Ru486, Cota impazza, le donne in piazza
L'autodeterminazione delle donne è salute pubblica. Autodeterminazione è libertà
Sabato 29 ottobre si è svolta a Torino una manifestazione congiunta che ha visto coinvolte donne e associazioni femminili di 4 regioni: Piemonte, Lombardia, Lazio e Veneto.
Tutte con l'obiettivo di incontrarsi per rispondere agli attacchi che, su vari livelli, hanno coinvolto la legge 194 che regola l'interruzione volontaria di gravidanza e la libertà di autodeterminazione delle donne.
In particolare la protesta riguarda il Patto per la Vita che il presidente della regione Piemonte Cota ha firmato con le associazioni pro-life (anti-abortiste) e la delibera che consente alle associazioni anti-abortiste di entrare nei consultori e interferire con la libera scelta delle donne.
Secondo la Casa delle Donne di Torino il rischio che si profila, se la delibera Cota diventa esecutiva, è quello che "i consultori e gli ospedali, da luoghi laici, pubblici, volti alla tutela della salute, diverranno uno spazio aperto alla predica e alla propaganda, dove negare, di fatto, la libertà di scelta delle donne, anche a danno della loro stessa integrità psico-fisica."
Ferdinanda Vigliani, rappresentante della Casa delle Donne sostiene che "non è vero che le donne non sono per la vita: siamo noi a curarla, proteggerla e renderla possibile in tutto il mondo e il mondo in cui viviamo e profondissimamente misogino, una misoginia alla quale qualche volta partecipiamo pure noi, un cortocircuito mentale.
L'origine di questa misoginia è dovuta fondamentalmente al fatto che l'Italia è un paese cattolico, san Paolo diceva: tacciano le donne nella comunità cristiana. Il nostro presidente della regione Cota vede un vantaggio nell'appoggio alle gerarchie ecclesiastiche. Accanto al potere e contro la libertà delle donne. Non a caso negli anni settanta dicevamo: se ad abortire fossero i maschi l'aborto sarebbe sacramento!
Il Coordinamento Donne SPI Torino ha ripercorso la storia recente delle donne e di quella che era la funzione originaria dei consultori del sostegno alla libera scelta della donna attraverso una rappresentazione scenica dal titolo "Salute, donne!"
La Casa Internazionale Delle Donne di Roma che ha contestato il DDL proposto nel Lazio dalla consigliera Tarzia che di fatto apre la strada alla collaborazione con il movimento per la vita e mina la libertà di scelta delle donne, riducendo così l'efficacia e l'autonomia dei consultori.
Un attacco molto simile a quello praticato da Cota nel Piemonte.
L'associazione Vita di Donna ha denunciato le difficoltà che ancora devono affrontare le donne, a più di 2 anni dall'approvazione della RU486, per poter scegliere tra l'aborto farmacologico e quello chirurgico.
L'aborto medico è infatti presente solo in pochissimi ospedali italiani (ad es, nel Lazio solo al S. Camillo, in Piemonte al S. Anna, in Sicilia solo all'ospedale Cervello ecc... ) e molte donne si trovano a dover migrare in un'altra regione o addirittura all'estero (Francia, Austria, Svizzera) per ricevere il farmaco.
Gabriella Pacini
Pagina aggiornata il 31 gennaio 2012
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