MMG non responsabili dell'assenteismo


Non è pensabile che si risolva la questione dell'assenteismo inasprendo le responsabilità penali dei medici di famiglia. Anche perché nella maggioranza dei casi il medico certifica brevi assenze dal lavoro sulla base di sintomi, non di malattie comprovate da riscontri obiettivi. 

E' la posizione di Mauro Martini, presidente nazionale dello Snami (Sindacato nazionale autonomo medici italiani), riguardo le misure e le sanzioni amministrative e penali previste dal decreto legislativo Brunetta per i medici che fanno certificati di malattia falsi. Una posizione in linea con quella assunta nei giorni scorsi dal presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo), Amedeo Bianco.

"L'assistito che entra in ambulatorio - spiega in una nota Martini - dice 'ho mal di testa', e il medico non ha modo di stabilire se è vero o meno. A quel punto il paziente potrebbe soffrire di un disturbo tensivo o di un tumore cerebrale e la diagnosi si avrebbe soltanto nel momento in cui si stabilisse la causa. Il che richiederebbe indagini strumentali, il ricorso alle strutture specialistiche e soprattutto tempo.

La buona pratica richiede la cosiddetta attesa vigile: se il disturbo si risolve rapidamente, non servono ulteriori approfondimenti". Per lo Snami, "l'idea che il medico di famiglia possa autoritariamente contestare al paziente che lui avverte realmente quei sintomi rientra nella logica di un rapporto paternalistico che ormai non esiste più, e cercare di restauralo può solo incrinare la fiducia che si crea tra camice bianco e assistito. Sarebbe più logico e utile - sottolinea Martini - che si affidasse ai cittadini stessi la responsabilità dei brevissimi periodi di indisposizione, per esempio fino a tre giorni. Una proposta che lo Snami ha fatto in tempi non sospetti e che mantiene tutta la sua razionalità, anche economica".

Da parte del numero uno dello Snami nessuno sconto per chi agisce in modo disonesto, ma no a 'sparare nel mucchio' sulla categoria dei camici bianchi. "Chi attesta una diagnosi falsa - precisa Martini - incorre nel reato di falso ideologico, già ampiamente perseguibile.

Fare come se oggi esistessero chissà quali comportamenti illeciti e diffusi serve soltanto a criminalizzare una categoria". Lo Snami chiede dunque di incontrare quanto prima gli organismi competenti su questa materia. "L'obiettivo è quello di formare un tavolo tecnico e di portare il proprio fattivo contributo nel merito. Con la massima disponibilità, ma nella massima chiarezza". 



Pagina pubblicata il 14 giugno 2009

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