Tra due anni pronti al trapianto di testa, la scienza ai confini della realtà


Esiste la possibilità di eseguire il trapianto di testa entro due anni. A "ribadirlo e sottoscriverlo" è il dottor Sergio Canavero, neurochirurgo di Torino, che ha rilasciato un'intervista al settimanale "Oggi".

Certo, la notizia non arriva da una rivista scientifica specialistica, ma fa comunque tremare i polsi.

Nell'intervista Canavero sintetizza a grandi linee un progetto pubblicato su Surgical Neurology International, una rivista on line che invece si occupa di neurochirurgia. Il progetto prende il nome di HEAVEN/GEMINI, ovvero Head Anastomosis Venture with Cord Fusion.

Canavero è già stato al centro dell'attenzione della comunità scientifica per essere riuscito a 'risvegliare' nel 2006 una paziente allo stato vegetativo permanente, riconducendola ad uno stato minimamente conscio.

Ora il neurochirurgo affronta una sfida, quella del trapianto della testa, da molti ritenuta quasi impossibile per i problemi tecnici che presenta. L'impressione, però, è che non saranno solo le difficoltà tecniche da superare perché certamente l'annuncio sarà seguito da polemiche di ordine etico.

Il Progetto, infatti, fonda le basi per l'allungamento della vita umana superando molte barriere morali.

La vera difficoltà di un intervento di questo tipo, secondo gli esperti, sta nel dare continuità alla ricostruzione del midollo spinale.

Canavero spiega, però, che l'impiego di particolari materiali chimici consentirebbe di ripristinare l'integrità di una fibra nervosa recisa.

Si tratta dei 'fusogeni', anche detti 'sigillanti di membrana', da circa 14 anni oggetto di sperimentazione nei laboratori di mezzo mondo, che risulterebbero efficaci a questo scopo. Ossia quello di fondere insieme due tratti di midollo spinale appartenenti a due diverse persone, il corpo del donatore (senza la testa) con il moncone del collo della persona che riceve.

Canavero spiega che il donatore ideale è un soggetto deceduto per un trauma cranico (ma anche un ictus), a condizione che tutti gli altri organi non siano stati danneggiati.

Per ricevere il corpo, invece, i possibili candidati potrebbero essere le persone tetraplegiche o i pazienti colpiti da patologie neuromuscolari degenerative.

Insomma, solo a parlarne viene voglia di evocare scenari da fantascienza in cui le basi stesse dell'esistenza vengono rimesse in discussione.

Motivo per cui è lo stesso Canavero a mettere in guardia sulla necessità che "La società dovrebbe già cominciare a pensare al modo per regolamentare questa procedura".

Il rischio, secondo il chirurgo, è che "un intervento rivoluzionario, progettato per fornire una terapia radicale a malati profondamente sofferenti, diventi una pratica spregiudicata nelle mani di chirurghi senza scrupoli".

Tuttavia lo scetticismo sulla possibilità di eseguire un trapianto di testa sembra già venire fuori. A parlare di "pura fantascienza" è infatti Giulio Maira, direttore dell'istituto di Neurochirurgia dell'Università' Cattolica.

Per Maira "Ci sono problemi tecnici enormi" e, aggiunge il neurochirurgo, non si dovrebbero alimentare illusioni, le notizie scientifiche vanno date con correttezza e chiarezza, senza annunci choc privi di riscontri".

A cimentarsi con il trapianto di testa, già negli anni '70, fu Robert Joseph White, un chirurgo e scienziato statunitense diventato famoso per i suoi esperimenti sui primati.

White, tra l'altro cattolico e membro della Pontificia Accademia delle Scienze, eseguì dei trapianti di testa su scimmie vive. Gli interventi riuscirono ma con l'inconveniente, comunque previsto, che le scimmie operate restarono paralizzate dal collo in giù.

18 giugno 2013

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