Radioterapia da svecchiare


Ogni anno sono 120 mila gli italiani trattati con radiazioni anticancro, pari quasi alla metà dei 250 mila connazionali che si ammalano di tumore nell'arco di 12 mesi. Il dato di utilizzo è in crescita costante, e in alcuni tipi di cancro i raggi 'buoni' promettono ormai gli stessi risultati del bisturi.

Ma a preoccupare gli esperti è ancora una volta l'età del parco macchine dedicato a questi pazienti. "Il 70% delle apparecchiature radioterapiche ha dai 5 ai 7 anni - spiega il presidente dell'Airo (Associazione italiana di radioterapia oncologica), Paolo Muto - e il 30% ha più di un decennio di vita". Un'anagrafe ingiallita che va svecchiata, magari con incentivi 'ad hoc' per l'acquisto di strumenti moderni.

Questo l'appello rilanciato dagli esperti in un incontro oggi all'Istituto europeo di oncologia (Ieo) di Milano, in vista del 18esimo Congresso nazionale Airo in programma dal 15 al 18 novembre nello spazio fieristico del capoluogo lombardo.

Al centro dei lavori proprio "il censimento che abbiamo condotto sulle apparecchiature radioterapiche attive nel nostro Paese", sottolinea Muto, che invita il Governo a studiare "agevolazioni fiscali per la rottamazione delle 'macchine della salute'". Soprattutto alla luce del fatto che "la radioterapia - ribadisce - da sola o in associazione con chirurgia o chemioterapia, 'copre' ormai quasi la metà dei trattamenti anticancro erogati ogni anno agli italiani".

Tanto che "le radioterapie operative nella Penisola sono già 150, in aumento costante. Nel 2008 sono state attivate infatti 5 nuove unità - evidenzia il numero uno dell'Airo - e la distribuzione di questi centri è sempre più omogenea da Nord a Sud, se si pensa ad esempio che 10 anni fa la Calabria non aveva radioterapie, mentre adesso ospita 7 acceleratori per tre centri".

"La tendenza attuale negli ospedali oncologici - prosegue - è quella di riunire sotto lo stesso tetto chirurgia, chemioterapia e radioterapia". Proprio per questo, un punto su cui lavorare è "la possibilità di garantire posti letto di radioterapia ai pazienti fuori sede. Perché se oggi la chemio può a volte essere assunta a domicilio, per la radioterapia l'ospedale resta necessario" e l'accesso dei malati andrebbe ottimizzato e razionalizzato. Fortemente legata all'evoluzione tecnologica impegnata a renderla sempre più 'intelligente' - aggressiva sui tessuti malati, ma innocua per quelli sani - la radioterapia ha dunque due anime: una clinica e una tecnica strettamente fuse, concludono gli specialisti. L'una al servizio dell'altra, con l'unico obiettivo di trattare meglio i malati.



Pagina pubblicata il 28 ottobre 2008

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