Fatebenefratelli in profondo rosso, la Regione: trattiamo ma no ai licenziamenti.

I vertici del Fatebenefratelli lanciano l’allarme chiusura di servizi e di esuberi. La Regione Lazio disponibile alla trattativa, purché “si tolga la pregiudiziale dei licenziamenti”.

L’ospedale Fatebenefratelli, nell’isola Tiberina, una delle strutture più “anziane” di Roma, detta anche la “culla della Capitale” per i circa 4.000 parti annui”, lancia con il suo direttore generale Carlo Maria Celluci, il Direttore Sanitario Maurizio Ferrante e Fra’ Giampietro Luzzato, vice presidente dell’Ospedale, un grido di allarme.

Dall’ospedale arrivano voci che parlano degli ultimi due bilanci chiusi in rosso, il 2011 per 8 milioni di euro ed il 2012 per 18 milioni, che unitamente al fatto che il Fatebenefratelli subisce da anni decurtazioni di budget, fanno si che gli attuali 85 milioni di budget siano insufficienti a coprire le attività ed hanno costretto il consiglio di amministrazione a varare un piano di ridimensionamento e rientro durissimo.

La proposta parla della chiusura di alcuni servizi che la struttura eroga e di circa 170 tra medici ed infermieri andranno in esubero.

Luzzato ha spiegato che l’Ospedale è ampiamente disponibile, nei confronti della Regione Lazio, per far controllare i loro bilanci e farli certificare dalla società di revisione che la Regione vorrà inviare.

Ciò che in questo momento interessa al Fatebenefratelli, è che la Regione Lazio rispetti gli accordi firmati con gli Ospedali classificati come l’ ospedale dell’Isola Tiberina, le sentenze del Tar e quelle del Consiglio di Stato.

L’Ospedale sino ad oggi è riuscito a tirare avanti nonostante il deficit, non interrompendo alcun servizio, anzi in alcuni casi, come le prestazioni ambulatoriali, esse sono aumentate perlomeno fino all’intervento del Commissario Bondi, nel mese di novembre 2012 che dispose un taglio del 7% alla sanità incluso ovviamente il Fatebenefratelli, che a dire dei vertici ospedalieri diede il colpo finale all’ospedale.

Negli incontri sinora avuti con il ministero della Salute, la Regione Lazio ed il Comune di Roma ci hanno espresso apprezzamento e stima per il lavoro svolto, sentimenti importanti che però ora vorremmo si tramutassero in atti politici per evitare come dice Luzzato “che un ospedale così importante, per tradizione, esperienza, scienza e qualità, sia costretto a dare un’assistenza mediocre e di bassa qualità al centro di Roma”.

A tutto ciò, e probabilmente al fine di fare chiarezza sulla situazione, risponde con una nota la Regione ha offerto la sua disponibilità “ad aprire subito un tavolo di confronto, purché si tolga la pregiudiziale dei licenziamenti e ci sia una interlocuzione autorevole per discutere il piano industriale''.

Inoltre nella nota si precisa che la Regione liquida mensilmente al Fatebenefratelli oltre 6 milioni di euro per le attività erogate, pertanto “le difficoltà attuali non sono dovute a mancati pagamenti da parte del sistema sanitario regionale”.

Dalla nota si apprende ancora che i debiti relativi agli anni che vanno dal 2006 al 2011 sono stati liquidati per un totale di 47,5 milioni di euro (di cui 9,6 milioni vincolati al debito Inps).

Si legge ancora che “In attuazione del Dl/35 (relativo ai pagamenti della Pubblica Amministrazione) sono stati liquidati a favore dell'ospedale romano 3 milioni e 500mila euro in quanto somme certe ed esigibili”.

Infine, secondo la nota della Regione, esistono ancora debiti in corso di accertamento, quindi non certi e ad oggi non ancora esigibili, la cui stima approssimativa si aggira intorno agli 8 milioni di euro.

Un quadro quindi in cui ci sono ancora punti da chiarire e di fronte al quale l’ipotesi di chiusura di reparti o la messa fuori del personale non incontra certo il favore dei sindacati medici e non medici che si «dissociano» dalle ipotesi di chiusura di servizi e reparti e del drastico ridimensionamento delle attività, prima di un reale chiarimento sulla situazione finanziaria dell’ospedale.

di Antoniuo Luzi

Pubblicato il 18/10/2013

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