Legge 40, l'Europa boccia l'Italia: Eseguire la diagnosi preimpianto

La notizia è che la Corte Europea per i Diritti dell’Uomo ha deciso di non accettare il ricorso presentato dal governo italiano per opporsi ad una sentenza della stessa Corte che nell’agosto di un anno fa aveva bocciato la legge 40, legge sulla fecondazione assistita.

La sentenza pronunciata dalla Corte Europea nasceva dal ricorso di una coppia portatrice di fibrosi cistica  che aveva chiesto che il servizio pubblico gli rendesse possibile l’uso della fecondazione  assistita e la diagnosi genetica preimpianto.

La Corte aveva sancito l'incoerenza della legislazione italiana che attraverso la legge 40 proibiva ad una coppia di genitori portatrice di fibrosi cistica di poter accedere ad una diagnosi genetica preimpianto,  ed allo stesso momento, grazie alla legge 194, poteva invece accedere alla interruzione di gravidanza nel caso in cui il feto risultasse portatore di una grave malattia.

Di fronte alla bocciatura dell’agosto scorso il governo italiano, a poche ore dalla scadenza dei termini per la presentazione di eventuali ricorsi, aveva presentato un ricorso a Strasburgo, ricorso che due giorni fa è stato bocciato.

Questo significa che da un lato il prossimo Parlamento italiano dovrà adeguare la normativa a quanto stabilito dalla Corte europea altrimenti si incorrerà in sanzioni pesanti, ma allo stesso tempo, visto che le sentenze della Corte Europea sono immediatamente applicabili nel nostro Paese, in teoria già da oggi le coppie italiane che volessero accedere ad una diagnosi preimpianto potrebbero chiedere al SSN di dare loro il servizi richiesti.

Tutto questo ovviamente in teoria, poiché le strutture pubbliche italiane che pure a usano tecniche di fecondazione assistita all’avanguardia, molto spesso non sono attrezzate per la diagnosi genetica preimpianto.

Un elemento da sottolineare in questa sentenza della Corte Europea per i Diritti dell’Uomo che stabilisce che l’accesso alla fecondazione assistita rientra tra i diritti dell’uomo meritevoli di tutela.

La sentenza rappresenta inoltre un duro colpo alle battaglie contro i diritti all’autodeterminazione degli esseri umani ed in particolare dei diritti delle donne alla loro autodeterminazione.

Da moltissimi anni nel nostro paese c’è una guerra continua contro le leggi che stabiliscono i diritti degli esseri umani in generale, ed in particolare delle donne, per cancellare la legge 194, ad esempio, per cancellare i consultori familiari cosi come previsto dalle leggi in vigore.

La sentenza della Corte Europea sgombra il campo di molti equivoci e ristabilendo il diritto alla autodeterminazione riporta il nostro paese un po’ più dentro l’Europa.

Antonio Luzi

Pubblicato il 13/2/2013

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