Il prurito vulvare


Lichen sclerosus

Lichen planus

Lichen simplex cronico

Dermatite da contatto

Infezioni vulvovaginali: la candidiasi

Terapia del prurito

Il prurito vulvare

Il prurito riguarda solo la cute e le mucose, e può essere dovuto sia a cause locali che a cause generali.

Le cause generali  (insufficienza renale cronica, ipertiroidismo, linfoma di Hodgkin, per citarne alcune) in genere provocano prurito anche in altri distretti del corpo.

Le cause locali possono essere radunate sotto il nome di dermatosi, non sono tumori, e vanno distinte per eseguire correttamente la terapia.

Lichen sclerosus

Le donne affette da questa malattia a volte aspettano anni per avere la diagnosi. Malattia dermatologica per eccellenza, non abbastanza conosciuta dai ginecologi, viene spesso curata come una candidosi recidivante molto a lungo. Nel 15,20 % dei casi ci sono lesioni extra genitali e può colpire anche gli uomini, anche se più raramente.

Colpisce donne di tutte le età, ma la maggioranza dei casi riguardano bambine e donne in età post menopausale, in cui la mancanza di attività estrogenica evidentemente non offre protezione.

E' con ogni probabilità legata a una patologia autoimmune (gli anticorpi del corpo invece di dirigersi contro agenti esterni attaccano i tessuti del proprio corpo), anche se di natura non chiara e si associa ad altre malattie con una genesi simile.

Il sintomo fondamentale è un intenso prurito, e con il tempo, se non trattata,  provoca una stenosi dell'ostio vaginale, placche bianche sulla vulva, sparizione dei genitali esterni, e difficoltà ad avere rapporti sessuali.

L'esame istologico, a meno che non ci siano lesioni sospette per tumore, non è necessario per la diagnosi.

E' la dermatosi più frequente e risponde bene al cortisone. La terapia viene fatta all'inizio con applicazioni frequenti, che vengono progressivamente rallentate, fino a fare spesso una terapia di mantenimento una volta alla settimana.

La malattia tende a recidivare, e controlli regolari sono necessari anche perché aumenta un poco il rischio di sviluppare nel tempo (10 anni) un tumore della vulva. In caso di dubbio potrà essere utile fare una biopsia.

Lichen planus

Il liche planus è una dermatosi infiammatoria mucocutanea di origine autoimmune a decorso cronico. Ci possono essere lesioni cutanee a carico di polsi, avambracci, gomiti, fianchi, sacro, alla superficie estensoria delle gambe, e lesioni della mucosa orale.

Si manifesta con papule a contorno poligonale, lucenti, lilla o rossastre, che tendono a confluire in placche o strie (tela di ragno).

Poiché provoca prurito, e il prurito provoca il grattamento, possono comparire delle placche desquamanti, simili nel tempo al lichen sclerosus, ma provocate dal grattamento, e quindi secondarie. Le donne affette da questa malattia hanno prurito, dolore ai rapporti, e spesso sanguinamento dopo l'atto sessuale.

Quando si accompagna alla gengivite si chiama "sindrome vulvo vaginale gengivale". Anche qui l'uso del cortisone può risolvere il quadro, con tempi e modi da stabilire a seconda del quadro.

Lichen simplex cronico

Dermatosi piuttosto comune, è una malattia che insorge in una cute normale dopo stimoli inadeguati che provocano prurito, e quindi grattamento. Calore, sudore, biancheria sintetica, detergenti aggressivi, sono tutti stimoli che possono innescare un circolo vizioso prurito, grattamento, prurito.

Se il processo non viene interrotto anche qui l'esito finale sarà una lichenificazione secondaria. Il tentativo di fare una diagnosi si basa soprattutto su una paziente indagine per eliminare la causa scatenante, e il cortisone topico viene usato per interrompere il circolo vizioso.

Dermatite da contatto

Questa patologia rientra nel campo delle allergie, o delle sensibilizzazioni a antigeni scatenanti. Prodotti per l'igiene intima, assorbenti, profilattici, biancheria sintetica possono provocare una reazione pruriginosa, in particolare presso le donne che portano assorbenti a lungo, anche per incontinenza urinaria in età post menopausale.

Anche qui bisogna pazientemente cercare di capire se c'è qualcosa che potrebbe aver scatenato l'allergia, usare del cortisone, togliere l'imputato e vedere se passa.

Infezioni vulvovaginali: la candidiasi

La candidiasi è un'infezione causata da un micete che si chiama Candida Albicans, o da altre Candide meno frequenti.

La Candida è presente in vagina, nell'intestino, e a volte anche in altri distretti,  come opportunista, come commensale, senza che ci siano sintomi. L'infezione conclamata è legata a uno squilibrio delle forze presenti. Può essere una terapia antibiotica, che elimina i suoi nemici naturali, da un eccesso di assunzione di zuccheri (ma anche la pizza si trasforma in zucchero, già in bocca...), da indumenti sintetici o troppo stretti, o da altri momentanei squilibri della flora o da immunodepressione.

Il prurito non è obbligatorio, anche se nella forma conclamata è quasi sempre presente, le perdite sono caseose, sia liquide che solide, a volte con una colorazione verdastra.

Può essere ricorrente, presentarsi più volte durante l'anno,e allora le perdite e il prurito sono meno frequenti, sostituite da bruciore e difficoltà ad avere rapporti. In questo caso la diagnosi con la vulvodinia (bruciore cronico della vulva) è particolarmente difficile, e a volte si risolve solo con tentativi di terapia antimicotica orale per valutare la possibile diagnosi.

Oltretutto la candidosi recidivante sembra poter essere una dermatite allergico irritativa conseguente a una iperreattività personale, e può essere una causa scatenante della vulvodinia.

Insomma un quadro spesso non chiaro, in cui la coltura non è obbligatoria quanto l'attenta valutazione dei sintomi e dell'obbiettività. Ovviamente ingrediente fondamentale è la preparazione e la pazienza del medico, nonchè la pazienza della donna.

Terapia del prurito

E' necessario sedare il prurito, ripristinare la superficie della vulva, e rispettare alcune norme. Usare biancheria intima di cotone bianco, non usare indumenti stretti (no jeans !! oltretutto la cucitura centrale può essere dannosa..), usare solo assorbenti in cotone (si trovano in farmacia), potendo niente collant, detergenti intimi a pH neutro, niente shampoo, e nei momenti proprio acuti asciugarsi con il phon dopo il bidet, e non con l'asciugamano.

Il cortisonico andrà scelto dal medico, ma siccome spesso si deve usare per lungo tempo e non bisogna esagerare è utile sapere che esiste una "unità polpastrello", in inglese fingertip unit, che corrisponde alla quantità che ricopre il polpastrello del dito indice di un adulto.

Questa dose è sufficiente per trattare un'area ampia quanto due palmi della mano, dita comprese, di un adulto. Su questa base è stato calcolato che un tubo da 30 grammi dovrebbe bastare per 12 settimane di uso quotidiano.

Ricordiamo anche che possono essere molto utili creme emollienti e idratanti, perché il cortisonico tende a seccare la pelle, e quindi queste terapie possono essere complesse, lunghe, e richiedono una certa esperienza da parte del medico che le effettua.

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15 marzo 2014

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