Tumori, interagire col paziente cura e riduce costi


Le parole 'giuste' fanno bene al medico e al malato che deve affrontare un tumore. Una buona comunicazione tra l'oncologo e il paziente, infatti, aiuta nella cura migliorando l'adesione alle terapie, riducendo i costi dell'assistenza e il contenzioso legale.

Ed è anche una buona 'terapia' per i medici che corrono meno rischi di 'burn out', la malattia da stress che colpisce i camici bianchi. Una conferma arriva da uno studio-pilota, realizzato in tre strutture d'eccellenza italiane, che ha registrato la soddisfazione dei pazienti per la capacità dei medici di comunicare e, al tempo stesso, lo scontento dei camici bianchi per la mancanza di formazione ad hoc sul tema.

La ricerca - che fa parte di un progetto sperimentale, con risvolti anche pratici, per il miglioramento del rapporto di cura - è stata presentata al convegno 'La buona comunicazione in oncologia, risorsa medico e malato', in corso all'Istituto Regina Elena di Roma e realizzato con il contributo di Sanofi-Aventis. Un risultato concreto del progetto è la pubblicazione di due 'guide alla comunicazione' (scaricabili gratuitamente dal sito www.medinews.it), una rivolta ai medici per focalizzare alcuni errori più frequenti e suggerire comportamenti da adottare, l'altra rivolta al paziente, per rassicurarlo sui dubbi più comuni e sulle situazioni di imbarazzo, sottolineando il suo diritto a essere informato. In programma anche un corso di formazione online per gli oncologi.

"L'obiettivo dell'incontro di oggi (ieri ndr) è stimolare una riflessione su quali devono essere le priorità del sistema e denunciare l'arretratezza del nostro Paese: in Italia, infatti, la comunicazione non fa ancora parte della preparazione professionale degli oncologi", spiegano i due presidenti del convegno, Francesco Cognetti, direttore dell'Oncologia medica A del Regina Elena, e Pierfranco Conte, responsabile del Dipartimento integrato di Oncologia ed ematologia dell'università di Modena-Reggio Emilia.

L'indagine presentata - "i cui dati sono da considerare assolutamente preliminari", precisa Cognetti - ha coinvolto tre istituti di eccellenza (l'Ifo Regina Elena di Roma, l'Istituto nazionale dei tumori di Milano e il Policlinico-universitario di Modena) e dimostra che circa il 60 per cento dei professionisti considera la propria formazione universitaria su questo tema poco adeguata (un ulteriore 10 per cento per nulla adeguata) e solo uno su tre ha avuto la possibilità di seguire corsi Ecm ad hoc. Le pazienti, invece - 103 donne con tumore mammario che hanno risposto a un questionario - hanno 'promosso' i medici per la loro capacità di comunicazione e ascolto.


Pagina pubblicata il 14 marzo 2008

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