Un patto per la medicina generale


Questa, in sintesi, la proposta del ministro del Welfare nel suo intervento al Congresso nazionale della Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg).
Un patto per la medicina di famiglia, in grado di 'ridisegnare' la sanità territoriale e superare alcuni ostacoli, in particolare la centralità degli ospedali, che impediscono lo sviluppo di un sistema di cure primarie efficaci e che sono antieconomici.

Questa, in sintesi, la proposta del ministro del Welfare Maurizio Sacconi nel suo intervento al Congresso nazionale della Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg) di Villasimius, di fronte alla platea di medici di famiglia che chiedeva impegno per una rapida soluzione della trattativa della medicina convenzionata, da tre anni senza contratto.

Ai medici che, oltre alle richieste concrete, puntano su una riforma del sistema delle cure primarie basata su una reale centralità del medico di famiglia, Sacconi ha assicurato l'impegno per la realizzazione di una 'cabina di regia' per attuare il cambiamento.

Ma ha li ha anche riassicurati su richieste concrete, per esempio sulla necessità di rivedere il compenso oggi basato sulla quota capitaria, e sull'abolizione dell'Irap che oggi i professionisti devono pagare. "Vogliamo accompagnare la convenzione - ha spiegato Sacconi - con un rilevante patto tra Stato, Regioni e associazioni, di medio lungo termine. Un patto che stabilisca il percorso della transizione dai vecchi ai nuovi modelli organizzativi".

Per Sacconi "questo congresso dei medici di famiglia rappresenta realmente una svolta. Noi ci impegniamo a favorire questo cambiamento, perché crediamo in nuovi modelli organizzativi già concretamente avviati in alcune regioni, che danno valore ai servizi territoriali, alla presa in carico della persone, favoriti anche dall'uso delle tecnologie della comunicazione".

Pagina pubblicata il 09 ottobre 2008

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