Diagnosi di tumore polmonare troppo tardiva


"Oltre il 60% dei casi di tumore al polmone che scopriamo sono già in fase avanzata. E la colpa è in parte della mancanza di sintomi eclatanti, ma in parte anche di una organizzazione sanitaria eterogenea che spesso non consente, soprattutto al Sud, di avere una diagnosi veloce e certa".

Parola di Lucio Crinò, direttore dell'Oncologia medica dell'Azienda ospedaliera Santa Maria della Misericordia di Perugia, intervenuto al Congresso congiunto dell'European Cancer Organisation (Ecco) e della European Society for Medical Oncology (Esmo), in corso a Berlino, per presentare alcuni nuovi dati sulla terapia farmacologica di questo 'big killer'.

"La causa principale della malattia rimane, nell'80% dei casi, il fumo di sigaretta - ha ricordato Crinò incontrando i giornalisti italiani - benché si osservi un aumento anche fra i non fumatori. In totale, i casi di carcinoma polmonare registrati ogni anno in Italia sono circa 35 mila e dalle stime risulta che le morti siano circa 28-30 mila. Si tratta infatti di una malattia sostanzialmente ancora incurabile: in media, nel mondo, meno del 15% dei pazienti sopravvive dopo cinque anni dalla diagnosi e in Italia questa percentuale si attesta attorno al 10%. Si può affermare che i morti provocati dal tumore al polmone siano superiori a quelli causati dalle neoplasie della mammella, del colon-retto e della prostata, tutte insieme".

Numeri che spaventano e contro cui i passi avanti della scienza sono ancora oggi lenti. Ma con i farmaci biologici la sopravvivenza sta pian piano aumentando. Ricerche su uno di questi prodotti, il bevacizumab, sono state presentate da Crinò al congresso: i dati dello studio di fase IV 'Sail' sull'efficacia e la sicurezza dell'anticorpo monoclonale in associazione con chemioterapia, condotto su oltre 2 mila pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule avanzato (Nsclc) inclusi anziani, ipertesi e pazienti con metastasi cerebrali, dimostrano una sopravvivenza complessiva mediana di 14,6 mesi, con una percentuale di controllo della malattia superiore all'88% e una mediana di tempo alla progressione di 7,8 mesi.

Mentre i risultati preliminari dello studio 'Aries' confermano il profilo di sicurezza di bevacizumab in una popolazione simile, che rispecchia la situazione reale includendo pazienti non 'perfetti' come quelli arruolati nei trial di registrazione.

Donne e fumo


Pagina pubblicata il 23 settembre 2009

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