Bronchite cronica: 4 tipi di pazienti, ad ognuno la sua cura


Magari abbiamo un po' di fiato corto dopo un qualche gradino, la mattina ci alziamo con la tosse ed il catarro, e il sintomo fa fatica ad andare via. La domanda è: abbiamo una bronchite cronica?

Per rispondere in modo più esauriente sono state approvate le nuove linee guida internazionali redatte dalla Global Initiative for Chronic Obstructive Lung Disease (GOLD).

Il lavoro sarà presentato a Modena il 28 febbraio in occasione dell'International Meeting su asma, BPCO e malattie concomitanti.

La notizia è importante perché la broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) è una patologia piuttosto frequente. Secondo i dati diffusi dall'Oms è infatti la quarta causa di morte nel mondo.

Si tratta di una malattia subdola che viene spesso ignorata perché convinti di poter convivere con i sintomi che presenta, magari si dà la colpa all'età o a qualche sigaretta di troppo. Trascurarla, invece, potrebbe portare problemi importanti come l'insufficienza respiratoria grave che rende il quotidiano sempre più invivibile.

Quindi le nuove linee guida modificano in modo sostanziale l'approccio alla patologia. Prevedono tre passaggi importanti per identificare la malattia, uno lo fa il paziente, gli altri i medici.

Il percorso di diagnosi porta così all'identificazione di quattro tipi di malati, quattro diverse categorie che consentono di mettere a punto le cure più adeguate.

Nel primo passaggio deve essere il paziente a muoversi. La tosse, il catarro e l'affanno diventano facilmente sintomi a cui ci si adatta perché "purtroppo la consapevolezza in materia di BPCO è assai scarsa: se venisse fatta a tutti una spirometria, troveremmo un buon 10-20 per cento di malati che non sospettano affatto di esserlo", ha spiegato Leonardo Fabbri, coautore delle linee guida e presidente del Congresso.

Quindi la prima mossa del paziente è quella di recarsi dal medico e compilare i questionari CAT e mMRC. Se attraverso le risposte vengono individuati fattori di rischio viene eseguita una spirometria, il secondo passaggio.

E' un esame semplice e non invasivo che consente al medico (anche quello di base lo potrebbe eseguire) di misurare la capacità respiratoria del paziente per arrivare a fare diagnosi.

Per i pazienti con una capacità respiratoria compromessa c'è il terzo passaggio. Ricostruire cioè la storia della malattia per comprendere la frequenza delle crisi e delle riacutizzazioni che spesso conducono in ospedale per essere risolte.

Giorgio Walter Canonica, vicepresidente del Progetto LIBRA e direttore della Clinica di Malattie dell'Apparato Respiratorio e Allergologia dell'università di Genova, ha spiegato che  "gli studi hanno dimostrato che alcuni pazienti tendono ad avere più ricadute, indipendentemente dalla gravità dei sintomi: sono soggetti a maggior rischio, riconoscerli serve a intervenire in maniera più incisiva"

Per quanto riguarda le terapie, l'obiettivo delle linee guida è quello non procedere più per tentativi, come avveniva in passato, ma di conoscere in anticipo il tipo di paziente che risponderà ad uno specifico trattamento.

Grazie al percorso diagnostico elaborato nelle linee guida emergono così quattro sottotipi di pazienti. Per ciascuno di loro sono stati indicati i farmaci di prima scelta e tutte le possibili associazioni terapeutiche.

In questo modo è possibile evitare di "esagerare" quando non è necessario "e a impiegare invece tutte le armi a disposizione nei casi più gravi, graduando la terapia", ha spiegato Fabbri.

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