Ospedali, sul web la guida per la scelta più sicura. Le pagelle servono?


Da giorni gira sul web la notizia di una mappa digitale elaborata dal professor Ricciardi del Dipartimento di sanità pubblica dell'Università Cattolica-Policlinico Gemelli di Roma. E' online, si chiama Doveecomemicuro.it  è accessibile e consultabile dagli utenti.

Ospedali, la guida web

E' un vasto database che fa la recensione di 1.233 strutture sanitarie nazionali sia pubbliche che private o accreditate.

Da come viene descritto sui media, il portale è il frutto del lavoro di un team di ricercatori indipendenti diretti da Ricciardi. Il risultato è una valutazione delle varie strutture eseguita secondo 50 parametri di riferimento.

C'è anche la possibilità di accedere ad una selezione delle prime 10 strutture per patologia.

In sintesi, l'utente va sul sito e da tre menù a tendina può scegliere il problema di salute che lo riguarda (ce ne sono 28), la regione e la provincia che lo interessano. Ciò gli consentirebbe di individuare le strutture "migliori" per la sua patologia e quelle più vicine alla sua residenza.

Insomma, si fa una gran parlare di pagelle per gli ospedali. L'Agenzia di sanità pubblica AGENAS le sta preparando, e il Policlinico Gemelli ha già fatto uscire le sue, con appunto Doveecomemicuro.it.

Ma siamo sicuri che siano i pazienti a dover scegliere dove curarsi consultando una tabella?

Pensate se lo facesse l'ENAV, l'ente sicurezza per il volo. Se pubblicasse una classifica delle magagne che trova durante le ispezioni, possiamo scegliere con chi dobbiamo volare?

Certo, gli incidenti li conosciamo tutti, ci fidiamo di più o di meno. Noi però ci aspettiamo dall'ENAV che intensifichi i controlli con le compagnie poco sicure, che faccia richiami, che faccia ispezioni e dica cosa deve essere modificato in una compagnia. Altrimenti come facciamo?

E in sanità cosa ci facciamo con le pagelle? Se ci viene un infarto cominciamo a trafficare sul cellulare per capire qual è la struttura migliore, e poi con la pistola minacciamo l'autista di portarci dove diciamo noi?

Davvero non resta all'ignaro cittadino che farsi una classifica "ready to use" da portarsi addosso in caso di emergenza?

Se ho un infarto di qua, se ho un ictus di là, se sono un politraumatizzato di su o di giù?

Il servizio pubblico deve farsi carico della valutazione ma anche della costruzione della cosiddetta eccellenza che deve essere la chiave di tutto il sistema.

Se in Inghilterra esiste un ospedale dedicato a "fistole, emorroidi, ragadi", non mi serve nessun manualetto con le pagelle.

Non andrò a farmi lì un demolitivo per tumore del colon, ma sicuramente ci manderò mia madre se sanguina, ma il tumore non ce l'ha.

Se esiste una chirurgia della mano, piuttosto che una del ginocchio, forse non mi servirà di cercare disperatamente l'ortopedico tanto bravo che ha operato il mio maestro di tennis, ma potrò prenotare una visita ospedaliera.

E veniamo a questi benedetti esiti. Quelli sembrano chiari, almeno a un primo sguardo.

E già, ma se opero solo gente in condizioni discrete, che tutto sommato ci vuole proprio molto impegno per ammazzarla, e mando via i gravi, e magari opero anche qualcuno che non aveva proprio un bisogno urgentissimo, perché tanto ho la convenzione con la Regione, e più opero è meglio è, che belle pagelline che mi vengono fuori.

Se invece opero solo i gravi, quelli che veramente hanno bisogno, e gli altri li lascio in pace, e siccome sono veramente bravo opero anche i gravissimi, non mando via nessuno, ma ci provo il più possibile a salvare le persone, scommettiamo che mi viene una pagellina pessima?

Stiamo attenti a queste tabelle, possono non dire la verità.

Ricordiamoci che vanno corrette per la gravità di quello che un ospedale fa, altrimenti sono una presa in giro, e chiediamo al servizio pubblico di farsi carico di chi lavora male (o apparentemente male) correggendo dove si può, chiudendo dove non si può, facendo, insomma il proprio dovere.

Senza lasciare il cittadino a fare la valutazione dell'offerta, come se fosse un supermercato della salute.

Abbiamo detto mercato? Ops, deve essere stato un lapsus...

2 novembre 2013

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