Vitadidonna News

Le News di Vitadidonna.it Salute e benessere, politica e diritti

27 luglio 2009

Pillola del giorno dopo e obiezione: ne parlano le donne a Roma, il 29 luglio, Festa del PD

Pillola del giorno dopo. Quello dell?obiezione di coscienza, relativa ad un farmaco che l?OMS ha classificato come contraccettivo di emergenza, assume contorni sempre più inquietanti. A distanza di un anno dall?avvio del servizio SOS Pillola del giorno dopo, l?associazione Vita di Donna ha ricevuto centinaia di richieste di aiuto provenienti da coppie in difficoltà. Ottenere la preziosa prescrizione, soprattutto nel fine settimana, si trasforma in un calvario.

Donne che si rivolgono agli ospedali dove medici obiettori non la prescrivono. Attese interminabili del medico prescrittore. Fatica e umiliazione.

Come non bastasse, una volta ottenuta la ricetta, ci si può trovare di fronte anche ad un farmacista obiettore. Gli ultimi due casi, finiti poi con una denuncia, si sono verificati a Roma e Fiumicino.

Tutto questo avviene in barba ad una legge che non consente ai farmacisti nessuna obiezione di coscienza. Il presidente della Federazione Nazionale dei farmacisti, Andrea Mandelli, ha ribadito nel corso della trasmissione Uno Mattina del 20 luglio che l?obiezione di coscienza, per la vendita dei farmaci non è contemplata, né dalla legge, né dal codice etico dei farmacisti, pur evidenziando che la questione dibattuta nascerebbe da un problema scientifico: non ci sarebbe una evidenza assoluta sulla fase esatta in cui il contraccettivo si attiverebbe.

La Federazione Nazionale dei medici ha stabilito in un documento approvato lo scorso ottobre, a Ferrara, che la pillola del giorno dopo è un contraccettivo d? emergenza per il quale non ci si può avvalere dell?obiezione di coscienza, prevista nella legge sulla interruzione volontaria di gravidanza (194/78). Ci si potrebbe, tuttavia, appellare ad una formula che il codice etico della Fnomceo indica come ?clausola di coscienza?. In ogni caso, trattandosi di un farmaco d?emergenza, il medico in ogni caso deve comunque assicurare alla paziente il nominativo di un altro medico per poter provvedere nel più breve tempo possibile.

Tanto disagio arrecato alle donne italiane quando nel resto dell?Europa la pillola del giorno dopo si avvia ad essere un farmaco da banco, ossia senza obbligo di ricetta. Come già avviene in Spagna, in Francia, in Inghilterra e in Germania.

Sulla illegalità, ad oggi ancora impunita, di questa presunta obiezione di coscienza di farmacisti ed, in alcuni casi, anche dei medici, che rifiutano di prescrivere la ?pillola del giorno dopo?, ovvero un contraccettivo d? emergenza, l?associazione Vita di donna, che da anni opera per la tutela della salute delle donne, propone una informazione corretta sia scientifica che giuridica. Inoltre, chiede un confronto ma soprattutto un impegno politico per la dignità e la libertà delle donne, alle Istituzioni preposte, ed in particolare alle Elette di tutti i partiti.

L?appuntamento è a Roma, il 29 luglio, Festa Democratica, Terme di Caracalla, ore 20.

Coordina: Monica Soldano, giornalista

Intervengono:

sen. Vittoria Franco, responsabile Pari Opportunità, Partito Democratico
on. Giulia Rodano, assessora alla Cultura, Regione Lazio
on. Roberta Agostini, presidente della commissione delle Elette, Provincia di Roma
dott. Giusy Gabriele, direttora generale ausl RM D
dott. Elisabetta Canitano, ginecologa, presidente Vita di donna
dott. Gabriella Pacini, ostetrica, responsabile SoS pillola del giorno dopo, Vita di Donna

Sono, inoltre, stati invitati a partecipare:
on. Cecilia d?Elia, assessora Cultura, Provincia di Roma, on. Monica Cirinnà, presidente Commissione Elette, Comune di Roma, Donatina Persichetti, presidente della Consulta femminile, Regione Lazio, Antonella Cantaro, Pari opportunità PD Lazio, Alberta Fanelli, presidente Casa Internazionale delle donne, Mirella Parachini, ginecologa, presidente Fiapac e associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca, Piergiorgio Donatelli, filosofo e bioeticista, Consulta Laica, comune di Roma.

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06 luglio 2009

I medici del G8

Non solo politici, consulenti ed esperti internazionali. Nelle più o meno folte delegazioni che accompagneranno gli otto grandi leader mondiali all'Aquila per il G8, infatti, quasi sempre ci saranno anche i medici

Se i dettagli relativi allo svolgimento del G8 sono celati dietro il più stretto riserbo per comprensibili motivi di sicurezza, dalle ambasciate filtra qualche informazione sulla presenza o meno di camici bianchi di fiducia nei gruppi che accompagneranno i capi di Stato o di Governo in Abruzzo. Si va dalla complessa macchina organizzativa che ruota intorno alle 'trasferte' del presidente americano Barack Obama, allo staff medico che "certamente" - apprende l'ADNKRONOS SALUTE - accompagnerà nei suo spostamenti il presidente francese Nicolas Sarkozy: proprio il responsabile del servizio sanitario di Sarkozy, Alain Courtiol, nel febbraio scorso aveva visitato i luoghi del vertice, allora ancora previsto alla Maddalena. E gli Usa? "Un team medico segue sempre il presidente, e si appoggia alle strutture locali, come la Health Unit dell'ambasciata", spiegano dalla sede diplomatica statunitense. Forse, però, in questo caso parlare di team è riduttivo. "Ogni volta che il presidente Obama si sposta, soprattutto all'estero, lo segue un gruppo di medici fra cui anche alcuni chirurghi, pronti a intervenire in caso di necessità". A illustrare alcuni dettagli dei preparativi americani è Gino Gumirato, padovano di 43 anni, che fa parte della Commissione di supporto all'ufficio management e budget del ministero della Sanità Usa, voluta da Obama e insediatasi il 24 marzo scorso.

Meno dettagli disponibili, invece, sul programma studiato oltralpe. "Non siamo in grado di dare informazioni dettagliate sulla composizione della delegazione del G8", precisano infatti dall'Ambasciata di Francia. Mentre sembra proprio che nella delegazione composta da una ventina di persone che arriverà da Londra insieme al premier Gordon Brown "non figuri un medico", fanno sapere dall'Ambasciata britannica di via XX Settembre. Nella delegazione tedesca che accompagnerà il cancelliere Angela Merkel è prevista la presenza di personale medico. E dall'Ambasciata giapponese spiegano che nel gruppo che accompagnerà il primo ministro Taro Aso ci sarà anche uno staff medico che si occuperà del premier, ma in generale la delegazione "farà riferimento all'Unità sanitaria dell'Ambasciata", che ha coordinato nei dettagli con l'Italia l'eventuale assistenza dei diplomatici e dello staff nipponico, sia all'Aquila che a Roma. "Siamo perfettamente preparati, e abbiamo avuto dagli organizzatori precise indicazioni sulle strutture di riferimento in caso di necessità", spiega il responsabile medico dell'Ambasciata giapponese.

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03 giugno 2009

Quante Noemi?

Ce li ricordiamo i concerti dei Beatles con i nugoli di ragazzine sgomitanti e sudate che svenivano alle prime note di Let it be.

Si, svenivano, ma quelli erano i Beatles, uno dei maggiori fenomeni della musica contemporanea, quelli che segnarono un?epoca, non solo nella musica, ma nel costume, nella moda e nella pop art.

Il risultato di un lavoro portato a termine con impegno, fatica, studio, ricerca e creatività.
Cantanti, registi, attori, coreografi, professionisti delle arti, lavoratori dell?ingegno. Questo era il mondo dello spettacolo di allora. Un luogo in cui le potenzialità umane, attraverso le emozioni, le buone emozioni, celebravano ed elevavano l?intelletto della specie.

Così, mentre le groupies aspettavano la fine dei concerti per tirarsi addosso un cantante rock sudato e aggressivo, le figlie dei borghesi, studiavano, guardate a vista da genitori e fratelli.

I miti odierni affollano i numerosi reality televisivi. Personaggi elevati al rango di artisti, onesti lavoratori dello spettacolo, che ostentano corpi, piccole miserie e patologie psichiatriche. Nuovi modelli di riferimento da seguire, imitare, emulare.

Cambiano i miti, ma la condizione delle donne resta non proprio la migliore, per usare un eufemismo. Le ragazze di borgata venivano e vengono tuttora esposte a una sessualità precoce, per nulla romantica, che riduce le loro prospettive future a un matrimonio precoce e poverissimo (mio marito non mi fa lavorare..). Vogliamo ricordare il dramma della verginità, che si chiamava... chi sa rispondere, dopo tanti anni? La prova d'amore...

Ed eccole sfilare adesso, le figlie di quelle madri precoci, che non poterono studiare, né lavorare. Anche se dovremmo dire le nipoti, perché se erano precoci ora sono le nonne...
E le nonne le vediamo, infatti, in televisione, truccate e ingioiellate, nel tentativo di riprendersi una vita che non regalò loro nulla.

Vediamo le loro figlie, ossequienti al presentatore di turno, quarantenni, anch'esse scippate della possibilità di studiare e di lavorare al di fuori di un salario minimo. Spesso strangolate nelle cooperative di pulizia, dove cooperativa vuol dire solo che non ti pagano quando sei malata.

E le nipoti. Le nostre ragazze, le giovani di questo paese, sedotte da una facilità del tutto apparente.
Un book, un'apparizione, una chirurgia plastica per solleticare la fantasia morbosa del potentato di turno, quello che detiene il potere di trasformare il sogno in realtà.

Il tentativo di essere tutte uguali, così umano e comprensibile in adolescenza, che le trasformerà in carne da macello per i posti di lavoro precari e i centri commerciali a buon prezzo (per loro né Coin, ne? la Rinascente).

Per la televisione spazzatura che continuerà a raccontargli che la pensione non serve, che la sanità pubblica è una sciocchezza. Che è ora che la scuola sia finalmente severa. E non sanno che i loro figli saranno i primi a uscirne, mentre i borghesi (per ricchezza o per studio), terranno duro, con le loro figlie. Fra uno smalto sulle unghie e l'altro le faranno studiare, le porteranno a teatro, ascolteranno i Beatles, con loro.

E così Noemi, ostaggio, come capita alle belle ragazze, di qualcosa più grande di lei.

Il suo caso, finito sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo, ispira un sentimento di umana pietà. Ormai sotto i riflettori della notorietà, inseguita dai paparazzi, assediata dai giornalisti, e non certo per meriti artistici. Il nocivo paradosso di una celebrità edificata sul nulla, l?eccesso incontrollabile, scomodo ed inquietante del cosiddetto mondo dello spettacolo.

Gli eventi sono ormai noti. Il giorno dopo la pubblicazione delle foto del suo compleanno, la ragazza ha raccontato al Corriere del Mezzogiorno, con l?ingenuità, l?innocenza e la purezza della giovane età, il tipo di legame che la unisce al presidente del consiglio italiano. Un maledetto errore, la variabile impazzita e inattesa di un ordine consolidato. La moglie del premier scatena il putiferio.

Dopo è un susseguirsi di verità contrastanti e smentite dei vari attori. Poi arrivano le dieci domande di Repubblica. Mentre il mondo s?interroga, non senza malignità, sul tipo di rapporto esistente tra i due protagonisti, il padre della ragazza dichiara al Mattino di Napoli che sua figlia è illibata. Il caso diventa politico e finisce sotto osservazione della stampa mondiale.

Quello che più ferisce l?udito è il comprensibile e silenzioso disagio della ragazza. Ci chiediamo se sia consapevole della responsabilità che porta sulle spalle in questo momento, quella delle sorti del Governo di una nazione. Basterebbe una sua parola per accendere il finimondo.

Il premier non risponde alle domande, promette di fare chiarezza, ma di fatto non la fa. Così facendo si espone al ricatto delle decine di persone testimoni della sua amicizia con la ragazza.

Come potrà vigilare su tutto e tutti?

Oggi la Procura di Roma, su richiesta dell?avvocato del premier, ha disposto il sequestro di centinaia di foto scattate da un reporter nella villa in Sardegna. I primi rischi, momentaneamente schivati, per ora sono le fotografie, lo stesso strumento utilizzato dalle centinaia di fanciulle che voglio sfondare nel mondo dello spettacolo. Che forma assumerà la prossima minaccia?

A questo punto, è auspicabile che il capo del governo risponda alle domande formulate dalla Repubblica. Lo faccia con l?abilità a cui ci ha abituati, un bel ?tana libera tutti?, grazie al quale la ragazza possa tornare ad una esistenza normale e qualcuna delle dieci, cento, mille Noemi faccia un bagno di realtà.

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25 maggio 2009

Polemiche su commissariamento Calabria

"Sto lavorando ai conti della sanità calabrese, credo che il commissariamento sia ormai necessario". Lo ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, intervenendo telefonicamente alla manifestazione politica del centrodestra di domenica sera a Lamezia Terme, in occasione della presentazione di Barbara Matera alle elezioni europee.

Il premier ha aggiunto che "avverrà nelle prossime settimane". La risposta del Governatore della Calabria Agazio Loiero non si è fatta attendere: "E' intollerabile - ha detto Loiero - che questo annuncio venga dato nel corso di una convention elettorale".

"A Berlusconi che si starebbe occupando di Calabria - incalza il presidente della Regione - voglio solo ricordare che l'Advisor mandato da lui ha certificato che la voragine dei conti nella sanità, 1.768 milioni su un totale di 2.166, è stata provocata tra il 2001-2005 dalla giunta di centrodestra.

Noi, invece, azzereremo il disavanzo entro l'anno". "Mi domando - conclude Loiero - dove sia il riferimento interistituzionale previsto dalla Costituzione se Berlusconi ignora la Regione e le altre sedi istituzionali.

E gli ricordo che la democrazia non è fatta solo di campagne elettorali. Gli chiedo fin da ora un incontro ufficiale assieme a Vasco Errani, presidente della Conferenza Stato-Regioni. Se me lo concederà gli dimostrerò cosa sta facendo la Regione per mettere a posto i conti in un settore, ripeto, stravolto dall'amministrazione di centrodestra".

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05 maggio 2009

Marino, Brunetta non rispetta le istituzioni

Incidente istituzionale tra la Commissione d'inchiesta del Senato sul Ssn e il ministro per la Pubblica amministrazione e l'innovazione Renato Brunetta."Oggi si consuma un nuovo atto di arroganza istituzionale.

Il ministro Brunetta, sottraendosi all'audizione in Commissione, peraltro con un preavviso di pochissime ore, manca di rispetto al Parlamento". A parlare così è il senatore e presidente della Commissione, Ignazio Marino, dopo la decisione di Brunetta "di non presentarsi all'audizione" sulle moltissime consulenze che le Asl di numerose Regioni finanziano.

"Evidentemente, secondo il ministro - attacca Marino in una nota - dell'enorme volume e peso economico delle consulenze nella sanità pubblica non è opportuno parlare in audizione, davanti ad una Commissione di 20 senatori.

Meglio la politica degli annunci e delle conferenze stampa senza contraddittorio. Un'audizione in una Commissione speciale d'inchiesta - aggiunge il senatore - non è una cortesia fatta a un gruppo di senatori.

Se il ministro viene convocato, deve intervenire". Marino avanza quindi un'ipotesi sul motivo che ha spinto Brunetta ad annullare l'audizione. "Diciamolo chiaramente: il ministro non si è presentato in Parlamento perché alla stessa ora dell'audizione programmata da settimane aveva organizzato una conferenza stampa.

Tra i due impegni è evidente dove lo ha portato il suo senso delle istituzioni. Non è questo - conclude il senatore - il modo di intendere i rapporti tra il potere legislativo e quello esecutivo, in un Paese democratico".

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04 maggio 2009

Cancellare per sempre segnalazione clandestini

L'intersidacale medica chiede l'intervento del Parlamento per cancellare definitivamente dal cosiddetto 'pacchetto sicurezza' la norma che obbliga i medici a denunciare gli immigrati irregolari che si rivolgono alle strutture sanitarie.

E lo fa scrivendo una lettera al presidente della Camera Gianfranco Fini, e rivolgendo lo stesso appello a tutti i deputati.

Le Organizzazioni sindacali della dirigenza medica, ovvero Anaao Assomed, Cimo Asmd, Aaroi, Fp Cgil medici, Fvm, Federazione Cisl medici, Fassid, Fesmed, Federazione medici Uil Fpl, "desiderano anzitutto ringraziarla - si legge nella missiva indirizzata a Fini - per i suoi numerosi e positivi interventi in favore della eliminazione dell'obbligo di denuncia da parte dei medici degli immigrati irregolari che si rivolgono alle strutture sanitarie contenuto nel cosiddetto pacchetto-sicurezza.

Tuttavia, nonostante il riconoscimento del ruolo dei medici, il problema rimane in parte irrisolto e fonte di ambigue interpretazioni". "Il disegno di legge sulla sicurezza, pur ripristinando l'esenzione del personale sanitario dall'obbligo di segnalare all'autorità i pazienti clandestini - scrive ancora l'intersindacale - non considera la nuova situazione che si è determinata alla luce dell'istituzione del reato di clandestinità.

La qualifica di reato dello stato di clandestinità obbliga il medico in quanto pubblico ufficiale a denunciare il clandestino in quanto tale.

La norma approvata dalle Commissioni Affari costituzionali e Giustizia della Camera esenta i sanitari dalla segnalazione all'autorità, come previsto dal precedente dettato legislativo, ma non dalla denuncia all'autorità giudiziaria".

Occorre pertanto, secondo l'intersindacale, che venga esplicitata "espressamente l'esenzione del personale sanitario anche per quanto riguarda la denuncia penale all'autorità giudiziaria".

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06 aprile 2009

Brunetta, stellette per ospedali, uffici e scuole

Uffici pubblici, scuole e ospedali avranno un rating, una valutazione, come accade per alberghi e ristoranti. Ad annunciarlo a Cernobbio è il ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta.

"Quando si va in un ristorante o in un hotel si consulta la guida Michelin e si vede quante stellette ha. Perché non fare altrettanto per una scuola, un ospedale o un ufficio burocratico? Sono molto più importanti".

"Tutti i cittadini -prosegue Brunetta- hanno il diritto di sapere la qualità dei servizi sanitari offerti". La metodologia di valutazione, prosegue il ministro, "sarà costituita per legge e la legge e' già approvata.

Ci saranno gli standard, la trasparenza, si verificheranno le discrepanze tra regione e regione, da ospedale a ospedale, da servizio a servizio, e si definiranno degli obiettivi, un ranking. Cioè quello che si fa normalmente nelle strutture di mercato".

Secondo Brunetta "il cittadino avrà così modo di leggere la qualità dei servizi offerti, avrà modo con la lettura di scegliere e con la scelta potrà premiare o penalizzare".

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02 aprile 2009

Sigo, legge 40 necessita di manutenzione

"La legge 40 merita un intervento di 'manutenzione', anche sulla base di queste più recenti interpretazioni della Corte costituzionale". Lo afferma Giorgio Vittori, presidente della Società italiana di ginecologia e ostetricia (Sigo), intervenendo nel dibattito dopo la sentenza della Consulta, che ha dichiarato parzialmente illegittima la normativa italiana sulla procreazione medicalmente assistita.

Una modifica della legge, secondo Vittori, "è necessaria per renderla più appropriata a cogliere le esigenze delle coppie infertili e le indicazioni della letteratura scientifica. In particolare, bisogna considerare la condizione di particolare vulnerabilità in cui queste donne si trovano, già gravate dal peso di una fertilità compromessa, e ulteriormente esposte a difficoltà e ostacoli, che le hanno spesso costrette a recarsi all'estero".

Il presidente della Sigo sottolinea poi "la necessità di integrare una legge così complessa con la forza dell'evidenza scientifica, che da tempo aveva sottolineato almeno tre questioni problematiche.

Da un lato la determinazione di un numero fisso di embrioni da formare è complessa, nel momento in cui non è possibile prevedere con certezza se e quanti ovociti si feconderanno. Il fallimento del tentativo terapeutico costringerà poi la donna a subire ulteriori stimolazioni ormonali, che sarebbero evitabili.

In secondo luogo, la prescrizione dell'impianto di tutti gli embrioni formati comporta un più elevato rischio di gravidanza multipla, grave sia per la madre che per i neonati".

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22 marzo 2009

Fuori dal sindacato chi denuncia

Se il provvedimento che prevede la denuncia facoltativa dei pazienti clandestini dovesse diventare legge, "dichiareremo incompatibili con l'iscrizione alla nostra sigla sindacale tutti i medici che forniranno alle autorità giudiziarie notizie sugli immigrati assistiti".

La nuova condanna del testo, già approvato dal Senato e ora in discussione alla Camera, arriva da Carlo Podda, segretario generale della Funzione pubblica Cgil, intervenuto venerdì a Roma ad una tavola rotonda dal titolo 'Non denuncio, non costringo, io curo: l'obbligo di denuncia per gli immigrati irregolari e il testamento biologico visti da medici e infermieri", promossa proprio dalla Fp Cgil nazionale.

"Nelle ultime ore - prosegue Podda - si vocifera di una spaccatura all'interno della maggioranza su questo argomento. Forse si arriverà a un compromesso, ma noi confermiamo che continueremo nella nostra posizione di contrasto. E qualora la legge prevedesse una denuncia facoltativa da parte del medico, siamo disposti a dichiarare inammissibile l'iscrizione di quel medico alla Fp Cgil". Tolleranza zero, quindi, nei confronti degli camici 'spie'. La speranza del segretario generale è che "anche l'Ordine nazionale dei medici - conclude - adotti una misura simile alla nostra".

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18 marzo 2009

Governo non interverrà su norma immigrati

"Il Governo non ritiene opportuno intervenire con iniziative volte a espungere norme attualmente oggetto di esame parlamentare". Lo ha affermato il sottosegretario alla Salute, Ferruccio Fazio, intervenendo in Aula al Senato ieri mattina durante l'esame delle mozioni sull'Aids. Fazio era stato chiamato in causa da Giuseppe Astore, dell'Italia dei valori.

"Ve lo chiede il Papa, ve lo chiedono i cardinali, ve lo chiede l'Ordine dei medici - ha dichiarato in Aula, rivolgendosi al rappresentante del Governo - ve lo chiediamo anche noi di modificare quella norma relativa ai clandestini, cioè alla possibilità, che qualche prestigiosa carica dello Stato sbaglia a definire obbligo, per il medico di denunciare il clandestino. La possibilità è già paura da parte del medico - ha sottolineato Astore - Qualche giorno fa sono stato all'Istituto Spallanzani e tutti, in quella struttura, sono in agitazione.

Non si può, sul tavolo della politica e del compromesso politico, sacrificare quella che deve essere una lotta che ci deve accomunare". Astore ha fatto presente che "anche la Lega Nord dovrebbe assolutamente capire che la clandestinità si combatte diversamente, non negando quello che è un dritto delle persone, il diritto dell'uomo alla cura e alla salute, italiano, straniero o clandestino che sia". Fazio ha replicato che il Governo non interverrà, appunto, per cancellare norme all'esame del Parlamento.

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PDL alle strette sul pacchetto sicurezza

Cento deputati del Pdl chiedono al premier Silvio Berlusconi di non porre la fiducia sul ddl sicurezza perché nel provvedimento sono contenute "norme inaccettabili", come quella che obbliga i medici, "ma anche gli insegnanti e chiunque eserciti incarichi pubblici" a denunciare gli immigrati clandestini

La richiesta e' contenuta in una lettera inviata al presidente del Consiglio e diffusa da Alessandra Mussolini, presidente della Commissione bicamerale per l'infanzia. "Ti chiediamo - si legge nella lettera inviata a Silvio Berlusconi - di non porre la fiducia sul disegno di legge 2180. In esso sono contenute norme a nostro giudizio inaccettabili e che necessitano di indispensabili correzioni. Siamo certi che ne converrai anche tu, quando potrai renderti conto di come questo dettato legislativo vada contro i più elementari diritti umani e in particolare dell'infanzia e della maternità.

Si sostiene che questo ddl non obblighi il medico a denunciare l'immigrato clandestino che si presenti per essere curato ai posti di pronto soccorso, in ospedale, o nei centri di vaccinazione. Non è così. Anzi - scrivono i firmatari della lettera - l'obbligo di denuncia potrà riguardare anche gli insegnanti e chiunque eserciti incarichi pubblici". Secondo i 100 deputati l'introduzione in sede penale del reato di clandestinità, come previsto dal ddl sicurezza, "impone infatti a medici e insegnanti l'obbligo di denuncia, così che il loro comportamento non ricada sotto i rigori degli articoli 361 e 362 del Codice penale, trattanti il reato di omessa denuncia da parte del pubblico ufficiale o di incaricato di pubblico servizio. Sarebbe - prosegue la lettera - una vera e propria trappola per bambini, da attirare con l'obbligo dell'istruzione, così da individuarli e colpirli proprio con la mano del medico o dell'educatore.

Il risultato sarebbe l'esclusione da qualsiasi rapporto educativo e da qualsiasi cura medica soprattutto di bambini e donne in gravidanza, con conseguente rischio sanitario non solo per loro ma per tutti noi, e un regresso spaventoso in fatto di civiltà del nostro Paese. Tutto questo - conclude la lettera - va contro la nostra e crediamo la tua coscienza. Porre la fiducia mantenendo queste gravissime disposizioni sarebbe un errore imperdonabile. Ti chiediamo di dare la possibilità a noi parlamentari di rimettere mano a queste norme offensive per i valori che anche tu professi".

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17 marzo 2009

Governo ritiri norma razzista su clandestini

"E' pienamente condivisibile la mobilitazione nazionale dei medici contro la segnalazione dei clandestini che si rivolgono a strutture sanitarie pubbliche.

Il Governo ascolti queste proteste e ritiri la norma razzista e barbara". Lo afferma Livia Turco, capogruppo Pd in commissione Affari sociali della Camera, commentando le iniziative organizzate da associazioni di medici in tutt'Italia per il 'Noi non segnaliamo Day'. "

Il medico è tenuto a curare chiunque si rivolga a lui senza fare distinzione di sesso, nazionalità, etnia, età - prosegue Turco - Anche questa è difesa della vita e della salute pubblica.

Spesso le cure mediche rappresentano anche il primo contatto dell'immigrato con strutture pubbliche, da cui ha inizio un percorso di integrazione che è il vero antidoto all'emarginazione e, dunque, anche alla delinquenza".

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Norma su clandestini inutile e pericolosa

Un 'no' netto al provvedimento in discussione al Parlamento che, se approvato, darà la possibilità a medici e infermieri di segnalare gli immigrati irregolari che richiedono e ricevono cure sanitarie. L'opposizione arriva da molte associazioni di medici, tra cui Medici senza frontiere (Msf), Società italiana di medicina delle migrazioni (Simm), Associazioni studi giuridici sull'immigrazione (Asgi) e Osservatorio italiano sulla salute globale (Oisg), che ieri all'ospedale San Camillo di Roma, in occasione del 'Noi non segnaliamo day', hanno elencato in una conferenza i motivi della loro protesta.

Anche la Regione Lazio ha appoggiato l'iniziativa. Numerose altre manifestazioni dei camici bianchi si sono svolte in altre città d'Italia. "Il provvedimento non deve passare - spiega Salvatore Geraci, presidente della Simm - perché si tratta di una proposta inutile, dannosa e pericolosa. E' inutile perché non farebbe diminuire l'immigrazione clandestina, ma la renderebbe ancora più nascosta e sommersa.

Sarebbe dannosa perché metterebbe a rischio la salute di tante persone, italiane e straniere. E pericolosa perché trasferisce il problema della clandestinità dalla politica agli ospedali, luoghi invece nati per la cura indiscriminata delle persone".

Della stessa opinione Aldo Morrone, il direttore dell'Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e per il contrasto delle malattie della povertà. "Tanti immigrati irregolari - sottolinea - con questo provvedimento preferiranno affidarsi alla medicina clandestina.

Questa legge rischierebbe solamente di foraggiare la criminalità organizzata, che non aspetta altro per poter invadere un altro spazio pubblico della nostra società".

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25 febbraio 2009

Addio alle liberalizzazioni di Bersani

Era il gennaio del 2008 e Moody?s promuoveva l?Italia per quell?impennata di entrate fiscali di 27,8 miliardi di euro registrata nei primi undici mesi del 2007. Una parte degli evasori cronici di questo paese temevano la serietà del governo Prodi nella lotta all?evasione?

Può anche essere, ma quello che è certo è che i provvedimenti presi andavano esattamente verso una maggiore equità fiscale, intesa nel senso che tutti dovevano contribuire.


Gli strumenti utilizzati erano terribili, gli evasori abituali iniziavano davvero a vedersela brutta. Ad esempio la tracciabilità degli assegni, quella norma introdotta da Visco che impediva i pagamenti in contanti (prima di 1000 euro e via via fino ad arrivare a 100).

E già, il libero professionista che fino al giorno prima incassava a nero, improvvisamente era costretto ad accettare un assegno ?non trasferibile? da versare sul ?conto unico?. Quest?ultimo doveva registrare tutti i movimenti in entrata e in uscita relativi all?attività professionale del contribuente. Una rivincita per il maltrattato dipendente a reddito fisso, un disastro per l?evasore. E questo solo per fare un esempio tra i tanti provvedimenti di buon senso.

Il popolo della ?busta paga?, quello costretto a pagare la sanità anche a chi non la paga, non fa in tempo a rendersi conto del jolly che ha pescato. I media berlusconiani non fanno altro che bombardare con il tormentone delle tasse troppo elevate. Fomentano gli italiani contro Prodi con un ritmo così serrato da non lasciare il tempo di capire che per pagare meno tasse occorre che tutti le paghino. Ma, come ben sappiamo, il vento di equità e di giustizia sociale ha fatto presto a cambiare direzione.

Con Berlusconi al governo, Tremonti, ripresa la poltrona di ministro, deve aver pensato che la definizione di ?libero professionista? dovesse pur avere un significato per chi intraprende un?arte o una professione. Così con due righette lapidarie inserite nella manovra estiva del 2008, il ministro dell?Economia, fa ?tana libera tutti?, deludendo le speranze di chi le tasse è costretto a pagarle, per l?appunto, i lavoratori dipendenti.

Nei pagamenti si torna al contante (leggi ?a nero?).
Trasferire denaro, libretti o titolo al portatore senza dover transitare per le banche o dover obbligatoriamente riportare i dati anagrafici del beneficiario e la clausola ?non trasferibile?: con Prodi il limite era stato portato a 5.000 euro, Tremonti lo ricolloca a 12.500 euro.

Non a caso lo schieramento politico berlusconiano si chiama ?Il popolo delle libertà?, ovvìa!

Nel frattempo, il prelievo fiscale non è diminuito, ma in compenso moltissimi contribuenti sono ?liberi? di non contribuire. Per quelli a reddito fisso, quando il loro reddito è basso, ma veramente basso, esiste la Social Card, utilizzabile quando il governo si ricorda di caricarla.

Ma veniamo ai nostri giorni. Le famose lenzuolate di Bersani sono a rischio. Farmacie, taxi, banche, assicurazioni. Ogni settore, strategico per il consumatore, in cui è intervenuta la liberalizzazione è a rischio di una controriforma berlusconiana. A vantaggio di chi? Ovviamente dei monopoli, delle corporazioni. Ciò che un ministro ?comunista? aveva messo in campo per stimolare una maggiore concorrenza e per liberalizzare il mercato (parole care a Berlusconi), a breve può essere spazzato nel silenzio e nell?ignoranza.

Sta già avvenendo, in questi ultimi mesi, lentamente e in sordina. Così la liberalizzazione dei medicinali da banco, che aveva dato vita ad un canale distributivo di 2.700 punti vendita alternativi alle farmacie, sta per essere vanificata da un ddl presentato da Gasparri e Tomassini. Eppure i vantaggi di quella riforma sono stati ben accolti dai consumatori, perché evidenti e immediatamente percepibili: maggiore distribuzione e prezzi più bassi. Perché neutralizzare gli effetti di una buona riforma? Dov?è il buon senso?

Antonio Catricalà dell?Antitrust ha rammentato sulle pagine delle Repubblica che la deludente crescita dell?economia italiana trova la sua spiegazione nella scarsa crescita della produttività: ?[...] questa Autorità ha ripetutamente sostenuto il ruolo che un corretto funzionamento del mercato e una conseguente e coerente regolazione della concorrenza possono avere nel determinare un accrescimento della produttività?. Parole inascoltate. Se l?interesse del consumatore lascia insensibili i ministri berlusconiani, anche questa argomentazione non sembra fare breccia.

Domani (24 febbraio) con l?approvazione alla Camera del decreto ?milleproroghe? molte delle norme varate da Bersani, da lenzuola si trasformeranno in salviettine umide.

Questo vuol dire danneggiare i cittadini.

Mauro David
Vita di Donna Community
23 febbraio 2009

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21 gennaio 2009

USA, aumenterà la copertura sanitaria

Affrontare con vigore e decisione la riforma del sistema sanitario statunitense. Un traguardo che il nuovo presidente degli Usa, Barack Obama, ha ribadito di voler tagliare anche ieri, nel corso dell'insediamento ufficiale alla Casa Bianca: "restituiremo alla scienza il suo giusto posto e maneggeremo le meraviglie della tecnologia in modo da risollevare la qualità dell'assistenza sanitaria".

L'obiettivo è chiaro: riuscire a dimezzare il numero delle persone non assicurate e che non godono di un'adeguata assistenza sanitaria: circa 67 milioni di cittadini. Un traguardo impegnativo che però si può raggiungere: secondo un recente studio del Commonwealth Fund, il piano messo a punto da Obama "arriverà a coprire in 10 anni 34 milioni di americani".

La riforma prevede, naturalmente, grossi investimenti e l'impiego di risorse considerevoli. Obama, nel corso della campagna elettorale, ha infatti promesso di portare "a 65 miliardi, dai 50 attuali, i fondi per la riforma dell'assistenza sanitaria". Attualmente il modello Usa, a base di assicurazioni e due programmi per indigenti e anziani, 'brucia' circa il 16% del prodotto interno lordo americano, pari a 2,3 milioni di miliardi di dollari.

Il cambio di rotta del 44esimo presidente prevede un intervento costruito sull'attuale sistema di assicurazione fornito dai datori di lavoro. Secondo il nuovo piano, analizzato dal Commonwealth Fund, "tutti, eccetto le piccole imprese, saranno obbligati a offrire un'assicurazione sanitaria o a contribuire al costo della copertura".

Il programma prevede anche facilitazioni per l'ingresso delle famiglie a basso reddito nei piani di assicurazione federale per i meno abbienti e per i bambini.

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14 dicembre 2008

Troppa politica in cardiologia

La lunga mano della politica arriva fin nelle divisioni di cardiologia degli ospedali italiani

"In sei casi su dieci è infatti il politico che sceglie il primario della Divisione di cardiologia negli ospedali", denuncia Francesco Romeo, direttore della cattedra di Cardiologia all'università di Tor Vergata a Roma, intervenendo alla presentazione del 69.mo congresso della Società italiana di cardiologia (Sic) in corso a Roma.

"Mi rendo conto che è una denuncia destinata a fare scalpore. Ma non si può tacere: per i politici ormai - dice il cardiologo - gli ultimi fortini da espugnare sono l'università e la cardiologia. Così hanno voluto la gestione totale della sanità scegliendo i primari".

I concorsi ospedalieri "sono gestiti con un meccanismo di cooptazione politica, senza che si sia l'obbligo di una graduatoria di medico da rispettare.

A scegliere, alla fine, è in piena discrezionalità il direttore generale".

"E' sconcertante vedere politici, politicanti e media scandalizzarsi per la gestione accademica dei concorsi universitari e rimanere in silenzio di fronte alla cooptazione politica di chi andrà a dirigere come primario una divisione di cardiologia", aggiunge il medico.

Insomma, "giù le mani dalla cardiologia", ha concluso Romeo.

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06 dicembre 2008

Tagli alla scuola, si ai vescovi e no agli studenti

Quella della scuola è una galassia piuttosto articolata, ma non impossibile da comprendere. Esiste la scuola dello Stato e quella che non lo è. Quest'ultima, la scuola non statale, si divide in due grandi gruppi: quella pubblica e quella privata. Queste, e siamo alla fine della spiegazione, possono essere paritarie e non paritarie. Le prime prendono parte alla spartizione del circa mezzo miliardo di euro che lo Stato conferisce in base ad una legge del 2000, le seconde vanno avanti con i loro soldi.

E sufficiente che una scuola non statale sia gestita da un ente locale o pubblico, come i comuni, le province o le regioni, per entrare nella categoria degli istituti pubblici. Infine, per vedere riconosciuto lo status di scuola paritaria, il gestore, che può essere anche un privato, avanza richiesta all'ufficio scolastico regionale. A questo punto può partecipare alla spartizione dei fondi che la legge mette a disposizione.

In Italia l'88% delle scuole private sono paritarie, cioè equiparate alle scuole statali. Più della metà di queste sono gestite da enti religiosi, ovviamente cattolici. La montagna di denaro pubblico che ogni anno entra nelle casse della scuola paritaria cattolica ammonta a circa 280 milioni di euro, oltre 540 miliardi di vecchie lire.

Con i tagli al mondo dell'istruzione, il governo Berlusconi, aveva inserito in bilancio un taglio alle scuole paritarie di 134 milioni, su un totale di 480 milioni.

Gli eventi che hanno preceduto l'approvazione del decreto Gelmini sono noti: migliaia di studenti e insegnanti in piazza; dichiarazioni contrarie di rettori e presidi di facoltà; pestaggi fascisti e minacce televisive del Premier. Insomma il mondo dell'istruzione, unito e compatto, a difesa della scuola pubblica, quella dello Stato laico. Risultato zero.

Negli anni a venire, ricorderemo sempre il silenzio opaco e disprezzante della Gelmini, come l'ha definito la Finocchiaro, nei confronti delle ragioni degli altri.

La Chiesa, invece, efficace come sempre nell'assicurare il proprio tornaconto, ha inizialmente taciuto. D'altra parte, in quel frastuono di protesta studentesca, ben difficilmente avrebbe avuto l'attenzione necessaria per far ascoltare le proprie ragioni. Ma una volta sopita la rivolta laica, non ha esitato a portare a fondo il suo attacco alla finanziaria che taglia i fondi anche alle scuole cattoliche.

Ieri la Cei, con le parole di Bruno Stenco, monsignore e direttore dell'ufficio nazionale per l'educazione della Conferenza Episcopale Italiana, annuncia: "le federazioni delle scuole cattoliche si mobiliteranno in tutto il Paese". Il taglio dei 120 milioni di euro per le scuole paritarie previsto da Tremonti, alla Chiesa non va proprio giù. "noi non ci aspettavamo nessun taglio, ma al contrario degli incrementi, mettere le scuole paritarie nel capitolo degli sprechi da tagliare è inconcepibile", argomenta Stenco lasciando intendere che, in molti istituti, suore e preti avrebbero raccolto firme contro il governo.

L'attacco è frontale e ben coordinato. Anche il Papa scende in campo auspicando "l'adozione di misure a favore dei genitori che li aiutino nel loro diritto inalienabile di educare i figli secondo le proprie convinzioni etiche e religiose".

Trascorrono solo una manciata di ore ed ecco che il Governo annuncia la sua ritirata: "C'è un emendamento del relatore al disegno di legge di bilancio che stanzia 120 milioni per il 2009, mentre il taglio originario era di circa 134 milioni" dichiara Giuseppe Vegas, sottosegretario all'Economia.

Una totale disfatta, consumata nello spazio temporale di una mattinata. Alla Chiesa è bastato poco, pochissimo, per ricondurre il Governo Berlusconi sulla retta via.

Quasi un'alzata di sopracciglio a manifestazione di una contrarietà, di un fastidio. Poche parole, al tempo e nel modo giusto, ed ecco che il Premier, quello che minacciava in televisione l'uso della polizia contro gli studenti, batte in ritirata.

Gli studenti, quelli della scuola pubblica, laica, dello Stato, quelli scesi in piazza, malmenati ed ignorati, si tengono i tagli, ma avranno la Gelmini su You Tube.

E Berlusconi, quello che non sapeva della cena che ha escluso la CGIL, che non era a conoscenza dell'aumento dell'Iva a Sky, sua concorrente nel mercato dei media, questa, invece, la saprà o no?

MAURO DAVID
Vita di Donna Community

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24 novembre 2008

Gli ospedali non siano questure

"Non vogliamo che gli ospedali italiani si trasformino in questure". Rosaria Iardino, presidente del Network persone sieropositive (Nps), si inserisce così nel dibattito aperto dall'emendamento della Lega al pacchetto sicurezza, che prevede la notifica da parte dei camici bianchi degli immigrati irregolari cui hanno prestato assistenza.

Le associazioni impegnate nell'assistenza alle persone colpite dal virus dell'Aids "non ci stanno - spiega Iardino ieri a Milano, durante la presentazione di un progetto lanciato in Lombardia per ottimizzare l'accesso alle terapie anti-Hiv e l'impiego delle risorse economiche dedicate, con il contributo tecnico scientifico del Cergas (Centro di ricerche sulla gestione dell'assistenza sanitaria e sociale) dell'università Bocconi - E in occasione della Giornata mondiale contro l'Aids, che ricorrerà il 1 dicembre, faranno 'cartello' per dire no come già hanno fatto numerose società mediche", annuncia.

"Il decreto attualmente in discussione - aggiunge - prevede il divieto della somministrazione gratuita dei farmaci agli immigrati senza permesso di soggiorno. Un provvedimento gravissimo innanzitutto perché lede il diritto fondamentale all'accoglienza - commenta Iardino - quindi perché è contrario al vincolo deontologico secondo cui ogni medico deve prestare assistenza a chi ne ha bisogno".

E non è tutto. "Si rischia un enorme problema di salute pubblica", avverte, perché "nel nostro Paese potremmo avere persone sieropositive che fino a ieri erano prese in carico dalle strutture pubbliche e che da domani non saranno più seguite. Con il rischio di diffondere ulteriormente l'infezione".

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25 ottobre 2008

Scuola, al Virgilio i docenti al fianco degli studenti

Mozione del Collegio dei Docenti del 23/10/08. - Il Collegio dei Docenti del Liceo Virgilio riunito in seduta straordinaria, a seguito di autoconvocazione, in data 23 Ottobre 2008:

  • ribadisce la posizione di decisa critica nei confronti dei provvedimenti del Governo relativi alla Scuola Pubblica, già espressa nella mozione votata in data 8 Ottobre 2008; rinnova la richiesta di ritiro dei provvedimenti e chiede l?apertura di un dibattito democratico sulla Scuola Pubblica in tutto il Paese;
  • condivide le ragioni che motivano la contestazione degli studenti cui si assiste in queste ore;
  • i docenti propongono, in questo particolare clima, di commisurare il loro lavoro all?organizzazione, in orario scolastico, insieme agli studenti, di incontri, riflessioni, momenti di espressione del dissenso, sempre nel pieno rispetto del diritto allo studio di ciascuno, della libertà di insegnamento dei docenti e delle forme di democrazia garantita dalle leggi dello Stato;
  • i docenti esprimono viva preoccupazione per le gravi parole pronunciate ieri dal Capo del Governo in relazione alla situazione presente.

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I genitori del Virgilio sostengono l'occupazione

I firmatari di questo comunicato, in qualità di genitori di studenti del Liceo Virgilio di Roma, intendono affermare il loro sostegno all'occupazione degli studenti in difesa della scuola pubblica.

La scuola pubblica, presidio di uguaglianza e di libertà non deve essere impoverita e sminuita costringendo le famiglie a pagare o le madri a smettere di lavorare.

In un paese in cui le disuguaglianze economiche non fanno che aumentare la scuola e la sanità pubbliche sotto attacco non a caso entrambe, sono la protezione maggiore per una collettività che vuole essere di uguali.

Senza uguaglianza non c'e' libertà.

Sosteniamo gli studenti del liceo Virgilio, difendiamo le nostre istituzioni democratiche.

Seguono firme

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23 ottobre 2008

Che Berlusconi non tocchi i nostri ragazzi

Se oserà soffocare a manganellate l?opposizione giovanile che spontaneamente sta nascendo in tutta Italia, esporrà il Paese a rischi ben più gravi di una crisi finanziaria.

L?infiltrazione di frange violente potrebbe esasperare la protesta, finora civile e democratica, trasformando le nostre città in innumerevoli banlieus parigine. Il pericolo è alto, come lo spiegherà ai suoi elettori a cui ha promesso ordine e sicurezza?

Inoltre, il Premier ha probabilmente dimenticato che l?ingresso delle forze dell?ordine nei luoghi deputati all?istruzione, è subordinano all?autorizzazione dei rettori e dei presidi. D?altra parte, essendo anche loro in prima fila, insieme agli insegnati e agli studenti (di destra e di sinistra), che istruzioni darà a Marroni? Quella di randellare chiunque?

Auspichiamo che Berlusconi si comporti non da caimano, ma da buon padre di famiglia. E lo farà, senz?altro. Preferiamo pensarlo. Siamo sicuri che la dichiarazione sull?impiego della polizia sia frutto di un momentaneo squilibrio ormonale, passato il quale, si renderà conto delle conseguenze anche internazionali a cui andrà incontro.

Sarà sufficiente un solo pestaggio consumato all?interno di una scuola e certificherà al mondo intero l?esistenza, in Italia, di un regime che impedisce il confronto parlamentare e sopprime le manifestazioni di dissenso. Un premier, padrone di giornali e televisioni, in un paese già accusato di razzismo, con l?esercito per le strade e la polizia nelle università! Potrà ancora sedere al G8?

Aspettiamo tutti la solita rettifica dal titolo: ?sono stato frainteso?. Saremo tutti felici di cestinare quelle parole irresponsabili nell?archivio delle simpatiche ?castronerie? berlusconiane. In fondo, è pur sempre un signore di una certa età..

Mauro David

Vita di Donna Community

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13 ottobre 2008

Alitalia, le domande di un pilota

Ieri sera è andata in onda su Rai 3 la puntata di Report dedicata alla vicenda Alitalia. Il merito più evidente della Gabanelli è stato quello di far emergere quanto l'accordo raggiunto sia gracile, condizionato da scelte che ancora debbono essere prese, in particolare in sede europea.

Riceviamo e pubblichiamo il contributo di uno degli "spettatori involontari".

Ci si è mai chiesti che cosa c'entra Airone con la Privatizzazione dell'Alitalia il cui azionista di maggioranza è ancora il Tesoro?

Perché i cittadini (azionisti di maggioranza perché il Ministero del Tesoro mi pare essere ancora dei cittadini) devono accollarsi anche i debiti di Airone azienda a capitale totalmente privato oltre che quelli di Alitalia?

Perché mai nessuno durante i giorni "caldi" della vicenda ha mai fatto menzione delle condizioni finanziarie di Airone che entrava nel "calderone" CAI?

Perché la maggior parte degli aeroplani fermati appartiene alla flotta Alitalia e non ad Airone?

Pensate forse che una compagnia ridimensionata nei voli di lungo raggio tale da diventare un vettore nazionale ed europeo possa facilmente competere con i vettori low cost?

Avete mai controllato in quali stati sono registrate le sedi delle aziende di molti degli imprenditori che devono difendere l'italianità dell'Alitalia?

Qualcuno si è mai occupato dei crediti che Banca intesa (Advisor scelto dal Governo per la privatizzazione di Alitalia) ha nei confronti del gruppo Airone?

Non vi sembra un po' pretestuosa la campagna mediatica orientata quasi esclusivamente sulla categoria dei piloti e dei suoi privilegi (gradirei sapere quali) e della loro bassa produttività?

Quanti sanno che il mio contratto pone come limite massimo di impiego 17 ore continuative che in casi eccezionali possono arrivare a 19?

Con tali limiti come si può parlare ancora di aumento di produttività?

Quale categoria di lavoratori può fare tale turno?

Il mio contratto prevede 35 riposi a trimestre che fanno circa 11 giorni e mezzo al mese. Certo non sono gli otto o 10 al mese (week end) dei normali lavoratori, ma quando sono fuori per lavoro non ci sono 24 ore su 24. Se sono dall'altra parte del mondo e mia moglie o mio figlio si sente male pensate che io possa alzarmi uscire dall'ufficio e correre a casa?

Quanti sanno che ogni sei mesi, fino ad un giorno prima della pensione, devo fare un controllo per testare il mio livello di preparazione pratica e teorica al simulatore di volo?

Quanti sanno che se non lo passo non posso volare e che se non lo passo per due volte consecutive giustamente vengo licenziato?

Quante categorie di lavoratori al mondo si sottopongono (per legge) a questi controlli?

Quanti sanno che il numero di equipaggi per aeroplano che chiedeva Air France, i cui piloti si è sempre sbandierato ai quattro venti fanno più ore di volo di quelli Alitalia, era maggiore di quelli chiesti da CAI?

Air France veniva forse a fare beneficenza facendoci volare meno dei suoi piloti?

Come è possibile che Air France, pagando i suoi piloti circa il 30% in più di Alitalia, lo scorso anno è stata la compagnia aerea che ha fatto più utili al mondo?

Qualcuno, in questi giorni, ha mai parlato di quali voci del bilancio Alitalia sono le principali responsabili dei forti passivi e quindi di conseguenza quale la criticità nella quale intervenire in un eventuale piano di rilancio?

Pensate forse che i piloti, selezionati professionalmente e psicologicamente, per farsi carico della responsabilità della vita di centinaia di persone, fossero proprio così stolti capricciosi e viziati da voler affondare un patrimonio dell'Italia e degli italiani e soprattutto rischiare di perdere il proprio lavoro perché non volevano rinunciare a questi "famosi" privilegi di cui tanto si parla?

Pensate che con moglie (senza reddito) un figlio, uno in arrivo ed un mutuo da pagare per altri 16 anni mi possa permettere di dire no a tutta questa operazione della CAI solamente per un semplice capriccio?

Alla luce di queste domande, e ce ne sarebbero altre decine, lo slogan usato dai dipendenti e tanto strumentalizzato come segno di irresponsabilità "meglio falliti che in mano a 'sti banditi", è proprio così sbagliato o potrebbe avere un fondamento?

Forse se si prova a dare risposta a queste domande magari si esce fuori da questo tunnel cognitivo nel quale l'opinione pubblica e i media si sono infilati.

Roberto Giovannetti (Pilota Alitalia)

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12 ottobre 2008

Crisi dei mercati, una storia di formiche e cicale

In passato il risparmio finanziava attività concrete, aziende, produzione e posti di lavoro, oggi s?investe sul nulla, sull?andamento di un tasso d?interesse o sui debiti della gente

Prima c?era la Banca, il santuario deputato alla raccolta dei risparmi. Gli italiani, tradizionalmente risparmiosi, vi si recavano a depositare il prodotto delle piccole economie mensili, spesso intimoriti dal silenzioso lusso delle grandi sedi.

Mi riferisco al decennio a cavallo tra il ?75 e l?85, periodo in cui il sistema bancario svolgeva ancora prevalentemente la sana funzione di intermediazione, convogliando il risparmio raccolto verso le attività produttive di questo paese. Pochi gli strumenti messi a disposizione del risparmiatore: libretto di risparmio, titoli di stato, obbligazioni dei grandi enti; al massimo qualche ?pronti contro termine? per i clienti più facoltosi.

Insomma, un paradiso di certezze e di stabilità: il risparmio delle famiglie contribuiva alla crescita del sistema industriale finanziando le iniziative imprenditoriali, mentre la Banca d?Italia sorvegliava rigidamente sugli equilibri impedendo ogni forma di espansione territoriale. Vacche grasse per i banchieri, che prosperavano, al riparo da ogni concorrenza, nelle cristallizzate rendite di posizione e tempi d?oro per i bancari.

Quest?ultimi, avvantaggiati dalla ?scala mobile anomala? che gonfiava la busta paga, rappresentavano la categoria più invidiata; nessun budget da raggiungere, poco stress e poche le competenze professionali richieste, per lo più contabili-esecutive.

Prima c?era la Banca, poi giunse in Italia la concorrenza.
Nel 1975 la Banca d?Italia varò la sua politica di liberalizzazione. Con il terzo Piano Sportelli la rete distributiva del sistema bancario italiano si ampliò di oltre il 45% (tra il 1990 e il 1995). Non passò molto tempo che anche le banche straniere fecero il loro ingresso in Italia. Rapidamente la competizione divenne rovente. Nelle strutture centrali nacquero uffici specializzati nello studio e nella vendita di nuovi prodotti. Lentamente il marketing, termine ricorrente nell?industria, iniziò ad insinuarsi anche in banca. Era sul finire degli anni ?80 e ricordo ancora il mio amico Maurizio Buonomo, responsabile marketing dell?Associazione Bancaria Italiana, prodigarsi per fornire alle associate gli strumenti necessari ad affrontare il nuovo corso; seminari, convegni, pubblicazioni. Chi, come il sottoscritto, si occupava di comunicazione aziendale fu costretto a correre ai ripari progettando inediti interventi di formazione del personale (altra attività sconosciuta in banca): orientamento al cliente, psicologia di vendita, prodotti e servizi?. tutto all?ombra del grande guru americano Philip Kotler, pioniere del marketing sociale.

Un periodo denso di cambiamenti in cui anche il lessico utilizzato subì le sue trasformazioni: l?utente bancario divenne ?cliente?, mentre l?impiegato si trasformò in una ?risorsa umana?. Il lavoro svolto in termini di comunicazione, affinché la risorsa umana abbandonasse la tradizionale cultura della ?quadratura di cassa?, per assurgere al ruolo più nobile di facilitatore della soddisfazione dei bisogni del cliente, è testimoniato dai programmi di formazione che giacciono nei polverosi archivi delle banche.

La fidelizzazione del cliente era lo scopo autentico e sincero, ma il raggiungimento di questo traguardo era subordinato alla capacità dell?operatore bancario di individuare e dare soddisfazione ai bisogni concreti del suo interlocutore; la manipolazione dell?informazione, finalizzata alla vendita, era bandita dai nostri interventi.

E non solo per un atteggiamento etico, ma anche perché fermamente convinti che un cliente ?fregato? non sarebbe stato un cliente fedele. Oggi la storia è diversa. Il panorama dei prodotti è vasto e a volte sconosciuto all?operatore bancario che ne possiede solo una conoscenza superficiale. E? così che il risparmiatore si trova ad investire, direttamente o indirettamente, in futures, in financial futures, in currency futures, derivati, ecc. Cosa sono? Il cliente sa in cosa mette i suoi soldi? Si, certo? ci sono i prospetti informativi che vanno consegnati prima della firma del contratto, ma quanti hanno le competenze per comprendere le informazioni fornite? Ma la storia è diversa anche per l?atteggiamento delle banche.

Azionisti ossessionati dal guadagno, personale non sufficientemente formato, al limite del collasso psico-fisico per gli ambiziosi obiettivi di vendita che vengono assegnati. Risorse umane confuse tra pressioni, minacce e premi d?incentivazione. Ho assistito a corsi di formazione di Team Building in cui venivano proposte esperienze di fachirismo, stendersi sui vetri o camminare sul fuoco; ho visto gli occhi spiritati di chi accettava di cimentarsi in quelle attività estreme. Rari casi di formazione delle risorse umane? Probabilmente si, ma esiste anche questo.

Questa mattina ho ascoltato alla radio l?intervento di una dipendente di banca che manifestava la sua preoccupazione per l?incontro imminente con alcuni clienti: ?hanno perso tutto, adesso cosa gli dico??. Come farà a spiegare che li ha indotti ad investire su di una famiglia americana, economicamente malandata e priva di assistenza sanitaria? Una scommessa.

Negli anni la formica diventa cicala. Si, perché se in passato il risparmio finanziava attività concrete, aziende, produzione e posti di lavoro, oggi s?investe sul nulla, sull?andamento di un tasso d?interesse o sui debiti della gente; il private banking è ormai un?attività da ?sala bingo? in cui l?avidità detta le sue leggi. Regole peraltro condivise da tutti i giocatori: dal venditore che, pur di raggiungere il budget, camminerebbe sulle braci; dall?investitore che disprezza la sicurezza dei BOT per abbracciare l?effimera promessa di un guadagno maggiore. Chi è più mariuolo? Chi cerca un Rolex autentico ad un prezzo da bancarella o chi rifila la patacca?

Prima c'era la banca, poi la concorrenza ed infine la TV berlusconiana
Il Papa ha detto: ?I soldi scompaiono, solo la parola di Dio è solida?. Se sostituiamo la parola ?Dio? con ?etica dell?esistenza? e ?senso della realtà?, per una volta, sono d?accordo con lui. La formica diventa cicala quando è sistematicamente influenzata dai media che propongono modelli esistenziali riprovevoli, sia sul piano etico che su quello ?pratico?. Troppa passerella di gente insignificante, priva dello spessore e delle autentiche competenze legate al fare, al costruire. Troppi guadagni facili esibiti.

Riferendoci all?industria dell?intrattenimento, quanto costa alla Rai la realizzazione di una serie dell?Isola dei Famosi? Qualche milione di euro per esibire al grande pubblico il lati nevrotici di ex famosi in bancarotta o in cerca di una nuova visibilità; il vuoto, il nulla.

Tra un?isterica crisi di pianto e una discussione mediocre, irrompe la pubblicità che invita all?acquisto del SUV potente e aggressivo: compra oggi e paghi domani in comode rate. Si torna sull?Isola, corpi seminudi tenuti insieme da costose protesi al silicone, altre manifestazioni di primitività, altro spot pubblicitario in cui il faccione sorridente di Berlusconi promette ricchezza e libertà.

Pessimo intervento educativo, è così che la formica diventa cicala. La famiglia con un reddito da 2/3 mila euro al mese, una volta risparmiatrice e con i ?piedi per terra?, ora va in giro con il SUV e disprezza i BOT (non sono a la page); si crede benestante. La cicala moderna ha appoggiato il taglio dell?ICI anche per i ricchi, ma non è ricca. E? favorevole alla scuola privata pensando di rincorrere l?eccellenza, ma ignora che probabilmente finirà tra le mani incompetenti di qualche ?suorina?.

Senza il gettito ICI, Alemanno ha sospeso i finanziamenti ad alcune scuole professionali, parliamo di parrucchieri. Ora la cicala non sa come pagare le rate, è spaventata dalla crisi finanziaria, non ha nemmeno la possibilità d?imparare il mestiere di parrucchiere, e presto sarà confusa perché non saprà nemmeno in quale classe sociale riconoscersi. Ma niente paura, ci penseranno la Social Card di Tremonti, la sanità e la scuola per i poveri ad indicare il posto assegnato. Le borse crollano, Berlusconi compra una nuova villa sul lago, l?impiegata di banca non sa cosa dire ai suoi clienti. Forse e solo l?inizio, per giunta?

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05 ottobre 2008

Frati nuovo Rettore della Sapienza

Luigi Frati, già preside di Medicina all'università Sapienza di Roma, è il nuovo rettore dell'ateneo più grande d'Europa. Succede a Renato Guarini. Interpellato dall'Adnkronos Salute, il nuovo rettore commenta soddisfatto: "È andata...".

"Nello specifico - rende noto l'ufficio stampa della Sapienza di Roma - Frati ha ottenuto 2.220 preferenze, pari al 53 per cento dei voti. Alle sue spalle, con 1.133 consensi (27,15 per cento), Alberto Zuliani, professore di statistica presso la facoltà di Economia. 'Medaglia di bronzo' per Fabrizio Vestroni, preside di Ingegneria, che ha ottenuto 597 voti (14,3 per cento). Le schede schede bianche sono state in totale 143, pari al 3,4 per cento dei votanti.

Hanno votato complessivamente 6.171 elettori, pari al 61,8 per cento degli aventi diritto. I risultati elettorali dovranno ora essere certificati dalla Commissione elettorale centrale. Il nuovo rettore della Sapienza è nato a Siena il 10 aprile 1943. Agli inizi della sua carriera, Frati è stato assistente ordinario e professore incaricato alla facoltà di Medicina e scienze dell'università di Perugia, per poi passare alla facoltà di Farmacia e di Medicina e Chirurgia dell'università di Roma.

Professore ordinario di Patologia generale-medicina molecolare dal 1980 alla Sapienza di Roma, ha diretto il dipartimento di Medicina sperimentale dal 1985 al 1992. Preside della I facoltà di Medicina e Chirurgia dal 1990, il nuovo rettore, che guiderà il più grande ateneo d'Europa fino al 2012, ha ricoperto anche la carica di presidente della Conferenza dei presidi delle facoltà di Medicina e chirurgia, Biotecnologie mediche e Scienze motorie. Prorettore vicario della Sapienza dal 2005 e componente del Consiglio universitario nazionale dal 1979 al 1998. Dal 1993 al 1994 è stato vicepresidente della Commissione unica del farmaco, e dal 1994 al 1998 presidente del Consiglio superiore di sanità.

Tra le cariche ricoperte, anche quella di direttore del programma di biologia molecolare dei tumori del Consiglio nazionale delle ricerche, dal 1982 al 1994. Frati è anche autore di oltre 350 pubblicazioni su riviste internazionali, su argomenti di medicina molecolare e biotecnologie applicate al controllo del differenziamento e proliferazione cellulare, con particolare attenzione alle applicazioni cliniche in terapia antiblastica e alla medicina rigenerativa.

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03 ottobre 2008

La scuola pubblica, la scuola privata e i cittadini

Forse non sapete chi era Pietro Calamandrei. Noi vi consigliamo, in questo caso, la lettura di questo brano sulla scuola. Prima di cominciare però, sappiate che questo discorso non ha, come si dice nei film e nei romanzi, nessun riferimento a fatti o persone veramente esistite. E' un'ipotesi fantastica, un assurdo inventato per sostenere una tesi. Niente di vero...

Ci siano pure scuole di partito o scuole di chiesa. Ma lo Stato le deve sorvegliare, le deve regolare; le deve tenere nei loro limiti e deve riuscire a far meglio di loro. La scuola di Stato, insomma, deve essere una garanzia, perché non si scivoli in quello che sarebbe la fine della scuola e forse la fine della democrazia e della libertà, cioè nella scuola di partito.

Come si fa a istituire in un paese la scuola di partito? Si può fare in due modi. Uno è quello del totalitarismo aperto, confessato. Lo abbiamo esperimentato, ahimè. Credo che tutti qui ve ne ricordiate, quantunque molta gente non se ne ricordi più.

Lo abbiamo sperimentato sotto il fascismo. Tutte le scuole diventano scuole di Stato: la scuola privata non è più permessa, ma lo Stato diventa un partito e quindi tutte le scuole sono scuole di Stato, ma per questo sono anche scuole di partito. Ma c'è un'altra forma per arrivare a trasformare la scuola di Stato in scuola di partito o di setta. Il totalitarismo subdolo, indiretto, torpido, come certe polmoniti torpide che vengono senza febbre, ma che sono pericolosissime... Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l'aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura.

Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C'è una certa resistenza; in quelle scuole c'è sempre, perfino sotto il fascismo c'è stata. Allora, il partito dominante segue un'altra strada (è tutta un'ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private.

Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A "quelle" scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere.

Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d'occhio i cuochi di questa bassa cucina. L'operazione si fa in tre modi: ve l'ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico"

Piero Calamandrei - discorso pronunciato al III Congresso in difesa della Scuola nazionale a Roma l'11 febbraio 1950

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23 settembre 2008

Alitalia, Veltroni scrive a Berlusconi

Il testo della lettera inviata dal leader del Pd Walter Veltroni al presidente del Consiglio. Nella quale il segretario democratico illustra le sue proposte per uscire dalla crisi Alitalia.

Signor Presidente, la vicenda Alitalia rischia di giungere rapidamente ad un esito tragico. Le scrivo per rinnovare l'impegno del Partito Democratico a concorrere alla ricerca di una difficilissima soluzione positiva e per chiederLe di assumere immediatamente un'iniziativa volta ad uscire dalla paralisi che si è determinata dopo il ritiro dell'offerta di CAI.

Noi del Partito Democratico abbiamo formulato un giudizio di durissima critica alle scelte da Lei operate - sulle questione di Alitalia - prima nella stagione di governo 2001-2006, poi nel corso dell'ultima campagna elettorale. Oggi tutti lo possono vedere meglio: la soluzione AIR France era certamente più solida sul piano industriale e più efficace sul piano delle garanzie sociali. E aveva il merito di inserire, in maniera non subalterna, la compagnia di bandiera all'interno di una grande e consolidata realtà internazionale del trasporto aereo. Non ho dubbi circa il fatto che siano state proprio in quelle settimane le Sue scelte ad alimentare sproporzionate aspettative da parte di alcune delle organizzazioni sindacali.

Ma non Le scrivo per ribadire questi giudizi, purtroppo confermati dall'evoluzione degli eventi di queste ore. Le scrivo per avanzare tre proposte. Parto dal fatto che oggi tutti i protagonisti fondamentali avvertono l'urgenza di un fatto nuovo, ma nessuno sembra in grado o intende muoversi dalla posizione in ultimo assunta. Il governo - anche agendo tramite l'azionista - può e deve superare questo stallo. Convochi dunque le parti, immediatamente, e determini un fatto nuovo: senza accettare né veti né soluzioni preconfezionate. Di fronte all'incombere del fallimento, il governo non può dire di avere già fatto tutto quello che poteva, perché non è vero. Signor Presidente, il tempo è pochissimo. Troppo ne è stato sprecato da marzo ad oggi, fino ad arrivare al limite temporale delle possibilità di sopravvivenza dell'azienda. Tuttavia noi, senza sconti sulle responsabilità politiche di questi anni, faremo quanto è possibile per aiutare tutte le parti a modificare, almeno in parte, le proprie posizioni. Ma il governo deve favorire con una sua iniziativa urgente il riposizionamento di tutti gli attori.

Ci sono tre strade possibili:

1. La CAI faccia un passo in avanti verso le posizioni espresse dai sindacati, come le indubbie condizioni di vantaggio ad essa offerte dal decreto del governo consentono e richiedono.

2. Ci si attivi per riprendere i fili di quei negoziati con soggetti esteri, che, da soli o con CAI, potrebbero acquisire, rispondendo al bando tardivamente pubblicato dal commissario, un ruolo rilevante nella salvezza e nello sviluppo di Alitalia.

3. Il commissario, in rappresentanza di Alitalia, e su preciso mandato del Governo, concluda immediatamente e positivamente una intesa con tutti i sindacati consentendo così poi a CAI e/o a compagnie aeree straniere di acquisire Alitalia, garantendone la sopravvivenza.

Il nostro giudizio sulla vicenda della nostra compagnia nazionale è molto severo ma questo non ci impedisce di operare positivamente, come sempre, nell'interesse esclusivo del paese.
(23 settembre 2008)

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21 settembre 2008

Contenere gli attacchi ai medici

Un intervento autorevole perché la "spirale di parole" contro i medici, "inutilmente devastante", si fermi e si "ritrovi equilibrio e sobrietà, per consentire quindi il dialogo e la collaborazione"

Lo chiede Amedeo Bianco, presidente della Federazione degli Ordini dei medici (Fnomceo ), in una lettera inviata al ministro del Lavoro, salute e politiche sociali, Maurizio Sacconi, dopo le dichiarazioni di alcuni componenti del Governo - il ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi - in cui si usano parole forti contro i medici.

"A chi giova - si chiede Bianco - l'affermazione che sarebbe opportuno eseguire test antidroga sui chirurghi prima dell'ingresso in sala operatoria (sottosegretario Giovanardi) o pubblicare i curricula dei medici per consentire ai cittadini di capire 'se sono bravi, se sono macellai, quanti ne hanno ammazzati' (Brunetta)?". E il presidente dei camici bianchi italiani denuncia il "forte disagio dei medici", suscitato da queste dichiarazioni.

"Non mi sfugge il fatto che, nella moderna comunicazione, l'uso delle parole - dice Bianco - sia molto più disinvolto rispetto al recente passato, ma mi chiedo e le chiedo se ha dei limiti e dove è giusto posizionarli". "Come lei sa, la sicurezza delle cure - si legge nella lettera a Sacconi - è un tema straordinariamente sensibile nella mente e nei cuori di ciascuno di quei milioni di cittadini che ogni giorno approcciano, dalle procedure più semplici a quelle più complesse, il nostro sistema di cure, quello di cui lei porta onori e oneri".

E Bianco sottolinea che anche per i medici si tratta di una questione fondamentale. "Come avrà constatato, nessuno, ancorché insultato, si è sottratto al merito delle questioni, offrendo invece collaborazione per le soluzioni più appropriate ai problemi posti.

Ritengo però opportuno, e le chiedo fortemente, un autorevole intervento perché questa spirale di parole, inutilmente devastante, ritrovi equilibrio e sobrietà, per consentire quindi il dialogo e la collaborazione. La buona vita e la buona sanità, come lei giustamente dice, hanno bisogno anche di buone parole". Sull'argomento Bianco ha scritto una lettera anche alla presidente di Cittadinanzattiva, Maria Teresa Petrangolini - che era intervenuta a favore della proposta di Brunetta - ricordando che medici e cittadini sono dalla stessa parte.

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10 settembre 2008

Aria di fascismo, quanto c'è di vero?

Non si placa l'eco della dichiarazioni rilasciate da Alemanno in occasione della celebrazione dell'8 settembre su fascismo e leggi razziali. L'intervista a Claudio Lazzaro, autore di Nazirock, il film che documenta il clima all'interno degli ambienti più estremi della destra italiana

Gentile Claudio Lazzaro, lei è l?autore di un documentario sulle nuove forme di aggregazione dell?estrema destra giovanile, intitolato ?nazirock?, che ha avuto spesso problemi di proiezione per le minacce di violenza da parte di tali gruppi. In una sua recente intervista, però lei mette in guardia dal rischio costituito dalla ?latenza interna di fascismo ?, più che dai fascismi e dai nazismi folkloristici. Può approfondire meglio questo concetto?

La storia non si ripete nelle stesse identiche forme. Ci sono però elementi fondamentali del comportamento umano che tendono a riproporsi ciclicamente, anche se in forme apparentemente diverse. Quindi è improbabile che il fascismo o il nazismo come li abbiamo conosciuti tornino al potere, mentre è possibile e direi estremamente probabile che si ripresentino alla ribalta della storia in altre forme. Prendiamo in considerazione alcuni elementi costitutivi di un regime fascista. Limitazioni alla libertà d?informazione e al diritto di voto. Culto della personalità e manipolazione delle masse attraverso i mezzi d?informazione. Società divisa in gerarchie di matrice ereditaria o clientelare con scarse possibilità di miglioramento sociale per le classi subalterne. Amministrazione delle giustizia che favorisce i ceti dominanti. Impunità per i vertici dello Stato e della casta politica. Uso della violenza (anche se in modo indiretto, attraverso organizzazioni criminali e clandestine) per mantenere il controllo politico. Ecco, probabilmente sto dimenticando qualcosa, ma tutti questi elementi noi li troviamo oggi nella società italiana.

Umberto Galimberti scrive, nel suo ?La casa di psiche?, che, nella società della tecnica, la nostra società moderna, è inferiore chi non è adattato, quindi ?essere se stesso? e non rinunciare alla specificità della propria identità è una patologia. Chi si adatta però, e diventa uguale agli altri, perde l?anima, secondo il filosofo, e, noi vorremmo dire, scivola in uno stato primitivo dello spirito. Secondo lei è possibile un collegamento fra queste due cose ? E? possibile, in altri termini, che il pensare conformista sia ciò che spiana la strada per il fascismo interno?

Il conformismo è una componente delle società fasciste: è il conformismo di chi si sente rassicurato dall?esistenza di una regola, da un insieme di precetti e di slogan, del tipo ?Dio, Patria, Famiglia?, o quant?altro. Ma se guardiamo, nella storia dei fascismi, alle storie dei capi, vediamo che per loro è diverso: i capi spesso sono trasgressivi e devianti, i primi a non credere nei precetti che vanno sbandierando. Sono disadattati che riescono a diventare dominanti e a mantenere il loro dominio anche attraverso cinismi e ipocrisie. Continua su Vita di Donna Community

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04 settembre 2008

Osservatore inesatto sulla morte

"Il Centro ateneo di bioetica dissente dall'articolo pubblicato dall'Osservatore Romano, che contiene molte inesattezze e che rischia di confondere situazioni tra loro assolutamente differenti, come lo stato vegetativo e la morte cerebrale".

Lo spiega in una nota Adriano Pessina, direttore del centro di bioetica dell'università Cattolica. "Il Centro di ateneo di bioetica - precisa l'esperto - ribadisce che il criterio di accertamento della morte con parametri cerebrali (dell'intero cervello) è un paradigma scientifico che allo stato delle conoscenze attuali, se eseguito con scrupolo, ha la medesima plausibilità dei criteri di accertamento della morte con parametri cardio-polmonari ed è assolutamente compatibile con una visione personalistica dell'essere umano.

In particolare, il Centro sottolinea come la legge italiana sia di fatto tra le più rigorose attualmente esistenti", conclude Pessina.

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Un articolo non cambia la dottrina

"La posizione della Chiesa sui trapianti d'organi non cambia, rimane la stessa di quarant'anni fa secondo l'intuizione che fu di Pio XII". Dunque nessun cambiamento nel consenso della Chiesa ai trapianti.

E' quanto spiegano dal Pontificio consiglio per la pastorale della salute all'ADNKRONOS in merito all'editoriale, firmato da Lucetta Scaraffia, pubblicato dall'Osservatore romano sul problema della morte cerebrale e dei trapianti d'organi.

"Non è cambiato niente nella dottrina della Chiesa su questo punto - spiegano ancora dal 'ministero della salute' vaticano - certo la questione è delicata perché come si sa gli organi devono avere ancora dei segni di vita per essere espiantati".

Dunque quanto scritto da Scaraffia "è un'opinione personale, anche se è utile che un certo dibattito prosegua su questi temi, perché la scienza va avanti, ci sono dei progressi e si discute. Ma la posizione della Chiesa rimane la stessa di quarant'anni fa". In particolare viene sottolineata la visione di lungo periodo, l'intuizione di Pio XII che seppe vedere per tempo il problema e parlò di trapianti. Ancora, sottolineano dal dicastero vaticano, è noto che non conosciamo il "momento esatto della morte", abbiamo tutta una serie di elementi, ma non sappiamo quale sia il momento esatto. Tuttavia la questione non interferisce con la questione trapianti d'organi.

Il direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, ha spiegato che in effetti per quanto autorevole fosse l'autore, l'articolo del quotidiano della Santa Sede non costituiva un cambiamento della dottrina sulla questione dei trapianti d'organi. Ieri il Pontificio consiglio per la pastorale della salute spiega che i contenuti dell'articolo apparso nell'edizione di ieri dell'Osservatore costituiscono "un'opinione personale" dell'autrice.

E anzi in merito si richiama la posizione sul tema dei trapianti di Pio XII per testimoniare ulteriormente come la posizione della Chiesa sulla questione non sia cambiata nel corso degli ultimi decenni. Certo sul problema della definizione di ciò che può definirsi morte, in quali condizioni e secondo quali parametri medici e etici, la Santa Sede mantiene un'attenzione alta e richiama la massima attenzione da parte dei comitati di bioetica, ma sulla vicenda trapianti conferma la posizione già consolidata dal magistero.

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08 agosto 2008

Sicurezza a Roma: punire chi rovista nei cassonetti

Il sindaco Gianni Alemanno prepara l'ordinanza per punire chi rovista nei cassonetti della spazzatura. Poi frena "per ulteriori verifiche"

Con i nuovi poteri conferiti ai sindaci s'infiamma l'estro creativo dei primi cittadini d'Italia. Oscar Lancini, sindaco di Adro già dal 2006 premia con 500 euro i suoi vigili urbani per ogni clandestino fermato. Chissà qual è il compenso per la cattura di animali selvatici come la volpe, o se alla caccia possono partecipare anche i privati cittadini, così... tanto per arrotondare.

A Novara, dopo l'ordinanza del 25 luglio, la sosta notturna nei parchi è consentita a non più di due persone. Non vengono regolamentate le preferenze sessuali, etero o gay non ha importanza, ma niente ammucchiate. A Cittadella (Padova) è vietata la residenza a chi guadagna meno di 5.000 euro l'anno, così come a Biassono, Lazzate e Seregno.

L'elenco delle misure attuate, soprattutto nelle città del centro-nord, si allunga ora per ora. Vietato elemosinare ad Assisi, Venezia, Verona e Trieste. Come la prenderà il popolo cristiano, quello che va in chiesa la domenica e che deposita i 50 centesimi mondando la propria anima da ogni peccato? No ai lavavetri a Firenze e Trieste.

A Boltiere, in provincia di Bergamo, partiranno corsi destinati ai cittadini volenterosi che aspirano alla patente di "osservatori ausiliari civici". Ingegno e creatività al servizio del paese. Alcune iniziative di cui si potrebbe discutere, come a Padova la multa ai clienti delle prostitute, altre francamente dal sapore di inutilmente repressivo. Gianni Alemanno, sindaco di Roma, arma tutti i vigili urbani (non ce n'erano alcuni con precedenti penali?).

Ma l'apice della vena creativa viene raggiunto con il divieto di "raspare" nei cestini della spazzatura; attività che lasciata libera metterebbe a rischio la sicurezza cittadina. Sant'Egidio esprime perplessità pensando ai disperati che cercano cibo, il sindaco frena: "Ci siamo fermati per ulteriori verifiche, avviando un confronto con le organizzazioni dei volontari".

Magari non ne farà niente, ma solo per l'averci pensato meriterebbe un premio.

Spazzare lo sporco sotto il tappeto affinché tutto sembri pulito ed ordinato, in questo sono maestri.
Mauro David

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20 luglio 2008

Cassazione corretta su Englaro

Nel caso di Eluana Englaro "la Corte di Cassazione non ha in alcun modo travalicato il proprio specifico compito istituzionale di rispondere alla domanda di giustizia del cittadino, assicurando la corretta interpretazione della legge, nel cui quadro si collocano in modo primario i principi costituzionali e la Convenzione di Oviedo".

Lo afferma il suo primo presidente, Vincenzo Carbone. "Considerate le polemiche sul caso di Eluana Englaro sviluppate in questi giorni sulla stampa, la Corte di Cassazione, che si trova a Roma e non è una Corte di Milano come un quotidiano erroneamente ha riportato, ritiene opportuno precisare esordisce Carbone in una nota - che la sentenza numero 21748/07 sul caso in questione, che risale ormai all'ottobre del 2007, costituisce espressione della Corte di Cassazione nella sua funzione giurisdizionale.

La Corte
con tale pronuncia si è limitata ad affermare un principio di diritto sulla base della interpretazione costituzionalmente orientata della legislazione vigente". Carbone ricorda quindi che il principio affermato nella sentenza è il seguente: "... senza il consenso informato l'intervento del medico è, al di fuori dei casi di trattamento sanitario per legge obbligatorio o in cui ricorra uno stato di necessità, sicuramente illecito, anche quando è nell'interesse del paziente...

Il consenso informato ha come correlato la facoltà non solo di scegliere tra le diverse possibilità di trattamento medico, ma ... altresì di eventualmente rifiutare la terapia e di decidere consapevolmente di interromperla, in tutte le fasi della vita, anche in quella terminale... Nel consentire al trattamento medico o nel dissentire dalla prosecuzione dello stesso sulla persona dell'incapace, la rappresentanza del tutore è sottoposta a un duplice ordine di vincoli".

Su questa base, prosegue Carbone, il tutore "deve, innanzitutto, agire nell'esclusivo interesse dell'incapace; e, nella ricerca del 'best interest', deve decidere non 'al posto' dell'incapace né 'per' l'incapace, ma 'con' l'incapace: quindi, ricostruendo la presunta volontà del paziente incosciente, già adulto prima di cadere in tale stato, tenendo conto dei desideri da lui espressi prima della perdita della coscienza, ovvero inferendo quella volontà dalla sua personalità, dal suo stile di vita, dalle sue inclinazioni, dai suoi valori di riferimento e dalle sue convinzioni etiche, religiose, culturali e filosofiche".

"In applicazione di siffatto principio - conclude Carbone - la Corte d'appello di Milano, nella sua autonomia e valutando nel concreto le circostanze di fatto e le prove raccolte, ha deliberato che potessero essere sospesi alla Englaro i presìdi che tuttora ne prolungano il riconosciuto stato vegetativo permanente".

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29 giugno 2008

Colombo, Pardi, Flores d?Arcais: tutti in piazza contro le leggi-canaglia

Roma, 8 luglio, manifestazione in piazza Navona. Passaparola!
Care concittadine e cari concittadini, il governo Berlusconi sta facendo approvare una raffica di leggi-canaglia con cui distruggere il giornalismo, il diritto di cronaca e l?architrave della convivenza civile, la legge uguale per tutti.
Questo attacco senza precedenti ai principi della Costituzione impone a ogni democratico il dovere di scendere in piazza subito, prima che il vulnus alle istituzioni repubblicane diventi irreversibile.

Poiché il maggior partito di opposizione ancora non ha ottemperato al mandato degli elettori, tocca a noi cittadini auto-organizzarci. Contro le leggi-canaglia, in difesa del libero giornalismo e della legge eguale per tutti, ci diamo appuntamento a Roma l?8 luglio in piazza Navona alle 18, per testimoniare con la nostra opposizione ? morale, prima ancora che politica ? la nostra fedeltà alla Costituzione repubblicana nata dai valori della Resistenza antifascista.

Vi chiediamo l?impegno a ?farvi leader?, a mobilitare fin da oggi, con mail, telefonate, blog, tutti i democratici. La televisione di regime, ormai unificata e asservita, opererà la censura del silenzio.

I mass-media di questa manifestazione siete solo voi.

On Furio Colombo
Sen. Francesco Pardi
Paolo Flores D?Arcais

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27 giugno 2008

Fecondazione assistita, medico nega la prescrizione obbligatoria

Firenze, il medico di famiglia nega la certificazione obbligatoria per accedere al centro di fecondazione in vitro. Intervista al presidente dell'Ordine dei medici, dott. Antonio Panti

Desiderare un figlio, diventare padre, per un uomo infertile, può essere la esperienza più attesa, ma anche la più sofferta.

Quando, poi, alle difficoltà oggettive e alle basse probabilità di successo delle tecniche di fecondazione assistita, confermate dalle statistiche, si aggiunge il veto etico di un medico di famiglia alla certificazione obbligatoria per accedere al centro di fecondazione in vitro e, non di uno qualunque, ma di quello che ti ha in cura da venti anni, allora, la storia si tinge di grigio e la scena potrebbe farsi più cupa.

E? accaduto a Firenze, ad un uomo, infertile, per prostatite cronica e con alle spalle una recente e dolorosa esperienza di aborto spontaneo della moglie, dopo una inseminazione semplice. L?aspirante padre, si è ritrovato di fronte ad un rifiuto, dopo aver fatto richiesta al suo medico di famiglia di compilare il modello utile per certificare l?infertilità, ed obbligatorio per poter accedere alla fecondazione in vitro, presso la struttura ospedaliera della sua città L?uomo, protagonista della vicenda, aveva confidato, in un lungo colloquio, al suo medico di fiducia, il dolore provato per l?avvenuto aborto della moglie, ma anche la loro determinazione a proseguire con il programma di fecondazione in vitro. Da qui la necessità della certificazione.

La risposta è arrivata dopo pochi giorni, con una lettera. In cui il medico scrive: ?In merito all?ipotizzato ricorso a procedure di fecondazione, cui lei accederà nel prossimo mese, per mie recenti riflessioni e scelte personali, che non si riferiscono ai suoi problemi di salute, ho scelto di non effettuare prescrizioni in merito?; e prosegue: ?..Mi permetto di avvertirla perché possa rivolgersi per tempo ad altri colleghi?. Dopo l?incredulità e la delusione l?uomo decide che ?non ci sta?. Si arma di passione civile, brandisce la spada della tutela del diritto alla salute e si precipita a testimoniare la sua storia alle associazioni più note per la tutela dei cittadini infertili (Madre Provetta, Amica cicogna, l?Altra Cicogna, Luca Coscioni ed altre), a cui chiede un supporto morale e legale. Si reca, poi, all?Ufficio Relazioni con il Pubblico della Ausl di appartenenza e consegna un reclamo scritto contro il medico.

Decorso il termine di trenta giorni, riceve una lettera del presidente dell?Ordine dei medici di Firenze, Antonio Panti. Un veterano degli Ordini ed anche della deontologia medica, che nel frattempo, ha avuto notizia dei fatti ed ha ricevuto il carteggio tra il medico ed il paziente.

Ecco perché lo abbiamo intervistato per conoscere il suo punto di vista sulla vicenda.


MONICA SOLDANO
Vita di Donna Community

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24 giugno 2008

Calabria da commissariare

"Necessario e urgente commissariare l'assessorato alla sanità della Regione Calabria". Lo chiede al Governo il deputato del Pdl Angela Napoli rivolgendosi ai ministri del Lavoro, Salute e Politiche sociali, dell'Interno e della Giustizia.

La parlamentare scrive ai rappresentanti del Governo nel giorno in cui il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, riceverà la visita dei genitori delle tre vittime di malasanità in Calabria Federica Monteleone, Eva Ruscio e Andrea Bonanno. I procedimenti giudiziari e le indagini "risultano lente o ferme in tutti e quattro i casi" ricorda la componente della commissione Giustizia, e nonostante l'indagine della Comissione ministeriale abbia evidenziato "l'intervenuta violazione o la non corretta esecuzione dei doveri professionali" le aziende non hanno adottato - denuncia la Napoli - in alcun caso gli adempimenti previsti dal contratto collettivo nazionale del lavoro.

La parlamentare ricorda i punti di criticità rilevate nella relazione della Commissione ministeriale: "Il mancato controllo della regione sulla spesa sanitaria, la mancata approvazione del piano sanitario regionale, l'impunità di chi ha commesso errori e ha responsabilità accertate, la presenza in numerosi presidi ospedalieri di Pronto soccorsi disastrosi, pesanti condizioni igenico-sanitarie e problemi strutturali degli edifici, esorbitante spesa ai privati, dirigenti senza responsabilità.

Anche la Corte di Conti regionale nel marzo del 2008 ha bocciato la sanità calabrese - continua - sottolineando tra l'altro la sovraesposizione di finanziamento a fronte di indici di attività e prestazioni sottomedia, che evidenziano l'esigenza di interventi intesi a restituire alla Regione un livello di prestazioni ospedaliere capace di corrispondere a un più elevato indice di appropriatezza".

E poi emerge il dato che la Calabria ha investito in sanità una quota di Pil di molto superiore rispetto alle altre regioni (8,77 per cento Pil Calabria rispetto al -4,66 per cento Pil Lombardia).

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19 giugno 2008

Addio ai certificati inutili

Molte 'carte' cancellate o semplificate, addio a libretto sanitario in settore alimentare

Taglia anche sulla burocrazia, la manovra economica 2009-20011 varata ieri, in tempi da record, dal Governo. Saranno molte, infatti, le certificazioni di idoneità di lavoro e vaccinali cancellate. E diventerà più semplice anche ottenere il certificato di maternità, necessario per attestare l'astensione delle lavoratrici dal mese precedente al parto, che potrà essere rilasciato anche dal ginecologo di fiducia privato e non solo, come accaduto fino ad ora, da uno specialista del Servizio Sanitario nazionale.

Queste le novità:
LIBRETTO SANITARIO - Addio anche al libretto sanitario fino ad oggi richiesto al personale che si occupa di alimenti, dalla preparazione alla distribuzione. A questi lavoratori, comunque, bisognerà garantire un'adeguata preparazione igienico sanitaria prima dell'avvio dell'attività e aggiornamenti periodici. Sono cancellate, poi, le norme che prevedono la tessera sanitaria per le persone addette ai lavori domestici e alle visite mediche preventive per il lavoratore apprendista.

VACCINAZIONI - Per quanto riguarda le vaccinazioni non sarà più necessario presentare, quando si comincia la scuola dell'obbligo, la certificazione per le vaccinazioni antidifterica e antitetanica, antipoliomelitica e contro l'epatite virale B. Saranno i dirigenti scolastici a trasmettere all'azienda sanitaria locale, per la certificazione delle vaccinazioni, gli elenchi degli iscritti al primo anno delle scuole primarie e degli alunni iscritti per la prima volta.

CERTIFICATI - Tra i certificati cancellati quello di idoneità fisica per l'assunzione nel pubblico impiego o per l'ammissione al servizio civile nazionale. Ma anche quello di sana costituzione fisica, per ottenere, da parte di alcune categorie di dipendenti pubblici, di sovvenzioni in cambio della cessione del quinto della retribuzione. Ecco nel dettaglio tutti i certificati cancellati: Sana e robusta costituzione per l'iscrizione agli istituti magistrali e ai corsi per infermiere, per la presentazione della domanda di partecipazione a concorsi indetti dalla Corte dei conti, per ottenere l'abilitazione alle funzioni di ufficiale della riscossione.

Sana costituzione per i farmacisti; idoneità psico-fisica all'attività di maestro di sci; idoneità fisica al mestiere di fochino (che effettua il brillamento di mine con innesco elettrico e a fuoco); buona salute per la pratica sportiva non agonistica organizzata dagli istituti scolastici in attività para-scolastiche, ovvero organizzata dal Coni, da società sportive affiliate alle federazioni sportive nazionali, oppure dagli enti di promozione sportiva riconosciuti dal Coni. E ancora: idoneità fisica e psichica per la nomina a giudice onorario e a giudice onorario aggregato; idoneità fisica richiesta per il responsabile tecnico delle attività di riparazione dei veicoli e dei complessi di veicoli a motore.

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