei trapianti è anche all'attenzione della Commissione parlamentare d'inchiesta sul Ssn, che Marino presiede. «Vogliamo condurre - conclude il senatore - un'inchiesta per verificare che non vi siano disparità nel nostro Paese, nell'attribuzione degli organi per trapianto».

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Cnt, più donatori grazie a «sì» sul documento

«Un provvedimento molto importante, fondamentale. Che sono convinto porterà ad un incremento del numero dei donatori». Parola di Alessandro Nanni Costa, direttore del Centro nazionale trapianti (Cnt), che commenta così la norma inserita nel decreto Milleproroghe, che prevede che la volontà o meno di donare gli organi debba essere espressa nella carta di identità. 
 
«È un provvedimento - spiega Nanni Costa - che invita i cittadini ad una prova di consapevolezza positiva. Come è positivo che gli italiani siano chiamati ad esprimersi su questa materia. Anche perché - aggiunge - è importante decidere serenamente». 
 
L'emendamento sul tema dovrebbe dare nuovo slancio, un'impennata, al numero dei donatori in Italia. «Ad oggi - sottolinea il direttore del Cnt - si stima che circa il 70% degli italiani è favorevole alla donazione d'organi. Questo provvedimento sicuramente inciderà sul numero totale dei donatori», assicura. «Grazie anche - conclude Nanni Costa - alle campagne d'informazione che immagino verranno fatte».

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18 febbraio 2010

Ordine Medici Roma propone tavolo con Polverini e Bonino

Un tavolo di confronto con 4 figure istituzionali importanti per discutere sui temi fondamentali che stanno mettendo in ginocchio la sanità laziale. 
 
È la proposta presentata ieri in un convegno dall'Ordine provinciale di Roma dei medici chirurghi e degli odontoiatri, che invita a un tavolo di emergenza le due candidate alla presidenza della Regione Lazio, Emma Bonino e Renata Polverini, insieme a Esterino Montino, vicepresidente della Regione Lazio, e al commissario di governo della sanità laziale, Elio Guzzanti
 
«Le due candidate - spiega Mario Falconi, presidente dell'Ordine dei medici di Roma - hanno già inserito la sanità tra le priorità dei loro mandati. Sarebbe auspicabile un confronto con loro due, oltre a Montino e Guzzanti, per evitare licenziamenti di personale, ormai all'orizzonte, e tagli di segmenti indispensabili nell'offerta sanitaria in vista di una possibile ricontrattazione con il Governo nazionale di un nuovo piano sanitario, razionale ed equilibrato, di rientro dal debito accumulato. Se questa proposta fosse accolta - termina Falconi - siamo a disposizione per organizzare questo tavolo».

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Palliative per 11mila bambini, incontro a Roma

Cure palliative non solo per i 'grandi'. In Italia sono 11 mila i bambini e adolescenti da 0 a 17 anni che hanno bisogno di cure palliative specialistiche, per periodi di presa in carico anche prolungati: un terzo è affetto da tumore e il resto da malattie neurologiche, metaboliche, respiratorie, cardiologiche o malformazioni. 
Di cure palliative e terapia del dolore per i più piccoli si occuperà il Convegno in programma a Roma lunedì prossimo, presso il Tempio di Adriano, in piazza di Pietra. L'incontro, organizzato dalla Fondazione Maruzza Lefebvre d'Ovidio Onlus, esaminerà anche le novità previste dal Ddl sulle cure palliative e la terapia del dolore appena approvata al Senato, con qualche lieve modifica che richiede la definitiva approvazione della Camera. 
All'interno del testo, notano gli organizzatori dell'incontro, è stato «finalmente garantito anche al bambino il diritto di accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore, attraverso servizi dedicati». 'Le cure palliative pediatriche: dalla legge al bambino' sarà così occasione di incontro e confronto tra politici, amministratori, tecnici, associazioni e volontari che si occupano di questi temi. All'evento è annunciata la partecipazione, fra gli altri, anche del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, e del ministro della Salute, Ferruccio Fazio.

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17 febbraio 2010

Sic, interventi non necessari sono casi isolati

«Dietro un intervento chirurgico non necessario non ci può essere che dolo. Se davvero è un fenomeno che esiste deve essere ricondotto a comportamenti singoli, vere e proprie 'mele marce' in camice bianco». Parola di Roberto Tersigni, past-president della Società italiana di chirurgia (Sic), che commenta così la denuncia del procuratore generale della Corte dei Conti, Mario Ristuccia, che ieri, in occasione della cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario 2010 della magistratura contabile, si è scagliato contro la malasanità che include spese e test antitumorali inutili e interventi chirurgici non necessari. 
 
«Forse queste parole - afferma Tersigni all'AdnKronos Salute - dovevano essere accompagnate da cifre e percentuali. Anche perché - aggiunge - bisogna considerare che in Italia si fanno ogni anno milioni di interventi chirurgici. Se ne vengano fatti di inutili, e non ho elementi certi per poterlo escludere, vanno ricondotti a comportamenti dolosi». Per Tersigni, il rischio è dunque quello di generalizzare. «Credo - conclude - che bisognerebbe evitare di lanciare accuse 'universali', a 360 gradi. Naturalmente i comportamenti dolosi, se accertati, vanno condannati duramente».

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La Corte dei Conti critica la gestione sanitaria

Pesante j'accuse della Corte dei Conti nei riguardi della cattiva gestione della Sanità che grava sulla spesa pubblica con spese superflue, analisi inutili e interventi chirurgici non necessari. Il ministro Fazio tranquillizza: «Ce ne stiamo occupando» 
 
Il procuratore generale della Corte dei Conti, Mario Ristuccia, lo denuncia in occasione della cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario 2010 della magistratura contabile. Tante le «fattispecie di danno per l'Erario comuni ad enti e amministrazioni, quali spese inutili, irregolari acquisti di beni e servizi, illegittimi inquadramenti di personale e conferimenti di incarichi e consulenze, si segnalano fenomeni particolari di malagestione quali inefficienti ma costosi programmi di screening antitumorale, programmi di assistenza odontoiatrica rivelatisi inesistenti, casi di eccessive prescrizioni di farmaci ovvero di falsità delle stesse o di loro sostanziale inutilità, casi di sconcertanti interventi chirurgici non necessari», dice Ristuccia. «Sono problemi noti, che è bene che la Corte dei conti evidenzi e su cui il Governo si sta muovendo già da tempo». 
 
Il ministro della Salute Ferruccio Fazio commenta così, a margine del convegno "La tecnologia per il diabete", la relazione del presidente della Corte dei Conti. «Ci sono Asl in cui una siringa costa anche il doppio della media nazionale. Il Governo - afferma - si sta concentrando sulla gestione di beni e servizi soprattutto nelle Regioni oggetto dei piani di rientro» dal deficit. «C'é un'agenzia governativa, la Consip - ricorda il ministro - che gestisce in modo centralizzato l'acquisto di beni e servizi in 10 regioni». Per Fazio, la situazione denunciata dalla magistratura contabile «è dovuta alla disomogeneità sul territorio nazionale. Le risposte si conoscono, il Governo si è già mosso e riteniamo che ci sia un trend positivo», conclude.

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16 febbraio 2010

Piemonte: farmaci, al via distribuzione per conto

Debutterà il 1 marzo in Piemonte la cosiddetta "distribuzione per conto" dei farmaci inseriti nel prontuario ospedale-territorio - quelli cioè che garantiscono la continuità tra le cure ospedaliere e l'assistenza territoriale - da parte delle farmacie. Obiettivo: offrire ai pazienti una doppia via di accesso. La distribuzione per conto - si legge sul sito della Regione - è basata sull'acquisto diretto dei farmaci da parte delle aziende sanitarie a maggiore sconto e sulla distribuzione tramite le farmacie convenzionate aperte al pubblico con la remunerazione del solo servizio reso. 
 
Il provvedimento da un lato valorizzerà il ruolo della farmacia quale presidio del servizio sanitario regionale e punto di riferimento per i vari aspetti connessi alla gestione del farmaco, dall'altro si propone di eliminare le disomogeneità distributive sul territorio. Il ricorso alla distribuzione diretta da parte delle aziende sanitarie regionali, infatti, pur rivelandosi efficace soprattutto sotto il profilo dell'adesione dei pazienti alle indicazioni mediche e della verifica dell'appropriatezza prescrittiva - osserva la Regione - può talvolta condurre a situazioni difformi di accesso ai farmaci, andando a compromettere l'uniformità dell'assistenza farmaceutica sul territorio. 
 
La sperimentazione durerà sei mesi e capofila del progetto sarà l'Asl di Asti. A conclusione di un percorso di lavoro condiviso con le associazioni sindacali delle farmacie convenzionate, pubbliche e private, saranno definite in maniera dettagliata le modalità per la distribuzione per conto, che dovranno essere monitorate per valutare l'impatto sulla spesa farmaceutica regionale.

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Lazio, manifestazione unitaria per difendere la Sanità

Fiaccolata capitolina in difesa della sanità laziale. A promuoverla Cgil, Cisl e Uil di Roma e Lazio e le relative categorie della funzione pubblica e dei pensionati. L'appuntamento è fissato per domani, alle ore 18, in Piazza Barberini. 
 
«Il commissario Guzzanti ha, tra le altre cose - ricordano le tre sigle sindacali in una nota congiunta - adottato decreti relativi al blocco del turn-over, blocco del processo di stabilizzazione dei lavoratori precari, compartecipazione alla spesa sanitaria attraverso la reintroduzione di nuovi ticket dal primo aprile prossimo. 
 
Tali provvedimenti, oltre ad avere ricadute economiche pesanti sui cittadini e sulle cittadine del Lazio, mettono a rischio la qualità del servizio e penalizzano la professionalità dei lavoratori e delle lavoratrici del settore», conclude la nota.

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Arriva a Milano la vertenza sulla salute

Non si ferma la protesta dei medici in difesa del Servizio sanitario nazionale. Dopo l'avvio del 19 gennaio a Roma e la manifestazione del 4 febbraio a Napoli, ieri la «vertenza salute» è arrivata a Milano. Alla presenza dei leader dei sindacati della dirigenza medica e veterinaria del Ssn, «circa 300 camici bianchi» delle regioni del Nord si sono dati appuntamento nel capoluogo lombardo «per dire no alla distruzione della sanità pubblica». 
 
A riferirlo all'ADNKRONOS SALUTE è il segretario dell'Anaao Assomed, Carlo Lusenti, presente alla manifestazione. I problemi che hanno portato i sindacati di categoria a promuovere la vertenza sono diversi. Su tutti: «risorse ancora inadeguate; nuovi tagli di posti letto ospedalieri e del personale; nessuna risposta alla piaga delle liste d'attesa; aumento delle denunce e degli scandali che mostrano una connivenza sempre più diffusa fra sanità e malaffare». 
 
«Così come successo a Napoli - spiega Lusenti - i camici bianchi presenti qui a Milano hanno utilizzato i loro giorni di ferie, dimostrando di credere nella bontà e nella necessità di questa vertenza». Che va avanti nonostante la tanto attesa fumata bianca sul rinnovo del contratto. «Certamente - sottolinea Lusenti - D'altronde sono due cose distinte. Le questioni generali della protesta - conclude - vanno oltre il rinnovo del contratto».

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Anaao, all'intramoenia serve riforma una stabile

Niente più che un rimedio temporaneo. «La proroga di un anno della libera professione intramoenia allargata è sicuramente un bene, ma non basta. Quello che serve davvero è una riforma stabile». Parola di Carlo Lusenti, segretario nazionale dell'Anaao Assomed, che commenta così il via libera del Senato alla proroga di un anno della libera professione intramoenia allargata, quella cioè che consente ai medici di svolgere questa attività negli studi privati in caso di carenza di spazi idonei nelle strutture pubbliche. 
 
Il Parlamento sembra comunque essere venuto incontro alle richieste dei sindacati di categoria che avevano chiesto un intervento legislativo in tal senso. La stessa Anaao Assomed, in una lettera inviata a novembre al ministro della Salute Ferruccio Fazio, aveva appunto chiesto di «inserire nella legge Finanziaria per il 2010 una norma di proroga. Per evitare un vuoto normativo».
 
«La proroga - spiega Lusenti - ha evitato che le cose precipitassero. Ma sono ormai dieci anni che si va avanti in questo modo, con rimedi temporanei. Noi sollecitiamo invece soluzioni definitive, stabili e permanenti. Insomma una riforma dell'intero sistema dell'intramoenia, così come prevede il disegno di legge sul governo clinico. Ma i tempi di approvazione di questo provvedimento - conclude Lusenti - sembrano ancora lunghi».

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Medici e infermieri i lavoratori più stressati

Camici bianchi e operatori della sanità bombardati da disturbi psico-sociali legati al lavoro. Tanto che circa il 26% degli occupati nel settore lamenta forti rischi legati al proprio benessere mentale. Mentre le donne impiegate nella sanità e nella pubblica amministrazione sono particolarmente esposte a incappare in questi problemi 
 
Questi i dati presentati dall'Ispesl ieri a Roma, in occasione della XI Giornata nazionale di informazione sulla promozione della salute nei luoghi di lavoro, in corso nella sala multimediale dell'Istituto. In generale «è il carico di lavoro eccessivo, indicato dal 14,5% degli occupati, la principale fonte di stress. Seguono le manifestazioni di prepotenza e discriminazione (avvertite da circa il 4,6% dei lavoratori) e le minacce o le violenza fisiche sul luogo di lavoro (circa l'1,6%)». 
 
Così, spiega l'Ispesl, oltre un milione di lavoratori è «soggetto a fenomeni di discriminazione, mentre circa 381 mila si dichiarano esposti a minacce o violenze fisiche».«L'importanza della salute mentale e del benessere al lavoro è stata riconosciuta anche dall'Organizzazione mondiale della sanità (Osm)», sottolinea Sergio Iavicoli, direttore del Dipartimento di medicina del lavoro. «Al proposito, a livello europeo è stata presa un'iniziativa per contrastare le problematiche connesse al benessere, alla prevenzione, al trattamento, cura e riabilitazione dei problemi di salute mentale, concludendo due accordi volontari sullo stress correlato al lavoro (2004) e sulle molestie e la violenza nel luogo di lavoro (2007)».

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15 febbraio 2010

Commissione errori, nuova audizione su carcere

Nuovo appuntamento oggi per l'indagine sulla tutela del diritto alla salute dei carcerati. La Commissione di inchiesta sugli errori sanitari e i disavanzi regionali, che ha affrontato il tema della sanità penitenziaria a partire dallo scorso dicembre, audirà Guido Vincenzo Ditta, dirigente medico del ministero della Salute. 
 
«Nel corso dell'audizione della settimana scorsa del direttore del dipartimento di amministrazione penitenziaria - spiega in una nota il presidente Leoluca Orlando - sono stati sollevati sia il problema delle Regioni a statuto speciale, che non hanno ancora trasferito la gestione della salute nei penitenziari dal ministero della Giustizia al Ssn, sia quello dell'assistenza sanitaria dei detenuti e dell'errore in carcere, con particolare riferimento alle problematiche dei suicidi, della salute mentale, delle tossicodipendenze, dell'incidenza di patologie sanitarie rispetto alla popolazione normale». 
 
«Con questa audizione - precisa Orlando - prosegue dunque l'indagine della Commissione sulla tutela del diritto alla salute dei carcerati, diritto che ci interessa particolarmente, vista la condizione di maggiore vulnerabilità e sofferenza di questa parte della popolazione». L'audizione avrà luogo stasera a partire dalle ore 20 a Palazzo San Macuto, via del Seminario 76, Roma.

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Fazio, Cnao Pavia sia Istituto nazionale adroterapia

«È mia intenzione proporre al ministro Tremonti di trasformare il Centro nazionale di adroterapia oncologica (Cnao) di Pavia in Istituto nazionale di adroterapia oncologica». 
 
Lo annuncia il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, durante la cerimonia di inaugurazione del Cnao, alla presenza dei ministri dell'Economia e finanze, Giulio Tremonti, e delle Riforme per il federalismo, Umberto Bossi. 
 
«Dovremo valutare in che modo» attuare questa trasformazione, «ma - precisa Fazio - come Istituto nazionale questo centro potrebbe dotarsi di un finanziamento autonomo e potrebbe fare un grandissimo lavoro di indirizzo non solo per l'Italia, ma anche per gli altri Paesi».

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Medici in protesta per salvare Ssn

Prosegue la protesta dei medici in difesa del Servizio sanitario nazionale. Dopo l'avvio il 19 gennaio a Roma, e la manifestazione a Napoli del 4 febbraio, oggi la "vertenza salute" arriva al Nord. Medici, veterinari, dirigenti sanitari e amministrativi delle regioni del Nord si daranno appuntamento a Milano per dire «no alla distruzione della sanità pubblica italiana» 
 
I sindacati della dirigenza medica denunciano un «quadro drammatico: nessuna risposta alle esigenze dei cittadini e degli operatori; nessun progetto per l'ammodernamento e la messa in sicurezza del Ssn; risorse ancora inadeguate; nuovi tagli di posti letto ospedalieri, che saranno 10 mila in meno, e del personale; nessuna risposta alla piaga delle liste d'attesa, che le Regioni scaricano sui medici; aumento delle denunce e degli scandali che mostrano una connivenza sempre più diffusa fra sanità e malaffare», elencano. La protesta va quindi avanti, malgrado il rinnovo del contratto dei 130 mila medici e veterinari del Servizio sanitario nazionale, relativo al biennio economico 2008-2009, firmato nella notte tra il 9 e il 10 febbraio. «Assolutamente sì», afferma all'ADNKRONOS SALUTE Carlo Lusenti, segretario nazionale dell'Anaao Assomed, principale sindacato della dirigenza medica e veterinaria del Ssn. «La vertenza va avanti con gli appuntamenti già fissati e anzi - sottolinea - il rinnovo del contratto è la dimostrazione che se ci si mette in cammino i risultati si raggiungono». Dello stesso avviso anche il segretario nazionale della Fp Cgil medici, sigla che peraltro non ha sottoscritto l'intesa con l'Aran. «La vertenza non si ferma. Le questioni generali della protesta andavano e vanno oltre il rinnovo del contratto. Quindi - conclude - non abbiamo nessuna intenzione di abbassare la guardia».

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13 febbraio 2010

Medici italiani, occhio alla sincope

Colpisce all'improvviso. Il paziente impallidisce, suda freddo, accusa nausea e vertigini. Poi cade e perde conoscenza. È la sincope, uno svenimento che colpisce almeno una volta nella vita il 50% degli italiani. Proprio la recente ricorrenza del giorno di S. Valentino è servita per richiamare l'attenzione su questa manifestazione clinica che sottende spesso patologie a grave rischio per la vita del paziente. «Le cause non diagnosticate rappresentano il 34% e quelle neuromediate il 35. 
 
Più serie per il rischio di morte improvvisa sono invece quelle legate a malattie cardiache e ad aritmie, che rappresentano quasi il 20% del totale» spiega Massimo Santini, direttore del Dipartimento cardiovascolare del S. Filippo Neri di Roma e responsabile scientifico de "Il Cuore di Roma", onlus italiana che ha partecipato alla campagna informativa promossa dall'associazione internazionale Stars. «Gli errori diagnostici arrivano al 25-30% negli adulti e al 40% nei bambini, con conseguenze gravissime». 
 
Per la gestione e il trattamento è previsto il ricorso a un sistema di monitoraggio cardiaco impiantabile. «Posizionato appena sotto la cute della zona pettorale, il dispositivo registra i dati sull'attività cardiaca del paziente, soprattutto al momento dell'evento sincopale» sottolinea Fabrizio Ammirati, primario del reparto di Cardiologia dell'Ospedale di Ostia. «In tal modo è possibile effettuare una diagnosi corretta e adottare la giusta cura che, in caso di aritmia cardiaca, può essere l'impianto di un pacemaker o di un defibrillatore». (N.M.)

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Fimmg, concretezza contro aggressioni a medici

«Per arginare il fenomeno delle aggressioni ai medici della continuità assistenziale non servono proclami, ma proposte concrete. Ad esempio, sarebbe necessario trasferire il rapporto fiduciario medico di famiglia-paziente anche ai camici bianchi della continuità assistenziale». Parola di Silvestro Scotti, segretario nazionale Fimmg (Federazione nazionale medici medicina generale) della continuità assistenziale. Le aggressioni vedono le ex guardie mediche tra le principali vittime. E i numeri sono allarmanti: gli ultimi dati disponibili indicano che circa il 90% dei medici (nel 45% dei casi donne) ha subito almeno un'aggressione.  
 
Secondo Scotti, per risolvere il problema «videocitofofoni, guardie giurate e altri strumenti di sorveglianza, soprattutto in alcune sedi isolate servono a poco. Quello che serve davvero - sottolinea all'AdnKronos Salute - è che i medici della continuità assistenziale abbiano la conoscenza e la consapevolezza del paziente che hanno di fronte. Ma per questo è indispensabile avviare una stretta collaborazione tra i medici di famiglia e quelli della continuità assistenziale. Speriamo - conclude Scotti - che in sede di rinnovo contrattuale, una volta chiusa la parte economica, si affrontino questi problemi».

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Intramoenia allargata prorogata di un anno

Via libera del Senato alla proroga di un anno della libera professione intramoenia allargata, quella cioè che consente ai medici di svolgere questa attività negli studi privati in caso di carenza di spazi idonei nelle strutture pubbliche 
 
La scorsa settimana, in sede di conversione del decreto Milleproroghe, Palazzo Madama ha confermato la proroga di un anno: non più 31 gennaio 2010 quindi, scadenza fissata dalla precedente proroga, ma bensì 31 gennaio 2011. A riferirlo all'ADNKRONOS SALUTE è il presidente della Cimo Asmd, Riccardo Cassi. La parola ora passa alla Camera.  Il Parlamento sembra quindi essere venuto incontro alle richieste dei sindacati di categoria che avevano chiesto un intervento legislativo in tal senso. 
 
L'Anaao Assomed, in una lettera inviata a novembre al ministro della Salute Ferruccio Fazio chiedeva appunto «di inserire nella legge Finanziaria per il 2010 una norma di proroga. Per evitare un vuoto normativo».  Parzialmente soddisfatto il presidente della Cimo. «Bene il rinvio di anno - spiega - ma non si può andare avanti di proroga in proroga. Speriamo che l'aver rimandato la scadenza solo di un anno, anziché due come era previsto nel maxiemendamento, significhi che c'è la volontà da parte del Parlamento di una riforma definitiva della libera professione intramoenia allargata. Così come previsto dal ddl sul governo clinico, ancora all'esame delle Commissioni competenti».

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12 febbraio 2010

Biondelli (Pd), Fondo ad hoc per malati Sla

«I malati di Sla non possono essere abbandonati nemmeno per un giorno e, pertanto, hanno bisogno di sostegni per le loro famiglie, di un numero più elevato di ore di assistenza, di erogazioni degli ausili, soprattutto dei comunicatori. Hanno bisogno di un Fondo ad hoc per la non autosufficienza». 
 
A chiedere risorse per i pazienti alle prese con questa malattia è la senatrice del Pd Franca Biondelli, che il 10 novembre scorso intervenne, nell'Aula del Senato, per una «maggiore e fattiva attenzione da parte del Governo per i malati di Sla» che in quei giorni stavano facendo uno sciopero della fame. «Il caso del giovane Andrea Pancallo di Vercelli che ha deciso di vendere un rene per sostenere le spese di un'adeguata assistenza al padre Domenico, alle prese con la Sla - sottolinea la senatrice - riapre drammaticamente una piaga italiana che le Istituzioni non possono più ignorare. 
 
I malati di sclerosi laterale amiotrofica, continua Biondelli, «hanno veramente bisogno di assistenza e di fondi, perché le loro famiglie continuano a pagare cifre davvero esorbitanti, si tratta di circa 1.500 euro al mese, per poter avere un minimo di assistenza che ancora lo Stato non riesce ad assicurare loro». «Occuparsi di chi soffre e di garantire loro un'adeguata assistenza è una priorità per un Paese che vuol definirsi civile. Se il Governo lascerà ancora che le cose vadano avanti così - conclude Biondelli - vorrà dire che avrà deciso di ignorare del tutto il valore della vita umana».

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Marino, vigileremo ancora sui trapianti

«Il decreto milleproroghe, sul quale peraltro il Governo si appresta a chiedere l'ennesima fiducia in Senato, contiene norme che non servono al Paese, ma ai soliti noti. È però apprezzabile la novità introdotta grazie ad un emendamento della senatrice Bianconi, ovvero la possibilità di introdurre nella carta di identità indicazione del consenso o del diniego della persona a donare i propri organi in caso di morte». 
 
È positivo il giudizio di Ignazio Marino, senatore Pd e presidente della Commissione d'inchiesta sul Servizio sanitario nazionale, rispetto alla novità introdotta nel decreto in tema di donazione d'organi. Marino però avverte: «La Commissione vigilerà». «Considero importante, come avviene da anni in molti Paesi, avere la possibilità di indicare il proprio consenso alla donazione di organi nel documento di identità», sottolinea in una nota Marino. «Questo atto - aggiunge - potrà far aumentare la consapevolezza che con un gesto di generosità possono essere salvate molte vite dopo la nostra morte». 
 
Il tema dei trapianti è anche all'attenzione della Commissione parlamentare d'inchiesta sul Ssn, che Marino presiede. «Vogliamo condurre - conclude il senatore - un'inchiesta per verificare che non vi siano disparità nel nostro Paese, nell'attribuzione degli organi per trapianto».

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Cnt, più donatori grazie a «sì» sul documento

«Un provvedimento molto importante, fondamentale. Che sono convinto porterà ad un incremento del numero dei donatori». Parola di Alessandro Nanni Costa, direttore del Centro nazionale trapianti (Cnt), che commenta così la norma inserita nel decreto Milleproroghe, che prevede che la volontà o meno di donare gli organi debba essere espressa nella carta di identità. «È un provvedimento - spiega Nanni Costa - che invita i cittadini ad una prova di consapevolezza positiva. 
 
Come è positivo che gli italiani siano chiamati ad esprimersi su questa materia. Anche perché - aggiunge - è importante decidere serenamente». L'emendamento sul tema dovrebbe dare nuovo slancio, un'impennata, al numero dei donatori in Italia. «Ad oggi - sottolinea il direttore del Cnt - si stima che circa il 70% degli italiani è favorevole alla donazione d'organi. Questo provvedimento sicuramente inciderà sul numero totale dei donatori», assicura. «Grazie anche - conclude Nanni Costa - alle campagne d'informazione che immagino verranno fatte».

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09 febbraio 2010

Sicurezza e costi ridotti coi biosimilari

I farmaci biosimilari garantiscono efficacia, sicurezza e qualità, oltreché costi minori per il Servizio Sanitario Nazionale, eppure il loro mercato stenta a decollare. E' questa la convinzione degli esperti convenuti a Milano per parlare dell'argomento. "Oggi i biosimilari sono studiati e valutati con grande attenzione dalle agenzie regolatorie europea (EMEA) e nazionale (AIFA), che hanno messo in procedure di autorizzazione all'immissione in commercio molto accurate e rigorose, che garantiscono l'efficacia e la sicurezza dei nuovi farmaci biosimilari". - ha affermato Pier Luigi Canonico, farmacologo e Preside della Facoltà di Farmacia di Novara. 
 
"Una caratteristica importante dei biosimilari" - continua Canonico - "è l'equivalenza terapeutica, testimoniata anche da studi clinici di confronto con gli stessi originatori. Sul fronte della sicurezza, poi, le agenzie regolatorie prevedono un'attenta farmacovigilanza al momento dell'autorizzazione all'immissione in commercio dei biosimilari, così come per tutti i farmaci biotecnologici". 
 
Lo specialista, unico a oggi a poter prescrivere i farmaci biosimilari, ha, perciò, assolute garanzie sul piano dell'efficacia e della sicurezza. In più, stimano gli esperti, questi farmaci potrebbero garantire un risparmio medio del 30% rispetto al medicinale originatore.

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Amami, nasce video-rubrica in difesa dei medici

Nasce la prima video-rubrica online esclusivamente dedicata al contenzioso tra medico e paziente. Un servizio messo a punto dall'Associazione per i medici accusati di malpractice ingiustamente (Amami), che si occupa dal 2002 di contrastare le accuse infondate e creare cultura medico-giuridica tra i camici bianchi. 
 
Il video-appuntamento dedicato esclusivamente al tema sarà trasmesso dalla tv online della Società italiana di chirurgia vascolare ed endovascolare (Sicve). La video-rubrica di Sicve Web Tv si baserà su un'intervista a un esponente di Amami, che approfondirà di volta in volta uno degli argomenti trattati dall'associazione. 
 
La collaborazione con la Web Tv, caratterizzata da un pubblico quasi esclusivamente formato da medici, è nata dall'analisi dell'audience dei primi mesi di trasmissione della televisione online che ha messo in luce il grande interesse dei suoi spettatori per le tematiche relative alle richieste di risarcimento e alle denunce per malpractice.

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Sindacati, disattesi troppi impegni di Piano rientro

Allarme rosso nella sanità laziale. E' ancora troppo elevato il deficit annuo che 'pesa' sulla Regione e sono ormai troppi gli impegni disattesi nelle riforme strutturali previste dal Piano di rientro. A denunciare i problemi della sanità regionale sono Cgil, Cisl e Uil di Roma e del Lazio, che ieri si sono date appuntamento nella Capitale per fare il punto della situazione. Secondo le tre sigle sindacali, la Regione "non è stata in grado di dare segnali forti sul fronte della riduzione dei costi". 
 
Questo ha causato i problemi a catena per l'intero sistema sanitario regionale. Al primo posto delle critiche rivolte alla Regione Lazio c'è il riequilibrio dei posti letto. Secondo le organizzazioni sindacali, la chiusura e la riconversione delle strutture 'non performanti' doveva essere contestuale all'apertura di nuovi servizi territoriali, ma questo non è mai avvenuto. "Non abbiamo mai detto di no al Piano di rientro - sottolinea Tommaso Ausili, segretario regionale Cisl Lazio - ma bisognava attivare servizi assistenziali sul territorio. Questo invece non è stato fatto. Dei 33 presidi territoriali di prossimità (Ptp) ne è stato attivato solo uno a Palombara Sabina". C'è poi la questione del rinvio dell'accreditamento di tutte le strutture, private e classificate, che ha prodotto vantaggi per erogatori poco trasparenti quanto al rispetto delle norme. I sindacati ritengono inoltre insufficienti i tre anni previsti dal Piano per saldare il debito. 
 
"Regioni virtuose come Emilia Romagna, Veneto e Toscana - protesta Claudio Di Bernardino, segretario generale Cgil Roma e Lazio - hanno impiegato dai 5 ai 10 anni per riorganizzare la rete. Al Lazio ne vengono concessi solo tre, ovviamente a danno dei cittadini".

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Fp Cgil medici, sospese sanzioni certificati online

"Un risultato positivo importante" la sospensione delle sanzioni ai medici inadempienti rispetto al nuovo sistema di certificazione online. Considera così la Fp Cgil medici il chiarimento del ministero della Pubblica amministrazione in risposta alle richieste in merito alla certificazione telematica per i lavoratori dipendenti. In una nota, infatti, il ministero guidato da Renato Brunetta ha riconosciuto "la necessità di una ulteriore circolare esplicativa che dovrà definire il percorso di validazione, prima di poter sanzionare i medici inadempienti", spiegano Massimo Cozza, segretario nazionale Fp Cgil medici, e Nicola Preiti, coordinatore nazionale delle Fp Cgil medici-medicina generale. 
 
Il ministero conferma, inoltre, l'esistenza delle risorse finanziarie. "Ma ci piacerebbe sapere - continuano i sindacalisti - quante sono, dove sono e come saranno allocate. Un secondo obbiettivo raggiunto è la disponibilità a verificare la concreta attuazione della certificazione delle malattie per assenze brevi, anche mediante l'emanazione di un'apposita circolare esplicativa, per evitare di pretendere l'impossibile: il riscontro obbiettivo di patologie come la cefalea, pena il licenziamento e il carcere". 
 
La Fp Cgil medici, concludono, "continuerà a vigilare a tutela dei medici del servizio sanitario nazionale ed apprezza la disponibilità del ministero ad adeguare le norme per il condiviso obbiettivo di rendere più efficace ed efficiente l'amministrazione pubblica, ricostruendo un clima di fiducia tra medici, cittadini e istituzioni".

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Fazio, norme su errori sono mia priorità

Il problema dell'errore medico, per quanto riguarda sia la sicurezza dei pazienti che la "serenità degli operatori, è in cima alla mia agenda 
 
Lo ha assicurato il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, nel corso dell'audizione ieri in Commissione Sanità del Senato dove ha parlato di diversi argomenti legati all'ammodernamento e alla riorganizzazione del Servizio sanitario nazionale. Fazio ha assicurato di avere a cuore il disegno di legge sul rischio clinico, in discussione proprio al Senato. 
 
"Ho incontrato ieri il viceministro all'Economia per parlare dell'argomento", ha detto. Oggetto dell'incontro la copertura economica del disegno di legge, "allo scopo di accelerarne l'iter", ha precisato Fazio, spiegando che "serve una norma che faccia stare tranquilli i medici e i cittadini" e assicurando che la legge in questione avrebbe costi "mi auguro molto bassi". Il disegno di legge sul rischio clinico "non introduce - ha spiegato - le assicurazioni per i medici, che ci sono già nelle diverse aziende sanitarie. 
 
Quello che fa è rendere omogeneo, più facile, anche con la risoluzione extragiudiziale, il contenzioso con i pazienti. E aiuta, inoltre, creare delle strutture tali per cui il medico si senta tranquillo e sappia che non verrà accusato in caso di errore. E questo andrà a ridurre la medicina difensiva che attualmente ha un costo molto alto per il Paese", ha concluso Fazio .

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08 febbraio 2010

Fazio scrive la ricetta per una sanità migliore

Controlli ad hoc, anche grazie a un audit civico organizzato insieme a Cittadinanzattiva, e linee guida 'correttive' per garantire un'assistenza sanitaria umana e di qualità a tutti gli italiani. Dal Nord al Sud della Penisola, evitando che eventuali malfunzionamenti regionali possano sfociare in casi di malasanità. 
 
Il ministro della Salute Ferruccio Fazio, intervenuto ieri alla trasmissione di Rai News 24 'Il caffè di Corradino Mineo' , riassume la strategia del Governo per assicurare cure 'doc' a tutti i cittadini. I mezzi scelti per raggiungere questo obiettivo, spiega Fazio, sono "strumenti di controllo cui devono seguire delle linee guida che vanno a correggere" eventuali problemi, e "che devono essere sempre più cogenti quanto più le problematiche sono critiche". Il ministro ricorda innanzitutto che "il nostro Governo ha trasformato radicalmente l'Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali) in ente di verifica". Ma "la novità è che, oltre alle verifiche che già stiamo conducendo sui 30-40 indicatori oggettivi di appropriatezza, stiamo cercando di permettere anche ai malati di poter dire la loro". 
 
Fra gli strumenti di controllo pre-linee guida, quindi, oltre agli indicatori oggettivi di appropriatezza Fazio elenca altri tre punti. "Per prima cosa - afferma - insieme con Cittadinanzattiva stiamo preparando un progetto di audit civico, cioè un sistema che consenta a malati, parenti e cittadini di esprimere valutazioni su alcune problematiche sanitarie". 
 
Secondo strumento di controllo "quello della customer satisfaction, cioè la soddisfazione dell'utente, che oltre alla qualità affronta anche il problema molto importante della cosiddetta umanizzazione delle cure", affinché "l'ammalato non si senta un numero. Infine, terzo aspetto, "quello degli indicatori di outcome, cioè indicatori oggettivi di come le cure hanno funzionato".

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Sumai, Martini responsabile MG

E' Mauro Martini il 'primo' responsabile della medicina generale del Sumai (Sindacato unico medicina ambulatoriale italiana e professionalità dell'area sanitaria) che punta a potenziare la sua rappresentatività tra i medici di famiglia. Martini, ex presidente di Snami (Sindacato nazionale autonomo medici italiani) è stato nominato nel corso della segreteria nazionale del Sumai, venerdì, durante la quale si è deciso di 'allargare' la rappresentatività in questo settore. 
 
"Il Sumai - spiega Martini all'ADNKRONOS SALUTE - potenzia il suo ruolo nella medicina generale, con la speranza di crescere in quest'area. Ma anche di rappresentare l'unico sindacato che sotto il suo 'tetto' raccoglie i camici bianchi del territorio: specialisti ambulatoriali e medici di medicina generale". Una novità importante anche in vista della nuova convenzione che si orienterà sempre di più su "una presa in carico nel territorio del paziente con una collaborazione stretta tra la specialistica ambulatoriale e la medicina generale.
 
E' una prospettiva - aggiunge Martini - che vogliamo rendere operativa anche dal punto di vista sindacale. Vogliamo diventare, insomma, un punto di riferimento del territorio come associazione sindacale". Martini, dunque, tornerà a sedere al tavolo di trattativa con la Sisac, già nella riunione in calendario oggi. "Il Sumai è all'interno di 'Intesa medica' che è in quarto sindacato di medicina generale", conclude Martini.

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Sindacati convocati all'Aran. Fumata bianca?

Si annuncia una giornata lunga e intensa, oggi, per i sindacati della dirigenza medica. L'incontro all'Aran per il rinnovo del contratto potrebbe infatti essere quello decisivo 
 
"Inizieremo alle 10 di mattina fino a sera. Speriamo di riuscire a trovare l'intesa tra domani e dopodomani. Ma la strada è ancora in salita. Le questioni da risolvere non mancano". Parola di Massimo Cozza, segretario nazionale della Fp Cgil medici, una delle sigle impegnate nella partita con l'Aran per il rinnovo del contratto relativo al secondo biennio economico 2008-2009. 
 
"L'intenzione - spiega Cozza all'ADNKRONOS SALUTE - è quella di riuscire a chiudere la trattativa entro 48 ore. A patto che ci siano i presupposti. D'altronde l'ultimo incontro, quello del 2 febbraio, ha lasciato senza soluzioni diversi problemi che rimangono sul tavolo negoziale". Per il segretario della Fp Cgil medici, i nodi più rilevanti da sciogliere sono soprattutto quattro. 
 
"In materia economica - sottolinea - c'è il problema dell'articolazione dell'aumento del 3,2% e quello della rivalutazione della indennità di esclusività e il suo inserimento nel monte salari. Tra gli aspetti normativi - conclude - rimane aperta la reintegrazione del dirigente illegittimamente o ingiustificatamente licenziato e la questione delle nuove norme sull'orario di lavoro".

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