Legge 194: Elisabetta Canitano, lettera aperta a Susanna Camusso sulle criticità della Regione Lazio

Il 14 giugno si svolgerà a Roma, presso l'ospedale San Camillo, un'iniziativa promossa da Cgil nazionale e Cgil di Roma e Lazio, che avrà come tema l'applicazione della legge 194. Lettera aperta di Elisabetta Canitano.

Gentile Segretaria,

nell'accogliere con soddisfazione la tua presenza al San Camillo per la difesa della Legge 194/78, vorremmo sottoporre alla tua attenzione alcune criticità della Regione Lazio, sulle quali speriamo vorrai farti portavoce presso la Regione stessa.

Su 24 punti nascita pubblici (i convenzionati, gli accreditati, i classificati, sono quasi tutti religiosi, e non applicano la Legge di default) ben sette non eseguono interruzioni volontarie né terapeutiche di gravidanza.

Questi punti nascita sono concentrati (Gaeta, Colleferro, Palestrina, Monterotondo, Genzano, Frosinone, Sora) nel sud del Lazio, costringendo le donne a lunghi viaggi, in assenza di qualunque percorso protetto, nell'incertezza di poter ottenere l'interruzione. Anche solo ottenere il certificato è problematico in questa zona.

Dei rimanenti 17 solo 9 effettuano l'interruzione di gravidanza con metodo farmacologico, e di alcuni di questi non si può dire che funzionino in quanto ne hanno eseguite per esempio 4 (Latina) o 8 (Policlinico Umberto I) o 11 (Anzio) nei primi quattro mesi dell'anno.

E' evidente che i diritti delle donne del Lazio non vengono rispettati, e che solo grazie all'abnegazione degli operatori si continua a garantire l'applicazione della Legge.

Ti ricordiamo inoltre che è in corso il concorso per la posizione di Direttore della Divisione di Ostetricia e Ginecologia del San Camillo, per la quale nel precedente concorso, poi annullato, era fortemente indicato come probabile vincitore un ginecologo confessionale, proveniente da un'università cattolica, perpetuando così l'occupazione delle Divisioni di Ostetricia pubbliche da parte della sanità cattolica, in corso da anni.

Da ultimo, ringraziandoti della tua attenzione, vorremmo dirti che nemmeno le donne che portano avanti la gravidanza stanno così bene in questa Regione.

Non ci sono Ambulatori di Ostetriche, se non sporadicamente, non ci sono percorsi nascita territorio-ospedale degni di questo nome, né percorsi protetti per la diagnostica prenatale, non ci sono ambulatori per la patologia efficienti a protezione delle gestanti a rischio, e l'unico provvedimento preso per limitare i tagli cesarei è stato la diminuzione dei rimborsi ai punti nascita, in caso di alti numeri di primi cesarei. Capisci benissimo che punire senza riorganizzare nel migliore dei casi è inutile, nel peggiore pericoloso.

Sperando di poterti incontrare, fiduciose nel tuo interesse per le tematiche delle donne.

Elisabetta Canitano

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11 giugno 2016

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