Mi fa male il ginocchio, pioverà. La scienza conferma


Quante volte abbiamo sentito qualcuno dire: "mi fa male la vecchia frattura, sta per piovere". Le condizioni atmosferiche possono davvero causare dolore fisico? E' da secoli che la medicina, vecchia e nuova, tenta di dare una risposta a questa circostanza.

Dolore e condizioni meteo

La famiglia americana raccontata dal Wall Street Journal vuole fare una gita al parco, ma delle nuvole si stanno raccogliendo nel cielo. Allora si decide di chiedere alla nonna se durante la giornata pioverà, le sue ginocchia dicono sempre quando arriva il maltempo.

Lo stesso Ippocrate, nel 400 aC, si accorse che alcune malattie sono stagionali. Il termine medicina cinese tradizionale per i reumatismi (Fengshi bing) si traduce in "malattia vento umido".

La ricerca scientifica moderna è sempre arrivata a risultati contrastanti ogni volta che ha cercato una relazione tra condizioni atmosferiche e dolore fisico.

Uno psicologo di Stanford, Amos Tversky, nella metà degli anni '90 studiò per un anno 18 pazienti affetti da reumatismi ed artrite. Cercò di mettere in relazione i sintomi con le condizioni meteo locali senza individuare, tuttavia, delle connessioni. Alla fine concluse che le credenze popolari potevano dire di più sul funzionamento della mente che del corpo.

Invece, altri studi hanno collegato i cambiamenti di temperatura, umidità o pressione barometrica al dolore da artrite reumatoide, osteoartrite, così come il mal di testa, mal di denti, dolore mandibola, dolore delle cicatrici, mal di schiena, dolore pelvico, fibromialgia, nevralgie del trigemino.

I ricercatori non comprendono tutti i meccanismi coinvolti nel dolore e correlati alle condizioni climatiche, ma una teoria principale sostiene che la pressione barometrica che scende e che precede l'arrivo del maltempo alteri la pressione all'interno delle articolazioni.

Robert Jamison, professore di anestesia e psichiatria alla Harvard Medical School, prova a spiegare facendo l'esempio del palloncino gonfiato.

Quest'ultimo è sottoposto ad una pressione sia interna che esterna, "Se quella esterna cambia, il palloncino si dilata, ampliando la sua volumetria". E' lo stesso fenomeno che si verifica all'interno delle articolazioni, spiega l'esperto, "quando si ha un calo della pressione esterna, determinati tessuti premono sui nervi circostanti, riacutizzando il dolore".

"Questo è probabilmente l'effetto che le persone avvertono, soprattutto se i nervi sono irritati", aggiunge Jamison.

Per Patience White, reumatologo e vice presidente della Arthritis Foundation, non tutti i pazienti affetti da artrite avvertono l'acutizzarsi del dolore in relazione al tempo. "Circostanza invece molto comune - spiega l'esperto - in pazienti che hanno un qualche accumulo anomalo di liquido intorno all'articolazione, effetto frequente dell'infiammazione".

Molti pazienti giurano che il loro dolore peggiora in presenza di determinate condizioni meteorologiche. Di conseguenza, ortopedici, reumatologi, neurologi, medici di famiglia, chiropratici, fisioterapisti, anche personal trainer, segnalano un aumento diffuso tra i loro clienti quando la temperatura scende o si avvicina una perturbazione.

Aviva Wolff, terapista dell'Hospital for Special Surgery di New York, racconta che "ci sono alcuni giorni in cui praticamente ogni paziente si lamenta dell'acutizzarsi del dolore". Inoltre, altra circostanza rilevata da Wolff, "più il cambiamento climatico è repentino, più l'effetto sulle condizioni dei pazienti è evidente", anche se il clima condiziona comunque in modo diverso gli individui.

Può sembrare un'esagerazione ma Weather Channel e AccuWeather, pubblicano sui loro siti web degli indici che consentono di calcolare le probabilità di dolore in base alla pressione barometrica, alla temperatura, all'umidità e il vento.

Come spiegato dal metereologo Michael Steinberg, il cambiamento previsto di queste condizioni tende a colpire le articolazioni prima che si verifichi la mutazione meteorologica. Ad esempio, 'l'indice dell'artrite' prevede il rischio dolore il giorno che precede una perturbazione o un repentino abbassamento delle temperature.

Molti malati affermano che le loro articolazioni sono più precise delle previsioni meteo. Il Wall Street Journal riferisce il racconto di Bill Balderaz, 38 anni, presidente di una società di digital-marketing presso Columbus nell'Ohio. L'uomo racconta di una giornata piena di sole di un anno fa che certo non faceva presagire un peggioramento delle condizioni climatiche.

"Provai il peggior dolore che abbia mai avuto, riuscivo a malapena a muovermi per l'artrite", racconta l'uomo. Ebbene, "a metà pomeriggio, un uragano terrestre con venti di 130 km orari arrivò inaspettatamente sull'Ohio e in altri tre stati. La tempesta colse tutti di sorpresa".

Non mancano inoltre i test sugli animali, anche questi sembrano confermare l'influenza del clima sul dolore.

Tornando agli umani, alcune ricerche dimostrano che il freddo sembra aumentare il rischio di ictus, attacchi di cuore e morte cardiaca improvvisa.

Secondo uno studio portato a termine su circa 16 mila pazienti in Belgio, presentato il mese scorso alla Società Europea di Cardiologia, il rischio di infarto aumenta del 7% per ogni calo di 10 gradi della temperatura.

Secondo un altro studio pubblicato sull'International Journal of Biometerology, i ricercatori inglesi che per anni hanno studiato i dati relativi ai defibrillatori impiantati, il rischio di aritmia ventricolare, un anormale ritmo cardiaco che può portare a morte improvvisa, cresce dell'1,2% per ogni grado in meno.

L'ipotesi formulata dagli studiosi è che l'aumento del rischio cardiaco a causa di freddo può essere dovuto ad una coagulazione del sangue e alla costrizione dei vasi sanguigni.

Ma anche l'aumento del tasso di umidità può causare il rigonfiamento delle giunture. "Infatti, tendini, legamenti, muscoli, ossa e altri tessuti hanno tutti diverse densità, in modo che possano espandersi o contrarsi in modi diversi in condizioni mutevoli", chiarisce Jamison.

Di fronte a queste considerazioni viene naturale pensare che la soluzione di tutti i mali sia quella di trasferirsi in un posto caldo. Ma sembra non essere così.

Infatti, le ricerche non confermano i benefici di un clima caldo rispetto ad uno freddo. Jamison spiega che vivere in un luogo caratterizzato da un clima asciutto può produrre solo un sollievo temporaneo.

"Se si vive lì a tempo pieno, il corpo sembra acclimatarsi e si diventa sensibili ai cambiamenti del tempo, anche minimi".

IN ARGOMENTO:

Mamme, puerperio e dolori articolari

17 ottobre 2013

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