Riconoscere la violenza di genere

"Queste righe sono per quelle donne che non hanno ancora smesso di lottare. Per chi crede che c'è ancora altro da cambiare, che le conquiste non siano ancora sufficienti, ma le dedico soprattutto a chi NON ci crede. A quelle che si sono arrese e a quelle convinte di potersi accontentare..."

Violenza di genere

Da "Ha ancora senso essere femministe?", articolo di Stefania Noce, attivista femminista uccisa il 27 dicembre 2011 da suo ex-fidanzato, Loris Gagliano, condannato in corte d'appello all'ergastolo.

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Salve a tutti! Ho voluto iniziare questo articolo con una frase di una giovane donna, che è stata capace di cogliere l'essenza dell'essere donna e di come sarebbe bello giungere ad una uguaglianza di diritti fra uomo e donna, di come essere donne libere in un mondo ancora legato ad una cultura maschilista.

Ma andiamo per ordine, mi presento: sono Benedetta Guidarelli, una donna, una moglie, una madre e una psicologa clinica. Durante i miei studi e la crescita della mia professione ho "incontrato" la violenza nelle sue molteplici forme e ho scelto di conoscerla, assaporarla, combatterla. E questo blog nasce dalla voglia di confronto, dove condividere senza giudizi le esperienze per non sentirsi più sole, dal desiderio di poter essere una risorsa per le donne che hanno bisogno di aiutare, di aiutarsi, di voler imparare e insegnare a riconoscere la violenza. Non avrà un taglio esclusivamente giornalistico o di cronaca ma sarà un luogo virtuale di riflessione con in mente il desiderio di essere un contributo per l'uguaglianza.

Entriamo nel merito e vorrei soffermarmi sulle prime storie che ci ha portato il 2017, come ogni anno nuovo carico di speranze ma purtroppo anche di donne sofferenti... la violenza non si è fermata ed ecco articoli di giornale e salotti televisivi che raccontano storie che ormai sono all'ordine del giorno. Mi riferisco a Gessica Notaro e Ylenia Bonavera, due giovani donne che sono state aggredite con acido e fuoco dai loro ex compagni (le indagini sono ancora in corso ma le prove sembrano condurre a loro).

Due storie simili ma vissute diversamente: Gessica aveva già denunciato in precedenza il suo compagno per stalking, "conquistando" una misura cautelare, il divieto di avvicinamento, che purtroppo non è servito a tutelarla; mentre Ylenia, ad oggi, sembra non credere possa essere stato lui.

Vorrei soffermarmi sulla differenza di visione delle due ragazze: Gessica ha compreso e assaporato la violenza, ha cercato soluzioni, si è rivolta alle autorità per essere protetta, mentre Ylenia no. Appare innamorata, incredula, si arrabbia in diretta tv con la madre quando quest'ultima fa notare il suo disaccordo rispetto alla protezione di Ylenia verso il suo ragazzo.

Forse questa mamma ha visto qualcosa che una figlia innamorata non riesce ad osservare, ha notato qualche atteggiamento o frase o richiesta che l'ha messa in allarme rispetto l'incolumità della figlia. Ecco credo sia importante puntare il focus sull'osservare gli uomini che abbiamo accanto. Non è semplice ma è possibile notare alcuni atteggiamenti e comportamenti che mettono in atto gli uomini violenti.

Anche LundyBancroft nel suo libro"Uomini che maltrattano le donne", (Vallardi Editore) pubblicato nel 2013 dopo venti anni di lavoro con gli uomini violenti, riferisce e riporta come all'inizio sono piccole e impercettibili le avvisaglie di cui una donna può fare caso:"lui"critica il vostro abbigliamentoe il modo di porvi, parla in modo irrispettoso delle sue partner precedenti, si presenta come un grande generoso che ostenta il suo comportamento, anche se vi frequentate da poco pianifica il futuro, si comporta con voi in modo diverso se è solo con voi o in pubblico...ma siamo noi donne a dover alzare le antenne e comprendere chi abbiamo di fronte con razionalità e diligenza prima di buttarsi fra le sue braccia.

Sarebbe l'incipit per un cambiamento culturale necessario, una prevenzione utile per evitare di immergersi in un circolo di violenza da cui è difficile uscirne.

A mio avviso bisogna sensibilizzarsi e riconoscere gli uomini potenzialmente violenti, nella mia esperienza questa è una capacità che sviluppano le donne che escono da circuiti violenti, hanno attivato campanelli d'allarme che le rendono ottime segugi. Ma non bisogna per forza passare per vittime per imparare e insegnare come difendersi.

Questo il messaggio di questa settimana. Spesso osserviamo con occhi increduli i nostri partner, è cosi difficile e impensabile che chi ci sta o è stato accanto possa farci così male: "lui diventa un mostro senza pensieri, come se gli si svuotasse tutto. Forse ha una malattia [...] Forse un extraterrestre gli infila un tubo e gli succhia via tutto il cervello in quel momento, come lui ha fatto con il pianto di mia madre. Non ragiona più." Dal libro si Ilaria Drago "Dalla pelle al cielo" (Avagliano Editore, 2008)

Chissà se le considerazioni di Ylenia sono giuste o ingenue...sicuramente da osservare con occhi critici. Chissà se il buon comportamento dell'ex di Gessica l'ha portata a sentirsi meno in pericolo...

Sicuramente dobbiamo continuare una rivoluzione culturale iniziata ormai da tempo che abbia la forza di sdoganare le tradizioni, i miti e le citazioni bibliche che dipingono la donna come possesso, subordinata e spesso connivente del comportamento maschile.

Con questo non voglio assolutamente affermare che il mondo maschile è sinonimo di violenza, anzi vorrei proprio il contrario: ben discostare gli uomini violenti dai non violenti. Ma a volte ciò che troviamo fra l'esagerazione di un giudizio e il perbenismo è la salvezza della nostra vita.

Benedetta Guidarelli

29 gennaio 2017

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