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Le News di Vitadidonna.it Salute e benessere, politica e diritti

16 marzo 2010

La contraccezione orale non aumenta la mortalità

L'uso di contraccettivi orali si associa a un rischio di mortalità superiore rispetto a quello delle donne che non ne hanno mai fatto uso? A questa domanda cerca di rispondere l'Università di Aberdeen, con uno studio di coorte prospettico iniziato nel 1968 e con dati di mortalità offerti dai medici di medicina generale del servizio sanitario inglese (1.400 distribuiti lungo tutto il territorio nazionale). 
 
Sono state sottoposte a osservazione 46.112 donne fino a 39 anni d'età, per un totale di 378.006 donne/anno di osservazione tra non utilizzatrici e 819.175 tra utilizzatrici. Al termine dello studio, si sono registrate 1.747 morti tra le non utilizzatrici e 2.864 tra le utilizzatrici. 
 
A confronto con le non utilizzatrici, le utilizzatrici di contraccettivi orali avevano un tasso significativamente inferiore di morti da ogni causa. Inoltre avevano tassi significativamente più bassi di morte per ogni tipo di cancro, tutte le malattie circolatorie, malattia cardiaca ischemica e altri disturbi. Nessuna associazione si è vista tra la mortalità generale e la durata dell'uso del contraccettivo orale, nonostante fossero apparenti relazioni specifiche con alcune malattie. 
 
Un rischio relativo aumentato di morte da ogni causa tra i due gruppi si è vista in donne sotto i 45 anni d'età che avevano smesso di usare contraccettivi orali 5-9 anni prima ma non in quelle con un uso più remoto. In conclusione: in questa ampia coorte inglese, la contraccezione orale non è risultata associata a un aumentato rischio di morte a lungo termine; al contrario è sembrato emergere un netto beneficio. In ogni caso, sottolineano gli autori, il bilanciamento tra rischi e benefici può variare globalmente, a seconda dei tipi di contraccettivi orali usati e del rischio preesistente di malattia.

Bmj

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Fazio, riforma sanitaria Usa è solo un inizio

«La riforma sanitaria del presidente degli Stati Uniti Barak Obama è una goccia nel mare, non si tratta di una riforma globale, ma è qualcosa che se il presidente americano riesce a portare a termine è meglio della situazione attuale. 
 
L'America non arriverà certamente in questo modo a una situazione come quella italiana che è ottimale, con un sistema universalistico che ha una dimensione regionale». Così il ministro della Salute Ferruccio Fazio a Trieste, a margine di vari incontri istituzionali. 
 
«Pensate che il costo della sanità americana - ha ricordato Fazio - è del 17% del Pil, una cifra enorme. Ci sono 40 milioni di americani non coperti, e di questi 10 milioni sono bambini. In Italia la spesa sanitaria si aggira attorno al 7-7,5% del Pil, ma la nostra sanità copre tutti, italiani e stranieri».

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Sacconi, Campania commissariata solo dopo elezioni

«Il futuro del commissariamento della Sanità in Campania, in presenza di un'eventuale amministrazione di centrodestra, dipenderà dal futuro presidente». 
 
Lo ha affermato il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, intervenendo a Napoli a un incontro elettorale del Pdl. «Valuteremo, il giorno dopo. 
 
Stabilirà la Regione stessa - ha aggiunto Sacconi - Il commissariamento oggi è concepito di intesa con la Regione, quindi dipende da chi sarà governatore e dall'attitudine che avrà. 
 
Secondo voi, se fosse dipeso da me, avrei fatto commissario il presidente? Era frutto - ha concluso Sacconi - di una mediazione con la Regione».

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Cricelli (Simg), legge su palliative migliora l'assistenza

L'approvazione della legge sulle cure palliative e sulla terapia del dolore «migliora la qualità assistenziale del nostro Paese, poiché determina la gestione in rete del problema». La pensa così Claudio Cricelli, presidente della Società italiana di medicina generale (Simg), intervenuto ieri a Roma, nella biblioteca del Senato, all'incontro 'Prospettive e impatto delle nuove disposizioni' per garantire l'accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore. Cricelli si dice «soddisfatto» per l'approvazione della legge. 
 
«Da oggi comincia un percorso che deve portare alla completa applicazione di queste nuove disposizioni. Verrà creata una rete di hospice e strutture, partendo da quelle già esistenti sul territorio, e verrà reso più facile l'accesso ai farmaci antidolore, tra cui gli oppiacei. Sarà nostro compito attivare una campagna di informazione e formazione rivolta a medici e cittadini». 
 
Secondo Cricelli, inoltre, «l'istituzione di due reti distinte per la cura del dolore cronico e delle cure palliative dà fondamento alla soluzione di uno degli aspetti più critici dei servizi sanitari, quello dell'organizzazione del processo assistenziale che, nelle cure palliative e nella medicina del dolore, trova un elemento imprescindibile della qualità di cura».

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3,2 mld euro disavanzo Ssn 2008

Anche per il 2008 il Servizio sanitario nazionale (Ssn) si presenta complessivamente in disavanzo. Il dato, ancora provvisorio, è comunque inferiore agli anni precedenti: 3,2 miliardi di euro, pari a 54 euro pro capite. 
 
Lo evidenzia il rapporto Osservasalute 2009, presentato ieri all'università Cattolica di Roma. Rispetto al 2007 si confermano in equilibrio finanziario nove regioni: Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna (che però, insieme alla Calabria, hanno operato interventi di copertura a carico dei rispettivi bilanci regionali, anche con risorse dalle entrate fiscali); Bolzano e Friuli Venezia Giulia (cui lo statuto speciale garantisce, però, un particolare sistema di finanziamento); Lombardia, Toscana, Umbria e Marche. 
 
Tra le regioni soggette a piano di rientro, miglioramenti si riscontrano a livello procapite in Liguria (-20 euro di disavanzo da 2007 a 2008), Abruzzo e Sicilia (per entrambe -48 euro) e, soprattutto, in Campania (-63 euro). Si aggrava ulteriormente, invece, la situazione di Lazio (+5 euro di disavanzo a testa da 2007 a 2008) e Molise (+20 euro), che si confermano le regioni più deficitarie sia per il 2008 (rispettivamente 297 euro e 228 euro), sia nel dato cumulato 2001-08 (rispettivamente 2.036 euro e 1.586 euro).

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Il Ssn piace con moderazione agli italiani

I voti degli italiani al Servizio sanitario nazionale? Un 'appena sufficiente' dal 43% dei cittadini, che esprime un giudizio intermedio dando un voto pari a 5 o 6; un 'ottimo' dal 34%, soddisfatto e di manica larga, che concede un punteggio da 7 a 10, ma una bella insufficienza (punteggio 1-4) dal 17% dei connazionali 
È la pagella che emerge dalla rielaborazione di dati Istat eseguita per la settima edizione del Rapporto Osservasalute (2009), presentata ieri all'università Cattolica di Roma. Non ci sono grosse differenze di giudizio tra uomini e donne, mentre gli anziani di entrambi i sessi tendono in genere a dare voti migliori sulla qualità del Ssn: esprime un giudizio positivo il 31% degli uomini di 18-39 anni, il 34% tra i 40-64enni e quasi il 40% tra gli over 65. Stesso andamento si riscontra tra le donne: 30% di soddisfatte tra le più giovani (18-39 anni), 33,6% tra i 40 e i 64 anni e 39% tra le più anziane. 
A livello territoriale, invece, emerge una certa disomogeneità tra Nord e Sud, con le regioni del Centro in una situazione intermedia: giudizi più positivi sul Ssn vengono espressi dai cittadini del settentrione. Valori inferiori rispetto alla media italiana sono invece riportati dalle regioni del Sud. L'indice di gradimento maggiore sui servizi sanitari locali si riscontra nelle Province autonome di Bolzano e Trento e in Valle d'Aosta: la quota di coloro che esprimono un punteggio elevato (7-10) è pari rispettivamente al 68%, 60% e 60% per gli uomini, e 68%, 58% e 59% per le donne. Decisamente più bassi sono i giudizi per Calabria, Sicilia e Campania: rispettivamente 14,6%, 21% e 23% per gli uomini di queste regioni, e 16%, 21,6% e 23% per le donne. Le speranze degli italiani sul futuro del Ssn sono poche: solo uno su 10 pensa che migliorerà, contro quasi uno su tre che invece lo vede in peggioramento. 
Prevalgono, in tutte le fasce di età, le persone (quasi un italiano su due) che ritengono stabile la situazione del Ssn, cioè che non vedono possibile nessun cambiamento per il suo futuro. Infine, per quanto riguarda il giudizio su come evolve il Ssn, emerge che nell'ultimo anno è rimasto «più o meno come prima» per il 45% del campione, è in peggioramento per il 28% e in miglioramento per l'11,6%; il 15,5% non ha risposto o ha risposto di non sapere dare un giudizio.

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