Il bollino blu dei centri emofilia italiani


Un 'bollino blu' ai centri italiani dedicati ai malati di emofilia e simili disturbi della coagulazione - circa 6 mila pazienti nel nostro Paese - per migliorare la qualità di diagnosi, terapie e riabilitazione e renderla omogenea da Nord a Sud.

Obiettivo finale: eliminare i casi di "pendolarismo della salute" che ancora si contano lungo la Penisola, nonostante standard di assistenza "molto elevati in tutto il territorio nazionale", assicurano gli esperti.

Il progetto, promosso dalla Associazione italiana centri emofilia (Aice), si chiama 'Improve Aice' ed è stato presentato ieri a Milano a in un incontro promosso dalla Fondazione Angelo Bianchi Bonomi. Dal 2010 tutti i centri anti-emofilia italiani (50 strutture diverse per dimensioni e servizi offerti) potranno aderire su base volontaria a un processo di accreditamento 'fra pari'. Un gruppo di medici valutatori formati per l'occasione entrerà cioè nei centri e verificherà il rispetto di particolari standard assistenziali: speciali linee guida raccolte in un manuale già redatto, che sarà validato in 6 centri pilota di cui due a Torino, uno a Padova, uno a Bologna, uno a Sassari e uno a Palermo.

Questa fase sperimentale del progetto è iniziata, secondo un modello ad hoc seguito in passato dalla Società italiana di medicina interna-Simi. "Fui io a idearlo quando ero presidente della Simi", ricorda Pier Mannuccio Mannucci, direttore del Dipartimento di Medicina e dermatologia della Fondazione Policlinico di Milano, convinto che "tutte le società scientifiche dovrebbero sostenere iniziative a vantaggio della qualità" uniforme nell'assistenza ai pazienti.

Negli ospedali-aziende, "dove è un fatto che la politica abbia un peso nella scelte manageriali - riflette l'esperto - noi medici ci lamentiamo spesso di non essere sufficientemente coinvolti nelle decisioni tecniche, più che in quelle amministrative.

Ma se vogliamo autorità e autorevolezza dobbiamo anche dimostrare responsabilità e responsabilizzazione". Da qui il senso di una valutazione fatta 'da medico a medico', in cui i camici bianchi "si mettono in gioco in prima persona per il bene dei loro pazienti".



Pagina pubblicata il 16 aprile 2009

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