Rinnovo convenzione bloccata su società servizi


Ancora difficoltà per la trattativa sul rinnovo della convenzione di medicina generale. Riavviata ieri a Roma, con una seduta fiume alla Sisac con tutti i sindacati di categoria, si è di nuovo arenata.

Lo scoglio questa volta è il ruolo delle società o cooperative che offrono servizi ai medici: dai contratti di affitto per gli studi del personale all'uso di macchinari. La parte pubblica è contraria a ogni tipo di rapporto tra queste società e le Asl. La Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg), principale firmataria della Convenzione, vuole invece che le società abbiano possibilità di mantenere il loro attuale spazio.

E ha posto un netto rifiuto a siglare la convenzione con la nuova indicazione della Sisac. Sull'argomento la Sisac, dunque, consulterà il proprio coordinamento (tecnici regionali) prima di dare la sua risposta definitiva che potrebbe arrivare già domani, nella prossima riunione del tavolo di trattativa. "Si sono fatti passi importantissimi verso la firma", spiega all'ADNKRONOS SALUTE il segretario generale della Fimmg, Giacomo Milillo. Ma restano "un paio di punti" da risolvere. Oltre a qualche formalità il nodo sono le società di servizi "per le quali la Sisac vuole solo introdurre delle limitazioni e inibizioni, invece di lasciare loro lo spazio che già occupano in attesa di una revisione complessiva", denuncia Milillo.

Le Società e le cooperative si occupano, spiega Milillo "di fornire ai medici 'fattori di produzione': personale, sedi, attrezzature. Attraverso questo sistema si riesce a fare economie, a realizzare efficienza. E i medici ritengono che questo debba essere uno strumento da conservare mentre la parte pubblica tende ad emarginarli e a ridurli ad un rapporto tra medico e società cooperativa. Ovviamente - continua Milillo - non devono diventare soggetti contrattuali, perché si snaturerebbe lo stesso meccanismo della convenzione, non devono fare prestazioni sanitarie. Ma devono poter gestire fattori di produzione, come ad esempio il contratto d'affitto". Milillo non esclude che, nella prossima riunione alla Sisac, possa esserci la firma definitiva alla convenzione, "ma solo se si risolve questo problema. Senza una soluzione io non potrò firmare, come ho ben chiarito".

La firma della Fimmg è fondamentale ed anche sufficiente per la validità dell'accordo, vista l'ampia rappresentatività sindacale. Affianco alla Federazione, però, resta solo Intesa medica. "Lo Smi è piuttosto defilato - dice Milillo - mentre lo Snami mette i bastoni tra le ruote per cercare di impedire la firma a tutti i costi: un comportamento esclusivamente anti-Fimmg, non certo negli interessi della categoria".

Ma il presidente dello Snami, Mauro Martini, sottolinea la coerenza del sindacato, contrario sin dall'inizio al preaccordo, su cui si fonda il testo in discussione. "Manteniamo le nostre critiche - spiega Martini all'ADNKRONOS SALUTE - e firmeremo la convenzione che non ci piace solo perché non vogliamo essere esclusi dalle trattative decentrate.

Sisac non ci ha dato la possibilità di modificare il preaccordo, ma abbiamo partecipato volentieri alla riunione di ieri perché abbiamo messo nero su bianco alcune garanzie per i medici ovvero che: le forme associative complesse verranno fatte se ci sarà la condivisione dei medici; che i fondi incentivanti (segretaria, il pc) saranno tolti solo ai medici che faranno parte delle forme associative complesse e non a tutti quelli della regione".

Sulle società e cooperative Snami, infine, è in linea con la parte pubblica e denuncia possibili conflitti di interessi nella gestione di servizi per il medico da parte di medici. Sull'incontro di ieri il Sindacato medici italiani (Smi) sottolinea come "tutte le difficoltà di una preintesa rigida, più volte criticata, si presentino adesso, con la lettura dell'articolato", spiega il segretario nazionale Salvo Calì che non è orientato ad una firma - "probabilmente nemmeno tecnica" - del testo in discussione.

"Non decido io - spiega Calì - decide una organizzazione sindacale. Per questo abbiamo deciso che se si dovesse arrivare rapidamente alla firma noi convocheremo il Consiglio nazionale. E in quella sede decideremo il comportamento da assumere. Non escludo che non si firmi affatto".  


Pagina pubblicata il 26 maggio 2009

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