Un movimento permanente per la libertà della ricerca


Bruxelles, al Parlamento Europeo è in corso la tre giorni del secondo Congresso mondiale per la libertà di ricerca scientifica, promosso dall'Associazione Luca Coscioni.

L'obiettivo è quello di rilanciare l'impegno permanente ed internazionale contro i pregiudizi politici e religiosi che corrodono la libertà di ricerca scientifica. Un appuntamento affollato di interventi prestigiosi.

Tanta scienza, come i premi nobel Kary Mullis, per la chimica, Martin Perl per la Fisica, ma anche i ricercatori prestati alla politica, come il ministro spagnolo, Bernart Soria, in persona, che ieri ha esordito dicendo "cosa pensa un ricercatore quando diventa ministro" e raccontato come sia riuscito nel mettere le mani in pasta.

I dati non lasciano dubbi, i risultati si vedono. Infatti, nel campo biomedico, Soria ha attivato, nel 2008, ben 65 progetti di ricerca contro il nulla del 2004 e promosso 36 progetti sulla ricerca non commerciale, quella sui farmaci orfani.

In breve, la sua ricetta si articola in quattro azioni: introdurre normative liberali per la ricerca, incentivare la formazione, mettere a punto un buon sistema di valutazione per l'attribuzione dei finanziamenti ai progetti e restituire fiducia nella ricerca scientifica.

Ritenuta senza dubbio un ottimo investimento politico, da utilizzare come leva di sviluppo economico, in tempi di crisi economica, ma non solo. Anche come leva per il benessere sociale.

Infatti, se gli Stati Uniti sono al primo posto per il pil dedicato alla ricerca, tuttavia i bebè, nati in Spagna, hanno una migliore aspettativa di vita. Ben quattro anni in più degli americani. Il punto è,ha sottolineato Soria, nella scelta politica di trasmettere ricchezza, collegandola verso il benessere sociale, attraverso la sanità e non solo verso le case farmaceutiche.

Il ragionamento scalda il clima attento e concentrato della sala. L'esponente di un' associazione europea di malati di sma, la sclerosi laterale amiotrofica, interviene e chiede al ministro spagnolo, di diventare capofila di un risorgimento europeo della ricerca scientifica per restituire speranza.

Scende in campo anche Emma Bonino, che a Bruxelles fa gli onori di casa, tra un ospite e l'altro, passando con disinvoltura dalla lingua francese all'inglese, e ci tiene a chiarire:"Viviamo questo congresso come una richiesta di aiuto per un movimento permanente".

L'antifona era già arrivata, in apertura di giornata, dallo stesso Marco Cappato che aveva ricordato la mission dei Radicali, quella di farsi carico dell'accesso democratico alle cure e ai benefici della ricerca. Anche perchè "se i Paesi rinunciano a governare questi processi, lo faranno altri.

"Ma da cosa nasce tanta cautela verso la libertà della ricerca scientifica? Janez Potocnik, commissario europeo per la ricerca, risponde con un dato di realtà: la gente è confusa. Non ha capito bene cos' è la scienza. La confonde con la tecnologia, dirà più tardi il premio nobel Kary Mullis.

Allo stesso tempo, la politica è chiamata in causa a fare da tutore. Per uscirne, di certo, sostiene Potocnik, occorre dare più fiducia alla responsabilità degli scienziati, ma anche far capire meglio di cosa si tratta.

Di certo, ogni perplessità è svanita ieri, anche in sala, quando lo spettro delle malattie genetiche degenerative, ad alta trasmissibilità , ha fatto irruzione, attraverso le immagini del corrispondente Charles Sabine.

L'inviato di guerra della NBC news, ha raccontato, con le foto degli sguardi della morte nel mondo impressi nella sua macchina fotografica, la sua sfida più grande e attuale, quella di convivere con una paura smisurata e opprimente, da quando ha saputo di aver ereditato dal padre, la malattia genetica della Corea di Hungtinton.

Un effetto che solo la paura di una bomba a mano vicino alle tempie, come gli era capitato di vivere nella ex Jugoslavia , quando fu fatto prigioniero dai ribelli muhaidin, può aiutare a capire.

Charles Sabine ha già assistito il padre, affetto dalla stessa malattia e dal dolore immenso, più della stessa morte, di aver condannato anche i due figli. Un destino peggiore di quello di un prigioniero di guerra. Non c' è cura, non c' è fuga possibile.

L' unico appello è alla speranza, che solo la ricerca e la sua libera circolazione possono offrire. La stessa che, ci racconta Sabine, che ha dato la forza per sopravvivere ad una bambina di 14 anni, che per giorni, tra gli stenti della fame e del freddo, lui stesso ha visto camminare, portando sulle spalle la sorellina più piccola.


Pagina pubblicata il 06 marzo 2009

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