Il parto naturale, si può partorire naturalmente a casa?

parto naturale a casa

Ormai sono più di 10 anni che le ostetriche dell'associazione Vita di Donna assistono parti a casa. La domanda che mi viene posta più frequentemente è: "Perché alcune persone scelgono di partorire a casa? Ma è sicuro?"

Il parto in casa è sicuro.

Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità "il posto più sicuro per parto è quello che sceglie la donna, quello in cui si sente più a suo agio", anche a casa, se lo desidera.

E' importante che il partner che sia coinvolto attivamente e che la scelta sia condivisa. I motivi che spingono una coppia (è importante che il partner che sia coinvolto attivamente) a scegliere questo percorso sono svariati.

Vantaggi:

A casa non bisogna fare compromessi con i protocolli ospedalieri e l'unica condizione è la salute della donna e del bambino: solo una mamma sana con una gravidanza fisiologica può partorire a casa. Questo stato è comune all'85% delle donne in gravidanza.

Non è utile avere un'ambulanza sotto casa, ma è importante che l'ospedale sia raggiungibile in 30 min. Non ci sono sale travaglio e sale parto, posizioni obbligate e procedure stereotipate e le ostetriche si dedicano esclusivamente al monitoraggio del travaglio e del parto.

Non ci sono parti indotti, parti operativi (ventosa, forcipe...) e neanche la Kristeller: la spinta sulla pancia così diffusa in ospedale. Il travaglio non viene accelerato con la flebo di ossitocina.

E' più facile controllare il dolore delle contrazioni con massaggi, rilassamento o altri metodi naturali che la donna preferisce. Non si fa episiotomia (taglio sulla vagina) a meno che non sia inevitabile,

La mamma può scegliere le persone che vuole avere con sé. Può mangiare e bere in travaglio, farsi un bagno, una doccia anche una passeggiata. Dopo il parto il bambino rimane con la mamma e può essere subito attaccato al seno.

I controlli per mamma e bambino seguono i loro ritmi e non la routine ospedaliera e vengono usati farmaci solo se necessario (in molti ospedali il Methergin viene somministrato di routine a tutte le donne sia che ne abbia bisogno o meno, senza tener conto degli effetti collaterali).

Il rispetto della donna e dei tempi del parto è importante non solo perché l'esperienza del parto è uno dei momenti più belli della vita di una donna ma anche perché qualsiasi intromissione o elemento di disturbo rende il parto molto più lungo e penoso.

La donna non è esposta ad una inutile medicalizzazione, così comune nei nostri ospedali e cliniche, che è una delle cause del vertiginoso aumento dei tagli cesarei.

Svantaggi:

Non si può partorire a casa se la gravidanza è durata meno di 37 sett. o più di 42 sett. Non si può indurre il travaglio, ci si deve spostare se il travaglio non procede e deve essere indotto con farmaci o se si ritiene necessario un taglio cesareo.

Non si può fare l'epidurale. Non può partorire a casa chi ha avuto un precedente cesareo o il feto si presenta in posizione podalica.

Alcune donne scelgono questa soluzione per una precedente esperienza ospedaliera deludente, altre perché il parto in ospedale è stato bello e gratificante e vogliono sentirsi ancora più autonome e protagoniste.

Generalmente mi sembrano persone a cui piace vivere l'esperienza in prima persona e non sono propensi a delegare, ma vogliono sentirsi coinvolti nelle decisioni.

Riguardo all'ambiente qualsiasi casa ben riscaldata e con acqua corrente può essere adatta al parto, le cose che deve preparare la coppia sono poche e il necessario viene portato dalle ostetriche allo scadere delle 37 sett.

Raramente la mamma sceglie il letto matrimoniale, spesso è un divano la scelta privilegiata con le ginocchia appoggiate a dei cuscini morbidi sul pavimento, ma può andare bene qualsiasi stanza e posizione. Dopo la nascita, la visita al bambino viene fatta dalle ostetriche che valutano l'adattamento e i riflessi.

Il pediatra visita il neonato entro 24 ore dalla nascita e l'ostetrica segue il puerperio della madre ed effettua gli screening di legge tra il 3 e il 5 giorno..

di Gabriella Pacini

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