Malati di cancro, occorrono trattamenti più "amici" della qualità della vita


Il tassello che ancora manca per poter offrire ai malati di cancro un set completo trattamenti mininvasivi più 'amici' della qualità  di vita.

A lanciare un appello agli oncologimedici è Umberto Veronesi, direttore scientifico dell'Istituto europeo di oncologia (Ieo) di Milano, intervenuto oggi nel capoluogo lombardo alla presentazione del progetto 'La forza e il sorriso' dedicato alle donne in trattamento antitumore.

Con la quadrantectomia, ricorda l'oncologo inventore della metodica 'salvaseno', "abbiamo tolto di mezzo la mutilazione chirurgica. Quindi abbiamo migliorato la radioterapia - aggiunge - ma non siamo ancora riusciti a convincere i nostri colleghi oncologi medici a essere meno aggressivi con la chemioterapia".

Eppure, lo scienziato è "sicuro che ci può essere una composizione di farmaci in grado di evitare traumi come la perdita dei capelli, che per una donnarappresenta una grave mutilazione. Penso che arriveremo al punto in cui, se non altro, le pazienti non perderanno più i capelli", puntualizza.

Secondo l'ex ministro della Sanità , tra le missioni della lotta al cancro c'è anche quella di "cancellare i simboli della malattia". Un traguardo verso il quale negli ultimi decenni è stata fatta già  molta strada, precisa. "So cos'era la mastectomia nel dopoguerra - ricorda - Non si trattava solo di asportare il seno malato, ma venivano tolti tutti i muscoli e i linfonodi ascellari, e a volte persino le ovaie e l'ipofisi.

La mutilazione era gravissima, la regola era dare alla paziente il massimo livello tollerabile di terapia. Un concetto che negli anni '70 abbiamo ribaltato, aprendo al minimo trattamento efficace". E una testimonianza dal passato arriva anche da Ada Burrone, ex malata e presidente dell'onlus Attivecomeprima che partecipa al progetto 'La forza e il sorriso'.

"Quarant'anni fa - racconta - al momento della dimissione i medici raccomandavano alla paziente di star su col morale, perché sarebbe guarita prima. Ma come potevano le donne, allora, guardare al futuro con ottimismo? Erano mutilate e sole, e così si nascondevano". Fino alla rivoluzione Veronesi, che "negli anni '70, da uomo prima ancora che da scienziato, diede una risposta nuova alle malate". 

Pagina pubblicata il 28 novembre 2007

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