USA: Gli attivisti anti-aborto dichiarano guerra alle donne vulnerabili


Le cliniche americane ora prevedono scorte per le pazienti che frequentano i centri delle donne per proteggerle dai protestatari militanti, le cui tattiche rischiano ora di infiltrare il Regno Unito.

manifestazione antiabortista

Non sono ancora le 7 di un sabato mattina a New York e sono faccia a faccia con un gruppo di persone in piedi davanti a una porta anonima, che agitano cartelli e gridano: "Qui ammazzano i bambini!". Ci sono già una dozzina di manifestanti anti-aborto fuori dalla clinica e la giornata è a stento iniziata.

Essendo qui come "scorta" – per garantire un sicuro ingresso in clinica alle pazienti, che debbano o no fare un aborto – mi sento già minacciata. Quindi immaginate di essere una donna che ha avuto un aborto spontaneo e che qualcun vi gridi: "Portare bambini nell'utero è un dono di Dio"; o immaginate di andare semplicemente dal dottore e sentirvi dire che "andrete all'inferno".

Immaginate di essere una donna afro-americana che sta andando a una clinica per donne ed essere circondata da gente che grida: "Vogliono uccidere i bambini neri." Potete immaginare quanto questo sia disturbante e emozionalmente traumatico per le pazienti?

Per aiutare queste donne, organizzazioni di volontariato sono sorte in US per offrire appoggio. Una volta che sono dentro al Choices Women's Medical Center a Queens, Mary LouGreenberg, la direttrice delle scorte volontarie della clinica, mi dà le linee guida sulla privacy (per sicurezza, nessuno si riferisce a nessun altro per nome).

Istruzioni su come scortare (approcciare le pazienti, informare gentilmente che siete della clinica e che siete lì per guidarle dentro); e avvisi sulla vicinanza (mai stare davanti a una paziente o bloccarle il passo; mai avere contatti con un dimostrante; proteggere la paziente agendo da tampone).

Mi danno poi un camice medico bianco (per essere chiaramente visibile alle pazienti) e un grande badge con su scritto "Scorta della Clinica delle Scelte". Mi sento come un bersaglio ambulante – sono negli Stati Uniti, qui hanno le pistole. Che succede se un anti-abortista decide di scaricare qualche colpo?

Eliza, un'altra scorta, rafforza le mie preoccupazioni. "Sono consapevole che c'è stata vera violenza fuori da altre cliniche, che la gente è venuta con le pistole, che ci sono stati dei morti. Dicono: "Quelli con i camici bianchi sono macellai", quindi se passa qualche tizio e si incazza di brutto, ce le prendiamo noi".

Sono consapevole che la mia paura è niente in confronto a quella delle donne che hanno, in molti casi, viaggiato per lunghe distanze per venire in clinica e la cui sicurezza e salvezza abbiamo il dovere di proteggere. Quando usciamo fuori, noi scorte – un misto di donne e uomini fra i 20 e i 60 anni, provenienti da svariati ambienti e professioni – siamo messi in minoranza dai manifestanti. La clinica si confronta ogni giorno con più di 40 dimostranti.

Fino ad ora, la mia sola esperienza con gli anti-aborto è stata con i (relativamente) tranquilli manifestanti fuori dalla clinica Marie Stopes a Bloomsbury a Londra, che più che altro pregano e danno volantini discutibili; qui è molto diverso. "State uccidendo dei bambini!" gridano i manifestanti (per lo più uomini), mentre aspettiamo, silenziosamente. Ma è quando una donna si avvia verso la clinica che si scatena l'inferno: viene immediatamente circondata e ricoperta di grida.

Molte volte ho visto pazienti che piangevano mentre gli gridavano contro. Potevo solo cercare di avvicinarmi e offrire parole di conforto, ma questo non le protegge dall'abuso e dall'aggressione.

Eliza mi dice: "Una donna veniva per un controllo perché aveva fatto un aborto la settimana prima, e ha detto a un manifestante, 'Il mio bambino non aveva il battito, quindi abbiamo dovuto abortire' e il manifestante ha risposto dicendo: 'Oh, ti hanno mentito. Il tuo bambino aveva il battito. Era vivo e tu lo hai ucciso'. Il livello di odio che è diretto contro queste donne – molte delle quali non stanno neanche abortendo – è incredibile. Se non sei scortata, non sai quanto possa essere forte l'intimidazione".

Un'altra scorta della clinica, Cathy, aggiunge, "E' molto stressante. Sono stata spintonata molto perché cerco di proteggere le pazienti. Sai sempre che c'è un po' di rischio fisico – la possibilità che rompano le regole per primi – e questo fa paura."

Tutti quelli con cui ho parlato erano scioccati per come sono diventate pesanti le molestie degli anti-abortisti e spesso non realizzavano che succedesse in una grande città come New York, invece che nella cintura della Bibbia nel profondo sud.

Il tipo di molestie sperimentato in città liberali come New York può diffondersi in UK?

"In UK non abbiamo raggiunto un punto in cui siano ancora necessarie le scorte delle cliniche, anche se questo non vuol dire che i manifestanti non causino un considerevole disagio ad alcune donne", dice Ann Furedi, direttrice del British Pregnancy Advisory Service. "Il numero di manifestanti implicati è relativamente piccolo, e all'interno dello stesso movimento anti-scelta ci sono molti che non credono che stare davanti alle cliniche prendendosela con donne incinte sia un modo di procedere morale o produttivo. Ma molte persone sono scioccate che questo possa avvenire qui – siamo un paese pro-scelta e il fatto che una sola donna possa vedersi agitare in faccia un cartello e messo in mano un volantino mentre fa la sua scelta di recarsi in un servizio sanitario legale causa preoccupazione."

Furedi ammette che l'UK può star dirigendosi verso manifestazioni anti-abortiste più aggressive. "Il movimento anti scelta sta sempre di più prendendo in prestito tattiche dagli US, sotto forma di manifestazioni davanti alle cliniche per l'aborto, richieste di nuovi regolamenti per il lavoro delle cliniche o richieste per la messa sotto accusa dei dottori – non per non aver correttamente assistito le donne, ma per non aver correttamente riempito i moduli. Fino ad ora ci sono stati dei tentativi largamente senza successo, ma dobbiamo sempre vigilare".

Mentre non ci sono ancora piani in corso per avere scorte nelle cliniche abortive inglesi, una maggior protezione delle pazienti è possibile. Kate Smurthwaite, attrice, attivista e vicepresidente di Diritti per l'Aborto UK, mi dice che "la politica di tutte le attività pro-scelta è guidata dai desideri dello staff medico. Se le cliniche vogliono assistenza – contro-proteste, scorte in clinica – possono mettersi in contatto. Abbiamo un network nazionale di supporter e gruppi pro-scelta locali che possono essere mobilitati anche all'ultimo momento per sostenere lo staff e gli utenti del servizio in qualunque modo sia appropriato".

La strada che ci aspetta è reattiva, piuttosto che pro-attiva?

Greenberg a Scelte suggerisce che i diritti delle donne sono stati indeboliti perché "le persone nel movimento delle donne che si considerano pro-scelta non si sono assunte responsabilità... Nell'insieme il clima è tale da incoraggiare questi manifestanti a venire allo scoperto. Questa è parte di una più ampia battaglia politica... o di guerra sulle donne".

Traduzione dal The Guardian, Monday 21 July 2014
Autrice: Zoe Margolis

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