luglio 2009


Obama: sistema funziona solo per le assicurazioni Il sistema sanitario americano "oggi funziona bene per le assicurazioni, ma non sempre altrettanto per voi".

Lo ha detto Barack Obama incontrando la cittadinanza in un liceo di Raleigh, nel North Carolina, ribadendo che il nuovo piano studiato dalla sua amministrazione proteggerà  gli americani e limiterà  il potere delle compagnie assicurative.

"Quello di cui abbiamo bisogno e che avremo quando questa riforma verrà  approvata - ha assicurato il presidente - sono delle protezioni per il consumatore assicurato".

"Sia che oggi abbiate una assicurazione malattia oppure no, le riforme che vogliamo porteranno protezione e sicurezza che oggi non avete", ha proseguito Obama, sottolineando che si tratta di riforme "che diventano urgenti, sempre più urgenti ogni anno che passa".

Quanto a coloro che lo hanno attaccato affermando che fa politica sulla salute delle persone, Obama ha detto: "Sapete che non si tratta di politica, ma della vita della gente. Sono questioni che riguardano le persone, il nostro futuro".
H1N1, vaccinazione per metà  degli statunitensi Circa il 50% della popolazione americana dovrebbe essere vaccinato contro la nuova influenza. Con donne incinte e operatori sanitari al top della priorità .

Lo ha reso noto un comitato di esperti governativi, secondo il quale le autorità  sanitarie si dovrebbero preparare a vaccinare 160 milioni di persone. La campagna vaccinale, che prevede due dosi di siero a persona, dovrebbe iniziare a metà  ottobre.

Nel caso non fosse disponibile un quantitativo di vaccino sufficiente, sarà  data priorità  al gruppo a più alto rischio, che include anche le persone che occupano dei bimbi, i lavoratori sanitari, i bambini tra 6 mesi e 4 anni.

"Il messaggio principale è che la metà  della popolazione" sarà  vaccinata, ha spiegato alla Bbc online Kathy Neuzil dell'Advisory Committee on Immunization Practices. I giovani adulti tra i 19 e i 24 anni e le persone con problemi medici ad alto rischio sono fra le fasce di popolazione cui sarà  data priorità .

Mentre sembra che gli anziani abbiano i più elevati livelli di immunità  naturale contro il virus. I casi di H1N1 stanno calando nel Paese, dove il picco è stato registrato 10 settimane fa. Ma gli specialisti si aspettano una nuova fiammata in autunno. Sacconi, soddisfatto per risultati ricerca "Registro con grande soddisfazione che un importante lavoro scientifico del dottor Andrea Daga, ricercatore all'Istituto Eugenio Medea di Conegliano, è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature".

Lo scrive, in una nota, il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, richiamando il lavoro che "riguarda la scoperta di una proteina, l'atlastatina, quale elemento chiave per l'insorgenza di una rara malattia genetica, la paraplegia spastica ereditaria".

"Ad accrescere la soddisfazione di ministro anche della Salute - prosegue dunque Sacconi - è anche l'orgoglio di appartenere a una terra che, oltre a contribuire in maniera significativa al progresso sociale ed economico del Paese, è capace di dare i natali a scienziati e a Istituti di ricerca di livello internazionale.

L'Istituto Eugenio Medea di Conegliano aggiunge una pagina importante al dossier, all'attenzione della Conferenza Stato-Regioni, relativo alla sua qualificazione come Irccs autonomo della Regione Veneto", conclude. Cervello, lavoro e malattie. Nasce centro studi Non solo gli incidenti e infortuni. A minacciare la salute dei lavoratori sono anche le malattie del cervello, un capitolo spesso sottovalutato. Nasce per approfondire i legami fra le patologie neurodegenerative e il lavoro il nuovo centro studi 'in condominio' fra l'Istituto neurologico Carlo Besta e l'Istituto superiore per la prevenzione e sicurezza sul lavoro-Ispesl


L'edificio, inaugurato ieri, ospiterà  diversi laboratori che concentreranno l'attività  su temi come la quantificazione del dolore neuropatico e delle neuropatie, la statistica sanitaria e la neuroepidemiologia con annessi registri malattie, la valutazione dei disturbi cognitivi. Ma ci sarà  spazio anche per 11 ambulatori, per visitare pazienti in cura nel centro.

A queste strutture si affiancheranno il centro studi regionale e provinciale per la ricerca sulla Sclerosi Multipla e la prescrizione di farmaci immuno-modulatori, il centro studi disabilità  neuroriabilitazione e tempo libero e il centro di coordinamento per la ricerca clinica socio-sanitaria con Ispesl, Istituto affari sociali-Ias, Inail, Arss Veneto, Associazioni di pazienti. Circa 800 metri quadri, ai quali si aggiunge un'ampia sala di accettazione, attesa, cassa e servizi per il pubblico, di circa 120 metri quadri. La spesa per la sistemazione del Centro è stata di 368 mila euro, coperta attraverso finanziamenti ministeriali.

"Spesso quando si parla di incidenti sul lavoro ci si riferisce a fatti luttuosi e cruenti e ci si dimentica delle patologie neurologiche che invalidano i lavoratori per tempi lunghi - ricorda il presidente regionale dell'Ispesl, Antonio Moccaldi - Questo è uno dei motivi che ci ha indotto ad aprire questo Centro di studio in accordo con il Besta. Un accordo che ci permetterà  di mettere a disposizione dei lavoratori metodologie nuove e d'avanguardia per riportare gli stessi nel percorso lavorativo e verso una vita socialmente più attiva".

"Il Centro prenderà  il via da subito e sono certo che nel breve periodo potrà  essere nuovo riferimento sia per i pazienti che per il settore della ricerca", aggiunge l'ex presidente dell'Irccs Besta, Alessandro Moneta, che ha da poco lasciato il posto a Carlo Borsani. "Lavoro e sanità  sono un binomio imprescindibile in una regione come quella lombarda", conclude l'assessore regionale alla Famiglia e solidarietà  sociale Guido Boscagli.

"Con questo accordo verrà  data particolare attenzione alle patologie neurodegenerative e croniche sia in età  lavorativa che post-lavorativa e alla valutazione delle capacità  funzionali, delle limitazioni delle persone affette da patologie neurologiche, della disabilità  in età  lavorativa, soprattutto nelle fasi precoci, finalizzata ad una prevenzione secondaria e all'inserimento-reinserimento lavorativo". RU486, finalmente anche in Italia L'AIFA ha approvato a maggioranza, 4 contro 1, la commercializzazione della pillola RU486. Nonostante gli attacchi del Vaticano e del sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella, l'Agenzia italiana del farmaco, dopo oltre quattro ore di riunione, ha deliberato a favore della commercializzazione. La giornata è stata scandita dagli assalti provenienti dal versante cattolico. Avvisi di scomunica, di decessi causati dal farmaco, dubbi sulle procedure adottate e sui dati forniti. Tutto pur di impedire l'introduzione in Italia di un farmaco che da un decennio è utilizzato, e ampiamente sperimentato, nel resto dei paesi europei. "E' inspiegabile l'accanimento del sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella - afferma Gabriella Pacini dell?Associazione Vita di Donna - contro un farmaco usato da anni in Europa, su milioni di donne e che viene considerato un metodo sicuro ed efficace per l'interruzione della gravidanza". E ancora: "Perché proibire alle donne italiane di scegliere tra aborto farmacologico e aborto chirurgico? Quello di cui si parla oggi non è più un argomento di discussione nel resto d?Europa da un decennio, ma è un diritto riconosciuto e, per i vantaggi che presenta, è la scelta preferita dalla maggioranza delle donne che vuole fare un'interruzione di gravidanza". Ma i fulmini e le saette non hanno impedito all'AIFA di pronunciarsi a favore dell?introduzione della RU486. "La decisione dell'AIFA di registrare l'RU486 in Italia - ha commentato l'AIED - ci allinea con i paesi europei, recuperando un ritardo che ha penalizzato le donne italiane, precludendo loro una valida alternativa all?intervento chirurgico, peraltro riconosciuta sicura dall'OMS e praticata in Europa e negli USA secondo rigorosi protocolli prescritti dalla comunità  scientifica internazionale" Silvio Viale, il ginecologo che ha Torino ha dato il via alla sperimentazione della RU486, si espresso in termini entusiastici: "Prima di tutto è una vittoria per le donne italiane, che da oggi sono più libere e hanno un?opportunità  in più". Sul versante opposto le reazioni sono scontate. Luca Volontè (Udc) ha parlato di "pillola assassina" e di "cultura di morte". Il Vaticano, con le parole di monsignor Sgreccia, ha condannato la decisione alludendo a "pressioni politiche ed economiche" che avrebbero influenzato la decisione dell'AIFA. 30 luglio 2009 Sacconi: il Veneto tra le regioni più virtuose "Il Veneto si colloca, per qualità  dei servizi erogati e per livello dei costi praticati, tra le Regioni più virtuose, anche se il doveroso rallentamento della crescita del finanziamento del Fondo sanitario nazionale solleciterà  tutti i servizi sanitari regionali - anche quelli più efficienti - a ulteriori processi di razionalizzazione, con particolare riferimento alla rete ospedaliera, per migliorare i servizi territoriali e concentrare i luoghi della risposta ai malati acuti".

Lo afferma, in una nota, il ministro del Welfare Maurizio Sacconi intervenendo nel dibattito di questi giorni sui conti della Sanità  delle Regioni. "La Regione Veneto - spiega Sacconi - ha superato il Tavolo nazionale di monitoraggio e verifica del conto economico della spesa sanitaria 2008, con un risultato finale in leggero attivo.

Come peraltro indicato nella relazione annuale della Corte dei Conti 2008, nel caso del Veneto, le risorse da destinare a eccedenze di spesa sono già  previste in bilancio e peraltro programmate (entrate fiscali e altre coperture). Posizione che non va in alcun modo accostata al noto disavanzo endemico delle Regioni del Centro-Sud soggette ai piani di rientro, ove si spende di più e si eroga di meno".

Secondo Sacconi, "le scelte di spesa, ovviamente con preventiva previsione di copertura di bilancio, rientrano pertanto nell'assoluta discrezionalità  della Regione. Anche perché, come noto, il Veneto eroga prestazioni di eccellenza non solo per il proprio territorio ma per l'intero Paese e costituisce un modello di riferimento internazionale per l'ottimale integrazione socio-sanitaria-assistenziale e per la qualità  dei servizi ospedalieri". Mozione bipartisan contro il diabete "Sono 3 milioni gli italiani colpiti da diabete, eppure l'accesso alle cure e alle prestazioni sanitarie non viene offerto in maniera omogenea e senza un'adeguata informazione. E' necessaria, invece, un'efficace azione preventiva".

Lo dichiarano i senatori Emanuela Baio, Antonio Tomassini, Daniele Bosone, Fiorenza Bassoli, Claudio Gustavino, Raffaele Calabrò, Fabio Rizzi, Giuseppe Astore che hanno presentato una mozione bipartisan sul diabete. "Crediamo sia doveroso garantire il diritto delle persone con diabete a vivere una vita sociale, educativa, lavorativa alla pari delle persone sane. A oggi, diverse prestazioni per la cura e la prevenzione delle complicanze di questa patologia non sono incluse nei Livelli essenziali di assistenza (Lea).

L'obiettivo della mozione, che inizialmente era stata presentata come interrogazione - si legge - è quello di inserire nella prossima revisione dei Lea la gratuità  per gli esami clinici di cui necessitano i malati diabetici. Un importante segnale di speranza che consentirà  una diagnosi precoce delle complicanze di questa patologia, come per esempio la retinopatia proliferativa, responsabile di emorragie del vitro e di distacchi di retina".

"Il numero crescente di pazienti diabetici - ricordano i senatori firmatari della mozione - dimostrano che siamo di fronte a una vera e propria malattia sociale, che rappresenta anche la prima causa di cecità  acquisita e una delle principali cause di insufficienza renale con necessità  di dialisi o trapianto. àˆ indispensabile quindi un approccio alla cura precoce ed appropriato, agendo fin dall'infanzia proprio per evitare complicanze e invalidità ".

"Chiediamo - concludono i firmatari - una più equa distribuzione dell'accesso alle cure sul territorio nazionale e la gratuità , tramite l'inserimento nei Lea, degli esami ematochimici, strumentali, dell'educazione terapeutica e di tutte le prestazioni connesse alla gestione del diabete e delle relative complicanze. I diritti dei diabetici sono gli stessi diritti umani e sociali che l'Italia si impegna a difendere in tutto il mondo". Ru486 in arrivo tra le polemiche "Non è scontato" il via libera del Consiglio d'amministrazione dell'Agenzia italiana del farmaco alla pillola abortiva Ru486.

Lo scatto del semaforo del Cda dell'Aifa è atteso per oggi e, incalzata dai giornalisti nel corso di una conferenza stampa in cui sono stati presentati i dati sull'aborto in Italia, il sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella riconosce che l'ok "non è scontato, ma non possiamo certo essere noi a dirlo".

Se il via libera del Cda dovesse arrivare, il ministero non potrebbe comunque fare granché. "Con l'ultima legge - risponde Roccella ai giornalisti - a decidere sull'immissione in commercio dei farmaci è solo l'Aifa, senza possibilità  di interventi esterni.

Dunque all'Agenzia vanno tutti gli oneri e gli onori". Sul tema dell'approvazione della Ru486 è intervenuto anche l'ex ministro della Salute Livia Turco che ha replicato: "Ancora una volta dobbiamo ricordare al sottosegretario Roccella che i temi come quello della Ru486 non sono temi da crociata ideologica.

La validità  di un farmaco è stabilita da organismi tecnici a ciò deputati e non da un sottosegretario". Approvato in commissione DDL su Governo clinico La Commissione Affari sociali della Camera ha approvato ieri il testo base del disegno di legge sul governo clinico

La conferma arriva da Domenico Di Virgilio, vicepresidente del Gruppo Pdl di Montecitorio, che in una nota precisa come, "da relatore e da propositore del provvedimento in materia, sono soddisfatto del lavoro svolto in Commissione Affari Sociali dove oggi (ieri ndr) è stato approvato il testo base che modifica sostanzialmente la legge 502 del 1992".

"Nel testo base - prosegue Di Virgilio - viene focalizzata particolare attenzione su due aspetti fondamentali per procedere a un modello di sanità  efficace ed efficiente, in linea con le aspettative dei cittadini e degli operatori sanitari, ovvero il ripristino della meritocrazia e il rispetto del ruolo del medico nelle Asl e negli ospedali."

"Inoltre - prosegue il relatore del provvedimento - vengono stabiliti criteri nuovi per la nomina dei direttori generali, per i concorsi per primari e per uniformare l'età  pensionabile dei medici ospedalieri a quella degli universitari, ovvero a 70 anni.

L'iter proseguirà  con la presentazione degli emendamenti al testo base da me proposto - conclude Di Virgilio - per giungere così in Aula dopo che la Commissione Affari sociali lo avrà  approvato". 28 luglio 2009 Ambiente malato e italiani a rischio Smog, smaltimento non corretto dei rifiuti urbani, cambiamenti climatici, peggioramento della qualità  dell'aria. La salute del territorio italiano è malandata e rischia di minacciare anche quella dei suoi abitanti. Manca un'azione comune nel gestire i diversi 'attacchi' mossi all'ambiente dalle varie fonti di inquinamento e il nostro Paese presenta una situazione a macchia di leopardo.

àˆ la fotografia che emerge dalla prima edizione del rapporto Osservasalute Ambiente (2008), analisi dello stato di salute dell'ambiente e dei suoi riflessi sulla salute della popolazione italiana realizzata dall'Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane, che ha sede presso l'università  Cattolica di Roma ed è coordinato da Walter Ricciardi, direttore dell'Istituto di Igiene della Facoltà  di Medicina e Chirurgia. Gli autori del rapporto, presentato ieri nella Capitale, sono Antonio Azara, dell'Istituto di Igiene e Medicina preventiva dell'università  di Sassari e Umberto Moscato, dell'Istituto di Igiene dell'università  Cattolica capitolina."Sono evidenti le differenze di performance tra Regioni nell'affrontare il rischio ambientale - sottolinea Ricciardi - ancor più se si considera quanto sia limitante considerare il problema secondo i limiti geografici, economici e sociali delle Regioni stesse.

In questo, il fenomeno di 'regionalizzazione' dei processi decisionali, anche in ambito ambientale, potrebbe aumentare invece che diminuire le lacune esistenti". "Nella maggior parte dei casi - aggiunge Moscato - l'ambiente è monitorato solo per obbligo normativo e tale monitoraggio è disconnesso rispetto a una reale conoscenza del fenomeno salute/malattia nella popolazione. Questi problemi si amplificano se visti in un'ottica di gap tra Regioni (virtuose e meno virtuose), considerando che l'inquinamento è un fenomeno globale.

Ovvero, sebbene un cittadino di Pavia potrebbe 'gongolare' in quanto la provincia dichiara che i parametri ambientali vanno bene, in realtà  fumi industriali provenienti dalla Campania, dove i controlli sono meno rigorosi o assenti, potrebbero in ogni istante determinare effetti negativi sulla sua salute, perché gli inquinanti non si fermano ai confini regionali". Secondo il rapporto, comunque, non si può fare una distinzione netta tra Nord virtuoso e Sud problematico, a differenza di quanto emerso finora per la gestione della salute nelle diverse edizioni del rapporto Osservasalute, che hanno periodicamente fotografato un Settentrione che va sempre meglio e un Mezzogiorno in peggioramento.
Gli italiani non temono l'H1N1 La nuova influenza contagia poco il nostro Paese, almeno finora, e non lo spaventa. Tre italiani su quattro non sono "affatto" preoccupati, o lo sono "minimamente". E, in una sorta di classifica dei 19 Paesi di tutto il mondo analizzati, la Penisola si colloca all'ottavo posto, tutto sommato in linea con gli altri.

E' quanto emerge da un'indagine del gruppo WIN (Worlwide Indipendent Network Of Market Research), di cui Doxa è la rappresentante italiana, per conoscere lo stato d'animo dei cittadini di una ventina di Paesi in tempi dei pandemia.

Gli italiani sono tutto sommato concordi nel dire che il proprio Paese è "abbastanza preparato per far fronte a un'epidemia di massa di influenza suina". Convinzione che colloca l'Italia al quarto posto in classifica considerando questo aspetto. In generale emerge una scarsa preoccupazione sulla propagazione del virus A/H1N1, che è ancor più blanda in media in Europa. Solo in due Paesi, Cina e Bolivia, più della metà  degli intervistati si è detta "abbastanza o molto preoccupata" per la pandemia che si sta diffondendo. In tv e sui giornali non si parla d'altro, ma solo il 28% degli intervistati nei Paesi esaminati si è dichiarato "abbastanza o molto preoccupato".

I maggiori timori li hanno le donne e i giovani, soprattutto quelli con meno di 35 anni. Riguardo al livello di preparazione del proprio Paese ad affrontare un'epidemia di massa, dalla ricerca emerge che la maggior parte degli intervistati si sente pronta, primi fra tutti i cittadini di Svizzera e Austria, che sono anche quelli con il livello di preoccupazione più basso.

Viceversa, in Argentina e Bolivia le persone non solo sono quelle più in ansia, ma si sentono anche le meno pronte. Non brillano per fiducia nemmeno gli americani, che sui 19 Paesi coinvolti, si piazzano al 16.esimo posto, dopo Regno Unito e Giappone, non del tutto convinti della strategia messa in atto dai loro Governi. Usa, obesità  costa 147 mld dollari l'anno Oltre al girovita l'obesità  fa lievitare anche i conti sanitari a stelle e strisce. Nel 2008 gli Stati Uniti hanno speso 147 miliardi di dollari per far fronte al problema, secondo uno studio realizzato dall'istituto Rti Internazionale e dai Cdc (Centers for Disease Control and Prevention) Usa.

Dal lavoro e' emerso che l'obesità  ora assorbe circa il 9,1% di tutte le spese mediche, contro il 6,5% del 1998. Non solo. Gli obesi spendono per la sanità  il 25% in più degli americani normopeso. E nel Paese, secondo i Cdc, più del 26% della popolazione ormai soffre di obesità .

"E' cruciale riuscire a intraprendere azioni efficaci per contenere e ridurre l'enorme esplosione di obesità  nella nostra nazione", ha sottolineato il direttore dei Cdc, Thomas Frieden, presentando ieri questi dati nel corso di una conferenza sul peso. Ecm, pronta la nuova Fad La Commissione nazionale per la formazione continua dei medici e degli operatori sanitari ha varato le nuove regole per l'accreditamento dei provider e la formazione a distanza (Fad). Il documento, che delinea le nuove modalità , è stato licenziato nella seduta del 21 luglio, inform

a una nota del ministero del Welfare, e sarà  ora trasmesso alla Conferenza Stato-Regioni per l'approvazione, per essere poi presentato alla Conferenza Nazionale sulla formazione continua, in calendario a Cernobbio il 14 e 15 settembre.

Nella fase di passaggio al nuovo regime, comunque, "verrà  mantenuto il sistema di accreditamento degli eventi", assicura il ministero. Le procedure per assicurare la partenza del nuovo sistema saranno curate dalla segreteria della Commissione che opera presso l'Agenas, l'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali. Per assicurare l'indipendenza del sistema di formazione continua da interessi commerciali, la Commissione ha previsto di un Comitato di Garanzia. Tre le nuove regole è previsto che l'accreditamento dei provider, sarà  affidato alla Commissione nazionale o alle Regioni e Province Autonome, a seconda dell'ambito di attività  dello stesso provider. E' affidato all'ente accreditante anche la verifica che i requisiti di accreditamento perdurino, con particolare riferimento anche alla qualità  della formazione proposta.

Il provider dovrà  presentare un piano annuale, con l'offerta formativa che intende erogare. All'accreditamento, si legge nella nota del ministero, potranno accedere "soggetti pubblici e privati erogatori di prestazioni sanitarie o operanti nel campo della formazione". Soddisfazione per il varo del documento è stata espressa dal viceministro Ferruccio Fazio, presidente della Commissione nazionale per la formazione continua, che ha ringraziato i componenti per l'obiettivo raggiunto, ha espresso grande soddisfazione per il clima di collaborazione tra le componenti ministeriali, regionali e professionali riscontrato nel corso dei lavori. 1 mld euro per mettere in sicurezza edifici strategici 500 ospedali in zone a rischio sismico
Quello dell'ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento, posto sotto sequestro preventivo dalla Guardia di Finanza per "gravi carenze strutturali tali da esporre a gravissimo rischio sismico l'intero manufatto" non è un caso isolato.

La riqualificazione degli ospedali italiani, mirata a renderli sicuri e a prova di terremoto nelle zone più vulnerabili della Penisola, "procede in maniera lenta e parziale". A riconoscerlo è stato Guido Bertolaso, a capo della Protezione civile, intervenendo i primi di giugno all'audizione in Commissione d'inchiesta sull'efficacia ed efficienza del Ssn sulle condizioni strutturali degli ospedali collocati in zone a rischio sismico. Allora Bertolaso aveva parlato di "non meno di 500" nosocomi italiani situati in queste aree.

Il vertice della Protezione Civile ha individuato nelle "zone dell'arco appenninico e nel Meridione, eccezion fatta per la Sardegna", le aree più a rischio. In passato, ha ricordato il numero uno della Protezione civile, sono stati stanziati 65 mln di euro e successivamente 234 mln per la messa in sicurezza delle strutture strategiche del territorio. Fondi che sono stati utilizzati per eseguire oltre "7.000 verifiche" su edifici strategici: non solo ospedali, dunque, "ma anche Prefetture, questure, caserme dei vigili del fuoco, scuole, edifici per anziani. E sono stati fatti i primi interventi di riqualificazione". Si tratta di fondi che, tuttavia, "non sono stati sufficienti". Basti pensare che solo sul fronte degli edifici scolastici "bisognerebbe verificare 15 mila strutture".

"E' importante ora - ha sottolineato Bertolaso - avere disponibilità  finanziaria per poter procedere". E' previsto lo stanziamento di un miliardo di euro per la verifica non solo degli ospedali, ma di tutte quelle strutture che risultano strategiche in situazioni d'emergenza, "e per la loro messa in sicurezza".

Non solo, in una successiva audizione, tenutasi il 15 luglio, Bertolaso ha precisato che su 200 ospedali il 75% non sarebbe in grado di resistere a una scossa di 6.5 gradi, e il 50% potrebbe essere danneggiato da una di 5.5. Di fronte a una situazione simile, lo stesso Bertolaso ha riconosciuto che per mettere in sicurezza dal rischio sismico, ma anche vulcanico e idrogeologico le strutture del nostro Paese "ci vorrebbero decine di leggi finanziarie tutte insieme. Ma occorre iniziare - ha concluso il numero uno della protezione Civile - piuttosto che fermarsi a polemizzare". 27 luglio 2009 Coluccia (DsMedica), serve garante qualità  dei dati Ancor più incline a condividere alcune delle critiche emerse dal dossier è Vincenzo Coluccia, presidente di DS Medica, che ha ideato il software 'Cartella clinica Bracco', utilizzata da 20mila medici italiani. Secondo Coluccia serve "un garante della qualità  delle banche dati sui farmaci", per colmare i vuoti evidenziati dal documento.

"Il problema sembra essere una certa 'debolezza' delle informazioni cliniche per il medico - dice Coluccia - E questo ha motivi ben chiari. Tutte le software-house - spiega infatti - usano banche dati dei farmaci 'disegnate' per la distribuzione. Dunque gli aspetti merceologici (come note e ricettabilità ) sono molto curati, a differenza degli aspetti clinici (possibili interazioni con alimenti o altri farmaci)".

Dalla valutazione emerge che i prodotti sul mercato in media sono buoni - rivendica il presidente di DS Medica - ma devono essere migliorati. Insomma, dal dossier sono venute indicazioni molto interessanti. E già  diverse software-house stanno lavorando per migliorare. Noi, ad esempio - dice - abbiamo fatto un accordo internazionale per distribuire MD Consult , un noto sistema di clinical decision support". Ma la vera esigenza è quella di poter contare su un "garante della qualità  delle banche dati. Un ruolo - conclude Coluccia che potrebbe ricoprire la stessa Aifa (Agenzia italiana del farmaco)". Martini (Snami) deduzioni più forti dell'elettronica Anche per il presidente del Sindacato nazionale autonomo medici italiani (Snami), Mauro Martini, è importante cercare di migliorare le cartelle elettroniche ma, avverte, "non sostituiranno mai il ragionamento clinico. E' invece urgente l'accordo su una piattaforma comune che permetta la comunicazione tra software".

Il medico di medicina generale, chiarisce inoltre Martini, "non tiene cartelle cliniche, ma schede sanitarie. E' chiaro che chi prescrive deve poter contare su un programma capace di ricordargli eventuali limitazioni anche legali, per esempio se un certo medicinale è soggetto a una Nota Aifa o a un piano terapeutico.

Come avviene per alcuni software statunitensi sarebbe altrettanto utile segnalare le controindicazioni macroscopiche, facendo scattare un warning che ponga al riparo dai lapsus, per esempio la prescrizione di un fluorochinolone a un bambino.

Anche se, va detto, il medico rilegge sempre la prescrizione compilata al computer e questo genere di errori viene intercettato comunque", chiarisce Martini. Cricelli (Simg), l'elettronica non deve fare tutto Ma come la pensano i camici bianchi che utilizzano questi sistemi tutti i giorni? "La cartella clinica per il medico non è come il mago Zurlì: non deve saper fare tutto. Ma solo offrire un suggerimento al 'camice bianco', che poi decide per conto proprio", sottolinea Claudio Cricelli, presidente della Simg (Società  italiana di medicina generale).

"Prima di tutto sono perplesso sulle competenze di chi ha eseguito l'indagine - dice polemico Cricelli - Oggi poi la cartella clinica è uno strumento complesso, con una serie di servizi e funzioni equilibrate, di cui si deve tenere conto". Insomma, non è nata così a caso. "Alcuni aspetti sono più sviluppati perché più usati dai medici.

Ad esempio, il software sulle interazioni che secondo il dossier sarebbe necessario, appesantirebbe troppo questo strumento, solo per essere visto dai medici con un suggerimento". Insomma, una cartella clinica non deve "poter fare tutto, ma solo semplificare il lavoro del medico e aumentare le tutele della salute dei pazienti".

E questo secondo Cricelli accade già . "Oltretutto le cartelle sono state realizzate in base all'esperienza di decine di migliaia di medici, e ne tengono conto davvero", sostiene il presidente della Simg. Cartella elettronica inutile per il MMG? Schede tecniche dei farmaci incomplete. Pochi dati su efficacia e sicurezza di pillole e sciroppi. Niente dettagli sulle interazioni. Insomma, sotto il profilo dell'informazione gli strumenti informatici usati oggi dai medici di famiglia per prescrivere i medicinali ai pazienti sono "tutti da rivedere", e rischiano non tanto di semplificare la vita al 'camice bianco' quanto di fare male ai pazienti

àˆ quanto emerge da un dossier ad hoc, che ha messo sotto il microscopio otto tra i più comuni software di gestione della cartella clinica in Italia, evidenziando i 'nodi' e suggerendo possibili miglioramenti, a vantaggio della salute dei cittadini. Il documento fa parte del 'Progetto Software', un programma a cui ha lavorato 'Dialogo sui farmaci' (rivista rivolta a medici di famiglia, pediatri e operatori sanitari), finanziato dalla Regione Veneto e dall'Agenzia italiana del farmaco. Utilizzati dai medici di medicina generale per prescrivere in modo razionale e più sicuro i farmaci ai loro pazienti, questi strumenti sono però risultati deludenti sotto il profilo dell'informazione veicolata.

Tanto che nessuno ha superato il 54% del punteggio massimo messo a disposizione dagli esperti. "I requisiti di qualità  scarseggiano soprattutto in relazione alla scheda tecnica dei farmaci, spesso incompleta, e alle informazioni sui medicinali, in generale molto carenti", scrivono gli autori del dossier. Nessuno dei software contiene informazioni dettagliate sull'efficacia e sulla sicurezza del medicinale, né informazioni provenienti da fonti indipendenti. In tutti, poi, manca il foglietto illustrativo o dati indicativi sui prodotti, utili per i pazienti. Incomplete anche le informazioni sulle interazioni tra i medicinali, "fondamentali per la salvaguardia della salute dei cittadini", dicono gli autori del dossier. Inoltre non ci sono i reminder che ricordano al medico di eseguire gli esami necessari per il monitoraggio di certi farmaci.

La maggioranza dei software valutati non ha neppure l'elenco completo dei farmaci equivalenti. Infine, due degli otto strumenti informatici sotto esame accolgono addirittura la pubblicità  sui farmaci. La valutazione dei software è stata fatta nel corso del 2009 sulla base di dieci indicatori e sottoindicatori di qualità , relativi alle informazioni ritenute più utili per medico di famiglia e paziente. Sono state analizzate le informazioni relative sia ai farmaci più prescritti, sia a quelli il cui profilo di sicurezza richiede particolari misure di gestione. Alla fine il gruppo di lavoro ha assegnato un punteggio a ciascuno degli otto software: nessuno ha superato il 54% del punteggio 'in palio'. Considerati i risultati deludenti il Comitato scientifico del progetto (costituito da medici, farmacologi e farmacisti), insieme ai responsabili dei software di gestione, ha individuato una serie di raccomandazioni per migliorare la qualità  di questi strumenti informatici. Il tutto con un occhio al futuro prossimo. Alcune software-house, infatti, sarebbero già  disponibili al cambiamento, "ed è quindi probabile che le cose comincino a migliorare".

Obiettivo comune, rendere la cartella clinica elettronica uno strumento che permetta al medico di famiglia di prescrivere i farmaci in sicurezza, limitando gli errori. C'è tuttavia, rilevano gli autori, un freno al miglioramento dei software. A differenza della maggioranza dei Paesi europei, in Italia manca il database aggiornato e completo delle schede tecniche dei medicinali in commercio, che includono il riassunto delle caratteristiche del prodotto (l'RCP) e i foglietti illustrativi. Per cambiare le cose bisognerebbe quindi cominciare da qui. Pillola del giorno dopo e obiezione: ne parlano le donne a Roma, il 29 luglio, Festa del PD Pillola del giorno dopo. Quello dell?obiezione di coscienza, relativa ad un farmaco che l?OMS ha classificato come contraccettivo di emergenza, assume contorni sempre più inquietanti. A distanza di un anno dall?avvio del servizio SOS Pillola del giorno dopo, l?associazione Vita di Donna ha ricevuto centinaia di richieste di aiuto provenienti da coppie in difficoltà . Ottenere la preziosa prescrizione, soprattutto nel fine settimana, si trasforma in un calvario.

Donne che si rivolgono agli ospedali dove medici obiettori non la prescrivono. Attese interminabili del medico prescrittore. Fatica e umiliazione.

Come non bastasse, una volta ottenuta la ricetta, ci si può trovare di fronte anche ad un farmacista obiettore. Gli ultimi due casi, finiti poi con una denuncia, si sono verificati a Roma e Fiumicino.

Tutto questo avviene in barba ad una legge che non consente ai farmacisti nessuna obiezione di coscienza. Il presidente della Federazione Nazionale dei farmacisti, Andrea Mandelli, ha ribadito nel corso della trasmissione Uno Mattina del 20 luglio che l?obiezione di coscienza, per la vendita dei farmaci non è contemplata, né dalla legge, né dal codice etico dei farmacisti, pur evidenziando che la questione dibattuta nascerebbe da un problema scientifico: non ci sarebbe una evidenza assoluta sulla fase esatta in cui il contraccettivo si attiverebbe.

La Federazione Nazionale dei medici ha stabilito in un documento approvato lo scorso ottobre, a Ferrara, che la pillola del giorno dopo è un contraccettivo d? emergenza per il quale non ci si può avvalere dell?obiezione di coscienza, prevista nella legge sulla interruzione volontaria di gravidanza (194/78). Ci si potrebbe, tuttavia, appellare ad una formula che il codice etico della Fnomceo indica come ?clausola di coscienza?. In ogni caso, trattandosi di un farmaco d?emergenza, il medico in ogni caso deve comunque assicurare alla paziente il nominativo di un altro medico per poter provvedere nel più breve tempo possibile.

Tanto disagio arrecato alle donne italiane quando nel resto dell?Europa la pillola del giorno dopo si avvia ad essere un farmaco da banco, ossia senza obbligo di ricetta. Come già  avviene in Spagna, in Francia, in Inghilterra e in Germania.

Sulla illegalità , ad oggi ancora impunita, di questa presunta obiezione di coscienza di farmacisti ed, in alcuni casi, anche dei medici, che rifiutano di prescrivere la ?pillola del giorno dopo?, ovvero un contraccettivo d? emergenza, l?associazione Vita di donna, che da anni opera per la tutela della salute delle donne, propone una informazione corretta sia scientifica che giuridica. Inoltre, chiede un confronto ma soprattutto un impegno politico per la dignità  e la libertà  delle donne, alle Istituzioni preposte, ed in particolare alle Elette di tutti i partiti.

L?appuntamento è a Roma, il 29 luglio, Festa Democratica, Terme di Caracalla, ore 20.

Coordina: Monica Soldano, giornalista

Intervengono:

sen. Vittoria Franco, responsabile Pari Opportunità , Partito Democratico
on. Giulia Rodano, assessora alla Cultura, Regione Lazio
on. Roberta Agostini, presidente della commissione delle Elette, Provincia di Roma
dott. Giusy Gabriele, direttora generale ausl RM D
dott. Elisabetta Canitano, ginecologa, presidente Vita di donna
dott. Gabriella Pacini, ostetrica, responsabile SoS pillola del giorno dopo, Vita di Donna

Sono, inoltre, stati invitati a partecipare:
on. Cecilia d?Elia, assessora Cultura, Provincia di Roma, on. Monica Cirinnà , presidente Commissione Elette, Comune di Roma, Donatina Persichetti, presidente della Consulta femminile, Regione Lazio, Antonella Cantaro, Pari opportunità  PD Lazio, Alberta Fanelli, presidente Casa Internazionale delle donne, Mirella Parachini, ginecologa, presidente Fiapac e associazione Luca Coscioni per la libertà  di ricerca, Piergiorgio Donatelli, filosofo e bioeticista, Consulta Laica, comune di Roma.
26 luglio 2009 In 10 anni modello artificiale di cervello "Il cervello artificiale sarà  possibile entro i prossimi 10 anni offrendo una finestra finora impensata sulla natura del pensiero e la nostra percezione della realtà ". La previsione arriva da Henry Markram, direttore del Blue Brain Project dell'Ecole Polytechnique Federale di Losanna (Svizzera), che sta lavorando al progetto e ne ha parlato durante la conferenza TedGlobal (Technology Entertainment Design) ieri a Oxford.

Il team ha già  replicato parti della neocorteccia - l'area più 'moderna' del cervello - che si è evoluta nei mammiferi per permettere loro di fronteggiare le situazioni sociali. Il team di Markham ha creato una simulazione in 3D di circa 10.000 cellule cerebrali per mimare il comportamento della neocorteccia del ratto. "Per replicare ogni singolo neurone - ha detto lo scienziato ai colleghi - c'e' bisogno di un intero computer.

Questo vuol dire che servirebbero decine di migliaia di apparecchi". Al posto loro, invece, il gruppo sta usando un supercomputer Ibm Blue Gene, riferisce il quotidiano britannico 'Guardian'. Il lavoro sul cervello artificiale sta già  rivelando alcune funzioni e attività  più segrete di questo tessuto biologico.

Gli scienziati del Blue Brain Project stanno lavorando per offrire ai colleghi un nuovo modo per studiare le malattie mentali e le patologie neurodegenerative, senza dover fare esperimenti sugli animali.
Cartella elettronica non sostituisce ragionamento Le cartelle elettroniche dal medico di famiglia? "Logico cercare di migliorarle, ma non sostituiranno mai il ragionamento clinico. E' invece urgente l'accordo su una piattaforma comune che permetta la comunicazione".

Così Mauro Martini, presidente del Sindacato nazionale autonomo medici italiani (Snami), interviene nel dibattito sulla valutazione delle cartelle cliniche informatizzate aperto da uno studio che ha 'bocciato' gli strumenti informatici usati oggi dai medici di famiglia, soprattutto per quanto riguarda le informazioni ai pazienti sui medicinali. "Vorrei richiamare l'attenzione sul fatto che il medico di medicina generale non tiene cartelle cliniche, ma schede sanitarie. Questo ha inevitabilmente dei riflessi anche sul modo in cui vanno giudicati i software di cui si avvale il medico di famiglia, sia dal punto di vista tecnico sia dal punto di vista legale".

Per Martini "è chiaro che chi prescrive deve poter contare su un programma capace di ricordargli eventuali limitazioni anche legali, per esempio se un certo medicinale è soggetto a una Nota Aifa o a un piano terapeutico. Come avviene per alcuni software statunitensi sarebbe altrettanto utile segnalare le controindicazioni macroscopiche, facendo scattare un warning che ponga al riparo dai lapsus, per esempio la prescrizione di un fluorochinolone a un bambino. Anche se, va detto, il medico rilegge sempre la prescrizione compilata al computer e questo genere di errori viene intercettato comunque", chiarisce Martini. Allo stesso modo, potrebbero essere forniti, come supporto alla decisione, gli estratti delle linee guida per le patologie più frequenti, dal diabete alle cardiopatie.

Ma, comunque, va guardata con un certo scetticismo l'idea di un sistema esperto capace di pilotare diagnosi e terapia. "Piuttosto - conclude il presidente dello Snami - ci si dovrebbe applicare alla compatibilità  tra i diversi programmi in uso dai diversi operatori che hanno in carico il paziente: il medico di fiducia, l'ospedale, lo specialista e la continuità  assistenziale. Oggi assistiamo a una sorta di babele informatica, che rende ardua una reale condivisione dei dati. Nessuno contesta la possibilità  di scegliere il programma preferito: tutti i programmi, però, dovrebbero partire da una piattaforma comune che permetta la comunicazione". I disavanzi delle regioni commissariate Il viceministro alla Salute Ferruccio Fazio, lunedì scorso in un'audizione a Palazzo San Macuto sulla questione, era stato chiaro e le aveva bacchettate duramente. E le brutte notizie, per Campania e Molise, non hanno tardato ad arrivare: entrambe sono state commissariate oggi dal Consiglio dei ministri. Delle due è la Campania che mostra la situazione finanziaria più compromessa, con un sforamento del tetto di spesa, per il 2008, di oltre 200 milioni di euro. Non solo.

Le stime messe a punto dal tavolo di via XX Settembre per il 2009, lasciano supporre che per l'anno in corso il 'buco' campano raggiungerebbe il tetto di 880 milioni di euro, senza, naturalmente, le dovute correzioni che verranno ora adottate dal commissario ad acta.

Il tavolo ha inoltre stabilito che, anche se i provvedimenti messi a punto dalla Regione nei mesi scorsi per correre ai ripari venissero applicati nel migliore dei modi, la Campania riuscirebbe a recuperare 200 milioni di euro circa, ma lo sforamento sarebbe comunque pari a 680 milioni per l'anno in corso.

Numeri che hanno aperto la via del commissariamento. Si tratta, infatti, di un disavanzo strutturale di circa il 12%. Ma se guardiamo alle percentuali piuttosto che ai numeri in soldoni, è il Molise a versare nelle condizioni peggiori. Il suo disavanzo strutturale, infatti, ammonta al 18%. Basta sforare il piano di rientro di appena un 7% per far sì che venga nominato un commissario, come stabilito dalla Finanziaria 2005 che introdusse le misure.

La Regione guidata da Michele Iorio mostra un disavanzo non coperto, per il 2008, di 43 mln di euro. E le stime sul 2009 lasciano supporre che, senza i necessari interventi, lo sfondamento del tetto di spesa raggiungerebbe gli 89,5 mln di euro. Commissari al sud per azzerare il divario L'obiettivo complessivo" del commissariamento, che venerdì è stato deciso dal Consiglio dei ministri per la Campania e il Molise, "è in sintesi quello di azzerare il divario tra Regioni, che induce molti cittadini alla mobilità  territoriale per cercare altrove soluzioni adeguate ai propri bisogni di salute

Lo scrive, in una nota, il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, spiegando che il commissariamento dei servizi sanitari delle due regioni, "in coerenza con la linea già  adottata per la regione Lazio", ha portato il Governo a incaricare "della funzione commissariale i presidenti delle due Regioni, Antonio Bassolino e Michele Iorio, ai quali saranno affiancati due sub commissari di comprovata esperienza nella gestione di attività  socio-sanitarie così come si è proceduto nella regione Lazio".

"Solo nel caso dell'Abruzzo - ricorda Sacconi - il commissario è stato individuato in una figura tecnico-professionale in quanto il presidente della Regione si trovava in stato di detenzione per le note vicende giudiziarie", ovvero la presunta tangentopoli abruzzese che fece suonare le manette, lo scorso anno, del governatore Ottaviano Del Turco.

In questi ultimi, come negli altri casi, "il commissariamento è stato un atto dovuto perché si sono prodotti i presupposti di legge sulla base delle conclusioni dei tavoli tecnici Stato-regioni dedicati alla verifica dei 'piani di rientro dal disavanzo strutturale' e dell'effettiva erogazione dei livelli essenziali di assistenza". 23 luglio 2009 Francia, la suina si cura dal medico di famiglia In Francia dovrà  rivolgersi al medico di famiglia e non più all'ospedale chi teme di avere l'influenza, anche se sospetta che si tratti del virus H1N1.

I pazienti con sintomi influenzali da oggi non saranno più trasferiti nelle strutture specializzate, come era come previsto dal piano nazionale contro l'emergenza pandemica. La misura ha l'obiettivo di decongestionare i 450 ospedali che finora hanno accolto le persone contagiate.

I camici bianchi di medicina generale dovranno, in primo luogo, stabilire se il malessere sia legato ad altre malattie, come per esempio l'angina. Il paziente dovrà  poi essere sottoposto ad esame del sangue per confermare la presenza del virus, e il risultato sarà  consegnato in giornata nel caso di positività  alla nuova influenza.

Solo in questo caso il camice bianco prescriverà  antivirali. Anche le mascherine per proteggere familiari e conviventi potranno essere prescritte e saranno consegnate gratuitamente in farmacia.

I malati, inoltre, riceveranno dai medici di famiglia tutti i consigli necessari per evitare di contagiare altri e saranno costantemente monitorati per verificare l'eventuale aggravamento dei sintomi, caso in cui la palla passa di nuovo ai centri specialistici. Obama, riforma sanità  non può attendere La grande riforma del sistema sanitario statunitense deve essere avviata entro il 2009. E' l'obiettivo del presidente Usa Barack Obama che, ieri sera in una conferenza stampa, ha difeso il progetto per il quale si sta battendo e che dovrà  essere votato dal Congresso "entro l'inizio di agosto" prima delle vacanze parlamentari, ha confermato Obama.

"Non si può più attendere", ha spiegato il capo della Casa Bianca impegnato a convincere i membri del Congresso a votare la riforma che ha rappresentato il cuore della sua campagna elettorale e che, nel caso di 'bocciatura' sarebbe un duro colpo non senza conseguenze politiche.

"Adotteremo la riforma - ha spiegato il presidente Usa - diminuendo i costi, sostenendo la libertà  di scelta e garantendo una copertura sanitaria su cui tutti gli americani potranno contare. E lo faremo quest'anno".

Obama ha ricordato che l'attuale sistema lascia 47 milioni di americani senza alcuna tutela mentre i costi raddoppiano nel giro di 10 anni. Nasce centro europeo di nanomedicina Aspira a diventare la "Houston d'Europa", un punto di riferimento per i cervelli di tutto il mondo. Obiettivo: cavalcare la più grande rivoluzione alle porte, quella della nanomedicina. E' con questo spirito che nasce in Lombardia la Fondazione 'Centro europeo di nanomedicina', un'alleanza con aspirazioni simili a quella guidata in Usa dal padre del nanotech, lo scienziato Mauro Ferrari. Parola di Roberto Formigoni.

Il presidente della Regione Lombardia ha presentato oggi, durante un incontro a Milano, la Fondazione che vanta come soci fondatori 9 centri di ricerca pubblici e privati presenti in Lombardia: la Fondazione Ifom (Istituto Firc di oncologia molecolare), il Policlinico di Milano, l'Ieo (Istituto europeo di oncologia) di Umberto Veronesi, la Scuola europea di medicina molecolare, STmicroelectronics, Genextra (spin off dell'università  degli Studi di Milano), Politecnico di Milano, università  degli Studi di Milano e di Pavia. A dare la spinta iniziale al progetto un finanziamento di 4,5 milioni di euro in tre anni, stanziati dal Pirellone a partire dal 2009 nel Programma attuativo regionale del Fondo aree sottoutilizzate (Par-Fas).

Il sogno è quello di diventare "un Hub europeo per la nanomedicina", spiega Formigoni che con il presidente della neonata Fondazione, Adriano De Maio, lancia un invito: "Ci auguriamo che il Governo - e altre istituzioni pubbliche e private - capiscano l'importanza di questo centro e decidano di sostenerlo". Al centro dell'attività  della fondazione lo sviluppo di tecnologie e approcci innovativi nell'ambito della nanomedicina. L'obiettivo è di mettere a punto strumenti diagnostici a terapeutici non invasivi e sempre più su misura. Il centro concentrerà  la sua attività  su 3 patologie: il cancro, le malattie cardiovascolari e quelle neurologiche. E punta a diventare riferimento mondiale per cervelli italiani e stranieri. "L'aspirazione è quella di riuscire a reclutare almeno 150 scienziati", spiega Marco Foiani (Fondazione Ifom). Un primo 'colpo' è già  stato messo a segno: l'istituto neurologico Carlo Besta di Milano ha proposto con successo di coinvolgere Francesco Stellacci, scienziato che lavora alla nanomedicina da anni nel Massachussetts Institute of Technology di Boston". Inchiesta Aifa, Roma foro competente E' della magistratura romana la competenza a giudicare l'ex direttore generale dell'Aifa (Agenzia italiana per il farmaco) Nello Martini imputato insieme con Caterina Gualano, dirigente dell'ufficio autorizzazione alla immissione in commercio dei medicinali in un'inchiesta riguardante l'immissione in commercio di medicinali risultati imperfetti e altamente pericolosi per talune categorie di ammalati.

La IV sezione penale della Cassazione ha infatti dichiarato su istanza del difensore di Martini, avvocato Valerio Spigarelli, inammissibile al ricorso che la Procura della Repubblica di Torino in persona di Raffaele Guariniello aveva presentato alla Cassazione per opporsi al trasferimento degli atti a Roma.

I supremi giudici invece hanno ritenuto pienamente competente la magistratura romana. Per quanto riguarda la vicenda processuale a Nello Martini e a Caterina Gualano si contesta di avere cagionato "un disastro per aver per colpa, imprudenza, imperizia, negligenza e inosservanza delle norme relativamente al funzionamento dell'Aifa messo in commercio medicinali altamente pericolosi per la salute e la vita dei pazienti in quanto difettavano delle indicazioni terapeutiche".

Agli stessi inoltre si contesta di non aver organizzato l'area "registrazione e farma-vigilanza" in modo tale da consentire di provvedere in caso di necessità  di bloccare il medicinale a rischio. Si tratta di una trentina di prodotti del tipo diuretico, psicofarmaci, anti ipertensivi, anti asmatici, antiobiotici e prodotti che se presi da donne in gravidanza potevano avere gravi conseguenze per il nascituri dando origine anche a gravi malformazioni. Questa inchiesta si è conclusa qualche tempo fa ed è ora all'esame del giudice dell'udienza preliminare Maria Teresa Covatta che il 19 novembre dovrà  decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio dei due imputati. Bianco (Fnomceo), nessun pregiudizio verso PDL Il presidente Bianco ha commentato, smentendole in toto, le notizie secondo le quali in Fnomceo esisterebbe un atteggiamento pregiudiziale verso il partito di Berlusconi "

Sono senza alcun fondamento le notizie su presunte pregiudiziali politiche o ideologiche mie personali e del gruppo dirigente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo) verso chicchessia, e, a maggior ragione, verso il Pdl, che porta l'onere di governare il nostro Paese. Smentisco, dunque, ogni notizia circolata in questi termini".

Lo dice il presidente della Fnomceo, Amedeo Bianco, riferendosi alle polemiche dopo l'incontro organizzato a Roma dal Pdl per un confronto sul testamento biologico, e in particolare all'esplicita richiesta del senatore Maurizio Gasparri di smentire alcuni lanci di agenzia dei giorni scorsi, che prefiguravano la volontà  del presidente Bianco di negare un confronto tra gli ordini dei medici provinciali e il Pdl sulle Dichiarazioni anticipate di trattamento. "Ho sempre mantenuto e continuo a mantenere - ha detto Bianco - un grande rispetto e nutro una grande fiducia per il ruolo alto della politica e delle istituzioni nel governo della complessità  della nostra comunità  civile", ha detto Bianco che farà  pubblicare on line (www.fnomceo.it) la lettera inviata nei giorni scorsi ai presidenti degli Ordini Provinciali sull'incontro romano, per dimostrare che non c'è stato nessun invito a disertare l'appuntamento. "Mi riconosco - dice Bianco - nelle parole e nel pensiero del segretario della Fnomceo, Gabriele Peperoni (che ha partecipato all'incontro con i Pdl in rappresentanza della Federazione).

Su ogni tema professionale, ed in modo particolare su quelli bioetici, il nostro obiettivo era, è e sarà  l'incontro, il dialogo e non lo scontro. Ferma restando la responsabilità  della nostra istituzione di esprimersi e, in caso di opinioni non convergenti, di ricorrere alle regole, mai obsolete, di rispetto delle maggioranze e minoranze". "Ribadisco altresì - continua il presidente Bianco - che il dibattito in corso coinvolge in modo, a mio giudizio, improprio il ruolo della nostra deontologia che, unitaria e indivisibile, è fonte chiara e salda del corretto esercizio professionale.

Il medico - conclude Bianco- oggi più che mai deve avvicinarsi ad ogni donna e uomo che soffre e a ogni domanda di aiuto, per accompagnare ognuno nella sua storia di vita unica e irripetibile, fermo restando il rispetto della libertà  del paziente con l'obbligo di tutela in capo al medico e a quell'universo di quanti ne portano l'onere della cura. Questo è il cuore del documento di Terni sul testamento biologico ed ogni altra presunta prospettiva politica è al di fuori dei compiti e della stessa agenda di questa Fnomceo". Smi, assistenza difficile sul litorale cosentino E' emergenza sanitaria sul litorale cosentino, in Calabria. "Ambulatori sovraffollati, pochi medici, servizi inadeguati e insufficienti per i turisti. Tutto ciò in un territorio complesso e con una rete stradale disastrosa. Il rischio di una tragedia è sempre dietro l'angolo". A lanciare l'allarme è Cosmo De Matteis, dirigente nazionale del Sindacato dei medici italiani (Smi), secondo cui "il peso di questa situazione ricade completamente sull'impegno del personale medico".

"Questo non è solo un problema locale - sottolinea in una nota De Matteis - il litorale calabro è meta di vacanza di migliaia di persone che vengono da tutta Italia: la sanità  del Tirreno cosentino nei mesi estivi è messa a dura prova dalla crescita esponenziale della popolazione. Un servizio sanitario già  deficitario in inverno, diventa inadeguato e 'pericoloso' in estate. Le postazioni di guardia medica non vengono potenziate ed evidentemente - aggiunge il dirigente dello Smi - devono far fronte oltre alle consuete esigenze dei residenti anche alle richieste di prestazioni dai tanti villeggianti.

Oltretutto assistiamo ad una impennata di incidenti tipici della stagione estive (meduse, caldo, etc.)". "Eppure - conclude De Matteis - il personale per potenziare il servizio non manca ma, vista la situazione di indebitamento storico della Regione, si preferisce non far niente, lasciando tanti camici bianchi nella precarietà  e i cittadini senza servizi sanitari. Tutto ciò fino a quando non si finisce sui giornali nazionali per l'ennesima storia di malasanità  del Sud d'Italia, con i medici come capri espiatori". Aids: chiusa V conferenza mondiale Si è chiusa ieri a Città  del Capo, Sudafrica, la V conferenza dell'International Aids Society, con l'appuntamento a Roma per il prossimo meeting, Ias 2011, che si terrà  all'Auditorium Parco della musica dal 17 al 20 luglio, organizzato in collaborazione con l'Istituto superiore di sanità  (Iss).

La conferenza di Città  del Capo, di nuovo in Africa dopo quasi dieci anni dal Congresso di Durban, ha riunito oltre 5.800 partecipanti, fra scienziati, medici e attivisti, in rappresentanza di 123 Paesi. Ben 1.550 i lavori presentati, in 4 giorni di sessioni scientifiche, plenarie, simposi satellite.

I massimi esperti del settore, preoccupati dal taglio dei fondi internazionali in tempi di crisi economica, hanno chiesto ai Grandi del G8 di passare dalle parole ai fatti, mantenendo gli impegni presi per garantire l'accesso alle terapie nei Paesi più svantaggiati e flagellati dall'Aids. In Sudafrica vivono 5,7 milioni di sieropositivi, in tutta l'Africa Subsahariana circa 22 milioni dei 33 mln di tutto il pianeta.

"Abbattete le liste d'attesa per i farmaci antiretrovirali" è la richiesta che si è levata durante i giorni della conferenza, rivolta dagli attivisti sudafricani al Governo locale. Fra due anni toccherà  a Roma, dove si volgerà  Ias 2011. Il tema al centro dei lavori sarà  "la qualità  delle cure nei Paesi in via di sviluppo", annuncia Stefano Vella, direttore del Dipartimento di valutazione del farmaco dell'Iss, tra i principali esperti italiani di Aids e chairman della conferenza insieme al nuovo presidente dell'Ias, per la prima volta un africano. Carfagna firma protocollo per lotta a endometriosi Promozione di campagne di sensibilizzazione, informazione e comunicazione pubblica sull'endometriosi. Istituzione di un tavolo tecnico presso il ministero delle Pari opportunità  per la verifica e la valutazione di strumenti normativo-istituzionali per promuovere pratiche di sostegno alle donne affette da endometriosi o esposte al rischio di malattia.

Infine, supporto alla ricerca per poter individuare nuovi test diagnostici e cure farmacologiche contro la patologia. Questi i punti principali del protocollo d'intesa contro l'endometriosi siglato ieri a Roma dal ministro delle Pari opportunità , Mara Carfagna, dall'Inps, dall'Inail, dall'Istituto per gli affari sociali e dalla Fondazione italiana endometriosi.

La priorità  - si legge nel documento - sarà  data al tentativo di aumentare la consapevolezza che la corretta informazione e la prevenzione sull'endometriosi rappresentano lo strumento per combattere la patologia. Sarà  favorita la sinergia con tutte le realtà  locali interessate al fine di diffondere una presa di coscienza dei problemi che la patologia può avere nella vita delle donne e sarà  posta attenzione ai luoghi di lavoro e ai fattori che possono avere un ruolo nella progressione dell'endometriosi.

Verrà  infine stimolato un maggiore interesse per la ricerca scientifica con l'obiettivo di stimare il reale impatto della malattia sulla vita delle donne. "Vogliamo accendere i riflettori su questa patologia - ha sottolineato il ministro Carfagna - che è fortemente invalidante e i cui sintomi rendono davvero difficile la vita di chi ne è colpito". Fnomceo, Testamento sia incontro di culture In temi etici delicati come il testamento biologico l'obiettivo della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo) "era ed è l'incontro e non lo scontro tra culture etiche e civili". Lo ha detto il segretario nazionale della Fnomceo, Gabriele Peperoni, che martedì ha partecipato, in rappresentanza del Comitato centrale della Federazione, all'incontro organizzato dal Pdl, voluto per aprire un confronto approfondito sul testo Calabrò con i camici bianchi.

Peperoni, che ha ringraziato gli organizzatori della giornata, ha assicurato che saranno tenute "nel dovuto conto tutte le osservazioni o critiche che sono emerse". Ma Peperoni ha anche ribadito, anche a nome del presidente Amedeo Bianco, l'importanza, come 'bussola' etica per i camici bianchi, del Codice di deontologico dei medici "approvato all'unanimità  nel 2006 e che costituisce un patrimonio unitario, indivisibile di tutta la professione medica e odontoiatrica.

I suoi principi ispiratori hanno infatti, vigore e trasparenza per guidare l'esercizio professionale nel rispetto delle leggi, della moderna etica e bioetica nella tutela della salute e della vita".

"Ribadisco inoltre - continua il segretario nazionale della Federazione - che, su materie delicate quali le Dat, il diritto giusto è quello mite che lascia spazio a quell'alleanza terapeutica che deve saldare l'autodeterminazione del paziente e l'autonomia e responsabilità  della professione". H1N1, ipotesi vaccinazione per 15,4 mln di italiani Le autorità  sanitarie italiane stanno considerando di vaccinare anche 15,4 milioni di italiani tra i 2 e i 27 anni contro il virus H1N1.

"La vaccinazione pandemica sarà  offerta prioritariamente al personale sanitario - ha precisato il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, intervenendo ieri al Question Time alla Camera - che dovrà  assistere i malati, e ai soggetti a rischio per patologie: per un totale di 8,5 milioni di soggetti entro la fine del 2009.

Poiché i bambini e i giovani sono più facilmente suscettibili di tale infezione, e quindi potenziali serbatoi di diffusione, si sta considerando di vaccinare anche la fascia di popolazione, 15,4 milioni di soggetti tra 2 e 27 anni da gennaio 2010". Via libera a DDL cure palliative Via libera della Commissione Affari sociali della Camera al ddl sulle cure palliative e le terapie del dolore

"Il provvedimento - spiega Giuseppe Palumbo, presidente della Commissione, a margine della riunione che sta proseguendo ora sul tema del testamento biologico - è stato licenziato all'unanimità ". La 'quadra' per il ddl al centro delle polemiche nelle settimane scorse, è stata trovata grazie allo stanziamento, contenuto nel dl anti-crisi, di 50 mln di euro da destinare alle terapie del dolore.

In commissione, durante le votazioni, anche il viceministro alla Salute Ferruccio Fazio. I fondi trovati, e giunti anche in seguito ai rilievi critici formulati dalla Commissione Bilancio, "non sono tantissimi - riconosce Palumbo - ma neanche pochi" e verranno "scorporati dalle risorse destinate alle Regioni nell'ambito del Fondo sanitario nazionale". I finanziamenti per le cure palliative inseriti nel decreto volto a contrastare la crisi, si aggiungono "ai 100 mln di euro previsti - spiega il presidente della Commissione - da un provvedimento precedente sul medesimo tema". L'obiettivo "è quello di realizzare una rete" che si estenda da un estremo all'altro della Penisola.

Tant'è che le regioni che non utilizzeranno i 50 mln previsti dal ddl per le cure palliative "rischiano di non vedere arrivare neanche i fondi ordinari" se non si daranno da fare per mettere in piedi un sistema ad hoc. Intanto Palumbo farà  il possibile affinché il testo arrivi "al più presto in Aula". Tra le misure contenute nel provvedimento, "il potenziamento delle strutture esistenti, ma anche la creazione" di nuovi centri.

Per realizzare la rete "si conta sul collegamento tra territorio - spiega Palumbo - hospice e ospedali", avvalendosi anche del gioco di squadra "delle associazioni di volontariato". Si prevede, inoltre, "l'istituzione di un osservatorio", chiamato a vigilare sulla messa a punto della rete assistenziale, e l'istituzione "di master nelle università  incentrati proprio su cure palliative e terapie del dolore, perché ad oggi non esistono specializzazioni su questo delicato fronte". 21 luglio 2009 Fare il medico lavoro da ricchi Camice bianco riservato troppo spesso ai rampolli delle classi agiate. Almeno in Gran Bretagna, dove alcune professioni come quella del medico e dell'avvocato, sembrano chiudere le porte a tutti, tranne ai più benestanti. Bloccando, di fatto, la mobilità  sociale.

E' quanto emerge da un rapporto stilato dall'ex ministro Alan Milburm, ora segretario del Social mobility panel, che illustrerà  al primo ministro Gordon Brown le conclusioni dell'analisi incentrata su come allargare l'accesso ad alcune delle professioni più prestigiose nel Paese.

I giovani inglesi, insiste Milburn, dovrebbero potersi dedicare alle carriere migliori per perseguire le loro ambizioni. Secondo l'esperto, che anticipa alla Bbc online le conclusioni del rapporto, le professioni hanno una "mentalità  da negozio chiuso" e sono diventante "nel tempo più esclusive".

Insomma, al Paese serve "una seconda grande ondata di mobilità  sociale", come quella registratasi tra gli anni '50 e '60 del secolo scorso, per arrivare a una crescita dei lavori considerati 'al top'. "Non è che i britannici non abbiano talento, ma hanno molti talenti. Quello che dobbiamo fare - sottolinea Milburn - è aprire queste opportunità  per metterle a disposizione di tutti". Scrivendo sul 'Times' l'esperto sottolinea l'importanza di una formazione di qualità  e aperta alle varie classi sociali.

Il rapporto "Fair Access to the Professions" chiama ordini professionali e atenei a pubblicare il background sociale degli iscritti. Nel rapporto si sottolinea che le persone che iniziano carriere in medicina, legge e giornalismo sono sempre più spesso provenienti da famiglie molto agiate. E dal momento che una vasta proporzione di nuove professioni viene classificata come di tipo specialistico o manageriale, il rapporto sottolinea l'importanza di assicurare un libero accesso a queste carriere. Medici USA contro "pagelle" su internet Allarmati dal dilagare di siti Internet in cui vengono date pagelle, spesso inclementi, a specialisti che si fanno pagare diverse centinaia di dollari a visita, i medici americani corrono ai ripari.

E molti di loro, scrive ieri il Washington Post in un lungo articolo dedicato al fenomeno, impongono ai pazienti di sottoscrivere contratti che li impegnano a non rivelare nulla del rapporto con il medico curante e soprattutto a non pubblicare su Internet eventuali lamentele.

Sono ormai una quarantina i siti Web su cui i pazienti possono pubblicare tutti i loro appunti e critiche a dottori poco puntuali, poco gentili e accorti nel comunicare, o effettivamente poco capaci. Negli ultimi cinque anni sono nati così Rate.Mds.com (dai il voto al tuo medico), Angie's List, Yelp, DrScore (il punteggio del dottore) e Vitals.com che ha come motto "noi esaminiamo i dottori".

Siti che sono diventati così un'utile guida per i pazienti che devono consultare uno specialista ma anche una spada di Damocle per i medici: per esempio un noto internista di Washington ha ricevuto ben 40 commenti su un sito, in maggioranza negativi.
Nuovo approccio contro le rare Rendere obbligatorio lo screening neonatale per tutte quelle malattie rare che hanno o avranno una terapia farmacologica o dietetica, migliorare l'accesso ai farmaci "orfani" e arricchire il budget della ricerca. Queste sono le tre istanze fondamentali che la Consulta nazionale delle malattie rare (Cndmr), ha rilanciato ieri durante un incontro organizzato in Senato, intitolato "Il cammino dei progetti di legge sulle malattie rare e i farmaci orfani", con l'intenzione di sensibilizzare il Governo sull'urgenza di varare interventi legislativi che siano in grado di rispondere alle esigenze dei due milioni di "malati rari" in Italia.

"Con i tre punti che abbiamo proposto alle istituzioni come essenziali - ha affermato Flavio Bertoglio, segretario generale Cndmr - speriamo che sia possibile ottenere un reale vantaggio per i malati. Ci aspettiamo - ha concluso - che ciascuno dei chiamati in causa nell'ambito delle istituzioni si impegni per garantire ai malati il diritto alle cure e a una qualità  della vita più dignitosa".

All'incontro erano presenti numerosi membri delle istituzioni. Il viceministro alla Salute Ferruccio Fazio ha voluto usare parole confortanti: "Abbiamo avviato - ha detto Fazio- iniziative per rendere omogenea su tutto il territorio nazionale l'offerta di servizi ai malati rari". "Per quanto riguarda i farmaci - ha dichiarato Fazio - puntiamo a fare in modo che una volta che i farmaci "orfani" siano stati registrati dall'Aifa, il medicinale venga subito reso disponibile in ogni Regione che dovrà  vagliare solo la sostenibilità  economica". Migliorano i conti delle Regioni in rosso Qualche buona notizia, dotandosi di un po' di ottimismo, per le Regioni con i conti sanitari in rosso. Tra voci di bilancio da risanare e piani di rientro da ritoccare o mettere a punto, c'è chi segna qualche progresso sulla strada, tutta in salita, del risanamento. Sicilia, Lazio e Liguria, stanno infatti "dimostrando una inversione di tendenza", che si accompagna non solo a una 'sistemata' ai conti, ma più in generale a un miglioramento dei servizi offerti ai cittadini "perché conti in regola, il più delle volte, si accompagnano ad una buona sanità ". Parola del viceministro alla Salute Ferruccio Fazio, che ieri sulla questione è stato ascoltato dalla Commissione parlamentare di inchiesta sugli errori in campo sanitario e sulle cause dei disavanzi sanitari regionali a Palazzo San Macuto.

Tra le Regioni con i conti in rosso, tuttavia, non mancano le peggiori della classe. Particolarmente duro, il viceministro, con la Calabria, che "non ha ancora sottoscritto il piano di rientro", e ciò nonostante mostri una "perdurante incertezza dei conti, inaffidabilità  dei procedimenti amministrativi-contabili" e una "situazione di incertezza istituzionale con particolare riferimento ai soggetti predisposti a gestire e definire il piano di rientro".

E ancora la sussistenza di "disavanzo significativo strutturale", con "gravi inadempienze sul fronte dei Livelli essenziali di assistenza" e con una conseguente "grave lesione dei diritti fondamentali dei cittadini". E i numeri sul disavanzo calabrese mettono i brividi. "Si è verificato - sottolinea Fazio - un cospicuo disavanzo non coperto per l'anno 2008, che va a incrementare lo 'stock' di debito accumulato dal 2001 al 2007, per un totale di circa 1.700 milioni di euro".

Per la Calabria, riconosce il viceministro, "occorreranno delle delibere particolari del Governo, perché si trova in una situazione molto complessa e in assenza di un piano rientro esula dalla normativa vigente". Anche la Campania, al centro di un incontro proprio lunedì sera del tavolo tecnico di via XX Settembre, finisce per avere una 'bacchettata' del viceministro. Testamento, burrasca in Fnomceo Tensione tra gli Ordini dei medici sul testamento biologico. Diciotto presidenti di Ordini provinciali hanno infatti firmato una lettera che suona come una dura critica ai vertici della Federazione nazionale degli Ordini (Fnomceo) e al documento, votato a maggioranza, sulle dichiarazioni anticipate di trattamento

A far scoccare la scintilla l'incontro di ieri organizzato a Roma dai senatori del Pdl sul tema per un confronto con gli Ordini dei medici, e durante il quale si è posto l'accento sul recente documento votato dalla Fnomceo a Terni, che già  aveva evidenziato posizioni differenti tra i camici bianchi, tanto da essere stato votato a maggioranza e non all'unanimità . Un appuntamento, a cui il presidente della Federazione, Amedeo Bianco, non ha potuto partecipare - assenza sottolineata anche dal ministro del Welfare Maurizio Sacconi - ma sul quale ha inviato una mail ai diversi presidenti provinciale definendo "irrituale" la convocazione, da parte di un gruppo parlamentare, in presenza del ministro Sacconi, per discutere di un documento "già  votato dal Consiglio nazionale della Fnomceo".

Ma per i presidenti che hanno partecipato l'incontro è stata l'occasione per ribadire la loro contrarietà  al documento di Terni sul testamento biologico, o meglio sul metodo con il quale è stato varato. "Sui temi etici - ha spiegato Mario Falconi, presidente dell'Ordine di Roma che ha ospitato la riunione dei 'dissidenti' - non è possibile decidere a maggioranza. Non si possono imporre principi morali. I dettami del Codice deontologico, valido per tutti i medici, sono decisi all'unanimità . Non potrebbe essere altrimenti". "I pronunciamenti etico-deontologici - si legge nella lettera dei 18 presidenti - sono sempre stati espressione della unanime volontà  dei Presidenti degli Ordini. Si auspica che ciò, contrariamente a quanto avvenuto a Terni, ritorni ad essere la norma".

A firmare la lettera i presidenti degli Ordini dei medici chirurghi e odontoiatri delle Province di Aosta, Bologna, Caserta, Catania, Ferrara, Lodi, Lucca, Messina, Mantova, Milano, Oristano, Palermo, Pavia, Potenza, Roma, Rovigo, Trapani, Trieste. Tutti hanno ringraziato il presidente della Commissione Sanità  del Senato, Antonio Tomassini, per l'invito all'approfondimento del disegno di legge Calabrò sugli stati vegetativi di ieri a cui hanno partecipato il ministro Maurizio Sacconi e il sottosegretario Eugenia Roccella.

"La compiuta ed esauriente illustrazione del testo sulle dichiarazioni anticipate di trattamento fatta da Raffaele Calabrò, seguita dalle discussioni, chiarimenti e valutazioni dei presidenti di più Ordini ha permesso ai sottoscritti di approfondire ulteriormente l'intero impianto di legge proposto e già  approvato in Senato", si legge nella lettera. "Come richiesto dai parlamentari promotori dell'incontro, i presidenti di Ordine hanno offerto contributi considerati possibilmente migliorativi della legge in itinere", concludono.
Anche Snami a tavolo Aifa-medici famiglia Anche lo Snami (Sindacato Nazionale Autonomo Medici Italiani), parteciperà  al tavolo istituito dall'Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) con i medici di medicina generale.

La notizia arriva direttamente dall'AIFA ed è stata confermata al GdMonline dal presidente del sindacato, Mauro Martini.

"La nostra assenza - ha spiegato Martini - non aveva senso e grazie alla sensibilità  del viceministro alla Salute, Ferruccio Fazio è stato velocemente posto rimedio alla situazione.

Al pari di Fimmg avremo due rappresentanti che andranno ad affiancare gli altri membri già  insediati. Non abbiamo - ha concluso Martini - ancora designato i nomi dei nostri membri ma lo faremo presto".
Test su vaccino HIV, le ragioni di un fallimento Il fallimento del recente studio 'Step', che mirava alla sperimentazione di un vaccino contro l'Hiv, rappresenta una seria delusione nella lotta contro l'Aids, oltre che un mistero ancora irrisolto. Due articoli pubblicati sulla rivista 'Nature Medicine' cercano però di spiegare le loro ipotesi sul motivo che ha costretto a interrompere il trial.

I partecipanti allo studio - spiegano i due gruppi di esperti che hanno analizzato i rapporti del trial, guidati da Dan Barouch del Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston e da Michael Betts dell'università  della Pennsylvania a Philadelphia (Usa) - sono stati vaccinati con una forma indebolita del comune virus del raffreddore (chiamato Ad5), alterato in modo che si facesse portatore di tre geni dell'Hiv. Si pensava infatti che stimolare il sistema immunitario con questi geni 'affievoliti' avrebbe portato a una risposta più aggressiva dell'organismo contro l'Hiv, al momento dell'esposizione al virus.

Al contrario, dai test è emerso che il vaccino ha provocato un aumento dell'acquisizione di Hiv-1, soprattutto se i volontari possedevano alti livelli dei comuni anticorpi che neutralizzano l'Ad5. E poiché l'Hiv-1 bersaglia le cellule T del corpo, i risultati del trial Step hanno portato all'ipotesi secondo cui la vaccinazione di persone con alti livelli di anticorpi Ad5 provochi la crescita del numero di cellule T, che fungono appunto da 'bersaglio' per l'infezione da Hiv-1.
Regole privacy su referti online Sì a risultati di analisi cliniche, radiografie e referti medici direttamente sulla propria e-mail o consultabili on line dal computer di casa, ma solo con il consenso dell'assistito e nel pieno rispetto delle misure a protezione dei dati sanitari. A stabilirlo è il Garante per la protezione dei dati personali che, in materia, ha approvato specifiche 'Linee guida in tema di referti on line' che individuano misure e accorgimenti a garanzia dei cittadini, sia per quanto riguarda la ricezione del referto via mail, sia nel caso in cui il paziente ricorra al download degli esami clinici direttamente dal sito web della struttura sanitaria.

Già  da tempo diversi laboratori, cliniche e ospedali offrono servizi di refertazione elettronica di esami clinici. Per il Garante, però, è necessario che questo innovativo processo di ammodernamento tecnologico della sanità  pubblica e privata proceda seguendo "regole rigorose". Ecco il perché delle Linee guida, su cui l'Autorità  ha avviato una consultazione pubblica, che si concluderà  il 30 settembre, per acquisire, prima della definitiva adozione, osservazioni e commenti da parte di organismi e professionisti sanitari pubblici e privati, medici di base, pediatri, organismi rappresentativi, associazioni di pazienti.

Tra i punti principali delle Linee guida messe a punto dal Garante c'è l'adesione a questo tipo di 'servizio on line', che dovrà  essere facoltativa. Il referto cartaceo rimarrà  comunque disponibile. E ancora: l'assistito dovrà  dare il suo consenso sulla base di una informativa chiara e trasparente che spieghi tutte le caratteristiche del servizio di refertazione on line; le strutture che offrono la possibilità  di archiviare e continuare a consultare via web i referti dovranno fornire una ulteriore specifica informativa e acquisire un autonomo consenso; il referto dovrà  essere accompagnato da un giudizio scritto e dalla disponibilità  del medico a fornire ulteriori indicazioni su richiesta dell'interessato.

Per quanto riguarda le indagini particolarmente delicate, come quelle genetiche, anche prenatali, per le quali la normativa prevede la necessità  di assicurare una consulenza medica appropriata, dovrebbero essere escluse dal servizio di refertazione on line. Le linee guida prevedono, infine, che i referti restino a disposizione sul web per un massimo di 30 giorni. Si prescrivono, inoltre, elevate misure di sicurezza tecnologica, quali l'utilizzo di standard crittografici, sistemi di autenticazione forte, convalida degli indirizzi e-mail con verifica on line, uso di password per l'apertura del file. Sindacati a Governo, no a rottamazione medici Una lettera-appello a Governo e Parlamento per dire 'no' alla rottamazione di medici e veterinari, ovvero al pensionamento coatto dei pubblici dipendenti al raggiungimento dei 40 anni di contribuzione, come previsto da un emendamento al dl anticrisi inserito nel testo in discussione nelle commissioni Bilancio e Finanze alla Camera.

A rivolgersi al Parlamento e all'Esecutivo sono le organizzazioni sindacali della dirigenza medica e veterinaria, Anaao Assomed, Cimo Asmd, Aaroi, Fp Cgil Medici, Fvm, Federazione Cisl Medici, Fassid Fesmed, Federazione Medici Uil Fpl, che hanno ripetutamente manifestato la propria opposizione alla misura "per gli effetti - scrivono in una nota congiunta - che esso avrebbe prodotto nel Servizio sanitario nazionale, rappresentando i medici e veterinari dipendenti la categoria maggiormente colpita dal provvedimento per avere a proprie spese riscattato gli anni di laurea e di specializzazione".

Ricordando il primo dietrofront del Parlamento sulla misura, i sindacati sottolineano che "ora, con l'emendamento approvato dalle Commissioni Bilancio e Finanze della Camera, si vuole annullare questa decisione parlamentare, reintroducendo la norma che prevede il pensionamento dei dirigenti pubblici, medici e veterinari compresi, con 40 anni di anzianità  contributiva, a discrezione dell'azienda e con la eccezione di magistrati, professori universitari e dirigenti medici di struttura complessa del Ssn".

"La sua approvazione - sottolineano dunque - produrrebbe nei prossimi anni la fuoriuscita obbligata dal Ssn di questi dirigenti, anche donne, a soli 58-60 anni di età , peraltro in netta controtendenza con le politiche previdenziali perseguite in Europa e nel nostro Paese". La rottamazione taglierebbe 10mila medici Se la norma sulla 'rottamazione' dei dirigenti medici e veterinari al raggiungimento dei 40 anni di anzianità  contributiva (compresi i riscatti della laurea e della specializzazione) dovesse diventare realtà , un esercito di oltre 10 mila professionisti sarebbe fuori dal Servizio sanitario nazionale

E' la stima di Massimo Cozza, segretario generale della Fp Cgil medici che, interpellato dall'ADNKRONOS SALUTE, ha provato a calcolare l'impatto del provvedimento sul pensionamento coatto dei pubblici dipendenti previsto da un emendamento al dl anticrisi inserito nel testo in discussione nelle commissioni Bilancio e Finanze alla Camera.

Risultato: "Oltre 10 mila fra medici ospedalieri e altri dirigenti del Ssn finirebbe in pensione", avverte. Solo nel 2009. Al momento, infatti, se si escludono i direttori di struttura complessa non contemplati dalla norma, si contano solo fra i dirigenti medici circa 8 mila persone che hanno raggiunto i 60 anni di età  e, avendo riscattato anche gli anni della laurea e della specializzazione, verrebbero automaticamente 'rottamate'.

E la compagine dei camici bianchi con 40 anni di contributi alle spalle si amplia al ritmo di mille unità  l'anno. A questi si aggiungono altri 2 mila professionisti, che verrebbero strappati alle file degli altri dirigenti del Ssn (non medici). "Il numero finale - conclude Cozza - si avvicinerebbe pericolosamente a quota 10 mila". 19 luglio 2009 Tumori ovarici: ecografia ottima per diagnosi La sonografia transvaginale (TVS) è superiore all'analisi dei sintomi per il rilevamento dei tumori ovarici, mentre l'analisi dei sintomi è più efficace nel distinguere i tumori benigni.

La combinazione di questi fattori, peraltro, migliora la possibilità  di distinguere i tumori benigni, ma peggiora il rilevamento di quelli maligni.

Benchè i tumori ovarici siano visti come un "killer silenzioso" che produce pochi sintomi specifici, recenti studi hanno indicato che alcuni sintomi sono significativamente più comuni nelle donne con tumori ovarici che in quelle della popolazione generale, ma non era chiaro come esattamente l'analisi dei sintomi dovesse accordarsi con la TVS.

Finchè non verrà  identificato un test di screening efficace per questi tumori, rimarrà  il problema di discernere i sintomi significativi da quelli più comuni per l'assistenza ottimale alla paziente: data la natura vaga di questi sintomi, che mancano di una chiara soglia per procedere ad ulteriori e più costosi esami, non si tratta di un problema da poco. (Cancer online 2009, pubblicato il 15/7)
Psoriasi: trattamento aumenta rischio malignità  Le terapie per la psoriasi possono aumentare il rischio tumorale a carico del paziente. I soggetti con forme moderate/gravi della malattia possono necessitare di terapie sistemiche vita natural durante per alleviarne i sintomi, ma il trattamento a lungo termine con PUVA è associato all'aumento del rischio di carcinomi squamocellulari e melanomi, a differenza però di quello con UVB; MTX, CsA ed MMF sono stati collegati all'aumento del rischio di malattie linfoproliferative tanto nell'artrite reumatoide che nella psoriasi; il rischio tumorale associato ai farmaci biologici rimane poco chiaro, tuttavia alcuni studi suggeriscono che i TNF-alfa-inibitori possano causare un lieve aumento del rischio di tumori, fra cui quelli cutanei non melanomatosi e quelli ematologici.

Sono necessarie ulteriori indagini per chiarire queste correlazioni, ma nel frattempo è necessario raccogliere un'accurata anamnesi oncologica e familiare e praticare test cutanei ma soprattutto test ematici volti ad identificare eventuali anomalie ematologiche prima di iniziare terapie biologiche o terapie sistemiche più tradizionali nei pazienti con psoriasi.

(J Am Acad Dermatol 2009; 60: 1001-17) Trapianto di volto in pazienti sfigurati E' stata descritta la procedura operatoria ed il decorso clinico di una donna sottoposta a trapianto di volto semi-totale per lesioni gravemente sfiguranti: questo tipo di operazione, condotto in un'unica sessione, è un metodo plausibile per la ricostruzione facciale.

In questa paziente, vittima di un colpo di pistola al viso a bruciapelo, diversi interventi non sono stati sufficienti a ricostruire strutture e funzionalità  del volto, ma vi è riuscito un trapianto di tessuto composito eterologo per un totale dell'80 percento del viso nell'ambito di un intervento che è durato 22 ore.

La paziente ha accettato il suo nuovo volto entro poche settimane, e dopo sei mesi gli esiti sono eccellenti: con il trapianto, essa è in grado di respirare nuovamente con il proprio naso, provare sensazioni olfattive e gustative, parlare in modo intellegibile, consumare cibi solidi e bere da una tazza.

Le tecniche ricostruttive convenzionali dovrebbero rimanere l'opzione primaria quanto lo scopo dell'intervento è la copertura cutanea, ma in casi estremi il trapianto di volto, benchè innovativo, rappresenta un'alternativa praticabile e dovrebbe essere preso in considerazione come opzione precoce anche solo per risparmiare al paziente anni di sfiguramento, ostracismo sociale e carico finanziario cumulativo di ricostruzioni multiple. (Lancet online 2009, pubblicato il 15/7) Influenza A, test vaccini anche su bambini "Le ditte produttrici del vaccino contro la nuova influenza ci hanno comunicato che sono in corso i test sui bimbi dai 6 mesi in su".

Lo dice all'ADNKRONOS SALUTE il viceministro alla Salute, Ferruccio Fazio, aggiungendo che, "quando saranno pronti i risultati, penseremo se vaccinare anche i bambini dai 6 mesi in poi" contro il virus, come chiesto ieri dal presidente della Federazione italiana medici pediatri Giuseppe Mele che aveva anche richiesto un incontro urgente al viceministro alla Salute.

Incontro che, dice Fazio, "avverrà  la settimana prossima". E sugli allarmi che rimbalzano dalla Gran Bretagna, dove ormai la situazione sembra fuori controllo, Fazio aggiunge: "Siamo nella fase 6 della pandemia" e, anche se la situazione in Italia non è paragonabile a quella britannica, "i contagi arriveranno anche da noi - conclude - ma siamo preparati". Oms, diffusione virus H1N1 senza precedenti La pandemia di nuova influenza si sta propagando a una velocità  'senza precedenti', secondo una nota dell'Organizzazione mondiale della sanità  (Oms).

Il virus H1N1, infatti, ha fatto in sei settimane quello che altri virus fecero in sei mesi, diffondendosi a una ritmo mai visto prima.

Questa situazione - precisa l'Oms - rende impossibile per i Paesi coinvolti confermare con esami di laboratorio tutti i casi segnalati. Ed è per questo che la stessa Oms non fornirà  più i consueti bollettini con tutti i casi registrati nei vari Paesi, ma si limiterà  a dare informazioni sulle zone recentemente interessate dall'infezione.

A questo punto un'ulteriore diffusione del virus è considerata inevitabile, fa notare l'organismo, sia all'interno di Paesi già  colpiti che in nuovi Paesi. Cervelli in fuga non lascino l'Italia "Stop ai cervelli in fuga: ricercatori non lasciate l'Italia, abbiamo bisogno di 300 scienziati che scoprano cure efficaci per salvare i bambini da malattie ancora oggi incurabili. C'è una struttura che nel giro di due anni vi darà  lavoro". Questo l'appello che la Fondazione Città  della Speranza, la Onlus padovana che da anni sostiene la ricerca scientifica in oncologia pediatrica, lancia ai ricercatori italiani spesso costretti a cercare lavoro in altri paesi. Una mossa in concomitanza con l'invio di una lettera aperta consegnata ieri al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, firmata dal Presidente della Fondazione, Andrea Camporese.

"Dopo anni di lavoro di volontariato - scrive Camporese a Napolitano - nel corso dei quali sono stati raccolti fondi destinati alla ricerca per le malattie che colpiscono i bambini, Città  della Speranza è riuscita a raggiungere il suo più grande obiettivo: la costruzione della Torre della ricerca, il nuovo Istituto di ricerca pediatrica Fondazione Città  della Speranza che sorgerà  a Padova. I lavori sono partiti all'inizio dell'anno. Sarà  il primo centro in Europa nel suo genere dove si farà  ricerca nell'ambito delle patologie pediatriche e sarà  in grado di ospitare 300 ricercatori. Ci auguriamo fortemente - prosegue - che il nostro Istituto possa offrire nuova linfa agli scienziati italiani".

"Sentivamo il bisogno di informare la più alta carica dello Stato - spiega Camporese in una nota - che in Italia c'è chi vive e lavora per la ricerca scientifica, soprattutto dopo la lettera che la dottoressa Rita Clementi, ricercatrice, ha scritto giorni fa al Presidente in cui annunciava la sua partenza per Boston, la sua volontà  di lasciare l'Italia perché nel nostro Paese non ha la possibilità  di lavorare". Staminali, TAR boccia ricorso su bando embrionali Respinto. Il Tar del Lazio ha bocciato il ricorso presentato da tre ricercatrici contro il Bando del ministero del Welfare che destina 8 milioni di euro a progetti di ricerca sulle staminali, escludendo gli studi sulle embrionali umane. Emanato a fine febbraio, il Bando era immediatamente finito al centro delle polemiche.

Elisabetta Cerbai, farmacologa dell'università  di Firenze, Elena Cattaneo, direttore del Centro interdipartimentale di ricerca sulle cellule staminali dell'università  Statale di Milano, e Silvia Garagna, biologa all'università  di Pavia, avevano così deciso di rivolgersi al Tribunale, a cui avevano presentato ricorso il 24 giugno scorso. Le tre studiose, dopo lo stop del tribunale, ora stanno considerando la possibilità  di impugnare la sentenza."Tenuto conto del quadro normativo di riferimento desumibile dalla legge n. 40/2004", che regola la fecondazione assistita in Italia, e "pone specifici limiti alla sperimentazione sugli embrioni umani.

Considerato - si legge nell'ordinanza del Tar del Lazio - che non appare comprovata la legittimazione attiva delle ricorrenti con riguardo alla impugnazione della clausola interdittiva dell'invito a partecipare, atteso che il ricorso non risulta proposto né da 'destinatari istituzionali' né da 'Istituzioni esterne' collegate con i primi da specifici accordi.

Il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, Sez. III Quater, respinge l'istanza di sospensione del provvedimento impugnato". In un solo colpo - conclude con una stilettata - ai ricercatori tutti, coloro che lavorano in ambito scientifico ma anche in ambito umanistico, è stata scippata l'autonomia come studiosi e ricercatori. Questa è stata trasferita alle 'istituzioni' cioè agli ospedali e ai rettori".
Ancora polemiche sulla rottamazione Cimo e Fp-Cgil hanno rilanciato il grido d'allarme sulla reintroduzione dell'emendamento che consente il pensionamento dei dirigenti con più di 60 anni. Un provvedimento definito senza logica e che, se mantenuto, porterà  a un autunno caldo

Il Governo "non ha un minimo di coerenza sul problema pensionistico. Giovedì ha allungato la vita lavorativa delle donne (1 anno ogni 2) e di tutti i lavoratori (3 mesi ogni 5), ma tre giorni dopo ha invece ripristinato la norma che rottama gli statali dopo 40 anni contributivi". Stefano Biasioli, presidente nazionale Cimo-Asmd, punta il dito contro le ultime decisione dell'esecutivo sul fronte pensionistico.

"Per la terza volta in 12 mesi - ricorda - ricompare la rottamazione dei medici con 58-60 anni. Manderanno così in pensione professionisti ancora giovani e valenti, per la formazione dei quali lo Stato ha però speso milioni di euro. Come al solito, perché siamo in Italia - incalza - si salvano le lobby di magistrati, professori universitari e primari. Per queste categorie non vale né la genetica né la regola pensionistica comune".

Sulla stessa linea anche la Fp-Cgil: "Lo stesso testo già  bocciato qualche settimana fa dall'Aula della Camera, con una perfidia in più: la validità  dei preavvisi di prepensionamento antecedenti alla cancellazione della precedente norma". A parlare, per mezzo di una nota è Massimo Cozza, segretario nazionale Fp Cgil medici.

"Un medico pubblico - spiega Cozza - potrà  essere prepensionato obbligatoriamente a 59 anni, in quanto spesso ha riscattato 10 anni tra laurea e specializzazione. Il ministro Brunetta, sempre a 59 anni, rimarrà  tranquillamente al suo posto di professore universitario, categoria esclusa dalla rottamazione come i magistrati e i dirigenti medici di struttura complessa. I cittadini - chiosa - sapranno giudicare". 17 luglio 2009 Roccella difende la Commissione embrioni Quella insediatasi ieri al ministero di Lungotevere Ripa "non è la Commissione che farà  il lavoro preparatorio per le linee guida sulla fecondazione assistita. Si tratta di consulenti che hanno il compito di affrontare le questioni di tipo giuridico, etico e scientifico relative agli embrioni crioconservati nei centri. Questioni che sono numerose e delicate e vanno messe in luce".

Così il sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella replica alle critiche sollevate ieri dalla senatrice Donatella Poretti, parlamentare Radicali-Pd sull'insediamento ieri a Roma degli 11 consulenti presieduti da dall'ordinario di Filosofia del diritto dell'ateneo romano di Tor Vergata, Francesco D'Agostino. Alla Poretti, che in una nota aveva stigmatizzato la nomina di "commissioni create ad hoc" e composte da "una serie di amici di Scienza e Vita", la Roccella replica - a margine dell'incontro di ieri - sottolineando la funzione "consultiva" del gruppo di lavoro e rivendicando piena discrezionalità  nella selezione dei componenti.

Discorso diverso per quanto riguarda la Commissione sui requisiti dei centri di Pma, che "farà  un lavoro preparatorio per le linee guida alla legge 40 e che sarà  composta da rappresentanti dei centri, delle società  scientifiche e avrà  anche una serie di componenti nominati dalle Regioni. Dunque, secondo una certa logica - conclude con un mezzo sorriso - sarà  una commissione di 'nemici'". Questa Commissione, il cui varo è legato alla Conferenza Stato-Regioni, farà  il lavoro preparatorio necessario per la messa a punto delle linee guida. 16 luglio 2009 Vimercati nuovo presidente FISM Rinnovo dei vertici per la Federazione delle Società  medico-scientifiche italiane (Fism). Il nuovo presidente è Franco Vimercati, della Società  italiana di radiologia medica (Sirm), che sostituisce l'oncologo Pasquale Spinelli alla guida della federazione.

Il Consiglio direttivo Fism, infatti, ha assegnato ieri le nuove cariche sociali. Affianco a Vimercati, per il triennio 2009-2012 ci sarà , con la carica di vicepresidente, Francesco Paolo Schena, della Società  Italiana di Nefrologia (Sin). Nicola Natale, della Società  italiana di ginecologia e ostetricia (Sigo-Aogoi), assume la carica di segretario mentre a Matteo Piovella, della Società  oftalmologica italiana (Soi), è stata a

La Federazione, costituita 25 anni fa, punta a "dare nuova voce, vigore e visibilità  all'operato delle società  scientifiche - si legge in una nota - attraverso il nuovo Consiglio direttivo appena insediato, valorizzando i rapporti tra le società  nell'interesse della comunità  scientifica italiana e della collettività ".

"In un momento di transizione particolarmente critico per il Paese - ha detto il nuovo presidente Vimercati - Fism intende riaffermare la centralità  della professione medica nel rapporto politico e tecnico con le istituzioni, attraverso la valorizzazione delle attività  scientifiche, clinico-assistenziali e formative che da sempre costituiscono la missione di tutti gli aderenti alla Federazione". Insediato il nuovo il nuovo CDA dell'AIFA Si tenuta ieri la seduta del Consiglio d'amministrazione dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa), che si è insediato alla presenza del viceministro alla Salute Ferruccio Fazio. Dopo l'incontro in cui Fazio ha 'battezzato' il nuovo Cda, il consiglio si è riunito per affrontare i punti all'ordine del giorno.

Tra questi, a quanto apprende l'ADNKRONOS SALUTE, anche le approvazioni delle autorizzazioni all'immissione in commercio di nuove molecole, tra cui la contestata pillola abortiva Ru486. Tuttavia i punti all'ordine del giorno sono stati solo illustrati nel corso del Consiglio. Non ci sono state infatti deliberazioni poiché il materiale istruttorio non è arrivato ai componenti del Cda nei tempi regolamentari, ovvero cinque giorni prima.

Il Cda, dunque, affronterà  le autorizzazioni nella prossima seduta, che si terrà  probabilmente il 30 luglio, anche se si attende la calendarizzazione. Il protocollo sulla pillola abortiva sarà  sul tavolo del Cda, dunque, nella prossima seduta, comunque prima della pausa estiva come anticipato, nei giorno scorsi, dal neopresidente del Consiglio Sergio Pecorelli.

Tra i punti all'ordine del giorno del Cda, anche le proposte di modifica del regolamento di organizzazione, amministrazione e ordinamento del personale dell'Aifa nonché la proposta della direzione generale per l'approvazione della ripartizione della pianta organica dell'ente.
Fimmg, storica la collaborazione con l'AIFA L'istituzione, presso l'Agenzia italiana del farmaco (Aifa), del gruppo di lavoro sulla valutazione dell'uso dei farmaci nelle cure primarie "è un momento di particolare importanza, potremmo dire quasi storico, con grosse opportunità  di ricadute positive per il Servizio sanitario nazionale".

A dirlo Giacomo Milillo, segretario nazionale della Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg), a conclusione di un incontro con il gruppo di lavoro sul farmaco nelle sede nazionale del sindacato a Roma, nel quale si è discusso dell'iniziativa annunciata nei giorni scorsi dal direttore generale dell'Aifa, Guido Rasi. Per Milillo si tratta di un'iniziativa che crea "una grande opportunità  di collaborazione tra la medicina generale e il Servizio sanitario attraverso l'Aifa".

In particolare tenendo conto di un contesto in cui il problema della trasferibilità  delle evidenze scientifiche, per quanto riguarda il farmaco, dalla ricerca alla pratica clinica è particolarmente rilevante, e dove c'è sempre meno chiarezza - in tema di appropriatezza prescrittiva e sostenibilità  economica - tra ruolo del Servizio sanitario nazionale e regionale.

"E' una collaborazione, intelligentemente promossa da Rasi - continua Milillo - che potremmo ritenere 'naturale' e 'fisiologica' per una migliore fruibilità  del farmaco, da parte del cittadino, sui temi dell'appropriatezza, della sicurezza e sorveglianza degli effetti avversi, della valutazione del corretto posizionamento in terapia dei farmaci, della comunicazione".
Governo parli della crisi con le Regioni Dalle Regioni arriva la richiesta di concordare ogni intervento che possa essere inserito del DL anti-crisi. In caso contrario i rapporti rischiano di essere compromessi

"Con fermezza chiediamo che nel dl anticrisi non ci siano norme o interventi che attengono il Patto della salute: se vi fossero lo considereremmo un atto unilaterale inaccettabile tanto da compromettere le relazioni in un momento di crisi economica così difficile e in cui sono necessarie politiche concertate".

Ad affermarlo è stato il presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, al termine della riunione dei presidenti che hanno discusso delle relazioni istituzionali con il Governo.

Le Regioni, infatti, hanno chiesto un vertice con il premier Silvio Berlusconi e l'esecutivo, e fino a quell'incontro non parteciperanno alle Conferenze Stato-Regioni e Unificata.

"Forti della nostra coerenza rivolgiamo un appello perché non si proceda in nessun modo unilateralmente" ha aggiunto Errani chiedendo di "discutere per trovare un'intesa". 15 luglio 2009 Continua disputa su numeri cancro seno under 45 Botta e risposta tra ricercatori sui 'numeri' del tumore al seno. La disputa scientifica era partita dal uno studio del Centro di ricerche oncologiche di Mercogliano (Crom), affiliato alla Fondazione Pascale di Napoli, secondo il quale sarebbero sottostimati i dati ufficiali del cancro alla mammella tra le donne under 45.

Un'indicazione contestata da Franco Berrino, epidemiologo dell'Istituto nazionale dei tumori di Milano e Eugenio Paci, segretario nazionale dell'Associazione italiana registri tumori (Airtum), in una dettagliata analisi sulla metodologia utilizzata dai colleghi.

Altrettanto dettagliata, in 5 fitte pagine a cui se ne aggiungono due di bibliografia, la risposta degli autori dello studio - Incidence of breast cancer in Italy: mastectomies and quadrantectomies from 2000 to 2005 (Journal of Experimental & Clinical Cancer Research 2009, 28:86 (19 June 2009) - guidati da Antonio Giordano (presidente della Sbarro Health Research Organization di Philadelphia, professore di anatomia e istologia patologica all'università  di Siena e presidente del Comitato scientifico del Crom), che difendono la loro tesi: "in Italia ogni anno i casi di tumore al seno sono molti di più di quelli riportati dalle stime ufficiali".

Per saperne di più clicca QUI Fazio, fermare H1N1 entro primavera "Dobbiamo puntare a fermare l'epidemia di influenza A nel nostro Paese entro la primavera dell'anno prossimo per evitare che si prolunghi".

Questo l'obiettivo prefissato da Ferruccio Fazio, viceministro della Salute, in visita ieri all'Istituto Lazzaro Spallanzani di Roma.

"La mia è una visita privata - sottolinea il viceministro - che non ha nessuna relazione con la nuova influenza". "Entro gennaio, inoltre - precisa Fazio - il vaccino sarà  testato anche sulle donne in gravidanza.

La cosa certa è che le vaccinazioni per i lavoratori nei servizi essenziali si svolgeranno entro la fine dell'anno. La nostra preoccupazione - conclude - è che il virus non subisca variazioni diventando più aggressivo come è accaduto in passato". Testamento, "necessario nuovo testo DDL" Un nuovo progetto di legge sul quale avviare la discussione sul testamento biologico, che scalzi dunque il provvedimento approvato a Palazzo Madama nel marzo scorso.

E' quanto chiede l'ex ministro della Salute Livia Turco, attuale capogruppo Pd in commissione Affari sociali della Camera, dove ieri è stata avviata la discussione sul biotestamento. "Accettiamo l'invito al dialogo - scrive Turco in una nota - più volte rivolto da Di Virgilio", relatore del testo in Commissione, "in questi giorni. Per noi, la prima conseguenza di questa richiesta è iniziare un percorso di ascolto e approfondimento che porti alla stesura di un nuovo testo sul biotestamento".

"Chiediamo che la maggioranza - prosegue Turco - ci dica espressamente quale è il testo su cui inizieremo il dibattito oggi (ieri ndr) in Commissione, su quale progetto di legge ci dovremo ascoltare e confrontare.

Il relatore - chiede - vuole riprendere il dibattito dal testo licenziato dal Senato? Da parte nostra, chiediamo di costruire un nuovo progetto di legge partendo dalle numerose proposte già  depositate in commissione".

"Si passi, cioè, dal testo Calabrò, che trova malcontenti anche nella maggioranza - fa notare la 'caposquadra' del Pd in Commissione - a un nuovo testo Di Virgilio. Per arrivare a questo nuovo provvedimento è necessario iniziare quanto prima le audizioni di medici e malati. Così si fa in un sistema bicamerale, com'è quello italiano", conclude. Roccella, moratoria inversione di tendenza "Le mozioni approvate oggi (ieri) alla Camera, contro l'uso dell'aborto come fondamentale strumento di controllo demografico da parte di alcuni governi e alcune organizzazioni internazionali, possono segnare un'importante inversione di tendenza della concezione del rapporto fra sviluppo e demografia su cui da decenni sono impostate le politiche di aiuto ai Paesi terzi".

Così il sottosegretario al Welfare con delega alla bioetica, Eugenia Roccella, plaude al via libera di Montecitorio alla moratoria internazionale sull'aborto obbligatorio, che impegna il Governo italiano a promuovere una risoluzione delle Nazioni unite. "Almeno dagli anni '60, infatti - fa notare il sottosegretario - si è diffusa la convinzione secondo cui la sovrappopolazione è la principale causa del mancato sviluppo economico dei Paesi poveri; questo ha portato organizzazioni internazionali, anche legate all'Onu, a legittimare e spesso finanziare interventi autoritari di controllo demografico da parte di alcuni Governi.

L'aborto è stato spesso elemento cardine di queste politiche, presentato come scelta di libertà  femminile ma in realtà  utilizzato per integrare le campagne contraccettive". "Oggi il fallimento di questa impostazione - prosegue Roccella - è evidente e accertato dagli studiosi, eppure le politiche impositive di controllo demografico resistono spesso nella pratica.

Impegnarsi contro l'utilizzo dell'aborto come strumento di controllo delle nascite vuole dire prima di tutto fare una scelta in favore della libertà  di essere madre, ma anche di un modello di sviluppo fondato sul rispetto della persona e sull'apertura alla vita.

L'impegno dell'Italia in questo senso - conclude - anche grazie a un'iniziativa parlamentare trasversale, rafforza la scelta del Governo in favore di uno sviluppo pienamente umano". Aborto: approvata mozione di moratoria Approvata alla Camera la mozione Buttiglione sulla moratoria internazionale dell'aborto obbligatorio

La mozione impegna il governo italiano a promuovere una risoluzione delle Nazioni Unite "che condanni l'uso dell'aborto come strumento di controllo demografico ed affermi il diritto di ogni donna a non essere costretta o indotta ad abortire".

L'Udc ha già  avviato un analogo percorso al Parlamento europeo. "Siamo tutti d'accordo che l'aborto è comunque un male, ma ci dividiamo sempre tra chi è per la vita e chi è per la scelta.

àˆ ora - sottolinea il presidente dell'Udc Rocco Buttiglione - di contrastare tutti insieme chi nel mondo è sia contro la vita sia contro la scelta".

Questo il dispositivo approvato: "La Camera impegna il governo a promuovere, ricercando a tal fine il necessario consenso alla presentazione, una risoluzione delle Nazioni Unite che condanni l'uso dell'aborto come strumento di controllo demografico ed affermi il diritto di ogni donna a non essere costretta ad abortire, favorendo politiche che aiutino a rimuovere le cause economiche e sociali dell'aborto".
14 luglio 2009 Febbre suina: Aduc, ha chi giova l'allarmismo? L'allarme dell'Oms sulla diffusione della nuova influenza fa discutere. "Il virus H1N1 ha contagiato nel mondo 100 mila persone e causato la morte di circa 400. In termini percentuali significa che abbiamo una mortalità  dello 0,4%, meno dei una influenza comune.

Se rapportiamo il numero di infetti e di decessi alla popolazione mondiale, 6,75 miliardi circa, il dato è del tutto irrilevante". Ad affermarlo è il segretario dell'Aduc, Primo Mastrantoni che, riguardo alla diffusione del virus, secondo l'Oms "inarrestabile", si pone una domanda: "Ci dobbiamo preoccupare?"

Anche i dati nazionali non sembrano preoccupare troppo il segretario dell'Aduc. "In Italia - sottolinea in una nota Mastrantoni - si sono verificati 224 casi di contagio e nessun morto. Bisogna tener presente - aggiunge - che nel nostro Paese ogni anno muoiono per la comune influenza invernale circa 4.500 persone".

Per Mastrantoni, "è ovvio che tutti i segnali di pericolo vanno tenuti in debita considerazione ma - conclude - tra allarme e allarmismo c'è una bella differenza. Ci poniamo una domanda: a chi giova l'allarmismo?". Pomicino, nessuna nomina al San Matteo "Leggo con divertimento che io dovrei essere nominato nella Fondazione del Policlinico S. Matteo di Pavia. La riconoscenza verso tutto il personale del San Matteo e in particolare verso chi mi ha ridato nuova vita, non mi impedisce di dire che nulla ho mai chiesto e anzi quando qualcuno mi accennò la cosa mandai una e-mail in data 25 maggio 2009 per dire di lasciar perdere".

Lo precisa in una nota Paolo Cirino Pomicino, secondo cui "la verità  probabilmente è che il mio nome è stato utilizzato per coprire scontri nella maggioranza". "Il San Matteo - aggiunge - è una cosa troppo seria per tutto il Paese perché si possano innescare lotte provincialistiche e di così basso profilo.

Per quanto mi riguarda io sono stato e resto uomo delle Istituzioni non dei Consigli di amministrazione. Se qualcuno mi avesse telefonato prima di dare la notizia, avrebbe saputo questa banale verità ". Su queste voci si è espresso con scetticismo anche il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni.

"Non credo che si andrà  in questa direzione", ha detto precisando che si tratta di una nomina di competenza del viceministro alla Salute Ferruccio Fazio e, in quanto tale, "di sua responsabilità ". Lombardia: nuove nomine agli Irccs L'addio di Carlo Tognoli al Policlinico di Milano, che ha guidato dal 2005, anno di nascita della Fondazione, e di Alberto Gugliemo alla presidenza del San Matteo di Pavia.

Il trasferimento di Carlo Borsani dall'Istituto tumori al neurologico Besta di Milano e di Alessandro Moneta, dal Besta al San Matteo di Pavia.

E due nuovi arrivi: Giacomo Cesana, che prende il posto di Tognoli alla guida del Policlinico del capoluogo lombardo, e Antonio Colombo, a cui toccherà  presiedere l'Istituto tumori.

Sono queste le prime nomine ai vertici dei quattro Irccs (Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, che coniugano ricerca e assistenza ai pazienti) lombardi, ufficializzate ieri a Milano dal presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni, insieme alle nomine dei direttori generali, per i quali si registrano una serie di scambi di poltrone.
AIFA, istituito tavolo con MMG Un tavolo con i medici di famiglia all'Agenzia italiana del farmaco (Aifa), per prescrizioni di medicinali sempre più appropriate. Lo ha istituto il direttore generale dell'Agenzia, Guido Rasi, 'istituzionalizzando', per la prima volta, "la presenza e il contributo della medicina generale", si legge in una nota dell'Aifa. Il tavolo per "la valutazione dell'uso dei farmaci nelle cure primarie" rappresenta, secondo Rasi, "una decisione importante".

Con la sua istituzione, infatti,"si affida ai medici di medicina generale - dice Rasi - anche il compito di supportare l'Aifa nella sorveglianza post marketing dei farmaci, di valutare punti di forza e criticità  della trasferibilità  di un farmaco immesso in commercio sul territorio. I medici di medicina generale, infatti, possono fornire un grande contributo nella rilevazione e valutazione degli effetti reali dei farmaci poiché sono loro per primi a vedere gli effetti che un medicinale sperimentato su popolazioni definite e numericamente esigue determina sulla popolazione generale composta da individui diversi per età , sesso e presenza di patologie concomitanti".

Il Gruppo di lavoro dovrà  occuparsi di definire "l'adattabilità  d'uso in medicina generale, la sicurezza, il valore clinico da assegnare ai farmaci in un'ottica costo-beneficio". Particolare attenzione dovrà  essere posta a consentire un'ottimale cura del paziente attraverso una maggiore appropriatezza d'uso dei farmaci e una maggiore collaborazione tra il medico di medicina generale e lo specialista. Infine, compito del Gruppo sarà  anche quello di valutare in maniera continua il 'place in therapy' dei farmaci usati nella medicina generale.

Il tavolo Aifa-medicina generale sarà  coordinato da Walter Marrocco, medico di medicina generale, e composto da Pietro Folino, direttore ufficio Osmed Aifa; Paolo Daniele Siviero, direttore ufficio Centro studi Aifa; Carlo Tomino, direttore ufficio sperimentazioni cliniche Aifa; Mario Eandi, ordinario di Farmacologia a Torino; Roberto Venesia, coordinatore nazionale politica del farmaco Fimmg; Saffi Ettore Giustini, responsabile nazionale Simg dell'area del farmaco. Dal tumore si guarisce di più Negli ultimi anni 1,5 milioni di italiani sono guariti dal cancro, anche grazie a nuove terapie mirate e personalizzate

Sono oltre un milione e mezzo gli italiani che hanno sconfitto il cancro, fra cui 400 mila sopravvissuti a un tumore al seno. Un risultato ottenuto anche grazie alle terapie a bersaglio molecolare, cure innovative e personalizzate che, dal 1998 al 2008, hanno portato a un aumento del 5% della sopravvivenza nel caso dei tumori al seno, colon-retto, rene, stomaco-intestino e linfomi. Il tutto insieme a una prevenzione più stringente, programmi di screening innovativi e trattamenti 'tradizionali' sempre più affinati. Un mix che colloca l'Italia tra i Paesi europei con la più bassa mortalità  per cancro.

Lo hanno sottolineato ieri a Roma gli specialisti intervenuti a un incontro voluto dal Comitato nazionale per la biosicurezza, le biotecnologie e le scienze della vita della presidenza del Consiglio (Cnbbsv). "In futuro - sottolinea il presidente del Cnbbsv, Leonardo Santi - le terapie saranno sempre più personalizzate, ma in questo momento occorre potenziare la ricerca concentrandola sui marcatori biologici, in modo da trattare solo i pazienti che rispondono a quella cura. Ed evitando fughe in avanti o inutili pessimismi sulle prospettive legate all'uso di questi medicinali innovativi: c'è ancora molto da fare.

E le valutazioni tecniche - incalza l'esperto - non devono mai passare in secondo piano rispetto a considerazioni sugli equilibri di spesa. Insomma, occorre razionalizzare gli interventi, tenendo conto che le terapie personalizzate hanno prodotto benefici evidenti per i malati di tumore". Ricercatori, oncologi e farmacologi riuniti a Roma sono convinti che il futuro sarà  sempre più rivolto alla personalizzazione delle terapie.

"E' improprio - dice infatti Francesco Cognetti, direttore del dipartimento di oncologia medica dell'Int Regina Elena di Roma - parlare di tumore al seno. Si deve usare il plurale, perché le differenze biologiche fra le pazienti sono tante". La buona notizia è che questa neoplasia è fra quelle che "più hanno beneficiato della target therapy, che può portare alla guarigione. Oltre tutto i farmaci molecolari nel caso del seno sono già  utilizzati ed efficaci nella fase adiuvante", dopo l'intervento chirurgico. 13 luglio 2009 A Pavia si discute di ricerca Giudici, giuristi e scienziati si confrontano in rete, per approfondire il dialogo tra scienza e diritto. E' online, infatti, il nuovo sito del Centro di ricerca interdipartimentale European Centre for Life Sciences Health and the Courts (Eclsc) dell'università  di Pavia, all'indirizzo www.unipv.it/Eclsc.

Il portale, che sarà  'base' anche per la rete interdisciplinare, era stato presentato in un recente convegno sulle scienze biomediche e diritto, dalla direzione scientifica/Comitato di bioetica della Fondazione Irccs Policlinico San Matteo, dal Centro Eclsc dell'università  degli studi di Pavia e dal Collegio Ghislieri.

Tra i progetti del Centro Ecls - istituito dall'università  di Pavia nel 2004 proprio per promuove il dialogo scientifico tra le diverse discipline - c'è l'archivio International Multilanguage Archive on the Law of Genetics, Bio-Banks, Intellectual Property Rights and related issues (Iblarc), promosso dal Centro di ricerca interdipartimentale Eclsc in collaborazione con l'European Network for Life Sciences, Health and the Courts (Enlsc), la rete di scienziati, giudici e giuristi europei.

L'Iblarc, che partirà  a breve, vuole essere uno strumento di consultazione costruito secondo una modalità  originale che consente di superare i problemi del multilinguismo. Riunisce online casi e materiali (decisioni giurisprudenziali, leggi, regolamenti, la miglior dottrina scientifica e giuridica, i progetti in ambito scientifico-biologico ecc.) in un unico contesto comune. I materiali sono organizzati secondo un criterio di facile reperibilità , accessibilità  da parte degli avvocati e delle Corti, ma anche di scienziati, ricercatori, giuristi, legislatori, imprese e i cittadini. Castrazione chimica non è soluzione definitiva "La castrazione chimica non e' una soluzione definitiva. E comunque da sola non basta: può rappresentare una tappa del complesso e articolato lavoro sessuologico e psichiatrico per la rieducazione dei soggetti con simili devianze".

Ne è convinto Vincenzo Gentile, presidente della Societa' italiana di andrologia (Sia), intervenendo sul dibattito accesosi in Italia dopo l'arresto del ragioniere accusato di essere lo stupratore seriale di Roma.

Il ricorso a uno strumento come la castrazione chimica, avverte l'esperto, "prevede una terapia continua e controllata, che deve essere accettata volontariamente dall'individuo in questione. Certo - dice all'ADNKRONOS SALUTE - il trattamento risolve momentaneamente il problema, ma bisogna tenere presente anche il fatto che la castrazione chimica comporta effetti collaterali anche importanti, dall'osteoporosi alla depressione, al calo dell'attenzione".

Inoltre la somministrazione sottocutanea dei farmaci necessari a 'spegnere' l'impulso e il desiderio sessuale "va comunque deciso dopo avere attentamente esaminato la storia psico-sessuale del paziente, il tipo di reato che ha commesso e le probabilità  di ripeterlo". In questi casi, ribadisce il numero uno della Sia, "occorre un lavoro complesso e più articolato" di semplici iniezioni, che dovrebbe coinvolgere psicosessuologi, psichiatri e andrologi".
Fini, nessuna accelerazione sul Testamento "Nessuna accelerazione. E' tutta una boutade, una polemica sul nulla. Avete fatto tutto voi giornalisti perché non avevate nulla da scrivere".

Così Gianfranco Fini, a Frascati per concludere la tre giorni di lavori della 'summer school' della fondazione

Farefuturo, replica a chi parla di una accelerazione sul provvedimento sul testamento biologico.

Quanto alla relazione sul testo che sarebbe stata redatta nottetempo, il presidente della Camera dice: "Che differenza fa se la relazione si fa la sera o alle 9 quando non c'è nessuno?

Il testo è ancora in commissione e non è ancora calendarizzato per l'Aula".
Specializzazioni, no al blocco a Bologna e Napoli No al blocco delle immatricolazioni nelle scuole di specializzazione medica di Napoli e Bologna che impedisce ai camici bianchi vincitori di concorso di accedere alla formazione specialistica

E' l'appello di FederSpecializzandi, che chiede al ministro dell'Istruzione, dell'università  e della ricerca, Mariastella Gelmini, un intervento 'formale' verso i due atenei perché si proceda all'immatricolazione. La vicenda - ricorda in una nota Federspecializzandi - nasce a dal ricorso presentato dagli atenei di Catanzaro e Ancona, presso il Tar del Lazio, e da quello di Foggia, presso il Tar della Puglia, contro gli accorpamenti federativi stabiliti dal ministero per alcune scuole di specializzazione degli stessi atenei.

L'iniziativa delle università  ha portato all'accoglimento della richiesta di sospensiva, con conseguente annullamento, allo stato attuale, delle disposizioni ministeriali. "In attesa di un pronunciamento definitivo della magistratura ordinaria in merito alla vicenda e dei probabili, ulteriori sviluppi giudiziari della controversia, gli "atenei capofila" di Napoli e Bologna, sedi delle scuole federate nate in seguito all'accorpamento con quelle degli atenei ricorrenti, hanno deciso di non procedere all'immatricolazione dei colleghi vincitori di concorso in queste scuole o di non consentirne comunque la presa in servizio", continua la nota. FederSpecializzandi considera "questo atteggiamento illegittimo perché non dettato da atti giuridicamente vincolanti, ma esclusivamente dalla volontà  di prendere tempo in attesa delle ulteriori tappe della vicenda. Si sta di fatto impedendo, arbitrariamente, a medici regolarmente vincitori di concorso pubblico, l'accesso alla formazione specialistica, scaricando su di essi gli effetti dello scontro legale in corso tra Miur e atenei ricorrenti.

In questo modo si sta determinando, tra l'altro, una grave e inaccettabile disparità  tra i colleghi interessati dal provvedimento e coloro che invece hanno già  preso servizio regolarmente a decorrere dal 30 giugno". Per questo la presidenza di FederSpecializzandi chiede un intervento formale al ministro ."Qualora gli atenei in questione non provvedano all'immatricolazione o alla chiamata in servizio, FederSpecializzandi affiancherà  i giovani colleghi nell'inevitabile azione legale che verrà  intrapresa contro tale palese ingiustizia", conclude la nota. 12 luglio 2009 Screening seno riduce mortalità  di un terzo Difesa a spada tratta dei programmi di screening per stanare il tumore al seno. "Guai se non ci fossero", afferma Francesco Cognetti, responsabile dell'Oncologia medica A dell'Istituto nazionale tumori Regina Elena Irccs di Roma, commentando così lo studio apparso sulle pagine del British Medical Journal, che getta qualche ombra sui test per stanare il cancro al seno.

Un terzo delle diagnosi, secondo lo studio danese, riguarderebbe forme tumorali potenzialmente innocue, inducendo tuttavia le donne colpite a sottoporsi a terapie di cui potrebbero fare a meno.

"Non conosco lo studio - precisa Cognetti all'ADNKRONOS SALUTE - ma quel che è giusto sottolineare è che i programmi di screening, di fatto, hanno diminuito del 30% la mortalità  per cancro al seno", uno dei big killer del gentil sesso. "Per questo - aggiunge l'oncologo - bisogna continuare a investire" nella diagnosi precoce e, anche se il dato dello studio danese corrispondesse a realtà , "occorre ricordare - fa notare - che nei due terzi dei casi restanti i test salvano la vita".

In futuro, grazie ai progressi della ricerca, si potranno poi evitare quelle cure a cui le donne potrebbero non sottoporsi, perché colpite da una forma tumorale che difficilmente potrebbe svilupparsi minacciandone la vita.

"Grazie ai progressi della biologia molecolare - sottolinea - oggi già  diffusamente usata nella fase di prognosi e scelta delle cure. Ma ci vorrà  ancora qualche anno prima che questa possa guidare la prevenzione secondaria", schivando così cicli di chemio e interventi evitabili. Tumore al seno sovradiagnosticato? Una ricerca destinata a far discutere, tant'è che sta già  sollevando polemiche sui programmi di screening per il cancro al seno.

I test per stanare uno dei nemici giurati delle donne salvano ogni anno migliaia di vite, ma in circa un terzo dei casi - sostiene lo studio pubblicato sul British Medical Journal e condotto in 5 Paesi, Regno Unito compreso - vengono diagnosticate forme tumorali potenzialmente innocue.

Con il risultato che molte donne vengono operate e sottoposte a chemioterapia benché non ne abbiano reale bisogno, poiché il tumore identificato, stando almeno alla ricerca del Nordic Cochrane Centre, in Danimarca, difficilmente potrebbe svilupparsi e minacciarne la vita. I sostenitori dei programmi di screening puntano il dito contro lo studio, che rischia di generare diffidenza e dubbi su test salva vita.

Nella sola Inghilterra, fanno notare sul sito della Bbc online, questi programmi salvano ben 1.400 vite ogni anno, strappando dalla morte quasi quattro donne al dì. Ma secondo i ricercatori danesi, i risultati dello studio mostrano che gli screening possono condurre a una "sovra-diagnosi" dei casi.

E lo stesso Gilbert Welch, un esperto del Dartmouth Institute for Health Policy, in un editoriale che accompagna lo studio ammette che, benché le mammografie aiutino senz'altro le donne, "possono avere anche la conseguenza di portarne alcune a sottoporsi a trattamenti nonostante non ne abbiano reale necessità .

E non si tratta - ricorda - di terapie leggere". Mentre a difendere a spada tratta i test stana-cancro è Julietta Patnick, a capo proprio del Programma di screening per i tumori del Servizio sanitario britannico (Nhs), che con una nota polemica ricorda che "una donna su otto sarebbe morta senza il test". Fimmg, più tutela per medici in maternità  Anche le donne medico di famiglia potranno usufruire delle tutele per la maternità  garantite alle lavoratrici dipendenti. Fino ad oggi, infatti, le dottoresse erano più penalizzate. A partire dalla retribuzione durante il periodo di maternità : il 30% del normale stipendio invece dell'80% riconosciuto alle altre lavoratrici.

E' stata accolta dal Governo, infatti la proposta della Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg)- attraverso Ddl 1167 - di equiparare il personale del comparto della medicina generale alle lavoratrici dipendenti nella la tutela della maternità . Con particolare riguardo ad alcune garanzie non contemplate in passato: congedo di maternità , congedo parentale, riposo giornaliero, congedo per malattia del figlio e per assistenza ai figli con handicap grave, come prevede la legge 104 sulla maternità . Il disegno di legge, sollecitato dal Adriana Fasiolo, segretario provinciale della Fimmg di Gorizia, è stato presentato dalla senatrice Tamara Blazina, componente della Commissione Lavoro e previdenza sociale di Palazzo Madama.

"E' un importante passo avanti - spiega all'ADNKRONOS SALUTE Adriana Fasiolo - di attenzione alle donne medico di famiglia e ai loro diritti. Saranno superate alcune penalizzazioni, a partire da quella economica. La maternità , infatti, fino a oggi era equiparata alla malattia, con una retribuzione del 30% dello stipendio che, con le nuove norme passerà  all'80% come previsto per le altre donne".

La medicina di famiglia, ha ricordato Fasiolo, "sarà  sempre più 'rosa', nelle facoltà  di medicina le donne ormai superano gli uomini ed è fondamentale offrire le necessarie tutele". Anche per il segretario nazionale della Fimmg, Giacomo Milillo, si tratta di "un'importante conquista per tutte le colleghe della medicina generale a cui finalmente vengono riconosciuti i diritti già  garantiti alle lavoratrici della dipendenza". Fimmg, più tutela per medici in maternità  Anche le donne medico di famiglia potranno usufruire delle tutele per la maternità  garantite alle lavoratrici dipendenti. Fino ad oggi, infatti, le dottoresse erano più penalizzate. A partire dalla retribuzione durante il periodo di maternità : il 30% del normale stipendio invece dell'80% riconosciuto alle altre lavoratrici.

E' stata accolta dal Governo, infatti la proposta della Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg)- attraverso Ddl 1167 - di equiparare il personale del comparto della medicina generale alle lavoratrici dipendenti nella la tutela della maternità . Con particolare riguardo ad alcune garanzie non contemplate in passato: congedo di maternità , congedo parentale, riposo giornaliero, congedo per malattia del figlio e per assistenza ai figli con handicap grave, come prevede la legge 104 sulla maternità . Il disegno di legge, sollecitato dal Adriana Fasiolo, segretario provinciale della Fimmg di Gorizia, è stato presentato dalla senatrice Tamara Blazina, componente della Commissione Lavoro e previdenza sociale di Palazzo Madama.

"E' un importante passo avanti - spiega all'ADNKRONOS SALUTE Adriana Fasiolo - di attenzione alle donne medico di famiglia e ai loro diritti. Saranno superate alcune penalizzazioni, a partire da quella economica. La maternità , infatti, fino a oggi era equiparata alla malattia, con una retribuzione del 30% dello stipendio che, con le nuove norme passerà  all'80% come previsto per le altre donne".

La medicina di famiglia, ha ricordato Fasiolo, "sarà  sempre più 'rosa', nelle facoltà  di medicina le donne ormai superano gli uomini ed è fondamentale offrire le necessarie tutele". Anche per il segretario nazionale della Fimmg, Giacomo Milillo, si tratta di "un'importante conquista per tutte le colleghe della medicina generale a cui finalmente vengono riconosciuti i diritti già  garantiti alle lavoratrici della dipendenza". Il Governo ha riproposto la rottamazione Abbiamo preso visione, del tutto casualmente, di una parte del maxi emendamento collegato alla manovra finanziaria 2009. Ebbene, è previsto un comma che prevede nuovamente il pensionamento coatto, nella pubblica amministrazione, di chi ha maturato 40 anni contribuitivi

E' la risposta del presidente della Cimo Asmd, Stefano Biasioli, al ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, che negli scorsi giorni ha affermato "che non esiste nessuna norma che stabilisce la possibilità  di andare in pensione con 40 anni contributivi".

Questa affermazione, per Biasioli, "non è veritiera"."Non si vuole qui affermare - sottolinea Biasioli in una nota - che il ministro dica il falso, ma vogliamo dire che evidentemente ignora quanto sta facendo il suo stesso Governo.

E c'è di più", aggiunge Biasioli. "L'emendamento termina esattamente con questa frase 'esclusi i professori universitari, i magistrati, i direttori di unità  operativa complessa'". Biasioli contesta anche un'altra affermazione del ministro. "Brunetta - sottolinea - asserisce di avere previsto deroghe per chi lavora nel Ssn, rispetto a quelle applicabili nel resto della pubblica amministrazione. Il testo ufficiale del suo decreto, quale è uscito da un recente Consiglio dei ministri, non contiene nessuna deroga.

Anche se - aggiunge il presidente della Cimo - queste deroghe fossero state scritte ieri, esse avranno un valore solo dopo una ratifica da parte del Consiglio del Ministri. Restano comunque i fatti. E i fatti - conclude Biasioli - dicono che è in atto un massiccio dissenso istituzionale nei confronti del decreto attuale, come è dimostrato dall'atteggiamento assunto, nei confronti dello stesso decreto, non solo da chi rappresenta l'85% dei medici dipendenti ma anche da significative istituzioni quali le Regioni e il Cnel".
10 luglio 2009 GB, è italiano il numero uno dei trapianti di fegato E' un italiano il numero uno dei trapianti di fegato in Inghilterra. Paolo Muiesan, 48 anni, chirurgo bresciano da 17 anni in Gran Bretagna, ha messo a punto una tecnica che dà  alte percentuali di successo per sopperire alla scarsità  di organi.

E a dimostrazione dell'eccellenza raggiunta dalle sue ricerche, oggi a New York, terrà  una lettura magistrale durante il congresso della Ilts (International Liver Transplantation Society), la più importante società  scientifica al mondo dei trapianti di fegato. "Sono stato il primo chirurgo - ricorda Muiesan - a introdurre in Inghilterra il trapianto di fegato da donatore 'a cuore fermo' e con la nostra equipe abbiamo raggiunto l'obiettivo, che ci siamo posti nel 2002, di eseguire il 10% degli interventi con questa procedura.

Un risultato importante per far fronte alla scarsità  dei donatori nel Regno Unito, e che in Italia non è al momento realizzabile". Muiesan ha lavorato come 'Consultant Surgeon in Hepato-Biliary Surgery and Transplantation' prima al King's College Hospital di Londra e poi al Queen Elizabeth Hospital di Birmingham (Gb), centri prestigiosi, ai primi posti per numero di trapianti in Europa.

Ha eseguito più di 550 interventi e oltre 100 pubblicazioni sulle più prestigiose riviste scientifiche internazionali portano la sua firma.

"Attualmente - spiega Muiesan - il maggior numero dei prelievi viene eseguito da donatore deceduto per morte cerebrale. Ma la penuria degli organi disponibili ha portato a implementare anche quelli da donatore per morte cardiaca, una procedura più rischiosa in cui gli organi da espiantare 'soffrono' maggiormente perché la circolazione del sangue si interrompe prima rispetto ai casi di morte cerebrale.

Nel nostro centro abbiamo ottenuto risultati nei trapianti da donatore 'a cuore fermo' comparabili a quelli raggiunti con i donatori deceduti per morte cerebrale". Il chirurgo spiega come sia stata messa a punto una tecnica particolare per il prelievo "con una attenta selezione degli organi migliori, in grado di funzionare dopo il trapianto". Ma Muiesan non vuole 'rivoluzionare' il sistema. "La preferenza va sempre data ai casi di morte cerebrale perché garantiscono organi di alta qualità  e solo in situazioni precise si può passare alla donazione 'a cuore fermo'", conclude. DRG per usare meglio la radiologia Per limitare il ricorso indiscriminato agli esami radiologici serve "introdurre un Drg radiologico e mettere a punto un provvedimento che si basi sui principi di ottimizzazione e giustificazione per garantire l'appropriatezza prescrittiva nella diagnostica".

Sono queste le proposte del Consiglio nazionale del Sindacato nazionale radiologi (Snr), in occasione della manifestazione dei medici , in corso a Roma contro il decreto Brunetta sul pubblico impiego.

Con l'introduzione di un Drg radiologico nelle strutture ospedaliere di un certo livello,dicono i radiologi, sarebbe possibile attribuire "un valore economico a tutte quelle attività  di diagnostica come drenaggi, biopsie e attività  di radiologia interventistica", mentre un provvedimento che demandi al radiologo "la scelta della metodica diagnostica più corretta per rispondere al quesito clinico" permetterebbe di discriminare ciò che serve e di evitare esami inutili.

Infine, alla proposta del viceministro Fazio di alcuni giorni fa, di inserire un minimo di tecnologia diagnostica negli studi dei medici di famiglia, il Snr risponde suggerendo di consentire ai medici ospedalieri di recarsi negli ambulatori dei medici di base "per eseguire, per esempio, prestazioni ecografiche, garantendo l'appropriatezza e la qualità  degli esami". AIFA, RU486 in CDA prima delle ferie Sarà  in consiglio d'amministrazione dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) prima della pausa estiva il protocollo sulla pillola abortiva Ru486.

Entro agosto, dunque, dovrebbe giungere il presunto via libera del Cda, che aprirà  le porte del nostro Paese alla contestata pillola. A spiegarlo all'ADNKRONOS SALUTE, a margine dell'incontro in corso a Roma sulle attività  del Centro di ricerca della Sapienza per la sperimentazione clinica, Sergio Pecorelli, fresco di nomina a presidente dell'Aifa.

"Il 16 luglio - precisa - ci sarà  la seduta d'insediamento del nuovo Cda", che tuttavia si limiterà  ad avviare i lavori del nuovo consiglio d'amministrazione. "Poi, nella seduta successiva, che sarà  calendarizzata senz'altro prima della pausa estiva - sottolinea Pecorelli - verranno affrontati tutti i protocolli su cui il Comitato tecnico scientifico si è già  pronunciato, compresa la Ru486".

Escludendo che sulla strada dell'immissione in commercio sorgano nuovi ostacoli, la pillola dovrebbe pertanto giungere presto negli ospedali italiani. Solo nei nosocomi perché il farmaco potrà  essere utilizzato esclusivamente attraverso canale ospedaliero, quindi come farmaco classificato in fascia H. Sicilia, si allontana l'ipotesi commissario "Bisogna razionalizzare e riqualificare, quindi anche tagliare parte della rete ospedaliera siciliana". E' l'analisi fatta ieri a Palermo dal viceministro alla Salute, Ferruccio Fazio, a margine dell'inaugurazione della nuova Oncoematologia dell'ospedale 'Cervello'.

"C'e' da lavorare sul versante dei laboratori privati - ha aggiunto Fazio - che vanno messi in rete, ma anche sul versante del 118, anche se devo dire che il Governo regionale sta lavorando.

C'e' stata una inversione di tendenza rispetto al passato, ma resta qualche anno di lavoro ancora da fare per portare la Sicilia ai livelli che credo meriti".

A chi gli chiede se e' ancora concreto il rischio di commissariamento, Fazio ha risponde: "Non e' concreto, però la strada da fare e' ancora lunga, siamo lontani dal raggiungimento dell'obiettivo". Decreto Brunetta iniquo e dannoso Barricate dei medici contro il decreto Brunetta sulla Pubblica amministrazione. Per i camici bianchi è "un provvedimento iniquo, autoritario, che delegittima la categoria. Ma soprattutto, dannoso per il Servizio sanitario nazionale e che mette quindi a rischio il livello di assistenza ai cittadini"

E' dura la protesta dei medici che ha preso corpo ieri a Roma nel corso di una manifestazione indetta dalle organizzazioni sindacali della dirigenza medica e veterinaria del Ssn contro il decreto legge del ministro Renato Brunetta. I camici bianchi hanno individuato almeno dieci punti critici del provvedimento, "da correggere prima della sua definitiva approvazione". Per gli oltre 120 mila 'professionisti della salute', ad esempio, il decreto "non tiene conto delle specificità  del Servizio sanitario nazionale, reintroduce la cattiva politica nella sanità  pubblica, centralizza le decisioni in netto contrasto con il federalismo, attacca l'indipendenza e l'autonomia dei dirigenti pubblici. E ancora, introduce un sistema rigido di premi individuali, svuota la contrattazione sindacale e ne stravolge le regole, si accanisce contro i medici sulle certificazioni di malattia".

"Questo decreto - ha affermato il segretario nazionale dell'Anaao Assomed, Carlo Lusenti - è la prova che il ministro Brunetta vuole 'liquidare' la Pubblica amministrazione. Il suo intento è quello di mettere i cittadini contro i lavoratori del settore pubblico. E lo fa delegittimando la categoria, chiamandoci 'fannulloni' e 'macellai'. Ma dice balle". Tra i tanti aspetti del provvedimento messi sotto accusa da Lusenti, anche quello di "stravolgere il sistema di verifica professionale e produttiva con la quale ci si misura in ogni Azienda sanitaria.

Assai critico nei confronti del ministro Brunetta anche il presidente della Cimo-Asmd, Stefano Biasioli. "Ci massacra", è l'accusa di Biasioli. "Questo decreto stravolge le regole della contrattazione sindacale, interferisce con i sistemi di valutazione, impone uno spoil system mascherato con la norma della cosiddetta 'rottamazione' dei dirigenti medici e veterinari al raggiungimento dei 40 anni di anzianità  contributiva. Una norma attualmente assente dal testo, ma che il ministro ha minacciato di reintrodurre con un emendamento" durante la conversione del decreto in Parlamento.

Dello stesso avviso anche il segretario generale della Fp Cgil medici, Massimo Cozza, secondo cui il provvedimento, "iniquo e autoritario, introduce una cattiva politica all'interno della sanità  pubblica. Colpisce i camici bianchi e penalizza l'assistenza sanitaria ai cittadini. Impone regole rigide in materia di merito, premiando economicamente solo una piccola percentuale di professionisti". Per il presidente dell'Associazione anestesisti e rianimatori ospedalieri italiani (Aaroi), Vincenzo Carpino, "stravolge 15 anni di relazioni sindacali. Restringe l'area della contrattazione ed è la prova che con i medici il ministro usa solo il bastone. Senza carota".

Secondo il segretario generale della Federazione medici Uil-Fpl, Armando Masucci, il decreto Brunetta sulla Pubblica amministrazione "depaupera il Servizio sanitario nazionale". Per Masucci, tutta la politica del ministro è tesa ad "esporre il medico al pubblico ludibrio, mettendolo nelle condizioni di non svolgere sereno il proprio lavoro". Per il segretario generale della Federazione Cisl medici, Giuseppe Garraffo, il provvedimento "non rappresenta una rivoluzione dell'amministrazione pubblica, bensì una involuzione. Riporta indietro le lancette dell'orologio, soprattutto in materia di contrattazione sindacale".

A puntare il dito contro il ministro e il suo decreto anche Aldo Grasselli, presidente della Federazione veterinari e medici (Fvm), che taglia corto: "la politica del ministro è demagogica e sbagliata". Grasselli pone l'accento sulla cosiddetta 'rottamazione' dei camici bianchi al raggiungimento dei 40 anni di anzianità  contributiva. "La paventata reintroduzione della norma - spiega il segretario - priverebbe il Servizio sanitario nazionale di figure esperte, che a 58-59 anni si ritroverebbero obbligate alla pensione. Tutte professionalità  che probabilmente si vedrebbero costrette a rivolgersi alle cliniche private". 08 luglio 2009 LMC, in Sicilia registro pubblico-privato Un censimento completo dei casi di leucemia mieloide cronica (Lmc) in Sicilia. Da oggi è possibile, con l'istituzione del registro epidemiologico, frutto dell'accordo triennale tra l'Azienda ospedaliera universitaria V.Emanuele Ferrarotto S.Bambino di Catania e l'azienda farmaceutica Bristol-Myers Squibb. Diverse le conseguenze pratiche per i malati.

Sarà  favorito il costante monitoraggio della patologia con i test, verrà  creata la scheda paziente per la valutazione precoce dell'efficacia della terapia e potenziata la rete informatica di collegamento tra i 12 centri coinvolti. L'iniziativa, fra le prime in Italia e sviluppata all'interno della rete siciliana per la Lmc, è stata presentata ieri a Catania.

"Dalla collaborazione pubblico-privato - spiega Paolo Cantaro, direttore sanitario dell'Azienda ospedaliera universitaria di Catania - si sviluppa un progetto virtuoso di assistenza sanitaria, che valorizza le risorse regionali a esclusivo vantaggio del paziente e della comunità  scientifica. Abbiamo le professionalità  adeguate e la capacità  di rispondere al bisogno di salute di tutti i siciliani", sottolinea.

I viaggi della speranza, a cui appena qualche anno era costretto circa il 60% delle persone colpite da malattie oncoematologiche, sono destinati a calare ulteriormente. "Il progetto di partnership entra ora nella fase operativa", afferma Giorgio Ghignoni, direttore Market Access di Bms. Ogni anno in Sicilia si registrano poco meno di 100 nuovi casi di Lmc. La rete, che dunque riguarda una patologia rara, può essere il modello per un network regionale esteso anche ad altre malattie ematologiche più diffuse.
De Lillo, moratoria internazionale contro l'aborto "A breve presenterò anche in Senato la mozione per una moratoria internazionale contro l'aborto".

Lo annuncia il senatore Pdl Stefano De Lillo. "Proprio oggi (ieri ndr) - spiega in una nota il parlamentare - l'enciclica 'Caritas in veritate' ci ricorda che spesso gli aiuti ai Paesi poveri sono condizionati dalla accettazione di politiche di controllo delle nascite che prevedono aborto ed eutanasia".

"In un momento in cui il dibattito internazionale sull'utilizzo delle risorse del pianeta è orientato a riconoscere la centralità  della persona umana e i suoi diritti fondamentali - conclude - una moratoria internazionale contro l'aborto è quanto mai opportuna e auspicabile, perché il primo dei diritti dell'uomo è il diritto alla vita". Uil-fpl, medici fiscali Inps presto stabili Segnali incoraggianti per i medici fiscali precari dell'Inps. "La vertenza sindacale per ottenere la stabilizzazione del rapporto di lavoro è finalmente in via di soluzione". A riferirlo è il segretario nazionale di Federazione medici Uil-Fpl, Armando Masucci, nel corso dell'assemblea nazionale che si è tenuta ieri nella sede del sindacato.

L'Assemblea è stata convocata congiuntamente con la Uil-Cpo, che si occupa di lavoratori precari, proprio per fare il punto sullo stato della vertenza messa in atto dalla Uil, che interessa circa 1.300 medici fiscali precari "che operano alle dipendenze dell'Inps da alcuni lustri, senza che a questi lavoratori siano riconosciuti i diritti e le tutele del lavoro".

"Questa situazione assai grave, che abbiamo rappresentato nel corso di questi ultimi mesi nelle opportune sedi politiche e governative, è finalmente in via di soluzione", sottolinea in una nota Masucci. "Proprio nel corso dell'assemblea il senatore Cesare Cursi, responsabile per la sanità  del Pdl, ha fatto sapere che il presidente dell'Inps, Antonio Mastrapasqua, ha attivato un tavolo di esperti dell'Istituto per preparare una proposta di stabilizzazione del personale precario da sottoporre a tempi brevi alle organizzazioni sindacali.

"Il risultato raggiunto - commenta Massimo Servello della Uil-Cpo - è di grande rilievo ed era atteso da molti anni dalla categoria. Ora attendiamo di conoscere il testo della proposta e i tempi di applicazione".
Febbre suina, nuovo ceppo isolato in Canada Un nuovo ceppo del virus responsabile della febbre suina è stato isolato in due operai, già  guariti, che lavorano in una porcilaia

Scoperto un nuovo ceppo del virus influenza A H1N1 nella provincia canadese del Saskatchewan. Il nuovo virus è stato identificato in due operai che lavorano in una porcilaia.

I due uomini hanno avuto una leggera influenza ma si sono ristabiliti presto.

Intanto il Governo canadese sta collaborando con le autorità  regionali per valutare eventuali rischi legati al nuovo ceppo, ha indicato in una nota l'Agenzia di sanità  pubblica canadese (Apsc).

I ricercatori spiegano che il virus identificato conterebbe geni dell'influenza umana stagionale e geni dell'influenza suina. Ma non ci sono motivi di allarme per la salute pubblica.

Secondo le autorità  canadesi, inoltre, le persone vaccinate contro la normale influenza sarebbero immunizzate, in parte, contro questo nuovo virus.
07 luglio 2009 Brega Massone: operavo per avere certezze "La radiologia dà  indicazioni, la chirurgia deve dare certezze. E io sono convinto che sia importante dare certezze ai pazienti". Pierpaolo Brega Massone, ex primario di chirurgia toracica alla clinica S. Rita, ha risposto ieri alle domande dell'accusa nell'ambito del processo in cui e' imputato per truffa al Sistema sanitario nazionale e lesioni gravissime in relazione a presunti interventi chirurgici inutili eseguiti in passato.

Al PM che lo ha più volte sollecitato a spiegare i motivi per i quali non ritenesse affidabili alcune metodologie diagnostiche come l'agobiopsia e avesse preferito in passato optare subito per l'intervento chirurgico, il medico, da mesi in carcere, ha spiegato che a suo giudizio "la radiologia è un aiuto, la vera diagnosi io ce l'ho solo con l'intervento chirurgico".

Una 'visione' che ha confermato anche quando il pm lo ha accusato di "saltare aprioristicamente gli step diagnostici". "Non li ho saltati, ma - ha ribadito Brega Massone - la vera diagnosi ce l'ho solo con l'intervento chirurgico".

Quanto alla chirurgia preventiva "ogni qualvolta si ha un sospetto - ha puntualizzato l'imputato - intervenire può essere una prevenzione per eliminare tumori in uno stadio iniziale e non arrivare quando ormai e' troppo tardi". Rispondendo alle domande dell'accusa, inoltre, il medico ha anche ammesso che "un chirurgo a volte può anche sbagliare". Più fondi alla salute materno-infantile "Ogni minuto nel mondo una donna muore di parto e ogni 8 minuti perde la vita per complicanze legate ad aborti compiuti in condizioni di non sicurezza. Chiediamo ai Grandi della terra, riuniti al G8, 10 miliardi di dollari da investire in politiche di sostegno alla maternità ". A lanciare l'appello è Giorgio Vittori, presidente della Società  italiana di ginecologia e ostetricia (Sigo) e delegato Figo (Federazione internazionale di ginecologia e ostetricia) per il G8, secondo cui questi decessi "che avvengono in gran parte nel Sud del mondo, potrebbero essere evitati".

"Assistiamo - sottolinea in una nota Vittori - a una grave devalorizzazione delle problematiche femminili, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo. Ogni anno oltre due milioni di donne vengono sottoposte a mutilazioni genitali e due milioni di persone muoiono di Aids. Una situazione drammatica - aggiunge - che supera i problemi morali ed etici e determina effetti boomerang economici e sanitari. Se i grandi della terra, riuniti in Italia per il G8, non inizieranno ora a occuparsi di pianificazione familiare, di contraccezione, di protezione dalle malattie sessualmente trasmesse, il costo economico futuro per gestire le conseguenze di questa negligenza supererà  di molto il denaro che sarebbe necessario investire oggi per prevenzione e controllo".

La Figo, si legge nella nota, si fa portavoce di questa istanza con l'obiettivo di definire progetti strutturati e un'attenta e controllata ripartizione delle risorse. Durante il Congresso mondiale di ginecologia, che si svolgerà  dal 4 al 9 ottobre 2009 a Città  del Capo, verranno infatti affrontati temi come i diritti sessuali e riproduttivi e la mortalità  materno infantile, "questioni su cui esistono tuttora enormi disparità  che minano la salute e la dignità  degli individui". Testamento, DDL arriva in Commissione Approderà  oggi in Commissione Affari sociali della Camera dei deputati il disegno di legge sul testamento biologico. Relatore del testo l'ex sottosegretario alla Salute Domenico Di Virgilio.

La Commissione, presieduta da Giuseppe Palumbo, mira a dare il proprio via libera al provvedimento prima della pausa estiva, per poi passare all'esame del Ddl in Aula alla ripresa dei lavori, subito dopo l'estate. Ma la strada, al momento, appare tutta in salita, con l'opposizione che promette di dare battaglia soprattutto sul punto più controverso e delicato dell'intero provvedimento: alimentazione e idratazione artificiale.

Un passaggio, questo, su cui il ministro del Welfare Maurizio Sacconi si è già  detto non disposto a trattare, ritenendole forme di sostegno vitale e non terapie mediche, pertanto non oggetto di dichiarazioni anticipate di trattamento. Il passaggio del Ddl che promette di infiammare gli animi, è stato nelle settimane scorse anche al centro di una piccola 'spaccatura' interna alla Federazione nazionale degli ordini dei medici (Fnomceo), che ha votato un documento in cui invitava il Parlamento a intervenire sul testo sul fine vita approvato il 26 marzo scorso dal Senato.

La 'bocciatura' per il Ddl uscito da Palazzo Madama, risultato di una riflessione svolta all'interno e all'esterno dell'associazione professionale che conta 360 mila iscritti, è stata votata da 85 presidenti sui 97 presenti al congresso nazionale di Terni, seguita da un fiume di polemiche e dalla 'bacchettata' inferta dal sottosegretario al Welfare con delega alla bioetica, Eugenia Roccella, al presidente della Fnomceo Amedeo Bianco. MMG tecnologico? Si, ma nei limiti Sì a strumenti tecnologici nell'ambulatorio del medico di famiglia per rendere più celere la diagnosi quando possibile. Esagerare snaturerebbe il ruolo del MMG rischiando di abbassare la qualità  delle prestazioni

Questa la risposta di Mauro Martini, presidente del Sindacato nazionale autonomo medici italiani (Snami), al viceministro alla Salute Ferruccio Fazio, che propone di dotare i medici di famiglia di un "minimo di tecnologia diagnostica" proprio per evitare il ricorso indiscriminato ai Pronto soccorso, anche per accertamenti che potrebbero essere fatti, con minore spreco di risorse, negli ambulatori di medicina generale.

Una questione, secondo Martini, da analizzare meglio. Anche a fronte dei problemi, pure di natura medico-legale, che si pongono. Se è vero, infatti - precisa - che le apparecchiature per le analisi chimico-cliniche automatizzate offrono responsi che non dipendono dalla specifica abilità  dell'operatore, e nemmeno dall'assiduità  con cui le impiega, è molto diverso il caso, per esempio, degli ecografi, dove solo se il medico ha una certa dimestichezza con l'indagine si raggiunge l'affidabilità . "In un momento in cui la letteratura internazionale ha ormai sancito la corrispondenza tra risultati ottenuti e numero di prestazioni seguite dall'operatore, si tratti del chirurgo o del radiologo - aggiunge Martini - è giusto chiedersi quali rischi si assuma il medico che esegue un'ecografia ogni tanto.

Non vorremmo correre il rischio che l'ambulatorio del medico di famiglia divenga un pronto soccorso di serie B con prestazioni di serie B" "Da molto tempo anche le aziende del biomedicale si sono rivolte a quello che era stato battezzato doctor office", spiega Martini, convinto però che sia necessario valorizzare la medicina di famiglia su altri fronti. "Credo - prosegue - che il punto di forza dell'attività  del medico di famiglia sia la presa in carico delle patologie croniche, il monitoraggio dei trattamenti cronici, la salvaguardia della compliance. Considero molto meno centrali attività  che andrebbero a sovrapporsi a quelle del laboratorio d'analisi o del pronto soccorso", conclude Martini. 06 luglio 2009 Cgil Cisl e Uil, in pressing per rinnovo privati Riconoscere ai lavoratori della sanità  privata accreditata la stessa dignità  dei dipendenti del settore pubblico e rinnovare loro il contratto ormai fermo da 4 anni. Lo chiedono congiuntamente i tre segretari generali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, rispettivamente Carlo Podda, Giovanni Faverin e Giovanni Torluccio, riuniti ieri a Roma per illustrare le azioni che saranno messe in campo nelle prossime settimane per raggiungere questi obiettivi.

Le linee generali dell'impegno sindacale sono state approvate dalle segreterie nazionali e regionali delle tre sigle. Primo passo: fare pressing sulle Regioni, affinché intervengano in maniera incisiva sul rinnovo del contratto, "a differenza di quanto accaduto nei due precedenti rinnovi". Secondo: coinvolgere attivamente anche il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, e il viceministro della salute, Ferruccio Fazio, "ai quali chiediamo un incontro urgente".

Le sigle sindacali ritengono ormai "insostenibile questa situazione di stallo: 4 anni senza rinnovo del contratto sono troppi". Per questo motivo Cgil, Cisl e Uil puntano a coinvolgere in maniera più attiva gli attori principali del sistema: Regioni e Governo.

La piattaforma è ora comune. Per prima cosa i sindacati interverranno unitariamente nei confronti della Conferenza delle Regioni, "affinchè le singole Giunte individuino nel rinnovo del contratto nazionale un presupposto ineludibile all'adeguamento delle tariffe". Poi sarà  la volta degli assessorati regionali, con i quali ci sarà  un confronto "affinché il rinnovo e il rispetto del contratto nazionale vengano inseriti tra i requisiti dell'accreditamento". Cappatto, illegittimo bloccare le embrionali L'esclusione degli studi sulle staminali embrionali dal bando del ministero del Welfare "resta illegittima. Non importa chi l'abbia proposta". Lo afferma Marco Cappato, segretario dell'associazione Luca Coscioni per la libertà  di ricerca scientifica, replicando al viceministro della Salute Ferruccio Fazio, che in un'intervista al Corriere della Sera ricostruisce la vicenda dell'esclusione dai finanziamenti pubblici della ricerca sulle cellule staminali embrionali, tornando ad attribuire la responsabilità  di tale clausola discriminatoria alle Regioni.

"Sarebbe certo importante che i rappresentanti delle Regioni, in particolare quelli che si professano 'laici' e favorevoli alla ricerca, chiarissero il proprio ruolo nella vicenda - afferma Cappato in una nota - ma la questione centrale è un'altra. Chiunque abbia proposto l'esclusione delle embrionali, e non ci risulta che il Governo si sia in alcun modo opposto, lo ha fatto persino contro la proibizionista legge 40, che non esclude affatto la possibilità  di fare ricerca sulle cellule staminali embrionali, purché derivate da linee cellulari estratte all'estero.

Si tratta della stessa limitazione che colpisce i fondi dell'Unione europea, che infatti finanziano gli studi sulle embrionali in diversi centri italiani". Per Cappato, poi, "oltre a rispondere alle interviste sui giornali, il viceministro dovrebbe dare risposta all'interrogazione dei senatori radicali del Pd, Donatella Poretti e Marco Perduca, del 5 marzo scorso".
MMG hi-tech per alleggerire i pronto soccorso Dall'ecografia all'elettrocardiografia, fino agli analizzatori chimici. Dotare i medici di famiglia di "un minimo di tecnologia diagnostica" è la via pensata dal viceministro alla Salute, Ferruccio Fazio, per "limitare il ricorso indiscriminato alle prestazioni ospedaliere di pronto soccorso". Su questa ipotesi, spiega Fazio in un messaggio inviato ieri in occasione di un incontro organizzato a Milano dal gruppo Esaote (azienda che opera nel settore dell'imaging medicale) per ricordare i 15 anni dalla sua privatizzazione, "stiamo aprendo un confronto con la medicina del territorio e con gli stessi produttori di tecnologie in grado di rispondere a queste nuove esigenze".

Nell'arco degli ultimi decenni, riflette, "abbiamo assistito a una straordinaria evoluzione delle tecnologie di imaging diagnostico". Ma "l'impiego determinante delle nuove apparecchiature si è avuto soprattutto nelle strutture ospedaliere. E' stata proprio la disponibilità  di innovativi strumenti diagnostici e terapeutici che ha polarizzato sugli ospedali la medicina moderna. Oggi avvertiamo la necessità  di ritrovare un equilibrio più coerente con i medici di base". Solo così, prosegue, "si possono offrire ai cittadini prestazioni più efficaci e nel contempo si dovrebbe alleggerire la pressione - oggi del tutto eccessiva - sull'ospedale e sui pronto soccorso", alle prese con "codici che potrebbero e dovrebbero trovare un più coerente indirizzo negli interventi ambulatoriali extraospedalieri".

In campo sanitario "l'utilizzo integrato delle tecnologie biomediche e delle tecnologie informatiche può contribuire in modo determinante nel processo di razionalizzazione e miglioramento della qualità  del Ssn", conclude Fazio, invitando "chi produce tecnologia e chi vive a contatto con le esigenze sanitarie dei cittadini a collaborare". I medici del G8 Non solo politici, consulenti ed esperti internazionali. Nelle più o meno folte delegazioni che accompagneranno gli otto grandi leader mondiali all'Aquila per il G8, infatti, quasi sempre ci saranno anche i medici

Se i dettagli relativi allo svolgimento del G8 sono celati dietro il più stretto riserbo per comprensibili motivi di sicurezza, dalle ambasciate filtra qualche informazione sulla presenza o meno di camici bianchi di fiducia nei gruppi che accompagneranno i capi di Stato o di Governo in Abruzzo. Si va dalla complessa macchina organizzativa che ruota intorno alle 'trasferte' del presidente americano Barack Obama, allo staff medico che "certamente" - apprende l'ADNKRONOS SALUTE - accompagnerà  nei suo spostamenti il presidente francese Nicolas Sarkozy: proprio il responsabile del servizio sanitario di Sarkozy, Alain Courtiol, nel febbraio scorso aveva visitato i luoghi del vertice, allora ancora previsto alla Maddalena. E gli Usa? "Un team medico segue sempre il presidente, e si appoggia alle strutture locali, come la Health Unit dell'ambasciata", spiegano dalla sede diplomatica statunitense. Forse, però, in questo caso parlare di team è riduttivo. "Ogni volta che il presidente Obama si sposta, soprattutto all'estero, lo segue un gruppo di medici fra cui anche alcuni chirurghi, pronti a intervenire in caso di necessità ". A illustrare alcuni dettagli dei preparativi americani è Gino Gumirato, padovano di 43 anni, che fa parte della Commissione di supporto all'ufficio management e budget del ministero della Sanità  Usa, voluta da Obama e insediatasi il 24 marzo scorso.

Meno dettagli disponibili, invece, sul programma studiato oltralpe. "Non siamo in grado di dare informazioni dettagliate sulla composizione della delegazione del G8", precisano infatti dall'Ambasciata di Francia. Mentre sembra proprio che nella delegazione composta da una ventina di persone che arriverà  da Londra insieme al premier Gordon Brown "non figuri un medico", fanno sapere dall'Ambasciata britannica di via XX Settembre. Nella delegazione tedesca che accompagnerà  il cancelliere Angela Merkel è prevista la presenza di personale medico. E dall'Ambasciata giapponese spiegano che nel gruppo che accompagnerà  il primo ministro Taro Aso ci sarà  anche uno staff medico che si occuperà  del premier, ma in generale la delegazione "farà  riferimento all'Unità  sanitaria dell'Ambasciata", che ha coordinato nei dettagli con l'Italia l'eventuale assistenza dei diplomatici e dello staff nipponico, sia all'Aquila che a Roma. "Siamo perfettamente preparati, e abbiamo avuto dagli organizzatori precise indicazioni sulle strutture di riferimento in caso di necessità ", spiega il responsabile medico dell'Ambasciata giapponese. 05 luglio 2009 Sapienza presenta Centro Sperimentazione Clinica Sarà  presentata giovedì prossimo l'attività  del Centro di ricerca per la sperimentazione clinica (Crisc) dell'università  Sapienza di Roma, struttura che opera dal dicembre 2005. L'appuntamento è fissato per le 11 all'Auditorium della Prima clinica medica del Policlinico Umberto I.

All'incontro sono invitati, tra gli altri, Cesare Cursi, senatore e presidente della Commissione industria, commercio, e turismo del Senato; Sergio Dompé, presidente di Farmindustria; Sergio Pecorelli, presidente dell'Aifa (Agenzia italiana del farmaco), oltre al direttore generale del policlinico, Ubaldo Montaguti, e alle aziende del settore farmaceutico. Il Centro ha autonomia gestionale ed amministrativa - spiega una nota del policlinico romano - e si propone di contribuire alla promozione, alla progettazione, al coordinamento e all'esecuzione delle attività  proprie della sperimentazione clinica, con il sostegno di fondi istituzionali e privati e il coinvolgimento di specifiche e necessarie competenze farmaco-cliniche, metodologiche, statistiche e bioetiche richieste dagli standard qualitativi universalmente accettati dal settore della ricerca clinica, secondo la normativa vigente.

La presenza all'interno dell'università  delle risorse umane funzionali all'esecuzione delle attività  del Crisc offre alle aziende farmaceutiche un modello di collaborazione privilegiato e semplificato, con tutte le garanzie di equità  offerte da un servizio pubblico, evidenzia il comunicato.

Quindi, prosegue, "emerge con chiarezza il tentativo di ricollocare il più possibile l'università , sede naturale della produzione scientifica, al centro dei processi di proposizione ed attuazione nel settore della ricerca clinica". Il Crisc ha inoltre acquisito un'importante esperienza nel campo della formazione, poiché svolge da alcuni anni il master di II livello in sperimentazione clinica, che dal 2009-2010 sarà  uniformato al programma della Faculty of Pharmaceutical Medicine - Royal Colleges of Physicians del Regno Unito.

Il Crisc non è solo di supporto alla ricerca clinica. Svolge infatti importanti attività  di consulenza diagnostica e clinica, nonché di formazione nel campo delle attività  sportive, interagendo con gruppi e società  sportive di livello internazionale. Per completare il ventaglio di operatività  offerta dal centro, è stata recentemente stipulata una convenzione con Dimensione Ricerca, società  esperta di consulenze per la realizzazione di progetti di sviluppo clinico-farmacologico, attiva da molti anni sul territorio nazionale. Attraverso questa convenzione, oltre a una efficace assistenza tecnica ai trial clinici, sarà  possibile attivare tirocini formativi per gli allievi del master su tutto il territorio nazionale. Oms, l'H1N1 è inarrestabile "Al momento, con ben oltre 100 Paesi colpiti, la diffusione internazionale della nuova influenza è inarrestabile". Lo ha detto Margaret Chan, direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità  (Oms, aprendo a Cancun (messico) una 'due giorni' di lavoro con esperti e ministri della Sanità  da tutto il mondo per fare il punto sulle strategie mirate a combattere il virus.

Cancun, riferisce la Bbc online, è stata una scelta non casuale. Si voleva dimostrare fiducia nel Paese in cui ha avuto origine la pandemia. "Il Messico è sicuro, oltre a essere un posto piacevole da visitare", ha detto infatti la Chan.

La responsabile dell'Oms ha sottolineato, inoltre, che la maggioranza dei casi registrati nel mondo è caratterizzata da sintomi lievi, e per lo più i pazienti si sono ripresi in una settimana, spesso senza bisogno di trattamento medico.

Le eccezioni, ha ricordato la Chan, sono composte per lo più da donne in gravidanza e persone con problemi medici preesistenti. "Per una pandemia di moderata severità  questa è una delle più grandi sfide - ha detto l'esperta - aiutare cioè le persone a capire quando non devono allarmarsi, e quando invece devono andare urgentemente dal medico".

Dl meeting è arrivato l'allarme delle autorità  britanniche, che prevedono un'esplosione dell'epidemia, con oltre 100.000 nuovi casi al giorno per la fine dell'estate. Numeri controversi sul cancro al seno DoctorNews33, nel numero 118 dello scorso primo luglio, ha riportato i dati di uno studio condotto dal Centro di ricerche oncologiche di Mercogliano (Crom), che riportava evidenze di un "drastico aumento del cancro al seno nelle donne under 45 sottostimato dai dati ufficiali".

Ora a contestare i dati interviene Franco Berrino, epidemiologo dell'Istituto nazionale dei tumori di Milano: "quando trova discrepanze notevoli tra i suoi dati e quelli già  disponibili, uno scienziato dovrebbe per prima cosa controllare di non avere commesso errori nella raccolta e nell'analisi dei dati", dice l'esperto che si fa portavoce, insieme a Eugenio Paci, segretario nazionale dell'Associazione italiana registri tumori (Airtum), di "molti epidemiologi che da decenni si occupano di tumore del seno".

"Sono dati che non trovano alcun riscontro in quelli raccolti dalla rete dei Registri tumori", Paci. "Secondo le nostre rilevazioni, infatti, tra il 2000 e il 2005 non c'è stata alcuna variazione nell'incidenza del tumore della mammella tra le donne italiane di età  compresa tra 0 e 84 anni che si è mantenuta stabile attorno alle 111 nuove diagnosi ogni 100.000 donne (tassi standardizzati per la popolazione europea)".

"Non si capisce perché gli autori dello studio non abbiano ritenuto di confrontarsi con i dati Airtum - nota Berrino - visto che la rete dei Registri tumori è la fonte più valida per quanto concerne l'incidenza e gli andamenti delle malattie oncologiche".

Considerato, aggiunge Paci, "che gli aggiornamenti forniti periodicamente dall'Airtum non si basano su dati stimati, ma sui casi 'osservati', quindi contati uno a uno da personale specializzato. Certo, la rete Airtum non copre tutto il territorio nazionale, ma riguarda più del 30% della popolazione della Penisola, ed è largamente rappresentativa delle realtà  del Centro e Nord Italia".
Cisl, bene retromarcia su "rottamazione" "Il Governo ha fatto bene a togliere la norma sulla cosiddetta 'rottamazione' dei dirigenti medici".

Così il segretario generale della Cisl medici, Giuseppe Garraffo, commenta la retromarcia del Governo che ha modificato il testo del decreto legge varato venerdì scorso dal Consiglio dei ministri, togliendo la norma che mandava in pensione i dirigenti con 40 anni di anzianità  contributiva a discrezione dell'azienda.

"L'estemporaneità , l'inopportunità  e l'incomprensibilità  di tale norma - sottolinea in una nota Garraffo - è stata prontamente corretta come richiesto non solo dai medici ma dal buon senso. Auspichiamo - ha concluso il numero uno della Cisl medici - che non si verifichino più scivoloni e ripicche su questo argomento". Sindacati uniti per contratto privati Un percorso sindacale unitario per definire il rinnovo contrattuale e per riconoscere ai lavoratori della sanità  privata accreditata la stessa dignità  e le stesse opportunità  dei dipendenti della sanità  pubblica.

Con questo obiettivo Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl organizzeranno lunedì la riunione degli stati generali e procederanno all'approvazione di un documento programmatico congiunto.

L'appuntamento - si legge in una nota della Cisl - è fissato per le 12.30 nella sede nazionale dell'Inpdap (Istituto nazionale di previdenza per i dipendenti dell'amministrazione pubblica) in via S.Croce in Gerusalemme a Roma.

Durante l'incontro saranno illustrate dai tre segretari generali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl, rispettivamente Carlo Podda, Giovanni Faverin e Giovanni Torluccio, le linee dell'impegno di per sbloccare la vertenza, "vista la situazione ormai insostenibile del comparto sanità  privata e la difficile situazione dei lavoratori in attesa di rinnovo da 4 anni". Alimentazione e idratazione non sono terapie Il Ministro Sacconi torna a parlare dell'argomento che è stato il fulcro della discussione nel caso Englaro. L'alimentazione e l'idratazione sono terapie o atti dovuti?

"Dobbiamo affrontare la sfida di regolamentare la fine della vita ma il punto che non è discutibile e che trova il consenso di tutta la maggioranza è che alimentazione e l'idratazione non sono terapie ma sono un diritto della persona".

E' quanto ha dichiarato il titolare del Welfare Maurizio Sacconi intervenendo all'incontro 'La persona prima di tutto' organizzato dalle fondazioni Bettino Craxi e Nuova Italia. Per il ministro "se mettiamo al centro di ogni cosa la persona possiamo mettere fine alla dicotomia tra credenti e non credenti".

"Noi dobbiamo essere - ha concluso il ministro - orgogliosamente conservatori dei valori della tradizione ma allo stesso tempo dobbiamo essere modernizzatori sugli strumenti".
02 luglio 2009 Rischio denuncia allontana clandestini dalla sanità  Cresce la preoccupazione tra gli immigrati di essere segnalati come clandestini. Un timore che li tiene alla larga, anche se ammalati, da Pronto soccorso e ambulatori pubblici italiani. E' stato infatti registrato un calo di quasi il 35% dei migranti che ricorrono alle cure mediche in ospedale, con picchi del 75% come nel caso del San Paolo di Milano.

E' quanto emerge da un'indagine condotta nelle ultime tre settimane dal Gruppo EveryOne nei principali ospedali di Roma (San Gallicano, Policlinico Umberto I, San Camillo Forlanini, Policlinico Tor Vergata, ospedale Grassi di Ostia) e Milano (Niguarda, Policlinico, San Paolo, San Carlo). Una notizia allarmante, soprattutto alla luce del via libera di ieri del Senato al Ddl sicurezza che introduce il reato di clandestinità .

Una norma che, a detta dei medici, li mette di fatto nella condizione, in quanto pubblici ufficiali, di segnalare i clandestini. "Ci giungono notizie drammatiche - denunciano in una nota Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, co-presidenti dell'organizzazione per i diritti umani Gruppo EveryOne - relativamente al numero di immigrati che nelle ultime settimane non sono ricorsi alle cure mediche in ospedale nonostante le gravi condizioni di salute. I nostri attivisti hanno ricevuto segnalazioni di vere e proprie tragedie umanitarie, proprio in virtù della fobia da reato di clandestinità ".

"Nel nostro Paese, come negli altri Paese dell'Ue - osserva l'organizzazione - sono presenti anche migranti provenienti da Congo, Rwanda, Sudan e altri Stati africani colpiti dal micidiale virus dell'Ebola. Dopo l'approvazione del decreto, vivranno nascosti in luoghi inaccessibili e in condizioni igieniche tragiche.

Basterebbe un solo caso di contagio da parte del virus Ebola o di altra febbre emorragica letale per provocare un'epidemia assolutamente incontrollabile. Una volta esplosa, a causa del panico e della paura da parte dei migranti di collaborare con le autorità  sanitarie e le istituzioni pubbliche italiane, la popolazione italiana - concludono i co-presidenti di EveryOne - potrebbe venire falcidiata in pochi mesi". Conservazione autologa del cordone da scoraggiare? Serve più informazione per scoraggiare la conservazione autologa del cordone ombelicale in biobanche private all'estero. E per contrastare una cultura "sempre più diffusa che dà  al corpo un valore di mercato" e non si basa su "dati scientifici".

Ne è convinta Eugenia Roccella, sottosegretario al Welfare, che ha partecipato alla presentazione della prima campagna di informazione nazionale per la donazione solidaristica del cordone ombelicale, ricco di cellule staminali che possono essere utilizzate - se conservate in banche pubbliche, in rete a livello internazionale - per curare molte gravi malattie del sangue. Una campagna "molto importante" ha detto Roccella, "perché fornisce sul tema un'informazione corretta che rende possibili scelte consapevoli e scientificamente fondate". L'obiettivo ora, conclude Roccella, sarà  quello di "migliorare ulteriormente la rete di biobanche pubbliche presenti nel nostro territorio, puntando sulla razionalizzazione della rete. Un progetto per il quale abbiamo già  previsto, come Governo, uno stanziamento di 10 milioni di euro".

Roccella, sottolineando i rischi di un ingresso del privato in un settore così delicato come quello delle cellule staminali, ha fatto l'esempio di un sito visitato su Internet particolarmente 'fuorviante'. "Nella Rete si trova di tutto, ma ci sono aziende che pubblicizzano, con offerte tipo 'paghi 2 prendi 3', la conservazione di tessuti dei denti. Una cosa che non ha alcun fondamento scientifico né prospettive di utilità  prossime venture. Si basa probabilmente su un'idea magica della scienza", ha concluso Roccella.

Diverso il punto di vista di Antonella Poretti, parlamentare radicali-Pd che ha invitato a fare chiarezza fare chiarezza sugli sprechi delle "innumerevoli biobanche pubbliche che dovrebbero giustificare la loro esistenza quando raccolgono un numero irrisorio all'anno di cordoni". "Non servono - ha affermato Poretti - invece le crociate anti-scientifiche che finiscono per dare la colpa delle mancate donazioni alle mamme "cattive" che preferiscono conservarle per l'uso autologo".

Poretti critica l'attacco alle biobanche private che offrono la conservazione autologa, definite truffaldine dai responsabili delle associazioni e la posizione del sottosegretario Roccella che le considera illusorie. "Se la donazione in Italia - dice - è un disastro, la colpa è della difficoltà  della raccolta dei cordoni al momento del parto.

Nulla si dice delle cause che stanno davanti agli occhi di tutti: gli sprechi delle innumerevoli biobanche pubbliche che dovrebbero giustificare la loro esistenza quando raccolgono un numero irrisorio all'anno di cordoni come dimostrato dai numeri forniti ad una nostra interrogazione". Neanche l'Amci denuncerà  "Siamo contrari a qualsiasi norma che introduca l'obbligo, per i medici, di denunciare gli immigrati irregolari che si rivolgono alle strutture sanitarie. Se il provvedimento prevede invece per i camici bianchi la possibilità , senza costringerli alla denuncia, sono comunque certo che nessun medico denuncerà  i clandestini.

E noi siamo pronti a fare delle campagne che vadano in tale direzione". Vincenzo Saraceni, presidente dell'Associazione medici cattolici italiani (Amci), chiarisce all'ADNKRONOS SALUTE la posizione dei camici bianchi cattolici sul Ddl sicurezza approvato oggi a Palazzo Madama.

Sul 'passaggio' del provvedimento che ha provocato malcontento nel mondo sanitario, aleggia in queste ore confusione tra gli addetti ai lavori, "ma se i medici si trovassero nelle condizioni di denunciare - ci tiene a sottolineare il numero uno dell'Amci - verrebbe meno la tutela della vita umana, che è un diritto al di sopra di ogni altro dovere".

Anche perché la possibilità  di essere segnalati una volta giunti in ospedale "accenderebbe la diffidenza negli immigrati irregolari, con il rischio, per questa popolazione, di evitare le cure o di rinviarle nel tempo. Una possibilità  - fa notare Saraceni - che comporta ovvi pericoli per l'intera collettività ". Bianco: nessun medico denuncerà  i clandestini "Ci è stato detto che per i medici non scatterà  l'obbligo di segnalazione per gli immigrati clandestini. Noi su questo punto abbiamo qualche perplessità .

Quello che è certo è che se un medico dovesse incorrere in sanzioni penali per mancata segnalazione, saremo pronti ad affiancarlo in tutto e per tutto. Fino ad arrivare all'autodenuncia". Così il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo), Amedeo Bianco, commenta il via libera definitivo del Senato al Ddl sicurezza che introduce il reato di clandestinità .

"Di fronte alla nostra preoccupazione - spiega Bianco all'ADNKRONOS SALUTE - ci è stato assicurato che non esistono i presupposti giuridici affinché scatti l'obbligo di denuncia. Questo perché, ci hanno spiegato, la configurazione del reato prevede una sanzione amministrativa. Ma i dubbi restano".

Per districare la matassa, secondo il numero uno della Fnomceo c'è bisogno di una norma ad hoc. "Una norma - conclude Bianco - che introduca senza equivoci una precisa e specifica esenzione per i medici, e tutti gli operatori sanitari del Ssn, dall'obbligo di denuncia degli immigrati irregolari che chiedono assistenza sanitaria". Rottamazione fuori dal decreto anticrisi Retromarcia del Governo che ha rimosso dal Decreto Anticrisi la norma che prevedeva il pensionamento dei dirigenti con 40 anni di anzianità  contributiva

"Contrariamente al testo reso noto al termine del Consiglio dei ministri il 26 giugno scorso - scrivono in una nota congiunta le sigle sindacali mediche e veterinarie - si è voluto lasciare in vigore le norme stabilite dalla legge delega sul pubblico impiego che invece fissano come limite per il pensionamento, da parte dell'azienda, i 40 anni di servizio effettivo", ricordano.

"Ci auguriamo che questo sia l'ultimo atto - sottolinea dunque l'intersindacale medica e veterinaria - e che cali il sipario sui tentativi di modificare una norma voluta dal Parlamento e anche dal Governo. Vigileremo sull'iter parlamentare del decreto legge per scongiurare, con tutti i mezzi ulteriori, eventuali manovre volte a modificare la normativa in vigore.

"Finalmente - ha commentato Stefano Biasioli presidente nazionale della Cimo-Asmd - una buona notizia per i medici. "Ora ci aspettiamo una normativa che definisca una volta per tutte l'età  pensionabile dei camici bianchi, indipendentemente dalla funzione e dalla tipologia del rapporto di lavoro. Insomma, regole unificate per tutti: medici dipendenti, convenzionati, universitari", conclude Biasioli.

Nonostante questo, che l'Intersindacale giudica un successo frutto anche della protesta in atto, "permangono tutte le ragioni iniziali per la manifestazione unitaria delle organizzazioni sindacali della dirigenza medica e veterinaria del 9 luglio a Roma contro il decreto Brunetta". La nota è a firma Anaao Assomed; Cimo Asmd; Aaroi; Fp Cgil Medici; Fvm; Federazione Cisl Medici; Fassid; Fesmed; Federazione Medici Uil Fpl. 01 luglio 2009 Nel 2010 corsi per disability manager Prenderanno il via a gennaio 2010 e dureranno tre mesi i corsi universitari per 'disability manager' attivati presso l'ateneo di Parma e l'università  Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

"Si tratta di una nuova figura tecnica che si occuperà , in ogni comune con più di 50 mila abitanti, di organizzare e armonizzare le politiche a favore dei disabili, grazie a una formazione a 360° che riguardi tutti gli aspetti della vita di una persona".

A parlarne è stato ieri a Roma Giovanni Paolo Bernini, assessore al Personale e all'organizzazione del Comune di Parma, capofila nell'adozione di questa novità  prevista nel 'Libro bianco su accessibilità  e mobilità  urbana' voluto dal ministro del Welfare, Maurizio Sacconi.

Presentando il volume insieme a Sacconi e al sindaco di Parma, Pietro Vignali, Bernini ha spiegato che "il disability manager sarà  il responsabile comunale in materia di disabilità , con la funzione di promuovere e controllare le politiche dell'ente in questo ambito".

La nuova figura professionale dovrà  lavorare sull'abbattimento delle barriere architettoniche della città , sull'urbanistica e sull'architettura, sui lavori pubblici e sui trasporti locali fino alle scuole, assicurandosi che l'ambiente urbano diventi sempre più a misura di disabile. Gli sviluppi dell'assistenza territoriale Ieri mattina, il presidente dello SNAMI (Sindacato Nazionale Autonomo Medici Italiani) Mauro Martini ha incontrato il Viceministro della Salute Ferruccio Fazio. Al centro del colloquio il futuro dell'assistenza territoriale, che recentemente è stata oggetto di diversi interventi, come l'attribuzione di nuovi servizi alle farmacie di comunità .

Fazio e Martini hanno dunque trattato il tema dei rapporti tra le professionalità  sanitarie destinate ad interagire sul territorio - medici, farmacisti e infermieri - e della creazione di una vera e propria rete assistenziale ospedale-territorio che veda al centro l'attività  e la figura del medico di medicina generale.

A questo proposito è stato altresì affrontato il tema della formazione dei medici di famiglia e della possibilità , guardata con molto interesse, di arrivare in un prossimo futuro alla creazione di una scuola di specializzazione in medicina generale.

"Giudico estremamente positivo - ha dichiarato Martini al termine dell'incontro - il fatto che si sia trovata l'occasione di un confronto a tutto campo, nel quale sono stati esaminati in un'ottica di sistema i diversi temi di volta in volta presentatisi negli ultimi tempi.

Un segno certo dell'importanza che oggi il Ministero attribuisce al ruolo della medicina generale". Il Testamento l'otto luglio in commissione Approderà  in Commissione Affari sociali della Camera mercoledì prossimo, 8 luglio, il disegno di legge sul testamento biologico

A quanto apprende l'ADNKRONOS SALUTE, relatore del provvedimento sarà  Domenico Di Virgilio (Pdl), ex sottosegretario alla Salute del Governo Storace. Un altro medico, dunque, a guidare l'iter del Ddl in Commissione, dopo Raffaele Calabrò, relatore del testo a Palazzo Madama, dove il provvedimento ha ricevuto il via libera dell'Aula il 26 marzo scorso.

Il Ddl 'Disposizioni in materia di alleanza terapeutica, di consenso informato e dichiarazioni anticipate di trattamento' approvato dal Senato prevede, in estrema sintesi, il 'no' alla sospensione dell'alimentazione e dell'idratazione artificiali, assistenza domiciliare ai pazienti in stato vegetativo, dichiarazioni anticipate di trattamento (Dat) non vincolanti e della durata di 5 anni.

Nove articoli in tutto per regolamentare il dibattuto tema del testamento biologico. Il 'nodo' più controverso riguarda sicuramente idratazione e alimentazione artificiali, un passaggio cruciale su cui il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, in un'intervista la settimana scorsa al quotidiano l'Avvenire, ha ribadito di non voler tornare indietro.

Nel Ddl sono considerate forme di sostegno vitale: un punto non negoziabile del provvedimento, ha avvertito il ministro.
Legge 40, Tribunale di Bologna: si alla diagnosi genetica Il Tribunale civile di Bologna lo conferma ancora una volta, la diagnosi genetica di pre-impianto su di un embrione, che rischia di ereditare una grave malattia genetica, è legittima.

Dopo la sentenza del 2006 del Tar del Lazio e le due ordinanze del Tribunale civile di Firenze, anche il magistrato Cinzia Gamberini di Bologna, il 29 giugno scorso, ha scritto nero su bianco l'interpretazione della legge 40,alla luce della nostra Costituzione. Ed ha pertanto ordinato ad un centro di procreazione assistita, il Tecnobios di Bologna, diretto da Andrea Borini, di procedere con la diagnosi genetica sugli embrioni.

Questa volta, però, la storia è diversa ed anche le valutazioni fatte meritano una riflessione in più, perchè la coppia fertile in passato, ha già  generato un bambino che ha ereditato la sindrome di Duchenne, di cui la madre è portatrice con un'alta probabilità  di rischio. Ne parliamo con l'avvocato Gianni Baldini, che per l'associazione Madre Provetta, ha difeso la coppia in Tribunale.

Cosa c' è di nuovo?
"Questa ordinanza, nello specifico, dimostra, che non solo le coppie sterili, ma anche quelle fertili, incapaci di concepire nei mesi precedenti l'accesso al centro di PMA, sono legittimate a ricorrervi. Inoltre, si consolidano e si rafforzano tutte le argomentazioni utilizzate nelle precedenti sentenze. Innazitutto, il principio costituzionalmente protetto della ragionevolezza.

In che consisterebbe?
"E' semplice. Perchè situazioni diverse dovrebbero essere trattate allo stesso modo? Se si riconosce il diritto alla conoscenza dello stato di salute degli embrioni di una coppia che non ha rischi genetici, allo stesso modo dovrò riconoscerlo ad una coppia che necessita di un esame diagnostico in più (la diagnosi genetica). "Non solo, ma se io ammetto la amniocentesi o la villocentesi in corso di gravidanza, come potrei vietare la diagnosi genetica, che è un test preventivo e predittivo, in una fase più precoce dello sviluppo dell' embrione, ancora non trasferito e non ancora feto?"

Il giudice bolognese ha letto bene anche la sentenza della Corte Costituzionale del 1 aprile scorso, che, in vigore dal 14 maggio, ha definitivamente modificato la legge 40 in alcuni punti dell'art. 14. Infatti, ha sottolineato che la responsabilità  è del medico, ma che deve offrire al paziente le tecniche migliori, bilanciando la salute psicofisica della madre con le conoscenze cliniche ed il consenso della madre e della coppia. Mi scusi, ma allora cosa è l'eugenetica?
"L'eugenetica è troppo spesso invocata a proposito della diagnosi genetica,nel dibattito politico-pubblico e in alcuni convegni di bioetica, ma per il diritto è altro."

Cioè?
" Il diritto ci insegna che l'eugenetica è la selezione per motivi razziali e non per problemi di salute o problemi di malattie genetiche gravi, che impedirebbero al nascituro di sopravvivere e alla madre di non veder rispettato il suo diritto alla salute psicofisica"

Per concludere, avvocato Baldini, che destino toccherà  agli embrioni, affetti dal gene della malattia?
"Saranno congelati fino a quando non si troverà  una cura possibile o fino alla loro estinzione naturale".

Cosa auspica nell'imminente futuro per la legge 40, dopo le scosse dei tribunali?
"Che i medici si informino e conoscano bene il dettato, ormai esplicito, di queste sentenze e che le applichino senza tentazioni bio-politiche, che al momento procedono su altri piani, legittimi nel dibattito pubblico, ma altri."

Monica Soldano Fazio, avviato iter commissariamento Calabria "Il recente provvedimento del Consiglio dei ministri prendeva espressamente in considerazione il problema del commissariamento della Calabria, stabilendo i tempi e innescando il meccanismo entro il quale commissariarla".

Lo ha affermato il viceministro della Salute, Ferruccio Fazio, a margine di un incontro avuto ieri a Roma con Federlab Italia.

"Poiché la Calabria non ha un Piano di rientro - spiega il viceministro - si è richiesto un dispositivo particolare per commissariarla, su cui si è discusso nell'ultimo Cdm.

Per le altre Regioni in difficoltà  - conclude Fazio - la decisione potrebbe essere presa prima o appena dopo l'estate". Fazio, tavolo tariffe riparte con Federlab Al tavolo per il nuovo nomenclatore tariffario per la specialistica ambulatoriale parteciperà  anche Federlab Italia, il coordinamento nazionale dei laboratori di analisi.

Ad annunciare la riapertura del tavolo è il viceministro della Salute, Ferruccio Fazio, intervenuto ieri a Roma a un convegno organizzato da Federlab. Il coordinamento nazionale dei laboratori di analisi 'boccia' infatti le conclusioni del tavolo delle tariffe del ministero, che secondo Federlab avrebbero prodotto il meno 10% di ricavi rispetto al tariffario in vigore.

"Entro la prossima settimana definirò un nuovo tavolo - ha detto il viceministro - al quale siederà  anche Federlab.

Per la decisione sulle tariffe - ha aggiunto - dobbiamo però sentire anche le Regioni, perché questi argomenti sono anche di competenza regionale". La bozza dovrà  poi essere approvata dalla Conferenza Stato-Regioni.

Doctornews33
Federlab, rischio chiusura con nuove tariffe Rivedere il nuovo nomenclatore tariffario per la specialistica ambulatoriale dei laboratori d'analisi, "o sarà  la fine per molti di questi che saranno costretti a chiudere". E' l'allarme lanciato da Federlab Italia, il coordinamento nazionale dei laboratori d'analisi che oggi a Roma ha incontrato il viceministro della Salute, Ferruccio Fazio, al convegno 'I laboratori di analisi: una risorsa, non un problema'. Il coordinamento nazionale, che riunisce il 70% dei laboratori di tutta Italia, non condivide affatto il nuovo nomenclatore.

Secondo Federlab, non c'è alcun adeguamento tariffario rispetto ai costi che sono incrementati negli ultimi anni, e l'impatto complessivo potrebbe attestarsi sul 10% in meno di ricavi rispetto al 'tariffario Bindi' del 1997. Federlab ha presentato anche una rilevazione condotta da Antonello Zangrandi, docente all'università  Bocconi di Milano, su 26 laboratori italiani di 4 regioni diverse (Lombardia, Lazio, Campania, Sicilia). L'analisi dimostra che tutti i laboratori, grandi e piccoli, saranno a rischio chiusura nel giro di 6-8 mesi. "Dallo studio - ha sentenziato Vincenzo D'Anna, presidente di Federlab - emerge che l'ipotesi del nuovo nomenclatore è improponibile. La proposta, inserita nei bilanci anche dei più grandi laboratori italiani, ne determinerebbe il fallimento".

L'appello di D'Anna si estende anche alla "disparità  tra strutture private e pubbliche", che secondo il numero uno di Federlab dovrebbe essere eliminata. "Noi laboratoristi non meritiamo la ghigliottina", ha concluso. L'invito è stato accolto da Fazio che ha ribadito l'impegno del Governo: "Non difendere microinteressi, ma proteggere gli interessi della sanità  e del mondo del lavoro. Un buon privato - ha concluso - deve essere assolutamente equivalente ad un buon pubblico, perché il lavoro dei laboratoristi è essenziale per le decisioni cliniche".

Doctornews33
Cancro al seno sottostimato Più di 40 mila nuovi casi di cancro al seno ogni anno, con un aumento del 13,8% in 6 anni. Questi i numeri nazionali del primo tumore femminile, secondo uno studio del Centro di ricerche oncologiche di Mercogliano (Crom), affiliato alla Fondazione Pascale di Napoli

A detta degli autori, in Italia le cifre reali del big killer al femminile sono "sorprendentemente maggiori" rispetto ai dati ufficiali. In particolare, allarmano i dati relativi alle donne under 45: in 6 anni si calcola un +28,6% di casi nella fascia d'età  25-44 anni.

"Una popolazione generalmente esclusa dalle campagne di screening mammografico", fa notare il coordinatore della ricerca Antonio Giordano, presidente della Sbarro Health Research Organization di Philadelphia, professore di anatomia e istologia patologica all'Università  di Siena e presidente del Comitato scientifico del Crom.

I dati dello studio, già  pubblicato online sul 'Journal of Experimental and Clinical Cancer Research', sono stati annunciati da Giordano in occasione della consegna del premio Confindustria 'Napoletani eccellenti nel mondo' al Teatro San Carlo del capoluogo campano, alla presenza del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Ed è proprio al premier che Giordano ha consegnato i risultati della ricerca, insieme a "interrogativi che attendono rapide risposte da parte delle Istituzioni deputate alla tutela della salute dei cittadini e delle donne in particolare", si legge in una nota. Finora, ricorda il comunicato, le uniche informazioni disponibili sui numeri del cancro al seno nella Penisola si basavano su una metodica di stima indiretta, sviluppata sulla base dei dati di mortalità  Istat e dei dati sopravvivenza dello studio Eurocare.

Giordano e colleghi - un'equipe multidisciplinare del Crom, dell'Istituto tumori 'Fondazione Pascale' e della Seconda Università  di Napoli, composta da epidemiologi, chirurghi, radiologi, patologi clinici e genetisti - hanno invece 'contato' i casi di tumore al seno nel nostro Paese passando in rassegna "le schede di dimissione ospedaliera del ministero della Salute - puntualizza Prisco Piscitelli, epidemiologo e docente a Philadelphia - conteggiando il numero esatto di interventi chirurgici demolitivi (mastectomie) o conservativi (quadrantectomie) realmente eseguiti nelle sale operatorie italiane dal 2000 fino al 2005 (ultimo anno disponibile per la consultazione)".

Secondo lo specialista, "ciò impone indubbiamente la necessità  di considerare un abbassamento dell'età  di esecuzione della prima mammografia, ma deve anche farci interrogare sulle cause che stanno determinando un così sorprendente aumento dei tumori al seno nelle donne più giovani". I fattori imputati?

"Probabilmente l'assunzione di estrogeni attraverso gli alimenti o preparati farmacologici, il fumo di sigaretta, l'inquinamento ambientale e in particolare quello da diossina (cancerogeno di classe I che si deposita proprio nei tessuti grassi come il seno delle donne)". Giordano evidenzia infine "la necessità  di reperire fondi per la ricerca sul cancro".

Da qui la decisione di rivolgersi direttamente al presidente del Consiglio, al quale l'esperto ha consegnato anche "un dossier sulle proiezioni demografiche negative del nostro Paese per i prossimi 10 anni - conclude la nota - che rendono indifferibile l'adozione di programmi di sostegno economico alle famiglie, finalizzati ad incentivare la natalità ".
if (typeof(window.attachCsiOnload) != 'undefined' && window.attachCsiOnload != null) { window.attachCsiOnload('ext_blogspot'); } 

Pagina pubblicata il 31 luglio 2009

News

Notizie aggiornate sulla salute, la sanità, i diritti, la medicina, e le donne

I Servizi di Vita di Donna

Ambulatorio delle ostetriche

Richieste urgenti tel. 333/9856046 tutti i giorni, festivi compresi. Siamo inoltre in sede ogni martedì dalle 17,00 alle 19,00.

Aiuto telefonico gratuito

Rispondiamo a qualunque domanda sulla salute della donna, tutti i giorni dalle 9,00 alle 19,00 (festivi compresi). TEL. 333/9856046.

Aiuto via email gratuito

Scrivici per una consulenza sulla salute, rispondiamo entro 24 ore.

SoS Pillola del giorno dopo

Puoi rivolgerti al tuo medico di fiducia, ai consultori, al pronto soccorso o alla guardia medica. Chiamaci se hai avuto problemi ad avere la ricetta e ti aiuteremo Tel. 333/9856046

Servizio gratuito attivo tutti i giorni svolto dalle volontarie di Vita di Donna

Dove trovare la ricetta

5x1000 a Vita di Donna
Sostieni il tuo diritto alla salute
97254880582

Hpv Papilloma virus

Tutto quello che è necessario sapere

Anoressia

Il disturbo, la diagnosi, la prevenzione e la cura

Alimentazione, diete e salute

Obesità e sovrappeso, diete, alimentazione della donna in gravidanza e in menopausa, il cibo

Cerca il Consultorio più vicino a te!

Orari e servizi offerti