Voglia di cambiare lavoro per 1 infermiere su 2


Stress, turni massacranti, demotivazione. La vita in corsia può mettere a dura prova la resistenza degli infermieri, tanto che uno su due pensa - più o meno spesso - di gettare il camice alle ortiche e cambiare lavoro.

A 'fotografare' il malessere gli infermieri del Belpaese è lo studio europeo Next, condotto qualche anno fa su 77 mila operatori di 10 Paesi, fra cui l'Italia, che ha coinvolto infermieri del Nord, Centro e Sud. Lo ha ribadito ieri a Milano Giovanni Muttillo, presidente del Collegio Ipasvi Milano-Lodi (Infermieri professionali, assistenti sanitari e vigilatrici d'infanzia), intervenendo all'incontro 'Per una sanità più a misura d'uomo', organizzato da Fondazione Medtronic Italia.

Tra i motivi della 'disaffezione' degli operatori, gli esperti della Fondazione puntano il dito su tre 'nodi', in particolare: la qualità delle relazioni, gli stati d'animo sul lavoro e la gestione dello stress. Come uscire da questo gorgo, che rischia di riflettersi pesantemente non solo sulla vita degli operatori, ma anche sulla qualità dell'assistenza e sul rapporto con i malati? Secondo Marco Gattini Bernabò, presidente della Fondazione, la chiave è quella di favorire "innovazione e qualità del servizio", attraverso un nuovo approccio, battezzato 'virtHuman'.

Si tratta, in realtà, di un metodo per la gestione strategica del cambiamento, "che parte dalla valorizzazione del potenziale delle persone e delle 'squadre', generando consenso, motivazione, coinvolgimento e partecipazione", hanno spiegato gli esperti.

Non si tratta di paroloni: il metodo, già testato nella pubblica amministrazione, è stato esteso al mondo degli operatori sanitari, con l'idea che per salvaguardare la dignità dei malati occorra innanzitutto rispettare quella degli operatori che si occupano dei pazienti ogni giorno. 

Pagina pubblicata il 05 febbraio 2008

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