Più soldi, più salute


Regione che vai salute che trovi. L'Italia del federalismo sanitario è anche l'Italia del federalismo della salute. E a farne le spese sono le Regioni meridionali, meno ricche e dove si concentrano i cittadini con minori disponibilità  economiche.

E' questa una delle conclusioni del 41esimo Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese, diffuso lo scorso venerdì. "Le condizioni socioeconomiche - rivela il documento - sembrano quindi confermarsi uno dei fattori più rilevanti nella determinazione della condizione di salute, e in effetti le Regioni che si collocano nelle prime classi della graduatoria che misura la positività  della situazione socio-economica occupano tendenzialmente posizioni elevate anche in quella dell'indicatore di salute".

In un quadro così caratterizzato, prosegue l'analisi del Censis, "l'assetto dell'offerta risulta evidentemente decisivo, e mostra ancora una volta una variazione in negativo passando dal Nord al Sud del Paese". Numeri alla mano, la vecchia dicotomia Nord-Sud, "in cui si descrive un meridione caratterizzato da una popolazione più giovane e quindi tendenzialmente più sana nonostante un livello di offerta meno soddisfacente, a fronte di un Centro-Nord in cui la variabile demografica pesa in modo decisivo, appare sostanzialmente superata".

Non solo, anche i livelli di offerta sembrano ricalcare quelli della situazione socioeconomica, "e non appaiono in grado di mitigare gli effetti della differenza delle condizioni sociali di partenza, creando una sorta di effetto di rinforzo, a ulteriore testimonianza dei problemi di equità  nell'accesso alle cure e nell'esercizio del diritto alla salute dei cittadini residenti nel meridione".

Dunque, nei fatti, a fronte "del rapido invecchiamento del Sud la significatività  della variabile demografica comincia a mostrare la corda, mentre acquistano peso altre determinanti legate ad esempio alla prevenzione, più diffusa al Nord, ed emerge il peso della crescente omologazione del meridione rispetto a stili di vita a rischio, e problemi di impatto ambientale fino ad oggi appannaggio delle aree settentrionali".  


Pagina pubblicata il 10 dicembre 2007

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