La Montalcini e il pensiero non convenzionale


Compie 100 anni, mercoledì prossimo. I migliori auguri dalla redazione di Vita di donna al premio Nobel Rita Levi Montalcini, pietra miliare della ricerca e tuttora pienamente impegnata. ?A me nella vita è riuscito tutto facile. Le difficoltà me le sono scrollate di dosso, come acqua sulle ali di un?anatra?. (Wired n.1) Parole che rivelano un?umiltà ed insieme una determinazione inimmaginabili, soprattutto se si pensa che chi le ha pronunciate eccelle da oltre 70 anni nelle scienze, è stata insignita di un nobel nel ?86, è senatrice a vita ed è responsabile di una fondazione per far studiare le giovani africane e dell?EBRI (European Brain Research Institute), oltre ad aver pubblicato numerosi libri e ricevuto diversi riconoscimenti. Una vita straordinaria, quella dell?emerita professoressa che nasce a Torino nel 1909, dove studia e si laurea in medicina nel 1936, caratterizzata dall?amore per la scoperta e dal duro lavoro. Di famiglia ebrea, con le leggi razziali del 1938, si deve trasferire a Bruxelles per un periodo e poi di nuovo in Italia, nascosta; è qui, vicino ad Asti, che cominciano quegli esperimenti, come lei stessa ricorda, che la porteranno, nel 1951, alla scoperta del NGF (Nerve Growth Factor) per il quale riceverà il Nobel: «Quando cominciai il mio lavoro negli anni ?40 [?] la spesa più impegnativa fu uno stereo microscopio per operare gli embrioni e un microscopio bioculare .[?] La mia piccola camera da letto fu trasformata in laboratorio. [?] L?inverno del ?40 e la primavera del ?41 trascorsero nell?esecuzione degli esperimenti» (repubblica 11-04-09). Finita la guerra, accetta l?offerta della Washington University, nel Missouri, dove insegnerà fino al 1977, di continuare il suo lavoro al Dipartimento di Zoologia. In questo trentennio rimane una figura di spicco nella ricerca anche in Italia, dirigendo dal 61 al 69 il Centro di Ricerche di Neurobiologia del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Roma, in collaborazione con l'Istituto di Biologia della Washington University e dal 1969 al 1979 il Laboratorio di Biologia cellulare. Dopo essersi fatta da parte nella direzione per «Raggiunti limiti di età», come ha affermato, continua a lavorare come ricercatore e guest professor (79-89) e presso l'Istituto di Neurobiologia del CNR (89-95). Nel 2005 crea l?EBRI, un centro di ricerca di 25.000 mq basato a Roma, con una concentrazione di ricercatori e di attrezzature di altissimo livello. Ha ricevuto numerose lauree ad honorem e riconoscimenti mondiali. Una donna che ?è sempre bastata a se stessa?, come racconta ad Aldo Cazzullo (Corriere della sera 12-04-09): «Ero ancora adolescente quando decisi che non mi sarei sposata. Dissi a me stessa che non avrei mai obbedito ad un uomo come mia madre obbediva a mio padre. Eravamo una famiglia vittoriana. Mamma dipendeva dalle decisioni che venivano da mio padre». E così, prossima ai 100 anni, Rita Levi-Montalcini, che ?non ha mai fatto un?assenza per malattia? (Riccardo Chiaberge dal Sole 24 ore 12-0-09) dorme 2-3 ore a notte e mangia una volta al giorno, ogni mattina va in laboratorio ed il suo cervello ? assicura - funziona meglio di quando aveva vent?anni; il segreto? «Mantenere il cervello in attività» afferma la Senatrice, al momento impegnata nella stesura di un libro che descrive le caratteristiche dei nostri due cervelli, quello arcaico e quello cognitivo. Alla domanda di Luca Giordano (La solitudine dei numeri primi, Mondadori 2008) se la situazione delle ricercatrici sia ancora quella rovinosa degli anni ?80 descritta in Elogio dell?imperfezione (Garzanti, 1987) essa risponde: «Dall?epoca di Ipazia (IV sec. d.C.) ad oggi si è detto che il maschio è geneticamente superiore alla donna nelle scienza, ma non è così. Geneticamente uomo e donna sono identici. Non lo sono dal punto di vista epigenetico, di formazione cioè, perché lo sviluppo della donna è stato volontariamente bloccato. [?] Ora la situazione è migliorata. Non come vorrei, ma è migliorata. Però solo in quella parte di mondo che possiamo considerare civilizzata. In Africa ci sono migliaia di donne intelligenti che non hanno la possibilità di usare il cervello. Ecco perché con la Fondazione Rita Levi Montalcini il mio impegno in Africa è sull?istruzione. [?] A vent?anni volevo andare in Africa a curare la lebbra, ci sono andata da vecchia, ma per curare l?analfabetismo, che è molto più grave della lebbra» (Wiredn.1). Segnalo tra le sue tante pubblicazioni, due testi in particolare:
  • Le tue antenate. Donne pioniere nella società e nella scienza dall?antichità ai giorni nostri, Gallucci 2008, Roma.
In quest?opera si vuole ridare visibilità a 70 donne straordinarie che per diversi motivi la storia ha voluto seppellire: ?Con il riconoscimento alla donna della piena parità di ruolo si auspica che gli appartenenti alle nuove generazioni, indipendentemente dal sesso, vedano realizzato il diritto di utilizzare liberamente le proprie capacità intellettuali. Un diritto che è stato negato alle loro antenate? (pag. 12).
  • Eva era africana, Gallucci 2005, Roma.
Viene esplorata la contraddizione di aver scoperto l?origine della specie umana proprio nel continente dove oggi regna la povertà più profonda: ?Veniamo tutti dall?Africa. Lo hanno scoperto gli scienziati percorrendo a ritroso la storia genetica dell?umanità, trasmessa solo per via femminile. Oggi in quel continente le ragazze subiscono più che altrove le conseguenze della miseria e dell?ignoranza. Con la scuola, internet e il loro entusiasmo il futuro sarà migliore? (quarta di copertina). Elis Helena Viettone
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Pagina pubblicata il 16 aprile 2009

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