La difensiva rovina i rapporti


La medicina difensiva, che spinge il medico a prescrivere farmaci ed esami senza reali necessità per proteggersi 'le spalle' da eventuali denunce, nasce "per lo sfarinamento del rapporto tra pazienti e camici bianchi".

Lo afferma il sottosegretario al Welfare Ferruccio Fazio, ieri mattina a Roma alla presentazione dello studio 'Medici in difesa, prima ricerca del fenomeno in Italia: numeri e conseguenze', condotta per conto dell'Ordine dei medici della Provincia di Roma su 800 camici bianchi. "La medicina difensiva - osserva il sottosegretario che è anche professore di medicina nucleare - non è un problema minore della sanità.

Come testimoniano anche i recenti dati dell'Ania, l'associazione che raggruppa le compagnie assicurative, secondo cui dalle 17 mila denunce dei medici nel 1996 si è passati alle 28 mila del 2006, con un +66%". Secondo Fazio, inoltre, le conseguenze negative di questo crescente atteggiamento di sfiducia tra camici bianchi e cittadini danneggia in primis questi ultimi. "Sono i pazienti - spiega - a dover fare i conti con un eccesso di esami, che nel caso di raggi X e Tac non sono sempre senza conseguenze, almeno in prospettiva futura.

E sono sempre i malati a dover pagare più ticket, subire l'allungamento delle liste d'attesa, dover essere ricoverati anche quando non necessario o vedersi prescrivere farmaci non indispensabili. Infine, i rimborsi - ricorda - anche quando si è dalla parte del giusto restano rari (solo il 31%) e lenti".

Per i medici il clima da fronti contrapposti che sfocia nella medicina difensiva si traduce, rileva il sottosegretario, "in maggiore ansia e nella perdita del rapporto di fiducia con il paziente. Proprio laddove invece si dovrebbe recuperare l'umanizzazione della medicina". Infine i costi. Fazio ribadisce i numeri da legge finanziaria delle stime sull'impatto della medicina difensiva sui conti del Servizio sanitario nazionale. "Cioè tra i 12 e i 20 miliardi circa l'anno".

Pagina pubblicata il 24 settembre 2008

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