Dodici arresti per truffa al SSN


E' di 2,5 milioni di euro l'importo complessivo della truffa al SSN che la casa di cura Santa Rita di Milano avrebbe messo a segno a partire dal 2007. L'inchiesta dei pm milanesi, Tiziana Siciliano e Grazia Pradella, ha permesso di mettere in luce una serie di casi di truffa, rimborsi indebiti, ricoveri prolungati e operazioni chirurgiche definite inutili e avventate nei confronti di ignari pazienti.

Complessivamente sono 88 i casi di lesioni gravi e gravissime addebitate al personale della clinica Santa Rita, e 5 i casi di morte del paziente dopo operazioni giudicate "inspiegabili". Secondo l'accusa, il personale della casa di cura avrebbe falsificato le cartelle cliniche affermando la sussistenza di patologie e necessità terapeutiche allo scopo di chiedere alla Regione Lombardia e al Servizio sanitario nazionale un rimborso superiore a quello dovuto, per gli anni 2005 e 2006.

Diverse anomalie sono state evidenziate in alcuni reparti della struttura sanitaria (riabilitazione, oculistica, chirurgia toracica), con ricoveri molto superiori rispetto a quelli messi in atto in altre strutture. Sono in tutto 14 le persone arrestate questa mattina dai militari del Nucleo di Polizia tributaria della Guardia di Finanza di Milano, nell'ambito dell'ultima inchiesta-scandalo avviata della Procura cittadina sulla sanità.

Due gli indagati finiti in carcere: Pier Paolo Brega Massone, responsabile dell'Unità operativa di Chirurgia toracica, e Pietro Fabio Presicci, componente dell'equipe di Chirurgia toracica. Agli arresti domiciliari sono finiti in 12, tra i quali Paolo Francesco Pipitone, socio unico e legale rappresentante della casa di cura; Maurizio Sampietro, direttore sanitario fino al maggio 2007; Renato Scarponi, capo equipe presso l'Unità operativa di Ortopedia; Merlano Gianluca, vice direttore sanitario dal 2 novembre 2005 fino al maggio 2007; Mario Baldini e Paolo Regolo, entrambi responsabili d'equipe presso l'Unità operativa di Neurochirurgia.

L'inchiesta "è il risultato delle attente politiche di controllo di cui è dotata la Regione Lombardia e delle sinergie fra le Istituzioni" ha detto l'assessore regionale alla Sanità Luciano Bresciani. L'Asl di Milano, spiega l'assessore, "era già intervenuta lo scorso anno nominando una commissione d'inchiesta e sospendendo l'accreditamento col SSN per alcune attività del reparto di chirurgia toracica".

Adesso, prosegue, "attendiamo le valutazioni degli organi inquirenti. Gli sforzi di tutti sono concentrati per neutralizzare casi del genere. Il motivo per cui abbiamo costruito un sistema così avanzato di controlli è legato al fatto che degenerazioni simili possono capitare all'interno di un sistema sanitario complesso come quello lombardo". Di diverso avviso l'opposizione in Regione.

"Ancora una volta ci troviamo davanti a uno scandalo sanitario che coinvolge la nostra regione: questa è l'ennesima dimostrazione di come la sanità sia diventata merce di scambio. Non c'è un sistema di tutela della salute del cittadino" ha detto il vicepresidente del Consiglio della Regione Lombardia, ed esponente di Sinistra Democratica, Marco Cipriano. "E' chiaro - continua il consigliere - che occorre attendere l'esito delle indagini, ma in ogni caso è la Regione che deve fare un serio esame di coscienza".

Pagina pubblicata il 09 giugno 2008

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