Riposo da salvare


"Il Parlamento bocci il decreto legge che elimina per i medici ospedalieri il riposo di 11 ore ogni 24, e il tetto massimo di 48 ore settimanali".

A chiederlo è il segretario nazionale Fp Cgil medici, Massimo Cozza, che invita il ministro del Welfare Maurizio Sacconi a "ritirare almeno il comma 13 dell'articolo 41 del decreto legge 112", che ha avuto il via libera del Governo. "Ci auguriamo - sottolinea in una nota Cozza - che il decreto non faccia parte di un progetto complessivo di riduzione della sanità pubblica, che passa attraverso il taglio di 5 miliardi della spesa programmata, la sostituzione del diritto ai Livelli essenziali di assistenza con card compassionevoli, e soprattutto attraverso un annunciato federalismo che rischia di lasciare al loro destino le Regioni più povere". Il segretario della Cgil medici non risparmia critiche al nuovo esecutivo. "Prima - afferma - il Governo sottoscrive in sede di Consiglio europeo una direttiva che elimina dall'orario di lavoro il tempo inattivo delle guardie, adesso in Italia abolisce il diritto al riposo.

Due colpi consecutivi contro 120.000 dirigenti medici del Ssn, senza contratto da 30 mesi, e senza rivalutazione della indennità di esclusività da 8 anni. Il ministro Sacconi in risposta al nostro primo allarme europeo ha detto che i medici italiani devono stare tranquilli perché la direttiva non sarà applicata nel nostro Paese, non spiegando allora perché il Governo italiano nulla ha eccepito". In difesa dei camici bianchi e "di tutti i cittadini", Cozza si rivolge quindi al Parlamento.

"Ci appelliamo ai deputati e ai senatori che credono realmente nella qualità della sanità per i cittadini e per i medici, considerando che per la letteratura scientifica internazionale già dopo 12 ore la stanchezza influisce negativamente sulle prestazioni mediche, con un conseguente aumento degli errori sanitari. Sia chiaro a tutti - conclude - che non rinunceremo ai diritti dei medici e alla qualità delle prestazioni della sanità pubblica in cambio di un aumento contrattuale, già dovuto e che neanche recupera il potere di acquisto delle nostre retribuzioni rispetto all'inflazione". 



Pagina pubblicata il 26 giugno 2008

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