Medici non saranno poliziotti


"Al medico non verrà imposto assolutamente di fare l'ufficiale di Polizia. Si chiederà soltanto ai servizi di accettazione dei reparti ospedalieri di verificare, come avviene per i cittadini italiani, la sussistenza dei documenti di ogni paziente.

E per documenti si intende la tessera sanitaria". Lo afferma il sottosegretario al Welfare Francesca Martini, intervenendo nel dibattito sull'emendamento al pacchetto sicurezza licenziato nei giorni scorsi al Senato, che prevede per i medici l'obbligo di segnalare i pazienti stranieri irregolari a cui hanno prestato assistenza. A margine della cerimonia di assegnazione dei premi 'Aila Progetto donna 2008', ieri a Roma, Martini precisa che "si dovrà decidere come sarà sostanziato questo tipo di approccio. Si deve tenere conto, comunque, che solitamente i clandestini arrivano al servizio di emergenza-urgenza di solito dopo un trauma e non per una patologia diffusiva come ad esempio la tubercolosi.

I pronto soccorso sono utilizzati oggi come servizio di frontiera, invece dovrebbero essere dedicati ai reali bisogni di emergenza-urgenza. La cosa importante, in presenza di un clandestino, è che venga segnalato che non esiste tessera sanitaria. Chiediamo più rigore e che tutti i cittadini siano uguali di fronte alla legge.

Ma non sarà il medico a segnalare il clandestino alle autorità. Questo è un problema molto sentito dagli italiani e fare buona sanità significa rispettare i diritti di tutti". Per il sottosegretario, "non si capisce perché se arriva un italiano con una ferita d'arma da fuoco si debba chiamare la forza dell'Ordine, mentre il clandestino possa essere mandato a casa.

Sono temi che vanno al di là della competenza medica ed entrano nelle politiche di sicurezza, interessando i diritti di tutti i cittadini. Fare emergere le sacche di illegalità - conclude - è un dovere delle Istituzioni".



Pagina pubblicata il 24 novembre 2008

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