Tagli alla scuola, si ai vescovi e no agli studenti


Quella della scuola è una galassia piuttosto articolata, ma non impossibile da comprendere. Esiste la scuola dello Stato e quella che non lo è.

Quest'ultima, la scuola non statale, si divide in due grandi gruppi: quella pubblica e quella privata. Queste, e siamo alla fine della spiegazione, possono essere paritarie e non paritarie. Le prime prendono parte alla spartizione del circa mezzo miliardo di euro che lo Stato conferisce in base ad una legge del 2000, le seconde vanno avanti con i loro soldi.

E sufficiente che una scuola non statale sia gestita da un ente locale o pubblico, come i comuni, le province o le regioni, per entrare nella categoria degli istituti pubblici. Infine, per vedere riconosciuto lo status di scuola paritaria, il gestore, che può essere anche un privato, avanza richiesta all'ufficio scolastico regionale. A questo punto può partecipare alla spartizione dei fondi che la legge mette a disposizione.

In Italia l'88% delle scuole private sono paritarie, cioè equiparate alle scuole statali. Più della metà di queste sono gestite da enti religiosi, ovviamente cattolici. La montagna di denaro pubblico che ogni anno entra nelle casse della scuola paritaria cattolica ammonta a circa 280 milioni di euro, oltre 540 miliardi di vecchie lire.

Con i tagli al mondo dell'istruzione, il governo Berlusconi, aveva inserito in bilancio un taglio alle scuole paritarie di 134 milioni, su un totale di 480 milioni.

Gli eventi che hanno preceduto l'approvazione del decreto Gelmini sono noti: migliaia di studenti e insegnanti in piazza; dichiarazioni contrarie di rettori e presidi di facoltà; pestaggi fascisti e minacce televisive del Premier. Insomma il mondo dell'istruzione, unito e compatto, a difesa della scuola pubblica, quella dello Stato laico. Risultato zero.

Negli anni a venire, ricorderemo sempre il silenzio opaco e disprezzante della Gelmini, come l'ha definito la Finocchiaro, nei confronti delle ragioni degli altri.

La Chiesa, invece, efficace come sempre nell'assicurare il proprio tornaconto, ha inizialmente taciuto. D'altra parte, in quel frastuono di protesta studentesca, ben difficilmente avrebbe avuto l'attenzione necessaria per far ascoltare le proprie ragioni. Ma una volta sopita la rivolta laica, non ha esitato a portare a fondo il suo attacco alla finanziaria che taglia i fondi anche alle scuole cattoliche.

Ieri la Cei, con le parole di Bruno Stenco, monsignore e direttore dell'ufficio nazionale per l'educazione della Conferenza Episcopale Italiana, annuncia: "le federazioni delle scuole cattoliche si mobiliteranno in tutto il Paese".

Il taglio dei 120 milioni di euro per le scuole paritarie previsto da Tremonti, alla Chiesa non va proprio giù. "noi non ci aspettavamo nessun taglio, ma al contrario degli incrementi, mettere le scuole paritarie nel capitolo degli sprechi da tagliare è inconcepibile", argomenta Stenco lasciando intendere che, in molti istituti, suore e preti avrebbero raccolto firme contro il governo.

L'attacco è frontale e ben coordinato. Anche il Papa scende in campo auspicando "l'adozione di misure a favore dei genitori che li aiutino nel loro diritto inalienabile di educare i figli secondo le proprie convinzioni etiche e religiose".

Trascorrono solo una manciata di ore ed ecco che il Governo annuncia la sua ritirata: "C'è un emendamento del relatore al disegno di legge di bilancio che stanzia 120 milioni per il 2009, mentre il taglio originario era di circa 134 milioni" dichiara Giuseppe Vegas, sottosegretario all'Economia.

Una totale disfatta, consumata nello spazio temporale di una mattinata. Alla Chiesa è bastato poco, pochissimo, per ricondurre il Governo Berlusconi sulla retta via.

Quasi un'alzata di sopracciglio a manifestazione di una contrarietà, di un fastidio. Poche parole, al tempo e nel modo giusto, ed ecco che il Premier, quello che minacciava in televisione l'uso della polizia contro gli studenti, batte in ritirata.

Gli studenti, quelli della scuola pubblica, laica, dello Stato, quelli scesi in piazza, malmenati ed ignorati, si tengono i tagli, ma avranno la Gelmini su You Tube.

E Berlusconi, quello che non sapeva della cena che ha escluso la CGIL, che non era a conoscenza dell'aumento dell'Iva a Sky, sua concorrente nel mercato dei media, questa, invece, la saprà o no?

MAURO DAVID

Pagina pubblicata il 06 dicembre 2008

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