Il mal di montagna


Il mal di montagna è una patologia che può colpire sia gli escursionisti e gli alpinisti che salgono rapidamente e soggiornano ad un'altitudine superiore ai 2500 metri sul livello del mare, sia coloro che direttamente in aereo, raggiungono località poste ad alta quota, esempio la Paz (circa 4000 metri sul livello del mare), Lhasa (3650 m. s.l.m) o Cusco (3360 m. s.l.m.).

All'origine del mal di montagna vi è il mancato adattamento all'altitudine, in altre parole la non acclimatazione ad una ridotta pressione parziale di ossigeno (PpO2).

Ad altezze superiori ai 3000 metri, la PpO2 diminuisce a livelli tali che un'acclimatazione non correttamente eseguita può comportare gravissimi rischi per la salute, come è ben noto a coloro che praticano ascensioni in quota. La risposta all'alta quota è, in ogni modo, soggettiva e chiunque può essere vittima del mal di montagna.

Della patologia da "mancanza di ossigeno in quota" sono stati identificati diversi aspetti e quadri clinici, classificati come:

  • mal di montagna acuto, compare dopo circa 6-18 ore. E' caratterizzato da mal di testa, nausea, vomito e debolezza muscolare. Colpisce il 25% delle persone che salgono in alta quota utilizzando mezzi che consentano la salita veloce.
  • mal di montagna subacuto, si riscontra in alpinisti che hanno trascorso un lungo periodo ad alta quota e non si sono acclimatati. I sintomi sono stanchezza fisica e mentale, mal di testa, senso di peso toracico con fame di aria, insonnia, mancanza di appetito, dimagrimento, colorito cianotico e frequenti perdite di sangue dal naso. L'evoluzione di questa forma di mal di montagna è rappresentata dalla scomparsa dei sintomi o dal passaggio alla forma cronica.
  • mal di montagna cronico è caratterizzato da sintomi simili alla forma subacuta ma più accentuati.
  • l'edema cerebrale è legato all'accumulo di fluidi a livello encefalico. E' caratterizzato da mal di testa violento, non trattabile con i comuni farmaci, sonnolenza, stanchezza, stato confusionale, difficoltà a eseguire movimenti semplici come il camminare su una linea retta fino a perdita di conoscenza e morte.
  • l'edema polmonare compare dopo circa quattro giorni, in persone che sono salite rapidamente ai 4000 metri di quota. La sintomatologia, caratterizzata da cianosi, tosse stizzosa, difficoltà di respirazione e emissione di un secreto schiumoso e rosato per la presenza di sangue (espettorato rosato), è legata alla presenza di liquidi negli alveoli.

In tutte queste condizioni è necessario portare la persone colpita a quote inferiori dove, alla presenza del medico, sarà possibile compiere gli interventi del caso.

E' importante sapere che per potersi acclimatare, una volta giunti ai 3000 m. sul livello del mare, è necessario salire di quota lentamente, circa 300-400 metri al giorno o dormire per due notti alla stessa altitudine se si è saliti di un'altezza doppia.

Fondamentale risulta essere il risparmio delle energie, quindi, non correre, non affaticarsi e camminare a ritmo sempre molto blando. E' consigliato bere più acqua del normale durante l'acclimatazione, con lo scopo di combattere la disidratazione indotta, sia dalla secchezza dell'aria, che dall'iperventilazione.

Una buona idratazione riduce l'insorgenza delle patologie legate all'aumento dei globuli rossi e alla conseguente maggiore viscosità del sangue. Sono molti, infatti, i casi di tromboflebiti degli arti inferiori che insorgono in alpinisti disidratati.

Il giusto suggerimento è, in ogni caso, nel momento in cui compaiono i primi sintomi, scendere di quota fino alla scomparsa dei disturbi.

Fonte: Ministero della Salute

Pagina aggiornata il 18/6/2006

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