Primario al San Camillo, separare le Ivg dall'Ostetricia e Ginecologia? Un danno per la salute delle donne


Nomina del primario al San Camillo di Roma. Dopo le voci di un possibile arrivo di un obiettore di coscienza, ora quelle di una separazione tra il servizio di 194 e la Ginecologia e l'Ostetricia. Lisa Canitano rivolge un appello al Direttore Generale e a Zingaretti: "rassicurateci e smentite".

Obiettore al San Camillo

Prosegue la protesta preventiva contro l'eventualità della nomina di un obiettore di coscienza a primario di Ginecologia e Ostetricia del San Camillo di Roma. Il grido di allarme nato su Facebook, dopo pochi giorni ha superato le 3 mila adesioni.

Certo, le donne in questa occasione hanno giocato d'anticipo. Tuttavia la preoccupazione per le voci che paventano questa eventualità sono comprensibili. Sarebbe un grave danno per donne e gli operatori (questi ultimi sempre di meno e sempre più anziani) che applicano la legge 194 in una città e in una Regione che ha molti problemi legati al fenomeno dell'obiezione di coscienza.

In attesa dell'esito delle selezioni per il Direttore di Struttura Complessa UOC di Ostetricia e Ginecologia, tanto per non farci mancare i motivi di inquietudine, aggiungiamo altra benzina sul fuoco delle preoccupazioni.

Maura Cossutta, coordinatrice di Se non Ora Quando Sanità, racconta che "sono stati chiesti alla Regione, ma non ancora stanziati, 3 milioni di euro per il rimodernamento e lo spostamento dell'Ostetricia e Ginecologia del San Camillo dall'attuale padiglione ad un altro. Secondo alcune voci, il 'repartino' dove si eseguono le interruzioni volontarie della gravidanza non dovrebbe seguire l'Ostetricia e la Ginecologia ma rimarrebbe separato dal resto del reparto".

Separare i locali dove si eseguono le Ivg dal resto della struttura sarebbe un danno ulteriore, il perché ce lo spiega Lisa Canitano, ginecologa, presidente di Vita di Donna, e fondatrice del gruppo Fb da cui è nata la protesta: "Qualora si verificasse, confermerebbe i nostri peggiori sospetti. La lontananza del repartino della 194 dall'Ostetricia e Ginecologia configurerebbe una diminuzione del coinvolgimento del Reparto nei confronti delle interruzioni di gravidanza. Si verrebbe a creare, inoltre, qualora fosse davvero confermato, un aumento del rischio per le donne che si sottoporranno all'interruzione della gravidanza lontano dalla sala operatoria di ginecologia. Nonostante l'aborto sia una procedura sostanzialmente sicura, in modo del tutto imprevisto, può determinare situazioni di urgenza che se trattate tramite trasporto in altro reparto possono persino mettere a repentaglio la vita delle donne. Mi domando se questa separazione non sia parte della preparazione del Reparto per il primario obiettore".

Insomma, per carità, si parla solo di voci che auspico siano smentite dai fatti che verranno. Tuttavia il ragionamento ci starebbe tutto, ossia, quello di preparare il terreno per far digerire, o giustificare, la nomina di un primario obiettore.

Si separano le attività, la 194 da una parte e tutto il resto da un'altra. Magari si possono separare anche le responsabilità in modo da poter dire che il nuovo primario obiettore di coscienza (se così sarà) non ha nessuna autorità sul servizio di interruzione della gravidanza perché questo ruolo sarà affidato ad altra risorsa.

Magari qualcuno potrebbe anche sostenere che questo modello organizzativo è già in atto da anni, ma sarebbe una colossale bugia perché sappiamo benissimo come stanno le cose.

Al San Camillo risiede il Centro di coordinamento delle liste d'attesa Regionali per la 194. Si occupa delle donne che nella Regione sono vicine al superamento dei termini legali per eseguire una Ivg. Questa struttura dipende dalla Direzione dell'Ospedale.

Poi c'è il servizio in cui si eseguono le interruzioni di gravidanza. Questo ha sede nel seminterrato del padiglione dove si trova l'Ostetricia e la Ginecologia ed è sotto la responsabilità del Direttore di UOC.

Insomma, mi auguro che in questa occasione non si facciano brutti scherzi anche perché sarebbero facilmente smascherabili e, soprattutto, una decisione di questo genere aprirebbe uno scenario in cui le donne che vogliono abortire vedrebbero messa a rischio la propria salute, oltre ad essere ghettizzate.

Anche gli operatori sanitari stessi sarebbero ghettizzati, non obiettori di coscienza vicini alle donne, già maltrattati ed in molti casi emarginati per la loro dichiarata e fattiva volontà di applicare una legge dello Stato italiano. Uno Stato non confessionale, sulla carta.

La preoccupazione è tanta, motivo per cui Lisa Canitano chiede "l'immediata smentita di queste voci e rassicurazione sulla sicurezza delle donne al direttore generale del San Camillo e al presidente Zingaretti".

Antonio Luzi

Per chi volesse aderire:

questo è il gruppo su Fb: No a un primario obiettore di coscienza al San Camillo

questa è la petizione a Zingaretti: "No" a un primario obiettore di coscienza al San Camillo di Roma

IN ARGOMENTO:

Non vogliamo un primario obiettore di coscienza al San Camillo, su Fb cresce la protesta

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