Invalidità, in attesa della pensione si può anche morire

Viene presentato oggi a Roma, da Cittadinanzattiva, il Rapporto Nazionale sull'Invalidità Civile e la Burocrazia.

Il rapporto segnala, come accade in moltissime occasioni, che il cittadino che richiede il riconoscimento di una condizione di invalidità si scontra con un percorso ostile, dove spesso è difficile comprendere esattamente cosa fare, e dove l'invalido si deve armare di una pazienza a volte infinita per le attese che la burocrazia impone.

Sarebbe sufficiente citare il fatto che, per legge, servirebbero 120 giorni per vedersi riconosciuta l'invalidità, se ne esistono i presupposti, mentre l'attesa reale media è di circa un anno cioè tre volte in più di quanto la legge preveda. E non è escluso che la prima erogazione arrivi dopo al decesso dell'interessato.

Si potrebbe passare ad esaminare i tempi di attesa per avere la prima visita o esame da parte degli uffici, che erano di sei mesi nel 2011 e sono passati a otto nel 2012.

Si potrebbe, come cita il rapporto, parlare dello spreco che questa lentezza provoca con 24 milioni di euro spesi in più per i ritardi secondo la Corte dei Conti.

Parlare anche del ridicolo clamore mediatico, secondo me, della caccia ai falsi invalidi, che vanno sicuramente scovati anche per colpire le reti di complicità che sono alle loro spalle.

Ma secondo il rapporto della Guardia di Finanza del 2012, sono circa lo 0.4% del totale degli invalidi e che, con tutta la gran cassa mediatica che accompagna la loro individuazione, fanno si, tra l'altro, che ci sia una diffusa convinzione che la maggioranza degli invalidi siano dei truffatori dello Stato.

Si potrebbe allora chiedere allo Stato quanti e quali provvedimenti siano stati presi (se sono stati presi) nei confronti di quei funzionari Inps e Asl che hanno concesso indebitamente quelle indennità false.

Si potrebbe ricordare che il "labirinto burocratico" è affrontato da persone che già di per sé sono "fragili" che in alcuni casi stanno lottando per sopravvivere a qualche tumore o qualche malattia neurologica invalidante.

Si potrebbe altresì dire che anche questo settore della Sanità è stato oggetto di tagli indecorosi del personale, mai sostituito, di quella macelleria sociale che ha ridotto al lumicino la gente che lavora negli uffici invalidi e dove, (esperienza personale), accade che la persona che ti informa quando chiedi qualche delucidazione, sia un guardia della vigilanza che merita tutto il nostro plauso per darsi da fare per aiutare, ma che non è certamente la persona che dovrebbe fornire indicazioni al cittadino.

Siamo quindi di fronte ad un servizio deficitario, burocratizzato, lento, costoso che avrebbe bisogno di interventi che rendano meno ferruginoso il servizio e facilitino il percorso necessario a raggiungere il riconoscimento dell'invalidità.

Per questo Cittadinanzattiva fa alcune proposte che vanno dalla sburocratizzazione delle pratiche alla approvazione di un decreto in cui si stabilisca che il diritto vada legato al reddito del richiedente, ed inoltre propone di fare una battaglia che renda inaccettabile la presunzione dello Stato che, come spiega Tonino Aceti, responsabile del Coordinamento nazionale delle associazioni dei malati cronici, "per contenere la spesa assistenziale, si neghi al cittadino il diritto costituzionale alla invalidità civile", aumentando a dismisura i passaggi accertativi, o rivedendo al ribasso "i criteri reddituali e sanitari per l'assegnazione delle indennità, e al contrario non si semplifichi l'attuale iter amministrativo".

Da parte mia, con il vostro permesso io vorrei capire qual'è la logica per cui un malato cronico di diabete o di insufficienza renale, debba ogni anno passare qualche ora o giorno per rinnovare il suo diritto ad avere, nel caso del diabete ad esempio, i presidi sanitari, siringhe e insulina, come se ci fosse, parlando da un punto di vista medico, alcuna possibilità di guarire da una patologia cronica come il diabete e molte altre.

Antonio Luzi

26 giugno 2013

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