Nascere in casa si può e in sicurezza

Sabato, 29 Ottobre, alla Triennale di Milano, verrà presentato uno studio, condotto dall'IRCCS Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, in cui sono stati valutati 600 parti a domicilio

Milano, 27 Ottobre 2016 - Mentre in Olanda nell'arco di pochi lustri i parti in casa si sono dimezzati ("solo" il 15% degli olandesi nasce ancora in casa) negli Stati Uniti aumentano i parti a domicilio, sebbene il fenomeno rimanga contenuto (1% dei nati). E in Italia?

"Nulla cambia da decenni - sostiene Maurizio Bonati, Responsabile del Dipartimento di Salute Pubblica dell'IRCCS Istituto Di ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano -. Dagli inizi degli anni '60 il parto a domicilio è diventato vieppiù una rarità su tutto il territorio nazionale. Oggi sono circa un migliaio ogni anno i bambini che nascono in casa in Italia. Un fenomeno che interessa solo alcune Regioni e pochi genitori molto determinati a contrastare la medicalizzazione talvolta eccessiva del percorso nascita".

In una nazione quale è l'Italia dove il 35% dei parti (tra il 60% in Campania e il 21% in Toscana) avviene per taglio cesareo contro il 15% indicato dall'Organizzazione Mondiale della Salute, il parto a domicilio però non rappresenta un'alternativa. Dubbi e paure per la sicurezza di mamma e neonato?

Per rispondere alla domanda è stato eseguito uno studio i cui risultati verranno presentati sabato 29 Ottobre nel corso del Convegno "Nascere in casa si può: noi ci siamo" presso La Triennale di Milano e che in poco tempo ha registrato il 'tutto esaurito'.

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Come mai tanto interesse? "Il bisogno espresso dalle donne di avere una assistenza più intima e personalizzata di fronte alla scelta nazionale della 'fabbrica sicura per fare i bambini' e il numero di giovani laureate ostetriche a spasso per il Paese, infine la paura della 'violenza ostetrica', fisica e psichica, durante il parto! - commenta Marta Campiotti, Presidente dell'Associazione Nazionale Ostetriche parto a Domicilio e Casa Maternità.
Nello studio sono stati valutati 600 potenziali parti a domicilio assistiti dalle ostetriche aderenti all'Associazione negli ultimi due anni, prevalentemente in Emilia Romagna e a seguire in Lombardia.

"A domicilio garantiamo l'assistenza al travaglio e al parto fisiologico in accordo con le linee guida, nazionali e internazionali - afferma Marta Campiotti - La condizione ideale è l'assistenza di tutta la gravidanza da parte dell'ostetrica che assisterà il parto, affinchè possa accompagnare la gestante (e la coppia) durante l'intero periodo, sostenere il percorso di salute di tutto il processo attraverso una assistenza non invasiva e appropriata, e possa anche identificare prontamente eventuali controindicazioni all'assistenza domiciliare. Il 74% delle donne seguite ha partorito a domicilio; 8 donne e 11 neonati sono stati trasferiti in ospedale dopo il parto perché necessitavano di assistenza.

"Tutte le donne e tutti i neonati assistiti - conclude la Presidente dell'Associazione Nazionale Ostetriche parto a Domicilio e Casa Maternità - non hanno manifestato sequele a distanza. Oltre la metà dei neonati ha potuto usufruire del contatto prolungato della placenta (lotus birth) un modo dolce per entrare nella vita: il cordone ombelicale non viene reciso e il neonato resta collegato alla sua placenta, ricevendo tutto il sangue placentare sino a quando il cordone si separa in modo naturale dall'ombelico del neonato".

Ufficio Stampa - IRCCS Istituto di Ricerche Farmacologiche 'Mario Negri'

www.nascereacasa.it

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27 ottobre 2016

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