Intercettazioni: i numeri errati di Alfano


La sensazione è quella di essere davanti ad un nuovo intervento "Salva-Berlusconi" da cui sarà ancora più difficile difendersi


Il 12 giugno la Presidenza del Consiglio prova il colpaccio mettendo all'o.d.g. "il decreto legge sulle intercettazioni telefoniche" ma dopo appena 2 ore il ministero della Giustizia rettifica: "sarà un DDL, non esistono le condizioni di necessità e urgenza". Secondo le dichiarazioni del Ministro della Giustizia Alfano per le intercettazioni nel 2007 abbiamo speso il 33 % dei 7 miliardi assegnati alla Giustizia.

Allarmante se fosse vero. Peccato che non sia così : i dati pubblicati dal Ministero e disponibili su Internet al sito www.giustizia.it sono di 228 milioni di euro, circa 10 volte meno di quanto affermato dal Ministro e in calo rispetto alle spese sostenute sia nel 2005 che nel 2006. Sempre secondo il Ministro le spese sono aumentate del 50%!

Sono errati anche i numeri sulle intercettazioni: 124mila decreti che non corrispondono ad altrettante persone intercettate che dal numero di utenze (ogni indagato ha generalmente più di un numero telefonico, alcuni arrivano a 10 utenze). Rispetto al confronto con altri stati è importante ricordare che l'80% delle intercettazioni riguarda la criminalità organizzata, che in alcuni paesi non c'è affatto.

Il Ministro della Giustizia Alfano non riesce ad essere convincente quando afferma che è necessario ridurre il numero di intercettazioni per tagliare la spesa pubblica e al tempo stesso propone un DDL dove per autorizzare una singola intercettazione sarà necessario un collegio di 3 giudici che dovranno però essere più rapidi di uno solo, intercettare meno ma essere più efficaci ed efficienti.... insomma rende le procedure più difficili e complicate sembra essere la sua ricetta per una giustizia italiana più veloce .

Alfano cerca di convincerci che oggi è "probabilmente intercettata una grandissima parte del nostro paese, intorno alle centomila persone per un totale di 3 milioni di telefonate", una specie di Stasi

La sensazione è di essere tornati al 2001 quando vennero sfornati decreti legge ad personam, sensazione che ci viene confermata dalla fretta di Berlusconi , che la considera una priorità e un emergenza.

L'urgenza del Cavaliere è tale che ha insistito che la pena minima a partire dalla quale le intercettazioni sono possibili non sia inferiore ai 10 anni,"dimenticando" che in questo modo protegge di fatto se stesso.

In compenso ha annunciato pene severissime per chiunque violi la riservatezza telefonica al di là di Mafia e terrorismo: 5 anni di carcere a chi le ordina, cinque anni a chi le esegue e cinque anni a chi le diffonde. Avremmo auspicato lo stesso accanimento nei confronti dei reati che coinvolgono alcuni dei politici italiani.

"Berlusconi vuole togliere un fondamentale strumento d'indagine ai magistrati "afferma il capogruppo dell'Idv alla Camera Donati e Di Pietro conferma che rappresentano "uno strumento vitale per la lotta alla criminalità su tutti i livelli, anche per smascherare i manovratori che si nascondono a livello politico".

L'ex guardasigilli Mastella non si oppone (possiamo capire perchè) e accusa i magistrati che si affidano a questo strumento di essere "un po' pigri", e di scegliere la strada più facile.

Dal testo illustrato dal ministro Alfano emerge un giro di vite nei confronti di magistrati, cancellieri e polizia giudiziaria con pene che vanno dalla sanzione (fino a 1032 euro per i giornalisti ma molto piu alte per gli editori) al carcere, 3 anni per i giornalisti e 5 per i magistrati.

La guerra personale del cavaliere alla magistratura è ufficialmente ricominciata.

Non sarà più possibile intercettare per reati quali lo sfruttamento della prostituzione, rapina semplice, sequestro a scopo non estortivo cioè per tutti quei reati per i quali non è prevista la pena minima. Insomma sarà molto più difficile scoprire sia i reati classici della pubblica amministrazione, che i reati politici e finanziari e sarà vietato utilizzare le intercettazioni in procedimenti diversi da quello per il quale sono state disposte, come dire che se per caso qualcosa comunque verrà fuori non sarà possibile utilizzarlo.

Ma sulla questione della limitazione non è d'accordo tutta la maggioranza e il sottosegretario alle Infrastutture Castelli dice che bisogna estenderle anche a corruzione e concussione: "escludere i reati tipici della casta non sarebbe compreso dai nostri elettori", ma condivide l'idea di Berlusconi di dare pene detentive a chi diffonde le intercettazioni.

Secondo il procuratore aggiunto Spataro si tratta di un grande regalo ad ogni tipo di criminalità compresa quella dei colletti bianchi e , purtroppo temiamo abbia ragione.

Per Veltroni i magistrati "hanno diritto a eseguire le intercettazioni ogni qual volta lo ritengano necessario e per qualunque tipo di reato, il governo" conclude Veltroni "vuole impedire ai magistrati di indagare".

Riferimenti:
Intercettazioni. I numeri della Giustizia, elaborati dalla Direzione generale di Statistica del ministero, analizzano i dati forniti dagli uffici giudiziari dei distretti di corte di appello e si riferiscono al biennio 2006-2007.

Pagina pubblicata il 18 giugno 2008

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